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sabato 18 maggio 2024

Ripensare la violenza di genere in una società multiculturale e nelle migrazioni

 

 


Progetto a cura di Maschile Plurale sostenuto con i fondi Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

 

 

Roma 22 maggio dalle 9,30 alle 17.30

Scout Center Largo dello Scautismo, 1 (Metro Bologna- staz Tiburtina)

Una giornata di confronto tra esperienze concrete, analisi teoriche, percorsi politici ed esistenziali e proposte di cambiamento.

Interverranno:

Marie Moïse - John Cabot University , Rodolfo Pesaresi - Civico Zero Roma, Mackda Ghebremariam Tesfau - Iuav, Maddalena Cannito - UniTo, Giuseppe Burgio UniKore, Adil Mauro - giornalista, Francesco Della Puppa - UniVe, Paola Patuelli - FMP Ravenna, Dany Carnassale, Angelamaria Toffanin - CNR, Martina Rosola, Marisa Iannucci


Allarme violenza di genere e politiche xenofobe

 

 

Lo stigma sociale

nell’esperienza dei giovani migranti

 

 

Il patriarcato attraverso diverse culture


 

Il genere come terreno di conflitto

nelle culture e tra culture

 

 

L'esperienza de* migranti in un nuovo contesto di genere

 

 

Esperienza migratoria e modelli di genere tra cambiamento e richiami identitari


Gli intrecci tra revanchismo maschile e spinte xenofobe

I diritti di ogni persona e i processi di cambiamento, tra stigma, paternalismo e approcci neocoloniali

La rappresentazione di un Occidente devirilizzato e la nostalgia di un tempo in cui le donne, beni di proprietà e non soggetti autonomi, “stavano al loro posto”, si mescolano con un’affermazione di superiorità dell’Occidente civilizzato e civilizzante ma anche con l’invidia paradossale per un Islam percepito come quel luogo archetipico di controllo e disciplina dei corpi e del desiderio, compreso quello maschile, che “c’era prima anche da noi”.

E questo nesso comune fra un passato a cui tornare, della sessualità e del desiderio maschile come qualità “bestiale” da controllare nelle relazioni con le donne per bene, si riversa poi sulle altre donne o sessualità , oggetto di disprezzo razzista e di una fantasia di sfogo violatoria e degradante: oggi con la schiava della tratta o con la sessualità non binaria ed eteroconforme su cui esercitare dominio, violenza e pratiche sessuali umilianti, ieri con la bambina delle colonie su cui l’italiano civilizzatore agiva quella violenza che “per loro è normale”.

Non riconoscere le intersezioni fra queste diverse declinazioni della medesima struttura di dominio produce, con le altre distorsioni, grottesche ambiguità di sistema che in nome della difesa –quasi sempre formale- dei diritti civili, delle donne e dei generi, si appella all’islamofobia. Un tangibile e reale mondo al contrario che alimentando il senso di invasione e la paranoia per un inesistente “regime del politicamente corretto e del pensiero unico crea, anche nelle giovani generazioni di


uomini, irreali minacce su posizioni e ruoli sociali inevitabilmente in mutamento, proponendo in definitiva politiche securitarie, reazionarie e meno diritti per tutt*.

E questa erosione è e sarà inevitabilmente più impattante su chi può accedere con maggior difficoltà –o addirittura non può- a tali diritti basilari, ossia proprio le persone migranti: una violenza sociale ed istituzionale che nega la loro soggettività, rende “illegali” le loro vite, non ascolta le loro storie, i loro bisogni le loro competenze.

È tuttavia urgente integrare l’attività di accoglienza e accompagnamento con una più consapevole elaborazione dei riferimenti normativi, di genere e dell’esperienza conflittuale vissuta da ragazzi, giovani adulti e uomini, nel confronto fra il proprio contesto di origine e fra i ruoli, le rappresentazioni e i linguaggi propri delle relazioni tra i sessi e i generi nella nostra società: un lavoro da arricchire necessariamente con una sensibilizzazione e un confronto anche in ambito interreligioso.

Pensiamo infine che la cultura delle radici, nella quotidianità sia delle persone razzializzate o con background migratorio che di chi accoglie, non si sviluppa da una realtà monolitica, omogenea ed immutabile, ma crea una costante rielaborazione che quelle persone fanno della propria origine, del proprio vissuto e delle proprie aspirazioni; attualmente questa rielaborazione manca di strumenti, spazi e parole che la orientino verso la costruzione, la tessitura e lo sguardo aperto verso il molteplice, la novità e le insospettabili numerosissime comunanze alla base del genere Umano.

§  Come promuovere i diritti di ogni persona, sollecitare processi di cambiamento ed

evitare rappresentazioni stigmatizzanti, paternalistiche e neocoloniali?

