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venerdì 22 novembre 2024

CAMMINI DI LIBERAZIONE E DI DISINTOSSICAZIONE

 




Paolo Cugini


È abbandonando le sicurezze culturali e spirituali delle origini che apprendiamo a confrontarci senza timore con le narrazioni diverse dalle nostre, senza difenderci, senza attivare quei meccanismi di difesa che ci inducono a proferire argomenti mai sperimentati e solo ripetuti a memoria. Le relazioni educative sono sane quando aiutano l’individuo ad essere se stesso, non a riprodurre desideri altrui. I bambini per compiacere gli adulti fanno tutto quello che loro richiedono, anche perché sanno che è l’unico modo per ottenere qualcosa. Gli adulti insoddisfatti nella vita spesso si rifanno sui figli riproducendo degli automi obbedienti ai comandi. Rompere il cordone ombelicale delle istituzioni che hanno contribuito a formare la coscienza nell’infanzia è il cammino necessario per una vita di adulto libera. Prendersi in mano la vita: è questo il cammino esistenziale, doloroso ma necessario, per divenire se stessi.

In questo cammino di liberazione, uno degli ambienti più importanti da cui prendere le distanze o, perlomeno, rielaborare l’appartenenza in modo critico è il mondo, l’ambiente religioso. Sino a qualche decennio fa l’istituzione religiosa, che in Occidente s’identifica con la parrocchia, era considerato un luogo sano, in cui si apprendevano i valori positivi necessari per una vita sana. Oggi non è più così. I processi di decostruzione culturale prodotti dalla cultura post-moderna stanno mettendo a nudo una serie di fattori negativi del mondo religioso sui quali vale la pena soffermarsi. Con il passare degli anni mi rendo sempre più conto come, uno dei problemi più profondi del mondo religioso sia l’interpretazione delle parole. Il cristianesimo ha veicolato contenuti omofobi, maschilisti e misogini a causa di un modo d’interpretare i testi sacri. Ancora oggi, le relazioni all’interno delle comunità cristiane sono intossicate da modalità relazionali misogine e omofobe, a causa di una interpretazione fondamentalista dei testi sacri. C’è tutto un mondo religioso che soffia sul fuoco dei fondamentalismi, facendo anche il gioco sporco di quei movimenti politici che si alimentano del mondo fondamentalista.

Leggendo e meditando il Vangelo ci si rende conto che la realtà religiosa non è cambiata molto. In questa prospettiva, si comprende che la missione di Gesù sia stata quella di liberare gli uomini e le donne dal veleno mortale della religione o, meglio, di quella religione inventata dagli uomini. Gesù ha proposto delle chiavi di lettura per interpretare le parole del testo sacro, per non rimanere schiavi da quei precetti e quelle pratiche così dette religiose inventate dagli uomini del tempio per soggiogare le persone e, così, sfruttarle. “Avete inteso che fu detto agli antichi… Ma io vi dico” (Mt 5,21s). Le parrocchie dovrebbero essere i luoghi in cui le persone vengono liberate dalla religione e introdotte nel cammino del Vangelo tracciato da Gesù. Non a casa, come ci ricorda il libro degli Atti degli Apostoli, le prime comunità si chiamavano proprio così: il cammino. 

Rimango sempre molto affascinato dai profeti biblici, non solo per il loro coraggio di affrontare i potenti del tempo, con affermazioni dure e radicali, ma soprattutto per la capacità di aprire orizzonti nuovi, iniettando speranza nel popolo. Non basta, infatti, criticare una situazione, analizzare un fallimento, occorre fornire vie d’uscita, soluzioni, per permettere alle persone di ripartire per cammini nuovi. Il rischio, infatti nelle analisi critiche, è di rimanere affascinati per le belle parole, le profonde critiche, ma dimenticandosi che, le sole parole, possono ferire e creare negatività. Che dire ad esempio, di Geremia? Nei primi capitoli sferza i capi religiosi con una serie di oracoli durissimi, che non lasciano spazio all’immaginazione, dalla forza polemica che li anima. Poi, però, nel momento più tragico della storia d’Israele, vale a dire la distruzione della città e del tempio di Gerusalemme e l’esilio di buona parte della popolazione a Babilonia, Geremia se ne esce con una delle profezie più belle di tutta la letteratura profetica, prospettando per il popolo una Nuova Alleanza in cui Dio avrebbe scritto la sua legge d’amore non sulla pietra, come quella mosaica, ma nel cuore (cfr. Ger 32,31-34). 


