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venerdì 12 agosto 2022

Rompiamo il silenzio sull’Africa. Appello di padre Alex Zanotelli ai giornalisti italiani

 




Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo.

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto. Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.

So che i mass-media, purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa. Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.



È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.

È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.

È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.

È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.

È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.

È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.

È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.

È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia, Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.

È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.

È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).

 


Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.  Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi.

Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact, contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.

Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.  Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.

E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).

Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alle grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?

Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

 

*Alex Zanotelli è missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell'Africa e direttore della rivista Mosaico di Pace

domenica 30 dicembre 2018

LA BUONA POLITICA A SERVIZIO DELLA PACE-CONVEGNO PAX CHRISTI 2018


Convegno Nazionale di Pax Christi MATERA - 30/31 dicembre 2018





Renato Sacco e Gianni Novello ci introducono al messaggio del Papa per la Giornata mondiale della Pace

Santeramo in Colle


Sintesi: Paolo Cugini

I vescovi della Sardegna sono impegnati nella lotta contro la costruzione delle armi.

Siamo a pochi passi da Matera, candidata come sede della 51 marcia della Pace. Matera è capitale europea della cultura 2019.

Non siamo soli perché anche la Diocesi di Altamura ci è vicina.

Gianni Novello: rilettura del messaggio del Papa di quest’anno: “la buona politica a servizio della pace”. Viviamo in solidarietà con la popolazione del Congo che vive immersa nella violenza. Il messaggio del Papa va letto con gli occhi delle vittime della non-pace. L’obiettivo della pace va unito alle situazioni di dolore e sofferenza.

Dopo il funerale di Romero in Salvador, un vecchietto nascosto in un sotterraneo chiedeva di ricordare all’Europa che siamo qui. Se siamo attenti alle persone che vivono in quelle situazioni, il mondo sa meno d’inferno. A volte la scommessa di tutti noi è di unire la buona politica con il quotidiano che sa ascoltare le sofferenze.
Il discorso del Papa tiene conto del primo articolo dello statuto dell’UNESCO: le guerre nascono prima di tutto nello spirito degli uomini. Pax Christi è un cenacolo di resistenza. Il Papa fa un messaggio che sembra senza mordente. Il suo messaggio è un insieme dei messaggi già fatti in precedenza. C’è dentro la Laudato Sii, l’Evangelii Gaudium. Il dovere della buona politica è affrontare i diritti che diventino doveri.

Il Papa inizia il suo messaggio con il tema della casa comune, che è ogni famiglia, ogni paese, ogni continente. Pace a questa casa: pace a tutte le case. Dietro la buona politica della pace ci dev’essere un lavoro educativo di consapevolezza.
Il Papa cita Paolo VI: la buona politica è manifestazione della carità. Il dovere della politica è il dovere della pace. Richiama a pratiche di virtù: la giustizia, l’equità, il rispetto reciproco, la fedeltà, la continuità. Occorre mettere insieme il Vangelo e la Costituzione a servizio delle vittime della non-pace. Il servizio del bene comune è a cominciare dai più poveri, perché ci sono peccati strutturali che emarginano. Ci sono strutture che impoveriscono. Il Papa dice che occorre riprendere questi temi affinché non cadano nel vuoto.ù

Il Papa ci mette in guardia contro i vizi della democrazia che mettono in pericolo la pace sociale: la corruzione è il peggiore di questi vizi. Corruzione e produzione di armi, il commercio di armi vanno a braccetto. Altro vizio è la negazione del diritto e l’arricchimento illegale. Il Papa ricorda che l’Europa ha scelto più Macchiavelli che Erasmo da Rotterdam.

Il Papa ricorda gli esiliati, che trovano fili spinati. Per il Papa è un fenomeno provocato da cattive politiche: colonialismo e neocolonialismo. Faremo dei laboratori proprio per cercare di mettere insieme idee per far fronte a queste problematiche.
Cosa fare per l’ambiente: è uno dei problemi più scottanti. Anche il problema della cultura è delicato. Stiamo diventando un po’ tutti fascisti: stiamo troppo in casa e non volgiamo far parte di aggregazioni. Occorre elaborare un progetto di società.
Occorre avere il coraggio di avere visioni di futuro. Disarmare: La Chiesa, la cultura, la scuola, ecc.  Vedere la società come un poliedro e non una sfera. Cultura della differenza. Dobbiamo cercare le minoranze per tutelarle.

Non dobbiamo avere paura dei cambiamenti, ma dobbiamo entrarci e accompagnare i cambiamenti. Pax Christi come un gruppo di persone per elaborare progetti. Studio, preghiera e azione.
I vescovi sardi dicono: con facilità si vende fumo seguendo ideologie. Gli slogan e le promesse non aiutano a creare un clima distensivo. Buona politica è anche far crescere il lavoro. La produzione e il commercio delle armi non contribuiscono alla costruzione della pace.
La democrazia è in crisi. I diritti anche quelli della Costituzione hanno bisogno di vigilanza.

venerdì 31 agosto 2018

I CLAMORI DEI POVERI E DELLA TERRA C’INTERPELLANO. A 50 ANNI DA MEDELLIN






III CONGRESSO CONTINENTALE DI TEOLOGIA LATINOAMERICANA E CARAIBICA


SAN SALVADOR 30 AGOSTO- 2 SETTEMBRE 2018


MEMORIA GENERATIVA DI MEDELLIN
[I congressi continentali di teologia, giunti alla terza edizione (2012, 2015 i precedenti) sono un’iniziativa di Amerindia, la rete continentale dei teologi della liberazione]

