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mercoledì 29 agosto 2018

VISITA ALLA TOMBA DI MONS. OSCAR ROMERO






Paolo Cugini

Siamo un gruppo di nove missionari in visita ai posti cruciali del cammino della Chiesa salvadoregna. Con noi c’è Maiella, da 32 anni missionaria laica in San Salvador, che ci guida alla scoperta di una Chiesa bagnata dal sangue dei martiri. E’ il cammino di una Chiesa che ha resistito all’arroganza del potere che schiaccia i piccoli. Potere che ha avuto come alleato la gerarchia ecclesiale, vale a dire i vescovi locali, che non hanno mai visto di buon occhio l’operato di una chiesa vicina ai contadini, una chiesa vicino al popolo, quella chiesa nella quale Romero e alcuni preti viveva ogni giorno.
 Il contesto sociale è fortemente marcato dalla divisione di classe creato dai grandi possessori di terre: 14 famiglie si dividono tutta la terra salvadoregna. Ovunque ci sia il latifondo ci sono problemi sociali, perché il latifondo genera situazioni di povertà e di conflitti sociali. Lo sappiamo moto bene: chi più possiede più vuole e fa di tutto per avere sempre di più. In questa lotta di sopruso e di potere, chi non ha avrà sempre meno e sarà costantemente e pesantemente oppresso e alienato in tutte le sue rivendicazioni. Erano gli anni in cui il mondo era diviso chiaramente in due parti: USA e URSS, vale a dire da una parte il modello economico capitalista e, dall’altra, il modello marxista/comunista. La Chiesa sin dagli anni ’20 del secolo scorso, attraverso una serie di documenti ed encicliche aveva dipinto il comunismo come ateo e, di conseguenza, niente di buono poteva venire dalle sue file. Per questo motivo, tutti coloro che assumevano un linguaggio od una riflessione che riprendeva le riflessioni economiche di Marx, veniva tacciato di comunista e, di conseguenza, era considerato nemico. Per molti decenni il mondo ha vissuto dentro questa contraddizione senza nessuna possibilità di liberarsi dalla durezza irrazionale di una simile contrapposizione. Soprattutto però, l’Occidente ha compiuto un errore storico identificando il comunismo Sovietico con il comunismo di qualsiasi altro lato della terra, facendo di ogni erba un fascio. Questo giudizio a-storico è stata una delle cause principali degli orrori contro il popolo salvadoregno e potremmo dire sudamericano. Dove c’era puzza di comunismo, voleva dire nemico e quindi, in molti casi, la giustificazione di uccidere. L’aspetto più allucinante in questa storia veramente squallida, è il coinvolgimento di vescovi in appoggio al potere locale che dava ordine ai propri militari di uccidere i contadini poveri accusati di complotto comunista.

Il gruppo di Missionari ascolta la testimonianza di Mariella

La visita alla tomba di Mons Oscar Romero, vescovo di El Salvador per soli tre anni, vale a dire dal 1977 al 1980, posta nella cripta della cattedrale, significa toccare con mano il maggior testimone di un vero e proprio massacro di cristiani la cui unica colpa è stata quella di vivere il Vangelo. Sono state le omelie di Romero a disturbare il potere locale. Sono state le parole evangeliche incarnate nella situazione locale che metteva il dito nella piaga di un potere accecato dalla propria arroganza, che maltrattava i poveri contadini, che hanno fatto scattare la scintilla dell’odio. Romero, nelle sue omelie, parlava di giustizia, di uguaglianza; annunciava l’insegnamento di Gesù che tutti siamo fratelli e sorelle e che nessuno davanti a Dio può sentirsi migliore di un altro al punto da arrogarsi il diritto di trattare male il fratello o la sorella. Romero e anche alcuni suoi fedeli sacerdoti, mettevano il dito nella piaga di contadini poveri che non ricevevano il salario dai loro padroni. Parole chiare e dure come il ferro per le orecchie dei signori del luogo che, nonostante tutto, si presentavano regolarmente alla messa domenicale da buoni cattolici. Negli incontri fatti in questi giorni con alcuni testimoni di questi fatti, è spesso emersa una riflessione, vale a dire la distinzione tra fede e religione. Mentre la religione dice di un modo di stare dinanzi a Dio rassicurante, perché porta l’individuo a compiere tutta una serie di riti e precetti per sentirsi a posto dinanzi al divino, la fede indica una relazione d’amore con Dio che spinge la persona ad un cammino di conversione, di cambiamento di vita, di togliere il male dalle proprie azioni per fare spazio all’amore di Dio. 