martedì 21 novembre 2017

LA CURA DEL CREATORE E GLI STILI DI VITA DELLE CREATURE


UNITA’ PASTORALI SANTA MARIA DEGLI ANGELI E PADRE MISERICORDIOSO

I MARTEDÌ TEOLOGICI – 21 NOVEMBRE 2017

LA CURA DEL CREATORE E GLI STILI DI VITA DELLE CREATURE
PER UNA SPIRITUALITA’ ECOLOGICA

DON BRUNO BIGNAMI


Sintesi: Paolo Cugini
Come educarci ai temi ecologici?
Dobbiamo ripartire sempre da uno sguardo più alto, dallo sguardo del creatore. Il dono dello Spirito rende presente Dio nella storia, e ne ravviva la presenza. Uno stile di vita adeguato si rende consapevole di questa capacità di Dio.
Dio irrompe nel tempo quasi facendoci capire che ci sono tempi differenti. Nella creazione c’è anche il settimo giorno, il giorno del riposo e della contemplazione. Nell’opera di Dio non siamo solo inseriti nel tempo cronologico, ma anche nel tempo che ci permette id cogliere delle occasioni uniche: il tempo non è solo cronos, ma un kairòs. Laddove faccio l’esperienza del dono e della gratuità scopro la cura del creatore per noi.

LS 12: il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode.

Gabriel Marcel: noi sperimentiamo il nostro rapporto con la realtà attraverso il livello del problema e del mistero. Il problema mi sta davanti e cerco di risolvere. Il mistero è qualcosa dentro al quale io sono coinvolto. Viviamo dentro questo duplice livello della realtà.
Il papa ha mandato un messaggio alla conferenza sul clima dicendo che servono nuovi stili di vita, che ci aiutano a capire che i poveri pagano i nostri stili di vita dei paesi ricchi. Quali scelte possono aiutarci ad includere le persone?
Wittgenstein: le soluzioni tecniche sono una parte, ma non il tutto.
Oggi c’è un forte dibattito tra chi ha una linea del mitigare, attraverso delle scelte ridurre i danni che l’uomo fa e chi sostiene che l’uomo si è sempre adattato (linea dell’adattamento).

Stili di vita alternativi
LS 204: quando le persone diventano autoreferenziali accrescono la propria avidità. Più il cuore della persona è vuoto più ha bisogno di oggetti da comprare, possedere e consumare.
Lo stile di vita consumistico è rigenerato dal vuoto, dall’autoreferenzialità, come se il senso della vita sia dato dalla quantità di oggetti.
Attraverso la spesa andiamo ad indirizzare i soldi a promuovere o scartare alcune modalità di produzione dei beni. Stiamo indirizzando un modello economico mentre facciamo la spesa.
Il problema è di rendersi conto che le nostre scelte hanno un impatto. Esempio della campagna contro la Nike. C’è la consapevolezza che se i consumatori non sono contenti si dirigono altrove. Le multinazionali sono attenti a questi fenomeni.

Alleanza umanità e ambiente
LS cap. 6. Capacità di star bene con se stessi, con gli altri, con gli esseri viventi e con Dio. Livelli diversi che si richiamano l’un con l’altro e dicono di un equilibrio ecologico. Quando uno non sta bene con se stesso non sta bene nemmeno con gli altri e con Dio. Ecologia integrale: occorre lavorare su se stessi per un equilibrio con gli altri e con il mondo.
Le piccole azioni quotidiane: LS 211. Evitare l’uso di materiale di plastica, utilizzare trasporto pubblico, piantare alberi. Quali sono le scelte concrete che possiamo mettere in campo? Capaci di mordere sul concreto.
Come ci muoviamo nella città? Come viviamo il rapporto con il cibo?

La cura nei gesti quotidiani: è spiritualità. Abitare con cura i gesti quotidiani. Sono i gesti quotidiani che salvano l’umanità. E’ la quotidianità che custodisce questo mondo: questa è spiritualità.
La famiglia è il luogo centrale di educazione. Permesso, grazie, scusa: sono essenziali nella vita quotidiana. E’ una questione di qualità dell’umano. Ecologia è aiutare le persone a lavorare bene. E’ importante lo stile con cui teniamo insieme le persone.
Formare coscienza nei luoghi di formazione (controllarci ed aiutarci l’un l’altro). Capacità di formare le coscienze: dev’essere una nostra preoccupazione. Austerità responsabile: scelta di vita, imparare a capire cos’è essenziale.

