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giovedì 19 novembre 2020

APPUNTI SULLA TEORIA ECONOMICA DI JOHN MAYNARD KEYNES



 

 

Paolo Cugini

Negli anni della golden age, anche grazie alla teoria economica dominante (la teoria keynesiana), le differenze tra zone ricche e zone povere del mondo, sia a livello internazionale sia a livello nazionale, tendono a ridursi per poi riprendere nel periodo successivo (nel periodo successivo viene abbandonata la teoria keynesiana e si torna alla teoria neoclassica).

Il ragionamento keynesiano. Keynes è preoccupato che ci sia equilibrio tra domanda e offerta nel mercato, le variabili sono i macro-aggregati, la domanda è domanda aggregata (consumi delle famiglie e investimenti delle imprese), l’offerta è offerta aggregata ossia la produzione nazionale. Mercato delle merci e mercato della moneta e relativo equilibrio. Produzione di piena occupazione, produzione che si avrebbe se tutte le persone che si offrono al mercato del lavoro lavorassero. L’obiettivo keynesiano è quello di stabilire come fare per aumentare la produzione e quindi, l’occupazione. Keynes afferma che non c’è alcuna ragione per cui il punto della produzione sia corrispondente a quello della piena occupazione, è possibile che tutto il sistema economico sia in equilibrio (domanda = offerta), ma che non ci sia piena occupazione (si parla di equilibrio di sotto – occupazione).

Se il sistema si trova in una situazione di equilibrio di sottoccupazione, Keynes si pone il problema di cosa sia necessario fare. Le componenti private del sistema economico non riescono a produrre una domanda aggregata sufficiente per far aumentare la produzione. La domanda aggregata è insufficiente ma è in equilibrio, famiglie e imprese non hanno interesse a modificare consumi e investimenti e, quindi, è necessario l’intervento di un soggetto terzo, lo stato attraverso la politica fiscale o la politica monetaria.



Cos’è la politica fiscale?

La politica fiscale è la determinazione del livello di spesa pubblica (G) e del livello di tassazione (T). Queste sono le variabili della politica fiscale e l’autorità della politica fiscale è lo Stato o il governo che gestisce il paese (nella teoria keynesiana è elemento fondamentale del sistema economico). La politica fiscale può agire attraverso la spesa pubblica o la tassazione. Lo stato è liberto di determinare il livello di spesa pubblica o di tasse. L’aumento della spesa pubblica determina un aumento del PIL, perché la spesa pubblica è un aumento della domanda che agisce sul mercato. La spesa pubblica è una componente della domanda aggregata. Oppure la politica fiscale può essere fatta attraverso la riduzione delle tasse, in questo caso la variazione deve essere negativa (ci deve essere una riduzione delle tasse) perché la riduzione delle tasse determina un aumento dei consumi delle famiglie (secondo la teoria keynesiana). Keynes ipotizza che i consumi delle famiglie siano proporzionali al reddito che le famiglie ricevono, se aumenta il reddito (perché diminuiscono le tasse) aumentano i consumi con conseguente aumento del PIL.

 

Questa è quella che viene definita una politica fiscale espansiva, che significa che avviene una variazione delle variabili della politica fiscale, che sono o la spesa pubblica o la tassazione che attiva dei meccanismi che determinato un aumento del PIL. Una politica fiscale che avvenga tramite una riduzione della spesa pubblica, quindi una variazione negativa della spesa pubblica, farà ridurre la domanda aggregata con una riduzione del PIL. Parimenti un aumento delle tasse determina una riduzione dei consumi delle famiglie, diminuiscono i consumi delle stesse e, quindi, contraggono la domanda aggregata. Queste sono politiche restrittive o di austerità. Secondo Keynes, l’austerità determina un aumento della disoccupazione, questa teoria è stata seguita fino alla fine degli anni ’90, poi sono comparsi economisti neoclassici che hanno applicato una teoria restrittiva per aumentare l’occupazione (austerità espansiva): è la teoria che è stata applicata negli ultimi anni con le politiche di austerità. L’austerità espansiva è considerata da alcuni economisti (tra cui la docente) una “favola”. Nella teoria keynesiana esiste un principio fondamentale che è principio cardine della teoria e ha rappresentato uno stravolgimento della teoria tradizionale: il principio della domanda effettiva. È un principio che vige solo nel mercato delle merci il cui equilibrio si verifica quando l’offerta aggregata è uguale alla domanda aggregata.

 


Cosa succede quando non c’è equilibrio?

Es. se offerta è inferiore alla domanda succede che le imprese hanno prodotto meno di quello che viene richiesto e quindi sono spinte ad aumentare la produzione, che continuerà fino a quando l’offerta non sarà uguale alla domanda. Al contrario, se l’offerta è superiore alla domanda, si verificherà una situazione di eccesso di merci, le imprese si trovano merci invendute, hanno prodotto troppo e quindi tenderanno a ridurre la loro produzione. L’andamento del sistema economico è determinato solo dalla domanda aggregata. Y (la produzione) è la variabile dipendente e la domanda aggregata è la variabile indipendente. Il che significa che, in casi di disequilibrio, è l’offerta che si adegua alla domanda aggregata, quindi, si produce di più o di meno a seconda della domanda. La teoria keynesiana è stata spesso chiamata l’economia dal lato della domanda: l’andamento del sistema economico è determinato dal lato della domanda.

