Visualizzazione post con etichetta donna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta donna. Mostra tutti i post

domenica 8 marzo 2026

LA PARROCCHIA DI SAN VINCENZO CELEBRA LA SETTIMANA DELLA DONNA Cammini di uscita dal patriarcato

 


Uno dei tanti incontri realizzati nella settimana della donna


Paolo Cugini

 

 

Nel 2025 in Brasile sono state uccise 1518 donne. Oltre a ciò, sempre lo scorso anno sono stati registrati 3702 tentativi di femminicidi. Anche Manaus non sfugge da questo trend negativo. Qui a fare scalpore è il gran numero di tentati femminicidi (aumento del 33% rispetto lo scorso anno.

Nelle otto comunità di cui è composta la parrocchia la situazione è monitorata dalle due psicologhe, che da anni prestano servizio sul nostro territorio, a cui si sono aggiunte sei giovani stagiste. Lo scorso anno abbiamo preso contatto con due università di psicologia che, dopo aver visitato la parrocchia, ha deciso di mettere a disposizione alcune studentesse e studenti per aiutare il servizio che stiamo realizzando.

Tutti i sabati facciamo colazione assieme all’equipe psicologica per scambiarci qualche idea e capre meglio il contesto in cui viviamo. C’è molta violenza nei nuclei familiari, anche perché spesso la donna è colei che accudisce i figli generati da più di un padre e, purtroppo, i casi di violenza u minori è all’ordine del giorno, oltre alla violenza sulle donne.



Sono questi i temi che sono stati dibattuti all’interno delle comunità in questa settimana della donna. Nel mio intervento realizzato nella comunità di santo Antonio dove ha sede la casa parrocchiale, ho fatto notare che, nonostante la chiesa cattolica sia una struttura maschilista e fortemente patriarcale, sette coordinatori pastorali su otto delle comunità sono donne! Coordinatrice pastorale è colei che guida la comunità. Il parroco è presente nei momenti formativi, celebrativi e nei vari momenti di coordinazione delle attività, ma la vita quotidiana delle comunità è gestita totalmente dalla coordinatrice pastorale e da una equipe che si rinnova ogni due anni. È dalle scelte quotidiane fatte dalle piccole comunità che avvengono i cambiamenti. In una società maschilista come quella in cui viviamo, porre qualche segno di rottura o di cambiamento di rotta, può aiutare a creare una nuova mentalità.

Una delle ministre della Parola – anche questa è una novità, visto che il diritto canonico proibisce alle donne di fare l’omelia – ha fato notare che Gesù ha sradicato il patriarcato, non con dei proclami, ma con delle scelte profonde. Tra queste ha ricordato ciò che può essere dedotto da alcuni brani del Vangelo di Luca in cui sembra evidente che Gesù ha crato una comunità di discepoli e discepole uguali (Lc 8, 1-3).



Durante la settimana della donna, oltre alla messa iniziale e finale, ci sono stati due momenti specifici di formazione con tematiche legate alla giornata della donna. Mercoledì sera circa 80 persone si sono incontrate nella sala parrocchiale per meditare sull’incontro di Gesù con la donna Samaritana e al giovedì sera, l’adorazione eucaristica consueta è stata realizzata in ogni comunità con testi di Simone Weil. Le nostre menti e le nostre coscienze si possono aprire ascoltando parole nuove, con punti di vista diversi dal solito. Quando nel Vangelo di Giovanni Gesù ci ricorda che i veri adoratori adoreranno il Padre nello Spirito della Verità, ci insegna che la relazione di fede non dipende dalla mediazione di una classe sacerdotale, ma dal cammino interiore che realizziamo. Anche le parole di Simone Weil sono un balsamo per tutti coloro che sono in cammino alla ricerca di un senso della vita, lontano dai luoghi comuni. Amare Dio – ci ricorda la Weil – significa non attaccare il cuore a cose vane, non cercare consolazioni. Spesso amare Dio può voler dire rompere con le culture di morte – tra queste il patriarcato- che si sono strutturate nei secoli, spacciando per naturale e giusto ciò che è male e errato.

