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martedì 11 dicembre 2018

Il cammino della Chiesa in America Latina






INCONTRO NOVELLARA
10 dicembre 2018


 Relatore: Mauro Castagnaro (giornalista di Crema)
Sintesi: Paolo Cugini

Quando parliamo della Chiesa Latinoamericana dobbiamo parlare degli ultimi 50 anni. Prima era una Chiesa calco. Adesso è una Chiesa soggetto, che ha assunto un cammino specifico proprio.
Gli atteggiamenti che tendiamo di avere quando sentiamo parlare di questi cammini di chiese sono di due tipi:
·         Svilire
·         immagine mitizzata
Anche la Chiesa rappresentata da Oscar Romero era una minoranza. Una Chiesa che, comunque, ha fatto un cammino proprio, ha tentato di tradurre il cammino della Chiesa universale nel proprio contesto.

L’atto di nascere può essere identificato con la Conferenza di Medellin nel 1968. Sono i vescovi di un continente che s’incontrano per interrogarsi sul cammino della Chiesa. Non esiste in nessun altro continente un’esperienza come questa. Nel 1968 si riuniscono per attualizzare le intuizioni del Concilio. Il Concilio ha affrontato soprattutto problemi legati al cammino della Chiesa europea.

L’America Latina era un Continente evangelizzato e poi un continente fatto da poveri. Vengono fatte tre scelte. La prima è l’opzione per i poveri. Ciò significa che, ad esempio, le suore che si occupavano di educazione, si spostano dal centro alla periferia. Vuole dire anche guardare la società, la politica dal punto di vista dei poveri, dei contadini, dei proletari. Pensare progetti politici e sociali che la nuova Chiesa arriverà dalla conversione dei poveri. Ad esempio il Movimento dei Senza Terra.

La seconda scelta era l’opzione per la liberazione integrale. È il tema del Regno di Dio. Anche questo ha delle conseguenze dal punto di vista della pastorale.

La terza scelta è di tipo ecclesiologico: le comunità ecclesiali di base.

Nei documenti ufficiali della Chiesa Latinoamericana vengono ribadite queste scelte. Si parla per questo motivo di un magistero latinoamericano. La loro applicazione non è maggioritaria. I casi in cui questo viene più sviluppato è il Brasile. Ci sono altre situazioni in cui ciò era difficile, come a El Salvador e dove la figura di Romero era isolata.

Esempio: degli 80 vescovi argentini, chi si oppose alla dittatura furono solo quattro.
In America Latina la Chiesa utilizza il metodo Vedere, giudicare e agire.
Questa storia è complicata, entusiasmante, lacerante perché ha voluto dire persone che sono morte. È una storia che è stata anche repressa durante il papato di Giovanni Paolo II.

C’è un appuntamento che sarà molto importante che è il prossimo sinodo Panamazzonica. Il sinodo sarà importante anche per le nostre chiese.

In America Latina ci sono ancora molti missionari. Il clero latinoamericano è un clero che ama le parrocchie di città e dei quartieri benestanti. In tutto il mondo il clero giovane, coloro che sono stati ordinati dalla metà degli anni ’80 in poi, sono distanti dai problemi sociali. Il clero giovane ricomincia ad avere il gusto di andare in giro con la tonaca.


Intervento di Paolo Cugini

Problema: In che modo l’esperienza della Chiesa sudamericana può essere di aiuto e stimolo al cammino della nostra Chiesa?
1.      Capire che cosa significa Chiesa come popolo di Dio: è il tema del modello ecclesiologico: piramide e poliedro.
2.      Vivere una Chiesa ministeriale: effettiva responsabilità dei laici
a.      Sinodalità
b.      Ruolo della donna nella Chiesa
c.       Il modo di vivere il ministero
3.      Chiesa e poveri
4.      Centralità della Parola di Dio


giovedì 4 ottobre 2018

SANT’OSCAR ROMERO MARTIRE: L’AMICO DEI POVERI




Paolo Cugini

Domenica 14 ottobre a Roma verrà dichiarato santo non solo papa Paolo VI, ma anche Mons Oscar Romero, vescovo martire di San Salvador.

