Paolo
Cugini
1.
La contaminazione culturale
conseguenza della cultura del dopo
La
possiamo definire così: cultura del dopo. È il cammino che l’occidente ha
imboccato sin dall’inizio del suo modo de argomentare, di raziocinare, di porsi
nei confronti del mondo. Sono tanti i percorsi che oggi vengono nominati con il
prefisso: post. Ciò significa che il presente considera il pensiero
moderno come superato per sempre, con tutto ciò che questo superamento
comporta. Epoca moderna fa riferimento al periodo in cui si consuma la
separazione definitiva tra fede e ragione, che aveva caratterizzato il cammino
del periodo medievale, verso un modo di abbordare la realtà che non fa più
riferimento alle argomentazioni metafisiche e nemmeno cerca appoggio sui dati
rivelati, ma si fida solamente del metodo sperimentale e dell’osservazione. Il
dibattitto causato dall’impostazione eliocentrica di Copernico, che in poche
battute aveva scalzato la concezione astronomica geocentrica, che per molti
secoli aveva dominato il modo di vedere il posto della terra e del sole
nell’universo, conduce la cultura occidentale a pensare un nuovo modo
d’intendere la scienza. D’ora innanzi, può definirsi scientifico un discorso
basato su osservazione e sperimentazione e che possa essere espresso con la
matematica. È stato per prima Keplero, che aveva utilizzato le misurazioni
fatte da Tycho Brahe sulla distanza terra Marte per comprendere che il
movimento dei pianeti non poteva essere un cerchio come voleva Aristotele, ma
un’ellisse, e poi Galileo che aveva applicato la matematica alle osservazioni
fatte al telescopio. Numeri, dunque, e non più metafisica che, a detta di
Bacone, non serviva a nulla perché formulava discorsi che poi non avevano
un’attinenza concreta con la realtà.
Dopo
che cosa, allora, dice l’espressione che ha come prefisso il post? Dopo il
fallimento di un pensiero che aveva l’arroganza di descrivere la realtà in modo
apodittico, senza errori al punto da potersi dire in grado di prevedere il
futuro nei minimi dettagli. I grandi sistemi filosofici nati nella modernità
sono sorti con questa pretesa che, allo stesso tempo è una forma di arroganza
culturale. Hanno preteso di ingabbiare la realtà senza ascoltarla, senza
conoscerla a fondo e, per questo, ad un cero punto del percorso, si è
ribellata. L’epoca attuale è testimone del fallimento del progetto della
modernità occidentale e, per questo motivo, assistiamo ad una radicalizzazione
delle proposte culturali che stanno sorgendo. Il prefisso “post” ha questo
significato del desiderio di andare oltre che, allo stesso tempo indica una
presa di distanza radicale dalle modalità di approccio alla realtà messe in
atto dalla modernità. Il problema maggiore al quale stiamo assistendo è la
percezione drammatica che forse ci manca il tempo necessario per riuscire ad
aggiustare i danni realizzati dai sistemi moderni.
Che
cosa comporta la crisi delle strutture moderne, la disgregazione dei valori
assoluti della modernità, la fine delle grandi narrazioni, in altre parole, lo
svuotamento del concetto di verità? In primo luogo, la possibilità costante e
quotidiana di qualsiasi tipo di contaminazione: culturale, filosofica,
teologica. Sono cadute le difese dei grandi bastioni dei sistemi filosofici e
teologici, che non hanno retto all’urto della realtà e allora qualsiasi
sincretismo diventa possibile, qualsiasi mistura può rientrare nell’ordine del
giorno. Non solo, ma proprio quelle parole che sino ad allora erano considerate
negative, come appunto, contaminazione, sincretismo e mistura, ora assumono non
solo un valore positivo, ma addirittura indicano un nuovo cammino, anzi, il
cammino.
La
cultura, infatti, d’ora innanzi non può che essere contaminata, campo aperto e
libero per ogni possibile e plausibile contaminazione. Non ci sono, infatti,
più quelle regole fisse e precostituite a tavolino che impedivano il libero
scambio di idee, di intuizioni. Ora tutto è possibile, tutto è
interscambiabile, tutto può essere assimilato e modificato, anche perché tutto
è in connessione con tutto e ogni elemento della vita, della natura, della
realtà rimanda all’altro. Questa presa di coscienza che è stata prima di tutto
scientifica, diviene il terreno culturale specifico che ogni sapere è chiamato
a percorrere. Non solo, ma questo dato così importante della realtà è stato
compreso solamente dopo la dissoluzione del sapere metafisico e sistematico.
Questo è uno dei grandi paradossi del cammino della cultura Occidentale. Per
secoli la metafisica ha definito ciò che era verità da ciò che non lo era. La
teologia cattolica ha fatto suo il paradigma metafisico indicando in modo
apodittico ciò che veniva da Dio e ciò che era sicuramente il male. Questo modo
di argomentare assertivo e apodittico fondato su presupposti aprioristici
indiscutibili ha prodotto dei cammini culturali chiusi. Non solo, ma il mondo
culturale moderno non ha fatto altro che erigere fossati, roccaforti,
protezioni nei confronti delle culture altre. In un mondo siffatto non potevano
che esserci guerre, per difendersi dai baluardi altrui, dalle idee e culture
altre, che potevano correre il rischio di contaminare e, di conseguenza,
corrompere le presunte verità elaborato a tavolini e irrispettose della natura.
Un mondo, una cultura contaminata può divenire un cammino di pace.
Nessun commento:
Posta un commento