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lunedì 31 dicembre 2018

Per una politica di pace: quali scelte? Seconda giornata del convegno di Pax Christi 2018




don Rocco D’Ambrosio, ordinario di Filosofia Politica presso Università Gregoriana, Roma – Presidente di Cercasi un fine.
Sintesi: Paolo Cugini
Il Papa cita 10 vizi della politica nel suo discorso di inizio d’anno. C’è una crisi epocale riguardo al potere che deriva dai processi di populismo e sovranismo messi in atto. La politica è diventata una preda e quindi ci sono dei predatori. È una generalizzazione che può essere pianificata. Le persone che vivono la politica come servizio sono pochissimi. La politica locale in Italia in generale è migliore della politica nazionale. In Italia abbiamo dei buoni sindaci e consiglieri. Siamo circondati da predatori, persone per cui prego che vada in galera il più presto possibile. Dobbiamo apprendere a rispettare la liturgia dello Stato.
Quali sono le prede della politica?
Il potere e le risorse finanziarie. Il Magistero sociale della Chiesa ha un suo linguaggio e parla sete di potere e avidità di denaro. Le prime prede intercambiabili sono il potere e il denaro. È finita la classe politica di persone legate al potere e disinteressate dal denaro. Oggi chi cerca il potere cerca il potere. Anche le istituzioni democratiche sono una preda. In questo momento storico i partiti non fanno congresso, che è un meccanismo per selezionare una classe dirigente.
Il consenso è un’altra preda. Nell’80% i politici leggono i testi preparati da altri. Non c’è nessun twit di un politico, né post, né comunicato stampa che non sia stato preparato per carpire consenso. Tutto è prodotto di marketing.
I poveri, gli ultimi, gli stranieri: sono delle prede. Non si fanno differenze fra immigrati, perché sono cose da intellettuali. Queste cose non attirano consenso e quindi si prende il pacchetto intero e lo si fa diventare una preda.
La situazione è peggiore del governo Berlusconi e del governo Renzi. L’emergenza non è politica, ma è culturale. È una battaglia che ha iniziato la Civiltà Cattolica agli inizi degli anni ’90 quando si parlava che le questioni morali e politiche sono…

Ai giovanissimi che cosa diciamo? Siamo dinanzi ad un vuoto culturale impressionante. Le eccellenze non fanno un Paese, perché l’eccellenza culturale e scientifica vengono da percorsi di sacrifici personali, ma non dicono la situazione generale delle nostre scuole, non dicono la vergogna dei docenti universitari che non insegnano e fanno altro. Questa è l’emergenza culturale. Occorre trovare il bandolo della matassa e questo sta nel cuore delle persone.

Le cose che dice Salvini le dice la gente. Salvini è uno dei tanti in ottima compagnia in questo Paese. Ci sono preti e vescovi che la pensano come Salvini.
Francesco: la crisi attuale fonda le radici in una crisi etica e antropologica.
Proposta: la tentazione dinanzi ad un quadro di crisi è di creare i gruppi ristretti di resistenza. Lo strumento del discernimento deve diventare una categoria fondamentale della nostra azione, assieme a quella della pazienza.
Discernimento: Francesco lo ha ripreso. Discernere i segni dei tempi, che prima vanno letti. Il discernimento non è automatico. È cresciuta la velocità tecnologica, ma non quella dell’intelligenza. Il discernimento ha bisogno di tempo e chi non si concede tempo rischia di diventare un predatore. I predatori sono velocissimi.

