lunedì 21 ottobre 2019
venerdì 18 ottobre 2019
L'AMAZZONIA E OLTRE
L’AMAZZONIA
E OLTRE
GROGORIANA-ROMA-18
OTTOBRE 2019
Sintesi:
Paolo Cugini
Pe
Giacomo Costa: SINODO PER LE GENERAZIONI FUTURE
AL
sinodo ci sono pochi giovani.
Ci
sono vari livelli in cui entrare in questo Sinodo.
1. Ascoltare
il grido dei giovani era il punto di partenza del Sinodo dei giovani. La
preoccupazione dell’ascolto del grido dei giovani è emersa molto nel lavoro dei
gruppi. Nella zona amazzonica ci sono molti movimenti migratori e, tra questi,
quello dalla campagna alle grandi città.
2. Giovani
come risorsa. I popoli indigeni non posso essere considerati solo in modo
passivo. La Chiesa ha da imparare. Pastorale giovanile vocazionale deve dare
spazio ai giovani. La formazione dev’essere integrale per i giovani. Nei lavori
sinodali è emersa anche la dimensione lavorativa dei giovani. Altro punto
importante è la formazione dei seminaristi, che sembra non adatta per la
formazione dei giovani dei popoli indigeni. Occorre de -occidentalizzare questo
tipo di percorso. Accompagnare i giovani affinché siano protagonisti di un’ecologia
integrale. Molti giovani nel mondo si stanno schierando in difesa della Casa
Comune.
3. Invito
ad andare in profondità nel sinodo. SI è indicato di avere un tiro amazzonico,
un rito locale, con un suo diritto canonico.
4. Lo
stile di Chiesa. Il Sinodo sta cercando di far convergere i cammini della
Chiesa con l’ecologia integrale. Questa dev’essere anche il senso della
conversione, che si manifesta anche nello stile sinodale, fatto di ascolto,
attenzione all’altro. Ascolto delle popolazioni indigene richiede la capacità
di uscire da sé stessi.
Marcelo
Sanchez Sorondo. Amazzonia e giovani: proposte dalla e
per la comunità scientifica
Nel
pontificato di Francesco c’è il tema del clima, che è in continuità con la prospettiva
della dottrina sociale della Chiesa. Il Papa cerca di dialogare con la scienza.
Conseguenze sociali del riscaldamento climatico sono le migrazioni. La gente
emigra alla ricerca dell’acqua. Nella Chiesa latinoamericana ci sono molti casi
di martiri che hanno difeso la giustizia.
Alessandra
Smerilli: I giovani sono interessati di
ecologia?
Evangeli
Gaudium contiene un principio: il tempo è superiore allo spazio. Valorizzare i
processi è fondamentale. Mettere i giovani al centro del discorso è l’inizio di
un processo che sarà inarrestabile. Non si può stare con i giovani senza
accettare di cambiare. Progressiva scoperta della propria identità. Anche le
nuove generazioni hanno da narrare la bellezza del creato. I giovani stanno
facendo da apripista sulla cura della Casa Comune. Scegliere confezioni ecologiche e materiale
riciclabile. I giovani hanno un grande desiderio di cambiare il mondo, ma a
modo loro, senza urlare e con delle scelte precise. I giovani stanno
richiamando l’attenzione di tutto. Non abbiamo un pianeta B. è uno degli
slogans più proclamati.
mercoledì 16 ottobre 2019
Amazzonia Casa Comune Eventi di condivisione e di ascolto durante il Sinodo sull’Amazzonia
Paolo Cugini
Città del Vaticano. In vista del Sinodo
sull’Amazzonia, è cominciato un processo di articolazione che raccoglie alcune
istituzioni e organizzazioni della Chiesa con il proposito di creare uno spazio
per il dialogo e l’ascolto, che accompagna il Sinodo sull’Amazzonia in
svolgimento a Roma. Come ricorda Roberto Carrasco Rojas, OMI, uno dei
membri del comitato di coordinamento, “non si
tratta solamente di presentare varie attività, si tratta piuttosto di un
esercizio in comunicazione e dialogo interculturale, un’interazione con ciò che
è nuovo, diverso, ancora sconosciuto”.
