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sabato 7 marzo 2026

TEOLOGIA CONTAMINATA E QUESTIONI DI GENERE

 




Paolo Cugini

 

 

L’incontro tra la teologia contaminata e le questioni di genere rappresenta oggi uno dei campi più fertili e provocatori della riflessione religiosa. Una teologia che accetta di sporcarsi le mani con la realtà non può ignorare la dimensione del corpo, dell'identità e delle relazioni di potere che definiscono l'essere umano.

La teologia tradizionale ha spesso cercato di confinare il divino in categorie maschili e statiche. La teologia contaminata, al contrario, vede nel corpo il luogo della rivelazione. Se Dio si incarna, lo fa in una carne che non è mai un'astrazione, ma è sempre sessuata, situata e soggetta al mutamento.

 La teologia femminista e queer suggerisce che il corpo non sia un limite alla spiritualità, ma il suo strumento principale. Come scriveva la teologa Marcella Althaus-Reid (esponente della Indecent Theology), la teologia deve uscire dai confini del decoroso per incontrare le vite reali, incluse quelle che la società considera marginali o "impure".

Una teologia contaminata dalle questioni di genere mette in discussione le gerarchie predefinite. Non si limita a includere le donne, ma interroga le strutture stesse del linguaggio religioso.  Se Dio è maschio, allora il maschio è Dio, affermava la teologa Mary Daly. La contaminazione qui avviene attraverso l'uso di metafore femminili, neutre o plurali per descrivere l'ineffabile. Citando la teologa Elizabeth Johnson, "il mistero di Dio è sempre più grande di qualsiasi nome noi possiamo dargli", e limitarlo a un unico genere significa impoverire l'esperienza del sacro.

Nell'ambito degli studi di genere, il concetto di contaminazione viene spesso ribaltato da termine negativo a segno di vitalità. La teologia queer abbraccia l'idea che l'identità non sia fissa, riflettendo la natura stessa di un Dio che scombina gli ordini stabiliti. La teologia si contamina con l'esperienza di chi vive ai margini dei confini di genere (persone trans, non-binarie, intersex). Questo approccio suggerisce che la verità religiosa si trovi proprio nelle zone d'ombra e nei passaggi, piuttosto che nelle definizioni dogmatiche chiuse.

In questa prospettiva, la giustizia di genere non è un'aggiunta politica alla fede, ma un requisito teologico. Una fede che non si lascia contaminare dalla sofferenza causata dalle discriminazioni di genere rischia di diventare un'ideologia astratta.  Spostando l'accento dall'autorità alla relazione, la teologia contaminata promuove un'etica della cura che riconosce pari dignità a ogni espressione dell'umano, vedendo nella diversità non un pericolo di corruzione della dottrina, ma un riflesso della creatività infinita di Dio.

La teologia contaminata dalle questioni di genere ci insegna che il sacro abita la fluidità della vita. Accettare questa mescolanza significa rinunciare al controllo per scoprire un Dio che non ha paura delle differenze, ma che in esse si manifesta pienamente.

 

giovedì 21 ottobre 2021

Dove sbaglia chi critica il ddl Zan sulla questione identità di genere?

 


Ricevo e volentieri pubblico:

Dea Santonico 20 ottobre 2021

 

La questione di gran lunga più discussa a proposito del ddl Zan e su cui si addensano più critiche è sicuramente quella sull'identità di genere. La critica che arriva da più parti, anche da un pezzo del mondo femminista, ripresa e strumentalizzata poi da una parte del mondo politico, è che, con l’attuale testo, la legge porterebbe ad una sorta di libera autocertificazione di genere, ad un annullamento del dato biologico. Ma è così? Proviamo a ragionarci, partendo da ciò di cui la legge si occupa e dall’obiettivo che ha. Il ddl non si occupa di certificazioni, né per introdurle, né per cancellarle in favore di autocertificazioni: nulla cambia rispetto ai processi di certificazione (di cui è un'altra legge già in vigore ad occuparsi) con o senza il ddl Zan. Ma allora perché l'articolo 1 della legge parla di "identificazione percepita"? In quell’articolo c’è infatti questa definizione: “Per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”.