Studio biblico sul dialogo di Gesù con la donna Samaritana


Nelle comunità della parrocchia di san Vincenzo de Paoli, situata nel quartiere Compensa di Manaus, une dei quartieri più pericolosi e pesanti da viverci, perché dominato dai trafficanti del Commando Vermelho, avvengono spostamenti di accenti che, anche se nessuno lo sa, lentamente e in modo silenzioso possono provocare una nuova mentalità.

sabato 20 gennaio 2024

Il ruolo fondamentale delle donne nelle comunità indigene

 



Paolo Cugini

La Conferenza Ecclesiale dell’Amazonia (CEASA), venutasi a formare dopo il sinodo dell’Amazzonia con l’obiettivo di mettere in pratica le indicazioni sia del testo finale del Sinodo che di Querida Amazonia di Francesco, ha presentato alcuni mesi fa un primo lavoro di ricerca nel tentativo di mettere le basi di un rito amazonico, conforme la volontà di papa Francesco. Nella parrocchia in cui opero a Manaus, abbiamo costituito un gruppo di ricerca che sta leggendo e riflettendo sui testi prodotti dalla CEAMA  per prendere alcuni spunti da riportare poi nelle nostre celebrazioni, Ci sono sembrati particolarmente significativi le indicazioni sul ruolo delle donne nelle comunità indigene. 

Nelle cosmologie dei popoli indigeni, dei quilombola e di altre comunità tradizionali la figura femminile ha un ruolo centrale in quanto è colei che genera e si prende cura della vita. Esempio di questo sono le espressioni Madre Terra, Madre dell'Acqua, Madre dei Pesci e Madre del Cespuglio. Questa centralità del femminile si presenta nelle relazioni di socialità dei popoli indigeni, in cui le donne hanno molteplici ruoli: generano e istruiscono i figli su come trasmettere storie e conoscenze; indicano l’attenzione alla casa e alla famiglia; consigliano i propri compagni su come prendere decisioni basate sui sogni e segni sacri, che sanno interpretare con la propria sensibilità.

Ciò dimostra il ruolo fondamentale che le svolgono in queste comunità. In questo senso è opportuno sottolinearlo, per l'organizzazione dei riti e delle celebrazioni che ne derivavano dalle interazioni tra cristianesimo, popolazioni indigene, quilombolas e comunità tradizionali, il protagonismo delle donne è fondamentale. Per un autentico Rito Amazzonico, è importante che le donne possano occupare spazi di partecipazione e leadership in cui non si trovano in una posizione subordinata, ma di simmetria e complementarità. Proprio come nel lavoro collettivo in fattoria – in cui le donne lavorano (a fianco degli uomini) nella piantagione, nella preparazione di cibi e bevande – nelle comunità dove si svolgono le feste dei santi, sono loro che organizzano e dirigono le litanie, le danze tradizionali e la preparazione e distribuzione di cibi e bevande.

Un rito amazzonico deve prevedere la ridistribuzione dei posti e dei ruoli all’interno della Chiesa, accogliendo ufficialmente il ruolo delle donne come predicatrici e officianti sacramenti.

sabato 14 ottobre 2023

Liliana Franco: "Il cammino delle donne nella Chiesa è pieno di cicatrici"

 



Ricevo direttamente dai lavori del Sinodo in cui l’amico prete e giornalista spagnolo partecipa come inviato della REPAM (Rete Ecclesiale Amazzonica) e del CELAM (Conferenza Episcopale Latino-americana). La traduzione è mia

 

Articolo di Luis Miguel Modino, Venerdì Ottobre 13, 2023


Ho bisogno di imparare da Gesù, la sua disponibilità a "vedere e sentire le donne”, come ha sottolineato Liliana Franco nell’apertura dei lavori del terzo Modulo del Sinodo, che parla di essere corresponsabili nella Missione, qualcosa di cui le donne sanno molto, nonostante i molti rifiuti e disprezzamenti. Perché sono le donne che sostengono la fede in molte comunità in tutto il mondo. mondo.

Apprendimento con gli atteggiamenti, i criteri e lo stile di Gesù

Non possiamo dimenticate che «la vera riforma viene dall'incontro con Gesù, nella eco della sua Parola, nell'apprendere i suoi atteggiamenti e criteri, nell'assimilare del suo stile". Questo è qualcosa che si concretizza nelle donne comuni, come Dona Rosa, che a 70 anni esce ogni giorno per visitare i malati del quartiere, assicurandosi che abbiano cibo e una vita dignitosa. Qualcuno che, per molti anni ha portato loro anche la comunione, non lo fa più perché il nuovo parroco gli ha detto che la comunione sarà portata dai ministri della Eucarestia, uomini che erano dotati di una divisa colorata. Nonostante tutto, continua a camminare attraverso le strade del suo quartiere, visitando i malati, essendo un vero conforto per il più fragile.

