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martedì 7 settembre 2021

A che punto siamo con gli abusi di potere, di coscienza e abusi sessuali dentro le chiese?


 

A che punto siamo con gli abusi di potere, di coscienza e abusi sessuali dentro le chiese? Continua la nostra ricerca perché nelle chiese e nelle comunità religiose le voci di donne escano dal silenzio. Il nostro obiettivo è di proseguire la campagna contro gli abusi clericali sulle religiose espressione più significativa della condizione di subordinazione delle donne nella Chiesa. Per questo abbiamo voluto dare voce alle autrici di due testi differenti che aiutano a comprendere meglio questa complessa realtà: da una parte un racconto di vita religiosa segnata drammaticamente dall’abuso sessuale e dall’altra il percorso di progressiva presa di coscienza della condizione delle donne attraverso la vita religiosa ma anche la maternità e l’esperienza nel movimento femminista. Insomma diamo voce a due donne non solo vittime ma soprattutto esempio di azione di cambiamento.

 

Doris Reisinger Wagner è teologa ,filosofa e ricercatrice in questo momento è una delle massime esperte mondiali sugli abusi clericali e la sua testimonianza rappresenta una delle più forti sfide alla gerarchia ecclesiale perché va a toccare il fulcro del potere vaticano.

Paola Lazzarini è sociologa della religione, giornalista e fondatrice dell’associazione ”Donne per la Chiesa” di cui è presidente impegnata come voce critica e libera per promuovere un movimento “dal basso” di donne cattoliche.

Condurrà l’incontro Ludovica Eugenio direttora di Adista che da tempo affronta le tematiche più controverse della condizione delle donne nella Chiesa con serietà e coraggio.

Vi invitiamo a partecipare giovedì 16 settembre h 18. Troverete il link nella locandina.

mercoledì 25 febbraio 2015

IL POTERE E IL SACRO


LA VOCE DEGLI OPPRESSI DEL NORDEST BAIANO (BRASILE)
Paolo Cugini

Sembra strano, ma non lo è. Sembra strano pensare che il sacro, lo spazio sacro, i riti religiosi possano essere l’ambiente privilegiato, o perlomeno uno dei preferiti per esercitare il potere politico, ma tanto strano non è. In America latina Il Vangelo è stato imposto con la spada. I neri strappati dalle loro capanne in Africa dovevano convertirsi durante il tragitto in nave verso la nuova Terra. E così, quando entravano a Salvador di Bahia, erano già tutti cristiani. Gilberto Freyre, considerato uno dei maggiori antropologi del Brasile, nel suo famoso libro: Casagrande e Senzala, racconta come i neri dell’Angola dopo essere stati barbaramente strappati dalle loro case, dalle loro culture, continuavano a subire violenze nelle case dei signori portoghesi, chiaramente cattolici. Nella casa Grande c’era sempre la cappella dove il prete celebrava saltuariamente la messa, alla quale assistevano i signori, con la famiglia e gli schiavi. E così lentamente, si è formato una sorta di connubio tra potere e religione che ha segnato profondamente il popolo brasiliano e che ancora oggi è possibile cogliere in alcune regioni. Nella prima parrocchia che mi è stata affidata in Brasile, vale a dire Miguel Calmon - una città di trenta mila abitanti divisa in circa settanta comunità ecclesiali di base (CEBs) - ho scoperto, dopo circa un anno d’intenso lavoro pastorale, che negli organismi pastorali principali i coordinatori appartenevano alla massoneria locale. Il sindaco di questa città mi disse un giorno che, per riuscire ad attrarre le simpatie dei cattolici, prima delle elezioni del 1996, gli era stato proposto dal suo gruppo politico – quasi totalmente legato alla massoneria – di diventare il presidente della festa della Patrona: l’Immacola Concezione. Le feste patronali nelle piccole città della campagna arida e secca della Bahia attraggono migliaia di persone. Il candidato a sindaco mi confidò che lui stesso rimase perplesso della proposta, anche perché raramente entrava in chiesa. Chiaramente vinse poi le elezioni a furor di popolo.