Amare la bellezza
La bellezza ci educa, influisce nei nostri modelli di comportamento. Ciò che è degradato diseduca. Cfr. i quartieri degradati. Amare la bellezza vuole dire gustare la poesia, la musica, la letteratura, la natura, l’arte. Quanto sarebbe opportuno imparare ad abitare la domenica attraverso l’incontro con la bellezza. Visitare un amico: è bellezza.

La conversione ecologica
Significa lavorare sulle motivazioni. L’incontro con Gesù Cristo rinnova le nostre relazioni. San Francesco è un esempio. Conversione significa riconoscere i propri errori. Conversione comunitaria: dobbiamo camminare su questo valore. Non sono più sufficienti dei comportamenti individuali. Occorre coinvolgere la comunità, la famiglia. Quali sono le conversioni comunitarie che dobbiamo realizzare? In alcuni paesi europei il prete dice negli avvisi: mi raccomando non venite a messa in macchina. La Chiesa italiana ha indicato alcune scelte. Occorre attivare reti comunitarie.

Gioia e pace
Meno è di più: spiritualità della sobrietà. Semplicità della vita. La storia del cristianesimo è ricca di proposte di spogliazione. Non dare troppo valore alle cose secondarie. Umile nascondimento di Charles de Foucauld; la missione a partire degli ultimi delle congregazioni missionarie, ecc. Che cosa devo togliere dalla mia vita per renderla migliore? E’ quello che fanno gli scultori. I capolavori si fanno togliendo, anche i capolavori della spiritualità. Umiltà, pace interiore, equilibrio. Se impari a togliere c’è sempre un arricchimento.

Amore civile e politico
Fraternità universale. Livello personale: Teresa di Lisieux. Sorriso, parola gentile, piccolo gesto.
 Livello sociale. Costruire un gesto migliore con i gesti della cura. Cosa posso fare per migliorare l’ambiente in cui vivo? Proteggere, risanare, abbellire: coltivano un’identità comune.
I sacramenti: hanno bisogno di far riferimento del dono di Dio e hanno bisogno del lavoro umano.

La trinità e la relazione tra le creature
Ogni creatura porta in sé una struttura trinitaria, dove le relazioni sono un uscire da sé per vivere in comunione. C’è una dinamica relazione alla quale noi crediamo pochissimo. C’è qualcosa di molto più profondo nel nostro rapporto con la realtà. Curare le relazioni

La Bellezza
Ci educa. La costruzione di un mondo diverso sta nella cura dei gesti quotidiani. Il bene tende sempre a ritornare a sbocciare e a diffondersi. Dobbiamo acquisire questo sguardo positivo: l’essere umano è fatto per rinascere anche da condizioni che sembrano irreversibili. Dio ha creato il mondo e ci ha collocato nel mondo per prenderci cura. Se non fossimo capaci di prenderci cura non si capirebbe il motivo della sua consegna. Dobbiamo guardare con più fiducia alle nostre capacità per abitare meglio il quotidiano e per custodire la bellezza.
Dobbiamo essere molti concreti per capire che cosa c’è di non ecologico nel nostro stile di vita. A volte è anche non ecologica la fretta, per cui non do mai tempo a nulla, non do tempo per ascoltare le persone. Dobbiamo provare a sviscerare i nostri vissuti quotidiani per cogliere cosa dobbiamo fare per migliorare le nostre relazioni. 

