Paolo
Cugini
La
Teologia della Liberazione e la successiva Teologia dei Margini condividono lo
stesso nucleo metodologico generativo: la convinzione che la riflessione su Dio
non possa prescindere dalla prassi storica e dalla condizione geopolitica degli
oppressi. Se la Teologia della Liberazione, nata formalmente in America Latina
tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta, ha identificato
il proprio locus theologicus primario nella vulnerabilità socioeconomica
delle classi proletarie e contadine, l'odierna Teologia dei Margini ne
rappresenta un’espansione epistemologica radicale. Quest'ultima supera il mero
riduzionismo economico per abbracciare le molteplici periferie dell'esistenza:
il genere, l'orientamento sessuale, le migrazioni e la diversità culturale.
1.
Il Fondamento della liberazione: l'ortoprassi di Gustavo Gutiérrez
Il
punto di svolta metodologico dell'intero impianto liberazionista si trova nel
testo fondamentale del sacerdote peruviano Gustavo Gutiérrez, Teologia della
liberazione. Prospettive. Gutiérrez ribalta il primato dell'ortodossia
astratta a favore dell'ortoprassi, ridefinendo il compito stesso del teologo: "La
teologia come riflessione critica sulla prassi storica alla luce della fede non
sostituisce le altre funzioni della teologia... ma le situa in una prospettiva
nuova." Gustavo Gutiérrez, Teologia della liberazione.
Prospettive, p. 21.
Gutiérrez
sposta il baricentro teologico dall'Europa alle periferie dell'America Latina,
argomentando che la salvezza non è una realtà puramente escatologica o
spiritualizzata, ma un processo integrale che esige la trasformazione delle
strutture ingiuste del mondo presente.
2.
La Teologia del Popolo: La via argentina alla liberazione
All'interno
del vasto alveo della Teologia della Liberazione, l'Argentina ha sviluppato una
corrente peculiare nota come Teologia del Popolo (Teología del Pueblo).
I suoi massimi esponenti, tra cui spiccano Lucio Gera e Juan Carlos Scannone,
si sono distanziati dall'analisi di classe di matrice marxista tipica della
scuola di Gutiérrez. Essi hanno preferito adottare una categoria
storico-culturale: il popolo, inteso come un soggetto collettivo unito
da una cultura comune e, in particolare, dalla religiosità popolare.
Per
questa scuola, la fede dei poveri non è un'ideologia da risvegliare, ma una
sapienza già esistente che custodisce un potenziale intrinseco di liberazione e
resistenza. Juan Carlos Scannone evidenzia come la cultura dei margini e dei
sottomessi possieda una logica propria, alternativa a quella tecnocratica ed
egemonica del centro: "Il popolo dei poveri non è semplicemente un
oggetto di oppressione economica o di evangelizzazione, ma è un soggetto
storico-culturale che evangelizza se stesso e la Chiesa attraverso la sua
saggezza vitale e le sue pratiche di solidarietà." Juan Carlos
Scannone, Teologia del popolo. Radici teologiche di Papa Francesco,
p. 84.
La
Teologia del Popolo arricchisce il rapporto tra liberazione e margini
attraverso tre intuizioni fondamentali:
- L'Unità nella diversità:
Il concetto di popolo rifiuta la logica della lotta di classe che divide,
cercando invece una comunione che parta dagli ultimi e che integri le
differenze in un cammino storico comune.
- La Religiosità popolare:
Il misticismo popolare (pellegrinaggi, feste patronali, devozioni) non è
visto come alienazione o superstizione, ma come il luogo in cui i poveri
esprimono la loro dignità e la loro protesta silenziosa contro
l'ingiustizia.
- L'Impatto sul magistero globale:
Questa visione ha ridefinito la categoria di "margine"
nel pontificato di Papa Francesco. Il concetto di Chiesa in
uscita verso le periferie esistenziali affonda le sue radici
teologiche direttamente in questa scuola argentina.
3.
Lo Spostamento verso il margine ed epistemologie queer: Marcella Althaus-Reid
Mentre
la prima generazione della Teologia della Liberazione si concentrava
sull'analisi delle classi sociali, la teologa argentina Marcella Althaus-Reid
ha guidato il passaggio cruciale verso una vera e propria Teologia dei Margini,
integrando le istanze di liberazione con le teorie post-coloniali e di genere .