 Il Nordest Brasiliano é caratterizzato da una diffusa povertà dovuta sia dal clima semi-arido, una scarsa piovosità che rende difficile il raccolto, sia e, soprattutto, per la classe politica estremamente corrotta che non permette uno sviluppo sociale costante nel tempo, a causa dei forti interessi personali di coloro che si succedono al potere. Non è un caso se il 70% per cento dei sindaci eletti nel Nordest nel 2012 sono medici, sfruttando al massimo il rapporto con i clienti, per la grande maggioranza poveri. In molti casi, poi, l’ospedale principale della città è del medico sindaco, che attende con grande cura i suoi elettori e con molta meno cura chi ha votato contro. Medici che sono spesso e volentieri grandi latifondisti e che entrano in politica per mantenere tutti i privilegi possibili e ostacolare le leggi contro il disboscamento e altre leggi di protezione dell’ambiente. Nelle città dell’interno della Bahia l’unica o quasi fonte di rendita è il Municipio. È, infatti, nelle casse municipali che entrano i soldi di tutti i settori della società, come salute, educazione, infrastruttura e altro. Ciò significa che il sindaco delle città brasiliane detiene un potere enorme e il gruppo che gestisce il potere politico ha accesso ad un bel gruzzolo di soldi. Per questo motivo le elezioni Municipali, che avvengono ogni quattro anni, sono molto disputate. In gioco c’è la sopravvivenza di molti e la ricchezza di pochi. Il gruppo che va al potere garantisce a coloro che l’appoggiano, un lavoro per lo meno per un membro della famiglia. Oltre a ciò, i più scalmanati e fanatici del gruppo sono coloro che, una volta al potere, occuperanno i posti chiave nei settori più importanti dell’amministrazione: educazione, assistenza sociale, infrastrutture, salute, ecc. Questo semplice dato è uno degli indicatori che spiega l’arretratezza culturale ed economica di questa regione. Se, infatti, i posti chiave dell’amministrazione pubblica sono aggiudicati non su base di concorsi, che valutano specifiche competenze, ma sul maggiore o minore servilismo, allora  la possibilità di progettare qualcosa di positivo e a lunga scadenza muore sul nascere. È facile intuire che i politici corrotti vengono sistematicamente eletti dalle fascie povere della società. I poveri non si aspettano nulla dal potere politico: sono abituati a subire e a prendere quello che viene, naturalmente ringraziando per il poco ricevuto.

Come fare a scardinare queste logiche di corruzione? Soprattutto, però: come aiutare i poveri a prendere coscienza della loro miseria culturale e morale, per apprendere a ribellarsi contro ogni forma di umiliazione e sopraffazione? Sono queste le domande che ci hanno guidato per molto tempo alla ricerca di risposte plausibili. Nei gruppi di lettura popolare della Bibbia, svolta sia con i giovani che con gli adulti, abbiamo capito che in un simile contesto non è possibile annunciare il Vangelo senza fare qualcosa per aiutare i poveri a liberarsi dalla schiavitù dei politici corrotti. Siamo così entrati in contatto con il Movimento Fede e Politica, sorto negli anni ’80 in Brasile e molto diffuso in America Latina. La lettura dei testi dei fondatori del Movimento, tra questi Leonardo Boff e Frei Betto, ci ha aiutato a capire l’importanza dell’organizzazione, di uscire dal facile spontaneismo. I corsi di formazione politica sono stati il primo importante risultato di questo lavoro di coscientizzazione. L’obiettivo di questi corsi non era solamente quello di aiutare le persone a riflettere sul significato della politica, ma anche conoscere le leggi del Brasile in materia di corruzione ed organizzarsi per farle rispettare. Modificare costumi radicati da decenni non è facile, soprattutto in regioni come quelle del Nordest brasiliano caratterizzate dall'assenza di vigilanza, di autorità giudiziaria che possa accompagnare dal punto di vista giuridico l’andamento corretto di un’ elezione Municipale con il rispetto delle leggi. Sono questi i motivi che ci hanno condotti a impostare l’ultima parte del corso di formazione alla politica alla costituzione dei comitati cittadini 9840 (è il nome della legge contro la corruzione politica), per controllare l’acquisto dei voti e l’uso della macchina amministrativa. Per poter rafforzare i comitati con persone non compromesse con partiti politici e rendere così, piú trasparente il lavoro, abbiamo presentato la nostra proposta ai giovani nelle scuole.