Marta, che ha terminato il dottorato in teologia con voti migliori rispetto ai suoi coetanei. uomini, ma la Pontificia Università da cui si è laureato ha deciso che non potrebbe darti un diploma canonico perché sei una donna, e che il tuo sarebbe un diploma civile. Ma è una conquista, perché fino a pochi anni fa, le donne nel loro paese non poteva studiare teologia, solo scienze religiose.

Questi sono scene ricorrenti, poiché molte donne non hanno un posto nel consiglio parrocchiale o diocesano, nonostante il suo variegato e prezioso lavoro pastorale.

Situazioni di dolore e di redenzione

Il presidente della Confederazione dei religiosi e delle religiose dell'America Latina e dai Caraibi ha fatto una forte denuncia: "il cammino delle donne nella Chiesa è pieno di cicatrici, di situazioni che hanno comportato dolore e redenzione, un storia pasquale, in cui ciò che è evidente e definitivo è stato l'amore di Dio; amore che rimane al di là degli sforzi di pochi per rendere visibile la presenza e il contributo delle donne nell'edificazione della Chiesa".

Ciò ha portato la suora che afferma che "la Chiesa ha il volto di donna", citando molti esempi di questo. Infatti, «la Chiesa, che è madre e maestra, è anche sorella e discepola, e questo non esclude gli uomini, perché in tutti, uomini e donne, abita la forza del femminile, della saggezza, del bene, di tenerezza, forza, creatività, parresia e capacità di dare vita e affrontare le situazioni con audacia".

Una Chiesa al femminile ha la forza della fecondità

Da qui il suo Invito: "tutti noi, donne e uomini, ad essere chiamati ad essere Grembo, casa, affetto, abbraccio, parola... Una Chiesa femminile ha la forza della fecondità. Cosa ti viene dato dal Ruah?” La suora, che faceva parte dell'équipe che ha preparato la relazione della tappa continentale in America Latina e nei Caraibi, ha mostrato cinque prospettive del volto di "una Chiesa missionaria, che batte al ritmo del femminile" è una Chiesa con queste prospettive: La persona di Gesù e il Vangelo sono coloro che chiamano mediante il Battesimo e tutti sono portatori della stessa dignità. Optare per la cura di tutte le forme di vita è l'opzione per il Regno; Un nuovo modo di stabilire relazioni rende possibile una rinnovata identità: più circolare, fraterna e sorella; Crediamo nel valore dei processi, privilegiamo l'ascolto e si riconosce che la fecondità è frutto della grazia, dell'azione dello Spirito.

La Religiosi ha chiarito che: "al centro del desiderio e dell'imperativo per una maggiore presenza e partecipazione delle donne nella Chiesa, non c'è ambizione di potere o sensazione di inferiorità, né una ricerca egocentrica di riconoscimento, c'è un gridare di vivere nella fedeltà al disegno di Dio, che Egli vuole nel popolo, con chi ha fatto un'alleanza, tutti siano riconosciuti come fratelli". Uguale partecipazione e corresponsabilità nel discernimento e nel processo decisionale. Decisioni basate sulla comune dignità che il Battesimo dà a tutti.

 

Fonte: CNBB - Regional Norte 1 (cnbbnorte1.blogspot.com)

mercoledì 27 luglio 2022

CICLO DI INCONTRI ORGANIZZATO DALL'OIVD: ERETICHE

 


Segnalo questo interessante percorso teologico organizzato dall'Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne (OIVD), che prende spunto dal libro di :

Adriana Valerio, Eretiche. Donne che riflettono, osano resistono, Il Mulino, Bologna 2022.


Potete trovare tutte le indicazioni sul sito dell'OIVD: https://www.oivd.it/

mercoledì 20 luglio 2022

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI CRISTINA SIMONELLI SU EVA A PALATA PEPOLI

 




ASSOCIAZIONE PALATA E DINTORNI

 

CRISTINA SIMONELLI

EVA, LA PRIMA DONNA. STORIA E STORIE

MERCOLDI 20 LUGLIO

Intervista di: Maria Rosa Nannetti 

Sintesi: Paolo Cugini

Il punto di vista per narrare una storia è importante. Le cose si vedono in tanti modi. Mi occupo della lettura che dei testi biblici hanno fatto i primi cristiani. Venivo dal mondo di pratiche. Ho fatto l’infermiera. Ho vissuto per tanti anni in contesto Rom. Mi dichiaro femminista. Faccio parte del coordinamento delle teologhe italiane.