Il discernimento serve per cercare ciò che è gradito a Dio. Decidersi per ciò che è buono. Ciò che Dio ha creato è buono, anche se poi si è pervertito. Occorre coniugare i verbi del discernimento: valutare, capire, scegliere. La politica va capita, perché mette in campo dei meccanismi, ha delle regie note ed occulte. La buona politica è fatta di persone competenti, e anche di cittadini. È un esercizio di studio.
Pazienza. Occorre pazienza nel dialogo e nell’offrire parole. Il razzismo è radicato. Non abbiamo il compito di convincere qualcuno, ma di evangelizzare e, per questo, ci vuole molta pazienza. Non si fa la formazione funzionale all’emergenza. La formazione è costante nel tempo. Dobbiamo mirare non a risolvere il problema emergente, ma ad un cammino costante. L’inasprimento delle tasse colpirà i piccoli ma non i grandi. La formazione porta alla coerenza evangelica in campo politica. Milani diceva che dobbiamo spiegare le parole con pazienza.

La buona politica si basa sull’apprendimento delle parole, concetti e sul confermare quelle che abbiamo nel cuore e nella mente. Le politiche sociali sono l’attuazione del bene comune. Spesso si vuole mantenere il discorso su un livello retorico, per non entrare in profondità. Le parole devono riprendere i loro significati. Ci dev’essere un cammino di smascheramento fatto con intelligenza. Facebook non è un luogo di discussione, ma di armi bianche. Ci sono delle logiche di presenza e non formative. Dobbiamo capire gli strumenti che abbiamo in mano. Non si apprendono parole su Facebook, si lanciano.

La parola pace che cosa significa oggi nella testa delle persone? Bobbio: la filosofia della pace è una delle filosofie più deboli nel nostro contesto italiano. Che cosa so io di pace? Quale legame esiste tra politica e pace? Oggi il problema è la funzione sociale (Milani) che noi abbiamo come persone che rendono in contenuti significativi. Si potrebbero prendere alcuni numeri del testo del Papa e ragionare assieme.
Oggi le parole sono svuotate.

giovedì 6 settembre 2018

UN MODO DIVERSO DI VIVERE LA MISSIONE: DON FERNANDO CASTRIOTTI



Don FerdinandoCastriotti assieme a Maria Soave Buscemi



Paolo Cugini
Che cosa significa essere missionario e che cosa comporta la missione? Solitamente la missione si realizza in contesti di povertà, in cui l’annuncio del Vangelo esige anche lavorare pastoralmente per la promozione umana delle persone che s’incontrano. Luoghi di povertà significa muoversi in territori in cui il potere politico locale è corrotto e, di conseguenza, diviene difficile un lavoro di sensibilizzazione e il coinvolgimento delle persone nei processi di liberazione che s’intendono mettere in atto. don Ferdinando Castriotti, classe 1969 della Diocesi di Melfi, lavora da circa otto anni (in due momenti diversi) nella città di El Paraiso, in Honduras, a 8 Km dal confine con il Nicaragua. Non è la sua prima esperienza missionaria visto che ha già lavorato anche nel Ciad, in Africa, oltre ad aver insegnato all’Università a Gerusalemme. Nei primi cinque anni della sua attività missionaria padre Fernando ha messo in piedi più di 100 comunità ecclesiali di base, costruendo assieme alla gente, uno spazio per celebrare il culto e realizzare gli incontri, ma soprattutto, accompagnando la formazione dei laici affinché potessero riuscire a portare avanti la vita della comunità. In questo percorso, momento fondamentale è stato l’incontro mensile di formazione biblica e religiosa al quale partecipavano più di mille persone. Il percorso formativo teologico-pastorale durava tre anni e terminava con un esame. In questo modo, lentamente la vita delle comunità si è strutturata e stabilizzata.

