mercoledì 2 settembre 2026

Il tempo delle briciole e il giudizio sulla città

 

C’è una relazione strettissima, quasi sacramentale nella sua perversione, tra la corruzione dei politici e il disinteresse della gente per il bene pubblico. I politici corrotti si alimentano dell’ignoranza, soprattutto dell’ignoranza imposta ai poveri.





La campagna politica nel quartiere Compensa di Manaus

Paolo Cugini

 

 

Il tempo della campagna politica è il tempo della rivelazione. È il momento in cui cade la maschera, in cui si vede ciò che durante gli anni ordinari viene nascosto sotto il tappeto della propaganda, delle promesse vuote e delle fotografie sorridenti. È il tempo in cui si capisce come stanno davvero le cose: da una parte candidati che cercano di comprare la coscienza del popolo con le briciole; dall’altra un popolo che, dopo anni di abbandono, è stato educato a sopravvivere di briciole, a ringraziare per ciò che dovrebbe essere un diritto, a vendere il proprio futuro per un favore momentaneo.

Questa è la tragedia delle città ferite come Manaus: non manca il denaro, manca una visione. Non manca il bilancio, manca un progetto di città. Non mancano i discorsi, mancano obiettivi chiari capaci di mettere la popolazione nelle condizioni concrete di vivere con dignità. E quando una città non ha un progetto, il popolo diventa massa da amministrare, numero da contare, voto da conquistare, povertà da conservare.

C’è una relazione strettissima, quasi sacramentale nella sua perversione, tra la corruzione dei politici e il disinteresse della gente per il bene pubblico. I politici corrotti si alimentano dell’ignoranza, soprattutto dell’ignoranza imposta ai poveri. Non vogliono cittadini: vogliono dipendenti. Non vogliono persone libere: vogliono mani tese. Non vogliono quartieri organizzati, coscienti, capaci di pretendere; vogliono comunità stanche, impaurite, divise, costrette a chiedere come favore ciò che la giustizia dovrebbe garantire come diritto.

Più c’è povertà, più la corruzione trova terreno fertile. E più la corruzione governa, più la povertà viene prodotta, mantenuta, amministrata. La politica corrotta non combatte la miseria: la usa. Non libera i poveri: li tiene prigionieri. Non costruisce condizioni di dignità: distribuisce briciole negli anni delle elezioni, perché la fame renda debole la memoria e la necessità renda fragile la libertà.

Guardiamo il quartiere Compensa, a Manaus. Basta guardarlo senza voltare la faccia. Un quartiere tagliato in mezzo da un canale fognario lungo chilometri, sulle cui rive vivono centinaia di famiglie e, di conseguenza, migliaia di persone. Nel tempo delle piogge, l’acqua sporca invade le case, porta dentro le stanze il fetore, la malattia, l’umiliazione, la paura. Le cronache recenti hanno registrato ancora una volta il transbordamento dell’igarapé e gli allagamenti nella zona della Avenida Brasil, segno di un problema ricorrente che non può più essere chiamato emergenza: è abbandono strutturale.

Eppure, negli ultimi anni, quante volte si sono visti i politici entrare in quelle case quando non c’erano voti da chiedere? Quante volte hanno camminato lungo quel canale non per fare promesse, ma per ascoltare, misurare, progettare, risolvere? Quante volte hanno guardato negli occhi le madri che puliscono fango e fogna dal pavimento, i bambini che crescono respirando ciò che una città degna non dovrebbe permettere, gli anziani che aspettano non una visita elettorale, ma una politica pubblica? Mai!

A Compensa mancano spazi pubblici per la vita comunitaria. Mancano luoghi per realizzare eventi, per promuovere salute, cultura, incontro, educazione, sport. E allora si bussa alle porte della Chiesa. La Chiesa le apre, perché non può chiudere il cuore davanti al bisogno della gente; ma non accetta di essere sfruttata, usata come scenografia, presa in giro soprattutto nel tempo elettorale. Da anni la comunità ecclesiale apre i propri spazi a progetti per la salute delle persone adulte, assumendosi spese, responsabilità e fatiche. Dall’altra parte, il potere pubblico non costruisce luoghi adeguati per accogliere questi progetti, nonostante le risorse esistano.



Non si può dire che i soldi manchino. Per il 2025, il bilancio municipale di Manaus è stato previsto in circa 10,5 miliardi di reais, con risorse destinate a funzioni come educazione, salute e urbanismo. E allora la domanda diventa profetica e terribile: se il denaro c’è, dove sono le opere che restituiscono dignità ai quartieri? Se il bilancio c’è, dov’è la città? Se le cifre sono miliardarie, perché il popolo continua a ricevere solo briciole?

Nel quartiere Compensa non c’è una quadra sportiva sufficiente per i ragazzi fare sport, imparare disciplina, scoprire talenti, stare lontani dalla violenza e dalla droga. Manca uno spazio degno per piangere i propri morti, perché anche il dolore dei poveri sembra non meritare infrastruttura, rispetto, silenzio, rito. E quando una città non offre spazi per vivere, giocare, curarsi, incontrarsi e perfino piangere, quella città sta dicendo ai suoi figli più poveri: voi non contate.

Ma guai a una città che si abitua a questa bestemmia civile. Guai a una città che trasforma il diritto in favore, la cittadinanza in clientelismo, il voto in merce, la povertà in strumento di governo. Guai ai governanti che si presentano nelle periferie solo quando hanno bisogno del popolo, perché verrà il giorno in cui il popolo chiederà conto non delle parole dette sui palchi, ma delle fogne entrate nelle case, dei campi mai costruiti, degli spazi mai pensati, della dignità negata.



Il tempo della campagna politica dovrebbe essere il tempo del discernimento, non del mercato. È il tempo di dire basta alle briciole. Basta alla politica che visita i poveri senza amarli, che usa la Chiesa senza rispettarla, che promette opere senza progettare città, che distribuisce favori per nascondere l’ingiustizia. Manaus non ha bisogno di candidati generosi con il denaro pubblico in tempo di elezioni: ha bisogno di governanti giusti, capaci di ascoltare, pianificare, costruire e rendere conto.

Perché una città non sarà giudicata dalla grandezza dei suoi bilanci, ma dalla dignità dei suoi quartieri. Non sarà giudicata dalle luci del centro, ma dal buio delle periferie. Non sarà giudicata dai comizi, ma dalle case invase dall’acqua sporca. E se la politica continuerà a offrire briciole, allora il popolo dovrà finalmente alzarsi dalla tavola dell’umiliazione e dire: non vogliamo più briciole, vogliamo giustizia.

 

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