Amazzonia Casa Comune – è questo il nome dell’iniziativa -, è un impegno a rendere presente la
vita dell’Amazzonia e chi vi abita. Nell’Amazzonia, maloca è il
posto in cui le comunità indigene si siedono per semplicemente essere,
ascoltare, celebrare e essere capaci di capire quello che succede nella vita
della comunità. I fratelli e le sorelle indigeni e altri
rappresentanti del territorio, assieme alla presenza ecclesiale in quel
territorio, sono gli attori e protagonisti di questo spazio.
Amazzonia Casa Comune è, dunque, uno spazio ecclesiale in cui vengono discussi temi che i
fratelli e le sorelle dell’Amazzonia considerano prioritari. Concretamente
questo spazio ha come punto di riferimento costante la Chiesa di Santa Maria in
Traspontina dov’è attivata una mostra fotografica permanente sulla realtà
amazzonica e dove avvengono le principali celebrazioni liturgiche durante il
Sinodo. Oltre a questo spazio, altri eventi stanno avvenendo presso l’Istituto
Consolata e presso il Centro Internazionale della Gioventù San Lorenzo.
Tra gli eventi in programma ne segnalo alcuni. Il primo è il percorso
organizzato all’Istituto Consolata dal titolo: I Volti dell’ad Gentes.
Tra i vari interventi, significativi sono stati quelli di padre Livio Girardi e
di suor Amelia Gomes. Padre Livio Girardi ha proposto una
riflessione sulla metodologia dei missionari nella terra Indigena Raposa Terra
do Sol, in cui si è passati dal progetto di sacramentalizzazione, tipico
dell’impostazione missionaria prima del Concilio Vaticano II, ad un maggiore sforzo
d’inculturazione. Come ha sostenuto padre Girardi: “nel 1974 i missionari
della Consolata decidono di dedicarsi totalmente ai popoli indigeni e spinsero
la Chiesa di Roraima (Brasile) a fare lo stesso”. Dal canto suo, suor
Amelia Gomes ha evidenziato il processo d’inculturazione messo in atto nel
cammino di evangelizzazione di alcune comunità della Guinea Bissau. “Il
nostro stile di missione– ha sottolineato suor Amelia - è basato sulla
semplicità, privilegiando la cura delle relazioni. Questi gesti ci hanno
permesso di conoscere la tradizione e la cultura del popolo. Partecipando della
loro vita, ci ha permesso di essere accolti. Per mezzo della vicinanza e del
dialogo abbiamo iniziato un percorso di evangelizzazione. Abbiamo osservato,
ascoltato senza fretta, progettando la missione con pazienza senza fretta”.
Il confronto che
sta avvenendo nello spazio di Amazzonia
Casa Comune sui diversi modelli di
missione attuati dai missionari nelle terre indigene, è di estrema importanza
perché può aiutare ad uscire da quei processi di colonizzazione missionaria
denunciati da Papa Francesco in questi giorni. In questa prospettiva, toccante
è stata la testimonianza condivisa da alcuni rappresentanti dei popoli indigeni
presenti in questi a giorni a Roma per accompagnare il Sinodo sull’Amazzonia,
sulla figura del laico spagnolo Vicente
Canãs, che ha attuato per molti anni nel territorio amazzonico in difesa dei
popoli indigeni. Il cacique (capo indigeno) José Luis, intervenuto nella tavola
rotonda organizzata all’Istituto Consolata venerdì 11 ottobre sul tema: Il
protagonismo dei popoli indigeni, ha
condiviso la sua testimonianza con le seguenti parole: “Ho accompagnato il
lavoro del CIMI in Rondonia e ho visto che sono persone che sono venute per
aiutarci. Vicente Canas ci ha aiutato molto. I missionari sono persone che si
donano per gli altri, si dimenticano di sé stessi, si consegnano
spiritualmente, si distaccano dai beni. Oggi il mondo ha bisogno di persone
così”. Mentre i Padri sinodali si confrontano sulle linee pastorali da
adottare per dei cammini di evangelizzazione sempre più inculturati da attuare
nei territori amazzonici, negli spazi di Amazzonia
Casa Comune il confronto sta
avvenendo su percorsi d’inculturazione già sperimentati e, il dato sicuramente
più interessante, è la testimonianza diretta di alcuni rappresentanti dei
popoli indigeni. Parole significative perché testimoniano la bontà del Vangelo
come proposta possibile di un modo diverso di entrare in relazione con popoli e
culture “altre” che, piuttosto della violenza e della soppressione, sceglie il
cammino dell’ascolto e della valorizzazione. Come ha sostenuto l’indigena
Ernestina, sempre nello spazio del dibattito sul protagonismo dei popoli indigeni:
“I missionari rispettano la cultura
indigena e non hanno mai impedito i nostri rituali, le nostre celebrazioni.” Ascoltare queste parole in un contesto politico in cui
le conquiste di tanti anni di lotta in Brasile sono messe a dura prova dalla
brutalità del neo presidente Bolsonaro, imprime forza e coraggio a coloro che
vivono in queste zone ricche di tensioni.