Alcuni amici in visita alla missione di don Ferdinando

La cosa più sorprendente e originale di don Ferdinando è la serie di progetti messi in piedi in pochi anni per rispondere alle esigenze caritative che incontrava. A El Paraiso ha realizzato:

·         Casa di recupero per persone tossicodipendenti
·         Casa di riposo per anziani
·         Scuola materna e elementare
·         Ospedale (il più importante della regione)
·         Casa accoglienza per donne vittime di violenza
·         Casa accoglienza per persone speciali con sindrome di down
·         Acquedotto
·         Gruppo di 18 case nel quartiere più povero della città per i senza tetto
·         Centro di prima accoglienza Madre Teresa
·         Città dei giovani (anfiteatro e centro sportivo)
·         Centro di formazione umana e sociale
·         Città della misericordia ( in Danli e in collaborazione con la università cattolica)

Di solito, quando il missionario straniero mette in piedi delle opere, il grande problema diviene la possibilità di portarle avanti. Nella grande maggioranza dei casi si tratta di opere destinate a chiudere, anche perché, essendo opere costruite con soldi del paese di origine del missionario, terminano con la chiusura dei fondi. L’originalità del lavoro di don Ferdinando sta nel fatto che, oltre alle opere, ha pensato di articolare una serie dei progetti capaci di produrre fondi in modo da sostenere le opere caritative realizzate. Questa seconda parte di progetti è raccolta dalla Fondazione Alivio Del Sufrimiento. La Fondazione sorta nel 2010, gestisce piantagione di caffè, mais, raccoglie fondi da benefattori sia dell’Italia che dell’Honduras. Il gruppo della Fondazione conta con quattordici persone che gestiscono il capitale e il funzionamento delle opere.


Casa in cui vengono accolte le persone speciali con sindrome di down e in cui vive don Ferdinando

La sua capacità imprenditoriale è nata negli anni ’90 in Italia, con la strutturazione del progetto Policoro, che cercava di rispondere alla domanda dei giovani disoccupati del Sud Italia. “In quel tempo ci domandavamo: noi come chiesa come possiamo rispondere a questa domanda dei giovani che sono disoccupati e che spesso devono emigrare? La risposta è stata quella di mettere insieme ciò che la Chiesa e lo Stato avevano, e cioè di mettere in piedi delle cooperative (più di trecento) che gestivano il patrimonio della Chiesa (vecchi seminari trasformati in Hotel, terreni, miele, ecc). Era la prima volta che la chiesa si metteva a lavorare ad un progetto con tre pastorali riunite: Caritas, Pastorale Giovanile e Pastorale del Lavoro”. Altra parola importante di quel periodo è stata: reciprocità. Infatti, grazie ad un lavoro di sensibilizzazione, “abbiamo fatto in modo che nascesse un rapporto di reciprocità tra Diocesi del Sud con Diocesi del Nord Italia”.
Nel lavoro pastorale di don Ferdinando c’è stata la continua attenzione di legare insieme la fede con la vita, la liturgia con la carità. “Quando ero parroco, su due cose abbiamo lavorato in Parrocchia: la formazione e i frutti dell’evangelizzazione, che sono la carità e le sue opere. La vita religiosa non è una cosa legata alle celebrazioni, ma a consolidare una formazione e a dare delle risposte sui problemi che incontri”.

Incontro con un ministro della Parola in una delle 102 comunità della parrocchia di El Paraiso

Secondo Don Ferdinando questo stile, che potremmo chiamare imprenditoriale, è possibile e necessario insegnarlo ai missionari. “Ci vogliono gli strumenti minimi per formare una cooperativa, per imparare come si forma una fondazione, a cosa serve e come. E’ importante che il missionario, che sa di essere destinato a territori di grandi povertà, cerchi competenze specifiche. Deve, cioè, avere gli strumenti per poter agire in un territorio e trasformare il processo di evangelizzazione in un paese povero, con strumenti caritativi che rispondano al problema”.
Altro punto importante che don Ferdinando sottolinea, consiste nella capacità di dialogo con l’apparato amministrativo di una città, per coinvolgere i politici locali nella costruzione delle opere. “Senza l’appoggio dei politici locali non sarei riuscito a costruire nulla. Per mettere in piedi delle opere caritative ci vogliono dei permessi che solo i politici locali ti possono dare. Come si fa a lavorare con politici corrotti? Il politico corrotto cerca di stare alla larga, o si muove per promuoversi sfruttando l’immagine. Occorre tenere le mani libere ma poi è il popolo che giudica l’operato dei politici locali. Tutto nasce da un rapporto di amicizia normale. Ci beviamo un caffè insieme e poi gli faccio la proposta. E’ la gente poi che parla. Dicono che ha fatto di più il padre in cinque anni che i politici in tutta la vita”.

