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mercoledì 7 gennaio 2026

Manaus: isole di prosperità circondate da fiumi di disuguaglianza

 

Il distretto industriale di Manaus



Paolo Cugini

 

È uscito in questi giorni un rendiconto della situazione economica di Manaus, che vale la pena riportare e proporre anche una riflessione, per capire che attività pastorale realizzare in questo contesto.

La regione amazzonica sta vivendo un paradosso. Il polo industriale di Manaus ha ripreso a crescere, con un fatturato che ha raggiunto quasi 210 miliardi di R$ entro novembre 2025, con un aumento del 10,42% rispetto allo stesso periodo del 2024. Tuttavia, dietro questo progresso, persiste un abisso: oltre 270.000 persone vivono ancora in condizioni di povertà estrema e il reddito familiare pro-capite rimane ben al di sotto della media nazionale, È il ritratto di uno Stato che bilancia il deficit commerciale del Paese ma non riesce ancora a pareggiare il proprio bilancio.

Lo stipendio medio di un lavoratore in Amazonas è inferiore del 40% rispetto alla media del resto del Brasile, ricordando che il salario minimo è di circa 240 euro. Quasi la metà dei lavori è informale, sostenuta da attività di sussistenza, commercio di quartiere e servizi di base. Dietro questi numeri ci sono volti e storie: madri single che si svegliano prima dell'alba per vendere cibo sui marciapiedi; giovani in attesa della loro prima opportunità di lavoro; abitanti delle rive del fiume che vedono la foresta rigogliosa ma vivono ai margini della scarsità.

La domanda è inevitabile: perché la crescita non raggiunge le tavole delle famiglie amazzoniche? La risposta sta nell'architettura diseguale del nostro modello economico. La Zona Franca ha portato tecnologia, reddito e posti di lavoro, ma l'integrazione locale è carente. Si è creato un sistema in cui la ricchezza circola senza radicarsi nello Stato: isole di prosperità circondate da fiumi di disuguaglianza.

Il quartiere Ponta Negra a Manaus


Oggi, le donne sono il volto di questa resistenza silenziosa. Tra le capofamiglia, il 38% vive in famiglie con insicurezza alimentare. Cuciono, cucinano, vendono, si prendono cura e mantengono a galla l'economia invisibile di Manaus e delle città dell'entroterra. Sono loro che muovono l'Amazzonia, ed è per loro che lo Stato deve riposizionare le sue politiche creditizie, formative e di reddito. Non c'è sostenibilità senza giustizia sociale. Il percorso è tracciato, ma richiede coraggio politico. È necessario collegare il polo industriale all'economia locale, rafforzando i fornitori locali, espandendo il microcredito con assistenza tecnica e investendo in una formazione rapida e mirata. La legge che incentiva l'edilizia sostenibile, approvata nel 2024 con il sostegno dell'IFC (International Finance Corporation), ha dimostrato che le politiche verdi possono creare posti di lavoro verdi. Ma servono scala, continuità e una visione a lungo termine.

Una delle tante favelas di Manaus, a 5 km dal quartiere Ponta Negra


L'Amazzonia ha bisogno di una strategia. Un approccio tecnico, umano e coraggioso. L'Amazzonia è il più grande patrimonio naturale del pianeta, ma il suo vero miracolo risiede nelle persone che ne traggono vita e sopravvivono nonostante tutto. Il Brasile sarà davvero una potenza verde solo quando il progresso raggiungerà anche le cucine semplici delle città, i mercati dell'entroterra e le mani delle donne che sostengono il futuro. Finché ci sarà foresta senza reddito, l'Amazzonia rimarrà una promessa a metà.