Molti
sono ancora gli eventi in programma ad Amazzonia Casa Comune. Chi fosse interessato può consultare il sito: amazonia-casa-comun.org
martedì 15 ottobre 2019
I VOLTI DELL’AD GENTES
ROMA 14 OTTOBRE 2019
Sintesi:
Paolo Cugini
Il
modello estrattivo non cambia, perché è parte del modello economico
neoliberale.
La situazione attuale dei popoli indigeni è difficile, perché
i territori sono contestati e minacciati. In 9 mesi i territori sono invasi
come da tempo non succedeva.
Stiamo
vivendo un contesto ecclesiale speciale, non solo per il Sinodo. È contesto che
dalla Laudato Sii è entrato in dialogo con i popoli indigeni.
Che
cosa fa la CNBB in questa situazione? Mantiene una posizione ferma sul tema dei
diritti umani.
Padre
Livio Girardi. I Volti della Missione
Metodologia
dei missionari nella terra Indigena Raposa Terra do Sol
I
popoli indigeni sono 8: yianomami sono i più noti. In Roraima ci sono 33 terre
indigene già marcate dai governi precedenti.
Che
tipo di presenza ha esercitato la Chiesa in questi luoghi? Prima del Vaticano
II il progetto è la sacramentalizzazione. In certi aspetti la Chiesa è stata
complice ed assente.
Dopo
il Vaticano II la novità è una lettura nuova della realtà. “Noi che il Dio dei
bianchi fosse buono”: così disse un capo indigena vedendo quello che stava
succedendo.
Nel
1974 i missionari della Consolata decidono di dedicarsi totalmente ai popoli
indigeni e spinsero la Chiesa di Roraima a fare lo stesso. Nel 1979 il vescovo
scrive una lettera in cui si chiede se i missionari possono evangelizzare gli
indios. La Chiesa deve fare l’opzione per i poveri. Quattro conseguenze di
questa lettera:
1. L’organizzazione
del movimento indigena
2. Preparazione
degli agenti pastorali
3. Progetti
di promozione umana
4. Progetto
“una vaca para o indio”
Conseguenze
di questa scelta è la forza dell’unità dei popoli indigeni. Per i missionari ha
portato una nuova metodologia. Non dialoga più con il padrone di terre, ma con
gli indios. Inoltre, la comunità diventa un luogo teologico.
Suor Amelia
Gomes: i popoli della Guinea Guissau
È uno Stato Africano. Gli abitanti parlano il portoghese,
oltre il criolo. Circa il 42% della popolazione è analfabeta. La prima missione
è avvenuta nel 1992 a Emapada. Abbiamo iniziato conoscendo e visitando le
famiglie, per conoscere la realtà del popolo. La proposta è stata la
possibilità di viere in un modo nuovo. Per mezzo della vicinanza e del dialogo abbiamo
iniziato un percorso di evangelizzazione. Abbiamo osservato, ascoltato senza
fretta, progettando la missione con pazienza senza fretta. Rischi di
dimenticare che la missione è opera di Dio.
Il
nostro stile di missione è basato sulla semplicità, privilegiando la cura delle
relazioni. Questi gesti ci hanno permesso di conoscere la tradizione e la cultura
del popolo. Partecipando della loro vita, ci ha permesso di essere accolti.
Noi
abbiamo capito che i popoli non devono lasciare le loro tradizioni per essere cristiani.
Abbiamo riflettuto, così, sull’idea d’inculturazione.
Nei
percorsi formativi che proponiamo – pittura, cucito, e altro – annunciamo la
Buona Novella. Risvegliamo, infatti, il valore della vita, della donna, del
valore della famiglia.
La
missione come presenza rispetta tutte le tradizioni e le culture.
Ci
siamo domandati: come annunciare il Vangelo ai non cristiani? Ci dev’essere un
processo di attenzione alle culture.