Interno della  Casa di recupero per persone tossicodipendenti

C’è stata una capacità di coinvolgimento dei politici locali, che ha permesso la realizzazione delle opere caritative e il loro accompagnamento.  Un missionario, ricorda don Ferdinando, oltre alla Bibbia e ai libri di teologia, deve leggere la costituzione e i documenti che regolano la vita economica e politica della città in cui andrà ad attuare. Senza dubbio, in Italia le cose sono differenti, ma in terra di missione non possiamo permetterci di arrivare sprovveduti o pensare che il processo di evangelizzazione termini con l’amen finale di una messa.

 Le idee nascono ascoltando la realtà. Se mi fermo ad ascoltare un povero – continua don Ferdinando- che chiede l’elemosina, poi cerco di rispondere al problema. I poveri spesso non li conosciamo effettivamente. I progetti che ho messo insieme sono tutti nati da risposte a problemi ascoltati sul territorio”.

Attualmente don Ferdinando vive a El Paraiso, ma è cappellano e professore di bioetica nell’Università Cattolica di Danli, che dista 16 Km da El Paraiso.


lunedì 11 giugno 2018

VISITA ALLA PRELAZIA DI BORBA-AMAZZONIA

Il Santuario di sant'Antonio a Borba


La grande statua di sant'Antonio costruita sulla riva del fiume che accoglie i pellegrini

Paolo Cugini

Domenica 10 giugno: partenza da Manaus alle 8 con un aeroplanino da 14 posti che ha lasciato di bocca aperta l’équipe diocesana. Comunque il viaggio è andato bene. Siamo giunti alla prelatura di Borba accolti dal vescovo Zenildo di cinquant’anni, da circa un anno in questa prelatura. Borba è prelatura dal 1963 e non è ancora diocesi, ma si sta preparando per esserla. Borba è una regione di 98650 kmq con circa 157.000. La diocesi è composta di 7 parrocchie con 12 preti, di cui 4 religiosi.

 Mons Zenildo Luis Pereira da Siva è originario della stato dello Spirito Santo. E’ un sacerdote redentorista che ha lavorato come parroco in Manacapurù nella regione metropolitana di Manaus per sette anni. Poi è stato parroco in un quartiere di Manaus per tre anni. Infine, prima di diventare vescovo è stato vice provinciale dei redentoristi per 4 anni e parroco della cattedrale di Coarì, una diocesi posta sul fiume Solimoes.

Alla mattina abbiamo visitato varie strutture realizzate da don Giorgio Albertini, un prete italiano della diocesi di Biella che ha lavorato a Borba per circa 25 anni. Molte opere, alcune delle quali ci hanno lasciato perplessi, come la cattedrale ecologica costruita in un’area al confine estremo della città, senza un senso vero e proprio. Abbiamo visitato anche il seminario costruito dallo stesso don Giorgio: una struttura impressionante, chiusa da dieci anni e, da quello che abbiamo capito, utilizzata solamente un anno. Visitando queste opere ci siamo chiesti che messaggio ha voluto dare della Chiesa questo prete italiano costruendo queste strutture con soldi provenienti dall’Italia, in una delle regioni più povere della zona? Che senso ha costruire progetti che poi continuano a dipendere dai soldi di un altro paese? E’ proprio vero che non basta andare in missione, ma occorre inserirsi in un cammino di Chiesa ed entrarci in punta di piedi. In ogni modo, la gente vuole molto bene a don Giorgio per tutto quello che ha fatto.

