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domenica 8 marzo 2026

Metafisica e violenza nella religione





 

Paolo Cugini

 

Il rapporto tra metafisica e violenza nella religione è un tema centrale nella filosofia contemporanea, soprattutto tra i pensatori che discutono di come l'imposizione di verità assolute possa giustificare atti di esclusione o aggressione.

 

La violenza nella religione non è sempre fisica; inizia nel regno delle idee. Per filosofi come Gianni Vattimo, la metafisica è intrinsecamente violenta perché stabilisce fondamenti oggettivi e dogmatici che mettono a tacere qualsiasi ulteriore interrogativo. Quando una religione afferma di possedere un'unica verità immutabile (caratteristica del pensiero metafisico), esercita una forma di controllo sociale che impone valori e dogmi in modo autoritario. 

Vattimo sostiene che il cristianesimo, nel corso della storia, si sia alleato con una "metafisica naturale" che ha irrigidito il pensiero dogmatico. Secondo lui, la violenza è una forma di imposizione. La violenza si manifesta quando la verità è concepita come un movimento interno alla metafisica stessa, ovvero come imposizione di una verità più autentica sull'altro. Per l'autore, il superamento della violenza religiosa richiede il superamento della metafisica stessa, migrando verso una società post-metafisica in cui dialogo e carità sostituiscono l'autoritarismo dogmatico. 

Altri pensatori si concentrano sul rapporto con l'"Altro" come punto di rottura. Jacques Derrida sostiene che ogni tentativo di ridurre l'"Altro" allo "Stesso" (ovvero, di adattare l'altro alle nostre categorie di verità) è un atto di violenza. La filosofia, nel tentativo di totalizzare l'alterità all'interno di un sistema, mantiene una violenza originaria. Emmanuel Lévinas sostiene che la violenza è l'assenza di fenomenalità, l'incapacità di trasformare l'esperienza della sofferenza in un'immagine o in un concetto. Nella religione, ciò può manifestarsi quando la trascendenza etica è soffocata da rigide strutture ontologiche. 

Friedrich Nietzsche offre una delle critiche più incisive, considerando la religione come una forza che opprime gli istinti vitali. Per Nietzsche, il cristianesimo ha utilizzato la metafisica dei valori per stabilire un "debito impagabile" nei confronti di Dio, trasformando la coscienza umana in uno strumento di punizione e colpa. Sostiene che la religione imprigiona gli esseri umani in scopi metafisici che negano la vita terrena e devono essere superati affinché l'umanità possa vivere autenticamente. 

Nell'epoca contemporanea, si sta assistendo a un movimento che mira a ripensare il ruolo sociale della religione al di fuori delle tradizionali categorie metafisiche. L'intolleranza religiosa è spesso vista come il risultato di una conoscenza limitata o di una resistenza al pluralismo. Come suggerisce la ricerca contemporanea, l'attenzione dovrebbe spostarsi dall'imposizione di dogmi alla riflessione etica e alla ricerca della giustizia.

 

giovedì 13 marzo 2025

DECOSTRUIRE LA RELIGIONE PER INCONTRARE DIO

 




Paolo Cugini



È come la cipolla o come una fodera. La cipolla vista da lontano, sembra compatta, una cosa unica, ma non è. Quando la vedi da vicino ti accorgi che è stratificata, che la puoi pelare, le puoi togliere le stratificazioni che, per quanto riguarda la cipolla – e non solo – è un processo che ci fa piangere.

Anche le coperte sembrano un corpo unico e invece ci sono delle cuciture che uniscono i pezzi e poi ci sono dei rivestimenti per nascondere le cuciture. La coperta sembra un corpo compatto, ma non è. Come, del resto, tante cose nella vita: sembrano compatte, ma non lo sono. Ci abituiamo a vivere nell’apparenza delle cose, sino al giorno in cui un incontro, un volto, un sentimento forte ci aiuta a svegliarci e a scoprire che non è tutto compatto come sembra, che c’è qualcosa di diverso, che c’è dell'altro. 

C’è tutto un sistema di cose che fa di tutto affinché la realtà risulti compatta, bella, simpatica. C’è tutto un mondo che lavora al mascheramento della realtà, soprattutto, al mascheramento delle manipolazioni del reale. E, poi, intervengono degli eventi che incrinano la compattezza, che aprono degli spiragli, che provocano una riflessione, una crisi e aprono, in questo modo, il cammino della decostruzione che ci conduce alla realtà, vale a dire, alla verità sulle cose. La decostruzione delle strutture messe in atto per coprire la manipolazione della realtà è, allo stesso tempo, un cammino di liberazione e di disvelamento . È di liberazione perché, finalmente, la persona vive con libertà il proprio rapporto con la realtà. Di disvelamento perché la rivelazione del processo di decostruzione ci conduce alla comprensione che, le intuizioni che percepivamo nel periodo della manipolazione del reale, erano autentiche. Questa è già un’importante indicazione di metodo. Ci dice, infatti, che ogni persona è dotata per cogliere la verità delle cose, la loro realtà e, quindi, è in grado di percepire ogni tentativo di manipolazione, di distorsione, di dissuasione. 

Ad un certo punto nella vita dobbiamo decidere se sbucciare le cipolle o lasciarle così; dobbiamo decidere se togliere le fodere e controllare le cuciture, oppure continuare a coprirci come se la coperta fosse un corpo unico. Infine, ad un certo punto della vita dobbiamo decidere se continuare a credere a santa Lucia e a Babbo Natale, o se collocarli al loro posto. Dobbiamo, cioè, ad un certo punto della vita, che sarebbe bello essere il più presto possibile, deciderci se vale la pena soffrire un po’, smascherando i miti che ci stanno offuscando la vista del reale, o fare finta di nulla e pagare il prezzo salatissimo di una vita falsa, di correre il rischio cioè di non vivere mai la realtà. 

Quando questo succede, cioè quando ritardiamo ad attivare i processi di decostruzione e di smascheramento stiamo male perché viviamo male. La coscienza si ribella quando qualcosa o qualcuno ci soffoca, tarpa le nostre ali, c’impedisce di volare, di essere noi stessi. La nostra coscienza si arrabbia con noi nel profondo del nostro cuore, quando ci vede pigri, remissivi, un po' meschini perché ci rifugiamo dietro le nostre paure. Siamo come arrabbiati, quando ci accorgiamo che la vita non è come l’avevamo pensata o come qualcuno l’ha pensata per noi. E allora c’è dentro di noi una voce, un sentimento che ci spinge a prenderci in mano, a prenderci sul serio, a smetterla di piagnucolare e tirarci su le maniche per smascherare tutto e vivere così finalmente liberi. 

