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domenica 8 marzo 2026

LA PARROCCHIA DI SAN VINCENZO CELEBRA LA SETTIMANA DELLA DONNA Cammini di uscita dal patriarcato

 


Uno dei tanti incontri realizzati nella settimana della donna


Paolo Cugini

 

 

Nel 2025 in Brasile sono state uccise 1518 donne. Oltre a ciò, sempre lo scorso anno sono stati registrati 3702 tentativi di femminicidi. Anche Manaus non sfugge da questo trend negativo. Qui a fare scalpore è il gran numero di tentati femminicidi (aumento del 33% rispetto lo scorso anno.

Nelle otto comunità di cui è composta la parrocchia la situazione è monitorata dalle due psicologhe, che da anni prestano servizio sul nostro territorio, a cui si sono aggiunte sei giovani stagiste. Lo scorso anno abbiamo preso contatto con due università di psicologia che, dopo aver visitato la parrocchia, ha deciso di mettere a disposizione alcune studentesse e studenti per aiutare il servizio che stiamo realizzando.

Tutti i sabati facciamo colazione assieme all’equipe psicologica per scambiarci qualche idea e capre meglio il contesto in cui viviamo. C’è molta violenza nei nuclei familiari, anche perché spesso la donna è colei che accudisce i figli generati da più di un padre e, purtroppo, i casi di violenza u minori è all’ordine del giorno, oltre alla violenza sulle donne.



Sono questi i temi che sono stati dibattuti all’interno delle comunità in questa settimana della donna. Nel mio intervento realizzato nella comunità di santo Antonio dove ha sede la casa parrocchiale, ho fatto notare che, nonostante la chiesa cattolica sia una struttura maschilista e fortemente patriarcale, sette coordinatori pastorali su otto delle comunità sono donne! Coordinatrice pastorale è colei che guida la comunità. Il parroco è presente nei momenti formativi, celebrativi e nei vari momenti di coordinazione delle attività, ma la vita quotidiana delle comunità è gestita totalmente dalla coordinatrice pastorale e da una equipe che si rinnova ogni due anni. È dalle scelte quotidiane fatte dalle piccole comunità che avvengono i cambiamenti. In una società maschilista come quella in cui viviamo, porre qualche segno di rottura o di cambiamento di rotta, può aiutare a creare una nuova mentalità.

Una delle ministre della Parola – anche questa è una novità, visto che il diritto canonico proibisce alle donne di fare l’omelia – ha fato notare che Gesù ha sradicato il patriarcato, non con dei proclami, ma con delle scelte profonde. Tra queste ha ricordato ciò che può essere dedotto da alcuni brani del Vangelo di Luca in cui sembra evidente che Gesù ha crato una comunità di discepoli e discepole uguali (Lc 8, 1-3).



Durante la settimana della donna, oltre alla messa iniziale e finale, ci sono stati due momenti specifici di formazione con tematiche legate alla giornata della donna. Mercoledì sera circa 80 persone si sono incontrate nella sala parrocchiale per meditare sull’incontro di Gesù con la donna Samaritana e al giovedì sera, l’adorazione eucaristica consueta è stata realizzata in ogni comunità con testi di Simone Weil. Le nostre menti e le nostre coscienze si possono aprire ascoltando parole nuove, con punti di vista diversi dal solito. Quando nel Vangelo di Giovanni Gesù ci ricorda che i veri adoratori adoreranno il Padre nello Spirito della Verità, ci insegna che la relazione di fede non dipende dalla mediazione di una classe sacerdotale, ma dal cammino interiore che realizziamo. Anche le parole di Simone Weil sono un balsamo per tutti coloro che sono in cammino alla ricerca di un senso della vita, lontano dai luoghi comuni. Amare Dio – ci ricorda la Weil – significa non attaccare il cuore a cose vane, non cercare consolazioni. Spesso amare Dio può voler dire rompere con le culture di morte – tra queste il patriarcato- che si sono strutturate nei secoli, spacciando per naturale e giusto ciò che è male e errato.