Prima di rispondere alla domanda che ho posto, è importante sottolineare che la definizione di identità di genere contenuta del ddl Zan non ha il merito di essere originale, si trova, oltre che in altri documenti, in sentenze della Corte di Cassazione e in direttive UE. L'obiettivo del ddl è solo uno: proteggere le persone vittime di violenza per i fattori di discriminazione di cui la legge si occupa. Per farlo, e farlo pienamente per tutte le persone che non si identificano con il genere registrato alla nascita (che non sono solo quelle "certificate" come trans), c'è bisogno di una definizione ampia, che le comprenda tutte, e tale definizione è quella data nell'articolo 1 della legge, che permette di proteggere da crimini d’odio chi ha intrapreso ma non ancora concluso il percorso si transizione, chi quel percorso non se lo può permettere, per motivi economici, di salute o di età, chi, per altri motivi, non vuole o non può intraprenderlo. Il ddl non sta introducendo nessuna autocertificazione, sta invece dicendo un’altra cosa: che nessun certificato è richiesto alle vittime, che la legge le protegge sempre e comunque tutte, senza richiedere che abbiano i documenti “in regola”, che certifichino l'avvenuta transizione o lo stato del loro percorso di transizione. Non dice la legge che la certificazione non serve in assoluto, dice che non serve per essere protetti da violenze e discriminazioni.

Dov'è quindi l'errore che ha portato a spostare la discussione dal merito della legge ad altro? Sto pensando qui a chi fa considerazioni intellettualmente oneste, non a chi le usa per mascherare, dietro il cambiamento, l’obiettivo di cancellare la legge (qui non c’è un errore, c’è un lucido ragionamento). L’errore sta, a mio avviso, nell’aver staccato, da parte di chi critica il ddl sulla questione identità di genere, l'articolo 1 dal corpo della legge stessa. L’articolo 1 è funzionale al testo della legge, da le definizione necessarie, come qualsiasi documento serio, che sia o no una legge, dovrebbe fare. Importante sottolineare le prime parole di quell’articolo: “Ai fini della presente legge, per sesso si intende…, per genere si intende…, per orientamento sessuale si intende…, per identità di genere si intende…”. Appunto. Le definizioni lì contenute valgono e sono rilevanti nel contesto e ai fini di questa legge, non in assoluto. Estrapolare una definizione e far derivare da questa questioni estranee alla legge, può essere un esercizio interessante e volentieri potrei unirmi a chi lo vuole fare, ma ostacolare il ddl Zan su questa base significa prendersi, magari in buona fede, una responsabilità non da poco di fronte alle tante vittime di violenza omotransfobica. E con quale risultato? Nessuno: la definizione di identità di genere seguiterà ad esistere, con o senza il ddl Zan, in molti altri documenti, anche di natura giuridica. Pensiamoci.

 

sabato 14 settembre 2019

DISPARITÀ DI GENERE - FESTIVAL DELLA FILOSOFIA 2019




Costi umani e sociali della disuguaglianza

Chiara Saraceno

Sintesi: Paolo Cugini

Abbiamo un problema di monopolio maschile. Il termine genere da costrutto sociale mediato dal femminismo è stato ad evidenziare quanto sia una costruzione sociale, che diventa una corazza anche nella percezione. Siamo passati da questa grande innovazione concettuale, al fatto che oggi viene utilizzato come accusa. Oggi si è accusate di utilizzare il vocabolario del genere.

La parità di genere è uno degli obiettivi dello sviluppo sostenibile. La parità di genere non è solo un obiettivo tra i tanti, ma è una dimensione dell’essere umano. È uno degli strumenti con cui si costruisce la società. Ci sono studi che dimostrano che nelle industri in cui esiste una presenza significativa delle donne, la produzione è migliore. Occorre incorporare l’uguaglianza come un valore.