Oscar Romero nasce a Ciudad Barrios di El Salvador il 15 marzo 1917 da una famiglia modesta. Avviato all’età di 12 anni come apprendista presso un falegname, a 13 entrerà nel seminario minore di S. Miguel e poi, nel 1937, nel seminario maggiore di San Salvador retto dai Gesuiti. All’età di 20 anni fa il suo ingresso all’Università Gregoriana a Roma dove si licenzierà in teologia nel 1943, un anno dopo essere stato ordinato Sacerdote. Rientrato in patria si dedicherà con passione all’attività pastorale come parroco. Diviene presto direttore della rivista ecclesiale “Chaparrastique” e, subito dopo, direttore del seminario inter diocesano di San Salvador. In seguito avrà incarichi importanti come segretario della Conferenza Episcopale dell’America Centrale e di Panama. Il 24 maggio 1967 è nominato Vescovo di Tombee e solo tre anni dopo Vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di San Salvador. Nel febbraio del ’77 è Vescovo dell’arcidiocesi, proprio quando nel paese infierisce la repressione sociale e politica. Sono, ormai, quotidiani gli omicidi di contadini poveri e oppositori del regime politico, i massacri compiuti da organizzazioni paramilitari di destra, protetti e sostenuti dal sistema politico e finanziati dagli Stati Uniti. E’ il periodo in cui il generale Carlos H. Romero è proclamato vincitore, grazie a brogli elettorali, delle elezioni presidenziali. La nomina del nuovo Vescovo non desta preoccupazione: mons. Romero, si sa, è “un uomo di studi”, non impegnato socialmente e politicamente; è un conservatore. Il potere confida in una pastorale aliena da ogni compromesso sociale, una pastorale spirituale e quindi asettica, disincarnata. Mons. Romero inizia il suo lavoro con passione.

Passa poco tempo che le notizie della sua inaspettata attività in favore della giustizia sociale giungono lontano e presto arrivano i primi riconoscimenti ufficiali dall’estero. Nelle omelie domenicali Romero prende posizione in favore dei poveri: “La vera persecuzione è contro il popolo dei poveri. Essi sono il popolo crocifisso come Gesù, il popolo perseguitato come il servo di Yahvè. Sono quelli che completano nel loro corpo ciò che manca alla passione di Cristo. E, per questa ragione, quando la Chiesa ha raccolto le speranze e i dolori dei poveri ha corso la stessa sorte di Gesù e dei poveri: la persecuzione”. Famose divengono anche, le sue reiterate prese di posizione nei confronti del potere locale e delle ingiustizie realizzate nei confronti degli ultimi, i poveri contadini. “Il nostro appello si rivolge anche a coloro che per difendere ingiustamente i propri interessi e privilegi, si sono resi colpevoli di tanto malessere e tanta violenza. La giustizia e la voce dei poveri devono essere ascoltate perché si tratta della causa stessa del Signore che chiama a conversione e che un giorno giudicherà tutti gli uomini”.
Nel vescovo Romero matura sempre di più la consapevolezza che i cristiani non possono rimanere chiusi nelle chiese e, soprattutto, non possono rimanere ommessi dinanzi alle situazioni di violenza e d’ingiustizia. “La Chiesa sente come suo dovere e diritto essere presente in questo settore della realtà, perché il cristianesimo deve evangelizzare la totalità dell’esistenza umana, inclusa la dimensione politica. Per questo critica la posizione di coloro che tendono a ridurre lo spazio della fede alla vita personale o familiare, escludendo l’ordine professionale, economico, sociale e politico come se il peccato, l’amore, l’orazione e il perdono non avessero anche lì rilevanza… Le masse vanno evangelizzate in modo che da masse si trasformino in popolo. Le comunità cristiane non possono proporsi come un luogo di rifugio tranquillo e alienante, devono essere fermento, impegno”. L’impegno politico caldeggiato dal Vescovo Romero non si è mai identificato con l’attivismo in un partito, come spesso ricordava nelle sue omelie e nella terza lettera pastorale scritta nel giorno della trasfigurazione del Signore del 1979.