È il contatto con la realtà che smaschera le sovrastrutture false che ci stanno impedendo di vivere in modo autentico. È la realtà che provoca l’incresparsi di quelle idee, di quelle filosofie e teologie che rivestono la nostra vita non permettendoci di vivere in modo autentico. La cosa peggiore, che purtroppo accade spesso, è quando le filosofie e le ideologie incontrano come alleati i genitori che, non hanno tempo per controllare se tali ideologie sono aderenti o meno alla realtà. Povera quella giovane anima che trova dentro di casa l’alleanza diabolica dei propri genitori con gli spacciatori di ideologie devitalizzanti e castranti! Sarà dura uscire da questa gabbia di matti, ma ce la si può fare. C’è sempre, infatti, un giorno in cui incontriamo qualcosa di reale, in cui percepiamo che il mondo non è come ce lo stanno spacciando. C’è sempre un giorno in cui la giovane anima respira aria di libertà e, quando questo succede, possiamo esserne certi, che farà di tutto per scrollarsi di dosso il marciume delle filosofie e delle teologie, che, come catene, la tengono in gabbia. Chi sente profumo di libertà, soprattutto quando questo profumo viene verso di noi nella giovinezza, difficilmente lo scorderà. 

Il primo elemento fondamentale di questo processo di smascheramento, che è allo stesso tempo un processo di decostruzione, consiste nel prendere le distanze dai maghi, dai ciarlatani, dai venditori di fumo, imbroglioni da due soldi che, per tante ragioni, abbiamo incontrato nel nostro cammino e ci hanno riempito la testa di fandonie. Credo che sia impossibile questo salutare addio ai ciarlatani, senza incontrare qualcuno che ci sia già passato, qualcuno che si sia già liberato dal mondo di fandonie, dal mascheramento del reale. Ormai lo sappiamo che molti di questi ciarlatani vestono delle sottane nere e camminano nelle chiese. C’è tutta una religione che prima di essere cammino di libertà. è strumento satanico di schiavitù e di morte. Quanta gente incontriamo che, ingenuamente, segue qualcuno o un gruppo, pensando di camminare nella via del Signore e invece sta percorrendo il sentiero di satana. 

Il secondo elemento del processo di decostruzione è l’amore alla libertà che, allo stesso tempo, è amore alla vita. Chi ama la vita non accetta le prigioni di qualsiasi genere esse siano e allora, quando sente la propria libertà minacciata scalpita, si ribella, cerca di capire. Chi ama la vita, chi desidera una vita piena e libera non si rassegna mai. È l’amore alla vita o, come direbbe Nietzsche, l’amore alla terra che ci spinge a buttare all’aria tutte quelle strutture formatesi nel tempo che la vita più che liberarla, la soffocano . È la forza interiore che proviene dal profondo delle nostre viscere, che anelano alla libertà, che non accettano una vita di morte, una vita soffocata da sovrastrutture formatesi nel tempo e che non hanno più nessuna aderenza con la realtà vissuta nell’oggi. È l’amore e il rispetto che abbiamo di noi stessi che, ad un certo punto del cammino, ci conduce a buttare all’aria tutte le rassegnazioni, tutte le ingiunzioni ingiustificate, per guardarci dentro meglio, per non dover trascorrere tutta la vita sottomessi a imposizioni senza senso.

Il più grande maestro di ogni cammino di decostruzione che, come abbiamo visto è, allo stesso tempo, un cammino di smascheramento, è Gesù. È proprio Lui, infatti, che in diverse circostanze ha smascherato l’ipocrisia dei farisei, che manipolavano la Parola di Dio per controllare il popolo e mantenere il potere. “Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte” (Mc 7,13). Sostituire la Parola di Dio con la tradizione degli uomini: è questo che è avvenuto nei secoli, portando migliaia di persone a sottomettersi a delle leggi umane, pensando che fossero Parola di Dio. Lo ha scoperto Gesù negli anni della giovinezza, trascorsi nel silenzio, nell’attenzione a ciò che avveniva intorno a Lui, a come si muovevano i farisei e a come il popolo soffriva. Senza dubbio, ad un certo punto avrà colto la contraddizione tra coloro che avevano in ogni momento in bocca la Parola di Dio e quello che questa così detta parola stava producendo nel popolo, vale a dire miseria, povertà, ingiustizia, sofferenza. È stata la realtà ascoltata con attenzione che ha condotto Gesù a capire l’inganno, capire che coloro che parlavano in nome di Dio, in realtà parlavano per loro stessi e per i loro loschi interessi. E allora, un giorno ha deciso di aiutare gli uomini e le donne a liberarsi di tutte le fandonie degli uomini del potere, di smascherare l’inganno dei farisei, di decostruire tutte quelle leggi che soffocavano la libertà degli uomini e delle donne per mostrare loro il vero volto di Dio che è Padre e Madre, il senso profondo della sua Parola che è misericordia, il vero desiderio del cuore del Padre che consiste nel dare vita e vita in abbondanza .

È questo il grande compito della Chiesa in quest’poca post-cristiana: aiutare gli uomini e le donne a liberarsi delle fandonie della religione, ad offrire strumenti affinché ognuno possa toccare con mano l’amore di Dio, la sua giustizia, la sua libertà. 


venerdì 17 settembre 2021

RELIGIONI E PROSTITUZIONE - LE VOCI DELLE DONNE


 

Prosegue l'impegno dell'Osservatorio Interreligioso sulla Violenza contro le Donne (OIVD) con la Federazione Donne Evangeliche Italiane (FDEI) nell’affrontare la questione prostituzione come espressione della violenza contro le donne, a cui anche le culture religiose non sono estranee. 


Il Gruppo Prostituzione OIVD ha infatti organizzato un ciclo di incontri su: 


RELIGIONI E PROSTITUZIONE - LE VOCI DELLE DONNE


Al primo appuntamento sentiremo le voci di:

Paola Cavallari,  presidente OIVD e socia Coordinamento Teologhe italiane

Lidia Maggi teologa e pastora battista



Per accedere all'incontro (non comunicare il link se non a persone fidate)

https://us02web.zoom.us/j/84573088564?pwd=S1Y4QkZPRW5IeENGS2F5QS91azJrQT09#success

 



mercoledì 28 aprile 2021

LA RELIGIONE COME TENTAZIONE

 



 

Paolo Cugini

      È la difficoltà nell’attendere le risposte ai quesiti della vita, che ci fa correre incontro alla prima religione che ci capita sotto il naso che, nella stragrande maggioranza delle volte, coincide con quella che troviamo in famiglia. È la regione a basso prezzo, che ci costa poco, se non il prezzo di una misera candela elettrica. In fin dei conti, basta poco per tranquillizzare la nostra coscienza e tornare alla svelta al nostro lavoro quotidiano, che consiste, per dirla alla spicciolata, nel perdere tempo, nel far passare il tempo, senza pensare esattamente al perché delle cose, ai motivi per cui facciamo una cosa invece di un’altra. E il tempo passa, e a noi sembra lento, ci sembra fermo.

      Tentati continuamente dalla religione per non pensare, per metterci al riparo, per trovare un rifugio sicuro, con la garanzia della tradizione e, soprattutto, con altra gente che, forse, è la maggiore garanzia per chi fa fatica a cercare le proprie risposte. È la droga del senso comune, del si è sempre fatto così, del pensiero bell’e fatto. E poi ci sono i riti sempre uguali, con le stesse identiche parole che danno una grande sicurezza per tutti coloro che, impauriti dalla vita, cercano un sofà per riposare tranquilli, lontani dagli affanni.