Riportare il dibattito politico a livello della gente, soprattutto delle persone che stanno soffrendo economicamente di più in questo periodo di crisi, è ciò che abbiamo appreso da queste esperienze in terra brasiliana. I poveri, anche qui in Italia, hanno bisogno di sentire la Chiesa vicino a loro, che cammina al loro fianco. Uscire dai comodi cammini assistenzialisti per incamminarsi sul percorso del buon Samaritano, richiede volontà di conoscere le leggi, di formarsi, do formare e, spesso e volentieri, di lottare contro coloro che non intendono mollare i loro privilegi. 

martedì 16 dicembre 2014

CRISTIANESIMO E POLITICA





PERCHÉ SIAMO MESSI COSI’?
DISCENDENDO DAL SACRO ROMANO IMPERO

 Paolo Cugini

Ce lo dimentichiamo troppo spesso, o forse non ci pensiamo più. Eppure ci sono stati quindici (o forse di più) lunghissimi e pesantissimi secoli di Sacro Romano Impero. Centinaia di anni che hanno formato, plasmato, modellato le nostre anime, i nostri atomi, i nostri neuroni. Centinaia, che poi sono diventati migliaia di anni durante i quali il Sacro Romano Impero ha sformato, sgangherato, ingannato, spudoratamente svilito le nostre già fragili anime, i nostri debolissimi neuroni, le nostre piccolissime molecole. E, così lentamente, ma inesorabilmente, siamo diventati l’Occidente e, come se non bastasse, come se la dose non fosse sufficiente, come se la pesantezza non raggiungesse già dei livelli insopportabili  abbiamo aggiunto: Cristiano. Come se non bastasse la pesantezza dell’Occidente, l’arroganza dell’Occidente Europeo sformato, sfiancato, deturpato da secoli, da centinaia, quasi migliaia di anni di Sacro Romano Impero, ci abbiamo aggiunto quello che all’inizio era nato come una debolezza, il cristianesimo, ma che poi a contatto con l’Impero e con il Romano, si è anch’esso trasformato in una forza, in una pesantezza. Quello che era nato debole, nel silenzio del deserto, nella culla di una mangiatoia, con il tempo, con i secoli del Sacro Romano Impero, è diventato anch’esso stranamente una forza, una potenza, per l’appunto sua maestà il Cristianesimo. E allora hanno dovuto lentamente ma inesorabilmente,  rivestire il Cristianesimo degli abiti lussuosi di coloro che stanno nei palazzi, anche se Lui non era nato nei palazzi e che poi, una volta nato, ci aveva detto di non cercarlo li. E noi Cristiani Occidentali, non solo lo abbiamo cercato nei palazzi dei re, dove Lui non era nato, ma ce l’abbiamo installato, ingessato, come mummificato. E per generazioni e generazioni, per secoli e secoli, per centinaia e migliaia di anni non abbiamo fatto altro, carissimo amico, che costruire palazzi cristiani, regge cristiane, castelli del Sacro Romano Impero, Cattedrali piene di pizzi, di ori, di cose finissime e lussuosissime pensando che fosse una cosa bella, una cosa giusta, quando invece non c’entrava niente. Anzi. Sempre più generazioni alzandosi alla mattina hanno cominciato a credere, a pensare che era proprio così, e cioè che il Cristiano era Romano, che il Sacro era la stessa cosa dell’Impero. Tanti castelli, palazzi reali, cattedrali, tanti pizzi, ori, orpelli ci hanno fatto credere, ci hanno messo in mente che l’Impero era la stessa cosa del Sacro e che l’Occidente era nella stessa prospettiva, passava per la stessa direzione del Cristiano. Quello che la gente vedeva mentre passava l’imperatore del Sacro Romano Impero, hanno cominciato a vederlo nelle Cattedrali dell’Occidente Cristiano. Processioni di turiboli dorati, di pizzi raffinati, di vesti lussuose hanno lentamente, ma allo stesso tempo inesorabilmente confuso l’Imperatore del Sacro Romano Impero con il Massimo sacerdote dell’Occidente Cristiano. Sembravano la stessa persona, la stessa cosa; sembravano che provenissero dalla stessa stirpe, che stessero dalla stessa parte, cha appartenessero allo stesso ceto sociale e che dicessero le stesse cose, che sostenessero le stesse idee, gli stessi principi. Sì, caro mio, decine di generazione, centinaia e migliaia di anni hanno fatto si che l’Impero divenisse Sacro e che il Sacro si trasformasse in Impero con quel pizzico di Romano che non guasta mai, anche se, lo sappiamo tutti, guasta eccome.    E così lentamente, ma sempre di più inesorabilmente quello che non gli apparteneva, quello che non centrava nulla, assolutamente nulla con Lui, gli si è attaccato addosso come un vestito, come una seconda pelle, anche se si vedeva lontano che il vestito, questa seconda bruttissima pelle non c’entrava nulla. Secoli di rivestimento ne hanno segnato non solo il destino, ma anche il contenuto. E allora, adesso di questo strano contenuto non ci si capisce più nulla. Lo si cerca di tenere in piedi con dei sotterfugi, con delle stregonerie, ma non c’è niente da fare: non funzione. Lo si cerca a tutti i costi di rimetterlo a nuovo, di rimetterlo come all’epoca del Sacro Romano Impero, ma non c’è più niente da fare: non recupera. E’ diventato insignificante. Forse da questa insignificanza si potrà ripartire, si potrà recuperare qualcosa anche perché noi, con il tempo, dopo averne viste di cotte e di crude, siamo decisamente diventati di bocca buona.
