venerdì 6 marzo 2026

IL MONDO CONTAMINATO CAMMINO PER LA PACE

 




Paolo Cugini

 

1.      La contaminazione culturale conseguenza della cultura del dopo

La possiamo definire così: cultura del dopo. È il cammino che l’occidente ha imboccato sin dall’inizio del suo modo de argomentare, di raziocinare, di porsi nei confronti del mondo. Sono tanti i percorsi che oggi vengono nominati con il prefisso: post. Ciò significa che il presente considera il pensiero moderno come superato per sempre, con tutto ciò che questo superamento comporta. Epoca moderna fa riferimento al periodo in cui si consuma la separazione definitiva tra fede e ragione, che aveva caratterizzato il cammino del periodo medievale, verso un modo di abbordare la realtà che non fa più riferimento alle argomentazioni metafisiche e nemmeno cerca appoggio sui dati rivelati, ma si fida solamente del metodo sperimentale e dell’osservazione. Il dibattitto causato dall’impostazione eliocentrica di Copernico, che in poche battute aveva scalzato la concezione astronomica geocentrica, che per molti secoli aveva dominato il modo di vedere il posto della terra e del sole nell’universo, conduce la cultura occidentale a pensare un nuovo modo d’intendere la scienza. D’ora innanzi, può definirsi scientifico un discorso basato su osservazione e sperimentazione e che possa essere espresso con la matematica. È stato per prima Keplero, che aveva utilizzato le misurazioni fatte da Tycho Brahe sulla distanza terra Marte per comprendere che il movimento dei pianeti non poteva essere un cerchio come voleva Aristotele, ma un’ellisse, e poi Galileo che aveva applicato la matematica alle osservazioni fatte al telescopio. Numeri, dunque, e non più metafisica che, a detta di Bacone, non serviva a nulla perché formulava discorsi che poi non avevano un’attinenza concreta con la realtà.

Dopo che cosa, allora, dice l’espressione che ha come prefisso il post? Dopo il fallimento di un pensiero che aveva l’arroganza di descrivere la realtà in modo apodittico, senza errori al punto da potersi dire in grado di prevedere il futuro nei minimi dettagli. I grandi sistemi filosofici nati nella modernità sono sorti con questa pretesa che, allo stesso tempo è una forma di arroganza culturale. Hanno preteso di ingabbiare la realtà senza ascoltarla, senza conoscerla a fondo e, per questo, ad un cero punto del percorso, si è ribellata. L’epoca attuale è testimone del fallimento del progetto della modernità occidentale e, per questo motivo, assistiamo ad una radicalizzazione delle proposte culturali che stanno sorgendo. Il prefisso “post” ha questo significato del desiderio di andare oltre che, allo stesso tempo indica una presa di distanza radicale dalle modalità di approccio alla realtà messe in atto dalla modernità. Il problema maggiore al quale stiamo assistendo è la percezione drammatica che forse ci manca il tempo necessario per riuscire ad aggiustare i danni realizzati dai sistemi moderni.

Che cosa comporta la crisi delle strutture moderne, la disgregazione dei valori assoluti della modernità, la fine delle grandi narrazioni, in altre parole, lo svuotamento del concetto di verità? In primo luogo, la possibilità costante e quotidiana di qualsiasi tipo di contaminazione: culturale, filosofica, teologica. Sono cadute le difese dei grandi bastioni dei sistemi filosofici e teologici, che non hanno retto all’urto della realtà e allora qualsiasi sincretismo diventa possibile, qualsiasi mistura può rientrare nell’ordine del giorno. Non solo, ma proprio quelle parole che sino ad allora erano considerate negative, come appunto, contaminazione, sincretismo e mistura, ora assumono non solo un valore positivo, ma addirittura indicano un nuovo cammino, anzi, il cammino.

La cultura, infatti, d’ora innanzi non può che essere contaminata, campo aperto e libero per ogni possibile e plausibile contaminazione. Non ci sono, infatti, più quelle regole fisse e precostituite a tavolino che impedivano il libero scambio di idee, di intuizioni. Ora tutto è possibile, tutto è interscambiabile, tutto può essere assimilato e modificato, anche perché tutto è in connessione con tutto e ogni elemento della vita, della natura, della realtà rimanda all’altro. Questa presa di coscienza che è stata prima di tutto scientifica, diviene il terreno culturale specifico che ogni sapere è chiamato a percorrere. Non solo, ma questo dato così importante della realtà è stato compreso solamente dopo la dissoluzione del sapere metafisico e sistematico. Questo è uno dei grandi paradossi del cammino della cultura Occidentale. Per secoli la metafisica ha definito ciò che era verità da ciò che non lo era. La teologia cattolica ha fatto suo il paradigma metafisico indicando in modo apodittico ciò che veniva da Dio e ciò che era sicuramente il male. Questo modo di argomentare assertivo e apodittico fondato su presupposti aprioristici indiscutibili ha prodotto dei cammini culturali chiusi. Non solo, ma il mondo culturale moderno non ha fatto altro che erigere fossati, roccaforti, protezioni nei confronti delle culture altre. In un mondo siffatto non potevano che esserci guerre, per difendersi dai baluardi altrui, dalle idee e culture altre, che potevano correre il rischio di contaminare e, di conseguenza, corrompere le presunte verità elaborato a tavolini e irrispettose della natura. Un mondo, una cultura contaminata può divenire un cammino di pace.

 

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