 

Questa è una descrizione semplificata della teoria di Keynes, considerando che la domanda aggregata sia determinata solo da famiglie e imprese e poi l’intervento dello stato. Però, in un modello che considera tutte le variabili e le componenti della domanda aggregata, è molto più complesso perché ci sono le esportazioni nette (ossia le esportazioni – le importazioni), perché anche le esportazioni fanno parte della domanda, sono domanda di beni italiani da parte di altri paesi, mentre le importazioni sono la domanda dell’Italia di beni di altri paesi. Anche considerando le esportazioni nette, il principio della teoria keynesiana non cambia. Se la proposta keynesiana è nel momento in cui ci si trova in un punto di equilibrio di sottoccupazione, bisogna fare delle politiche fiscali espansive. Dette politiche, determinano un disavanzo del bilancio pubblico, perché le due variabili della politica fiscale (la spesa pubblica e le tasse) sono le componenti del bilancio dello stato. Il bilancio dello stato è dato da un confronto tra le entrate e le uscite, nel bilancio statale le entrate sono le tasse e le uscite è la spesa pubblica. Con le politiche fiscali espansive si tende ad avere che le entrate sono inferiori rispetto alle uscite e, quindi, tendono a creare disavanzi di bilancio pubblico. Questa è la critica fatta dai neoclassici alle politiche keynesiane in quei tempi. I neoclassici, soprattutto quelli dell’epoca keynesiana, si basavano sulla ortodossia del bilancio in pareggio, ossia ritenevano che lo stato potesse spendere solo quanto introitato con le tasse al fine di mantenere il pareggio di bilancio (deficit spending).

 

Keynes sapeva benissimo che i suggerimenti di politica economica creavano disavanzi, tanto che sosteneva proprio che, in stato di crisi, lo stato dovesse fare spesa pubblica e fare disavanzo (ciò anche in quanto si riteneva che in quel periodo vi era un accordo tra stato e banca centrale e quest’ultima stampava denaro per coprire i disavanzi), oppure riteneva che i disavanzi fossero temporanei, in quanto funzionali solo per far ripartire l’economia in stato di sotto occupazione. Una volta che l’economia fosse ripartita si assumono nuovi lavoratori, che a loro volta inizieranno a consumare e, quindi, l’aumento della spesa pubblica aumenta i consumi, i quali faranno aumentare la produzione delle imprese che assumeranno nuovi lavoratori e così via ecc. Quando l’economia riparte, lo stato smette di intervenire e lascia funzionale le componenti private del mercato e può aumentare nuovamente le tasse per coprire il deficit.

 


Ora, nella zona area euro, ci sono i vincoli di Maastricht e, quindi, vincolano la possibilità degli stati di fare politiche fiscali espansive. Per precisione, quando l’economia si trova in equilibrio di sotto occupazione, servono le politiche fiscali espansive che sono due o aumento della spesa pubblica o aumento delle tasse, ma andando avanti nella trattazione keynesiana, quello che Keynes dice è che lo stato, quando deve scegliere lo strumento più efficacie per far partire l’economia, dimostra che il più efficace è l’aumento della spesa pubblica (rispetto all’aumento delle tasse), ciò perché la spesa pubblica è una componente immediata della domanda aggregata e influisce direttamente sull’aumento del PIL, mentre l’aumento delle tasse non è immediato perché deve passare per l’aumento dei consumi. Inoltre, c’è il concetto del moltiplicatore keynesiano che dice: che quando c’è aumento della spesa pubblica di un certo valore es. di 100 l’aumento finale che si avrà sul PIL è di più di 100, l’effetto finale viene moltiplicato. Viceversa, lo stesso succede con le tasse ma in un modo minore, es. riduzione delle tasse di 100, alla fine l’aumento del PIL è di più di 100 ma questo aumento causato dall’aumento della spesa pubblica è molto maggiore dell’aumento del PIL causato dalla riduzione delle tasse. Quindi, se si vuole fare aumentare di molto il PIL, è meglio farlo con aumento della spesa pubblica rispetto alla riduzione delle tasse. C’è un moltiplicatore keynesiano per le tasse e un moltiplicatore per l’aumento della spesa pubblica. Va poi considerato che in un momento di crisi anche se si riducono le tasse non ne deriva un boom di consumi, in quanto i soggetti tendono a risparmiare i soldi per la consapevolezza di vivere in un momento di crisi. Quindi il risparmio delle tasse non sarà tradotto integralmente in consumi.

 

martedì 17 novembre 2020

LA TEORIA ECONOMICA NEOCLASSICA

 



(annotations)

 

Paolo Cugini

 

La teoria neoclassica nasce intorno alla seconda metà dell’800, ha una metodologia di analisi economica molto diversa dalla teoria keynesiana. È ossessionata dalla ricerca dell’equilibrio.

 

Due teorie:

-  Equilibrio generale (Walras): si pone l’obiettivo di individuare la situazione di equilibrio di tutti i mercati contemporaneamente ma non riesce a risolvere il problema matematicamente.

-  Equilibrio parziale (Marshall): l’equilibrio economico generale non si può calcolare, meglio concentrarsi su un mercato solo.

 

In genere oggi quando gli economisti neoclassici (ortodossi) tendono a fare analisi sono analisi di equilibrio economico parziale. Le basi teoriche della teoria neoclassica soprattutto quella sviluppata originariamente nella seconda metà del ‘700 sono importanti perché fanno capire le differenze rispetto alla teoria keynesiana.