In
Guinea Bissau siamo sempre andati dove ci hanno chiamato, rimanendo attenti alle
loro esigenze. È stato interessante scoprire che Dio li aveva visitati prima di
noi. Nei luoghi in cui siamo andate senza essere chiamate, la missione non è
continuata.
Abbiamo
imparato a prendere in considerazione le persone e le culture in tutti i suoi aspetti.
venerdì 11 ottobre 2019
PROTAGONISMO DEI POPOLI INDIGENI
ROMA 11 OTTOBRE 2019
Sintesi: Paolo
Cugini
Vicente Canãs
Qual è la forma di essere
presente con i popoli indigeni?
I popoli indigeni che
cosa dicono oggi alla Chiesa?
Ernestina (Roraima)
Josè Luis Cassupà
Pe Aloisio
Ernestina:
La vita dei missionari in mezzo ai popoli indigeni è inculturata. I missionari
vestono la camicia nella lotta e sempre i difensori dei diritti della vita
soffrono minaccia. Pe Giorgio anche oggi è minacciato. La lotta è dura. I missionari
rispettano la cultura indigena. I missionari non hanno mai impedito i nostri
rituali, le nostre celebrazioni. Anche nelle messe noi partecipiamo con i
nostri modi culturali. Negli anni ’80 era proibito parlare il proprio idioma.
Sono stati i missionari ad aiutarci per parlare la nostra lingua. Un popolo
senza cultura non ha identità. I missionari hanno svolto un ruolo fondamentale
per salvare la cultura indigena. Per me il Sinodo vuole dire camminare insieme.
Camminare insieme per sconfiggere la violenza e ogni forma di aggressione.
Josè
Luis: il protagonismo dei popoli indigeni sono da sempre
protagonisti. Sono cresciuto con mio nonno ed è stato lui ad insegnarmi tutto
ciò che riguarda le piante e gli animali. Ho accompagnato il lavoro del CIMI in
Rondonia e ho visto che sono persone che sono venute per aiutarci. Vicente
Canas ci ha aiutato molto. I missionari son persone che si donano per gli
altri, si dimenticano di sé stessi, si consegnano spiritualmente, si distaccano
dai beni. Oggi il mondo ha bisogno di persone così.
Padre
Aloì: Come il Sinodo provoca la Chiesa. Non giudichiamo
nessuno. I missionari vanno con buone intenzioni per le terre indigeni.
L’ispirazione di padre Vincenti Canas è importante perché aveva un’idea molto
forte del rispetto dei popoli indigeni e delle loro culture. Vicente Canas è
stato calunniato dai suoi nemici, dalla polizia, dai politici. Alla fine degli
anni ’60 sorge il CIMI. Il Concilio Vaticano II è stato una luce per questo
cammino, perché si è parlato dell’inculturazione. Alla fine degli anni ’60 i
gesuiti si riuniscono per riflettere sul tema dell’inculturazione. È convivendo
con gli indios che nasce il CIMI. Si riflette anche sulle morti dei missionari
provocate da questi processi d’inculturazione. La storia non è cambiata. Di
fatto, è quello che avviene oggi con il presidente Bolsonaro. Quando la Chiesa
è unita riesce a contrastare la forza del potere politico. Le cose sono
confuse, si rimane senza sapere cosa fare. Per questo è necessario stare uniti.
Il potere entra per dividere, donando alcol, droga, ecc.
Pedro
(CIMI): ho imparato dai missionari a stare vicino alle persone dei poli
indigeni, ad ascoltarli, per imparare, assimilare la loro cultura.
Como
Deus se manifesta nell’Eucarestia dei popoli indigeni?
domenica 6 ottobre 2019
DARSI PACE - INCONTRO INIZIALE 2019
DARSI
PACE-LA VISA DEL RITORNO
ROMA
6 OTTOBRE 2019
Marco Guzzi
Sintesi:
Paolo Cugini
Pensare
ad eventi di massa in cui non è necessario gridare.
Darsi
pace significa possiamo godere.
Movimento
di liberazione interiore per la trasformazione del mondo.
Uso
della telematica di tipo spirituale e di tipo politico. Movimento
rivoluzionario inedito: gioia, libertà e tecnica. Il rivoluzionario de XXI
secolo non-violento è felice, saprà smascherare l’inganno e per farlo occorre
essere bravi.