Ma che cosa è accaduto nell’animo del vescovo conservatore? Nel libro Romero martire di Cristo e degli oppressi pubblicato dall’Editrice Missionaria, il teologo sudamericano John Sobrino sostiene che potrebbe essere stato l’assassinio del gesuita Rutilio Grande da parte dei sicari del regime a provocare il cambiamento. « monsignor Romero – afferma John Sobrino - conosceva molto bene Rutilio, lo considerava un sacerdote esemplare e un amico… ma troppo politicizzato… credo che davanti al cadavere di Rutilio a monsignor Romero siano cadute le bende dagli occhi».

Romero apre un’inchiesta sul delitto e ordina la chiusura di scuole e collegi per tre giorni consecutivi. Nei suoi discorsi, a partire da quel momento, inizia a mettere sotto accusa il potere politico e giuridico di El Salvador. Istituisce, in seguito, una commissione permanente in difesa dei diritti umani. Le sue omelie, ascoltate da moltissimi parrocchiani e trasmesse dalla radio della diocesi, vengono pubblicate sul giornale “Orientaciòn”. Una certa chiesa, quella filo-regime,  si impaurisce allontanandosi da Romero e dipingendolo come un ”incitatore della lotta di classe e del socialismo”.
In realtà Romero non invitò mai nessuno alla lotta armata, ma, piuttosto, alla riflessione, alla presa di coscienza dei propri diritti e all’azione mediata, mai gonfia d’odio. Basterebbe leggere le sue quattro lettere pastorali e, in modo particolare le ultime due, per rendersi conto dello stile di Romero. Purtroppo, il regime sfidato aveva alzato il tiro; dal 1977 al 1980 si alternano i regimi ma non cessano i massacri: il 24 marzo 1980 Oscar Romero, proprio nel momento in cui sta elevando il Calice nell’Eucarestia viene assassinato. Le sue ultime parole sono ancora per la giustizia: “In questo Calice il vino diventa sangue che è stato il prezzo della salvezza. Possa questo sacrificio di Cristo darci il coraggio di offrire il nostro corpo ed il nostro sangue per la giustizia e la pace del nostro popolo. Questo momento di preghiera ci trovi saldamente uniti nella fede e nella speranza”.
Da quel giorno la gente lo chiama, lo prega, lo invoca come San Romero ’America. La profezia di Romero, il vescovo fatto popolo si è realizzata: “Se mi uccideranno – aveva detto – risorgerò nel popolo salvadoregno”.

Durante i tre anni di episcopato a san Salvador Romero aveva fatto di tutto per promuovere la pace. Era profondamente convinto della necessità di promuovere leggi giuste per garantire ai contadini il giusto salario. L’invito costante era rivolto ai militari affinché smettessero di uccidere, perché la pace si potrà ottenere solo con la giustizia e non con la violenza. “Desidero fare un appello speciale agli uomini dell’esercito e in concreto alla base della guardia nazionale, della polizia, delle caserme. Fratelli! Siete del nostro stesso popolo! Ammazzate i vostri fratelli campesinos! Davanti all’ordine di ammazzare dato da un uomo, deve prevalere la legge di Dio che dice “Non ammazzare!”… E’ ora  che recuperiate la vostra coscienza; e che obbediate alla vostra coscienza piuttosto che agli ordini del peccato”.