 

La teoria neoclassica viene spesso chiamata anche teoria della scelta da definizione di Robbins che dice che cosa secondo lui l’economia dovrebbe studiare. Gli economisti classici (prima dei neoclassici) parlavano di politica economica perché ritenevano che il sistema economico si studiasse attraverso le classi sociali e fosse condizionato dalla politica. È la teoria che si sviluppa con la rivoluzione industriale. Col passaggio dalla political economy alla economics (economia) si abbandonano le classi sociali e si tende ad avvicinare l’economia alla scienza esatta, ossia alla fisica che ha la caratteristica di essere spiegata con leggi universali. Questo, infatti, è l’obiettivo dei neoclassici. Precisazione terminologica: in italiano usiamo il termine economia sia per indicare la scienza economica sia per indicare la realtà.

In inglese: economics (indica la scienza economica) economy (l’economia reale).

Cambiamento terminologico e metodologico.

 


Teoria della scelta: la scienza economica studia il comportamento umano come una relazione tra risorse limitate che hanno usi alternativi e bisogni illimitati = la scienza economica ha come obiettivo di studiare il comportamento umano tra risorse limitate con usi alternativi e bisogni illimitati. L’economia dovrebbe studiare il comportamento umano (si cancella il concetto di classi sociali o anche l’approccio keynesiano dei macro aggregati). In relazione al fatto che gli esseri umani hanno bisogni illimitati e risorse limitate con usi alternativi.

Es. il consumatore sceglie le merci da consumare in base al suo reddito che è una risorsa limitata. Quindi la teoria economica ortodossa si pone il problema di trovare il criterio che questa scelta sia una scelta soddisfacente, ossia sia la migliore scelta possibile in assoluto. Questo è l’obiettivo della scienza economica secondo i neoclassici.

 

Si cancella anche tutta la struttura sociale, secondo questo approccio chiamato individualismo metodologico, si parte dall’analisi del comportamento del singolo individuo e si cerca di analizzare il criterio migliore possibile, se tutti seguono questa scelta, si raggiungerà il sistema migliore. Si parte dal singolo individuo e trovata la legge che spiega il comportamento migliore del singolo si ipotizza che tutti gli individui si possano comportare così e si ricava una legge per l’intero sistema.

 

Il presupposto è che gli individui siano omogenei, siano uguali e siano tutti liberi di adottare le proprie scelte; quindi senza rapporti di interdipendenza e subordinazione tra un individuo e l’altro e senza conflitti tra i singoli individui. Non solo: l’individualismo metodologico cancella anche tutti i condizionamenti del comportamento sociale, quindi, parlando delle migrazioni, non si tiene conto che gli spostamenti dei migranti avvengano in base a condizioni imposte ma solo sulla base dell’assunto che in alcuni paesi i salari sono più alti rispetto ad altri. Cancellando le classi sociali e gli aggregati delle altre teorie, si cancellano i conflitti come ad es. il conflitto basato sull’assunto che gli interessi delle diverse classi sociali siano tra loro contrapposti per cui il sistema economico è un sistema disarmonico e conflittuale (es. contrapposizione tra capitalisti e lavoratori hanno interessi contrapporti). C’era anche chi si era concentrato sulla contrapposizione tra capitalisti e proprietari terrieri (Ricardo), perché i proprietari che affittavano le terre ai capitalisti aveva interessi contrapposti (i proprietari terrieri avevano l’interesse a che gli affitti dei terreni fossero alti, gli imprenditori che affittavano i terreni per metterci le proprie imprese avevano l’interesse opposto, ossia che i canoni fossero bassi). Per i neoclassici non esistono classi sociali, ci sono solo singoli individui, sono tutti uguali e tutti liberi di compiere qualsiasi scelta economica. L’individualismo del mercato pone una uguaglianza tra individui ex ante, ossia prima della scelta economica: tutti gli individui sono uguali ai nastri di partenza e la distinzione avverrà dopo il compimento della scelta economica, dopo questo momento gli individui si distinguono.




Teoria dell’astinenza (elaborata da Walras) che contraddistingue gli imprenditori (K) dai consumatori / lavoratoli (CL): tutti gli individui sono uguali, sono remunerati e coloro che utilizzano il reddito e lo consumano tutto diventeranno i consumatori (CL) e svolgeranno la funzione di consumo, coloro che invece non consumano tutto il reddito e lo utilizzano per intraprendere una attività produttiva, sono gli imprenditori (K). L’astinenza dall’utilizzare una parte del reddito introitato consente di diventare imprenditori, gli altri rimangono consumatori. Gli individui scelgono secondo degli assiomi di comportamento e questi assiomi di comportamento sono assunti presi per veri senza essere dimostrati.

 

Primo assioma:

Razionalità illimitata: nel momento della scelta tra le risorse limitate con usi alternativi per soddisfare i bisogni, il cervello umano deve essere in grado di processare tutte le informazioni, deve avere tutte le informazioni per la scelta, di processarle e di fare la scelta migliore.

Es. il consumatore deve decidere come spendere il proprio reddito, la teoria neoclassica dice che nel momento in cui il singolo consumatore effettua questa scelta in base alla razionalità illimitata, ossia conosce tutti i beni a disposizione sul mercato, è in grado di fare una graduatoria tra tutti i beni e quando compie la scelta del bene sceglie il bene che gli dà la soddisfazione massima. Per fare tutto questo si ipotizza la razionalità illimitata: una capacità del cervello del consumatore elevata. Questo assunto è stato criticato già da economisti neoclassici, Herbert Simon che incrociando la scienza economica con studi psicanalitici e neurologici mette in dubbio il concetto di razionalità illimitata sostenendo che il cervello del singolo essere umano funziona con la razionalità limitata, ossia è in grado di processare sono un numero limitato di informazioni.

