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lunedì 24 gennaio 2022

IL TEMPO DEI FIGLI





 INCONTRO GENITORI QUATTRO PARROCCHIE

SABATO 22.1.2022 – ORE 15,30

 


 Paolo Cugini


1 Non fare troppo per i tuoi bambini. Non cercare di riempire la vita dei tuoi figli di decine di attività, anche se ti può sembrare utile per la loro crescita e per ottimizzare il tempo quando sei fuori per lavoro. Allo stesso tempo non riempirli di cose, di oggetti, di giochi con i quali passare il tempo, anche se sono giochi educativi. Se vuoi davvero educare e infondere i tuoi valori nei tuoi bambini, è meglio che passi del tempo con loro facendo attività insieme. Ci vuole pratica, ripetizione e soprattutto dedizione per avere un impatto positivo sullo sviluppo del carattere dei tuoi bambini. Lasciare degli spazi vuoti per stimolare la creatività dei figli. 

2 Impara a delegare. Uno dei più grandi sprechi di tempo nella tua famiglia è che tu, come genitore, cerchi di fare tutto. Delega! Ai bambini possono essere assegnate alcune faccende domestiche: se possono camminare e parlare, sono esseri umani capaci. Possono fare i loro letti, raccogliere i loro giochi, aiutarti a caricare la lavastoviglie, buttare nella pattumiera il pannolino che gli hai appena cambiato e con un po’ di inventiva e buon senso puoi coinvolgerli nelle attività quotidiane. Bisogna dar loro fiducia. 

3 Stabilisci le priorità. Quando dici sì a un’attività, stai dicendo no a qualcos’altro, perché non puoi fare tutto. Se la tua priorità è quella di trascorrere del tempo di qualità con i tuoi figli, allora dedicare la tua attenzione ad altre attività potrebbe non essere allineato con i tuoi valori. Devi prima decidere quali sono le tue priorità e cos’ha più valore nella tua vita. Poi, quando ti vengono presentate opportunità che richiedono tempo – e capita più spesso di quanto pensi – puoi essere più preparato per determinare a quali cose vuoi dire sì e quali vuoi rifiutare.

Imparare a organizzare le proprie attività quotidiane e a sfruttare bene il tempo è importante anche per i bambini. Andare a scuola, fare i compiti a casa e avere anche tempo per giocare… si può fare tutto con un po’ di pianificazione e se i genitori riescono a insegnare ai bambini che a ogni attività è riservato un momento preciso.

Gli orari di mamma e papà condizionano la vita quotidiana dei più piccoli. Quando entrambi lavorano tutto il giorno o quando solo uno dei due può occuparsi della casa, si tende a riempire la vita dei figli di attività. In questo modo si finisce per stravolgere completamente la loro gestione del tempo. Che i bambini saltino da un’attività all’altra, tuttavia, non significa che sappiano sfruttare bene il tempo. È anzi probabile che anche noi, in quanto genitori, non riusciamo a gestirlo al meglio. Eppure, insegnare ai bambini a organizzare il proprio tempo è senz’altro importante, trattandosi di una competenza che farà parte del loro bagaglio educativo.


 

1 Non fare troppo per i tuoi bambini. Non cercare di riempire la vita dei tuoi figli di decine di attività, anche se ti può sembrare utile per la loro crescita e per ottimizzare il tempo quando sei fuori per lavoro. Allo stesso tempo non riempirli di cose, di oggetti, di giochi con i quali passare il tempo, anche se sono giochi educativi. Se vuoi davvero educare e infondere i tuoi valori nei tuoi bambini, è meglio che passi del tempo con loro facendo attività insieme. Ci vuole pratica, ripetizione e soprattutto dedizione per avere un impatto positivo sullo sviluppo del carattere dei tuoi bambini. Lasciare degli spazi vuoti per stimolare la creatività dei figli. 

2 Impara a delegare. Uno dei più grandi sprechi di tempo nella tua famiglia è che tu, come genitore, cerchi di fare tutto. Delega! Ai bambini possono essere assegnate alcune faccende domestiche: se possono camminare e parlare, sono esseri umani capaci. Possono fare i loro letti, raccogliere i loro giochi, aiutarti a caricare la lavastoviglie, buttare nella pattumiera il pannolino che gli hai appena cambiato e con un po’ di inventiva e buon senso puoi coinvolgerli nelle attività quotidiane. Bisogna dar loro fiducia. 

