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venerdì 1 luglio 2022

FINO A QUANDO? Solidarietà a don Marco Campedelli

 


Paolo Cugini (OIVD)

 

Mi unisco al coro d’indignazione per il licenziamento dall’insegnamento di religione di don Marco Campedelli, confratello e membro dell’OIVD, da parte del vescovo di Verona Mons. Giuseppe Zenti. Il gesto autoritario di Mons. Zenti ha provocato non solo indignazione, ma molte riflessioni su diversi temi che riguardano la chiesa, tra i quali il modo di gestire l’ora di religione nel nostro Paese. Come confratello mi colpisce la violenza del gesto e la possibilità di essere compiuto. Come può, infatti, il pastore di una diocesi, che dovrebbe incarnare il carisma del successore degli apostoli, chiamato a pascere il gregge, sentirsi autorizzato a punire un servitore della comunità per il semplice fatto che la pensa in modo diverso su un tema di politica? È vero che, grazie a Dio, non tutti i vescovi sono uguali, ma il problema è un altro, vale a dire, la struttura della chiesa che permette queste modalità autoritarie di gestione del potere. La presa di posizione di Mons Zenti, oltre a creare disagio e malessere nella chiesa e fuori da essa – lo testimoniano le tante prese di posizione avvenute in queste ore a favore di don Marco – rivelano un problema che è alla radice della struttura della chiesa: l’indole violenta e autoritaria, che tende ad imporre la propria posizione. Casi come questi, infatti, purtroppo non sono isolati. La possibilità che un vescovo ha di punire un prete, che esprime pubblicamente un parere diverso dal proprio pastore, è considerata come un gesto dovuto, conseguenza di quel giuramento fatto nel giorno dell’ordinazione sacerdotale di obbedienza al vescovo ordinante e ai suoi successori. Ciò significa che dal punto di vista formale Mons. Zenti ha agito conforme al diritto canonico. È a questo livello, che a mio avviso, va posta la questione. Com’è possibile, infatti, che l’istituzione che dice d’ispirarsi al Vangelo di Gesù, la cui proposta è nel segno dell’amore gratuito, disinteressato e non violento, sia arrivata a questo punto? Fino a quando le comunità cristiane dovranno sottostare alla violenza gratuita e scandalosa dei loro pastori? Il caso di don Marco Campedelli provoca la riflessione sullo stile autoritario e intollerante della chiesa, molto lontano dall’insegnamento del Maestro. Abbiamo bisogno di pastori che sappiano camminare con le persone, aiutandole a discernere i valori evangelici da mettere in atto nelle decisioni della vita e non di violenti capi intolleranti che impongono la loro personalissima opinione, incapaci di accogliere un’opinione diversa. Questi fatti mostrano il cammino che le comunità cristiane sono chiamate a compiere: creare spazi di libertà da ogni forma di violenza e oppressione.

Grazie don Marco per il tuo esempio e il tuo coraggio di uomo libero.