Il testo è organizzato in quattro stanze, con le porte aperte: una casa comunicante. Eva è una donna polimorfa, che viene da tante storie, interpretazioni. Occorre diffidare delle storie uniche.

I racconti del libro sembrano racconti, ma sono la foto dei nostri problemi. C’è anche una promessa di futuro. Non possiamo mangiare tutto, perché non avere il senso del limite porta alla distruzione.

Adamo ed Eva sembrerebbe una cosa chiara. Quando Dio creò maschio e femmina presumiamo di sapere già tutto. In realtà il nome Adam è un nome collettivo: umanità. Sembra a partire dal secondo capitolo di Genesi, adamà vuole dire terra, gli umani sono tutti fatti della terra. Eva appare molto avanti nella storia. Se andiamo a vedere il testo ebraico o latino, si dice: la chiamò vita. Girolamo, ha pensato che suonava male ha tradotto Eva.

Dominate e soggiogate. Nel modo di oggi si fa fatica a percepire il messaggio originale. Più avanti c’è coltivare e custodire. Il verbo della custodia viene ripreso spesso. C’+è un giardino da coltivare e custodire.

Altro brano pericoloso e rischioso è l’interpretazione del brano della nascita di Eva. Sono racconti densi che se li prendiamo come una descrizione letterale fa ridere. Quando i testi sono stati scritti si sapeva che c’era un’interpretazione simbolico. Adamo dorme: il mistero di ognuno p qualcosa che devo custodire. Essere di fronte all’altro è la chiave di lettura della relazione, che passa attraverso il rispetto, non uno sull’altro, in relazione.

Il serpente più che astuto è prudente e che è la virtù di Ulisse. Il testo è molto articolato e si può leggere in più piani ed è come se Eva dominasse la scena. È come se Eva parlasse tra sé e sé, come se il serpente facesse le domande che Eva si pone. In alcune culture il serpente è una divinità. La storia comincia con dei gesti, con delle scelte. La forma del serpente lascia intendere che la trasgressione sarebbe di tipo sessuale. In alcuni quadri la serpenta viene rappresentata con il volto di donna e i capelli biondi, che sembra sottintendere Lilith. C’è poi un altro piano che fa vedere il serpente come furbo, capace di decidere delle cose da fare. Gesù dice di essere prudenti come i serpenti. Qui è la stessa parola del serpente del libro della Genesi. Prudente vuole dire capaci di intelligenza pratica.

C’è un peso della Tradizione che ha interpretato il testo di genesi in modo patriarcale e misogino. Ci sono però delle dissonanze nella Tradizione, anche se rare, come uomini che parlano berne delle donne. Paolino, vescovo, ha scritto insieme alla moglie Eterasia, dei canti. In uno dei questi scrivono che Adamo di fronte ad Eva e profetizza e la libera.

Ci sono alcune donne che non accettano l’interpretazione patriarcale. Una di queste è Egeria. Viaggia e va a vedere la tomba di Tecla. Poi c’è stato anche Arcangela, che ha scritto l’inferno monacale e fa parte di quelle che sono state messe in convento a forza. C’è quindi, una letteratura al femminile che critica il sistema patriarcale.

Il problema è che ancora adesso si fa fatica a fare una storia della teologia dove ci siano tutti i protagonisti e le protagoniste.

Il valore della trasgressione. La virtù della disobbedienza non è il gusto di trasgredire la norma, ma di fare il bene. 

sabato 16 luglio 2022

DONNE NELLA BIBBIA - CONVEGNO ALL'ABBAZIA DI MAGUZZANO

 



SABATO 16 LUGLIO 2022

PROFEZIA

LA VOCE AUTOREVOLE DELLE DONNE

CRISTINA FRESCURA

 

Sintesi: Paolo Cugini

 

Analisi narrativa applicata al testo biblico.

Si parla della presenza femminile all’interno dei testi profetici. Profezia al femminile.

Sfondo storico. Disamina sulle questioni che riguardano il ruolo della profezia nel mondo antico. Ci sono sguardi nuovi sulla problematicità del ruolo del profeta e della profetessa.

Secondo capitolo. Figure specificamente femminili con uno sguardo sociologico.

Terzo capitolo. Genere e metafore. Alcuni studi si concentrano su metafore specifiche. Metafora legata al parto come esperienza traumatica.