Relatore: Pe  Pablo Bonavia (Uruguay)
Sintesi: Paolo Cugini

Stiamo parlando del presente e non del passato. Occorre andare alla radice di Medellin perché è parte di una comunità narrativa. Solo nella chiesa cattolica succede che cisi trova a discutere un documento dopo 50 anni. Ciò che importa è che quando facciamo memoria stiamo cercando le linee fondamentali della nostra identità. La nostra identità di cristiani è inseparabile dalla memoria del Gesù storico. Nessuno ha cambiato così tanto la vita della terra come Gesù. La nostra memoria è pericolosa perché mostra la debolezza di ciò che noi stiamo idolatrando. La prima comunità si è trovata nella narrazione del Vangelo. Dopo che questa memoria ha perso forza, il nostro cammino si è indebolito. Medellin si è innestata in questa storia messa in atto da Gesù ed è stata capace di riprendere la positività della sua memoria storica. Medellin è un documento di fondazione. Con Medellin nasce la chiesa con il volto latinoamericano e caraibico. Ha un volto proprio. Non è uno dei tanti documenti della chiesa, perché ha il carattere di fondamento, di matrice. La sua originalità è nel modo di essere prodotto, nel cammino che c’è stato per produrlo, per farlo diventare qualcosa di unico. Il documento di Medellin cerca di riprodurre la pratica pastorale e sociale che già era presente nel continente. Medellin ha raccolto ciò che lo Spirito Santo stava elaborando nelle CEBs, nella Teologia della Liberazione, nell’educazione popolare. Medellin ha raccolto ciò che di buono c’era. Non è stata un’illuminazione improvvisa di qualcuno, ma ha raccolto ciò che di buono c’era e stava crescendo in America Latina.

La fedeltà di Medellin al Concilio. Medellin non termina in un programma, ma ci dà la possibilità di un nuovo volto di Chiesa. In AL si lavora non con programmi, ma con processi. Processo che consiste in apprendere da tutti e da tutto. E’ stato detto che Medellin ha riprodotto la novità del Concilio, ma Medellin è andato oltre. Dobbiamo riprendere Medellin, non il programma, ma il processo che lo ha prodotto. La prima cosa che Medellin ha ripreso dal Concilio è quello di superare il narcisismo della Chiesa, per decentrarsi da se stessa e non sentire la responsabilità di costruire il nuovo mondo, perché chi lo sta costruendo è Dio. I vescovi a Medellin si sono considerati non autorità, ma parte di un problema, del processo. A Medellin è chiaro questo aspetto. Siamo parte di un mondo che deve cambiare. Per questo Medellin era credibile, perché gli attori si mettevano in discussione, si sentivano parte del problema. Non erano analisi settiche, ma che coinvolgevano le persone. I vescovi si sentivano parte del cammino, tanto nei processi postivi che negativi. Medellin riprende anche l’immagine di una chiesa locale e il suo valore teologico. Ogni chiesa locale è la chiesa intera funzionando in un luogo. Medellin devolve creatività e iniziativa. In Medellin la chiesa latinoamericana diventa una chiesa di fuoco. Tutta la chiesa in un luogo. In Medellin i vescovi riconoscono che la povertà ha una ricchezza maggiore di tutte, per poter dare al mondo ciò che il mondo ha bisogno. Ernesto Balducci diceva che con Medellin assistiamo al ritorno delle Caravelle. Perdere l’abitudine di desiderare di essere come gli altri: è questa libertà che la Chiesa di Medellin ha esercitato sulla chiesa LA, e cioè ha smesso di desiderare di essere qualcosa d’altro ed si è concentrata sulla propria identità, la propria specificità.

C’è poi il tema dei poveri. La solidarietà con i poveri accompagna tutta la storia della chiesa. In Medellin questo aspetto si colloca nel centro del cammino, della sequela a Gesù. Porre il povero al centro non solo come vittima, ma come forza storica, per scoprire i suoi valori culturali, la sapienza del povero. Centro del Regno di Dio è il povero. E’ il primo documento della chiesa universale che pone al centro il povero, che è visto come soggetto, capace di portare luce, forza e progetto. Nessuno è un soggetto solo, ma siamo insieme. Questa aspetto è uno di quelli che attraversano i capitoli del documento di Medellin.
Riscoprire nella categoria della colonizzazione ciò che avviene nelle relazioni. Occorre riscoprire la sapienza occulta del nostro popolo.

Aula dell'Università dell'America Centrale (UCA) dove si sta svolgendo il Congresso

La UCA è un'università in mezzo al verde


Congiuntura politico-economica latinoamericana e caribica
Relatore: Pe Elio Gasda (Brasile)
Sintesi: Paolo Cugini

Analisi sistemica e macro. Il sistema è il capitalismo neo-liberale. L’AL è in una crisi permanente, una catastrofe, annichilamento della sostanza umana e naturale della società. Non possiamo esigere da questo sistema quello che non può dare.

Tesi: siamo all’inizio del consolidamento della forma mai pura del capitalismo. Il capitalismo si basa sull’individualismo quindi non ha società, né giustizia, ma la logica del capitalismo. Attività economica: massimizzare il beneficio. Legittimità dell’avarizia. Abbiamo i quartieri ricchi nelle città circondati da muri. Il capitalismo è cambiato, è peggiorato. Negli anni ’80: logica degli opposti, logia di minimo e di massimo. Minimizzare beneficio sociali, educazione, salute. Massimizzare l’accumulo di ricchezza, militare. La categoria forte: il capitalismo estremo.
Perché questo sistema si mantiene? Perché il popolo non si oppone?

W. Benjamin: il sistema non morirà di morte naturale, ma rinasce, e si rinnova adattandosi incorporando la critica per non perdere la seduzione e la fiducia della società. Il capitalismo è molto vivo negli stili di vita, nel comportamento del popolo. Le persone pensano con la logica capitalista. Consumo, tecnologia e carta di credito: capitalismo infiltrato nella vita quotidiana del cittadino. Qual è la forma di persuasione più attuale? Il sistema ha incorporato la critica dell’ambiente. Il nuovo concetto seduttore è lo sviluppo sostenibile. Tutti credono che il sistema sia sostenibile. La società ci crede. Il neoliberalismo non è solo un’ideologia: è una nuova ragione della civiltà.
M. Thacher: l’economia è il metodo. L’obiettivo è l’anima.