     Bisogna aver imparato a camminare in solitudine alla ricerca di se stessi, di un senso delle cose che si vivono. Occorre aver iniziato a percorrere questo cammino sin dall’adolescenza, per divenire giovani che non indietreggiano dinanzi alla stupidità di massa, al senso comune che vuole entrare nei meandri della coscienza, per fagocitare tutto.

     Contro la forza dell'evidenza fatta religione, non c’è ragione che tenga. Quando il pensiero di un gruppo diventa uniforme, non è più possibile ragionare e, il pensiero diverso, il pensiero che pone domande e s’interroga, diventa pericoloso per l’intera comunità. In questi casi, per lo spirito libero, per colui che semplicemente cerca il senso delle cose, è meglio cambiare aria, andare altrove.

giovedì 31 dicembre 2020

LA RELIGIONE E IL MALE (OPPURE: IL MALE DELLA RELIGIONE)

 



Paolo Cugini

 

 

Può sembrare paradossale e provocatoria questo parallelismo, ma tanto paradossale non è. Bisognerebbe prestare attenzione alla genealogia di ciò che chiamiamo religione per capire che non è proprio tutto positivo ciò che abbraccia l’ambito religioso. Prima di tutto, per comprendere il discorso, occorre definire il concetto. Con religione si indica un complesso di credenze, sentimenti, riti che legano un individuo o un gruppo umano con ciò che esso ritiene sacro, in particolare con la divinità.  E’, dunque, il complesso dei dogmi, dei precetti, dei riti che costituiscono un dato culto religioso (cfr. Treccani https://www.treccani.it/vocabolario/religione/ ). Religione indica ciò che l’uomo ha fatto di Dio, come gli uomini hanno strutturato l’esperienza di Dio. Il sacro, in questa prospettiva, è l’insieme delle strutture che gli uomini hanno installato per proteggersi dalla divinità, per mantenerla a distanza.

Questo aspetto sacrale della religione lo si comprende osservando la vita di Gesù, le sue polemiche con i rappresentanti della religione del tempio e del tempo. Gesù ha smascherato il vuoto della religione e l’ha indicata come la fonte originale del male. Gesù ha svuotato il sacro dall’interno, manifestando la presenza di Dio in mezzo agli uomini e alle donne. Se Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi attraverso la presenza di suo Figlio Gesù, a cosa servono gli apparati sacrali?

Il problema si presenta quando nel cristianesimo troviamo dei residui della religione, delle sue forme.  C’è molta religione nel cristianesimo e questa non era volontà di Gesù. La religione è un male quando non permette all’uomo e alla donna di realizzare la loro umanità, quando li lega, li intrappola con delle leggi umane spacciate per divine, appesantendone la vita. La religione, così come emerge dal Vangelo, non è altro che una struttura umana spacciata per divina a servizio del potere politico di turno.  Chi vive la religione come qualcosa di positivo è il popolo, che ha bisogno di credere che la realtà non può identificarsi e finire con ciò che ha sotto gli occhi: sarebbe troppo crudele. La religione così come si è strutturata nel tempo sfruttando il sentimento religioso, è divenuta un potente strumento di controllo delle coscienze.



C’è anche una ritualità cultuale che risponde a criteri umani, vale a dire sacrali e religiosi, che servono per riprodurre nella liturgia un’immagine del Dio potente e distante, che incute paura agli uomini e alle donne. C’è una liturgia cattolica che, più che riprodurre i tratti del Vangelo, della misericordia di Dio manifestata nella vita di Gesù, del suo desiderio di avvicinarsi all’uomo e alla donna di ogni tempo e di ogni luogo, trasmettono freddezza, distanza, volontà di potenza. Se questo stile arrogante della liturgia del palazzo poteva funzionare nell’epoca dei palazzi, ora sta svuotando le chiese.



Paradossalmente sembra questo tempo postmoderno, indifferente alla religione, anche perché ne ha visti gli effetti nefasti sui popoli, un periodo più favorevole allo stile evangelico che quello del passato delle cattedrali e dei palazzi vescovili. Un periodo, quello che stiamo vivendo, meno propenso a lasciarsi trasportare dalle ideologie e più attento alla realtà presente. Proviamo a metterci in ascolto del presente per cogliere, forse, la presenza della trascendenza in mezzo a noi.

sabato 23 maggio 2020

L'ESERCIZIO DELLA LIBERTÀ DI RELIGIONE



prof. Francesco Zannini 

Sabato 23 maggio 2020


Sintesi: Paolo Cugini

La questione della libertà religiosa oggi pone due problemi: integrazione e delle relazioni tra cultura e religione. Nello sviluppo storico della nostra cultura occidentale, la questione della libertà religiosa è sempre stata dibattuta. Ancora in Italia non abbiamo un testo sulla libertà religiosa. Sostanzialmente il problema ha riguardato in Europa e in Italia il rapporto tra la società civile e la comunità ecclesiastica, con alcuni problemi con gruppi protestanti. Le altre religioni in Italia sono state sempre accolte perché non rappresentavano un problema di convivenza, anche per i numeri esigui. C’è stato un problema con la comunità ebraica. Non è mai esistito un pluralismo religioso. Queste comunità venendo da paesi esteri portano con sé delle tradizioni diverse. La comunità bengalese non è solo mussulmana, abbiamo un problema di relazione anche e di necessità di conoscenza di quelle che sono le condizioni giuridiche. Altro caso: la comunità mussulmana marocchina ha sempre uno stretto contatto con i capi politici del Marocco. Il re del Marocco è discendente del profeta de ha un potere molto forte da un punto di vista religioso. Lo stesso avviene con i turchi. Ogni gruppo ha una sua problematica diversa. L’immigrazione ha fatto sì che venissero comunità religiose che non hanno una lunga tradizione in Italia. Ciò ha creato il problema della libertà religiosa, un problema di convivenza nella nostra società. Il problema dell’integrazione e il rapporto tra il cattolicesimo italiano e le altre culture: sono i problemi.

La forza ondata dei flussi migratori ha determinato un rimescolamento di popolazioni, per etnia, religione e cultura. Il vicino di casa comincia a parlare un linguaggio diverso. Il linguaggio non è fatto solo di parole, ma di gesti, di simboli, di stili di vita, che portano con sé tradizioni, valori, mentalità, modi di mangiare diversi, modi di sentire profumi diversi, modi di relazionarsi uomo e donna, ecc. Questo è molto importante. Adattarsi ad un linguaggio diverso, linguaggio nel senso ampio specificato sopra. Riuscire lentamente a comprendere questo linguaggio non è un cammino rapido e semplice. La lingua è l’elemento di base, ma il resto è complesso.


