Paolo Cugini
Destatevi,
voi che indugiate nei perimetri del noto e del rassicurante! Il tempo
dell'attendismo è finito. Non è più sufficiente misurare i confini del tempio,
né sostare timorosi sulla soglia di casa, scrutando l'orizzonte senza osare un
passo. L'invito non è a tracciare nuove mappe dei territori già esplorati
del dogma, ma a salpare per l'ignoto, dove l'aria è pura e il Mistero
respira senza costrizioni.
È
un'esigenza che nasce dal profondo, un fuoco che brucia la prudenza: chi è in
cammino, chi ha permesso alla luce della propria coscienza di farsi
strada, sente l'urgenza impellente di andarsene altrove. Non è fuga
dal sacro, ma fuga dai muri asfittici, dalle definizioni che imprigionano
l'ineffabile, dalle sicurezze dottrinali che sanno di stantio.
La
teologia del domani non si farà nelle aule chiuse, ma nel deserto dell'anima e
nell'oceano dell'ignoto. Sarà una teologia in ginocchio, che non cerca di
afferrare il Mistero con le dita della logica, ma si lascia afferrare dall'Oltre.
Abbandonate gli strumenti di misura, perché l'Altissimo non si misura. Lasciate
le definizioni scolastiche, perché il Mistero non si definisce.
Andate oltre
la soglia! Lì troverete la vera aria pura di cui lo spirito ha bisogno. Lì la
teologia cessa di essere un esercizio intellettuale per diventare un'esperienza
mistica, un'immersione nel Mistero che non teme il silenzio né l'oscurità,
perché sa che è proprio nel non-sapere che la vera conoscenza ha inizio.
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