il seminario diocesano inutilizzato, costruito da don Giorgio

la cattedrale ecologica costruita con soldi italiani e utilizzata il 12 di ogni mese


La diocesi di Borba ha come patrono sant’Antonio che è una festa molto sentita sia dal punto di vista religioso che civile. Oggi, che è domenica 10, a tre giorni dalla festa, la città è già piena di pellegrini venuti da varie parti dell’Amazzonia. La città si è preparata all’evento sin dall’inizio di maggio pitturando di bianco e azzurro i marciapiedi e le piazze. Abbiamo trovato una città in ordine con le strade asfaltate, molto diversa dalla situazione disastrosa della città di Tabatinga. Siccome è tempo di festa, il vescovo ci ha subito detto che non avrebbe avuto tempo di accompagnarci nelle comunità lungo il fiume. Per questo gli abbiamo chiesto di raccontarci la situazione pastorale della diocesi in un colloquio realizzato dopo pranzo.

A Borba dalle comunità si arriva con la barca, quindi il trasporto è molto caro. Nemmeno il vescovo ha una barca, anche se sta facendo di tutto per ottenerlo. Tutte le barche sono di privati.
Le sette parrocchie di cui è composta la diocesi, hanno diverse comunità tra quelle del centro che quelle lungo il fiume. Da quello che abbiamo capito il prete di una parrocchia va una volta all’anno nelle comunità del fiume, a causa anche dell’alto costo della barca. Le comunità poste sul fiume sono tutte composte da popoli indigeni. Ci sono comunità che distano 12 ore di barca.

Nella parrocchia Novo Aripuana, la più distante e con circa 50 mila abitanti, lavorano due preti indiani della congregazione Missionari di Maria Immacolata, assieme ad alcune suore claretiane. In questa parrocchia ci sono 99 comunità nei villaggi sul fiume e 9 in città. Solo due preti e qualche suora per tutte queste comunità! E’ una zona di difficile evangelizzazione. Le suore elaborano progetti per evangelizzare. In questa regione ci sono tre grandi fiumi. Oltre a ciò, c’è la strada per Apuì, che appartiene ad un’altra diocesi.

La parrocchia di San Giovanni Battista è un distretto. E’ nuova e ha circa 4 mila abitanti. E’ composta di 12 comunità. E’ una parrocchia coordinata da un laico di nome Gian Paolo di circa 40 anni, che si sta preparando per il diaconato permanete, sposato con un figlio.

Nella prelatura ci sono 20 persone che si stanno preparando per il diaconato permanente. Il luogo della formazione per i diaconi permanenti è nella città di Borba. La formazione dura tre anni, in genere. Sono tre giorni per mese e una settimana due volte all’anno. Le lezioni sono tenute da professori provenienti da Manaus. Ciò comporta un costo molto grande perché da Manaus si arriva solo di Aeroplano. Le parrocchie si organizzano per raccogliere fondi per la formazione dei diaconi. Durante la formazione partecipano anche le spose dei diaconi. Tutti questi uomini che si stanno preparando sono già impegnati nella vita pastorale delle parrocchie e delle comunità. La comunità non riesce a mantenere economicamente i diaconi. Ognuno di loro continua ad esercitare il proprio lavoro.

Il centro di formazione diocesano dove avvengono i percorsi formativi per il laici e i diaconi permanenti


Nella prelatura in tutte le parrocchie funziona la pastorale della decima con un impegno mensile. La pastorale della decima aiuta la comunità a crescere nella coscienza di appartenenza alla Chiesa. Borba è la città più povera della regione. Le parrocchie si sostentano anche con la festa del patrono, durante la quale i fedeli si organizzano per raccogliere fondi per la parrocchia e le comunità.

Parrocchia di Nova Olinda. Ha 6 comunità nella città e 37 sui fiumi. Ci sono villaggi ben organizzati. Il vescovo è stato a Cresimare in uno di questi villaggi e ne ha cresimati 19.