L’Europa è un’area multiculturale. Uno ogni 15 residenti ha un’estrazione culturale diversificata. Siamo in un mondo globalizzato in cui occorre essere certi che il fenomeno migratorio rimarrà sempre. La storia dell’immunità nasce dall’immigrazione. Il continente americano è stato creato tutto dall’immigrazione. Il totale degli italiani nativi scende, mentre degli altri aumenta. Quando si guardano le percentuali (2017) l’Austria ha molti più immigrati dell’Italia.
Si pone il problema come queste popolazioni diverse e la popolazione italiana possano integrarsi. La parola integrazione è stata messa in discussione. In arabo integrazione si traduce con fusione e gli arabi non sopportano questa idea. Ogni realtà deve mantenere la propria identità. Unità fraternità, solidarietà all’interno di un territorio. Cammino di appartenenza comune pur nella pluralità. Integrazione non è fusione, adattamento, ma cammino comune.

V. Cesareo, 2009: l’integrazione è quel processo multidimensionale finalizzato alla pacifica convivenza entro una determinata realtà storico sociale tra individui e gruppi culturalmente e etnicamente differenti.

Non esiste il cinese, l’indiano: ogni persona ha la sua caratteristica diversa. Elemento fondamentale è il rispetto. Avvicinarsi con rispetto alla cultura, alla religione, alla tradizione dell’altro. Quel modo di vivere ha una sua storia, un suo cammino, una filosofia dietro. Elemento caratteristico è il rispetto, ogni tradizione va rispettata. Percepisco una diversità, ma quando ci avviciniamo, ci accorgiamo che ha una sua logica interna. Diversità non vuole dire inferiorità. Problema dell’etnocentrismo europeo.
Altro elemento in questo cammino è che è un processo che necessita tempo. Siamo frutto d’immigrazione. Non c’è italiano che non sia meticcio. Non esiste la razza italiana pura. Ci sentiamo italiani per un lungo processo nella storia si è creata quella cultura fatta di diversi elementi che piano piano si sono amalgamati. Sono processi che richiedono secoli. Imparare la lingua è il minimo, ma ciò è il primo passo di un cammino molto lungo per entrare in una cultura. E’ un percorso bidirezionale, perché riguarda sia gli immigrati, sia i cittadini del paese ricevente.

La questione religiosa
L’appartenenza della popolazione alla religione. Abbiamo una crescita forte della comunità cristiana che però non corrisponde a quella cattolica. L’immigrazione cattolica è inferiore di quella cristiana, che è composta da un forte elemento ortodosso e una grossa componente evangelica. Abbiamo una moltiplicazione di piccole chiese pentecostali o battiste, metodiste, che sono completamente autonome, non fanno riferimenti a dei centri religiosi e si autogestiscono. Le comunità ortodosse sono diverse, che fanno riferimento a paesi specifici. C’è la comunità mussulmana, che è inferiore a quella cristiana come crescita. Quella cattolica è minore, perché raccoglie i filippini e dal sud America. La comunità ortodossa sta crescendo. Poi ci sono buddisti e sik.

Le religioni non cristiane. Abbiamo una convivenza non sempre facile. Nostra Aetate: religione in se stessa. L’uomo ha in sé stesso la tenenza a scoprire il senso della propria vita e in che modo l’universo è gestito. Alla radice della religione c’è questa ricerca profonda. C’è dell’arcano, cose inspiegabili a cui l’uomo vuole dare risposta. Comunione dell’uomo con il cosmo. La vita è una forza che sta dentro l’universo. Desiderio di essere collegati a questa forza vitale. All’interno delle diverse culture questa forza acquista una terminologia diversa, che è linguaggio, che produce comportamenti diversi. Es. di Matteo Ricci quando dovette tradurre i testi cristiani ha avuto questi cristiani: come dico in cinese la parola Dio. Per i cinesi è il cielo. I mussulmani quando hanno cominciato a tradurre i testi mussulmani si sono chiesti: come traduco: Allah? Anche loro hanno preso la parola cielo. Oppure alcune culture lo traducono con Padre. Un dio che è al di sopra dei cieli. Non è un Dio che domina il cielo, ma che è al di sopra dei cieli.

Si guarda al cosmo: induismo. La divinità come parte del cosmo e lo muove.
Si guarda alla terra: la terra è colei che dà la vita. Le appartenenze alla terra, che fa di un popolo e fa si che la religione di quel popolo sia legata alla terra, vista come quell’essere presente in un territorio. È il caso della Malesia e dell’Indonesia in cui i mussulmani si considerano figli della terra.
Tutte queste religioni crea con sé un gruppo di persone e come risultato questo ha desiderio profondo di incontrare Dio poi permette la necessità di definire la divinità in quanto tale e creare una serie di normative che permettano a queste comunità che si riferisce ad una comunità di procedere in un cammino comune.
La comunità scopre l’ordine cosmico e lo vuole seguire secondo una divinità di riferimento. Dio offre alla comunità una normativa. Che sia Dio o un illuminato non importa. Questa legge dev’essere chiara. C’è la rivelazione, che è una comunicazione tra Dio e l’uomo. Dio parla all’uomo, ma Dio non è l’uomo. Il suo modo di parlare nessuno di noi lo conosce. Ci saranno dei codici culturali che recepiranno questo messaggio e lo trasformeranno tramite un messaggero o una serie di messaggeri o degli scritti, e si arriva alla codificazione della religione. Una volta codificata la religione diventa obbligatoria. La comunità ha bisogno di questo. Nasce l’etica, la legge che regola le relazioni all’interno della comunità. Nasce la mistica, nella relazione diretto con Dio.
Jules Ries: l’uomo religioso precede la religione strutturata.
Tutto questo è veicolato da un linguaggio, da un libro, da una comunicazione, ma anche da tutta una serie di simboli che esprimono all’interno della comunità, di mondi e culture diverse, esprimono questo rapporto dell’uomo. Grazie al simbolismo cosmico l’uomo ha concepito le ierofanie.
Mondo buddista: rapporto con il mondo animale. Importanza della legge come valore essenziale.
Altro elemento importante è la religiosità popolare. Si struttura in maniera informale. Complesso di credenze segnate dalla ricerca di Dio. Si rifanno alla sapienza atavica dei popoli e ad una saggezza semplice e profonda.
L’islam è vissuto come religione formale, ma poi in India c’è un’infinita di culti e d’insegnamenti che rispondono alla coscienza profonda di quel popolo. Il popolo non è teologo, assorbe dalla teologia i fondamenti e le vive nelle sue espressioni più diverse.



Le principali religioni presenti in Italia
Islam: tutte le parole arabe e le lingue semitiche hanno una radice di tre vocali, coniugando le quali si reisce a percepire il senso derivati da questi radicali. Per poter percepire la complessità occorre coniugarli in alcuni modi. ES, el, em. Un elemento di base è un aggettivo: salim: completo, intatto. Salam: pace, pienezza di vita. Salam è qualcosa di più della pace, significa quello che l’uomo può comprendere di più bello. Un esempio di ciò è il matrimonio. I mussulmani non erano preoccupati di convertire, quanto di diffondere questo mondo rappacificato. Aslama: io mi consegno. Il participio è buslim: mussulmano. Un mussulmano è uno che si consegna in tutto. L’Islam è il nome verbale di questa ultima forma. Che cos’è l’islam? È il consegnarsi completamente e totalmente all’unico Dio, per entrare in un mondo in cui non ci siano rotture, immoralità e che offre all’uomo una pienezza di vita di essere riconciliato con il mondo, la natura. Nel Corano troviamo questa visione del mondo. La natura dell’Islam è questa: unità di Dio, fraternità degli uomini e con tutto l’universo e il creato che porta ad un mondo di vera pace.