Studio biblico sul dialogo di Gesù con la donna Samaritana


Nelle comunità della parrocchia di san Vincenzo de Paoli, situata nel quartiere Compensa di Manaus, une dei quartieri più pericolosi e pesanti da viverci, perché dominato dai trafficanti del Commando Vermelho, avvengono spostamenti di accenti che, anche se nessuno lo sa, lentamente e in modo silenzioso possono provocare una nuova mentalità.

sabato 15 marzo 2025

Oltre il patriarcato nelle religioni


 


Invitiamo tutte e tutti a partecipare all' iniziativa online 
OLTRE IL 25 NOVEMBRE
organizzata dal sindacato pensionati CGIL di TARANTO, con la partecipazione dell'OIVD 

L’appuntamento sul tema 
Oltre il patriarcato nelle religioni: riletture dei testi sacri in chiave di genere  
si terrà il 25 MARZO ore 17,30.

venerdì 5 maggio 2023

CREDO IN DIO PADRE - IL CREDO DELLE DONNE

 


 


Con

PAOLA CAVALLARI[1]

VENERDI 5 MAGGIO 2023

 

Sintesi: Paolo Cugini

 

Primo punto: Quale Dio? Narra un testo preso dal Processo di Kafka. È un racconto che ha un sottotesto che evoca una certa immagine di Dio. C’è una parentela tra Dio e super Io. Dio spesso è identificato con la Norma, la Legge. Ci sono stati trasmessi i Dieci comandamenti. Poi la parola Deuteronomio, invece di Parole. Il segno linguistico Dio s’iscrive nell’area della semantica della Legge, della severità. Pietro Citati: la Colpa è un sentimento maschile e non femminile. La Colpa rimane sospesa in un abisso pur apparendo cifra della coscienza dell’uomo, frutto della libertà e solo lui può accedervi. C’è qualcosa nell’uomo che fa resistenza…

Secondo Punto: l’immagine di Dio è nel maschio? Come mai Dio è rappresentato al maschile? Dio è oltre alla differenza sessuale. L’immagine di Dio corrisponde a ciò che i maschi preferirebbero fosse: figura forte, guerriero. Dio è dalla parte del patriarcato. Decretum Gratiani: l’immagine di Dio è nel maschio. Questa dottrina è smentita a parole sole dalla Mulieris dignitatem (1988) di Giovanni Paolo II, senza chiedere scusa. Per 2000 anni la donna è stata defraudata dall’essere ad immagine di Dio.

Terzo punto: credo in Dio padre? Credere ci obbliga ad una fede matura, ma anche compagna di vita. La fede diviene matura da coloro che hanno vissuto conflitti. Fede matura di Bonhoeffer, Giobbe. Dio e il Padre. Sensazione strane. Se Dio è padre significa che è di genere maschile. Si dà forma ad un immaginario androcentrico. Tutto il linguaggio dei vangeli andrebbe ricontestualizzato secondo metodi rispettosi della coscienza contemporanea, come si è fatto con il Padre Nostro. Occorre applicare una critica delle fonti in una prospettiva di genere. Nel libro di Schüssler Fiorenza, In memoria di Lei: dice che la famiglia di Gesù non ha spazio per i padri e respinge il loro potere. Nella comunità messianica le strutture patriarcale sono abolite. Rottura radicale con questo sistema. Il contesto in cui emerge il credo Niceno cost. è frutto delle dottrine dei Padri della Chiesa, coloro che hanno inquinato in modo significativo la proposta autentica del Vangelo.

Punto quattro: può una donna? Può una donna unirsi nella preghiera corale? Perché la spiritualità ascetica definisce il peccato come insubordinazione, fa della donna un simbolo del peccato. L’inferiorità della donna è peccaminosa. Tertulliano e Agostino hanno scritto cose assurde sulla donna. La donna è rappresentata come figura materna in dedizione assoluto per il figlio. Oppure è rappresentata come perversa. La teologia dell’onnipotenza di Dio ha come conseguenza lo svilimento della donna.