Come sappiamo, gli appelli di Romero rimasero per lungo tempo senza una risposta positiva. L’anno successivo della sua morte, tra l’8 e il 13 dicembre 1981, l’Esercito della dittatura salvadoregna sterminò centinai di contadini, donne, anziani, adolescente e bambini. Il 20 ottobre 2013 mons. José Luis Escobar Alas, arcivescovo di San Salvador, parlando con la stampa ha dichiarato: «Gli archivi dell’Ufficio Tutela legale non saranno mai consegnati al Procuratore generale». Questi archivi, proprietà della Chiesa salvadoregna, conservano la memoria storica documentata di almeno 50.000 casi di persone che dal giorno della loro fondazione (1977) per volere dell’arcivescovo Oscar Romero, hanno chiesto protezione e aiuto alle autorità ecclesiastiche locali, in particolare quando i diritti umani dei salvadoregni erano violati sistematicamente, soprattutto da parte dei regimi di destra. Il Vescovo Romero era consapevole che chi si schiera dalla parte dei poveri e denuncia ogni forma d’ingiustizia e oppressione, prima o poi arriverà a soffrire pesanti conseguenze. In un’omelia pronunciata a pochi mesi dalla morte disse: “La Chiesa deve denunziare ciò che viola la vita, la libertà e la dignità dell’uomo. Non chiede la vita, ma dà la vita per difendere la vita. La mia funzione è di essere voce di questa chiesa. Colui che si impegna con i poveri deve correre lo stesso destino dei poveri: scomparire, essere torturato, catturato, ucciso. Come pastore della Chiesa e del popolo, io sono obbligato a dare la vita per coloro che amo”. E così, purtroppo, avvenne.




venerdì 31 agosto 2018

I CLAMORI DEI POVERI E DELLA TERRA C’INTERPELLANO. A 50 ANNI DA MEDELLIN






III CONGRESSO CONTINENTALE DI TEOLOGIA LATINOAMERICANA E CARAIBICA


SAN SALVADOR 30 AGOSTO- 2 SETTEMBRE 2018


MEMORIA GENERATIVA DI MEDELLIN
[I congressi continentali di teologia, giunti alla terza edizione (2012, 2015 i precedenti) sono un’iniziativa di Amerindia, la rete continentale dei teologi della liberazione]

Relatore: Pe  Pablo Bonavia (Uruguay)
Sintesi: Paolo Cugini

Stiamo parlando del presente e non del passato. Occorre andare alla radice di Medellin perché è parte di una comunità narrativa. Solo nella chiesa cattolica succede che cisi trova a discutere un documento dopo 50 anni. Ciò che importa è che quando facciamo memoria stiamo cercando le linee fondamentali della nostra identità. La nostra identità di cristiani è inseparabile dalla memoria del Gesù storico. Nessuno ha cambiato così tanto la vita della terra come Gesù. La nostra memoria è pericolosa perché mostra la debolezza di ciò che noi stiamo idolatrando. La prima comunità si è trovata nella narrazione del Vangelo. Dopo che questa memoria ha perso forza, il nostro cammino si è indebolito. Medellin si è innestata in questa storia messa in atto da Gesù ed è stata capace di riprendere la positività della sua memoria storica. Medellin è un documento di fondazione. Con Medellin nasce la chiesa con il volto latinoamericano e caraibico. Ha un volto proprio. Non è uno dei tanti documenti della chiesa, perché ha il carattere di fondamento, di matrice. La sua originalità è nel modo di essere prodotto, nel cammino che c’è stato per produrlo, per farlo diventare qualcosa di unico. Il documento di Medellin cerca di riprodurre la pratica pastorale e sociale che già era presente nel continente. Medellin ha raccolto ciò che lo Spirito Santo stava elaborando nelle CEBs, nella Teologia della Liberazione, nell’educazione popolare. Medellin ha raccolto ciò che di buono c’era. Non è stata un’illuminazione improvvisa di qualcuno, ma ha raccolto ciò che di buono c’era e stava crescendo in America Latina.