3 Stabilisci le priorità. Quando dici sì a un’attività, stai dicendo no a qualcos’altro, perché non puoi fare tutto. Se la tua priorità è quella di trascorrere del tempo di qualità con i tuoi figli, allora dedicare la tua attenzione ad altre attività potrebbe non essere allineato con i tuoi valori. Devi prima decidere quali sono le tue priorità e cos’ha più valore nella tua vita. Poi, quando ti vengono presentate opportunità che richiedono tempo – e capita più spesso di quanto pensi – puoi essere più preparato per determinare a quali cose vuoi dire sì e quali vuoi rifiutare.

Imparare a organizzare le proprie attività quotidiane e a sfruttare bene il tempo è importante anche per i bambini. Andare a scuola, fare i compiti a casa e avere anche tempo per giocare… si può fare tutto con un po’ di pianificazione e se i genitori riescono a insegnare ai bambini che a ogni attività è riservato un momento preciso.

Gli orari di mamma e papà condizionano la vita quotidiana dei più piccoli. Quando entrambi lavorano tutto il giorno o quando solo uno dei due può occuparsi della casa, si tende a riempire la vita dei figli di attività. In questo modo si finisce per stravolgere completamente la loro gestione del tempo. Che i bambini saltino da un’attività all’altra, tuttavia, non significa che sappiano sfruttare bene il tempo. È anzi probabile che anche noi, in quanto genitori, non riusciamo a gestirlo al meglio. Eppure, insegnare ai bambini a organizzare il proprio tempo è senz’altro importante, trattandosi di una competenza che farà parte del loro bagaglio educativo.

 

lunedì 26 ottobre 2020

STANDARDIZZAZIONE E LIBERTA'

 


UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI BERGAMO

GLOBALIZZAZZIONE E SCIENZE SOCIALI

Venerdì 23 ottobre 2020

 

Prof: Stefano Tomelleri

Sintesi: Paolo Cugini

 

 

Standardizzazione: standard è un format, un algoritmo che decide chi dobbiamo veder. Non abbiamo una logica del funzionamento dell’algoritmo, che però ha un’influenza sulla nostra vita. Lo standard ci crea un ambiente umanamente sostenibile. La tecnologia ha raggiunto un livello di sofisticazione tale che hanno prodotto delle antropologie implicite. Ciò significa che accettando gli standard proposti, si accoglie una particolare visione dell’uomo, un modo di essere. Dove c’è sicurezza e confort c’è anche perdita della libertà.

O siamo dentro allo standard o siamo fuori. Gli algoritmi selezionano le notizie, idee, e condizionano il nostro immaginario. La Cina ha necessità di controllare gli algoritmi. La dittatura teme le altre dittature. Qual è il ruolo delle agenzie che filtrano le notizie, le immagini che filtrano le notizie?

Coca cola ha fatto una campagna sul movimento. Per smaltire un litro di coca-cola ci vogliono 8 ore di attività fisica. Sono i paradossi dello standard.

La capacità dello Standard è quello di prevedere la realtà. Gli standard tolgono lo spazio di libertà, creando l’illusione della libertà. Ciò non significa che dobbiamo togliere lo standard, perché abbiamo bisogno di modelli capaci di prefigurare il futuro. Lo standard è stato pervertito in uno strumento di influenza sulle persone. Occorre capacità critica.

Delirio del non senso, l’arte della fuffa: “mandami un’email”. Questa è la riproduzione del modello che dobbiamo rendicontare. Chi è il responsabile dello standard? Scompare nel sistema della standardizzazione.



Mary Douglas, come pensano le istituzioni? (Bologna: Il mulino 1990). Pensano come sistemi organizzativi.

Uno dei grandi temi di Goethe è quello di rendere disponibile l’anima. Oggi si crea lo scalpore moralistico. Il punto: perché si ritiene che il tuo corpo diventi disponibile al commercio? È una dimensione culturale.