Quinto punto: lo Spirito soffia. Ma la fede non è un complesso di formule. La fede non contempla un Dio tappabuchi, ma si situa nell’orizzonte della libertà. Simone Weill: da una realtà situata fuori dell’universo mentale dell’uomo corrisponde l’esigenza di un bene assoluto. La fede ci abita: Gv 3,8: lo Spirito soffia dove vuole e non è oggettivabile. Ciò che non si stanca di ripetere di teologia femminista quando parla di ruhà.

Sesto punto: un Dio amico, amica, non un Dio padre. La sapienza può entrare in anime sante e formare amici e amiche. Nella teologia della sapienza anche Dio può essere chiamato come amico e madre.

Dialogo con l'autrice. 

Non ci sono soluzioni. La teologia femminista non ha un parere univoco. È un mondo in ebollizione. È un cambiamento di paradigma molto grande. Detto questo occorre affrontare lo smarrimento. Abitare il dubbio.

Il dubbio va posto. C’è un disagio e poi la contraddizione. Si dice che è idolatrico raffigurare Dio in immagine, però poi lo si fa. C’è da scardinare un paradigma. Nella prospettiva di liberazione dagli stereotipi fa bene anche agli uomini.


Testi consigliati per continuare a riflettere:

LAZZARINI, PAOLA, Non tacciano le donne. Agire da protagoniste nella Chiesa. Torino: Effatà, 2021.

CAVALLARI, PAOLA (a cura di), Non solo reato ma anche peccato. Religioni e violenze sulle donne. Torino: Effatà, 2018.

GREEN, ELISABETH, Cristianesimo e violenza contro le donne. Torino: Claudiana, 2015.

SCHUSSLER, FIORENZA, In memoria di lei. Una ricostruzione femminista delle origini cristiane. Torino: Claudiana, 1988.

 



[1] Docente di storia e filosofia e pubblicista, ha inaugurato nel 2015 le tavole rotonde interreligiose su Religioni e violenza contro le donne (Bologna) e promosso l’Osservatorio interreligioso contro le violenze sulle donne. Redattrice da più di vent’anni del periodico «Esodo», ha collaborato con diverse altre riviste («Sottosopra – Esperienze dei gruppi femministi in Italia» e «Lapis, percorsi della riflessione femminile» diretta da Lea Melandri). Partecipa attivamente al Coordinamento Gruppo Donne delle Comunità cristiane di base, al SAE (Segretariato Attività Ecumeniche) e al Coordinamento Teologhe Italiane. Per i tipi di Servitium ha pubblicato Tardi ti ho amato, prefazione di A. Casati (2016). 

sabato 9 ottobre 2021

Alcune riflessioni in margine agli ultimi casi di pedofilia emersi in Francia




 CHIEDERE PERDONO? VA BENE, MA CI VOGLIONO FATTI


 

Paolo Cugini

 

Le parole non servono più. Nemmeno le richieste di perdono non hanno più senso, anzi, possono sembrare una presa in giro, soprattutto quando non si accompagna la parola di perdono con scelte chiare di rottura con ciò che ha causato il male. È questo che viene da pensare dopo l’ennesimo scandalo dalle proporzioni mostruose, che ha investito la Chiesa cattolica. Più di trecentomila minori abusati da circa tremila preti negli ultimi settant’anni in Francia: è terribile. È questo che ci consegna il: Rapport de la Commission indépendante sur les abus sexuels dans l’Église en France, pubblicato all’inizio del mese di ottobre 2021, coordinato da Jean-Marie Sauvé e da una commissione composta da una ventina di persone con competenze specifiche in diversi campi. Una sofferenza infinita, che non sembra terminare mai, perché questi ultimi casi si aggiungono a tanti altri emersi negli ultimi anni in luoghi diversi (Stati Uniti, Cile, Australia, Irlanda, Olanda, Germania, Belgio, Regno Unito). Tante vite spezzate, perché un abuso sessuale su un minore rovina la vita, lascia dei segni indelebili, difficili da eliminare. La domanda immediata che sale dal cuore dopo la lettura del succitato rapporto è la seguente: che cosa dobbiamo aspettare, ancora, perché ci si muova verso una riforma radicale della Chiesa e, in modo speciale, della sua gerarchia?