Miriam, la profetessa. È l’immagine della copertina. Il contesto è il libro dell’Esodo. C’è un canto di tutto il popolo. Miriam prende la parola usando il genere del canto, una parola poetica.

Numeri 26, 58-62. Genealogia di Mosè. Nell’esilio la madre partorisce tre figli, Mosè, Aronne e Miriam. C’è una sorella maggiore con due fratelli maschi.

Numeri 12,1-5. Obiezione di Aronne e Miriam sul matrimonio di Mosè. La domanda è seguita da una domanda retorica.

Numeri 12,6-8. Mosè è più di un profeta, è l’amico del Signore e non ha bisogno di un ruolo di mediazione, come un profeta. Miriam è definita una profetessa e Mosè sembra essere qualcosa d’altro. E poi, che tipo di profetessa è Miriam.

Numeri 12,9-16. La profezia passa anche attraverso il corpo del profeta, in questo caso su Miriam. Era già successo nella narrazione della vocazione di Mosè. Il corpo di Miriam è ricoperto di Lebbra. Il peccato ha colpito solo la sorella. Il risanamento passa attraverso un gesto rituale. Il dettaglio interessante è che il popolo non riprende il cammino finché Miriam non è riammessa. Completezza del ruolo di guida di Mosè dipende anche dall’armonia con i fratelli.

Michea 6,1-4. Il popolo si ribella e Dio risponde. Vengono citati i tre fratelli, che vengono citati insieme.

Profeta, predire, è un interprete. Non possiamo parlare di profezia in un senso univoco. La figura più significativa è quella del Battista, che sta davanti, ma non fa ombra.

La condivisione comunitaria aiuta a discernere il carisma del profeta. È nella pluralità che si ridimensiona la presunta profezia.

Voce di donna. Profezia e genere. Concilio Vaticano II. Cettina Militello analizza la presenza femminile al Concilio, che è scarsa. La voce femminile esprime differenza rispetto alla voce uniforme maschile. Si tratta di rendere con to del fatto che tutto quello che è univoco non rende conto alla realtà.

Una voce autorevole. Autorità e potere. Profezia come voce di genere, altro binomio è autorità e potere, il profeta che si pone come una voce autorevole. Spesso la voce del profeta è una voce che non viene ascoltata. L’autorevolezza non può prescindere dalle dinamiche di autorità e potere. Cosa vuole dire per la chiesa essere profetica nel mondo. A volte ci sono dei compromessi al ribasso.

Mariangela Gualtieri, Ci sono donne gonfie d’amore. 2010. Profezia è portare la parola.

venerdì 12 novembre 2021

MARIA LA MADRE DI GESU’- INTERVENTO DI SELENE ZORZI




 I VENERDI TEOLOGICI

VENERDI 12 NOVEMBRE 2021


Sintesi: Paolo Cugini

 

Per accostarci a Maria dobbiamo pulire gli occhiali. Maria è divenuto un personaggio ingombrante nella vita delle donne. Maria è un personaggio onnipresente nella vita di fede.

Maria nome comune: Maria è divenuto un nome comune. Maria nell’immaginario collettivo rappresenta tutte le donne. Si nota l’universalizzazione del patriarcato. Tutto ciò che non è maschile è neutro.

Naturalizzazione Le donne sono soprattutto madri, sono importanti come madri, dimenticandosi che hanno anche un cervello.

Steretipizzazione Generalizziamo per vedere e volere un certo tipo di donna. Abbiamo ideologizzato anche Maria.

La mentalità cattolica è androcentrica, produce una forte idealizzazione nei confronti delle donne. Maria è la benedetta fra le donne, ma è solo lei e questa unicità la stacca dalle altre donne. Da qui nasce l’ideologizzazione delle donne.  Maria diventa problematica come presenza fra le donne. Nessuna donna potrà mai essere come lei, e quindi diventa un modello schiacciante.

Maria è stata punto di riferimento delle omelie e parlavano di Maria e il corpo delle donne viene collegata all’idea del peccato. La verginità acquista un significato sociale e il suo ruolo teologico si perde nelle moralizzazioni.

Antropologia dualista: divide i due sessi come poli opposti, come complementari. Questa antropologia oppositiva ha creato il personaggio di Maria che, per molto donne, risulta troppo ingombrante. L’antropologia dualista, quando legge Maria, crea l’eterno femminino, un archetipo che guarda Maria come un’incarnazione dell’ideale dell’essenza del femminile. Qui il maschio è sempre primo. La donna è funzionale al maschio e le donne sono servitrici.