Il sistema non funziona senza raggiungere gli affetti degli individui. E’ un sistema che crea soggetti neo liberali: meritocrazia. Se si ha il neoliberalismo si ha un nuovo soggetto che pensa come neoliberali. Questo è stato l’ultimo trionfo del neoliberalismo: conquistare le persone, sedurle.  Le imprese non producono solo prodotti, ma idee, modi di comportarsi. Il soggetto neoliberale è depoliticizzato.

La società mercato: Evangelii Gaudium 54. Siamo nella società mercato, regola assoluta. I mercati sono una somma d’interessi che regge il potere sulla società, sui governi. Il neoliberalismo ha trasformato tutto in mercato. E’ un estremo. Questo sistema è un modello di civiltà, con un ordine, una cultura, un’antropologia. Il capitalismo si è convertito in un fenomeno naturale.

Il capitale finanziario controlla la politica. La disputa politica ha cambiato di luogo. Ci sono grandi corporazione che sono classificate sistematicamente significative. Ci sono 20 corporazioni che lavorano con un capitale enorme. Miliardi di dollari in mani di pochi che decidono il destino di milioni di persone. Sono capaci di provocare rotture nei paesi solo per controllare la politica.
Entriamo in una nuova fase delle politica LA. I voti non sono più decisivi per il potere legislativo e giudiziario.

Essere progressista non significa più essere di sinistra. Governi progressisti possono essere funzionali al sistema. La sinistra va al potere e governa come se fosse la destra. Non si cambia la struttura sociale. C’è stato un aumento della disuguaglianza. Grande impresari continuano a guadagnare soldi come mai è successo.

Mito della crescita economica: il consumo è la soluzione della promozione dei poveri. Molti governi progressisti hanno finanziato l’invasione e la distruzione dell’Amazzonia da parte delle multinazionali. Con i denaro si compra tutto. La povertà si risolve con il progresso: è quello che si è sostenuto. Si sono visti pochi progetti di sinistra nei governi progressisti. I ricchi hanno un metodo, valori. Questo sistema ha ridotto lo spazio politico delle nazioni. Influenza delle corporazioni. Ci sono avversari politici forti fuori dai partiti.

C’è un neo-Stato. Privatizzazione della democrazia. Non ci possono essere rivendicazioni di giustizia. E’ il mercato che decide. La violenza è stata istituzionalizzata dallo stato. Il capitalismo è incompatibile con la democrazia. Le istituzioni sono regolate dalla privatizzazione. La politica è del capitale. Francesco: non c’è futuro in questa sottile dittatura. Tutti i politici sono milionari.
La disuguaglianza estrema. l'economista Thomas Piketty ha sostenuto che la concentrazione della ricchezza è l’origine della disuguaglianza.

Tecnologia: serve per i ricchi che non sono interessati al benessere della natura.

Sfruttamento del lavoro. E’ una delle cause della disuguaglianza. Ci sono sempre meno condizioni umane nel lavoro. E’ una delle conseguenze del neoliberalismo. C’è uno sfruttamento dei lavoratori affinché il capitale possa crescere in modo illimitato. Non c’è la preoccupazione con la situazione di disuguaglianza.

La corruzione. Papa Francesco: chi vive nella ricchezza non vede l’essere umano e il povero. Il tema della corruzione apre le porte a tutti i tipi di delitti. Il neo-stato punta al sistema corrotto. Banchieri comprano accordi e politici per assicurare il loro potere. Lo stesso vale per le grandi corporazioni. Paradisi fiscali: sono elementi centrali dell’attività del lavoro finanziario. C’è una corruzione radicata dentro il sistema. Buona parte dei soldi dei paradisi fiscali servono alla distruzione dell’Amazzonia. La corruzione sostiene il sistema iniquo, come dice Francesco. La corruzione si sviluppa con la concentrazione del potere. La corruzione è funzionale al potere.

La peggior dittatura è quella del potere giudiziario. La dittatura dei soldi ha bisogno della dittatura della giustizia. Chi impone le leggi è chi impone il potere. Diritto e politica sono forme uniche. La presenza degli interessi delle corporazioni controlla il diritto. La profondità di questo potere è arrivato a livelli estremi. Il diritto è strumento del potere. In questo modo il sistema si mantiene. Il diritto è sempre stato a servizio dei ricchi. Il neo- Stato nega il diritto e non è soggetto a democrazia. E’ il diritto della destra. L’élite del denaro crea un sistema che coinvolge anche il diritto. Questa dimensione del potere aiuta a capire che cosa sta succedendo nel continente. Siamo dinanzi ad una nuova realtà.

Ci sono due stati paralleli: quello dei grandi e quello dei piccoli. Lo stato ha carta bianca per praticare violenza e torture sui poveri. C’è la criminalizzazione dei poveri ed è un’eredità che viene da lontano. Siamo in una nuova fase della guerra contro i poveri. Ciò che interessa è una vita produttiva. Le vite scartate sono vulnerabili. Manca tutto per i poveri: salute, educazione, ecc. I poveri son invisibili al diritto. A Rio de Janeiro, ad esempio, la violenza è arrivata a dei livelli spaventosi. Si accusano i poveri di violenza, ma lo stato non garantisce nulla. Non possiamo sperare in un futuro migliore.