Gli uomini anche loro sono incasellati, anche le loro possibilità di fare. Essere ridotto a categoria è il primo passo verso la discriminazione, sino a scendere nei discorsi di odio.
Uno dei grandi cambiamenti positivi in Italia la chiusura del gender classe. La disuguaglianza è ancora molto grande nel campo del lavoro. In Italia è fondamentale per le donne lo studio per entrare nel campo del lavoro. In Italia le donne escono dal mercato del lavoro per maternità.


Le famiglie in cui lavoro solo l’uomo in Italia sono di più rispetto agli altri paesi. Ciò significa che nelle coppie con figli le donne sono molto vulnerabili dal punto di vista economico. Le donne fanno il lavoro necessario per i figli e per il marito. Le donne sono molto vulnerabili anche dinanzi alla fine del matrimonio. In questo caso anche i figli sono vulnerabili dal punto di vista della povertà. In Italia sono tante le famiglie monoreddito perché la rigidità dei ruoli di genere è più elevata.
L’Italia è in una sensazione di ambivalenza. Da un lato l’idea di parità è passata. Dall’altro, c’è ancora disparità. C’è un problema anche di organizzazione sociale che favorisce gli uomini e molto meno le donne. Ci sono dei forti stereotipi di genere.

Anche per le donne che rimangono continuamente nel mercato del lavoro ogni figlio costa in termini pensionistici, perché la loro carriera viene rallentata, perché appaiono come persone su cui non investire perché hanno fatto un figlio.
Le conseguenze sulla povertà del fatto che in Italia c’è questa alta percentuale di famiglie monoreddito. L’Italia è un paese in cui la povertà non riguarda persone, ma famiglie. È molto concentrato nel meridione e con figli minorenni.

Occorre investire nella formazione e occupazione delle donne più svantaggiate. Investire nella scolarizzazione femminile ha delle ricadute positive sul problema della povertà.
Nella politica la presenza delle donne in Italia ´molto rara. C-´solo una governatrice di regione e due donne sindache di grandi città. L’asimmetria del potere economico produce violenza di coppia.
I luoghi di lavoro spesso sono spazi di molestie sessuali. Anche in politica le donne sono più oggetto di violenza di genere. Nel caso delle donne si utilizza spesso il riferimento al sesso.
Nel migliore dei casi possiamo dire che c’è un percorso disuguale nel cammino di uguaglianza di genere.

sabato 19 gennaio 2019

GENERE E TEOLOGIA





LA TEOLOGIA DELLE DONNE – II CICLO
REGGIO EMILIA – 18 GENNAIO 2019


SELENE ZORZI



Sintesi: Paolo Cugini

Quando si parla di genere si parla di cose che non si capiscono.
Qual è l’obiettivo di questa sera? Capire il contributo della teologia quando la categoria di genere impatta sulla teologia.

Femminismo e cristianesimo: questo binomio va fatto risalire a Gesù: ha incluso donne tra i suoi discepoli. Regressione patriarcale successiva: proprio per permettere una diffusione del Vangelo, la Chiesa ha avuto una sorte di regressione patriarcale rispetto al messaggio di Gesù. Questo fenomeno è visibile nella letteratura paolina tardiva, quelle per intenderci delle lettere pastorali. Le donne perdono sempre più peso all’interno della Chiesa, sino a subire una vera e propria persecuzione.
Nella storia della teologia c’è una cultura patriarcale portata avanti anche dalla filosofia. Significativa è l’antropologia aristotelica che era convinta che le donne erano dei maschi mancati.

Con il movimento delle donne che hanno ripreso in mano la Bibbia, è nata l’esegesi femminile. Nasce l’esegesi del sospetto. La sensibilità femminile porta a svelare e a correggere alcune interpretazioni correnti. In campo protestante la riflessione femminile è iniziata prima. Si pongono al testo biblico nuovi interrogativi. Con nuovi interrogativi anche sulle donne, la sensibilità femminile ha portato a correggere alcune interpretazioni fatte dai maschi. L’entrata delle donne in teologia non è stata indolore.