 

Secondo assioma:

il comportamento ottimizzante: ottimizzare vuol dire raggiungere il massimo di una certa funzione. Il concetto di ottimizzante è come dire che: se il consumatore con la razionalità illimitata (conoscendo tutti i beni e i relativi prezzi) fa la lista dei beni secondo il grado della sua soddisfazione e, quindi, è anche in grado di applicare ai beni il grado di soddisfazione. Il comportamento ottimizzante vuol dire che una volta processate tutte queste informazioni, il consumatore sceglie i beni al vertice della classifica ossia i beni che danno al consumatore la massima soddisfazione. La razionalità illimitata precede il comportamento ottimizzante, solo se sono in grado di processare le informazioni sono in grado di acquistare i beni che danno la massima soddisfazione.

 

Comportamento soddisfacente: siccome l’individuo non ha la razionalità illimitata farà la scelta più soddisfacente che non è necessariamente la migliore (ossia non sarà la scelta ottimizzante).

Herbert Simon, prese il Nobel per l’economia.

 

sabato 28 settembre 2019

NELL'ANIMA DELLA CINA


FESTIVAL FRANCESCANO
BOLOGNA 2019




Sintesi: Paolo Cugini

Prodi: La Cina è sempre stata all’avanguardia. La Cina è una forza comune per recuperare un ruolo del mondo. C’è un grande progresso che ha unificato il Paese. Quando c’è una potenza che decade e una che cresce spesso c’è una guerra di mezzo. Il compito dell’Europa sarebbe quello di mediare tra le due potenze. L’Italia è il paese europeo in cui ci sono più cinesi.

Spadaro: in generale Matteo Ricci per i gesuiti è un modello. I gesuiti hanno nel cuore la Cina, perché la Cina rappresenta l’altro da noi, la sua cultura è fortemente diversa dalla cultura Occidentale. Papa Francesco è colpito da Matteo Ricci perché lui aveva disegnato il mappamondo per il popolo cinese. Il mappamondo ti fa conoscere il mondo. La Cina si è sempre letta come una specie di proiezione del cielo sulla terra. Matteo ricci facendosi cinese è riuscito a creare un ponte tra la Cina e il mondo, e mostrando come nel mondo c’erano grandi culture. È la logica della tavolozza di colori. La chiave dei rapporti dei popoli per Matteo Ricci è l’amicizia. Il rapporto tra Cina ed Europa è lontanissimo. La via della seta è stata attiva dal primo e il XIV secolo. L’economia si lega moltissimo con la spiritualità. All’interno della via della seta, si sono incontrati cristiani, mussulmani, buddisti, confuciani, zoroastrismi, ecc. C’erano monaci che attraversavano la via della seta.

Prodi: Pechino è l’opposto di Palermo. La Cina ha la consapevolezza della propria crescita economica e della tendenza positiva. La tensione tra Cina e USA non è più commerciale, ma tecnologica. La Cina sta sopravanzando gli USA sullo sviluppo tecnologico. La Cina ha il 20% della popolazione del mondo e il 6% delle terre coltivabili. La Cina è spinta a fare una politica estera per cercare cibo, materie prime di cui ha bisogno. Ecco perché è così presente in Africa e in America Latina. L’Europa dovrebbe lavorare assieme alla Cina per l’Africa. Spadaro ha parlato di Matteo Ricci. Ebbene lui prima ha dovuto dimostrare competenze. Il problema della selezione è il più grande strumento che ci sia in Cina. Il livello intellettuale è elevatissimo. In questa storia dell’arricchimento ci sono stati anche problemi di corruzione. Ecco perché il nuovo presidente ha fatto una campagna contro la corruzione. La storia cambia sempre. Fra 30 anni il paese più popoloso sarà l’India.

Spadaro: Dobbiamo considerare che quello che stiamo vivendo nel dialogo tra Vaticano e Cina è qualcosa di nuovo. Matteo Ricci è stato accolto in Cina non perché prete, ma perché uomo dotto e colto. Adesso il dialogo avviene su un livello religioso. Il Governo cinese si rende conto che la crescita economica richiede un’armonia interna. La Chiesa cattolica è un’entità strutturata con cui si può dialogare, più che con le sette. C’è un bisogno di armonia sociale che spinge il Governo a cercare il dialogo. Lo sviluppo economico produce domande di senso. Ci sono delle sette che crescono nel paese, crescono molto di più della Chiesa cattolica che è stata divisa sino ad ora. Dopo il dialogo tutti i vescovi che lavorano in Cina sono in comunione con il Papa. Ratzinger si chiedeva se esisteva un cristianesimo cinese. Lo stesso si chiese il presidente della Cina. L’unico momento della storia in cui il cristianesimo ha dovuto confrontarsi con una sfida così grande è stato nel periodo dell’inculturazione con il pensiero greco-ellenico. Ripensare il cristianesimo con le filosofie confuciane, taoiste, ecc. Occorre ripensare l’inculturazione del cristianesimo. Sono stati ordinati dopo l’accordo provvisorio, due vescovi cinesi. Per la prima volta in Cina vengono ordinati due vescovi che sono stati scelti in perfetto accordo tra il Governo cinese e la Santa Sede. Il Papa è stato riconosciuto come fondamentale per la selezione e ordinazione di vescovi in Cina. È la prima volta in Cina. Nel corso della celebrazione il Papa è stato nominato. Questa è una rivoluzione rispetto al passato. Tutto quello che riguarda gli affari dipendono dalla Cina, ma dal punto di vista religioso in Cina oggi si vive in comunione con il Papa.

sabato 24 novembre 2018

DOVE VA L'AFRICA?