Oggi
festeggiamo vent’annidi Darsi Pace, che iniziò nel mese di ottobre del 1999.
Il
percorso che proponiamo dura sette anni e dopo si può iniziare a ragionare dei
temi importanti.
Ci
sono dei responsabili regionali e gruppi di creatività culturale (scienza,
religione, rapporto fra psicoterapia e spiritualità). C’è anche il movimento
giovanile.
Darsi
Pace nasce da un’intuizione che continua ad essere centrale: ci troviamo in un
momento decisivo della storia, per tanti aspetti ultimativo.
Karl
Jung nel 1955: nessuna persona capace di usare il cervello
vorrà sostenere che lo stato presente sia un punto di arrivo durevole. Tutti
sono convinti che il ritmo della trasformazione è incredibile e non è proprio
possibile come una sintesi superiore potrebbe realizzarsi attraverso una forma
presente. Occorre qualcosa di diverso. Ci vuole un cambiamento radicale delle
istituzioni.
J
Liftig: potremmo essere vicini alla fine di questa
fase della storia e all’inizio di una fase nuova. Tutto il ciclo storico
potrebbe essersi esaurito. Sono studi sulla felicità che dicono questo. L’attuale
struttura sociale non ci rende felici.
Siamo
in un punto cruciale della storia. Ognuno di noi sta vivendo
una crisi radicale d’identità e di senso. Questo sembra non interessare
nessuno. Si parla di crisi solo con la metafora economica ed ecologica. C’è
qualcosa di più radicale che sta cambiando. Che cosa stiamo facendo qui? Che
cosa ci stiamo a fare sul pianeta terra?
Piedi
per terra e testa nel cielo. La crisi è fame di senso e di parole. Noi siamo
qui per darsi pace. Lo spirito che guida questo movimento è uno spirito
positivo. La buona notizia è che questa grande crisi è però una grandiosa crisi
di crescita. Studiando la crisi a fondo si capisce che è una crisi di crescita.
Ci stiamo liberando da forme vecchie, per questo non c’è nulla da rimpiangere. [Gioacchino
Belli].
René
Girard conferma questa tesi. Capiremo con il corpo questa
possibilità di crescita. Lo capiremo quando ci alziamo alla mattina. Parliamo
di conoscenza iniziatica. Tutto il cristianesimo è iniziatico. Capire
trasformandoci. La conoscenza iniziatica si differenzia dalla conoscenza
scientifica perché ti dice: tu vuoi conoscere questo mistero bisogna cambiare
la mente. Occorre accettare il cambiamento di sé stessi e scoprire le
profondità, cambiare punto di vista.
Forma
dei nostri incontri con quattro principi ispiratori:
1. Ci
prendiamo cura delle persone subito e ci diamo pace subito. Teniamo
conto delle persone che abbiamo vicino. Darsi pace è il metodo, ora. Dobbiamo
ammorbidire per capire il senso iniziatico. Il rinvio è la forma mentis del
piccolo io. Il rinvio è il trucco dell’ego.
2. Noi
non tergiversiamo, non parliamo d’altro. Rischio della noia
delle chiacchere culturali, religiose, ecc. Non si parla di ciò che è
essenziale che c’inquieta. Stando sul pezzo possiamo raccontare il senso delle
cose. Occorre stare sul punto e non muoversi mai. Cercate il regno di Dio e la
sua giustizia e il resto sarà dato in sovrappiù.
3. Noi
accogliamo la sofferenza così com’è. Non abbiamo
presupposti, non ci sono precondizioni. C’interessa accogliere l’umano in
crisi. Siamo convinti che la crisi è di crescita. La crisi che stiamo vivendo
non è un errore, ma una cosa sensata e positiva. Tutto il resto è falso. A
volte siamo costretti a non essere noi stessi. Tutte le strutture hanno bisogno
di essere modificati.
4. Nei
nostri laboratori nessuno è solo uno spettatore,
ma tutti praticanti. Giochiamo tutti, tutti elaborano il loro pensiero. Siamo
abituati sin da bambini ad essere spettatori. Rischio d’indebolire la capacità
d’immaginazione. Occorre uscire dalla passività dello spettatore per essere
attori e praticanti.