Spunti di pastorale urbana periferica. Noi entriamo in questo contesto, con le nostre comunità di base accompagnando la vita delle persone, soprattutto i più poveri. Abbiamo strutturato la Caritas parrocchiale in modo tale che ogni giorno una comunità prepara la colazione o la cena. Ciò significa che tutti i giorni la nostra parrocchia, nelle sue otto comunità, è a contatto con i poveri, soprattutto, senza tetto. È un primo livello assistenziale che è necessario: quando uno ha fame c’è poco da progettare. Poi ci stiamo attivando per proporre corsi di specializzazione. Per questo abbiamo fondato un’associazione e una ONG per riuscire a potare sul nostro territorio – il quartiere Compensa – dei corsi di specializzazione a costo zero, che alcuni organi governativi e poli universitari stanno proponendo da tempo. Da quest’anno dovrebbero partire sei di questi corsi negli spazi delle nostre comunità. 

Uno dei tanti momenti di verifica con gli operatori pastorali


Poi c’è tutto il lavoro di prevenzione, che è molto faticoso. Il nostro territorio è dominato dal CV (Comando Vermehlo), un gruppo criminale che agisce in tutto il Brasile con lo spaccio e il traffico di droga. Il nostro obiettivo pastorale consiste nel proporre percorsi a tutti i livelli per togliere bambini e adolescenti dal giro del traffico. Con la ONG messa in piedi (si chiama Margens) abbiamo attivato una serie di corsi (musica, danza, teatro, inglese, ecc.) he raggiungono circa 150 tra bambini e adolescenti. Poi c’è il lavoro specifico di pastorale giovanile e catechesi, che abbiamo rafforzato notevolmente in questi ultimi due anni. Con gli operatori pastorali presenti sul nostro territorio – circa 150 – ci troviamo mensilmente per fare il punto della situazione e per aggiustare il tiro dove vediamo che c’è bisogno. Dare dignità umana a chi ogni giorno rischia di perderla: è questo il nostro obiettivo. 

mercoledì 14 agosto 2019

L’UMANITA’ DELLA LITURGIA





FRATERNITÀ DI BOSE

14 AGOSTO 2019
Relatore: Goffredo Boselli
Sintesi: Paolo Cugini

La liturgia è il Vangelo celebrato.

a.      L’umanità di Cristo sorgente dell’umanità della liturgia. Già nel 1945 Bonhoeffer scriveva: “Cristo crea in noi non un tipo di uomo, ma l’uomo”. C’è un cammino di umanizzazione che la vita cristiana deve compiere. Gaudium et Spes: “chiunque segue Cristo, diventa anche lui più uomo”. Sarà nella qualità umana dei singoli credenti si giocherà la credibilità del messaggio cristiano. È la qualità umana del vivere che fa la differenza oggi. L’umanesimo evangelico nella sua profonda complicità con l’umano autentico, rappresenta il presente e soprattutto il futuro del cristianesimo. La comprensione del cammino di fede sembra orientarsi nella direzione che, essere cristiano, significa orientarsi verso Gesù vero Dio e vero Uomo. “Cristo è l’immagine del Dio invisibile” (Col 1,15). Nella su umanità Cristo rende visibile Dio. Ormai Dio senza l’uomo Gesù non solo è impensabile, ma è non credibile. Non si dà confessione della verità di Dio senza l’umanità di Cristo. Pascal diceva che: “non è solo impossibile, ma inutile conoscere Dio senza Gesù Cristo”. Dio non lo conosciamo attraverso idee, ma attraverso l’umanissima vita di Gesù di Nazareth. Gv 14: “Io sono la via Verità e la vita”. Agostino: “presso il Padre è la verità e la vita e non avevamo una via, il Figlio di Dio assumendo la natura dell’uomo si è fatto via. Per questo, cammina attraverso l’umanità di Gesù Cristo e arriverai a Dio”.
 Il particolare modo di entrare in empatia con le persone, la sua capacità d’interpretare i loro desideri: sono caratteristiche dell’umanità di Gesù, che si vede anche nella sete di giustizia. Col. 2,9 “E’ in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità”. Tutta la pienezza: nella piena umanità di Gesù si è manifestata la pienezza della sua divinità. Gesù Cristo è il vero Dio, il vero Dio è Gesù Cristo. È quello che nel quarto Vangelo Gesù ricorda a Filippo: “chi ha visto me ha visto il Padre”, non qualcosa, una traccia, ma il Padre, tutto il Padre. Ciò che c’è da vedere di Dio lo abbiamo visto in Gesù. Qui sta ogni possibile discorso sul senso umano della liturgia. La ricerca di una liturgia più umana non è semplicemente richiamare la dimensione etica della liturgia, né l’ennesima strategia pastorale, ma è di ordine teologico e, pertanto, essenziale se vuole essere liturgia cristiana e non un mero rito religioso come tanti. La nostra liturgia è cristiana se è conforme all’umanità di Gesù.