 SFIDE, MIGRAZIONI, NARRAZIONI

MILANO-24 NOVEMBRE 2018

QUADRO GEO-POLITICO E SFIDE DELLA COOPERAZIONE

Relatore: Mario Raffaelli (presidente AMREF-African Medical and Research Foundation)
Sintesi: Paolo Cugini

Di Africa si parla poco e quando se ne parla se ne parla male, in modo superficiale e schematico.
Questa superficialità c’è anche sulla storia dell’Africa. L’Africa ha sofferto una storia sempre interrotta. Un’interruzione significativa è stato l’incontro con il mondo europeo. La presenza dei paesi europei ha segnato un punto d’arresto del suo sviluppo naturale.

Il dramma dell’Africa si riassume nel fatto che non ha mai avuto la possibilità di sviluppare il proprio sistema economico e politico in modo graduale.
Possiamo parlare di afriche in termini di visione all’interno dell’Africa, frutto anche di conflitti interni e della guerra globale al terrorismo.

Immigrazione e integrazione. L’immigrazione è un problema strutturale. È un Continente in cui i tassi di sviluppo demografico sono in forte crescita. C’è stata una diminuzione drastica della mortalità infantile, che non è stata accompagnata dalla crescita economica. C’è un grande numero di poveri assoluti. C’è stata un’evoluzione in termini sociali. Negli ultimi anno è cresciuta molto la scolarità. Comincia a crescere un capitale umano che prima non c’era.

Si è cominciato a creare un embrione di mercato interno africano. Si pone il problema di come poter fare il grande salto. Nel 2011 c’è stato un rallentamento rispetto alla crescita economica media che era del 5%, trainata dai paesi che sono ricchi di materie prime. Questo sviluppo forte, ha conosciuto la crisi all’epoca della crisi del prezzo delle materie prime. Nei prossimi anni si prevede una crescita del 3,5%. Ci vorrebbe una dinamica di crescita più robusta. In questo periodo, chi sta crescendo di più e meglio sono quei paesi africani che non godono delle risorse di materie prime.
Sono paesi che hanno dato spazio alla crescita dell’agricoltura. Conta anche il fatto che c’è una nuova dinamica dello sviluppo tecnologico. Il telefonino in Africa è stato un fattore di crescita estremamente significativo. Oggi con il telefonino in Africa si fanno molti pagamenti.

Un altro settore è quello dell’energia. Il 75% della popolazione non è raggiunto dall’energia. Sta avendo un grande sviluppo l’energia alternativa, in modo particolare quella solare. Il Ruanda ha costruito la sua crescita sull’energia alternativa e sullo sviluppo tecnologico.

Tutto questo si riflette sui singoli paesi. Il vero salto che l’Africa potrebbe fare sarebbe sullo sviluppo di un mercato interno. La mancanza di un mercato Continentale e regionale è ciò che impedisce la crescita. L’Unione Africana ha deciso d’investire sulla costruzione di un mercato interno. Solo così l’Africa può crescere. È necessaria, in questa prospettiva, è la possibilità di partire a livello regionale. Su questo ci sono situazione diversa. L’Africa Australe e l‘ECOAS hanno già espresso dinamiche in questo senso più forti che in altre aree.

C’è un ammontare di risorse che sono necessarie per rendere credibile un processo di questo tipo, vale a dire strade, porti, ecc. per sviluppare un mercato dinamico.
In Africa c’è una classe media di 300 milioni di persone, che è una forza trainante, ma che ha bisogno di interventi significativi a livello infrastrutturale.

Chi può aiutare? L’Europa e la Cina. Gli USA non sono interessati. La Cina è molto presente in Africa. La Cina ogni due anni fa un grande meeting con i presidenti africani e con i rappresentanti dell’economia cinese. La Cina è una presenza forte sia negli accordi che nella presenza delle persone. C’è una migrazione verso l’Africa di cinesi, che vanno ad aprire il piccolo commercio. Ora la Cina fa interventi grandi, complessi: ad esempio la ferrovia che collega molte città. I cinesi hanno iniziato ad essere presenti anche dal punto di vista militare. Quale tipo di cooperazione bisogna mettere in campo e chi?
Connessione tra sviluppo, sostenibilità e pace. È inutile parlare di sviluppo dove non c’è pace e stabilità.



DEMOGRAFIA E SANITA’

Relatore: Giovanni Putoto (Responsabile ricerca del CUAM. (Medici con l'Africa Cuamm è tra le maggiori organizzazioni non governative sanitarie italiane per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. Realizza progetti a lungo termine in un'ottica di sviluppo. A tale scopo si impegna nella formazione in Italia e in Africa delle risorse umane dedicate, nella ricerca e divulgazione scientifica e nell'affermazione del diritto umano fondamentale della salute per tutti- FONTE: wikipedia)

Sintesi: Paolo Cugini

La crescita demografica interessa in maniera esclusiva il Continente africano. Nel 2100 l’Africa avrà il 40 % della popolazione mondiale. Dietro a questa spinta c’è il fenomeno della transizione demografica. In una popolazione ci sono varie fasi. Nella prima, c’è un alto tasso di natalità e mortalità. Nella seconda fase, la mortalità diminuisce. La terza fase è il declino della natalità.
Dal 1960 al 2018 che cosa è successo? Osserviamo che progressivamente c’è una diminuzione del numero della fertilità. Al di sotto dei tre figli per donna diminuiscono, eccetto a quella africana, anche se ha iniziato un processo di convergenza con gli altri paesi. Dal 1960 aveva 7 figli per donna ai 4,5 di oggi.