 Induismo: è una realtà molto complessa, che sostanzialmente non è una religione unica e strutturata. Nasce da una serie di tradizione importate all’interno dell’India da popolazioni che venivano dall’area caucasica e che hanno preso il sopravvento sulle popolazioni dell’India. Si tratta di una fede orale e in parte scritta. Non ha capi, profeti, ma si base di scritture ispirate da Dio ai risha. Ci sono i 4 Veda, degli inni. Questi testi in sanscrito creano la sostanza dell’induismo: la legge d’oro. In realtà l’induismo è diviso in una serie di patti tradotti in culti. Comunità religiose che si raccolgono attorno a personalità spirituali e formano in qualche modo una religione in sé stessa. Le stesse divinità non è più unica, ma una divinità unica che si declina in tre forme diverse. È una religione fluida e aperta al pluralismo. Il pellegrinaggio a Benares, la santità del fiume Gange, l’induismo collegato con la madre terra indiana. È aperto al confronto con le altre religioni, anche se all’interno sono nate delle sette e il fondamentalismo indù. Molto feroce, esclusivista e violento con elementi che possono paragonati con l’ISIS. Le vie che conducono all’assoluto sono molteplici e non si escludono. Rifiuta l’assolutizzazione di una forma particolare di culto.

 buddismo: nasce fra il VI e V a.C. secolo. Fa la scelta sino quasi a morire di fame, Tenta tutte le vie e ha un’illuminazione, il risveglio del Budda. Comincia a riflettere in maniera nuova. Ha una dottrina che ha lo stesso punto di partenza di Budda stesso, il risvegliato. La presa di coscienza della sofferenza diffusa nel mondo lo porta a cercare una via per porre fine la catena del dolore. Tentativo di arrivare alla pace interiore, che diventa pace sociale, compassionevole dell’umanità. Si apre al contesto sociale, senza distinzioni di razze e religione. Anche il Buddismo ha il suo periodo di crisi, di fondamentalismo. In Tailandia i monaci hanno tentato di salire al potere. Si costituisce come comunità, acquista le sue scritture derivate dall’insegnamento del Budda e si struttura secondo 4 verità fondamentali, che sono alla base del nucleo: monaci e comunità monastica. La realtà dell’esistenza personale e del mondo è dolore; l’origine del dolore è il desiderio; conseguenza questa sete continua sino a che non si riesce ad estinguerla; il nirvana è l’estinzione del desiderio, che ci libera al bene. La via viene descritta con il Darma che è una serie di leggi che guidano la comunità. Cammino di liberazione dal male frutto del desiderio e arrivare alla pace in cui l’uomo si confonde con l’universo. Chi è Dio per il buddismo? Non si sa.

Immigrazione e religione
Non abbiamo dati ufficiali. Mussulmani circa 2 milioni.
1993: cattolici tra gli stranieri erano la maggioranza al pari con i mussulmani.
Successivamente si assiste ad un aumento della presenza mussulmana e ortodossa tra gli stranieri.

2016: ortodossi: 1,6 milioni; Mussulmani: 1,4 milioni; Cattolici: 1 milione.
Le incidenze: ortodossi 2,6%; mussulmani 2,3%; cattolici 1,7%
I mussulmani vengono dal Marocco, Albania, Bangladesh, Pakistan, Tunisia, Egitto.
Non c’è stata invasione mussulmana. In alcune regioni come il Trentino e l’Emilia Romagna la presenza mussulmana è più significativa.

Una pluralità di presenze. Costruzione di società plurale. Il pluralismo culturale e religioso sta presentando una serie di problemi. Questi non sono derivati non solo dalle loro teologie o normative, ma sono presentate soprattutto dal fatto che la società italiana non ha trovato il modo di creare spazio a questa società plurale.

Quattro modelli:

 modello multiculturale, si considerano queste varie presenze religiose e d’immigrazione come realtà che possono vivere in maniera autonoma a fianco della religione del paese. È il modello inglese, dove si crea un problema forte che si sente adesso. Si sviluppano questo gruppi etnici-religiosi che vivono come monadi uno accanto all’altro e non riescono ad incontrarsi, confrontarsi. Questo crea conflitti e non prospetta un modello educativo capace di creare accoglienza, una comunità comune.

Modello assimilazionista: I portoghesi invece hanno utilizzato un modello diverso di assimilazione di vita, cultura. Altro modello simile è stato quello della Francia in Algeria, che era diventata una provincia francese. La Francia in Algeria si è comportata come se la comunità araba e la religione dell’Islam non esistesse.

Modello interculturale: vicino al sistema americano del melting pot. Le due culture si rapportano tra di loro attraverso il sentirsi americano. Comunità separate, però con un rapporto attorno all’americanità che li faceva sentire uniti.

Modello della laicità: laicità dello Stato è un elemento fondamentale che permette alle comunità di crescere. Tiene l’elemento statale al di fuori delle comunità religiose, ma le promuove perché le considera parte di sé stesso. È il modello italiano. Lo Stato riconosce la religione.



Oggi abbiamo in Italia una lotta tra chi sostiene il modello di tipo anglosassone in cui in pubblico la religione non deve apparire e se appare deve apparire nella pluralità; dall’altra parte c’è chi sostiene il modello assimilazionista.