Contenuto:
Cerchiamo d’integrare tre strutture conoscitive che normalmente sono separate
tra di loro e abbiamo fame di:
a. Livello
culturale. Parole sensate, cultura. Il livello del
praticare è lo studio come pratica spirituale. Dagli anni ’60 in poi c’è un
declino della cultura. Abbiamo bisogno di chiavi interpretative adeguate.
Studio come luogo della libertà.
b. Livello
esistenziale. Abbiamo fame di una liberazione profonda.
Abbiamo pratiche autoconoscitive per sciogliere le difese e i blocchi
accumulati nella vita.
c. Livello
spirituale. Pratiche spirituali serie.
Occorre dedicare tempo alle pratiche spirituali. L’umiltà è la meta. L’umiltà
non è la mediocrità. La piccolezza evangelica è un’altra cosa. I piccoli sono i
discepoli che tornano bambini, morire e rinascere nello spirito.
Cerchiamo
parole vere, nuove. L’arte consiste nell’integrare i tre livelli.
Strumenti
che utilizziamo:
·
Siti riservati
·
Manuali
·
Gruppi territoriali/regionali
·
Gruppi di creatività culturale
·
Percorsi in internet (YouTube, Facebook, ecc.)
sabato 28 settembre 2019
NELL'ANIMA DELLA CINA
FESTIVAL
FRANCESCANO
BOLOGNA
2019
Sintesi: Paolo Cugini
Prodi: La Cina è sempre stata all’avanguardia.
La Cina è una forza comune per recuperare un ruolo del mondo. C’è un grande
progresso che ha unificato il Paese. Quando c’è una potenza che decade e una
che cresce spesso c’è una guerra di mezzo. Il compito dell’Europa sarebbe
quello di mediare tra le due potenze. L’Italia è il paese europeo in cui ci
sono più cinesi.
Spadaro: in generale Matteo Ricci per i
gesuiti è un modello. I gesuiti hanno nel cuore la Cina, perché la Cina
rappresenta l’altro da noi, la sua cultura è fortemente diversa dalla cultura
Occidentale. Papa Francesco è colpito da Matteo Ricci perché lui aveva
disegnato il mappamondo per il popolo cinese. Il mappamondo ti fa conoscere il
mondo. La Cina si è sempre letta come una specie di proiezione del cielo sulla
terra. Matteo ricci facendosi cinese è riuscito a creare un ponte tra la Cina e
il mondo, e mostrando come nel mondo c’erano grandi culture. È la logica della
tavolozza di colori. La chiave dei rapporti dei popoli per Matteo Ricci è l’amicizia.
Il rapporto tra Cina ed Europa è lontanissimo. La via della seta è stata attiva
dal primo e il XIV secolo. L’economia si lega moltissimo con la spiritualità.
All’interno della via della seta, si sono incontrati cristiani, mussulmani, buddisti,
confuciani, zoroastrismi, ecc. C’erano monaci che attraversavano la via della
seta.
Prodi: Pechino è l’opposto di Palermo. La
Cina ha la consapevolezza della propria crescita economica e della tendenza
positiva. La tensione tra Cina e USA non è più commerciale, ma tecnologica. La
Cina sta sopravanzando gli USA sullo sviluppo tecnologico. La Cina ha il 20%
della popolazione del mondo e il 6% delle terre coltivabili. La Cina è spinta a
fare una politica estera per cercare cibo, materie prime di cui ha bisogno.
Ecco perché è così presente in Africa e in America Latina. L’Europa dovrebbe lavorare
assieme alla Cina per l’Africa. Spadaro ha parlato di Matteo Ricci. Ebbene lui
prima ha dovuto dimostrare competenze. Il problema della selezione è il più
grande strumento che ci sia in Cina. Il livello intellettuale è elevatissimo.
In questa storia dell’arricchimento ci sono stati anche problemi di corruzione.
Ecco perché il nuovo presidente ha fatto una campagna contro la corruzione. La
storia cambia sempre. Fra 30 anni il paese più popoloso sarà l’India.
Spadaro: Dobbiamo considerare che quello che
stiamo vivendo nel dialogo tra Vaticano e Cina è qualcosa di nuovo. Matteo
Ricci è stato accolto in Cina non perché prete, ma perché uomo dotto e colto.
Adesso il dialogo avviene su un livello religioso. Il Governo cinese si rende
conto che la crescita economica richiede un’armonia interna. La Chiesa
cattolica è un’entità strutturata con cui si può dialogare, più che con le sette.