Ormai è chiaro che non si tratta più di casi sporadici, ma di una realtà che è frutto di un sistema, prodotto da un sistema, che si è costruito nei secoli e che dev’essere cambiato. La Chiesa sin dagli inizi, si è lasciata plasmare da quella cultura patriarcale contro la quale Gesù aveva fatto prevalere il suo Vangelo di uguaglianza. La comunità di discepole e discepoli uguali voluta dal Maestro è durata poco. La struttura maschile della gerarchia della Chiesa è un prodotto della cultura patriarcale, più che dallo stile voluto da Gesù. È la cultura patriarcale che si è insinuata nei secoli modificando il massaggio di Gesù, che va colpita alla radice. Colpire la struttura patriarcale della Chiesa significa porre in atto un cantiere capace nel tempo di eliminare tutti i suoi derivati: maschilismo, misoginia e omofobia. Una struttura dominata dal maschio produce relazioni diseguali con le donne, gli omosessuali, le lesbiche, i trans. La disuguaglianza delle e nelle relazioni è la negazione del messaggio che Gesù ci ha lasciato nel Vangelo.

Su un dato è importante soffermare l’attenzione e da qui partire per una riforma strutturale della Chiesa. Non è tutta la Chiesa coinvolta in questi scandali di pedofilia, di abusi di minori, ma la sua gerarchia. Ciò significa che è questo settore della Chiesa che dev’essere ristrutturato radicalmente. I casi di pedofilia che da anni stanno devastando la Chiesa e che trovano coinvolti uomini appartenenti alla sua gerarchia, devono poter incontrare delle scelte radicali capaci di cambiare quel sistema che è alla base di tutto ciò. Il Sinodo, che è già in atto, potrebbe prendere sul serio la revisione della formazione dei presbiteri, promovendo un percorso più umano e al passo coi tempi, per coloro che un giorno dovranno guidare le comunità cristiane. Abbandonare la struttura patriarcale della cultura dominante, per la Chiesa dovrebbe voler dire la possibilità di un cambiamento radicale nella scelta e formazione dei suoi leaders. Occorrerebbe, prima di tutto, abbandonare i seminari come luogo di formazione, per incentivare una preparazione sul campo, vale a dire nella comunità, a contatto con quelle persone che un giorno saranno chiamati a servire. Formazione sul campo significa aprire lo spazio a tutti coloro che manifestano il desiderio di servire la comunità, indipendentemente dall’identità sessuale, a tutti coloro che sentono il desiderio di servire il Vangelo, di collaborare alla realizzazione del regno di pace, giustizia e amore inaugurato da Gesù.

Se è vero che è nella gerarchia della Chiesa cattolica che troviamo le persone responsabili degli abusi sessuali non solo in Francia, ma in tutti i Paesi in cui si è svolta una ricerca sul problema in questione, è prevedibile che, dalla stessa gerarchia, non verranno scelte che la metta in discussione. Difficilmente una struttura opera scelte che la possono danneggiare. Al massimo, verranno proposte alcune modifiche al percorso formativo nei seminari, ma nulla che possa intaccare quella struttura maschilista, che è la fonte del male in questione. Ciò significa che la spinta innovatrice dovrà venire dalla base, da quella parte del popolo di Dio che sono i fedeli laici. Non saranno riunioni o conferenze a cambiare la struttura maschilista della Chiesa cattolica, ma esperienze poste in atto dalla base stessa che, nel tempo, possono cambiare dall’interno il sistema. Comunità cristiane guidate da donne, da religiose, da coppie di sposi sono esperienze pastorali già presenti in varie parti del mondo: occorre moltiplicarle per farle divenire consuetudine e non un’eccezione. Una Chiesa di comunità nelle quali i fedeli sono i protagonisti della trasmissione della fede, che sanno celebrare la Parola, condividere con i più poveri, lottare per la giustizia e l’uguaglianza.