lunedì 19 marzo 2018

GESÙ CRISTO OVVERO LA DESACRALIZZAZIONE DELLA RELIGIONE




Paolo Cugini


Dio ha deciso di manifestarsi, di dire chi è, di mostrarsi avvicinandosi a noi a tal punto da farsi uno di noi. E’ su questo aspetto che a mio avviso vale la pena riflettere, per capire le svariate implicanze che, questo evento unico nella storia dell’umanità, produce. Sino all’ arrivo di Gesù c’era una distinzione ben precisa tra sacro e profano, con tutto ciò che comporta una separazione di questo genere. Sacro dice di una distanza, di una separazione da ciò che è profano. La nascita di Gesù in una mangiatoia rappresenta la distruzione del sacro, la distruzione di ogni tipo di distanza e separazione tra sacro e profano, perché nell’evento del Natale, il sacro viene ad abitare il profano, e il profano diventa la casa del sacro. Nascendo in una grotta Dio ha operato un processo di umanizzazione del divino, volendo in questo modo destrutturare il processo umano di sacralizzazione del divino. Dio in Gesù ha sacralizzato il tempo, ha rotto le distanze e, di conseguenza, si è avvicinato ad ogni uomo e ad ogni donna. Che cosa significa questo avvicinamento che è, allo stesso tempo, un’identificazione? Significa che d’ora innanzi non abbiamo più bisogno di sacralizzare gli spazi religiosi, perché la sacralizzazione è stato un processo della religione ancestrale spesso e volentieri manipolata da chi gestiva il potere religioso. In secondo luogo, essendosi umanizzato Dio ha dato accesso a tutti al divino, ha tolto il dominio religioso di qualcuno, per donarsi a tutti e a tutte. Davvero, a partire da Gesù, l’uguaglianza è divenuta il segno visibile della presenza di Dio nella carne umana. Ecco perché la nascita di Gesù significa la fine e il giudizio negativo su ogni modello sociale che produce disuguaglianze, separazioni, divisioni. Se Colui che era in alto, nel cielo è venuto sulla terra ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, significa che d’ora innanzi nessuno può porsi in alto ritenendosi migliore di altri. Gesù è la presenza dell’uguaglianza: venendo al mondo e ad abitare in mezzo a noi Dio ha voluto dire che tutti siamo degni, perché non si è avvicinato a qualcuno, ma a tutti. Il regno dei cieli annunciato da Gesù è un monito chiaro contro tutti coloro che producono e mantengono in piedi il modello economico nefasto del neoliberalismo, che produce sempre più poveri a favore di una piccola élite di ricchi sempre più ricchi, alla faccia dei poveri. Dove c’è disuguaglianza non c’è la presenza di Cristo, perché Gesù ha scelto poveri, vale a dire l’esplicitazione del desiderio di dare dignità ad ogni persona. Quest’identificazione di Gesù con i poveri, che troviamo al momento della nascita, è indicata da Gesù stesso come criterio per entrare nel Regno dei cieli. Il cammino della vita sulla terra, per i discepoli e le discepole di Gesù, non può che essere caratterizzato dallo stile semplice e dalla presa di posizione nei confronti delle persone povere. Non a caso la Chiesa, sin dal suo inizio, sviluppa quest’attenzione verso i più poveri, proponendo il cammino della solidarietà e della condivisione.

Questo aspetto della desacralizzazione della religione realizzata con la venuta di Gesù nel tempo si manifesta nella polemica con i farisei sul puro e l’impuro e, soprattutto, sul tempio. La critica radicale di Gesù alla religione del tempio, che nel Vangelo di Giovanni esplode sin dall’inizio, vale a dire al capitolo due, sarà approfondita nel capitolo quattro nel dialogo con la samaritana. Il Tempio, invece di essere il luogo dell’incontro con Dio, con il tempo è divenuto il suo contrario, vale a die un ostacolo. Perché? Ci sono alcuni passaggi del Vangelo di Giovanni che ci aiutano a capire il problema:
“Si avvicinava, intanto, la Pasqua dei Giudei”. Passaggio che dice già il tono della polemica: non è più la pasqua di Dio, il suo passaggio che salva il popolo, ma la Pasqua dei Giudei, vale a dire dei capi del popolo, come si evince poi dal contesto del brano. C’è stato nell’arco dei secoli un cammino di trasformazione in negativo. La Pasqua non è più la Pasqua dell’Esodo, ma de regime giudaico, è divenuta uno strumento di dominio, una pasqua a beneficio di pochi che curano i propri interessi. La Pasqua è divenuta motivo di guadagno anche alle spalle dei poveri.

Ai venditori di colombe disse…” le colombe sono gli animali che i poveri potevano utilizzare per offrire sacrifici. Ebbene, il disastro morale era arrivato al punto che i mercanti lucravano anche sui poveri. Sembra di ascoltare la voce dei profeti, in modo particolare il profeta Amos che inveiva contro i ricchi del suo tempo perché sfruttavano i poveri, vendendoli per un paio di sandali (cfr. Os 2,6). Quando si arriva a sfruttare il povero significa che il livello sociale di un popolo ha veramente toccato il fondo. La cosa peggiore è che ciò avviene nel tempio. Come può una religione avere perso di vista così tanto il suo punto di riferimento da compiere tali delitti? La cosa peggiore è che ciò viene fatto nel tempio di IHWH, che ha sempre avuto un’attenzione particolare per i poveri.
Non fate della casa del Padre mio un mercato”. Se c’è una cosa che è antitetica al Dio d’Israele è il mercato. Infatti, Dio è donazione totale di sé, è gratitudine, attenzione ai piccoli. Al contrario, il mercato è interesse, modellato sull’egoismo, che schiaccia i piccoli. La critica di Gesù al tempio raggiunge il parossismo. Come può un tempio divenire il luogo del mercato e delle sue logiche?
“Distruggete questo tempio”. Gesù è venuto per distruggere il tempio, quel luogo che nel tempo è divenuto simbolo di disuguaglianza e ingiustizie sociali. E’ questo l’obiettivo del cammino cristiano: uscire dalla religione negativa, dalla religione che fa male, che invece di essere stimolo per l’uguaglianza diviene spazio per ogni forma d’ingiustizia e discriminazione. Uscire dalla logica del tempio come luogo di diseguaglianze. Infatti, già nel libro del Levitico ci sono molte prescrizioni cultuali che proibiscono l’accesso alle persone in situazione d’impurità. Lebbrosi, malati, stranieri, pagani, donne mestruate: tante persone non possono accedere al Tempio. Uscire dalla logica del tempio fatto dagli uomini, che è spazio di diseguaglianze e di logiche perverse, per seguire il cammino che Gesù propone, basato sull’amore e la misericordia.

E’ questo cammino che dovrebbero realizzare le comunità cristiane: abbandonare le forme eccessive di sacralizzazione religiosa, spesso e volentieri segno di manipolazioni da parte di un gruppo a scapito della maggioranza, per dare spazio a forme di accoglienza, segno della misericordia di Dio manifestatasi nel suo Figlio Gesù. Comunità cristiane il cui segno caratteristico diviene lo stile nuovo inaugurato da Gesù, in cui nessuno si sente escluso perché tutti possono avere acceso a Lui. Comunità in cui gli uomini e le donne, più che essere preoccupati sulle forme esterne di espressione della devozione cultuale, s’interrogano sulla bontà delle loro relazioni e sulle modalità messe in atto per manifestare il cammino di uguaglianza e misericordia proposto da Gesù.



sabato 10 febbraio 2018

IL DEVOZIONISMO RELIGIOSO E I MALI DELLA SOCIETÀ OCCIDENTALE





Paolo Cugini

La devozione è sorta e si è sviluppata in un periodo in cui i dati biblici e patristici erano andati dispersi. E’ questo che c’insegnano i recenti studi storici. La devozione si è, dunque, alimentata della superstizione, della paura del sacro. La devozione tocca il sentimento e manifesta il timore di Dio, un Dio percepito come terribile, capace di punire in ogni momento e ad ogni ora per ogni forma di disobbedienza. Per poter controllare il potere del Dio distruttore, del Tremendum, per dirla con Rudolf Otto, il devozionismo ha messo in atto un sistema di precetti e di doveri che il fedele deve eseguire per non essere travolto dalla forza di Dio. Eseguiti i precetti il devoto è a posto, pronto per poter fare nella vita ciò che vuole. La devozione agisce sulla separazione tra sacro e profano. Il sacro esige sacrifici, riti, precetti in un contesto sacrale. L’esecuzione dei riti permette al fedele di viere nel mondo profano in modo fedele e sicuro. La devozione offre sicurezza al devoto, quella sicurezza interiore che gli dà la certezza di avere fatto tutto quello che deve fare per stare in pace con Dio e, soprattutto, per fare in modo che Dio non lo colpisca. La relazione tra sacro e fedele è stimolata dal senso di colpa, incentivata dal sentimentalismo devozionale, che mette in atto una serie di meccanismi che non permettono al fedele di sfuggire alla logica dei precetti. La devozione rende l’uomo e la donna schiavi dei riti, dei precetti. In cambio ottengono la sicurezza della salvezza e la possibilità di controllarla. Non è cosa da poco.