La verginità può essere interpretata come l’autonomia della donna. Può essere interpretata in senso moralista. Serve al maschio per sapere che il primo figlio sarà suo.

Madre: funzione biologica. La funzione di madre appartiene ad ogni credente, perché tutti dobbiamo partorire Dio nella nostra vita di fede.

Come si è arrivati a ciò?

Nei primi secoli c’era già l’idea della dea madre. Iside, Demetra, ecc. Sono dee che hanno un aspetto materno. I Padri della Chiesa accostano Maria a queste figure. La nostra Maria cattolica la troviamo sui monti, grotte e altro, luoghi tipici delle dee mediterranee. Sono luoghi che indicano il contatto con la forza della terra.

I Padri della Chiesa prendono dei titoli delle dee e le attribuiscono a Maria. Le prime Marie sono delle donne che allattano. Le prime vere raffigurazioni di una Maria che allatta come divinità le troviamo in Egitto nei monasteri, che la riprendono dalle dee egizie. I padri hanno adattato la figura di Maria alla dea materna, hanno fatto un lavoro di inculturazione. Assumendo queste caratteristiche Maria viene sempre più divinizzata e diventa una divinità. Nel Medioevo a Maria vengono attribuite tutte le funzioni cristologiche e pneumatologiche. Maria è corredentrice, sullo stesso piano del Dio maschio.

Elisabeth Jonson: relazione tra la figura di Maria e di Gesù e non c’è distinzione tra le due. In qualche modo l’immaginario religioso di un Dio al maschile sente il bisogno di avere una femminilità. Occorre pulire gli occhiali da queste scorie culturali che hanno confuso la Maria del Vangelo. La questione è che non abbiamo avuto un linguaggio del dire Dio al femminile. Nessuno ce la fa a dire Dio al femminile, a dire Dea.  Da Gen 1 abbiamo al convinzione che le donne sono create ad immagine di Dio, ci sono delle metafore femminili per parlare di Dio.

Nell’AT la parola ruah, che indica lo Spirito, è una parola femminile e ha funzioni femminili. Crea spazio, fa vivere. Shekinà, la tenda di Dio tra noi: è una metafora femminile.

Le teologhe hanno cercato le metafore in cui Dio è detto madre. Viscere di misericordia, Dio ha un utero che ama come una madre. Isaia 49: La madre non si dimentica di suo figlio.

Filone della divina sapienza. La Sapienza dell’AT è un personaggio. Il Logos è accanto a Dio. La sapienza che rompe gli stereotipi perché parla nelle piazze. Dio qui ha caratteristiche femminili.

Ci sono due parabole: dramma e lievito. È un mondo che viene espresso al femminile. Gesù ha preso spunto dalle azioni di sua madre. Capire come Gesù di Nazareth ha fatto esperienza di una donna, con sua madre.

Lo studio delle teologhe aiuta a riavvicinarsi a Maria.

La divinizzazione di Maria si è venuta a creare pian piano, dovuto anche all’ambiente culturale, al modello patriarcale. L’unico spazio che il cristianesimo ha lasciato alle donne è stato il corpo di Maria.

Se Cristo ha assunto la maschilità non salva le donne, invece Cristo assume l’umanità. Maria è divenuta anche lo schema sociale del ruolo che doveva avere la donna in una certa cultura che poi è stata spiritualizzata.

Nel si di Maria c’è il rispetto di Dio per le donne, perché Maria poteva anche dire di no.

 

venerdì 8 ottobre 2021

Idee di sacerdozio femminile tra ‘800 e ‘900

 



Giovedì 14 ottobre 2021 alle ore 17,30, via zoom

Catti Cifatte presenta il libro di

 

 Liviana Gazzetta, Virgo et sacerdos. Idee di sacerdozio femminile tra ‘800 e ‘900

 L’Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne, OIVD curerà la presentazione via webinar del libro Virgo et sacerdos. Idee di sacerdozio femminile tra ‘800 e ‘900. Maria Caterina Cifatte, architetta e donna impegnata nella ricerca spirituale, introdurrà il tema. L’autrice, Liviana Gazzetta, storica, ha fatto una fine analisi storica. Entrambe sono socie OIVD. Con uno sguardo reso attento dall’attuale sensibilità sul nodo del sacerdozio femminile, la ricerca fa emergere una ricchezza di elementi fin qui insospettata su questo tema, ben prima che il problema si ponesse ufficialmente al Concilio Vaticano II: molteplici tracce, cioè, di una via che potremmo definire di natura cultuale e mariologica al sacerdozio femminile, via che precede e accompagna la via ‘rivendicativa’ ad esso.

