mercoledì 29 luglio 2026

IL NOSTRO CAMMINO NELLA COMPENSA DI MANAUS

 

Movimento fede e politica in azione


Paolo Cugini


La parrocchia di San Vincenzo de Paoli, situata nel quartiere Compensa di Manaus è sorta alla fine degli anni 70 del secolo scorso con l'aiuto dei gesuiti. Fino alla fine degli anni 90 tutto il territorio della Compensa, che conta più di 90.000 abitanti, era un'unica parrocchia gestita da un gruppo di gesuiti. Lentamente si sono costituite diverse comunità, circa 30, raggruppate in tre parrocchie. Questo stile di chiesa fatto di parrocchie costituite di comunità era in linea con lo stile Della Chiesa delle comunità ecclesiali di base (CEBs) sorte verso gli anni 50 e 60 del secolo scorso in tutta l'America Latina e che hanno segnato il cammino della Chiesa di questo Continente.

Per potere accompagnare la vita delle piccole o grandi comunità di base sin dall'inizio è stata necessaria la presenza di laici e laiche. Il compito dei presbiteri, in questo caso i gesuiti, è stato quello di formare pastoralmente e teologicamente i laici e le laiche, per renderli idonei a condurre i diversi settori della pastorale e a guidare una celebrazione della Parola in assenza del presbitero.

Sono presente nella parrocchia Di San Vincenzo de Paoli dal novembre del 2023 e, sin da subito, mi ha colpito la vivacità delle 7 comunità, che ora stanno diventando 8, di cui è costituita la parrocchia. Ho potuto toccare con mano la bontà del lavoro formativo fatto dai gesuiti. Dove si vede questo lavoro pastorale? Nella capacità di laici e laiche di assumere con responsabilità e serietà il compito di condurre un servizio pastorale o una liturgia. All'inizio dell'anno abbiamo realizzato due messe in cui in una ho inviato 160 tra laici e laiche, che hanno rinnovato l'impegno biennale e altri hanno iniziato il loro servizio pastorale nei vari settori della comunità: catechesi, liturgia, in decima, battesimo, pastorale della salute, movimento fede e politica, pastorale della famiglia, pastorale dei giovani. Tre settimane dopo abbiamo inviato circa 40 ministri della Parola e dell'eucaristia, che aiutano nelle celebrazioni liturgiche nelle 8 comunità

Manifestazione della nostra parrocchia per le strade della Compensa


. La settimana di ogni comunità è strutturata tra momenti liturgici, come la novena del martedì sera e l'adorazione eucaristica del giovedì sera, con attività di tipo sociale. Infatti, ogni comunità prepara o la colazione o la cena un giorno alla settimana per i senzatetto e i poveri del quartiere, che sono veramente tanti. Abbiamo creato un calendario in cui tutti i giorni è segnata la comunità che prepara un pasto. Molto spesso questi pasti avvengono dopo un momento liturgico, come il caso di San Pietro dopo la novena della sera, o di San Sebastiano dopo l'adorazione eucaristica. Questo tipo di servizio chiamato Caritas, e attivo da quasi due anni, sta creando una relazione con i senzatetto e i poveri del quartiere. Domenica scorsa, alla messa delle 9 del mattino nella comunità di San Sebastiano, ho contato presenti 12 senzatetto su un totale di 50 persone. Con una delle responsabili della comunità ho commentato positivamente questa presenza. Claudia, è il nome della responsabile,  ha risposto che i senzatetto vengono perché sanno che dopo la messa c'è sempre un caffè, un panino qualcosa da mangiare, e non gli diamo il pane vero che è Gesù, il suo Vangelo, l'eucaristia.

Abbiamo attivato molti servizi pastorali di stile sociale in tutti questi anni. Oltre a un'attenzione costante ai poveri e ai senzatetto, in tutte le comunità ci sono delle equipe di ministri che formano la pastorale della salute e della visita e tutte le settimane visitano le case degli anziani della comunità, delle persone sole, degli ammalati. Una volta al mese mi inserisco in ogni comunità per queste visite così importanti.

Il protagonismo dei giovani della parrocchia


Per circa 30 anni la pastorale sociale più forte, non solo qui nella Compensa ma in tutto il Brasile, è stata la pastorale dei bambini, la pastorale della criança. Questo servizio pastorale era sorto all'inizio degli anni 70 del secolo scorso a San Paolo e poi si è diffusa per tutto il Brasile. Questo servizio era nato per rispondere a un problema emergente: la morte prematura di tanti bambini, dovuta alla malnutrizione e a malattie conseguenti. Lo sviluppo economico del Brasile ha permesso di uscire da una situazione di emergenza e, di conseguenza, è diminuito moltissimo il numero dei bambini che muoiono per causa di denutrizione. Attualmente, nella parrocchia ci sono tre comunità che hanno ancora all'attivo il servizio della pastorale dei bambini, che oggi consiste nell'aiutare le mamme più povere a preparare degli alimenti per i bambini, e a radunare queste mamme nella celebrazione della vita una volta al mese, il quarto sabato del mese, dove vengono pesati i bambini e vengono aiutate le mamme nelle problematiche mediche e di salute dei propri bambini.