martedì 7 novembre 2017

TUTTA LA REALTÀ CREATA E' CHIAMATA A TESSERE RELAZIONI





UNITA’ PASTORALI SANTA MARIA DEGLI ANGELI E PADRE MISERICORDIOSO

I MARTEDI TEOLOGICI – 7 NOVEMBRE 2017

CREDO IN DIO CREATORE: IL VANGELO DELLA CREAZIONE
DON BRUNO BIGNAMI

Sintesi: Paolo Cugini

Quando Parliamo di Dio creatore, non dobbiamo pensare ad un grande orologiaio, ad un Dio che si tiene fuori dalla storia. Studiando la Bibbia ci si accorge che la dimensione storica è la realtà che ci permette di cogliere chi è Dio, che crea per amore. Dio si dedica a pensare qualcosa fuori di sé. Il Dio che pensa e crea il mondo e la storia così come noi la vediamo, bisogna che presupponga qualcosa che sia fuori di sé. Fare spazio all’altro: è una dinamica interessante. E’ un Dio che si pensa in comunione. Se Dio mette al mondo qualcosa fuori di sé significa che è un Dio che ha bisogno di vedersi dentro ad una realtà fuori di sé. Se siamo fatti ad immagine di Dio non possiamo vivere se non in un continuo confronto con la dimensione dell’altro. Quante condizioni di chiusura che viviamo, che contraddicono il Dio biblico, che vede nell’alterità un dono che ha vita e ha vita per amore.

La teologia che c’è dietro alla Laudato sii di Papa Francesco è la teologia della creazione continua. La creazione è esercitata continuamente da Dio, a tal punto che ci possiamo accorgere che quando celebriamo l’Eucarestia, in quel momento ci rendiamo conto che c’è un Dio che ci tiene in vita attraverso la sua Parola. La creazione avviene continuamente nella storia e nel tempo.
 Papa Francesco LS 47: noi non siamo Dio. C’è il livello del Creatore e della creatura. C’è il valore del limite: rendo lode per l’unicità che sono. Non siamo Dio. C’è un creatore e ci sono delle creature: non c’è separazione, ma interazione continua. Vedere in tutta la Bibbia la presa di posizione contro l’idolatria. Il tema dell’AT e NT è la fedeltà a Dio. Idolatria: tutto diventa limite. Il mondo è un dono che riceviamo dal creatore. Il mondo ebraico cristiano ha demitizzato la natura, perché c’è un creatore e delle creature.

LS n. 100. L’esperienza della relazione del Signore Gesù ci porta a vedere che la storia è in cammino. Questa creazione continua è una realtà dinamica. Ci troviamo dentro alla creazione e la cogliamo come imperfetta, che è lo spazio della responsabilità del dono. Il Dio creatore non è solo colui che è al principio. In mezzo tra quello che è il principio e il senso della storia c’è la nostra responsabilità umana. Dio crea le creature e tra queste ce n’è una che ha un dono speciale. La meraviglia non è tanto che Dio ha creato il mondo, ma qualcuno capace di dire: che bello, cioè capace di comprendere il bene.

Il nodo: abitare il mondo. Cosa vuole dire questo spazio in cui viviamo? Qual è il rapporto con l’abitare il mondo? Abitare un territorio, il mondo: che cosa vuole dire? Il mito di essere a casa propria. Abitare non è mai abitare isolati dal resto dell’umanità. Oggi pensiamo che se ho una casa bunker, posso proteggermi. Idea che in un luogo posso essere sicuro. Illusione del mondo. Abitare il mondo significa sottoporsi al rapporto con l’altro. Siamo preoccupati delle nostre sicurezze. Abitare il mondo significa mettersi in gioco. Tutto ciò che arriva e ci destabilizza, ci mete in difficoltà. Abitare in questo mondo, non è io e poi tutto il mondo fuori, ma io con l’altro. E. Levinas: abitare è essere a casa nostra in altro da sé. L’essere creature significa rendersi conto di questo limite: tutti siamo di passaggio. Siamo a casa nostra in qualcosa che non è nostro. Oggi è questo il problema: come mai la Chiesa dedica un’enciclica alla questione ecologica? La visione cristiana è che ogni creatura ha un suo senso in questa storia.

Adamo ed Eva: dove sei? Avevo paura. L’uomo inizia dal peccato che l’abitare diventa una paura. Gv 1, 34s: Dove abiti? La risposta: venite e vedrete, state dentro a questa relazione. Abitare il mondo non significa occupare uno spazio, ma costruire relazioni. Abbiamo perso il senso dell’abitare.
La realtà ha sempre un valore simbolico e relazionale. Is 11: il lupo e l’agnello vivranno insieme. Si torna ad un livello di comunione e armonia. Ognuno riconosce il valore dell’altro. Mc: Gesù stava con le fiere.