Per non sentire più notizie terribili come quelle ascoltate in questi giorni dai giornali francesi, che coinvolgono tutte le comunità cristiane, non possiamo più lasciare che il problema sia risolto dalla gerarchia, da coloro che sono anche indirettamente coinvolti. Tutta la comunità deve sentirsi interpellata; tutti i fedeli devono sentire la responsabilità di uscire dall’omertà e, quando è necessario, di denunciare. Quest stile nuovo di comunità di fedeli che assumono la responsabilità, di laiche e laici che si fanno promotori di cammini di trasparenza, non è per nulla facile, soprattutto in occidente. Secoli di monopolio autoritario delle comunità da parte dei chierici maschi, abituati a decidere da soli, considerando gli strumenti in cui è possibile elaborare decisioni comunitarie, come semplici organi consultivi, hanno appiattito al ribasso la spinta alla sinodalità, vale a dire, alla possibilità di decidere insieme. Un problema grave come quello della pedofilia operata per lo più dai membri maschi della gerarchia, sta mettendo a nudo i limiti di un cammino comunitario sbilanciato sulla dipendenza della comunità dal capo maschio. Bisogna cambiare rotta. Subito. 

martedì 20 febbraio 2018

LA PROFEZIA DEL SACERDOZIO FEMMINILE






Paolo Cugini

Gli studi di teologia femminista hanno ormai da anni raggiunto non solo un livello di scientificità di pregevole valore, ma stanno portando la comprensione delle dinamiche culturali stratificate nel testo biblico e nella tradizione ecclesiale, in questa direzione. 'rusi che subisconoa risultati impensabili. Del resto, per chi è abituato ad un approccio del testo biblico veicolato dalla tradizione che è prevalentemente maschile, fa fatica a cogliere le sfumature che lo sguardo femminile riesce a percepire. E’ strano pensare che facciamo parte di una tradizione culturale che ha trattato le donne come inferiori, come degli esseri la cui anima era messa in discussione sino al VII secolo d.C. C’è stata una concentrazione di mondi che si è unito per mettere fuori gioco le donne. Le culture che si affacciano sul Mediterraneo e, in modo particolare quella semitica, greca e romana, non hanno risparmiato colpi e argomentazioni fantasiose per dimostrare l’inferiorità di quello che in seguito sarà definito il sesso debole. Da una parte, il pensiero greco ha preparato le basi filosofiche per l’elaborazione di un’antropologia misogina, che supportava la già esistente cultura patriarcale. Poi sono arrivati i romani, con Seneca, Plinio il Giovane e Giovenale, solo per fare qualche nome, rafforzando l’impostazione antropologica dualista e tendenziosa a favore dell’uomo, mostrando come proprio questa struttura antropologica giustificava la subordinazione della donna nei confronti dell’uomo. Subordinazione che doveva essere ben chiara anche sul piano sociale, nella distribuzione degli spazi: all’uomo la piazza, alla donna la casa, per accudire i figli e tutto il resto.
E’ sul piano sociale che si gioca la battaglia dei sessi. Nel dibattito culturale dei primi secoli del cristianesimo uno dei temi principali che apparirà già negli scritti del Nuovo Testamento, sarà la decisione di chi spetta ad insegnare in luogo pubblico. Il tema acquista significato proprio nell’avvento del cristianesimo, in quanto la casa domestica diviene il luogo della costituzione delle prime comunità cristiane. Ed è proprio nella casa, spazio in cui culturalmente la donna non solo è relegata, ma è chiamata ad assolvere la sua identità, che le comunità cristiane assistono al protagonismo delle donne, che prendono la parola per insegnare. Il pensiero cristiano antico, sviluppatosi nell’epoca patristica, utilizzerà tutti gli strumenti possibili, incalzato anche dalla cultura pagana circostante, per riportare l’ordine, vale a dire, far tacere le donne. Punto di svolta di questa involuzione culturale, saranno le parole dell’autore della prima lettera a Timoteo che intimerà alle donne di tacere: “La donna impari in silenzio in piena sottomissione. Non permetto alla donna d’insegnare, né di dominare sull’uomo, rimanga piuttosto in atteggiamento tranquillo” (1 Tm 2, 11-12).
Da questo momento in avanti, si costituisce una vera e propria alleanza culturale per dimostrare l’inferiorità della donna sull’uomo e della necessità dell’uomo di guidare la donna, che le deve rimanere sottomessa. Ciò che il pensiero patristico aggiungerà all’abbondante produzione culturale misogina del mondo greco e romano, saranno non solo l’approfondimento dell’antropologia platonica sul tema, ma soprattutto la fondazione scritturistica della subordinazione della donna nei confronti dell’uomo. In primo luogo, si sottolinea il fatto incontestabile che il primo ad essere creato da Dio fu Adamo e, solo in seguito venne creata Eva, dalla famosa costola. C’è dunque, una subordinazione che trova il suo avvallo persino dalla volontà di Dio. Oltre a ciò, e sarà uno dei cavalli di battaglia della produzione omiletica medievale contro la donna, è fuori discussione che, ad essere ingannata dal serpente fu proprio Eva e non Adamo. La debolezza naturale della donna, la sua fragilità fisica e di mente, la sua incostanza e la conseguente necessità di un uomo per poter realizzare la propria esistenza, trova d’ora innanzi nel testo biblico un inconfutabile alleato.
Come ha dimostrato Selene Zorzi in un recente studio[1], la produzione culturale cristiana nei confronti della donna si scatena arrivando a livelli parossistici, dopo il 1115 dopo Cristo, vale a dire dopo l’imposizione del celibato obbligatorio per il clero. “La marginalizzazione e la denigrazione delle donne sarebbe stata una sorta di tattica per incoraggiare la continenza del celibato[2]. Uno dei testi più famosi e più ripugnati di questa squallidissima produzione culturale cristiana, che la dice lunga sulle strutture patriarcali e misogine messe in atto per secoli dalla chiesa, è la predicazione di Pier Damiani dell’XI secolo: “Dico a voi, incantatrici dei chierici, voluttuosa carne del diavolo, che avete gettato fuori del paradiso, voi, pozione delle menti, spade delle anime, veleno di chi beve e dei banchetti, materia del peccare, occasione del perdersi […] Venite ora, ascoltatemi, puttane, prostitute con i vostri baci lascivi, voi luoghi in cui si avvoltolano grassi porci, giacigli per spiriti impuri, semidee, sirene, streghe […]”[3].