La Cina. Non si può parlare di AL senza parlare di Cina, che è presente in molti progetti imprenditoriali, grandi opere di infrastrutture. Le dighe, le strade, i metrò, i ponti, i porti, il canale di Nicaragua. Progetti finanziati dai banchi cinesi. La Cina ha aumentato le spese militari di molto. Ha aperto una base in Patagonia. La Cina ha aumentato il mercato in modo impressionante ed è il più grande alleato commerciale in AL: supererà gli USA.

Domande:
Il capitalismo è un modello superabile? Cosa ci sarà dopo il capitalismo? Le proteste sono sufficienti? Qual è la grande sfide?

Medellin- Salvador 2018
Che cosa significa ritornare alle origini? Abbiamo bisogno di un nuovo Medellin? Abbiamo bisogno di un altro concetto di liberazione?




martedì 4 aprile 2017

ETICA PROFESSIONI E RESPONSABILITÀ SOCIALE: UNA CONIUGAZIONE POSSIBILE?







PROVINCIA DI REGGIO EMILIA
NOI CONTRO LE MAFIE
VII EDIZIIONE
3-8 APRILE 2017

Sintesi: Paolo Cugini

Antonio Nicaso, Scrittore e Storico
L’Italia è il paese dove il potere invisibile è visibile. La mafia è un potere che pochi hanno voluto vedere. La mafia è un fenomeno storico che non è facilmente definibile. La mafia in Italia è tutto ciò che lo Stato italiano ha voluto che fosse. Senza i rapporti con la politica e le istituzioni la mafia non sarebbe sopravvissuta così a lungo. Giovanni Falcone era convinto che Cosa Nostra dialogasse con tutti quei soggetti che avrebbe potuto ricavare utilità. Per capire la mafia a Reggio Emilia occorre tener in considerazione un termine: relazione. Le mafie sono di più che un’organizzazione violenta. Le mafie per poter sopravvivere hanno bisogno della relazione con il potere. Ciò ci aiuta a capire la complessità del fenomeno. Capitale sociale definisce l’insieme di risorse di cui dispone un individuo. È un’area intermedia tra il legale e l’illegale, fatta di tante sfumature di grigio. 
Problema del riciclaggio del denaro sporco. Si calcola che nella classifica dei paesi dove venga investito capitale illecito l’Italia è al 4 posto. Es.: un avvocato calabrese suggerisce ad un boss di aprire un ufficio negli USA. Siamo dinanzi a persone intelligenti e scaltre, che non conoscono la geopolitica: per questo è importante l’avocato che conosce le leggi e le situazioni. Importanza del professionista che costituisce una fase importante dello sviluppo delle mafie. Tra i professionisti che collaborano con la mafia ci sono avvocati, bancari, artigiani, medici e altro. Quando parliamo di etica e di morale facciamo riferimento al costume, alle scelte quotidiane. Occorre essere onesti ed evitare gli equivoci. L’etica è un componente essenziale nello sviluppo del mercato. La teoria economica ha sempre riconosciuto l’importanza della fiducia. Comportamenti virtuosi tendono a dare fiducia e benessere. Grazie all’etica si possono valorizzare i contributi del libero mercato. Anche Adam Smith sosteneva l’importanza dell’etica nello sviluppo dei mercati.

Ignazio de Francisci (Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Bologna)
Mi sono occupato di criminalità e antimafia. Sin dall’inizio delle indagini si sono presentati molti casi di professionisti che non facevano uso dell’etica nel loro lavoro. Cosa Nostra non sarebbe quella potenza che è se non avesse avuto collegamenti col mondo politico e con la società. In questi collegamenti spiccano i professionisti perché gli uomini di onore pur essendo carichi di spietatezza, non si sanno muovere in alcuni mondi dove sono richiesti competenze. Un esempio è la medicina. La mafia è dentro gli ospedali, le cliniche private. Ogni famiglia mafiosa ha i suoi collegamenti. O ha un uomo d’onore medico, oppure ogni capo mafia aveva persone a loro disposizione. È uno di quei casi che veniva inquadrato come concorso esterno. Caso del medico che a chiamata del mafioso prestava servizi e la sua attività anche recandosi a domicilio. Questa rete di aiuti rende forte l’organizzazione mafiosa. Quasi sempre i pubblici ministeri hanno fallito quando hanno cercato di condannare un medico per reato di collaborazione con la mafia. Non è facile perché è difficile trovare un termine che spieghi il tipo di coinvolgimento del medico. È difficile trovare il riscontro. 
Anche quando si trovarono le cartelle cliniche e le falsificazioni delle stesse cartelle cliniche, il caso rimaneva difficile da risolvere. Altro aspetto di questo tipo di complicità riguarda i periti. Tante volte i mafiosi arrestati, fingevano di essere pazzi e puntavano al proscioglimento con il ricovero in ospedali psichiatrici giudiziari. Tutte queste figure avevano un corredo di professionisti che attestavano la loro pazzia. Erano sempre gli stessi nomi dei professionisti che favoreggiavano i mafiosi sul tema delle perizie. Altri professionisti imputati sono gli avvocati. Queste indagini sono difficili perché si chiede un supplemento di prova. È più facile condannare un killer che un professionista. Spesso, a causa di ciò, le indagini vengono rallentate. Se non ci fossero queste stampelle esterne la mafia sarebbe molto meno potente. Occorre evitare la tentazione del denaro facile perché è qui che entra la mafia. Anche la cocaina e la prostituzione finanzia la mafia. Le passioni criminali portano denaro alla mafia. Si crea un circuito criminale che avvelena tutta la società. Vorrei che l’Emilia Romagna non assomigliasse mai alla mia triste Sicilia.