In silenzio alla tomba di Romero

La presenza dei potenti del territorio alle messe domenicali e la violenza esacerbata contro i poveri contadini, viene letta dai protagonisti del periodo come religione. C’è una religione, un dio che permette ed esige il sangue dei piccoli, le ingiustizie. Venire alla tomba di Romero significa mettersi in ginocchio dinanzi ad un pastore che, ad un certo punto del suo cammino, è stato convertito dal Vangelo di Gesù presente nella vita dei poveri contadini, dalle loro sofferenze ed umiliazioni e ha deciso di prendere una posizione chiara, mettendosi dalla loro parte. Dall’altare il Vescovo Romero parlava come Gesù, denunciando i soprusi dei potenti, schierandosi dalla parte dei piccoli. Per questo è stato ucciso e con lui migliaia di catechisti, preti, religiosi e religiose con l’accusa di comunismo. La gerarchia locale della chiesa che, durante i fatti di sangue era tutta schierata dalla parte del potere che uccideva i cristiani, ora a distanza di quasi quarant’anni dichiara Mons Oscar Romero Santo. C’è molto su cui riflettere su questa squallidissima storia.
Mons Oscar Romero difendendo i poveri contadini, ha difeso i loro diritti, ha lottato affinché regnasse la giustizia di Dio. Interessante è che la sua nomina a Vescovo di El Salvador era stata salutata positivamente dall’oligarchia locale. Romero, infatti, sino a quel momento, oltre ad essere riconosciuto come un conservatore, era considerato un uomo buono, tranquillo, che senza dubbio non avrebbe messo i bastoni tra le ruote ai prepotenti del tempo. E invece no: il Signore Gesù presente nei poveri contadini salvadoregni, gli ha toccato il cuore, lo ha portato a scelte nuove, ad un comportamento nuovo. La riflessione sulla storia di Romero e della chiesa della sua epoca ha condotto il teologo Jon Sobrino a dire che senza i poveri non c’è Chiesa.

Concludo citando un brano di un’omelia di Romero:
"La violenza non la sta seminando la Chiesa, la violenza la sta seminando le situazioni ingiuste, la situazione di istituzioni e leggi ingiuste che favoriscono solo un settore e non tengono conto del bene comune della maggioranza. E qui la Chiesa non potrà tacere perché è un diritto evangelico che la assiste e un dovere nei confronti del Padre di tutti gli uomini, che la obbliga a esigere la fraternità dagli uomini ". (Omelia 1-4-1998

La cattedrale di San Salvador



mercoledì 22 marzo 2017

IN CAMMINO CON IL PROFETA GEREMIA

ZONALE OVEST VICARIATO URBANO- DIOCESI DI REGGIO EMILIA E GUASTALLA
LECTIO DIVINA DELLA QUARESIMA 2017





MEDITAZIONE DI DON MATTEO MIONI
GEREMIA 20,7-18


Sintesi: Palo Cugini


Introduzione: L’esperienza narrata al capitolo 20 si trova in altri contesti del libro. Geremia è il profeta perseguitato. Geremia: colui a cui Dio apre il ventre. La persecuzione viene da Pascur, un sacerdote del tempio e a motivo delle parole di Geremia reagisce mettendolo in prigione. In questi versetti la vocazione di Geremia si trova tra la seduzione e la persecuzione. La seduzione apra per Geremia la strada della persecuzione. Dio obietta, ma nonostante ciò il testo si conclude con delle parole di maledizione. Non si può semplificare il testo, ma va ascoltato così com’è.