La sapienza biblica: siamo creati per amore. La creazione è un gesto d’amore. Sapere che Dio ti mantiene in vita significa che la realtà è un gesto d’amore affidato a te.
Davanti al peccato Dio chiede all’uomo di mettesi al servizio della vita. Coltivare e custodire: sono i due lavori antichi. Dove salta la capacità di coltivare e custodire la fraternità è tradita. La prossimità più prossima è quella che ti mette in crisi. Chi dovrebbe starti a cuore diventa il competitore. La sapienza biblica ci consegna anche un giorno. Il riposo è la contemplazione di ciò che ha creato: è un modo di continuare la creazione. Il sabato come giorno della contemplazione, come giorno in cui ci si ferma. Attenzione quando pensi che l’uomo sia al centro di tutto e possa schiacciare tutto. C’è bisogno di un tempo per fermarsi. Recupero delle relazioni.

Ogni creatura con la sua semplice esistenza loda Dio. Il mondo ha bisogno di respirare della relazione con Dio e allora ogni creatura rende lode al Creatore. Mistica della trinità dentro alle realtà create.
Spiritualità della relazione filiale. Dio mentre crea si prende cura di noi. Se questo è il modo dell’agire di Dio, la risposta dell’uomo dev’essere di prendersi cura dell’altro e della casa comune.
Lo spagnolo usa la parola cura sia al maschile che al femminile. Cura al maschile è il prete. Noi preti siamo chiamati a prenderci cura delle persone a noi affidate. Mentre Francesco segnala i drammi, ci ricorda continuamente che dobbiamo guardare alla creazione con speranza, perché Dio è all’opera. E’ sempre possibile rimediare.
Is 5: Dio è colui che non abbandona mai, si prende cura. Qui entra la dimensione dell’amore. Dentro il creare per amore c’è la dimensione della gratuità. Nella Bibbia si trova l’immagine della Sapienza di Dio che gioca: è l’immagine della gratuità. La dimensione della cura di Dio è anche la gratuità assoluta. LS n. 84: tutto è carezza di Dio. San Francesco quando scrive il Cantico delle creature (1226) è ormai verso la fine della sua vita. Occorre recuperare questa dimensione della tradizione cristiana.

Destinazione dei beni: facciamo fatica a lavorare su questo tema. Ciò che è creato da Dio è a servizio di tutti gli uomini. Funzione sociale della proprietà. Siamo chiamati a custodire le cose, non impossessarci. Dove c’è lo spazio di gestione comune avvengono gli attriti.
Come Gesù ha vissuto il suo rapporto con la creazione? Gesù è l’uomo che sa riconoscere. E’ l’uomo che apre gli occhi. Il mondo di Dio si capisce guardando la realtà creata.

Papa Francesco: tuto è connesso. Ecologia integrale. Dio creatore che crea e tiene in vita attraverso una relazione continua e tutta la realtà creata è chiamata a tessere relazioni. Non bisogna esasperare un aspetto. Capacità di tenere insieme. Ci dobbiamo abituare a tessere reti. Una cosa frammentata dal resto diventa una forma d’ignoranza. Le logiche escludenti sono pericolosissime. E’ la logica includente che è in sintonia con la creazione.
Credo in Dio creatore: è un’affermazione che devo collocare dentro la mia vita oggi. Ciò che ci accomuna a Dio è senz’altro la ragione, ma una delle cose che ci rende più simili a Dio sono le mani, perché ci vuole dell’intelligenza per muovere le mani. Educarci alla manualità: è un grade compito.


domenica 1 febbraio 2015

RELAZIONI CHE SI COSTRUISCONO NELLA DIVERSITA'






TESTIMONIANZA ALL’INCONTRO NAZIONALE DELLE COMUNITA’ DI BASE IN ITALIA
PESARO 29 AGOSTO 2014
Paolo Cugini

Per costruire delle relazioni identificandosi e riconoscendosi nella diversità occorre essere disposti a lasciarsi decostruire, mettere in discussione. Il processo d’identificazione necessità di un cammino di empatia e l’empatia per poter sbocciare deve essere preceduta da un percorso nel quale avviene un processo d’inculturazione, cioè abitare nella tenda dell’altro, per farlo divenire prossimo. Andare incontro all’altro, prima che l’altro venga incontro a me, è stata una scelta che prima di essere pastorale è stata allo stesso tempo esistenziale e spirituale. Ho scoperto che non basta andare in missione per essere un missionario, ma dipende da come vivo la missione. 