C’è un bisogno di armonia sociale che spinge il Governo a cercare il dialogo.
Lo sviluppo economico produce domande di senso. Ci sono delle sette che
crescono nel paese, crescono molto di più della Chiesa cattolica che è stata
divisa sino ad ora. Dopo il dialogo tutti i vescovi che lavorano in Cina sono
in comunione con il Papa. Ratzinger si chiedeva se esisteva un cristianesimo
cinese. Lo stesso si chiese il presidente della Cina. L’unico momento della
storia in cui il cristianesimo ha dovuto confrontarsi con una sfida così grande
è stato nel periodo dell’inculturazione con il pensiero greco-ellenico. Ripensare
il cristianesimo con le filosofie confuciane, taoiste, ecc. Occorre ripensare l’inculturazione
del cristianesimo. Sono stati ordinati dopo l’accordo provvisorio, due vescovi
cinesi. Per la prima volta in Cina vengono ordinati due vescovi che sono stati
scelti in perfetto accordo tra il Governo cinese e la Santa Sede. Il Papa è
stato riconosciuto come fondamentale per la selezione e ordinazione di vescovi
in Cina. È la prima volta in Cina. Nel corso della celebrazione il Papa è stato
nominato. Questa è una rivoluzione rispetto al passato. Tutto quello che
riguarda gli affari dipendono dalla Cina, ma dal punto di vista religioso in
Cina oggi si vive in comunione con il Papa.
Dell’umana fratellanza e altri dubbi
FESTIVAL
FRANCESCANO
BOLOGNA
2019
Adnane Mokrani e Brunetto
Salvarani
modera Giuseppe Caffulli
Due
teologi, uno cristiano (Brunetto Salvarani) e uno musulmano (Adnane Mokrani),
si confronteranno sul rapporto tra le religioni, dal Concilio Vaticano II al
“Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”.
Sintesi:
Paolo Cugini
Il
documento sulla fratellanza spinge sulla cultura della pace e della tolleranza.
Francesco dice che la pace non è solo il contrario della guerra.
Adnane: “Le
religioni non incitano alla guerra e non invitano alla violenza”. Questa conferma
così chiara, ha suscitato dubbi. Nella storia in tanti casi, le religioni sono
state usate come strumenti di guerra. La religione dovrebbe essere strumento di
pace e realizzazione. Nella storia la religione è stata usata per servire il
potere.
Salvarani:
Tre considerazioni. La prima è sul tema della fratellanza. Giacobbe ed Esaù,
due fratelli che litigano. Peer dirsi fratelli occorre fare un percorso
insieme. La storia di Genesi è utile perché dopo molti momenti di conflitti,
alla fine, quando s’immagina che Esaù è esasperato, alla fine c’è un abbraccio.
La fratellanza ha dei prezzi da pagare. Due sorelle: Lia e Rachele, mogli di
Giacobbe. L’esito della fratellanza non è scontato. Quell’abbraccio finale non
viene fatto. Qui c’è una fratellanza solo sulla carta. Occorre passare dalla
carta alla carne, pagando dei prezzi. La seconda considerazione: è un documento
laico. Si parla poco di teologia. Il tema è di far emergere la dimensione sociale
del dialogo. Ultima considerazione: faccio fatica ad usare il termine
tolleranza, perché la fratellanza prevede un medesimo livello, e quindi si
tratta di educarci alla gestione dei conflitti. Dobbiamo recuperare una
responsabilità corale e globale.
Giuseppe:
tema della povertà e giustizia. Uno dei problemi del mondo è legato agli
squilibri economici. Come si declina il tema della giustizia?
Adnane:
nel
documento si parla di un unico destino dell’umanità. “Abbiamo condiviso gioie e
tristezze nel mondo contemporaneo”. C’è un’emergenza che necessita solidarietà,
unità, resistenza. Viviamo un’epoca di globalizzazione anche dei problemi che
non permettono visioni monistiche. La religione dovrebbe essere la coscienza critica
dell’umanità, strumento di liberazione. Il documento parla di valori
condivisibili. Credere in Dio significa credere nella gente che soffre: la
solidarietà è il frutto diretto nella fede in Dio. C’è un cerchio tra Dio,
popoli, umanità e valori fondamentali.