Leggere questi brani aiuta a capire come mai la chiesa fa così fatica ad ammettere le donne al sacerdozio ministeriale. Ci sono stati molti secoli di predicazione del genere, di manipolazione della realtà, di alleanze culturali che hanno relegato la donna non solo in casa, ma nei bassifondi della storia. La stratificazione paternalista e misogina in Occidente è entrata così in profondità da convincere le stesse donne ad essere inferiori. Basta sfogliare le pagine di alcuni testi prodotti in ambito cristiano, che incitano le donne a rimanere sottomesse agli uomini per essere felici davanti a Dio, per rendersi conto del disastro culturale e spirituale messo in atto. La donna serve alla riproduzione e alla cura dei figli e della casa: punto e a capo. Questa impostazione resterà normativa per tutto il medioevo fino a tempi recenti. L’unica differenza che si manifesta in epoca moderna sarà quella della perdita d’importanza dell’argomentazione antropologica a favore dell’argomentazione basata sui ruoli sociali. L’obiettivo esplicito di queste argomentazioni sarà quella di giustificare l’esclusione della donna dall’ordinazione sacerdotale. In tutta l’epoca moderna continua l’opera denigratoria nei confronti delle donne considerate volubili e deboli d’animo, incostanti e troppo loquaci: tutti argomenti considerati ostacoli all’ordinazione.