Il problema più significativo del quartiere Compensa è la presenza dei trafficanti di droga, che coinvolgono molti ragazzi e molti giovani. Solo per fare un esempio. Nella comunità Di San Lazzaro, di recente costituzione, la giovane coordinatrice di nome Fernanda, ci ha detto che gli adolescenti e i giovani di questa favela non si riescono assolutamente a coinvolgere, perché sono già tutti dentro ai giri del traffico di droga. È un problema serio, perché si tratta di convivere con un clima di violenza, di paura, di continue tensioni tra le bande che si contendono il territorio.

Invio dei ministri della Parola e dell'Eucaristia


Legato a questo problema c'è quello dei debiti. I poveri che non hanno soldi per comprare le cose come un ventilatore, un frigorifero, chiedono un prestito a coloro che sono coinvolti nel traffico e poi, non riuscendo a restituire, vengono presi dalla morsa del debito. Questo è il motivo maggiore di varie morti che ci sono nel territorio del quartiere Compensa. L'altro motivo è il suicidio. È pesante vivere in questo clima di violenza, senza soldi, in una condizione sociale in cui le famiglie vivono in casa con persone anziane o ammalate, disoccupati senza la possibilità di dare ai figli quello che vorrebbero. Parlando con alcune psicologhe del territorio, ci hanno riferito che il problema più significativo delle persone della Compensa è la sofferenza mentale. Per questo, molta gente scoppia, non ce la fa. La stessa parrocchia da alcuni anni ha assunto due psicologhe e, da circa un anno, abbiamo creato il contatto con due università che ci forniscono dei giovani psicologi e psicologhe all'ultimo anno di studio, che vengono realizzare il loro tirocinio tra di noi. Tra coloro che sentono il peso della sofferenza mentale ci sono anche diversi responsabili di comunità, che vivono le stesse dinamiche degli altri. Faccio un esempio. La coordinatrice della comunità di Rosario, la signora Lene, negli ultimi anni ha perso un figlio di 24 anni, la figlia di 35 è allettata a causa di una pallottola vagante ricevuta in una sparatoria nel quartiere e anche il marito ha trascorso parecchi anni in questo giro. Lene è il prototipo della donna forte, che è passata attraverso tante lotte, e che guida la comunità con molto zelo e molta responsabilità.

Un momento di festa


Nei consigli pastorali ci chiediamo spesso come annunciare il Vangelo in questo contesto così violento e dai troni drammatici. Le risposte che ci stiamo dando vanno nella direzione dell'ascolto costante del Vangelo, che ci invita a radunarci e a mettere al centro i poveri, i senzatetto, ma anche ci stimola ad avere relazioni più autentiche e di amicizia tra di noi. L'anno pastorale è ricco di momenti in cui ci troviamo insieme. Questo accade ogni settimana al mercoledì sera, quando ci troviamo nel salone parrocchiale a meditare un capitolo del Vangelo, che ci offre lo stimolo e le idee che ci servano nella vita quotidiana. Ci troviamo anche la terza domenica del mese alla mattina, a studiare i documenti della Chiesa, invitando qualche responsabile dell'archidiocesi o del Vicariato. Ma i momenti più belli sono le feste del patrono, in cui si ha la possibilità di vedere e di toccare con mano la creatività di questa gente, che fa di tutto per creare momenti di festa e di inventare situazioni che possono aiutare la gente a vivere attimi di serenità e di condivisione. Sono questi momenti di festa che segnano il nostro cammino e che rivelano la bontà della proposta del Vangelo, chi ci invita alla comunione e alla speranza. Spesso nelle comunità, nei momenti di formazione o nei consigli pastorali, emerge questa parola: speranza. Lo diceva proprio Antonio, uno dei responsabili della comunità di Santo Ignazio di Loyola, che nel contesto problematico in cui viviamo, la comunità cristiana è motivo di speranza, perché non ci molla mai, perché dove c'è violenza noi creiamo situazioni di amicizia e di pace, dove c'è il disperato senzatetto noi gli offriamo una ciotola di pasta o il caffè con il panino alla mattina. Piccole cose, ma che rivelano che per noi cristiani che crediamo in Gesù, c'è speranza nel mondo ed è questa speranza che annunciamo con piccoli gesti, con le nostre feste, celebrando la Parola.

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