Connessa a tutta un’elaborazione teologica e ad una riflessione spirituale sul ruolo della Vergine nella vita dei preti, oltre che allo sviluppo otto-novecentesco del movimento mariano, questa linea cultuale faceva perno sulla figura della Madonna concepita e invocata come sacerdote, ovvero come «Vierge Prêtre o Virgo Sacerdos». Questa devozione si sviluppò in particolare nella famiglia delle Figlie del Cuore di Gesù, fondata nel 1872 dalla beata Maria Deluil-Martiny (1841-1884) e approvata definitivamente nel 1902 da Leone XIII.

Oltremodo interessante è il fatto che, in osmosi alla spiritualità mariana, nella congregazione si esprimesse anche una forte preoccupazione per le sorti della Chiesa nella società moderna e il desiderio di espiazione per le defezioni del clero, soprattutto il clero secolare, che portava le religiose ad attribuirsi un ruolo di supporto e in qualche modo ‘sostitutivo’ dei preti inadeguati, tanto più in associazione col modello della Vergine sacerdote.

 Il tema del sacerdozio della Vergine usciva così dai seminari e diventava una devozione in cui si manifestava anche una crescente domanda femminile a proporsi come co-essenziali nella vita ecclesiale, pur senza mettere in dubbio la dottrina cattolica ufficiale. Venuto a conoscenza dello sviluppo della devozione, il Sant’Uffizio intervenne tre volte tra il 1913 e il 1927 sulla piccola congregazione contemplativa, vietando esplicitamente il loro culto non per la dottrina della funzione di Maria nella salvezza, ma per l’attribuzione del titolo di sacerdote, che risultava riprovevole perché ingenerava l’associazione simbolica tra sacerdozio e genere femminile. Sottesa a tutta la vicenda stava insomma la questione dell’impedimentum sexus, e con un peso tale da determinare il blocco sull’uso stesso del titolo, che scomparve improvvisamente da devozioni, preghiere e libri.

Gazzetta Liviana,Virgo et sacerdos. Idee di sacerdozio femminile tra ‘800 e ‘900, Roma: Edizione di Storia e letteratura, 2020

venerdì 23 luglio 2021

NON SONO LA COSTOLA DI NESSUNO - IN DIALOGO CON L'AUTRICE

 






L’associazione PALATA E DINTORNI organizza per mercoledì 28 luglio alle ore 21 nel cortile della chiesa di Palata Pepoli: Dialogo con l’autrice. Dibattito sul tema proposto dal libro dell’autrice Paola Cavallari, in dialogo con Paolo Cugini,

 

 

PAOLA CAVALLARI (a cura di), Non sono la costola di nessuno. Letture sul peccato di Eva, Verona, Gabrielli 2020

 

Il mito di Eva, secondo una lettura stereotipata di Genesi 2 e 3, indica un archetipo che condiziona in modo poderoso paradigmi culturali e pregiudizi del nostro tempo in materia di sessi/generi. Il libro raccoglie contributi diversi di studiosi - tre donne e tre uomini che rappresentano senza divisioni né preclusioni il cristianesimo della Riforma, il cristianesimo cattolico e la tradizione ebraica - che hanno ascoltato le parole di Genesi in un orizzonte di senso teso a “rendere giustizia”: essi scoprono che all’origine era stata posta non la sottomissione di un sesso/genere sull’altro, ma l’alleanza e la parità, nelle differenze.

Secondo una lettura del testo biblico che, come suggerisce la tradizione ebraica, disigilla ancora una volta nuove scintille di significato, ognuna nel dono di sé all’altra. Testi di: Gianpaolo Anderlini, Carlo Bolpin, Paola Cavallari, Lidia Maggi, Paolo Ricca, Brunetto Salvarani, Letizia Tomassone.

domenica 27 ottobre 2019

LA DONNA NEL CORANO ISLAM E CONDIZIONE FEMMINILE




Reggio Emilia 27 ottobre 2019

Sintesi: Paolo Cugini

Ferial Mouhanna (scrittrice)
Paolo Branca (professore universitario)

Questo tema è molto dibattuto. Il libro cerca di andare alle radici del problema. Spesso si parla solo di un aspetto del problema. La questione di genere sta mutando in tutto il mondo e il cambiamento di ruolo della donna non è solo un problema della cultura islamica. Ferial è mussulmana e quindi affronta il problema dall’interno.