 Perché all’inizio il Cristianesimo non era così. All’inizio il Cristianesimo è nato in una mangiatoia, lontano dalle luci della grande città. All’inizio il mistero è stato visitato da pochi pastori: capite quello che vi scrivo? E cioè, per capirci meglio, tutto il mistero di Dio che si è manifestato in un bambino – un’altra grande piccolezza insignificante! - è stato visitato da dei pastori – altra grandissima piccolezza molto più insignificante della prima! - Ci avete mai pensato attentamente: tutto il mistero di Dio, il mistero annunciato dai profeti, l’evento più grande della storia, è avvenuto, si è realizzato in una mangiatoia. Che burlone Dio! Tutta la grande potenza di Dio si è manifestata nella piccola culla di Betlemme, in una mangiatoia, alla faccia dei palazzi dei Re, delle Cattedrali, dei pizzi e dei merletti d’oro! Tutta la gloria di Dio racchiusa in un bambino in fasce! Tutta la forza, l’energia del cosmo, dell’universo, delle stelle e dei pianeti, è nascosto lì. E il papà di Gesù era un falegname e non un imperatore. E il papà del Figlio di Dio si chiamava Giuseppe e non Erode. E Gesù era chiamato il figlio del falegname e non il figlio del re. E Gesù Bambino, annunciato dai profeti dell’Antico Testamento, il bambino più atteso dell’umanità è nato a Betlemme e non a Gerusalemme. E il Figlio di Dio, il Signore della storia, quello che sarà poi chiamato e riconosciuto come il re dei re, è nato nella periferia e non al centro, in una mangiatoia, e non in una reggia Ma ci pensiamo a queste cose? Anche perché non si tratta di dettagli, di coincidenze, di piccoli e insignificanti particolari, ma di scelte, di decisioni, d’indicazioni. Il mistero di Dio passa di lì e noi, durante decine di generazioni, centinaia e migliaia di anni lo abbiamo forzato a passare da un’altra parte. Per questo, nonostante sia tutto così chiaro e semplice, nonostante il Vangelo sia così trasparente, non ce la facciamo micca a capirlo. Ci sono stati troppi secoli di deturpazioni, di manipolazioni, di falsità che adesso non ci si capisce  più nulla. Siamo stati troppo abituati a pensare, identificare l’Impero con il Sacro e con il Romano, a identificare il Vangelo come il libro dell’impero, che quando lo leggiamo con attenzione non ci crediamo, ci sembra una favola. Forse è per questo che lasciamo fare il presepio ai bambini?
E nonostante ciò noi continuiamo a cercarlo nei palazzi dei re. Nonostante questa partenza fosse così chiara, fosse così comprensibile, fosse così visibile e intellegibile, partenza che poi si è ripetuta nella sua vita, nelle sue memorabili parole, nei sui gesti ineffabili, noi continuiamo a cercare Gesù dove Lui non c’è. Continuiamo a cercarlo nei palazzi dei re. Non solo questo. Come infatti non bastasse, abbiamo cominciato a costruirgli dei palazzi.


 Non si riesce a venirne fuori in così poco tempo. La storia, infatti, c’insegna che l’atto finale del Sacro Romano Impero è stato il Congresso di Vienna del 1815. Cosa sono però, 200 anni contro 1600, o forse di più? E poi ce l’hanno insegnato gli storici della Nouvelle Histoire - i vari Braudel, Le Gof, Duby e compagnia tanto per intenderci - che le strutture che si sono formate lentamente durante i secoli, permangono per molto tempo anche dopo passaggi epocali, com’è stato, per esempio, la rivoluzione Copernicana. Ce l’abbiamo nel sangue, c’è poco da fare ragazzi miei. Ci sono stati secoli di quella mistura diabolica, che è per l’appunto il Sacro Romano Impero, che ci hanno fatto identificare ciò che non era per nulla identificabile; ci hanno condotto a mettere assieme ciò che insieme non poteva starci, me il bianco e il nero, il diavolo e l’acqua santa. Per questo continuiamo a costruire palazzi, anche se sappiamo che Gesù non sta lì; continuiamo a costruire, cementare, architettare. Ci siamo troppo abituati.