Nel suo testo più celebre e dirompente, Teologia Indecente, l'autrice
critica aspramente il centro egemonico della teologia tradizionale — europeo,
maschile e borghese — che ha anestetizzato la spinta profetica del Vangelo: "La
teologia ha bisogno di ridefinirsi non più a partire dal centro del potere
ecclesiale o dogmatico, ma dai crocicchi della marginalità vissuta, dove i
corpi esclusi interpellano la trascendenza." Marcella
Althaus-Reid, Teologia Indecente. Perversioni sessuali e adempimenti
teologici, p. 45.
Althaus-Reid
introduce il criterio del margine come lo spazio ermeneutico prediletto. In
questa prospettiva, la verità di Dio non si scopre nei recinti chiusi dei
dogmi, ma si sperimenta e si guadagna nell'incontro incarnato e
spesso scomodo con le storie dei dimenticati e dei marginalizzati.
4.
Il Concetto di periferia esistenziale nei documenti magisteriali
Il
concetto di periferia esistenziale rappresenta lo sviluppo
magisteriale più maturo della convergenza tra la Teologia della Liberazione e
la Teologia dei Margini. Introdotto in modo sistematico da Papa Francesco,
questo paradigma traspone le intuizioni storiche dell'America Latina
all'interno della dottrina ufficiale della Chiesa cattolica globale.
Evangelii
Gaudium (2013): Il manifesto epistemologico
Nell'Esortazione
Apostolica Evangelii Gaudium, la periferia cessa di essere un semplice
luogo di emarginazione per diventare il punto di partenza per la comprensione
della realtà e della fede stessa. La Chiesa è chiamata a un dinamismo
centrifugo: "Oggi e sempre 'i poveri sono i destinatari privilegiati
del Vangelo'... Occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo
inseparabile tra la nostra fe e i poveri. Non lasciamoli mai soli." Papa
Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, n. 48.
Nel
testo si specifica che l'uscita verso le periferie non è un semplice slancio
filantropico, ma una necessità teologica: il centro (le strutture
istituzionali, la teologia accademica) si comprende e si converte solo
guardandosi dal margine.
Laudato
si’ (2015): L'Intersezione tra ecologia e marginalità
L'Enciclica
Laudato si’ amplia i confini della periferia esistenziale unendo la
sofferenza umana a quella ambientale. Il documento applica un approccio
intersezionale in cui i margini sociali coincidono con i margini ecologici: "Oggi
non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa
sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni
sull'ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei
poveri." Papa Francesco, Lettera Enciclica Laudato
si’, n. 49.
Al
numero 139, l'Enciclica formalizza la rottura con l'analisi frammentata: "Non
ci sono due crisi separate, una ambientale e un'altra sociale, bensì una sola e
complessa crisi socio-ambientale". La periferia esistenziale include
così coloro che subiscono la desertificazione, l'inquinamento e la perdita
delle terre natie senza avere voce nei processi decisionali globali.
Fratelli
tutti (2020): La cittadinanza dei margini
Nell'Enciclica
Fratelli tutti, il concetto si evolve per contestare l'illusione di un
mondo globalizzato che si professa unito ma che in realtà produce
"scarti" umani. Il margine esistenziale viene definito attraverso la
figura dei "soci e non cittadini":
"Ci
sono periferie che sono vicine a noi, nel centro di una città, o nella propria
famiglia. C’è anche un aspetto dell’apertura universale dell’amore che non è
geografico ma esistenziale. È la capacità quotidiana di allargare la mia
cerchia." Papa Francesco, Lettera Enciclica Fratelli
tutti, n. 97.
Il
documento (specialmente ai numeri 115-117) denuncia la vulnerabilità dei
migranti, delle persone con disabilità e degli anziani isolati, ridefinendo la
periferia esistenziale come lo spazio in cui i diritti umani vengono svuotati
di significato concreto.
5.
Dalla teoria alla prassi: Il Sinodo sulla sinodalità
Il
Sinodo sulla Sinodalità ha segnato il passaggio decisivo dalla teoria alla
prassi istituzionale, traducendo la teologia dei margini in riforme
concrete della governance ecclesiale. La rottura della rigidità
piramidale si è manifestata anzitutto nell'allargamento del diritto di voto
all'Assemblea sinodale a laici, giovani e donne, riconfigurando i criteri di
rappresentanza e ridefinendo l'impianto della corresponsabilità ecclesiale.