La fedeltà di Medellin al Concilio. Medellin non termina in un programma, ma ci dà la possibilità di un nuovo volto di Chiesa. In AL si lavora non con programmi, ma con processi. Processo che consiste in apprendere da tutti e da tutto. E’ stato detto che Medellin ha riprodotto la novità del Concilio, ma Medellin è andato oltre. Dobbiamo riprendere Medellin, non il programma, ma il processo che lo ha prodotto. La prima cosa che Medellin ha ripreso dal Concilio è quello di superare il narcisismo della Chiesa, per decentrarsi da se stessa e non sentire la responsabilità di costruire il nuovo mondo, perché chi lo sta costruendo è Dio. I vescovi a Medellin si sono considerati non autorità, ma parte di un problema, del processo. A Medellin è chiaro questo aspetto. Siamo parte di un mondo che deve cambiare. Per questo Medellin era credibile, perché gli attori si mettevano in discussione, si sentivano parte del problema. Non erano analisi settiche, ma che coinvolgevano le persone. I vescovi si sentivano parte del cammino, tanto nei processi postivi che negativi. Medellin riprende anche l’immagine di una chiesa locale e il suo valore teologico. Ogni chiesa locale è la chiesa intera funzionando in un luogo. Medellin devolve creatività e iniziativa. In Medellin la chiesa latinoamericana diventa una chiesa di fuoco. Tutta la chiesa in un luogo. In Medellin i vescovi riconoscono che la povertà ha una ricchezza maggiore di tutte, per poter dare al mondo ciò che il mondo ha bisogno. Ernesto Balducci diceva che con Medellin assistiamo al ritorno delle Caravelle. Perdere l’abitudine di desiderare di essere come gli altri: è questa libertà che la Chiesa di Medellin ha esercitato sulla chiesa LA, e cioè ha smesso di desiderare di essere qualcosa d’altro ed si è concentrata sulla propria identità, la propria specificità.

C’è poi il tema dei poveri. La solidarietà con i poveri accompagna tutta la storia della chiesa. In Medellin questo aspetto si colloca nel centro del cammino, della sequela a Gesù. Porre il povero al centro non solo come vittima, ma come forza storica, per scoprire i suoi valori culturali, la sapienza del povero. Centro del Regno di Dio è il povero. E’ il primo documento della chiesa universale che pone al centro il povero, che è visto come soggetto, capace di portare luce, forza e progetto. Nessuno è un soggetto solo, ma siamo insieme. Questa aspetto è uno di quelli che attraversano i capitoli del documento di Medellin.
Riscoprire nella categoria della colonizzazione ciò che avviene nelle relazioni. Occorre riscoprire la sapienza occulta del nostro popolo.

Aula dell'Università dell'America Centrale (UCA) dove si sta svolgendo il Congresso

La UCA è un'università in mezzo al verde


Congiuntura politico-economica latinoamericana e caribica
Relatore: Pe Elio Gasda (Brasile)
Sintesi: Paolo Cugini

Analisi sistemica e macro. Il sistema è il capitalismo neo-liberale. L’AL è in una crisi permanente, una catastrofe, annichilamento della sostanza umana e naturale della società. Non possiamo esigere da questo sistema quello che non può dare.

Tesi: siamo all’inizio del consolidamento della forma mai pura del capitalismo. Il capitalismo si basa sull’individualismo quindi non ha società, né giustizia, ma la logica del capitalismo. Attività economica: massimizzare il beneficio. Legittimità dell’avarizia. Abbiamo i quartieri ricchi nelle città circondati da muri. Il capitalismo è cambiato, è peggiorato. Negli anni ’80: logica degli opposti, logia di minimo e di massimo. Minimizzare beneficio sociali, educazione, salute. Massimizzare l’accumulo di ricchezza, militare. La categoria forte: il capitalismo estremo.
Perché questo sistema si mantiene? Perché il popolo non si oppone?

W. Benjamin: il sistema non morirà di morte naturale, ma rinasce, e si rinnova adattandosi incorporando la critica per non perdere la seduzione e la fiducia della società. Il capitalismo è molto vivo negli stili di vita, nel comportamento del popolo. Le persone pensano con la logica capitalista. Consumo, tecnologia e carta di credito: capitalismo infiltrato nella vita quotidiana del cittadino. Qual è la forma di persuasione più attuale? Il sistema ha incorporato la critica dell’ambiente. Il nuovo concetto seduttore è lo sviluppo sostenibile. Tutti credono che il sistema sia sostenibile. La società ci crede. Il neoliberalismo non è solo un’ideologia: è una nuova ragione della civiltà.
M. Thacher: l’economia è il metodo. L’obiettivo è l’anima.

Il sistema non funziona senza raggiungere gli affetti degli individui. E’ un sistema che crea soggetti neo liberali: meritocrazia. Se si ha il neoliberalismo si ha un nuovo soggetto che pensa come neoliberali. Questo è stato l’ultimo trionfo del neoliberalismo: conquistare le persone, sedurle.  Le imprese non producono solo prodotti, ma idee, modi di comportarsi. Il soggetto neoliberale è depoliticizzato.