La cultura borghese, sorta in Occidente all’epoca del tardo medioevo e poi rafforzatasi con l’avvento della rivoluzione industriale, si è alimentata del devozionismo religioso. Potremmo affermare che non è mai esistito un connubio così stretto tra la dimensione spirituale della vita personale e quella sociale. Il borghese capitalista che sfrutta gli operai, arricchendosi sulle loro spalle, non si sente in colpa, ma anzi si sente confermato nel suo lavoro per il semplice fatto che compie alla perfezione tutte le prescrizioni previste dalla devozione religiosa. Ci sono dei borghesi che vanno a messa tutte le domeniche o addirittura tutti i giorni. Borghesi che recitano il rosario, fanno le novene dei santi a cui fanno riferimento. Sono generosi elargendo significative offerte ai luoghi di culto. C’è poi lo stile borghese della persona che vive la sua vita tranquilla tra lavoro e famiglia. E’ il modello sociale propagato con l’avvento dell’era industriale in tutte le sue fasi ed è quello stile oggi indicato con la classe media. Quando si passa dalla società agricola alla società industriale, il modello borghese prende il sopravvento trovando nella religione devozionale il supporto per giustificarla. Vita serena, tranquilla. Una volta realizzato il lavoro c’è tempo per Dio e per la propria vita. Possibilità di organizzare il tempo libero a proprio piacimento, con ferie e settimane bianche. Il modello borghese chiude le persone in una sfera del mondo, non permettendo di cogliere il legame tra i mondi. Se, infatti, c’è una parte che sta bene, questo benessere è il prodotto delle lacrime e delle sofferenze di un’altra parte del pianeta. C’è tutto un sistema che non permette di sentire questo legame intrinseco. Anche la devozione moderna contribuisce a rendere sordo e cieco il devoto, la devota. Chiusi nella necessità dell’osservanza, i devoti non si preoccupano del loro stile di vita agiato e tranquillo, anzi lo incentivano. Non a caso è l’Occidente devoto che ha elaborato il più criminale sistema economico mai esistito, vale a dire il neoliberalismo. Questo modello sta producendo giorno dopo giorno masse enormi di diseredati, di esclusi dal lauto banchetto dei pochi che possono beneficiare di tutto. E’ vergognoso leggere ogni anno le classifiche stilate dalla rivista Forbes degli uomini e di qualche donna più ricchi del mondo, che arricchiscono sempre di più anno dopo anno, mentre allo stesso tempo aumentano i disperati, i senza tetto, i poveri, coloro che perdono tutto, o che pur lavorando si vedono assottigliare il salario rendendo difficile la loro sopravvivenza e delle loro famiglie. C’è una religione che è complice di questo massacro che si sta perpetuando e diffondendo in tutto il mondo; è la religione dei devoti, di coloro che restringono il campo dell’azione di Dio nel loro cuoricino che diventa sempre più piccolo e ottuso, per non sentire le grida dei disperati del mondo. E’ la religione dei moderati, di coloro che con le loro devozioni attutiscono la forza dirompente del Vangelo di Gesù, che annuncia il Dio che non fa differenza di persone e la comunità in cui nessuno vive nel bisogno, perché chi ha di più condivide con chi ha meno.

Questo modello sociale e religioso tipicamente Occidentale produce una massa enorme non solo di rifiuti materiali, ma soprattutto di rifiuti umani. E’ questa un’espressione forte utilizzata per la prima volta dal sociologo polacco Zygmunt Bauman. E’ un’espressione forte che, però, esprime bene il significato profondo di questo modello sociale e religioso. Quando una società si allea con la religione per cercare un proprio benessere a scapito di altri, vuole dire che c’è qualcosa che non va, che non funziona. Una grande massa di rifiuti umani si trovano ormai nelle nostre città, nei nostri quartieri. Masse di persone che provengono di paesi impoveriti a causa dalla presenza Occidentale. Questo è il grande paradosso della società Occidentale: ci sono paesi ricchi di ogni ben di Dio sia nel suolo che nel sottosuolo, ma che sono divenuti strapieni di poveri a causa della violenza dell’uomo Occidentale che è entrato in casa loro per depredare tutto a costo zero. Per stare bene noi a casa nostra, c’è molta gente che a casa loro sta male. Le montagne di rifiuti che vediamo non solo nelle discariche, ma ormai ai cigli delle strade, sono il simbolo della nostra società disorientata, una società opulenta, grassa, una società che ha smarrito il cammino. Se da un lato c’è una società che produce rifiuti in quantità spaventosa, dall’altra c’è la società che si ciba di questi. C’è qualcosa di spaventoso e d’irrazionale in tutto ciò, segno che manca un pensiero umano alla guida del mondo, in coloro chiamati a guidare le sorti dell’umanità. Le chiese, in questa prospettiva, non possono limitarsi a celebrare riti per i devoti di turno, ma devono fare tuonare la voce profetica del Vangelo attraverso scelte radicali che dicano esplicitamente la rottura con il sistema perverso neoliberale.

Purtroppo non abbiamo ascoltato i profeti che, già all’inizio del secolo scorso ci mettevano in guardia. Charles Péguy, ad esempio, ci allertava sul pericolo di elaborare progetti politici e sociali senza tener conto della realtà. Camminare nella storia con i piedi per terra, ascoltando la realtà che si manifesta come molteplice e quindi non in modo uniforme, significa elaborare percorsi sociali e politici in cui la diversità non sia un’eccezione, ma trovi posto con tutta la sua dignità. Mettersi in ascolto della realtà oggi significa ascoltare il grido dei diseredati, dei rifiuti umani e creare degli spazi affinché si possano esprimere e indicare a noi nuovi cammini di salvezza. Lo stesso Emmanuel Mounier che nel 1932, in mezzo alla più grande crisi economica del secolo scorso, lanciava sulla rivista Esprit da lui fondata un appello contro lo sfacelo della cultura borghese, incapace di salvaguardare i valori della persona. Non a caso, proprio sulle pagine di questa rivista Mounier e i suoi collaboratori, elaborarono il progetto del personalismo comunitario, mostrando come non sia possibile salvaguardare la dignità della persona umana senza un riferimento alla comunità. E’ proprio la comunità il problema che diviene evidente in questo passaggio della cultura Occidentale. Comunità, infatti, che non riesce più a costruire legami in cui tutti possano realizzare le loro potenzialità. Constatiamo, infatti, giorno dopo giorno, una comunità di persone diseguali, una società in cui pochi stanno bene, a scapito di un sempre maggior numero di persone che stanno male. Quella grande donna che è stata Simone Weil ci allertava, in uno dei suoi diari, sulla necessità di educarci all’attenzione come modalità per rimanere in contatto con la realtà e non perderla di vista. Se c’è un dato che invece è chiaro è che il mondo Occidentale ha costruito tutto un armamentario che lo rende ogni giorno sempre più distratto e, in questo modo, diviene incapace di ascoltare il reale, sordo al grido dei disperati, chiuso nel proprio benessere, insensibile dinanzi ai drammi umani che accadono attorno a noi, incapace di elaborare percorsi che siano attinenti alla realtà fatta di uomini e di donne e non di numeri.