Ermeneutica:
·         leggere il testo all’interno di un contesto, compreso il contesto patriarcale.
·         Leggere i silenzi (discepoli: e le discepole?)
·         Maggiore attenzione alle narrazioni complesse (Salmo: come un bimbo svezzato in braccio alla madre: chi l’ha scritto il testo?)

·         Cercare di leggere il testo maschile inclusivo
Ermeneutica del sospetto: i testi sono stati scritti da uomini con la mentalità misogina, in un contesto patriarcale. Cercare i testi in cui le donne sono messe in positivo. Dio libera l’uomo, tutta la Bibbia è una storia di liberazione. La questione femminile ci aiuta a capire che un testo scritto ha la capacità di essere collocato in contesti diversi, e viene illuminato in modo nuovo. Il testo letterale è aperto a sviluppi nuovi.

Il Genere in Teologia

Che impatto ha parlare di genere in teologia? Sapere che Dio è spirito e dunque non ha sesso. Se Dio non ha sesso, devo parlare di lui a partire dalla mia esperienza, che adesso inizia ad essere anche un’esperienza femminile. Problema del linguaggio teologico. Quando parliamo di Dio, come ne possiamo parlare? Sappiamo di essere creati ad immagine di Dio e quindi che modelli antropologici escono? Abbiamo tre tipi di interpretazioni diversi, che indicano modelli antropologici diversi.

Immagine di Dio:
1.      Uomo
2.      Asessuato
3.      Forse ad immagine di Dio non è solo il maschio, ma anche la donna
Dio è padre, madre, come?
Ci sono molte immagini al femminile di Dio nell’AT.

Immagini femminili di Dio:
·         Ruah
·         Madre
·         Divina Sapienza
Immagini al maschile;
·         Se Dio è maschio, il maschio è Dio.

·         La mascolinità di Dio è genere e non sessuale. Vedremo un padre tenero.
·         Gesù era un maschio atipico. Se Gesù non si è sposato significa che è stato atipico, mettendo in crisi il modello maschile. Gesù è capace di ascoltare il desiderio femminile.
·         La questione è il collegamento quasi inconsapevole tra una sorte di legame di maschilità e potere. Per la femmina viene messo in dubbio per le donne.
È stata la cultura che ha reso indelebile il binomio maschilità e potere.

Problema del genere della Trinità. Maschile e femminile appartengono a tutta la Trinità. Possiamo usare il femminile e il maschile per le tre persone.
Maria ha sofferto moltissimo l’immaginario maschile dei celibi preti e vescovi che hanno parlato di lei elaborando una riflessione fortemente segnata dal modello maschile e dalla cultura patriarcale. La teologia femminile ha riscoperto molti aspetti nuovi su Maria.


Vergine-Madre

Eva-Maria: binomio che non regge e penalizza tutte le donne che non sono Maria
Genio femminile: è una categoria problematica. Nel magistero le donne sono escluse dal sacerdozio. Il genio femminile sembra essere la più grande categorizzazione del maschilismo sulla donna.

Dio creò l’uomo a sua immagine

A immagine di Dio lo creò
Maschio e femmina li creò
Prima dell’ottocento si interpretava come se Dio avesse creato prima l’uomo e poi la donna con l’unico scopo di generare figli. Di pende da dove si mettono le virgole e nascono interpretazioni differenti.
San Tommaso sosteneva che la donna è stata creata per la procreazione.
Modelli antropologici nella storia della teologia
1.      Un solo sesso. Dio ha creato Adamo, maschio. Le donne non sono credute ad immagine di Dio, ma possono essere redente.
2.      Le donne possono anticipare questo stato tramite una andrizzazione


Adamo-Cristo
Eva-Maria
Per sposo e sposa si intendeva che il maschio era il capo della donna: lo sposo è il creatore e la sposa Israele.
Adamo è creatura come Eva: il parallelismo non funziona con Maria e Cristo.