Salvarani:
religioni come coscienza critica. La gente che soffre: in un ambito francescano
fa venire in mente il testamento di Francesco. Qui racconta che si è convertito
baciando il lebbroso. Questo è fondamentale, perché è un messaggio importante. È
in quel lebbroso che si trova l’immagine più realistica di Dio. Oggi ci sono
due tesi: da una parte c’è chi identifica le religioni come responsabili del
fanatismo. Dall’altra c’è chi dice che le religioni non c’entrano. Sono
entrambi risposte sbagliate. Non possiamo dimenticare le nostre responsabilità
nei colonialismi vecchie e nuovi. Quello che non possiamo sopportare è il
sistema di iniquità economica che produce disuguaglianze esplosive. Dove sono
le religioni in una stagione storica così delicata? Dovrebbero essere li dove
si dice che occorre recuperare la dignità umana per tutti.
Giuseppe:
Il documento di Abudabi cerca di mantenere una riflessione condivisa tra cattolici
e mussulmani. Esistono, però dei codici diversi d’interpretazione. Come si
dialoga a partire dalle differenze?
Adnane:
ci sono differenze non solo tra Occidente e Oriente, ma anche dentro l’Islam e
anche dentro il cristianesimo. La vera differenza è quella tra oppressori e
oppressi, tra dittatori e quelli che subiscono la dittatura. Nel mondo arabo c’è
sete di libertà e democrazia. La dittatura nel mondo arabo non è separata dal
tema del denaro. I potenti coprono le situazioni di disuguaglianza. C’è una
solidarietà del male. Dobbiamo rispondere con la solidarietà del bene. Nel
documento si capiscono i valori postivi condivisi. La libertà come dono e il
pluralismo come fatto positivo: questa è una novità teologica. Dio ci vuole
diversi. L’interpretazione dei testi sacri ci aiuta molto, perché ci aiuta a
capire che Dio può parlare in diverse lingue e culture e ogni credente può
imparare da tutti.
Salvarani:
Un
passaggio di questo testo del documento di Abudabi apre ad una posizione
teologica che non c’era stato in un nessun documento cattolico. “Il
pluralismo di fedi, culture, di sesso, è sapiente volontà divina”. Sparisce
il paradigma inclusivista e esclusivista: Dio ha creato il plurale. Sono una
sapiente volontà divina. In Europa si ha l’impressione che quella che oggi non
ci aiuti è la crisi della politica. Oggi la politica dovrebbe rendersi conto
che il fatto che le religioni vogliono essere presenti sullo spazio pubblico è
una benedizione. Siamo in una stagione fatta di paure e strumentalizzazioni. Dobbiamo
ricostruire un tessuto di comunità. È possibile camminare insieme.
Giuseppe:
viviamo il problema delle differenze interne nelle nostre culture. A partire da
quello che siamo, come impostare un dialogo autentico? Quale Islam oggi e come
superare le differenze?
Adnane:
da
mussulmano posso parlare, analizzare la crisi del mondo islamico, ma sono anche
interessato gli sviluppi dentro il cristianesimo e in particolare la missione
di Papa Francesco. Occorre trovare nuovi linguaggi, nuovi cammini. Francesco
sta in mezzo ad una tempesta, senza cambiare via, senza lasciarsi travolgere
dalle tempeste negative. Sunniti e sciti hanno il compito per dire che non c’è
nessuna giustificazione per la guerra e la violenza.
Salvarani:
attenzione
nei confronti di quanto sta succedendo oggi nel cristianesimo. Oggi tutte le
religioni stanno vivendo una lotta durissima al proprio interno. C’è una spinta
verso l’idea che la tradizione sia il tradizionalismo, mentre la Tradizione
significa coltivare le cose che vengono dal passato con la novità della
contemporaneità. La Chiesa si fa colloquio. Novembre 2015 a Firenze, Francesco
diceva che noi siamo in un’epoca del cambiamento. Noi siamo gli ultimi
cristiani di un certo modo di essere cristiani. Non sono più sufficienti i rosari,
le devozioni, per essere credibili. Oggi il mondo non ha bisogno di parole, ma di
uno stile. Il problema è come vive il cristiano. Le difficoltà, le perplessità
sono pane quotidiano di un cammino di fede. Oggi non si può più identificare il
cristianesimo con l’Occidente. Se c’è una forza nel Vangelo è quella di rompere
le appartenenze culturali. Il Vangelo va oltre. Balducci parlava di uomo
planetario.
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