Alessandra Dino (Docente di sociologia giuridica Palermo)
Rapporto fra etica e legalità: è controverso. A chi parla di giustizia bisogna chiedergli: da che parte stai? Responsabilità significa criticità. Etica della professione universitaria dovrebbe contribuire a creare cittadini responsabili. Lo studioso non può essere imparziale. Il politico invece deve fare delle scelte, costruire consenso e non deve scontentare il suo elettorato. Che cosa è diventata la nostra università? Max Weber parlava dell’intimità del sapere dicendo che ruolo del sapere è quello di aiutare le persone a capire il senso vero del suo operare. G. Colombo diceva che la democrazia non può andare a braccetto con atteggiamenti infantili. La democrazia è difficile, impegnativa. La nostra Università comprendiamo come sia stata piegata a logiche economiche e politiche. Si usa solo lo strumento quantitativo per valutare l’efficienza del sistema universitario. L’università non è un’agenzia di collocamento. La libertà di pensiero è la base della democrazia. Rapporto etica e denaro. La moneta si è fatta strada assumendo un ruolo fondamentale nella nostra società. Il purgatorio è nato per salvare i ricchi dall’inferno. La vendita delle indulgenze serve per salvare gli usurai.
 Oggi ciò sembra un vecchio ricordo. Il denaro ha modificato la nostra vita. George Simmel: il denaro è uno strumento che cambia le relazioni, dalla qualità alla quantità. C’è chi ha eguagliato la moneta al linguaggio. Ciò ha profonde conseguenze. Il denaro ha un ruolo importante nelle organizzazioni criminali. Lungo la scia dei soldi mafiosi e del riciclaggio di capitali illeciti, si salda la relazione fra organizzazioni criminali e crimini potenti. Le mafie si spingono a cercare criminali potenti. I corrotti sono proprio i mafiosi che apprendono l’utilizzo del riciclaggio del denaro sporco. Nasce il sistema criminale. Offrono prodotti di consumo comune: prostituzione, gioco d’azzardo, ecc. Il 40% dei maschi adulti frequenta abitualmente prostitute. L’elemento più pericoloso è che il crimine dei potenti è fondativo è innovativo: i criminali potenti ridefiniscono le regole, che sperimenta nuovi comportamenti. Occorre andare oltre la dimensione del lecito e della mera legalità perché non riesce a cogliere la profondità del problema. Socializzazione delle perdite. Il crescere delle disuguaglianze crea un circolo vizioso. C’è una correlazione tra diseguaglianza e corruzione. Quando la democrazia è posta al servizio della finanza è la fine. Oltre il 43% dei ragazzi vorrebbe andare via dall’Italia. La disoccupazione giovanile è al 40%. La povertà relativa e assoluta è in continua crescita dal 2015. La povertà non è solo un dato numerico, ma porta conseguenza sulla scarsa tenuta degli aspetti democratici e della tenuta del tessuto sociale. Il meridione è la zona più colpita in Italia. Siamo dentro uno scenario poco bello e dalle tinte fosche. In questo scenario può capitare che sia l’economia a dettare le leggi alla morale. In un mondo che è votato alla produzione della ricchezza la morale trova poco posto. 
Questo modello propone una mozione di giustizia come ineguaglianza. Lo stimolo meritocratico nega la realtà perché non riesce a vedere il rischio e l’insicurezza che è creata dalla logica del denaro. Cosa fare? Occorre intervenire all’interno di riforme politiche, intervenire sul modo d’investire i fondi economici. Occorre investire maggiormente sulla ricerca. La prosperità di un paese non corrisponde dalla quantità di denaro, ma da come le risorse vengano distribuire. Per dare un posto centrale all’etica dobbiamo ripensare il modo di vivere in democrazia. Il ruolo dell’Università in questa prospettiva è fondamentale. Noi possiamo al massimo convincere, perché possiamo determinare delle proposte che cambiano le regole nefaste che producono ingiustizie e disuguaglianze.

sabato 29 ottobre 2016

LOTTARE CONTRO LA CORRUZIONE POLITICA: INCONTRO A BRESCELLO-RE



Giovedì 3 novembre alle ore 21 a Brescello nella sala Prampolini si terrà la presentazione del libro Rivoluzione. Diario di una rivoluzione politica nel Nordest brasiliano. L'incontro fa parte di una serie d'incontri organizzati dal gruppo SCIOGLIERE L'INDIFFERENZA. QUI ED ORA PER BRESCELLO, che ha l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sui temi della mafia e della corruzione politica. 

giovedì 31 dicembre 2015

ALLA FINE CI VERRÀ CHIESTO SE SIAMO STATI CREDIBILI E NON SE SIAMO STATI CREDENTI



CONVEGNO NAZIONALE PAX CHRISTI
31 DICEMBRE 2015 – MOLFETTA

Tavola Rotonda: ALLA FINE NON CI VERRA’ CHIESTO SE SIAMO STATI CREDENTI MA SE SIAMO STATI CREDIBILI

Sintesi: Paolo Cugini

Don Luigi Ciotti (Libera)
Si sale sulla croce tutte le volte che si sceglie la parte ei poveri. I miei due grandi riferimenti sono il Vangelo e la Costituzione. C’è molta politica nel Vangelo nella sua vera accezione del termine quando denuncia. C’è molto vangelo nella costituzione. A Paola Sindaco dico quello che disse Martini: Dio non è cattolico, Dio è di tutti, ama tutti. Questo è molto importante e mi commuove a pensare alla stanza del silenzio per guardarsi dentro.

Ci sono 42 conflitti in atto in questo momento. In questi tempi di guerra non dev’essere impossibile parlare di pace. C’è un terrorismo economico, ambientale che impoverisce la terra. Non potrei non dire che il percorso militare è disastroso. Nel 2014 ci hanno consegnato il dato di 180 mila morti civili nelle guerre. Spesso è stata dichiarata guerra a regimi che noi abbiamo contribuito a costruire e consolidare. La forza è sempre una scorciatoia. Cosa fanno le Nazione Unite? Dove stanno? Sono nate per porre fine alle guerre. Oggi siamo circondati da tanti conflitti. C’è chi considera il pacifismo un idealismo. Il pacifismo è una fede concreta nella dignità della politica come strumento di pace. Stasera chiediamo alla politica di assumersi questo. Il problema del terrorismo non si risolve uccidendo i terroristi, ma togliendo le cause che ha prodotto questo. La Camorra, Ndrangheta. Nella provincia di Foggia più di 400  persone sono state uccise dalla mafia. La Banca d’Italia ha palato di corrotti al suo interno. Noi siamo chiamati al dubbio.