Lo scriveva Péguy più di un secolo fa: la rivoluzione sarà morale e spirituale o non sarà. Non saranno progetti politici a cambiare la direzione di questa storia malata d’individualismo. In questo percorso di rivoluzione spirituale la comunità cristiana ha senza dubbio un compito importante a patto che sappia mettere al centro il Vangelo di Gesù, la sua Parola e che si lasci ispirare da Lei.

sabato 9 dicembre 2017

BEATI GLI ATEI PERCHÉ INCONTRERANNO DIO


PER UN CAMMINO DI SPIRITUALITA’ OLTRE LE RELIGIONI
DALLE RELIGIONI ALLA SPIRITUALITÀ: L’ALTRO, L’ALTRA AL DI LA’ DI DOGMI E PRECETTI

RIMINI 8-10 DICEMBRE 2017

Relatore: Augusto Cavadi
Sintesi: Paolo Cugini

E’ un esodo che alcuni di noi hanno compiuto per 40 anni. Passare dalla religione, dalla Chiesa, alla spiritualità come spazio della libertà, della critica. Certe volte si avverte un certo trionfalismo. Se la religione confessionale sta male, anche la spiritualità non se la passa molto bene. Non c’è soltanto da rallargarsi di questo passaggio. Ho lasciato la Chiesa Cattolica perché ci stavo troppo bene. Mi garantiva tante sicurezze. Ho frequentato il corso di teologia al Laterano che mi liberò dal Cattolicesimo. Erano gli anni ’70, erano momenti di grande libertà. Nietzsche diceva che il cristianesimo con Gesù ha acceso alla passione per la verità. E’ perché cerco la verità che non posso restare cristiano.

 Un treno per Lisbona, è un film dove il protagonista è un medico che lascia il mondo cattolico e dice: “Le Parole che vengono da Cristo sono di una bellezza sconvolgente; come sembrava chiaro che quelle parole erano la misura di tutte le cose. Mi sembrava incomprensibile che alla gente interessassero altre parole”.

Ho lasciato l’Egitto però la nostalgia delle cipolle ogni tanto ci viene. La spiritualità post moderna o iper moderna, ha i suoi rischi e tentazioni.

1.        Autismo spirituale, solipismo. Chi lascia le chiese e si mette alla ricerca spirituale di ispirazione orientale, si sono ribellati ad una chiesa che fa annegare l’io nel noi. Mi pare che chi di noi entra nella terra promessa della spiritualità, c’è il rischio di dimenticare il noi a favore dell’io.

2.      Tentazione intimistica, rifugio in se stessi e rifiuto della politica, dei temi sociali. Non cadiamo in una specie di ombelico-centrismo, in cui l’io diventa la misura di tutte le cose. C’è uno spiritualismo dualista che avanza, che rifiuta l’azione in favore della vita interiore. Questo è un pericolo perché la vita spirituale che non si traduce in azione non funziona.

3.       Irrazionalismo. Non si può ridurre l’esperienza spirituale a sentimento, all’irrazionale. La ragione è fondamentale in questo cammino.

4.      Rischio di dimenticare che siamo dentro ad una storia. La spiritualità non può essere vissuta ogni volta come se noi nascessimo ogni volta al mondo. Se non siamo in grado di procreare figli c’è qualcosa che non funziona.

Una spiritualità oltre cristiana non deve perdere le origini. La spiritualità che sogno è la spiritualità del mosaico in cui ogni tessera dev’essere se stessa. Fare questo lavoro di autocritica, ma recuperare le perle preziose. La spiritualità è un mosaico sempre aperto. La logica dev’essere quella della laicità. Il laico è portatore di valori.

C. Spondville: la spiritualità degli atei. Possiamo fare a meno della religione, ma non dell’amore e della spiritualità. Lo spirito è importante e nessuno può avere l’esclusiva. E’ la spiritualità che ci differenzia dagli animali.
La spiritualità è la fioritura della persona.

Intervento di: Maria Soave Buscemi
Durante l’intervento Soave Buscemi ha dato la parola alla pittrice Bruna Peyrot, che ha presentato alcune figure femminili di rottura con il sistema del loro tempo.
Ci sono donne che nella loro eresia hanno permesso un cammino nuovo. Memoria: accendere di nuovo il desiderio. Memoria è un’azione del corpo che riaccende il desiderio.

In memoria di tutte le donne che hanno detto no alle violenze corporali, religiosa, psicologica.
Decostruire un modo di pensare. Il segreto è uscire dallo schema. Solo uscendo dallo schema è possibile trovare soluzioni per la vita. Inventare altre possibilità.
Resistenza spirituale.
Nomadi sono tutti i cammini veri. Il nomadismo è un’esperienza spirituale. Durante ogni luna il corpo della donna cambia. Le lune nomadi si ritrovano per tempi di spiritualità insieme in Emilia Romagna. Ci raccontiamo i nostri tempi di luna. Mina è mussulmana. A partire dai piccoli e dai poveri dalle tante migrazioni scopriamo un cammino mistico politico. Mistica è un’esperienza, non un fenomeno. E’ il vivere la quotidianità. Spiritualità è una parola maschile. Ruàh è femminile: è il respiro di vita, è femminile, è respiro che soffia sul caos e nel caos. E’ questo che cerchiamo di fare. La mistica è un toccare la vita. E’ un lasciarsi toccare. C’è una mistica che parte dall’esperienza dalle donne che è toccare e lasciarsi toccare.

Il toccare è un cammino di erranza. E’ un modo di leggere il mondo. Usciamo dallo schema. Uscire dallo schema del 12. Il 12 nelle tradizioni monoteiste può far morire. Talita è morta a 12 anni. Quando diciamo che 12 erano i figli di Giacobbe, ma erano 13 perché  c’era anche la figlia, massacrata, violata: Dima.

13 sono le lune in un anno. Gli uomini che respirano il respiro della vita accompagnano 13 lune. Leggere e toccare la vita in altro modo.  Da 12 a 13. Siamo comunità di base perché siamo politici e politiche. Riconosciamo un altro mondo possibile. Siamo CdB perché siamo in cammino.
C’è una 13°  tribù errante per i mari, per i corridoi. Il nostro compito è riconoscere e camminare insieme a questa 13°  tribù. Solo chi vive una profonda spiritualità di Ruah insiste e non desiste.