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sabato 10 settembre 2022

ESPRIT NOVANT'ANNI DOPO

 



Paolo Cugini

Ricorre nel mese di ottobre, l'anniversario delle rivista Esprit, uscita per la prima volta il primo di ottobre del 1932. Sono, dunque, novant'anni che Esprit è presente nel panorama culturale non solo francese, ma europeo. L'ideatore e creatore di questa rivista è stato il filosofo francese che, all'età di 25 anni, rinunciò alla carriera universitaria per imbattersi in un'avventura di grande spessore culturale. Sarà sulle pagine di Esprit che nascerà la corrente filosofica del personalismo comunitario, pensiero di matrice cristiana, aperto al dialogo con le ideologie dell'epoca.

Prendere in mano i testi di Emmanuel Mounier, sfogliare le pagine di Esprit da lui fondata può sembrare un gesto obsoleto, nostalgia del passato. In parte è anche così, ma c’è di più. Ciò che accompagna le pagine di Mounier è il desiderio di condividere un mio personale percorso filosofico più che trentennale, alla ricerca di un pensiero cristiano in grado di leggere e interpretare la realtà, mostrando allo stesso tempo, la novità e la forza del Vangelo. Mounier è stato nella sua epoca, un riferimento per tutti coloro che cercavano di leggere le pagine buie della storia tra le due grandi guerre, in una prospettiva cristiana. In questo sforzo era in buona compagnia. Nella Francia degli anni Trenta, infatti, il dibattito sul pensiero cristiano e sulla possibilità di una filosofia cristiana, era molto vivace. Autori come Blondel, Gilson, Maritain, solo per fare alcuni nomi, avevano alzato la voce, aprendo sul tema in questione un dibattito significativo. Cercare una relazione tra fede e vita, liturgia e storia non è mai stato semplice. Ne sono testimonianza pagine di storia in cui spesso si assiste o al ripiegamento intimistico e individualistico, che dimostra la paura del mondo, più che il desiderio di trasformarlo dal di dentro, immergendosi in esso facendo affidamento al contenuto della fede a cui si aderisce. Dall’altra, la tentazione di immergersi a tal punto nel mondo a tal punto da dimenticare o rinnegare le proprie origini cristiane. Questo equilibrio delicato tra fede e vita Mounier l’ha vissuto in prima persona ed è sempre stato molto attento a descriverlo, a mostrare cammini concreti per realizzare un’armonia possibile. Accompagnare il suo impegno per non lasciarsi portare via dalla smania dell’azione, per rimanere concentrato nella ricerca dei fondamenti spirituali che possano illuminare e dare senso all’azione, sarà l’obiettivo della prima parte di questa ricerca, che tenta di narrare la nascita della rivista Esprit. Uno degli aspetti più interessanti dell’esperienza culturale di Mounier la troviamo proprio in quello che possiamo definire il laboratorio spirituale e culturale che è stata la rivista Esprit. Mounier non è il classico pensatore che a tavolino elabora una filosofia, un sistema filosofico onnicomprensivo. Il personalismo comunitario è nato sulle pagine della rivista Esprit, una rivista voluta e pensata come laboratorio culturale attorno al quale Mounier ha saputo coinvolgere le migliori menti pensanti della Francia degli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. Un pensiero che ha voluto e saputo confrontarsi con il mondo religioso protestante e cattolico e con il pensiero politico di sinistra, nella ricerca continua di offrire alla crisi di civiltà che l’Europa stava vivendo, non solo spunti culturali di rilievo ma, forse e soprattutto un metodo.