Sfogliando la letteratura cristiana dell’epoca patristica, medievale e moderna sul tema del ruolo della donna nella società, oltre a rimanere allibiti per il vuoto delle argomentazioni e la cattiveria nei loro confronti, si percepisce l’assenza totale di argomentazioni significative nei confronti del tema così delicato dell’esclusione delle donne dall’ordinazione sacerdotale. Senza dubbio, si percepisce che il clima fortemente ostile creato nei secoli, rendeva difficile, direi impossibile un loro inserimento nella gerarchia ecclesiale. Oggi però, non si giustifica più. Si tratta, infatti di argomenti culturali, tra l’altro argomentazioni di bassissimo livello, persino ripugnanti nei confronti delle donne e non di elementi significativi su cui poggiare una decisione così ferma.
A mio parere l’ammissione delle donne al ministero sacerdotale nella chiesa cattolica sarebbe un gesto profetico. In un clima culturale sempre più ostile alle donne, che le vede sempre di più deboli, oggetto sessuale più che persone, inferiori al punto da non ricevere lo stesso salario degli uomini quando realizzano lo stesso lavoro, ma più basso, un clima che sembra confermare tutti i pregiudizi misogini della cultura patriarcale occidentale, l’ammissione delle donne al ministero sacerdotale sarebbe un gesto in controtendenza, che farebbe riflettere molto. Vorrebbe, infatti dire, che la chiesa dalle parole è passata ai fatti. Dalle parole dei documenti ufficiali, in cui si esalta il “genio femminile”, al fatto di considerarla degna di assumere ruoli ritenuti da sempre esclusivi per gli uomini. Del resto, la Bibbia è piena di questi gesti profetici, di segni che provocano il popolo d’Israele, segni che indicano un cammino nuovo, che rivela, allo stesso tempo, l’erroneità del vecchio. La profezia viene dalla capacità di guardare lontano, dalla forza di liberarsi dalle chiusure asfittiche del tempo presente, delle logiche di potere nelle quali si rimane avvinghiati. La profezia è sempre la vittoria della misericordia sulla durezza della legge, è lo spazio offerto allo Spirito di entrare nella storia degli uomini e delle donne per sconvolgerlo, riorganizzarlo. La profezia è segno di libertà che apre cammini nuovi, sull’esempio di ciò che realizzava Gesù. La profezia è forza di smascheramento della religione degli uomini che offusca la bellezza liberante della Parola di Dio con tradizioni umane, dalla logica perversa, che discrimina e mette gli uni contro gli altri.

E’ di questa profezia che noi oggi abbiamo bisogno. Ed è proprio questa profezia che noi oggi attendiamo dalla chiesa: la profezia del sacerdozio femminile. Per togliere ogni dubbio, per smascherare tutti gli inganni. Per poter dire con chiarezza, che se nel mondo c’è ancora chi ritiene la donna inferiore all’uomo, noi no. Se c’è ancora che ritiene la donna incapace d’insegnare e spiegare la Parola di Dio in pubblico, noi no. Se c’è ancora qualcuno che sostiene che la donna non è capace di condurre una comunità, che non ha carisma sufficiente per discernere e orientare, noi diciamo chiaramente che non è vero. Carissima chiesa, noi ti chiediamo: non lasciarci senza argomenti. Soprattutto, però, ti chiediamo: non negarci questa profezia.



[1] ZORZI, S., Al di là del “genio femminile”. Donne e genere nella storia della teologia cristiana, Carocci, Roma 2015
[2] Ivi, p. 142
[3] Ivi p. 146

giovedì 14 settembre 2017

IL SIGNORE LE VUOLE LIBERE E PIENE DI DIGNITÀ (Papa Francesco)



CHIESA-DONNA

Maria Soave Buscemi
CONVENTO DEI CAPPUCCINI – REGGIO EMILIA

Sintesi: Paolo Cugini

Ci dobbiamo aiutare a vedere e a guardare alcuni respiri che vanno interpretati rispetto alla violenza sulle donne, sul respiro delle donne. Siamo qui per agire, perché non possiamo più rimanere a braccia conserte.