Parrocchia di Canumà: due comunità nel distretto e 25 sul fiume. C’è un’entità tedesca che aiuta la diocesi per il lavoro pastorale. Oggi il parroco è don Emanuel che è l’unico prete nato nella regione di Borba.

Parrocchia di Sant’Anna e san Gioacchino. E’ molto grande ed è divisa in tre aree missionarie. Ci sono due preti e 6 suore. La parrocchia è composta di 10 comunità in città e 36 sul fiume.

Area Missionaria Nuovo Cielo. E’ un’area che si sta preparando per diventare parrocchia. C’è un prete spagnolo di 70 anni che ha chiesto di essere incardinato. Qui ci sono 2 comunità in città e 10 sul fiume.

Area missionaria del Divino Spirito Santo. Qui non c’è un parroco e viene accompagnata spiritualmente dal parroco di una parrocchia vicina. Questa parrocchia ha due comunità in città e 9 sul fiume.

Area Missionaria San Sebastiano con 10 comunità. Il vescovo ci ha detto che ci sono comunità che nessuno ha mai visitato e che non sanno neanche come si faccia. In una comunità erano 11 anni che nessun prete ci andava per celebrare.

Il vescovo visita tutte le parrocchie 3 volte all’anno e, quando va, rimane alcuni giorni per verificare il cammino pastorale con i preti e le suore.

Priorità della diocesi. Il Vescovo Zelindo ci ha indicato alcune priorità che la Diocesi ha attualmente e che potrebbero essere assunte dall’équipe missionaria di Reggio Emilia:

1.      Seminario. Occorre investire in seminario, nella formazione del clero diocesano locale. C’è poi il problema del mantenimento del seminario che è chiuso da 10 anni ed era stato costruito da don Giorgio. La prelatura ha 8 seminaristi che stanno studiando a Manaus. Per poterli mantenere utilizzano il fondo del progetto della CNBB.

esterno del seminario diocesano

2.      Assumere la parrocchia di Cristo Re in città. L’abbiamo visitata. Ha una bella e grande chiesa e alcune strutture intorno. Sul territorio della parrocchia ci sono dieci comunità in città e 13 lungo il fiume.

3.      Progetto per mantenere il seminario. Ci sta penando il vescovo

4.      Parrocchia di san Giovanni Battista-Aximin. E’ una nuova parrocchia molto povera che dev’essere ristrutturata. Sul territorio parrocchiale ci sono 2 comunità nel centro e 12 lungo il fiume.

5.      Assumere l’evangelizzazione nella zona rurale abitando con il vescovo.

Il vescovo Zenildo è il secondo da sinistra. Sempre sorridente. I due in prima fila li conoscete


Il problema grande è: come trovare evangelizzatori per tutte le persone della prelatura? Molte persone ricevono l’eucarestia una volta all’anno. Il vescovo sostiene che spesso la gente non capisce quando si celebra la messa, perché una volta all’anno non permette di capire il senso dell’eucarestia.
Da quello che abbiamo potuto capire in questa chiacchierata amichevole con il Vescovo, la Diocesi si sta strutturando e sta puntando molto sulla formazione a vari livelli: laici, diaconi permanenti e seminaristi. In mattinata ci ha portati a visitare il centro comunitario che viene utilizzato per la formazione dei laici.

Il Vescovo Zenildo ci ha fatto un’ottima impressione. Persona aperta, accogliente, con una bella relazione con le persone. Alla sera di domenica 10 concelebrazione nel santuario di Sant’Antonio pieno di fedeli e di pellegrini e poi cena comunitaria sul sagrato. Ci ha proprio fatti sentire a casa.

La festa sul cortile della chiesa alla fine della celebrazione

Molti fedeli e pellegrini alla messa della domenica sera

La santa messa concelebrata e presieduta dal Vescovo Zenildo