Maggioni: Gesù è la trasparenza del volto di Dio e non un involucro. Il corpo di Gesù è risorto, asceso al cielo. Il corpo di Gesù adesso abita in Dio. È nella umanità della liturgia che si rivela la divinità di Gesù. Una liturgia più umana rivela la divinità di Gesù. Se il mistero di Dio si è rivelato attraverso l’umanità di Gesù, allo stesso modo la liturgia dev’essere fedele al modo di questa rivelazione. Allora, anche la celebrazione della rivelazione di Dio deve avere la forma del Vangelo. Il modo di celebrare la celebrazione dev’essere conforme al modo in cui Dio si è rivelato in Gesù, nella sua umanità. La liturgia è rivelazione in atto. “Attraverso la liturgia si attua l’opera della nostra redenzione” (orazione). Sono queste idee che hanno guidato la riforma del Concilio Vaticano II, per riportare la liturgia alla sua origine, cioè al Vangelo.
Esempio dell’altare: tavola del Signore (1 Cor 10,21). Gesù parlava la lingua del popolo, e non una lingua sacra. Gesù ha parlato e si faceva capire. Ha celebrato la prima volta l’eucarestia attorno ad una tavola. I primi discepoli nelle loro case spezzavano il pane. Un’umanità quella di Gesù caratterizzata da una convivialità costante. Gesù si sedeva a mensa con tutti. La cena è l’ultima di tante cene con i suoi discepoli. La centralità dell’altare delle nostre chiese, ricorda che la comunità cristiana è una comunità di tavola, perché Gesù l’ha voluta così. Il riferimento di Gesù nell’ultima cena non è il contesto sacrificale, ma domestico, di comunità, una liturgia guidata dal padre di famiglia, in un contesto informale vicino alla vita. Gesù ha voluto per la sua comunità una tavola condivisa in un contesto familiare. Le forme rituali non si devono allontanare dalla vita: altro che sacralità e distanza! Se togliamo dalla liturgia ciò che c’è di autenticamente umano, togliamo allo stesso tempo ciò che c’è di autenticamente divino. Nella liturgia dobbiamo trovare la grammatica della vita.

Ciò vale anche per la lingua della liturgia. Il Vaticano II ha dato la possibilità di accedere alle lingue parlate. Gesù parlava in aramaico, la lingua del suo tempo, grazie alla quale si faceva intendere. Gesù non ha parlato una lingua sacra, ma ha utilizzato espressioni della vita della gente. Gesù non viveva nelle sacrestie o nelle università e utilizzava il vocabolario della vita quotidiana, molto più che quello religioso. “Le folle erano stupite del suo insegnamento”. “Mai un uomo ha parlato così”.  