Vedere. Atti sessuali degradanti, abusi o molestie fisiche gravi, stupri e tentati stupri. Il 21% delle donne italiane li ha subiti nel corso della propria vita. 2 donne ogni 10 in Italia. 1 milione e 700 mila li ha subiti. I principali autori delle violenze sono ex partner. Nel 2016 sono state 120 e nel 2017 c’è una media di una vittima ogni tre giorni. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1240 di cui più del 70% in famiglia. Oggi la famiglia nel mondo Occidentale è uno dei luoghi meno sicuri per la salute di donne e bambini. C’è qualcosa che bisogna domandarsi. In che modo i testi sacri del cristianesimo hanno contribuito al fatto che queste cose accadano? Vi propongo un processo di ermeneutica femminista dei testi sacri. Primo passo la possibilità di sospettare. Alle brave bambine è stato insegnato che non bisogna fare domande. La domanda apre spazio. Ci pone come soggetti in una interlocuzione. Imparare a permetterci domande. Iniziamo a cercare assieme le risposte. La vita cambia le domande. Il segreto del vivere è permettersi domande.

Giovanni 8. Quanti anni ha la donna protagonista di questo testo? Lo stereotipo che è stato costruito è che la donna ha tra i 20 e 40 anni. Gli uomini hanno una visione della donna di Giovanni 8 molto dettagliata. C’è un tipo d’immaginario. Secondo la legge la donna dev’essere lapidata. C’è solo un caso: Dt 22, 24. Quando una giovane donna vergine, promessa in sposa di un uomo… Perché non ha gridato. Chi viene da culture mediterranee sa che chi lava l’onore è il sangue della donna. Due possibilità per cui questa ragazzini di 12/13 dev’essere lapidata perché non ha gridato. La prima è la paura e quindi è stata imposta. Secondo l’ha scelto e non aveva voglia di gridare. 

Per onestà dobbiamo percorrere questi due cammini.
Cammino A: è stata stuprata. Il peccato è non aver gridato.
Cammino B: lo ha voluto. Come funzionava la scelta del marito? Si passa ad essere la faglia di, la moglie di, la mamma di, e la nonna di. Se l’identità è data dall’essere moglie di, quando di viene meno tu non sai più chi sei. Gesù mai dice mamma, sorella, moglie, figlia. Dice sempre donna. La scelta del marito era o del padre, o del fratello: non veniva interpellato la donna. L’ipotesi di questa ragazza è: voglio amare chi scelgo io. Il peccato è aver permesso che tuo padre, tuo fratello scelga per te. È un testo che dice no alla violenza del patriarcato. Secondo Brown questo testo ci ha messo 938 anni ad entrare nella Bibbia. Perché? Qui, in questo testo, Gesù ha una pratica così scomoda che si fa fatica ad accettarla. Gesù sta dalla parte di quella ragazzina. Gesù è in terra dove sta la ragazzina. Si alza quando gli uomini vanno via. Dagli uomini le donne si aspettano lo stesso respiro, co-spirazione.
 Gesù rimane in terra tutto il tempo che questa ragazzina è in terra e non se ne va. Gesù invita a dire no al potere patriarcale. Libere tutte, liberi tutti. La Chiesa per 938 anni ha fatto fatica. Posizione del corpo mistico-politica. Gesù destruttura il Dio dei potenti. Poi è entrato nel canone. Si è fatto di tutto di buttar fango su Maria Maddalena, perché era un modo di essere Chiesa. Maria Maddalena doveva essere decostruita. C’era un unico ordine simbolico che è Pietro e la chiesa petrina. Nell’anno mille bisognava cancellare il modo di essere Chiesa tra uguali, il modello di Maria Maddalena, dove l’unico potere è servizio, senza gerarchie, affinché rimanesse solo l’ordine petrino. Il Papa di allora mise insieme questo testo appiccicandolo vicino a Maria Maddalena. Il grosso problema è che questo tipo di testi se usati per fortificare ordini violenti costruiscono violenza. Costruiscono nell’immaginario che le donne sono un pericolo, che sono perverse ontologicamente, che portano il male, che donna e serpente sono amiche. Dobbiamo rileggere questi testi. Decostruire le violenze. Gesù sta completamente con questa ragazzina. 
Le Chiese devono dire no alla violenza contro le donne. Dobbiamo prendere i testi sacri e decostruire. Gridiamo se qualcuno fa violenza perché nessuno si perda. No alla legge del padre.