Nella riflessione patristica chi fa la figura peggiore è Eva, cioè la donna. Anche per Maria le teologhe hanno fatto una decostruzione.

C’è un recupero di Maria.
·         Figura controcorrente: donna incinta prima del matrimonio e ha portato avanti una gravidanza scomoda.
·         Profetessa: il magnificat è il manifesto della teologia della liberazione
·         Donna “normale”: anche nel rapporto con suo figlio (se lo dimentica a Gerusalemme per tre giorni). Ci sono vari episodi in cui si vede che Maria non capisce che cosa stia facendo suo figlio.
·         È una Maria che è sorella, in cui si riscopre la sessualità ed è l’inizio di un modello di una Chiesa a due voci.
·         C’è un femminile che è modello anche degli uomini.

Genere femminile e Dio

Ruah: ha a che fare anche con la Shekinah (la nube). Questa shekinah.
Oggi Cristo è la tenda: una cristologia al femminile.
Dio madre: Os 11, Dt 32. Anche la mistica Giuliana parla di Dio come madre. Anche Giovanni Paolo I.
Divina sapienza: Gb 28; Sap 7.
Regno di Dio: in greco si dice al femminile: Basileia
Due parabole:
Lc 15, 8-10 (perde
Mt 13, 33-35: lievito (è una donna senza un uomo, immagine del Regno di Dio)

Giovanni Paolo II: IL generare è di natura divina, perché Dio è spirito. Anche la paternità è divina.
Concilio de Toledo: 675 d.C. Gesù che esce dall’utero del Padre. Possiamo dire di un Padre che partorisce
Le donne sono degli ospiti nella Chiesa, ancora oggi.
Rischio di avere solo un’immagine di Dio: idolatria. Più immagini abbiamo per esprimere Dio, maggiore è la ricchezza della nostra esperienza di Dio.


martedì 19 dicembre 2017

IL GENERE DI DIO






CICLO DI CONFERENZE SULLA TEOLOGIA FEMMINILE
SELENE ZORZI


REGGIO EMILIA
LUNEDI 18 DICEMBRE 2017


Sintesi: Paolo Cugini
La teologia delle donne è differente da quelle portate avanti dagli uomini.
Ho iniziato a studiare teologia e sono stato introdotta alla prospettiva dello sguardo femminile sulla realtà di Dio. Solo dopo il Concilio Vaticano II è stata data la possibilità alle donne cattoliche di studiare teologia. L’esegesi biblica delle donne è diversa, perché è una lettura che parta dal sospetto che i testi biblici siano stati scritti dallo sguardo dell’uomo. Riscoprire la presenza delle donne della Bibbia. Le teologhe hanno riscoperto molte immagini femminili. Il lavoro più profondo è stato quello di ascoltare i silenzi delle donne nella Bibbia. Guardare il mondo dai dispositivi di potere che portano pregiudizi e discriminazione.
La teologia fatta dalle donne ha aperto un mondo nuovo, la questione della lettura dei generi. Ci si accorge che c’è un problema anche per il maschile, perché quando non impara a non vedersi parziale significa che c’è un problema. Bisogna iniziare a capire come il maschile e femminile hanno cominciato ad opporsi, per elaborare nuove identità. Le teologhe si sono trovate avvantaggiate quando è uscito il problema del gender, perché da anni studiavano il problema.
La cosa negativa è stato il fatto che gran parte della popolazione ecclesiastica non è stata in gradi di gestire questo dibattito.
Molta confusione si è fatto sulla questione del genere. Ho sottolineato i significati con cui una parola viene definita. Le parole cambiano significato a secondo dei contesti.

I quattro significati della parola GENERE
1.      Uso grammaticale: (genere1) genere, maschile, femminile, neutro in una lingua
2.      Antropologia culturale analizza come a partire dal sesso una società struttura i ruoli di uomini e donne (genere2). Indica l’aspetto sociale e culturale di distinzione tra i sessi non equivalente alla differenza tra sessi biologici. In questo senso il genere cambia di tempo in tempo, di secolo in secolo. In Afghanistan non guidare una macchina è una questione di genere e non di sesso.