Per capire l’altro occorre mettersi in ascolto e l’ascolto dell’altro ha bisogno del mio silenzio, che non è solo fisico, ma anche culturale. Il silenzio culturale esigito dall’ascolto dell’altro è un cammino di sofferenza, perché silenziare la propria cultura può significare mettere in discussione la propria identità, soprattutto quegli elementi dell’identità elaborati dal contesto culturale di provenienza. Morire a se stesso per fare spazio all’altro, per accoglierlo e lasciarsi accogliere. Solo in questo modo, forse, è possibile entrare in una relazione feconda e libera, scevra da secondi fini, da obiettivi inconsci. Tempo di morte, tempo di silenzio, per essere disponibile a fare spazio all’altro, a ricostruire relazioni feconde, per vincere la tentazione della manipolazione dell’altro o della trasferenza violenta di saperi e conoscenze verso mondi, che probabilmente non cercano. C’è tutta una violenza che viene fatta quando persone di popoli diversi s’incontrano e dove uno dei due si sente in diritto di dire all’altro che cos’è giusto e che cosa si deve fare. Solitamente che avverte questo diritto di supremazia sull’altro è sempre mosso da un complesso di superiorità più per la cultura di provenienza, che per meriti acquisiti. Cultura di provenienza che si misura non sullo spessore qualitativo, ma sulla quantità delle cose possedute. E’ la materia che fa la differenza e che sembra dettare le regole del gioco, delle relazioni. 

Morire a se stesso per fare spazio all’altro esige un modo nuovo di pensare il tempo e di pensarsi nel tempo. Per essere disposti a morire a se stessi è necessario perdere tempo, liberarsi dall’affanno del tempo, relativizzare i propri problemi, considerare più importante la vita dell’altro. Soprattutto, però, morire a se stessi, è un cammino che può essere intrapreso solamente da colui che ha intuito che c’è una vita diversa altrove e che forse quello che sono e quello che ho appreso non è tutto e probabilmente non è il meglio. 

Sono arrivato in Brasile nel gennaio del 1999 e li ho scelto di vivere nei quartieri poveri nelle città in cui sono stato parroco: Miguel Calmon, Tapiramutà e Pintadas. L’ho fatto dopo un anno di morte interiore, dove ho accettato la sfida della cultura nella quale ero entrato. Nei primi mesi di Brasile mi è stata buttata in faccia la mia diversità e il fatto che molti elementi della mia identità non servivano molto o a nulla. E così ho deciso di accettare la sfida, di buttarmi, di rinnegare me stesso, il mio passato, la mia cultura, di rinunciare alla mia identità culturale per iniziare un percorso nuovo.

Negli anni trascorsi in Brasile ho scoperto alcuni luoghi esistenziali nei quali tutti entrano identificandosi immediatamente e dove la diversità più che essere un ostacolo alla relazione, ne diviene un’esigenza, una necessità per camminare meglio.  Questi luoghi esistenziali sono la carità e la giustizia. 

Giustizia. Porsi a disposizione per una cammino di liberazione politica, per risalire alle cause della povertà attraverso una riflessione sulle cause dei mali di una società, capire gli ingranaggi di una città malata, è stato l’obiettivo di tanti corsi di formazione politica, sfocati nell’organizzazione del Movimento Fede e politica. In questo Movimento sono entrati dentro tutti, sia i giovani che i poveri dei quartieri, gli spazzini e persino gli oppressori. La disuguaglianza sociale tocca un aspetto sul quale tutti sono sensibili: la dignità umana. 

Carità. Non accontentarmi delle briciole, di uno guardo pietoso. Soprattutto, però non accontentarmi di fare la carità, di porre delle distanze tra me e l’altro, il povero, lo straniero, con della materia donata con non mi costa nulla. Mettersi in cammino verso l’altro per abitare il suo spazio, condividerlo, significa anche rinunciare alle proprie idee borghesi formate da un cristianesimo individualista e narcisista, che cerca esclusivamente di mettere a posto la propria coscienza. Venire fuori da questa mentalità di morte è molto difficile: solo i poveri ci possono aiutare. Ci aiutano, però, se siamo disponibili a farci aiutare.