b   Il compito di una liturgia umana: la vita. Nel 2010 Ratzinger definiva l’evangelizzazione la risposta alla domanda: come vivere? Oggi la domanda che gli uomini e le donne si pongo d’innanzi alla nostra proposta di fede è: credere mi aiuta a vivere? Cosa aggiunge la fede alla mia vita? Il Vangelo cosa apporta di diverso nella mia vita? L’annuncio del Vangelo oggi si giocherà in larga parte sul crinale delle risposte credibili alla domanda: credere mi aiuta a vivere? Il rapporto tra liturgia e vita si presenta in modo nuovo rispetto all’epoca del Concilio. Oggi si declina chiedendo alla celebrazione di essere un luogo vitale, di rigenerare la vita dei singoli credenti. La liturgia come luogo che genera e rigenera il credente alla vita, luogo sorgivo della vita della comunità.
Cardinal Martini: “se nei vangeli si parla poco di liturgia, ciò avviene perché essi sono una liturgia vissuta con Gesù in mezzo ai suoi. Tutto ciò che i vangeli riferiscono di Gesù con la sua gente è un’anticipazione del senso della liturgia”. Martini propone un senso più ampio di liturgia, non riconducibile alla semplice ritualità.
La liturgia come continuazione dei vangeli. I vangeli narrano persone di ogni tipo incontro a Gesù. “Signore, aiutami!”; “Gesù abbi pietà di me!”; “Signore, il mio servo è in casa che soffre”: sono espressioni liturgiche della gente che cercano Gesù. Questa vera e proprio liturgia dei vangeli ci narra di un uomo Gesù, che ascolta le richieste vitali del popolo.  Gesù ha combattuto una battaglia è per la vita e l’ha combattuta sino alla sua stessa morte. Battaglia che vinta ridando fiducia e speranza a tutti coloro che incontrava. Di fronte alla vastità del messaggio cristiano, all’iperattivismo della vita parrocchiale, alla complessità dei nostri riti, della loro ridondanza barocca, impressiona la semplicità della liturgia dei vangeli. Theobald:vita e fede sono intimante legate”. Non si può trasmettere la fede senza trasmettere la fede nella vita.

La celebrazione dei sacramenti della fede è luogo di contatto della vita di Cristo con la vita dell’uomo e della donna oggi. Nei passaggi decisivi della vita unici e definitivi dell’esistenza, là dove la vita è più vita, i sacramenti della Chiesa vi proiettano la luce del Vangelo. Scopo dei sacramenti: significare la vita con la luce del mistero pasquale, per sottrarli alla logica del caso e del destino. Nei sacramenti si rivela tutta l’umanità della liturgia. La pastorale dei sacramenti è l’odierna Galilea delle genti. Dentro alla domanda di sacramenti c’è un senso profondo della vita che va riconosciuto e onorato, c’è una forma germinale di quella fede naturale che ogni essere umano ha della vita. È fede in Dio autore della vita. Solo una liturgia umana sa celebrare la vita umana. Ernesto Balducci: se non capiamo la vita non capiamo Dio.

Trasmissione della vita come compito di una liturgia umana. Può capitare che chi celebra diventi un ostacolo per lo scorrere della vita. L’umanità di chi presiede è importante. Solo gesti e parole colmi di umanità possono essere segno dell’umanità di Gesù. IL sacramento passa dall’umanità in cui è posto. Stile umano e grazia di Dio devono formare un’unità. I Vangeli raccontano degli episodi sorprendenti nei quali quelli che erano introno a Gesù, i suoi discepoli, diventano degli ostacoli tra Gesù e le persone che lo cercano. A volte la vita come compito della liturgia, è contraddetta da chi celebra.




c.      L’umanità sofferente come criterio di verifica dell’umanità della liturgia. La sofferenza è il luogo massimo dell’umanità. Il criterio della verità della liturgia è quella di farsi carico delle sofferenze: abbandono, esclusione, solitudine. Oggi vendiamo la disumanità a regnare il mondo. Umani si diventa. Compito di una liturgia umana è quella di contribuire ad umanizzare. Comunione, carità, accoglienza: la liturgia è risorsa di umanità. Preghiera Eucaristica V: “donaci occhi per vedere le necessità e le sofferenze dei fratelli”. La celebrazione eucaristica è il luogo della fraternità. L’Eucarestia è il più alto magistero di umanità. Non possiamo ricevere in modo innocente il pane di vita, senza condividere il pane per la vita con chi è nel bisogno. La nostra fede eucaristica ci chiama a vivere un’etica eucaristica, che ci porta vivere un’umanità è più profonda nei confronti dei bisognosi. Arrupe: “se in qualche parte del mondo esiste la fame la nostra celebrazione eucaristica è in qualche modo incompleta”. Questo è il senso umano della liturgia. È il Cristo che nella liturgia ci viene incontro con i poveri, i migranti, gli esclusi. L’eucaristia è una protesta contro l’ineguaglianza. L’eucarestia contiene un’utopia. Non è possibile essere umani quando si celebra ed essere disumani quando si esce dalla Chiesa.