Gender: è l’attesa socialmente costruita di come le persone sessualmente determinate come maschio o femmina debbano agire, quali caratteristiche deve sviluppare ognuno di esse, quali ruoli sociali è loro consentito svolgere… Completo di espressioni linguistiche e simboliche. Il gender è all’opera ovunque e in qualsiasi società. Essendo costruzioni storiche, le definizioni di genere possono cambiare e di fatto cambiano.
Sex è la biologia (ormoni, cromosomi, organi genitali, genotipo) e Gender (cultura) è una caratteristica che una società e una cultura considera.
Non cambiamo il sesso cambiando il gender.

3.      Ideologia del Gender: (genere3) identificazione tra sex e gender.
Secondo i detrattori del gender questo nega la differenza tra uomo e donna. In realtà non è vero. E’ la costruzione tipica del mostro per dargli fuoco
4.      Indica un raggruppamento (genere 4) fatto per caratteristiche simili.
Il linguaggio può essere fonte di malintesi.
Tante più parole ho, tanto più farò esperienza, ma riuscirò ad esprimerla, a vedere più cose.
Sex: maschio o femmina (si riferisce al sesso biologico).
Nella pratica sessuale siamo sbagliati o giusti a secondo del rispetto o amore
La castità non è la continenza, ma ordinare la nostra sessualità verso la persona che amiamo. E’ una questione per tutti.
L’Amoris Laetitia sdogana gli studi del genere (n 56; 286). Maschile e femminile non sono qualcosa di rigido, perché cambiano e non possono diventare prigioni per le persone.

Seconda parte del libro
Il libro vuole creare ponti. Come si può parlare di una teologia del genere.
Gen 1,26-27: ad immagine di Dio. Maschio e femmina li creò. Ci sono stati due tipi d’interpretazione. Un testo viene sempre interpretato.
Parola uomo nella lingua italiana significa sia l’umanità maschile che l’umanità. Per secoli la teologia cristiana ha fondato l’interpretazione che la sessualità è per la procreazione.
Il dato rivelato è che maschio e femmina sono ad immagine di Dio, hanno pari dignità divina. Possiamo usare quindi maschio e femmina per parlare di Dio. Dio non ha sesso, quindi dobbiamo riconoscere che tutta la teologia che parla di Dio parla di genere.

Le donne hanno riscoperto le immagini femminili di Dio.
a.      Ruah. In Ebraico è femminile lo Spirito
b.      Dio madre
c.       Dio Sapienza (Sap 7,24)
d.      Regno di Dio (basileia) Mt 13,33-35 lievito; Lc 15,8-10 dramma

Genere maschile e Dio
Un padre patriarcale non fa le cose che Dio fa. Questo Padre si prende cura, si commuove. Anche Gesù come maschio, però sempre avere una maschilità molte diversa dal patriarcato: ascolta il desiderio delle donne. E’ un punto di riferimento per la maschilità del modello di oggi. La maschilità è in crisi.  Se cominciamo a parlare di una nuova antropologia, questa è rivoluzionaria. La teologia di genere è rivoluzionaria, perché ci dà più immagini di Dio e chiede di trasformare le pratiche istituzionali.

La Commissione teologica Internazionale ha avviato lo studio per la possibilità dell’ordinazione della donna e della nuova antropologia. Non si parla solo di diaconesse, ma dell’ordinazione. Che vuole dire oggi? Pensare a nuove modalità.  Occorre ripensare i rapporti inter ecclesiali. Le donne non possono fare nulla. La Chiesa Cattolica riconosce che possono essere leadership, ma non possono essere ordinate. Sulla questione del Gender c’è molta cattiva coscienza. Spesso non si vanno a leggere i testi, ma si fanno delle caricature sulle tesi dell’avversario per screditarlo.

In un momento di crisi dobbiamo tornare al consolidato. Forse è anche questo il motivo delle polemiche sul gender.