Prima variazione: i paesi che hanno più fertilità nel mondo sono i paesi fragili.
Ci sono paesi che sono arrivati ad avere 3 figli (Kenya). C’è una grande diversità tra coloro che vivono in città (2 figli) a quelli nelle zone rurali (5 figli). Quanto tempo impiegherà l’Africa per diminuire la propria natalità? Questo è il problema. C’è una condizione di caos che esiste in alcuni paesi e non permettono un’analisi della crescita demografica.

L’Università di Padova ha indagato la mortalità infantile nel Veneto attraverso l’analisi dei registri parrocchiali. La mortalità infantile era di molte superiore ad altre realtà europee. Oggi la media della mortalità infantile dell’Africa sub sahariana è identica a quella dell’Italia degli anni ’50. Nell’arco di 20 anni la mortalità infantile veneta si è allineata alle altre regioni. Il veneto è stata la regione con il più alto flusso migratorio. È intervenuta un’attenzione maggiore ai bambini. È migliorata la cura verso i bambini piccoli, neonati.

Perché una famiglia decide di avere figli? Ci sono dei meccanismi comuni a tutte le popolazioni. L’allattamento è un meccanismo
Secondo motivo: esperienziale. È la ferita della donna quando perde un figlio: è considerato un fatto innaturale. Il meccanismo è di rimpiazzare una vita perduta.
Figli in situazioni di grande crisi c’è una scelta razionale di avere un numero più elevate.

Le cose cambiano quando i genitori decidono d’investire sul futuro dei figli: ha un ritorno.
Un’altra sfida sono i sistemi sanitari. In Africa la gente si paga i servizi. Non c’è nessuna forma di condivisione del rischio. L’Africa deve sviluppare un sistema di Welfare. Investire in salute materna infantile conviene. È una questione politica di cooperazione.

C’è la sfida degli stati fragili. Sta cambiando la geografia delle povertà. La migrazione africana interna è il vero dato fondamentale perché assorbe l’85% del processo migratorio. C’è una migrazione che avviene per natura economica o per motivi di studio. C’è una migrazione importante che avviene per gli stati fragili, che sono capaci di alterare gli equilibri positivi raggiunti.

Gli stati fragili dell’Africa concentrano l’80% dei poveri del mondo. Sierra Leone è uno di questi. Anche l’Etiopia e l’Uganda. Lo stato di violenza è uno dei fattori fondamentali. C’è un uso strumentale della violenza a scopo politico. C’è anche una fragilità climatica, oltre che politica.

Esempio positivo dell’Uganda. Come mai gli ugandesi non ci sono? In Italia ce ne sono 500. Eppure hanno una spinta demografica tra le più alte del mondo. C’è stato un miglioramento relativo dal punto di vista politico ed economico in paese che era stato contrassegnato dai problemi interni. C’è stato uno sviluppo umano con la diminuzione della mortalità infantile. Oltre a ciò c’è da considerare la presenza dei missionari che hanno costruito in ogni villaggio delle scuole e degli ospedali.






venerdì 31 agosto 2018

I CLAMORI DEI POVERI E DELLA TERRA C’INTERPELLANO. A 50 ANNI DA MEDELLIN






III CONGRESSO CONTINENTALE DI TEOLOGIA LATINOAMERICANA E CARAIBICA


SAN SALVADOR 30 AGOSTO- 2 SETTEMBRE 2018


MEMORIA GENERATIVA DI MEDELLIN
[I congressi continentali di teologia, giunti alla terza edizione (2012, 2015 i precedenti) sono un’iniziativa di Amerindia, la rete continentale dei teologi della liberazione]

Relatore: Pe  Pablo Bonavia (Uruguay)
Sintesi: Paolo Cugini

Stiamo parlando del presente e non del passato. Occorre andare alla radice di Medellin perché è parte di una comunità narrativa. Solo nella chiesa cattolica succede che cisi trova a discutere un documento dopo 50 anni. Ciò che importa è che quando facciamo memoria stiamo cercando le linee fondamentali della nostra identità. La nostra identità di cristiani è inseparabile dalla memoria del Gesù storico. Nessuno ha cambiato così tanto la vita della terra come Gesù. La nostra memoria è pericolosa perché mostra la debolezza di ciò che noi stiamo idolatrando. La prima comunità si è trovata nella narrazione del Vangelo. Dopo che questa memoria ha perso forza, il nostro cammino si è indebolito. Medellin si è innestata in questa storia messa in atto da Gesù ed è stata capace di riprendere la positività della sua memoria storica. Medellin è un documento di fondazione. Con Medellin nasce la chiesa con il volto latinoamericano e caraibico. Ha un volto proprio. Non è uno dei tanti documenti della chiesa, perché ha il carattere di fondamento, di matrice. La sua originalità è nel modo di essere prodotto, nel cammino che c’è stato per produrlo, per farlo diventare qualcosa di unico. Il documento di Medellin cerca di riprodurre la pratica pastorale e sociale che già era presente nel continente. Medellin ha raccolto ciò che lo Spirito Santo stava elaborando nelle CEBs, nella Teologia della Liberazione, nell’educazione popolare. Medellin ha raccolto ciò che di buono c’era. Non è stata un’illuminazione improvvisa di qualcuno, ma ha raccolto ciò che di buono c’era e stava crescendo in America Latina.