Il mondo Occidentale deve interrogarsi sui meccanismi di morte che crea. Siamo in guerra. Dov’è il ruolo di quelle istituzioni. Dobbiamo chiamare per nome le istituzioni corrotte.
Livatino e Papa Woityla. Nella valle dei tempi si scagliò contro la mafia. Nel 1944 la chiesa siciliana diede la scomunica ai mafiosi. Il giornale della diocesi di Palermo nel 1897 chiama per nome i mafiosi per rendere conto dei crimini. Don Sturzo diceva che la mafia è in Sicilia ma la testa è a Roma. Corruzione e mafie vanno a braccetto.
C’è una velocità criminale molto forte. Woityla ha fatto 5 visite pastorali in Sicilia. Nella valle dei tempi è la seconda. 15 preti gli aveva mandato una lettera per dirgli di dire qualcosa. Mentre va al corteo il papa entra in una porticina. Il papa sta andandosene via aggrappandosi al pastorale torna indietro e si mette a gridare. Erano i genitori di uno ucciso dalla mafia dietro alla porticina.
Nella Laudato Si c’è un passaggio che è fondamentale. Bisogna prendere dolorosa cosciente e trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo e riconoscere qual è il contributo quello che ciascuno può portare. Se le cose non ci toccano non servono. Facendo memoria è un modo d’impegnarci più tutti.
L’umiltà del noi. Non è opera di navigatori solitari. Siamo piccoli. Il coraggio e l’umiltà richiedo umiltà e responsabilità. Ogni cittadino deve sentirsi responsabile di esigere i diritti dell’altro come se fossero i nostri.
In tutta Europa c’è un reddito minimo. Mi batto è per l’interazione e non per l’inclusione.
Da dopo l’abbattimento del muro di Berlino è bene chiedersi quanti muri abbiamo costruito, muri di filo spinato. La speranza ha bisogno anche di conoscenza. I muri che sono stati creati per respingere: 1200 Km di confine USA sul confine con il Messico. Migliaia di muri, di filo spinato in tantissime parti del mondo.
Facciamo emergere le cose belle che ci sono nel nostro paese: tanti giovani che ci mettono la faccia con coraggio. Abbiamo visto fare le mura per alzare le mura per proteggere i quartieri dei benpensanti.
I cittadini devono vedere che vengono restituiti a loro i beni confiscati alla mafia. Oltre 500 associazioni in Italia fanno uso dei beni confiscati alla mafia. Occorre avere un sistema legislativo che permetta questo.
Responsabilità è conoscenza. Sono le due anime del percorso formativo di cui abbiamo bisogno. Ci vuole un’educazione al bene comune.
La costruzione dell’uguaglianza, della giustizia sociale è compito della politica formale, ma c’è quella costruzione e compito informale ella politica che ci chiama in causa tutti come cittadini responsabili. Diventa comodo gridare alla corruzione se non c’impegniamo in prima persona. Uguaglianza non è la negazione della differenza, ma il riconoscimento di ogni differenza. Non possiamo stare zitti. Ci sono i soldi per le spese militari e non per quelle sociali. I conflitti fanno scattare la corsa alle armi. Il filo spinato è diventato la pubblicità per respingere la gente. Non ci sono i soldi per contrastare la povertà. E poi la sanità.
I minori in Italia al di sotto dei 18 anni sono 10 milioni. Ogni 100 persone minori di 14 anni ce ne sono 151 che hanno oltre 65 anni. Davanti abbiamo una società sempre più anziana e famiglie che si compongono in età sempre più avanzata.
C’è troppo un sapere di seconda mano, per sentito dire. Pace vuole dire le politiche sociali.
Conformismo, sfiducia e ribellione: sono i tre atteggiamenti che abbiamo trovato nei giovani. Ribellione costruttiva di tanti ragazzi. Hanno bisogno di adulti presenti e non invadenti, tolleranti, credibili e appassionati.

Daniela Marcone (Libera Puglia)
Figlia di Francesco Marcone 31/3/1995
Hanno ucciso mio padre con due colpi di pistola. E’ stata una persona credibile. E’ stato oggetto d’indagini tutte in salita. Non è stata una vicenda giudiziaria facile. Era il direttore del Registro di Atti a Foggia. Nel ’95 c’era la mafia del mattone. Chi aveva interesse ad uccidere un alto funzionario? La mafia che uccise questo funzionario era la mafia dei colletti bianchi. C’è un’economia che nel sommerso l’aspetto più pericoloso. Cosa sarebbe successo se l’assassinio di mio padre fosse stato processato subito? In realtà nessuno venne chiamato. Nessuno era indagato. Speravo che prima o poi mi sarebbe stata chiesta la possibilità di parlare. Venne composto un comitato cittadino. Chiedemmo alla città di affiancarsi a noi per la richiesta di giustizia. Se la risposta fosse arrivata subito la mia vita sarebbe stata diversa. Nel 75% dei casi di vittime della mafia non si ha risposta dalla giustizia. Anche nel nostro caso conosciamo una parte, ma non tutta. Il rischio è che camminiamo al fianco dell’assassino. Dare una risposta a mio padre mi richiamava al mio senso di responsabilità. Lo stato siamo noi: questo ci diceva nostro padre. Credibilità degli atti di ufficio di mio padre. Mons Casale fece un’omelia coraggiosissima al funerale del papà. Fu un richiamo molto forte. Per dieci anni ho cercato di mettere a posto le cose. Ho capito che la giustizia dei tribunali è importante, ma è la risposta di una città che cammina al tuo fianco che ti dà risposte ulteriori.
Le carte processuali mi avevano fatto conoscere una città in pericolo. Dopo 20 anni si è aperto un altro fronte: la scoperta dell’altro. Le persone che hanno sparato, che hanno ucciso mio padre, all’improvviso ho iniziato a vederli come uomini e non come mostri. Non è facile questo passaggio. E’ il percorso di LIBERA MEMORIA che stiamo facendo assieme alle vittime delle mafie. Considerare l’altro un nostro e non un mostro.