Marc Augé: c’è una sensazione di eterno presente, senza un futuro, nel senso che ad un certo punto scompare il pensiero sul futuro che aveva caratterizzato i grandi sistemi filosofici prodotti nella modernità.

Siamo sempre disponibili h 24. È assurdo. Si è creato il problema del flusso permanente: devi essere sempre connesso, se no sei fuori.

A questo punto del discorso il problema è: come possiamo riappropriarci del tempo? Abbiamo reso anche il futuro disponibile. Il passato non esiste più e quando neghi il passato neghi l’eredità, che è tutto ciò che portiamo dal passato e dice di un’identità.  L’idea della disponibilità assoluta è nociva alla performance. Porta all’esaurimento delle persone che sono in una organizzazione. Occorre fermarsi. Occorre spegnere il cellulare, dice Marc Augé.

L’immigrato arriva nel nostro flusso e ci arriva a piedi pari e rischia di essere travolto dal capitalismo, da un sistema economico e di pensiero che non gli appartiene.

Domanda: in questo contesto i legami sociali sono ancora possibili?

 

giovedì 14 febbraio 2019

TEMPO E SPAZIO IN AMAZZONIA











MANAUS - AMAZZONIA
CORSO DI INCULTURAZIONE
13 FEBBRAIO 2019



Prof.: Tatiana Schor
Sintesi Paolo Cugini

È interessante in Amazzonia come sono collegate tra loro le città, sono dipendenti tra loro.
Farina in Amazzonia è conoscenza, perché in ogni città c’è un tipo di farina e un modo per lavorarla. È importante partecipare al lavoro della farina nei luoghi in cui avviene. C’è una grande quantità di tipi di farina. Le élite delle città delle regioni dell’Amazzonia sono i commercianti. Il prezzo delle farine è molto interessante per capire la differenza tra chi produce e chi vende. L’Amazzonia sembra una regione che non è mai pronta, che è sempre in movimento.

Quando si parla di Amazzonia occorre capire di che Amazzonia stiamo parlando. L’ Amazzonia ha una grande complessità di natura molto ricca. C’è una quantità di elementi che sono ancora sconosciuti. La natura dell’Amazzonia è molto importante. Si parla molto della foresta culturale. Ci sono alcuni alberi ipes, che sono utilizzati molto. Gli uomini che abitavano qui milioni di anni fa facevano maneggio della foresta. Eduardo Neves ha rivoluzionato l’archeologia dell’Amazzonia. Oggi abbiamo in Amazzonia una grande diversità di popoli indigeni, con una storia particolare e religioni diverse. Molti popoli sono stati eliminati. Ci sono poi i popoli riberini (sul fiume). Le persone che vivono sul fiume fanno della foresta la loro sicurezza, soprattutto dal punto di vista dell’alimentazione.

Quale Amazzonia? Non è una regione omogenea, ma è complessa e diversa. È meglio parlare di Amazzonie.

Spazialità: forme con cui le persone occupano uno spazio. La siccità è problema, mentre le piene è allegria per il popolo. La questione dell’acqua potabile è molto seria. Si vive una vita fluida, in cui la acqua è il centro. I prezzi variano dal livello di acqua de fiume. C’è una grande dispersione di cibo.
C’è una grande movimento di prodotti soprattutto nei territori di frontiera. A Tabatinga si trova quindi una grande varietà di frutta, perché ci sono prodotti della Colombia e del Perù.
Il 70 % della foresta Amazzonica è in Brasile (Bolivia 8%, Perù 10%, Colombia 5,5%).
Amazzonia Legale: definita per la legislazione (articolo 199 Costituzione 1946; Legge 1806/1953
Estensione: 5.020.000 Km2
In Amazzonia abitano 4 milioni di abitanti, di cui 2 milioni sono a Manaus.

Problema socioculturale: capire che mappa ha in testa l’abitante di una zona e confrontarla con la realtà geografica.
La prima idea che oggi abbiamo dell’Amazzonia è uno spazio vuoto. C’è stato un processo di disabitazione, stermino di popoli indigeni e chi è rimasto se ne è andato. È questo il frutto del processo di colonizzazione.
Diario dell’Amazzonia (Asman). È inglese. Racconta come vengono sterminati gli indigeni con il lavoro schiavo. Il vuoto demografico è la conseguenza del processo di colonizzazione. Interessante è l’archeologia perché testimonia la presenza degli indigeni nel territorio. Anche il suolo mostra dei cammini che si sono sedimentati.