A
livello di strutture locali, il Sinodo ha reso strutturale il metodo del discernimento in comune e della conversazione nello
Spirito. Questo approccio impone l'ascolto preventivo delle periferie
esistenziali prima di ogni decisione pastorale o amministrativa. Inoltre, il
documento insiste sulla riforma e sul potenziamento dei Consigli pastorali
parrocchiali e diocesani, intesi come spazi in cui la voce dei marginalizzati, storicamente esclusi dai centri decisionali clericali, diventa parte integrante
del governo istituzionale della Chiesa.
L'integrazione
delle realtà migratorie e delle minoranze culturali
Il
cambio di paradigma promosso dalla governance sinodale trova una delle
sue applicazioni più radicali nel modo in cui la Chiesa si relaziona con i
migranti, i rifugiati e le minoranze culturali. Tradizionalmente considerati
come meri destinatari di assistenza caritativa, questi gruppi vengono oggi riposizionati
come veri e propri soggetti attivi e portatori di un'istanza teologica
profetica all'interno delle comunità locali. Questo
impatto istituzionale si articola su tre livelli principali:
- Inclusione nei processi decisionali:
Il Documento Finale del Sinodo sollecita l'integrazione strutturale
di rappresentanti delle comunità migranti e delle minoranze etniche
all'interno dei Consigli pastorali. Questa presenza impedisce che le
decisioni ecclesiali vengano prese secondo una logica monoculturale ed
egemonica, forzando le Chiese locali a ripensare la propria identità a
partire dal contributo dei nuovi arrivati.
- Superamento del modello di assimilazione:
La nuova governance promuove il passaggio da una pastorale di assimilazione (in cui il migrante deve adeguarsi alle usanze
della cultura ospitante) a una pastorale
dell'interculturalità. Le minoranze culturali non sono più
relegate a celebrazioni isolate nei margini temporali e spaziali delle
parrocchie, ma diventano corresponsabili della liturgia, della catechesi e
dell'amministrazione comunitaria.
- Le Periferie come centri di evangelizzazione:
Rovesciando i flussi storici della missione, la governance sinodale
riconosce che i migranti provenienti dai Sud del mondo non sono soggetti
da colonizzare culturalmente, ma spesso i principali ri-evangelizzatori di
società secolarizzate. La loro esperienza di vulnerabilità e sradicamento
diventa la lente ermeneutica attraverso cui la Chiesa intera riscopre il
carattere originario del cristianesimo come comunità pellegrina e
ospitale.
Conclusione
La
Teologia dei Margini non rinnega le proprie radici radicate nella Teologia
della Liberazione. Al contrario, ne raccoglie l'eredità metodologica e la
purifica da ogni rigidità dogmatica. Dimostra, infine, che la
rivelazione cristiana non parla mai da una posizione di neutralità, ma si
manifesta sempre dalle e per le periferie della storia.
Attraverso le recenti riforme strutturali, il margine esistenziale incarnato
dallo straniero e dal diverso cessa di essere un problema sociale da gestire,
diventando la risorsa con cui la Chiesa purifica le proprie istituzioni per
renderle riflesso di una cattolicità realmente universale e poliedrica.
Bibliografia
Althaus-Reid,
Marcella, Teologia Indecente. Perversioni sessuali e
adempimenti teologici, Roma, l'Asino d'oro, 2011 [Edizione originale: Indecent
Theology, London, Routledge, 2000]. Citazione a p. 45.
Gutiérrez,
Gustavo, Teologia della liberazione. Prospettive,
Brescia, Queriniana, 1972 [Edizione originale: Teología de la liberación.
Perspectivas, Lima, CEP, 1971]. Citazione a p. 21.
Papa
Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium,
Roma, Tipografia Vaticana, 24 novembre 2013. Riferimento al n. 48.
Papa
Francesco, Lettera Enciclica Laudato si’. Sulla cura della
casa comune, Roma, Tipografia Vaticana, 24 maggio 2015. Riferimenti ai nn.
49, 139.
Papa
Francesco, Lettera Enciclica Fratelli tutti. Sulla
fraternità e l'amicizia sociale, Roma, Tipografia Vaticana, 3 ottobre 2020.
Riferimenti ai nn. 97, 115-117.
Scannone,
Juan Carlos, Teologia del popolo. Radici
teologiche di Papa Francesco, Bologna, EMI, 2019 [Edizione originale: La
teología del pueblo, Madrid, BAC, 2017]. Citazione a p. 84.
Segreteria
Generale del Sinodo, Documento Finale della XVI Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi: Per una Chiesa sinodale: comunione,
partecipazione e missione, Città del Vaticano, 2024.