Cercare punti di riferimento, percorsi già battuti di una rielaborazione concettuale che cerchi di leggere i dinamismi della storia alla luce della proposta cristiana è quanto mai importante, soprattutto in questa fase delicata di post-cristianesimo, in cui si corre il rischio di dimenticare tutto, di cancellare dalla memoria storica, anche i contributi più preziosi. Confrontarsi in questo frangente della storia con il personalismo comunitario di Emmanuel Mounier, può essere stimolante, anche perché non si tratta di una proposta filosofica maturata a tavolino, lontana dai problemi del vissuto quotidiano. Il postcristianesimo è una fase di passaggio epocale in cui diventa facile lasciarsi trasportare dall’ebrezza della novità, della ricerca di cammini nuovi, senza preoccuparsi troppo di che cosa si lascia, di ciò che rimane alle spalle. Guardare a Mounier significa considerare la persona come il punto di partenza fondamentale per tutti coloro che desiderano percorrere un cammino nella novità che l’epoca attuale sta portando, sena correre il rischio di perdersi, di confondersi. Questo riferimento alla persona diviene ancora più importante nel clima filosofico post metafisico, di perdita di quei fondamenti che hanno segnato l’Occidente. Non, dunque, un riferimento qualunque, ma al modo in cui il personalismo di Mounier intende la persona, ancorata alla fonte cristiana in cui ancora oggi è possibile abbeverarsi senza il timore di rimanere schiacciati sotto le macerie di un passato ingombrante. Per questo motivo, nella seconda parte della presente ricerca presenteremo alcuni dei temi che hanno segnato il cammino della proposta personalista di Mounier, temi che, come avremo modi di dimostrare, rimangono costantemente aperti al confronto con le dinamiche culturali del tempo.

Come ogni pensiero e come ogni proposta culturale che segna un’epoca e che offre spunti di riflessione per intere generazioni, anche la proposta di Mounier non nasce a caso, non si sviluppa in modo isolato, ma ha delle origini, provoca dei confronti. È questo il senso della terza parte della ricerca, che propone un confronto con l’autore che lo stesso Mounier definisce un maestro: Charles Péguy. Ci sono delle relazioni culturali che si trasformano in amicizie spirituali, anche se gli autori non si sono mai conosciuti, com’è il caso di Mounier e Péguy. Amicizie culturali che segnano una vita, perché vanno in profondità, aprono varchi nell’anima e nel cuore, dirigono il pensiero, costituiscono una guida così importante da rimanere sempre presenti durante il cammino della vita. Nel corso degli anni, mentre approfondivo il pensiero di Mounier, mi sono imbattuto in alcuni autori le cui riflessioni rimandavano costantemente al padre del personalismo comunitario. Uno di questi è la filosofa francese Simone Weil. Mi sono interrogato spesso sul motivo della scarsa collaborazione tra i due pensatori e, per questo, ho pensato di dedicare qualche pagina al tema.

L’ultimo sforzo della ricerca è direzionato all’attualità. Qui il cammino si complica, perché il rischio è quello d’impantanarsi nella palude dell’immediato, delle simpatie tematiche, correndo il rischio di perdere di vista la serietà del percorso, l’attenzione alle prospettive che s’intendono osservare. Ho ritenuto allora opportuno, un confronto del personalismo con il mio campo specifico di lavoro, che è la pastorale, che consiste nello sforzo quotidiano di annunciare il Vangelo nel contesto specifico di una parrocchia. È questo il contenuto della quarta e ultima parte di questa ricerca.

Senza dubbio la riflessione di Mounier presenta degli aspetti superati, in quanto legati all’epoca in cui la sua proposta è stata elaborata. La situazione politica e culturale dei nostri giorni è cambiata e, per certi aspetti, non sono proponibili dei paralleli. In ogni modo, ciò che è significativo nel personalismo di Mounier è la capacità di pensare ai problemi incontrati sena cercare risposte immediate capaci di soddisfare la maggioranza, ma di elaborare una proposta guardano avanti. Sempre in questa prospettiva progettuale è significativo lo sforzo di Mounier di coinvolgere nella ricerca persone

 

lunedì 23 novembre 2020

Persona nella riflessione filosofica: dai padri della Chiesa al personalismo di Emmanuel Mounier



Paolo Cugini

 

