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venerdì 9 maggio 2025

L’EMOZIONE DI UN UOMO SOLO, GUIDA SPIRITUALE DEL MONDO

 




 

Paolo Cugini

 

Mi piace vedere il nuovo Papa così: montato su un asinello. Proprio come Gesù mentre entra in Gerusalemme. È una fotografia che dice del nuovo Papa molto di più che il suo curriculum accademico, o i compiti assunti nella Chiesa. C’è molta semplicità che traspare da quell’immagine e della quale noi tutti ne abbiamo estremamente bisogno.

È stata visibile la sua emozione quando si è presentato davanti al popolo. Si vedeva che faceva fatica a contenere l’emozione. C’è molta umanità in questi piccoli dettagli, ed è di questo che il popolo di Dio ha bisogno: di umanità. Una persona che si emoziona vuole dire che lascia spazio ai sentimenti, che nelle decisioni importanti non farà riferimento solamente alle connessioni razionali di causa ed effetto, ma ci sarà spazio per quello che proviene dal cuore e, in questo particolare frangente della storia, non è poco.

Il nuovo Papa avrà bisogno molto di questa sua umanità, per accompagnare un mondo devastato dagli odi e dalle guerre, dal disprezzo nei confronti delle masse di poveri da parte del ristretto gruppo di ricchi. Non saranno i suoi titoli di studio a fare la differenza come guida spirituale di questo mondo travagliato, ma la pazienza, la mansuetudine, la capacità empatica, la voglia di tessere un dialogo con tutti. Il fatto che abbia parlato di ponti da costruire è una bella indicazione di come intende accompagnare la Chiesa nelle dinamiche di un mondo conflittuale, che costruisce muri, respinge chi cerca una vita migliore, disprezza i poveri. La chiesa che costruisce ponti: mi sembra sia una bella immagine che dice tante cose piene di speranza.

C’è stato un momento, nei minuti in cui il nuovo Papa è stato annunciato al mondo, in cui si è crato un contrasto stridente. Da una parte le grida scomposte, quasi da stadio, da tifosi agguerriti della gente che era in piazza san Pietro, dall’altra il volto tirato di un uomo emozionato che, guardando quel popolo così caloroso, sente tutto il peso della responsabilità spirituale che gli è stata appena affidata. Forse, più che di grida e di tifo da stadio, che ricordano tanto l’entrata di Gesù in Gerusalemme, prima osannato e poi insultato, c’è bisogna di un po' di calma, di spiritualità dell’attesa, quel tipo di spiritualità che sa accompagnare in silenzio gli eventi della storia e della vita, cercando di non caricare troppo di aspettative colui che ha appena assunto un incarico così importante.