La società mercato: Evangelii Gaudium 54. Siamo nella società mercato, regola assoluta. I mercati sono una somma d’interessi che regge il potere sulla società, sui governi. Il neoliberalismo ha trasformato tutto in mercato. E’ un estremo. Questo sistema è un modello di civiltà, con un ordine, una cultura, un’antropologia. Il capitalismo si è convertito in un fenomeno naturale.

Il capitale finanziario controlla la politica. La disputa politica ha cambiato di luogo. Ci sono grandi corporazione che sono classificate sistematicamente significative. Ci sono 20 corporazioni che lavorano con un capitale enorme. Miliardi di dollari in mani di pochi che decidono il destino di milioni di persone. Sono capaci di provocare rotture nei paesi solo per controllare la politica.
Entriamo in una nuova fase delle politica LA. I voti non sono più decisivi per il potere legislativo e giudiziario.

Essere progressista non significa più essere di sinistra. Governi progressisti possono essere funzionali al sistema. La sinistra va al potere e governa come se fosse la destra. Non si cambia la struttura sociale. C’è stato un aumento della disuguaglianza. Grande impresari continuano a guadagnare soldi come mai è successo.

Mito della crescita economica: il consumo è la soluzione della promozione dei poveri. Molti governi progressisti hanno finanziato l’invasione e la distruzione dell’Amazzonia da parte delle multinazionali. Con i denaro si compra tutto. La povertà si risolve con il progresso: è quello che si è sostenuto. Si sono visti pochi progetti di sinistra nei governi progressisti. I ricchi hanno un metodo, valori. Questo sistema ha ridotto lo spazio politico delle nazioni. Influenza delle corporazioni. Ci sono avversari politici forti fuori dai partiti.

C’è un neo-Stato. Privatizzazione della democrazia. Non ci possono essere rivendicazioni di giustizia. E’ il mercato che decide. La violenza è stata istituzionalizzata dallo stato. Il capitalismo è incompatibile con la democrazia. Le istituzioni sono regolate dalla privatizzazione. La politica è del capitale. Francesco: non c’è futuro in questa sottile dittatura. Tutti i politici sono milionari.
La disuguaglianza estrema. l'economista Thomas Piketty ha sostenuto che la concentrazione della ricchezza è l’origine della disuguaglianza.

Tecnologia: serve per i ricchi che non sono interessati al benessere della natura.

Sfruttamento del lavoro. E’ una delle cause della disuguaglianza. Ci sono sempre meno condizioni umane nel lavoro. E’ una delle conseguenze del neoliberalismo. C’è uno sfruttamento dei lavoratori affinché il capitale possa crescere in modo illimitato. Non c’è la preoccupazione con la situazione di disuguaglianza.

La corruzione. Papa Francesco: chi vive nella ricchezza non vede l’essere umano e il povero. Il tema della corruzione apre le porte a tutti i tipi di delitti. Il neo-stato punta al sistema corrotto. Banchieri comprano accordi e politici per assicurare il loro potere. Lo stesso vale per le grandi corporazioni. Paradisi fiscali: sono elementi centrali dell’attività del lavoro finanziario. C’è una corruzione radicata dentro il sistema. Buona parte dei soldi dei paradisi fiscali servono alla distruzione dell’Amazzonia. La corruzione sostiene il sistema iniquo, come dice Francesco. La corruzione si sviluppa con la concentrazione del potere. La corruzione è funzionale al potere.

La peggior dittatura è quella del potere giudiziario. La dittatura dei soldi ha bisogno della dittatura della giustizia. Chi impone le leggi è chi impone il potere. Diritto e politica sono forme uniche. La presenza degli interessi delle corporazioni controlla il diritto. La profondità di questo potere è arrivato a livelli estremi. Il diritto è strumento del potere. In questo modo il sistema si mantiene. Il diritto è sempre stato a servizio dei ricchi. Il neo- Stato nega il diritto e non è soggetto a democrazia. E’ il diritto della destra. L’élite del denaro crea un sistema che coinvolge anche il diritto. Questa dimensione del potere aiuta a capire che cosa sta succedendo nel continente. Siamo dinanzi ad una nuova realtà.