La fedeltà di Medellin al Concilio. Medellin non termina in un programma, ma ci dà la possibilità di un nuovo volto di Chiesa. In AL si lavora non con programmi, ma con processi. Processo che consiste in apprendere da tutti e da tutto. E’ stato detto che Medellin ha riprodotto la novità del Concilio, ma Medellin è andato oltre. Dobbiamo riprendere Medellin, non il programma, ma il processo che lo ha prodotto. La prima cosa che Medellin ha ripreso dal Concilio è quello di superare il narcisismo della Chiesa, per decentrarsi da se stessa e non sentire la responsabilità di costruire il nuovo mondo, perché chi lo sta costruendo è Dio. I vescovi a Medellin si sono considerati non autorità, ma parte di un problema, del processo. A Medellin è chiaro questo aspetto. Siamo parte di un mondo che deve cambiare. Per questo Medellin era credibile, perché gli attori si mettevano in discussione, si sentivano parte del problema. Non erano analisi settiche, ma che coinvolgevano le persone. I vescovi si sentivano parte del cammino, tanto nei processi postivi che negativi. Medellin riprende anche l’immagine di una chiesa locale e il suo valore teologico. Ogni chiesa locale è la chiesa intera funzionando in un luogo. Medellin devolve creatività e iniziativa. In Medellin la chiesa latinoamericana diventa una chiesa di fuoco. Tutta la chiesa in un luogo. In Medellin i vescovi riconoscono che la povertà ha una ricchezza maggiore di tutte, per poter dare al mondo ciò che il mondo ha bisogno. Ernesto Balducci diceva che con Medellin assistiamo al ritorno delle Caravelle. Perdere l’abitudine di desiderare di essere come gli altri: è questa libertà che la Chiesa di Medellin ha esercitato sulla chiesa LA, e cioè ha smesso di desiderare di essere qualcosa d’altro ed si è concentrata sulla propria identità, la propria specificità.

C’è poi il tema dei poveri. La solidarietà con i poveri accompagna tutta la storia della chiesa. In Medellin questo aspetto si colloca nel centro del cammino, della sequela a Gesù. Porre il povero al centro non solo come vittima, ma come forza storica, per scoprire i suoi valori culturali, la sapienza del povero. Centro del Regno di Dio è il povero. E’ il primo documento della chiesa universale che pone al centro il povero, che è visto come soggetto, capace di portare luce, forza e progetto. Nessuno è un soggetto solo, ma siamo insieme. Questa aspetto è uno di quelli che attraversano i capitoli del documento di Medellin.
Riscoprire nella categoria della colonizzazione ciò che avviene nelle relazioni. Occorre riscoprire la sapienza occulta del nostro popolo.

Aula dell'Università dell'America Centrale (UCA) dove si sta svolgendo il Congresso

La UCA è un'università in mezzo al verde


Congiuntura politico-economica latinoamericana e caribica
Relatore: Pe Elio Gasda (Brasile)
Sintesi: Paolo Cugini

Analisi sistemica e macro. Il sistema è il capitalismo neo-liberale. L’AL è in una crisi permanente, una catastrofe, annichilamento della sostanza umana e naturale della società. Non possiamo esigere da questo sistema quello che non può dare.

Tesi: siamo all’inizio del consolidamento della forma mai pura del capitalismo. Il capitalismo si basa sull’individualismo quindi non ha società, né giustizia, ma la logica del capitalismo. Attività economica: massimizzare il beneficio. Legittimità dell’avarizia. Abbiamo i quartieri ricchi nelle città circondati da muri. Il capitalismo è cambiato, è peggiorato. Negli anni ’80: logica degli opposti, logia di minimo e di massimo. Minimizzare beneficio sociali, educazione, salute. Massimizzare l’accumulo di ricchezza, militare. La categoria forte: il capitalismo estremo.
Perché questo sistema si mantiene? Perché il popolo non si oppone?

W. Benjamin: il sistema non morirà di morte naturale, ma rinasce, e si rinnova adattandosi incorporando la critica per non perdere la seduzione e la fiducia della società. Il capitalismo è molto vivo negli stili di vita, nel comportamento del popolo. Le persone pensano con la logica capitalista. Consumo, tecnologia e carta di credito: capitalismo infiltrato nella vita quotidiana del cittadino. Qual è la forma di persuasione più attuale? Il sistema ha incorporato la critica dell’ambiente. Il nuovo concetto seduttore è lo sviluppo sostenibile. Tutti credono che il sistema sia sostenibile. La società ci crede. Il neoliberalismo non è solo un’ideologia: è una nuova ragione della civiltà.
M. Thacher: l’economia è il metodo. L’obiettivo è l’anima.

Il sistema non funziona senza raggiungere gli affetti degli individui. E’ un sistema che crea soggetti neo liberali: meritocrazia. Se si ha il neoliberalismo si ha un nuovo soggetto che pensa come neoliberali. Questo è stato l’ultimo trionfo del neoliberalismo: conquistare le persone, sedurle.  Le imprese non producono solo prodotti, ma idee, modi di comportarsi. Il soggetto neoliberale è depoliticizzato.