Problema della terra nera: residui umani. Dimostra che nei secoli passati c’era un’occupazione intensa del territorio amazzonico.

Gli Incas erano più sviluppati degli europei, per la loro organizzazione sociale. In Amazzonia l’organizzazione è molto più complessa. Video: gli indios prima del Brasile. Esistono marche spaziali significativi che dicono di una presenza: i geroglifici dell’Acre.
Ci sono anche delle cose che non sono rimaste. La colonizzazione è stata una catastrofe demografica. Ci sono evidenze di 11 mila anni, anche se ci sono difficoltà nella ricostruzione. Si cerca oggi di ricostruire la foresta com’era prima della colonizzazione.

Ci sono due ambienti chiari in Amazzonia:
Terra ferma: 98%
Varzea: 1,5%
La Varzea è l’area di maggior concentrazione di popolazione
Amazzonia spagnola: sembra che prima di Cabral, gli spagnoli erano già arrivati in Amazzonia

Si comincia a trasformare gli indigeni in schiavi. Creazione della capitania. Creazione dei forti e delle ville. La Chiesa cattolica ha avuto un ruolo importante.
Modello mercantile portoghese:
Obbedienza all'assolutismo: il re è signore di tutti
Territorio è potere. L’occupazione portoghese si è data per mezzo di forti militari e dalle missioni religiose.
C’è poi un periodo di stagnazione tra il XVIII e XIX secolo, dove c’è l’estinzione della Compagnia Generale del Gran Parà Maranhão e di san Giovanni del Rio Negro. Viene creata la Comarca di Alto Amazzonia. Ci sono dei nuclei popolati nelle valli.

Amazzonia brasiliana

Nel 1822 quando è stata proclamata l’indipendenza del Brasile, l’Amazzonia non faceva parte del Brasile perché continuava ad appartenere al Portogallo.

Nella prima metà del secolo XIX avviene una rivoluzione delle capanne: ci furono 40 mila morti. Venne distrutto la possibilità di organizzazione sociale. Questo ha segnato profondamente la società indigena.
1850: l’Amazzonia è elevata a Provincia
1866: viene aperta la navigazione straniera in Amazzonia
1850-1920: estrazione della gomma. Coincide con l’arretramento dei popoli indigeni
Catena produttiva. Nasce anche quello che viene chiamato: avviamento, vale a dire un sistema di credito che indebitava gli estrattori di gomma, che diventavano schiavi.

C’è una concentrazione a Manaus e Belém.
Interessante è il movimento degli europei che arrivano per la gomma e i cimiteri raccontano molto di questa epoca, perché consegnano i personaggi, i gruppi sociali che abitavano in quel periodo, in modo particolare l’esistenza di gruppi di origine ebraica, degli ebrei dell’Est europeo. C’è stato un impulso di creazione di ricchezza, ma non ha segnato un processo di crescita. Le attività estrattivista non ha prodotto crescita, ma solo accumulo per pochi. Gli edifici che ci sono a Manaus dicono di una storia che sembra non avere relazione con il presente della città. Manaus sembra una città che non vuole ricordare il proprio passato, per questo non vengono messi in ordine gli edifici antichi dell’epoca florida dell’estrazione della gomma.



La crisi della gomma: nel 1876 cominciano a coltivare la gomma da un’altra parte, perché gli inglesi prendono le sementi e le piantano nelle loro colonie. La crisi della gomma, per gli storici, ha provocato una riorganizzazione dell’economia familiare, e quindi non è vista così negativa.