Mons Francesco Savino (Vescovo di Cassano)
Ruolo della Chiesa in questo cammino che ci chiede di perdonare e d’interrogarci di come porci da credenti?
Dopo la testimonianza di Daniela ho pensato come sia urgente superare la malattia dell’altzaimer culturale, spirituale. Oggi si vuole rimuovere una memoria che attiva processi di cambiamento. E’ necessario recuperare la memoria che ci aiuti ad attivare processi per nuovi stili di vita. Come non ricordare la serata del ’92 a Molfetta, con Bettazzi, Tonino. Ci siamo oggi sulle frontiere che ci portano a dire si.
Tonino era credibile perché aveva deciso da che parte stare: dalla parte degli ultimi, di quelle persone che allora come oggi fanno fatica a vivere con libertà la vita. Oggi come ieri dobbiamo dirci da che parte vogliamo essere. Non possiamo essere neutrali. Siamo credibili quando facciamo questa scelta, quando ci mettiamo la faccia, la vita.
E. Bloch piaceva tanto a don Tonino. Mai come in questo momento non possiamo rischiare di vivere di belle parole. In Papa Francesco c’è coerenza tra quello che dice e quello che fa. Non ci è dato di fuggire vigliaccamente, scegliendo Pilato o Barabba.
Costituzione (Calamandrei: la Costituzione è un impegno); Bibbia (occorre recuperare due domande: Dove sei? (Numero 160 della Laudato Si); Dov’è tuo fratello? Abbiamo preso gli immigrati e gli abbiamo detto: sei un dono. Pastorale inclusiva. E’ sulla inclusione la risposta della Chiesa. Il problema del Sud è un problema culturale. Passare dalla cultura dei favori alla cultura dei diritti. In Calabria i poteri forti hanno creato una cultura dove i diritti passano tutti per favori. Al Sud comincia a spandersi il virus dell’individualismo, narcisismo. Anche le cooperative c’è questo virus. Passare dalla cultura dell’indifferenza alla cultura della responsabilità, della partecipazione. I poteri ci vogliono divisi. Al potere piace che siamo individui e non una comunità. L’1% è proprietario del 60% dei beni del mondo.
Dobbiamo costruire questo soggetto sul bene comune. Francesco: la realtà è più dell’idea. La Calabria fra 10 anni sarà una regione dormitorio. La Calabria esporta tutti i cervelli giovanili. C’è la questione drammatica sul lavoro e qui la Chiesa non può tacere.
Paolo Natalicchio (Sindaca di Molfetta)
Dopo il 2000 è esploso il progetto della grande espansione urbanistica in modo impressionante. Anni difficili. Appalti che duravano 10 anni. Grandi opere, urbanistica e socialità. Pochi mesi prima di diventare sindaco è scoppiato un’indagine sulle manovre delle grandi opere. Nel silenzio della città sono arrivati i rinvii a giudizio alcuni giorni fa. La questione del Grande Porto, opera incompiuta, è la terza opera più grande d’Italia: 100 milioni di Euro. Un appalto complicato su cui sono rotolati problemi e dopo è arrivata la magistratura. Ha fato cadere sulle spalle della comunità una serie di presunti reati. Siamo rimasti scossi dagli elicotteri che arrivavano. Pochi mesi fa Raffaele Cantone ha scritto parole chiare.
Gare lunghe sugli appalti, tutte da rifare. Tanti lavoratori. Ci sono 24 lavoratori per 42 disabili. Evidentemente una certa politica ha usato il lavoro per tirare dentro.
Ci siamo messi a fare gli artigiani della Molfetta che volevamo. Siamo stati massacrati dalle critiche. Non abbiamo capito chi aveva progettato quel porto? Per quali industrie? Per chi?
Tentazione di scappare. Ho la convinzione di essere a servizio della mia terra. Le città non hanno piena consapevolezza di quello che si nasconde nelle sacche storiche della criminalità, nelle stanze ben dipinte dei poteri. Noi sindaci siamo quelli che come tanti parroci, siamo in prima linea.
La risposta più grande ai rigurgiti di ingiustizia sta nella rete di persone e società che vogliono la giustizia.

Sindaco di Palermo: carta di Palermo sulla mobilità umana internazionale. 

mercoledì 28 ottobre 2015

MONS OSCAR ROMERO: UNA BUONA NOTIZIA PER I POVERI DI IERI E DI OGGI






A 35 ANNI DAL MARTIRIO DI MONS OSCAR ROMERO
Intervento di Mons Bettazzi a Regina Pacis
Paolo Cugini
Si è svolto all’oratorio di Regina Pacis martedì 27 ottobre, l’incontro sul Beato Oscar Romero organizzato da Pax Christi di Reggio Emilia in collaborazione con L’unità Pastorale di Regina Pacis e  Il Centro Missionario Diocesano. Relatori della serata don Antonio Agnelli, studioso da anni della figura di Mons Romero e Mons Luigi Bettazzi, 91 anni di vita portati alla meraviglia e 51 anni di episcopato vissuti sempre sulla breccia. Mons Bettazzi ha colpito il numeroso pubblico presente all’incontro con la sua simpatia e la profondità nelle analisi sulla vita di Romero, al quale ha dedicato il suo ultimo libro in occasione del 35 anniversario della sua morte, avvenuta il 24 marzo del 1980.