La società mercato: Evangelii Gaudium 54. Siamo nella società mercato, regola assoluta. I mercati sono una somma d’interessi che regge il potere sulla società, sui governi. Il neoliberalismo ha trasformato tutto in mercato. E’ un estremo. Questo sistema è un modello di civiltà, con un ordine, una cultura, un’antropologia. Il capitalismo si è convertito in un fenomeno naturale.

Il capitale finanziario controlla la politica. La disputa politica ha cambiato di luogo. Ci sono grandi corporazione che sono classificate sistematicamente significative. Ci sono 20 corporazioni che lavorano con un capitale enorme. Miliardi di dollari in mani di pochi che decidono il destino di milioni di persone. Sono capaci di provocare rotture nei paesi solo per controllare la politica.
Entriamo in una nuova fase delle politica LA. I voti non sono più decisivi per il potere legislativo e giudiziario.

Essere progressista non significa più essere di sinistra. Governi progressisti possono essere funzionali al sistema. La sinistra va al potere e governa come se fosse la destra. Non si cambia la struttura sociale. C’è stato un aumento della disuguaglianza. Grande impresari continuano a guadagnare soldi come mai è successo.

Mito della crescita economica: il consumo è la soluzione della promozione dei poveri. Molti governi progressisti hanno finanziato l’invasione e la distruzione dell’Amazzonia da parte delle multinazionali. Con i denaro si compra tutto. La povertà si risolve con il progresso: è quello che si è sostenuto. Si sono visti pochi progetti di sinistra nei governi progressisti. I ricchi hanno un metodo, valori. Questo sistema ha ridotto lo spazio politico delle nazioni. Influenza delle corporazioni. Ci sono avversari politici forti fuori dai partiti.

C’è un neo-Stato. Privatizzazione della democrazia. Non ci possono essere rivendicazioni di giustizia. E’ il mercato che decide. La violenza è stata istituzionalizzata dallo stato. Il capitalismo è incompatibile con la democrazia. Le istituzioni sono regolate dalla privatizzazione. La politica è del capitale. Francesco: non c’è futuro in questa sottile dittatura. Tutti i politici sono milionari.
La disuguaglianza estrema. l'economista Thomas Piketty ha sostenuto che la concentrazione della ricchezza è l’origine della disuguaglianza.

Tecnologia: serve per i ricchi che non sono interessati al benessere della natura.

Sfruttamento del lavoro. E’ una delle cause della disuguaglianza. Ci sono sempre meno condizioni umane nel lavoro. E’ una delle conseguenze del neoliberalismo. C’è uno sfruttamento dei lavoratori affinché il capitale possa crescere in modo illimitato. Non c’è la preoccupazione con la situazione di disuguaglianza.

La corruzione. Papa Francesco: chi vive nella ricchezza non vede l’essere umano e il povero. Il tema della corruzione apre le porte a tutti i tipi di delitti. Il neo-stato punta al sistema corrotto. Banchieri comprano accordi e politici per assicurare il loro potere. Lo stesso vale per le grandi corporazioni. Paradisi fiscali: sono elementi centrali dell’attività del lavoro finanziario. C’è una corruzione radicata dentro il sistema. Buona parte dei soldi dei paradisi fiscali servono alla distruzione dell’Amazzonia. La corruzione sostiene il sistema iniquo, come dice Francesco. La corruzione si sviluppa con la concentrazione del potere. La corruzione è funzionale al potere.

La peggior dittatura è quella del potere giudiziario. La dittatura dei soldi ha bisogno della dittatura della giustizia. Chi impone le leggi è chi impone il potere. Diritto e politica sono forme uniche. La presenza degli interessi delle corporazioni controlla il diritto. La profondità di questo potere è arrivato a livelli estremi. Il diritto è strumento del potere. In questo modo il sistema si mantiene. Il diritto è sempre stato a servizio dei ricchi. Il neo- Stato nega il diritto e non è soggetto a democrazia. E’ il diritto della destra. L’élite del denaro crea un sistema che coinvolge anche il diritto. Questa dimensione del potere aiuta a capire che cosa sta succedendo nel continente. Siamo dinanzi ad una nuova realtà.

Ci sono due stati paralleli: quello dei grandi e quello dei piccoli. Lo stato ha carta bianca per praticare violenza e torture sui poveri. C’è la criminalizzazione dei poveri ed è un’eredità che viene da lontano. Siamo in una nuova fase della guerra contro i poveri. Ciò che interessa è una vita produttiva. Le vite scartate sono vulnerabili. Manca tutto per i poveri: salute, educazione, ecc. I poveri son invisibili al diritto. A Rio de Janeiro, ad esempio, la violenza è arrivata a dei livelli spaventosi. Si accusano i poveri di violenza, ma lo stato non garantisce nulla. Non possiamo sperare in un futuro migliore.

La Cina. Non si può parlare di AL senza parlare di Cina, che è presente in molti progetti imprenditoriali, grandi opere di infrastrutture. Le dighe, le strade, i metrò, i ponti, i porti, il canale di Nicaragua. Progetti finanziati dai banchi cinesi. La Cina ha aumentato le spese militari di molto. Ha aperto una base in Patagonia. La Cina ha aumentato il mercato in modo impressionante ed è il più grande alleato commerciale in AL: supererà gli USA.

Domande:
Il capitalismo è un modello superabile? Cosa ci sarà dopo il capitalismo? Le proteste sono sufficienti? Qual è la grande sfide?

Medellin- Salvador 2018
Che cosa significa ritornare alle origini? Abbiamo bisogno di un nuovo Medellin? Abbiamo bisogno di un altro concetto di liberazione?