Nel percorso intrapreso per comprendere il significato filosofico della dignità umana, uno posto di riguardo va dato al termine persona. L’origine etimologico di questo concetto non trova d’accordo gli studiosi, in ogni modo sembra fuori discussione che faccia riferimento all’utilizzo della maschera nel teatro greco, che serviva a dare all'attore le sembianze del personaggio che interpretava. Nel mondo latino con Seneca soprattutto, il termine persona si allargherà assumendo il carattere di ruolo, mentre Cicerone lo utilizzerà per indicare la carica ed il ruolo sociale che un individuo riveste. Questo aspetto di persona come articolazione di un’identità, viene ad essere assunto nel mondo cristiano per rispondere a due grandi problematiche di tipo teologico: la Trinità e la natura umano-divina di Cristo. Il problema della Trinità è stato oggetto di molti concili e dibattiti teologici con la costante preoccupazione di non accentuare troppo la distinzione tra le persone ma, d’altra parte, di conoscere le caratteristiche proprie di ciascuna delle tre. Il concetto di persona, da Agostino in poi, nel dibattito trinitario, aiuta a comprendere meglio l’unità nella diversità e la relazione tra le persone che rimangono unite pur mantenendo ognuna una propria identità. Lo stesso discorso vale sul tema delle due nature di Gesù in un’unica persona. Del resto, come dall’uno si possa dare il molteplice e come spiegare la diversità dei fenomeni in corrispondenza del principio unico della realtà, è un tema centrale del pensiero filosofico occidentale, che segna tutti i grandi sistemi filosofici dell’antichità dal platonismo al neoplatonismo di Plotino, passando anche per i grandi sistemi dell’epoca ellenistica. L’identità di Gesù Cristo viene definita come una persona e due nature, in cui la natura divina viene manifestata nelle scelte, nei gesti e nelle parole di Gesù. Sarà Massimo il Confessore nel VII secolo d. C. ad affermare che: “Cristo opera umanamente ciò che è divino e divinamente ciò che è umano”.

Un contributo significativo nel cammino filosofico alla ricerca di ciò che rende specifico l’uomo rispetto agli altri esseri viventi è quello di Tommaso d’Acquino, il quale cerca di dar significato al termine persona in relazione all’uomo. Mentre uomo starebbe ad indicare la specie, con una dimensione più di tipo universale, il termine persona viene ad indicare l’individuo concreto. Per Tommaso il termine persona chiarisce il dato essenziale e caratteristico di questi enti particolari (gli uomini) e cioè quello di intrattenere un diverso rapporto con se stessi. Persona è quell’ente che ha una diversa capacità da tutti gli altri enti naturali di relazionarsi con se stesso: l’uomo ha una capacità riflessiva, ha una coscienza di sé e sa quel che fa. L’uomo è essere pensante con la libertà di rapportarsi consapevolmente con gli altri e, in una certa misura, creativamente, nei confronti della propria natura. L’uomo crea cultura, arte, civiltà e questa è una caratteristica specifica rispetto agli altri enti. Il termine persona sta ad indicare l’individuo, ma quell’individuo la cui capacità di apertura agli altri e il cui rapporto di relazione a sé lo rende un unicum nel mondo e tra tutti gli elementi della natura.

Nel cammino della filosofia contemporanea si deve ad Emmanuel Mounier fondatore della rivista Esprit e della corrente filosofica denominata Personalismo, il recupero nel dibattito culturale del termine persona, mediato anche dalla riflessione di Tommaso d’Acquino, grazie anche all’influenza esercitata su Mounier dal filosofo tomista suo contemporaneo Jacques Maritain. Secondo Mounier, la persona è segno di differenza all’interno dell’uomo (come concetto). Essa è quella parte del soggetto che lo distingue da tutti gli altri enti contingenti. La persona, essendo soggettività ed oggettività, sfugge alla completa percezione. Per questo carattere indefinibile ed impercepibile nella totalità, Mounier afferma che "la persona non è un oggetto". In contrapposizione con le correnti filosofiche che esaltano un aspetto dell'universo personale a scapito dell'altro, Mounier afferma, in sintonia con la prospettiva tomista che: "l'uomo è un corpo allo stesso titolo che è spirito, tutto intero corpo e tutto intero spirito". La caratteristica della persona consiste nella sua capacità non solo di essere in relazione con il mondo circostante – natura e società -, ma anche di tornare in se stessa, di riflettere. “la vita personale – scrive Mounier- comincia con la capacità di rompere i contatti con l’ambiente, di riprendersi, di ripossedersi per riportarsi ad un centro e raggiungere la propria unità”. Nel percorso riflessivo la persona ha la possibilità di scoprire la dimensione trascendete, la possibilità di comprendere di fare parte di un progetto maggiore di quello pensato. Per questo motivo Mounier afferma che: “il nostro spirito, sebbene finito ed in grado di conoscere e di concepire solo in modo finito, già da sempre mira all’illimitatezza dell’essere in generale, significa che l’orizzonte dell’essere gli è per principio aperto”.