Ci sono due stati paralleli: quello dei grandi e quello dei piccoli. Lo stato ha carta bianca per praticare violenza e torture sui poveri. C’è la criminalizzazione dei poveri ed è un’eredità che viene da lontano. Siamo in una nuova fase della guerra contro i poveri. Ciò che interessa è una vita produttiva. Le vite scartate sono vulnerabili. Manca tutto per i poveri: salute, educazione, ecc. I poveri son invisibili al diritto. A Rio de Janeiro, ad esempio, la violenza è arrivata a dei livelli spaventosi. Si accusano i poveri di violenza, ma lo stato non garantisce nulla. Non possiamo sperare in un futuro migliore.

La Cina. Non si può parlare di AL senza parlare di Cina, che è presente in molti progetti imprenditoriali, grandi opere di infrastrutture. Le dighe, le strade, i metrò, i ponti, i porti, il canale di Nicaragua. Progetti finanziati dai banchi cinesi. La Cina ha aumentato le spese militari di molto. Ha aperto una base in Patagonia. La Cina ha aumentato il mercato in modo impressionante ed è il più grande alleato commerciale in AL: supererà gli USA.

Domande:
Il capitalismo è un modello superabile? Cosa ci sarà dopo il capitalismo? Le proteste sono sufficienti? Qual è la grande sfide?

Medellin- Salvador 2018
Che cosa significa ritornare alle origini? Abbiamo bisogno di un nuovo Medellin? Abbiamo bisogno di un altro concetto di liberazione?




giovedì 23 agosto 2018

LA CHIESA LATINOAMERICANA SI RIUNISCE IN CONGRESSO




CONGRESSO ECCLESIALE DI MEDELLIN
23-26 AGOSTO 2018

Paolo Cugini

Si stanno avvicinando i 50 anni dalla seconda Conferenza Generale del Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM), un'organizzazione che rappresenta e riunisce i vescovi del continente, che si svolse a Medellin, in Colombia. Subito dopo il Concilio Vaticano II i vescovi del continente – unico continente che realizzò un evento del genere - decisero di riunirsi per ascoltare le parole del Concilio e per tentare di renderle attuali nella loro realtà.

I vescovi del continente, con alcune eccezioni, focalizzarono la loro attenzione sulla povertà in cui la stragrande maggioranza delle persone viveva. I vescovi non risparmiarono anche forti critiche, riconoscendo che la Chiesa, alleata alla classe dirigente del tempo, non aveva vissuto fino in fondo il Vangelo. Fu in questo contesto che venne proposta l’opzione preferenziale per i poveri, che condusse vari vescovi, presbiteri, religiosi e laici a scegliere in modo radicale di mettersi dalla parte dei poveri, non occupandosi appena di loro, ma vivendo il più possibile come loro.

Il Congresso - dice il documento-base dell'organizzazione - "cerca di riconoscere con gratitudine l'applicazione di Medellin nelle nostre chiese particolari, approfondire alcune delle questioni fondamentali che rimangono attuali nel presente, esaminare i nuovi segni dei tempi di oggi e progettare un'azione evangelizzatore che tenga conto dello spirito di quella Seconda Conferenza, arricchito con il Magistero della Chiesa latinoamericana, così come il Magistero pontificio, in particolare con l'insegnamento di Papa Francesco ".

L'obiettivo del Congresso consiste nel " commemorare e proiettare il messaggio di Medellín come asse chiave della Chiesa nel continente, in dialogo con la Chiesa universale. In questo modo verrà esaminata la presenza della Chiesa nell'attuale trasformazione dell'America Latina e dei Caraibi Inoltre, si intende celebrare l'evento di Medellín in dialogo con altre istituzioni della Chiesa, rispettando il pluralismo e cercando la convergenza. È interessante identificare le grandi intuizioni teologiche e pastorali di Medellín, particolarmente attuali e necessarie in questo momento storico. "
Nei prossimi giorni, cercherò di presentare le sintesi degli interventi che avverranno durante il congresso.