La lettura della figura del Vescovo di El Salvador Oscar Romero che Mons Bettazzi ha proposto è stata significativa e originale, perché l’ha letta alla luce del Concilio Vaticano II. Come il Concilio ha aiutato la Chiesa ad uscire dalle paure e dalle chiusure per aprirsi al mondo, così è stato il cammino di Oscar Romero che da uomo chiuso e conservatore, grazie all'incontro con i poveri è divenuto un uomo aperto e attento ai problemi del mondo e, soprattutto, della gente povera. Sono i poveri che hanno convertito il vescovo Romero: sia Bettazzi che Agnelli lo hanno ribadito più volte. Secondo la ricostruzione proposta da Bettazzi, Romero era stato scelto come vescovo di El Salvador proprio per il suo stile conservatore, che non avrebbe creato problemi con le autorità locali. Le cose, però, si sono lentamente ma inesorabilmente modificate. E’ lui stesso a sostenerlo in un incontro avuto con papa Giovanni Paolo II, che lo sollecitava alla calma e alla moderazione. “E’ la gente che lo ha convertito - sostiene Mons. Bettazzi -. Ha sentito la sofferenza della gente. Giovanni Paolo II lo aveva invitato ad andare d’accordo con il governo, ma lui diceva che non poteva andare d’accordo con chi gli uccideva i preti. Il suo modo di fare alimentava la speranza per un mondo più giusto”.

Don Agnelli ha ricordato il grande significato che avevano per il popolo salvadoregno le omelie di Romero. “Duravano anche due ore, ma la gente non si stancava di ascoltare il suo pastore. La riflessione sul Vangelo si univa all'analisi della dura realtà che il popolo doveva affrontare ogni giorno”. Erano gli anni della dittatura militare che imperversava in tutta l’America Latina. Anni difficili, di grande repressione contro tutti coloro che anelavano alla realizzazione per un mondo più giusto. Romero denunciava sistematicamente gli abusi di potere della dittatura militare e l’accumulo di capitale da parte di un gruppo di famiglie aristocratiche, che mantenevano il popolo nell’indigenza. “Romero è stato ucciso – sostiene don Agnelli -  perché vedeva la realtà e denunciava l’accumulo del capitale. Ricchezze e proprietà privata erano e sono ancora oggi i mali di El Salvador: è questa l’accusa di Romero. Non è giusto che pochi abbiano tutto e la maggior parte del popolo viva di stenti. Chi ha la ricchezza non la vuole mollare e per questo cerca il potere”.
Mons Bettazzi ha fatto notare le coincidenze tra la figura di Oscar Romero e papa Francesco. Come allora Romero fu accusato di essere fragile di mente e che non riusciva a capire la situazione, così oggi Il tentativo di screditare la figura di papa Francesco denunciando la sua presunta malattia, non è altro che un modo per sminuire il peso delle sue scelte e del suo messaggio.

Imbarazzante è il silenzio creato attorno alla figura di Mons Oscar Romero subito dopo il suo martirio. Nessuna ne parla più, nessuno lo cita. Certamente è una figura scomoda e la sua memoria provoca disagio tra coloro che vivono nei palazzi. Per il popolo sudamericano, invece sin da subito Romero è il Santo dei poveri. Il popolo s’identifica immediatamente con colui che è divenuto voce contro le ingiustizie dei politici corrotti e speranza per un mondo più solidale. E’ per questo che il popolo salvadoregno e non solo, è grato a Papa Francesco per aver aperto le pratiche per la sua beatificazione. Un grande dono per la chiesa e per tutti coloro che lottano ancora oggi contro le ingiustizie del mondo.




mercoledì 23 settembre 2015

MANIFESTAZIONE SVEGLIATI AEMILIA!



SABATO 26 SETTEMBRE ORE 9,30
Ciò che è successo il 28 gennaio 2015 era ormai annunciato da tempo: la regione Emilia-Romagna ha visto 117 arresti tra affiliati, politici e imprenditori ritenuti vicini al clan 'ndranghetista Grande Aracri.

L’ormai famosa operazione 'Aemilia' ha colpito, contemporaneamente, in Emilia, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia, per un totale di 160 persone fermate. Da quel giorno è partita una raffica di sequestri (oltre 400mln di euro!), altri arresti, avvisi di garanzia e indagini collaterali che porterà a processo ben 242 persone (avete letto bene, 242!!), tutte ritenute vicine alla ‘ndrina Grande Aracri! A breve inizieranno le udienze per questo nuovo maxi-processo della storia italiana, il secondo, dopo Black Monkey contro i Femìa, in Emilia-Romagna contro la ‘Ndrangheta, la più potente mafia italiana!

Le forze dell’ordine stanno facendo il loro lavoro ma per dare un segnale forte è necessaria la mobilitazione di tutta la società civile. Per gridare il nostro rifiuto unanime contro la corruzione e la criminalità organizzata.

Per questo vi chiediamo di essere al nostro fianco, per questo vi chiediamo di non girarvi dall'altra parte, per questo vi chiediamo di gridare insieme a noi SABATO 26 SETTEMBRE 'SVEGLIATI AEMILIA!'

ORE 9.15 CONCENTRAMENTO IN PIAZZA GIOBERTI (RE)
ORE 9.30 PARTENZA CORTEO
ORE 10 ARRIVO A PARCO CERVI E INIZIO INTERVENTI
ORE 12 FINE MANIFESTAZIONE

L’iniziativa è organizzata da Libera Emilia-Romagna, associazione Cortocircuito, movimento Agende Rosse di Salvatore Borsellino, associazione Colore.