È un libro impegnativo perché espone la complessità della questione. Tutte le relazioni sono problematiche. La relazione di genere è la prima relazione di generalità in cui ci troviamo inseriti. Altra questione importante è quella della fratellanza. Bisogna prendere le distanze dalla lettura buonista della fratellanza. Essere fratelli non è sempre comodo. La questione di genere è così delicata che in tutta la storia dell’umanità c’è stato un problema nel rapporto maschio e femmina.

Il linguaggio in cui è scritto il Vangelo è maschilista. Es.: la mamma de figli di Zebedeo: è senza nome. Es.: suocera di Pietro, non c’è traccia della moglie di Pietro e del nome della suocera. C’è una struttura patriarcale. Nel Corano non c’è la lapidazione dell’adultera, nella Bibbia sì. Anche nel cristianesimo le donne consacrate si nasconde la femminilità.
Ferial Mouhanna: Il sistema religioso viene costruito pian piano e fa un percorso autonomo e si confronta e interagisce con l’ambiente esterno. Il sistema religioso mussulmano è diventato un sistema chiuso, creando contraddizione con l’ambiente esterno. Per quanto concerne la donna il Corano ha sancito una parità assoluta fra uomo e donna. Il Corano è un libro che interveniva in tutti gli affari della comunità. Alcuni versetti si può intravedere una certa discriminazione a danno della donna. Questi versetti sono circostanziali, parziali, non appartengono alla dottrina islamica, ma fanno parte di versetti di opportunità. Dopo la morte di Maometto è cominciato un processo involutivo dove l’universale coranico è stato fatto cadere in oblio, hanno universalizzato alcuni concetti circostanziali. in poco tempo viene spogliata da tutti i suoi diritti coranici, divenendo priva di qualsiasi tutela. La donna divine una mezza testimone e non a pieno titolo. Viene accusata di avere una mezza mente. La donna viene accusata di essere una mezza credente.

Questo sistema religioso arriva ad essere in contraddizione con l’’ambiente esterno. Ci sono pensatori che hanno criticato questo sistema religioso chiuso. Fino ai giorni nostri la donna è privata da tutti i diritti conferitegli dal Corano. C’è stata la denuncia a questo immobilismo e stagnazione della donna mussulmana. La donna ha dovuto subire la poligamia. Nel Corano non esiste la poligamia: è un’invenzione, manipolando alcuni versetti. La donna ha dovuto subire di essere collocata nei gradini più bassi della società. Nel mio libro cerco di entrare in questo sistema religioso chiuso. Tutta la letteratura teologica islamica sulla donna è stata retta sul sistema di schiavitù. I detentori di a questa religione si rifiutano di superarlo. Occorre entrare per rompere questo sistema diventato impermeabile al mondo.

Ci deve essere una lotta. La donna mussulmana in primo piano deve svolgere questa lotta per riavere i suoi diritti. Questa lotta può essere fatta solo all’interno. E’ una lotta difficile e complessa. Però la donna dev’essere decisa a liberarsi. Per liberare la donna bisogna liberare il Corano. La donna ha fatto delle lotte sia nell’ambito del femminismo classico, però queste lotte erano fatte accettando il principio della poligamia, cercando di alleggerire il peso delle donne. Ha cercato di conquistare un po' di tutela. I risultati sono scarsi, più di forma che di sostanza. Il lavoro d’interpretazione ha concesso alla donna la tutela dei minori. La tutela maggiore sino ad esso non è stata concessa alla donna. La lotta della donna è sempre stata nel quadro di discriminazione nei suoi confronti. La donna deve cambiare completamente.

Come deve fare? La donna deve partire dal Corano in prima persona. La donna mussulmana deve abbattere il sistema di schiavitù vigente tutt’ora nel mondo islamico.

La sostanza del mio libro: metto nelle vostre mani prove inconfutabili che il sistema di schiavitù dev’essere abbattuto e dev’essere considerato obsoleto, perché è nel Corano, Dio non solo dà delle indicazioni chiare, ordina e intima i mussulmani a superare il sistema di schiavitù. Il volere di Dio è la donna libera. La donna deve conquistare una coscienza di sé e per sé con un contatto diretto sul Corano. La donna deve osare e riconquistare tutti i suoi diritti. La donna non può farlo da sola, ma deve farla assieme all’uomo.