§  Come ripensare gli interventi di contrasto della violenza e di coinvolgimento degli uomini nella promozione di nuove relazioni di genere in una società multiculturale e a fronte dei processi migratori in atto?

§  Come affrontare le problematiche di genere connesse ai fenomeni migratori e alla società multiculturale?

§  Come supportare operatori/trici sociale nell’accoglienza e nell’interculturalità?

§  Come promuovere una diversa percezione dei giovani migranti?

§  Come affrontare le diverse maschilità nella gestione dei servizi di accoglienza e nelle dinamiche di una società multiculturale?

§  Che prospettiva e che rappresentazione proporre ai giovani migranti e ai giovani di seconda generazione per una identità di genere in divenire?

martedì 25 aprile 2023

Secondo ciclo di Eretiche Eresia: anima del femminismo

 

 



 

 

Come ricorderete, Eretiche è un progetto dell’OIVD che si articola in due momenti. Il primo ciclo è stato di carattere interreligioso: si è aperto con il dialogo a partire dal libro Eretiche, donne che riflettono, osano, resistono, di Adriana Valerio, cattolica, e si è snodato con appartenenti ad altre religioni che ne hanno esplorato il tema: Shulamit Fürstenberg  Levi,   ebrea,   Minoo.   Mirshahvalad, musulmana, Letizia Tomassone, valdese.

Ora è stato avviato il secondo ciclo degli incontri. Riteniamo che la categoria Eresia sia sigillo dell’intera cultura femminista, proprio per l’attitudine a collocarsi fuori dalla violenza ermeneutica del pensiero patriarcale. Esso prevede la partecipazione di donne di associazioni che rappresentano vari profili del femminismo. Vorremmo ragionare con loro che, in questi contesti, hanno lavorato, pensato, inventato, pratiche insieme ad altre donne e scambiare i loro punti di vista con i nostri, le cui radici si collocano in pluralità di femminismi, fecondati dal vento della spiritualità/fede.

 

Il secondo incontro del secondo ciclo è per il 9 MAGGIO 2023 ore 18:00

 

Casella di testo: Le ospiti sono
Luciana Tavernini e Marina Santini
della Libreria delle donne di Milano e della Comunità di storia vivente SAMI.


 

Luciana Tavernini, ha lavorato come sociologa e come professoressa di lettere in corsi per adolescenti, adulte/i e donne straniere, scrivendo anche testi per la scuola. Ha partecipato fin dall’inizio alla Pedagogia della differenza.

Ha scritto su Rosvita di Gandersheim in Libere di esistere (SEI,  1996);  con  Danna, Niccolai e Villa, Né sesso né lavoro. Politiche sulla prostituzione ( VandA. epublishing, 2019). Scrive recensioni e saggi per varie riviste, anche on line.

Ha tradotto dallo spagnolo il libro di María-Milagros Rivera Garretas, Emily Dickinson.

Vita d’amore e poesia (VandA.edizioni, 2021) e vari saggi.

 

Marina Santini, dopo essere stata responsabile del Centro Documentazione del Corriere della sera, ha scelto di insegnare materie letterarie, storia e filosofia negli Istituti superiori.

L’interesse per la politica l’ha avvicinata alla Libreria delle donne: partecipa da  oltre vent’anni alla redazione ristretta di Via Dogana.

Ha scritto su Marina del Goleto,  su Herrada di Hohenburg (SEI, 1996) e, con Claudia Poggi, in Donne e Bibbia nel Medioevo (Il pozzo di Giacobbe, 2011). È una delle autrici della mostra del 2005 su quarant’anni del femminismo a Milano Noi utopia delle donne di ieri, memoria delle donne di domani. Ha curato con Alessio Miceli il libro  di  Vita Cosentino, Scuola. Sembra ieri è già domani. L’autoriforma come trasformazione della vita pubblica, (Moretti & Vitali 2016).


Ha curato nel 2021con Vita Cosentino Non sembra, ma è una grande occasione, Quaderni di Via Dogana, Libreria delle donne.

 

Insieme hanno partecipato alla Comunità di pratica e riflessione pedagogica  e  ricerca storica.  Successivamente  alla  Comunità  di  Storia  vivente  di  Milano  e  ora  SAMI; insegnano Historia viviente al master in Studi della differenza sessuale presso l’Università di Barcellona. Hanno curato per anni la programmazione del Circolo  della  rosa  e organizzano incontri.

Hanno scritto su Cristina di Belgiojso, (Bellinzona, 2007); una storia del femminismo italiano Mia madre femminista. Voci da una rivoluzione che continua (Il Poligrafo, 2015); con altre o La spirale del tempo. Storia vivente dentro di noi (Moretti & Vitali, 2019).

 

Per partecipare, richiesta all’indirizzo osservatorioivdonne@gmail.com