Tu mi hai sedotto: Geremia si è arreso dinanzi all’amore di Dio, alla bellezza dell’amore di Dio. È una seduzione sofferta: tu mi hai fatto violenza. Ricorda la situazione di Gesù nel Getsemani. È un invito a non avere paura dell’amore di Dio.

Oppressione: Dire di sì al Signore non è uno scherzo. Dire sì al Signore implica una resistenza. Riconoscere la fecondità del momento in cui grida la sua oppressione. Anche la sofferenza possono diventare grembo fecondo. Paolo dice: sono lieto con le sofferenze di Cristo. Dio non ci chiama alla sofferenza. Dio nella sofferenza ci chiama. Dio chiama alla fedeltà. Riconoscere sia nel momento della seduzione che dell’oppressione si apra il grembo e il cuore di Geremia. Non è un dovere rispondere al Signore.

A volte facciamo l’esperienza della Parola che diventa ingannevole. La nostra vita si ribella quando passa per queste situazioni. È lo scandalo della Parola, perché non è ciò per cui abbiamo messo in gioco la nostra vita. Lasciarsi baciare dalla Parola di Dio può diventare motivo di violenza e persecuzione.

Mi dicevo: Non penserò più a Lui: Geremia ragiona tra sé e sé. Non dà più del Tu a Dio, ma parla di Dio. Il pericolo mortale di un credente è non dare più del tu a Dio. Nei Salmi vediamo che Dio può dire a Dio di tutto; è Parola di Dio perché è rivolta a Dio. Il pericolo di Geremia è di non rivolgersi a Dio con il tu.

Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente: la percezione dell’amore di Dio è l’obiezione alle sue ribellioni, alla sua indignazione. Quando nella nostra vita qualcuno ci propone qualcosa, e mettiamo dinanzi delle difficoltà. L’amore di Dio in Geremia è più forte delle sue paure. La Pasqua è l’obiezione delle obiezioni alla paura di vivere, di amare, ecc. Permettere alla Parola di Dio l’obiezione più profonda ai nostri pensieri.

Ci prenderemo la nostra vendetta. Sentivo la calunnia di molti: Geremia riprende ad ascoltare le parole degli altri, di coloro che ce l’hanno con lui.

Ma il Signore è al mio fianco: l’amore di Dio diventa obiezione alle mie paure. Per questo saranno i persecutori che cadranno.

Signore degli eserciti tu che provi il giusto… Possa io vedere la tua vendetta: Geremia ha ricominciato a dare del tu. Non sono sparite le difficoltà, ma emerge il suo amore per Dio come realtà più forte delle paure. Fino a che abbiamo la capacità di dare del tu a Dio è un bel segno.

Cantate inni al Signore: Geremia ha visto la forza di Dio. Geremia affida la vendetta a Dio. Che cos’è la vendetta di Dio? Dio si vendica. La vendetta di Dio è il condono. La vendetta è disarmata dal perdono. Geremia non cerca vendette sue, ma lascia la vendetta a Dio e Lui risponde con il perdono, la misericordia.

Maledetto il giorno in cui nacqui: è scandaloso sentire un profeta che maledica il giorno in cui è nato. Lo scandalo è quando il credente non risponde alle sollecitazioni di Dio. Nel testo c’è un intreccio continuo. È come la nostra vita. Nessuno vive una vita lineare. Ci possiamo riconoscere nel cuore di Geremia. Dobbiamo litigare con la Parola. Dobbiamo accettare di non capirla. È vivendo il contrasto che la nostra fede cresce. La preghiera non è un tranquillante. È il contrario: è un’adrenalina. Stare dentro alla contraddizione del testo. Questi ultimi versetti provocatori mettono in discussione le nostre sicurezze religiose. La Parola non è un tranquillante.


Senso della vocazione: dalla persecuzione a motivo della Parola a lasciarsi perseguitare dalla Parola. Tutti i disagi, fatiche, contraddizioni: davanti a Dio sono tutti legittimi. Abbiamo il diritto alla stanchezza, al disagio. L’importante è non dimenticare che siamo servi. Non è quello che viviamo che modifica il nostro essere, ma l’essere figli di Dio.