mercoledì 17 dicembre 2014

PREPARIAMO LA VIA DEL SIGNORE




Paolo Cugini
1. Il tempo liturgico dell’Avvento presenta una sua spiritualità specifica, che viene presentata attraverso le letture. La liturgia c’insegna a vivere il nostro tempo, ad abitare la storia come luogo della manifestazione del Signore, a considerare quindi il tempo come pieno di significato, un significato che ci viene donato dall’alto e che quindi va continuamente ricercato. Il primo significativo insegnamento implicito nel tempo di Avvento che va evidenziato è quindi proprio questo: necessità per gli uomini e le donne di mettersi in cammino per cercare e trovare la pienezza del tempo. Se la pienezza del tempo, il significato della vita lo dobbiamo cercare significa che non ce l’abbiamo in tasca, che non lo conosciamo, che rimane nascosto. Mettersi in cammino, allora, richiede umiltà, docilità. Tempo di avvento diviene allora tempo nel quale con umiltà ci mettiamo in cammino per cercare un senso della vita, una pienezza del tempo che rimane sempre al di là delle nostre possibilità umane.

2.Preparate la via del Signore”. In questa prospettiva la Parola DI Dio c’insegna che questo cammino non può assolutamente essere improvvisato, ma va preparato con cura. Come si prepara allora, la via del Signore, il cammino che ci porta a Lui, vero Signore della storia? In che modo dobbiamo realizzare il percorso per arrivare a Lui e riconoscerlo per inginocchiarci davanti a Lui e non davanti ad altri? Questa, è infatti, la verità che ci vuole indicare la liturgia di oggi. Non basta mettersi in cammino: dipende che cammino realizziamo. Non basta la volontà di cercare il Signore: dipende come lo cerchiamo. La figura di riferimento della seconda domenica di Avvento che ci deve orientare sul cammino da compiere è Giovanni Battista. E’, infatti, lui il precursore, colui che sin dall’eternità è stato indicato come annunciatore del messia, colme colui che avrebbe indicato all’umanità il salvatore del mondo. Nel cammino alla ricerca del Signore della storia abbiamo bisogno di una guida e questa guida è Giovanni Battista.  Il Vangelo ci dice che Giovanni Battista si è preparato a questo incontro vivendo nel deserto e con uno stile di vita sobrio ed essenziale. Sono due indicazioni significative che vanno prese sul serio. Deserto vuole dire silenzio, e il silenzio è il cammino per apprendere ad ascoltare, se stesso, gli altri, Dio. Nel silenzio verifichiamo lo spessore della nostra fede, la verità delle parole, l’autenticità di ciò che seguiamo. Nel silenzio impariamo anche a conoscere noi stessi, le nostre forze, la nostra possibilità di sopravvivere nelle difficoltà. Nel deserto non possiamo barare, o nasconderci dietro a qualcosa perché nel deserto non c’è nulla. E’ in questo vuoto esteriore che diviene progressivamente interiore che possiamo riconoscere una voce, diversa, che viene da altrove e, quindi, ascoltarla. Questo percorso esistenziale nel deserto quando è fatto con autenticità lentamente ci spoglia. Il fatto che Il Vangelo sottolinei gli abiti estremamente sobri di Giovanni Battista nel deserto non è un vezzo letterario, ma una profonda indicazione spirituale. La verità della nostra ricerca di Dio si manifesta nel nostro stile di vita. La sobrietà, l’essenzialità diventano nostre compagne di viaggio in questo cammino che dura tutta la vita.


3.Viene dopo di me colui che è più forte di me”. Quali sono i frutti dell’autenticità del cammino? Come posiamo capire se il cammino che stiamo realizzando è guidato dallo Spirito del Signore? Leggendo attentamente il Vangelo possiamo dire: la verità del nostro cammino si manifesta nella chiarezza che progressivamente avviene sulla nostra identità.  Giovanni Battista dichiara che lui non è il messia ma che verrà dopo di lui. Non ci sono parole di sfida, d’invidia, di gelosia, ma solo il riconoscimento del proprio ruolo e dell’identità di colui che annuncia. La verità del nostro cammino di fede si manifesta quando apprendiamo a stare dove il Signore ci vuole mettere, quando non ci allarghiamo, quando non desideriamo di essere ciò che non siamo, quando non invidiamo la vita di nessuno, ma siamo contenti di ciò che siamo, perché riconosciamo la nostra situazione come manifestazione della volontà di Dio. La pace interiore, la gioia come caratteristica del cristiano provengono proprio da questa coscienza di sé e non dipendono da fattori esterni. Mettiamoci, allora in cammino, per cercare ogni giorno