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mercoledì 29 luglio 2026

IL NOSTRO CAMMINO NELLA COMPENSA DI MANAUS

 

Movimento fede e politica in azione


Paolo Cugini


La parrocchia di San Vincenzo de Paoli, situata nel quartiere Compensa di Manaus è sorta alla fine degli anni 70 del secolo scorso con l'aiuto dei gesuiti. Fino alla fine degli anni 90 tutto il territorio della Compensa, che conta più di 90.000 abitanti, era un'unica parrocchia gestita da un gruppo di gesuiti. Lentamente si sono costituite diverse comunità, circa 30, raggruppate in tre parrocchie. Questo stile di chiesa fatto di parrocchie costituite di comunità era in linea con lo stile Della Chiesa delle comunità ecclesiali di base (CEBs) sorte verso gli anni 50 e 60 del secolo scorso in tutta l'America Latina e che hanno segnato il cammino della Chiesa di questo Continente.

Per potere accompagnare la vita delle piccole o grandi comunità di base sin dall'inizio è stata necessaria la presenza di laici e laiche. Il compito dei presbiteri, in questo caso i gesuiti, è stato quello di formare pastoralmente e teologicamente i laici e le laiche, per renderli idonei a condurre i diversi settori della pastorale e a guidare una celebrazione della Parola in assenza del presbitero.

Sono presente nella parrocchia Di San Vincenzo de Paoli dal novembre del 2023 e, sin da subito, mi ha colpito la vivacità delle 7 comunità, che ora stanno diventando 8, di cui è costituita la parrocchia. Ho potuto toccare con mano la bontà del lavoro formativo fatto dai gesuiti. Dove si vede questo lavoro pastorale? Nella capacità di laici e laiche di assumere con responsabilità e serietà il compito di condurre un servizio pastorale o una liturgia. All'inizio dell'anno abbiamo realizzato due messe in cui in una ho inviato 160 tra laici e laiche, che hanno rinnovato l'impegno biennale e altri hanno iniziato il loro servizio pastorale nei vari settori della comunità: catechesi, liturgia, in decima, battesimo, pastorale della salute, movimento fede e politica, pastorale della famiglia, pastorale dei giovani. Tre settimane dopo abbiamo inviato circa 40 ministri della Parola e dell'eucaristia, che aiutano nelle celebrazioni liturgiche nelle 8 comunità

Manifestazione della nostra parrocchia per le strade della Compensa


. La settimana di ogni comunità è strutturata tra momenti liturgici, come la novena del martedì sera e l'adorazione eucaristica del giovedì sera, con attività di tipo sociale. Infatti, ogni comunità prepara o la colazione o la cena un giorno alla settimana per i senzatetto e i poveri del quartiere, che sono veramente tanti. Abbiamo creato un calendario in cui tutti i giorni è segnata la comunità che prepara un pasto. Molto spesso questi pasti avvengono dopo un momento liturgico, come il caso di San Pietro dopo la novena della sera, o di San Sebastiano dopo l'adorazione eucaristica. Questo tipo di servizio chiamato Caritas, e attivo da quasi due anni, sta creando una relazione con i senzatetto e i poveri del quartiere. Domenica scorsa, alla messa delle 9 del mattino nella comunità di San Sebastiano, ho contato presenti 12 senzatetto su un totale di 50 persone. Con una delle responsabili della comunità ho commentato positivamente questa presenza. Claudia, è il nome della responsabile,  ha risposto che i senzatetto vengono perché sanno che dopo la messa c'è sempre un caffè, un panino qualcosa da mangiare, e non gli diamo il pane vero che è Gesù, il suo Vangelo, l'eucaristia.

Abbiamo attivato molti servizi pastorali di stile sociale in tutti questi anni. Oltre a un'attenzione costante ai poveri e ai senzatetto, in tutte le comunità ci sono delle equipe di ministri che formano la pastorale della salute e della visita e tutte le settimane visitano le case degli anziani della comunità, delle persone sole, degli ammalati. Una volta al mese mi inserisco in ogni comunità per queste visite così importanti.

Il protagonismo dei giovani della parrocchia


Per circa 30 anni la pastorale sociale più forte, non solo qui nella Compensa ma in tutto il Brasile, è stata la pastorale dei bambini, la pastorale della criança. Questo servizio pastorale era sorto all'inizio degli anni 70 del secolo scorso a San Paolo e poi si è diffusa per tutto il Brasile. Questo servizio era nato per rispondere a un problema emergente: la morte prematura di tanti bambini, dovuta alla malnutrizione e a malattie conseguenti. Lo sviluppo economico del Brasile ha permesso di uscire da una situazione di emergenza e, di conseguenza, è diminuito moltissimo il numero dei bambini che muoiono per causa di denutrizione. Attualmente, nella parrocchia ci sono tre comunità che hanno ancora all'attivo il servizio della pastorale dei bambini, che oggi consiste nell'aiutare le mamme più povere a preparare degli alimenti per i bambini, e a radunare queste mamme nella celebrazione della vita una volta al mese, il quarto sabato del mese, dove vengono pesati i bambini e vengono aiutate le mamme nelle problematiche mediche e di salute dei propri bambini.

Il problema più significativo del quartiere Compensa è la presenza dei trafficanti di droga, che coinvolgono molti ragazzi e molti giovani. Solo per fare un esempio. Nella comunità Di San Lazzaro, di recente costituzione, la giovane coordinatrice di nome Fernanda, ci ha detto che gli adolescenti e i giovani di questa favela non si riescono assolutamente a coinvolgere, perché sono già tutti dentro ai giri del traffico di droga. È un problema serio, perché si tratta di convivere con un clima di violenza, di paura, di continue tensioni tra le bande che si contendono il territorio.

Invio dei ministri della Parola e dell'Eucaristia


Legato a questo problema c'è quello dei debiti. I poveri che non hanno soldi per comprare le cose come un ventilatore, un frigorifero, chiedono un prestito a coloro che sono coinvolti nel traffico e poi, non riuscendo a restituire, vengono presi dalla morsa del debito. Questo è il motivo maggiore di varie morti che ci sono nel territorio del quartiere Compensa. L'altro motivo è il suicidio. È pesante vivere in questo clima di violenza, senza soldi, in una condizione sociale in cui le famiglie vivono in casa con persone anziane o ammalate, disoccupati senza la possibilità di dare ai figli quello che vorrebbero. Parlando con alcune psicologhe del territorio, ci hanno riferito che il problema più significativo delle persone della Compensa è la sofferenza mentale. Per questo, molta gente scoppia, non ce la fa. La stessa parrocchia da alcuni anni ha assunto due psicologhe e, da circa un anno, abbiamo creato il contatto con due università che ci forniscono dei giovani psicologi e psicologhe all'ultimo anno di studio, che vengono realizzare il loro tirocinio tra di noi. Tra coloro che sentono il peso della sofferenza mentale ci sono anche diversi responsabili di comunità, che vivono le stesse dinamiche degli altri. Faccio un esempio. La coordinatrice della comunità di Rosario, la signora Lene, negli ultimi anni ha perso un figlio di 24 anni, la figlia di 35 è allettata a causa di una pallottola vagante ricevuta in una sparatoria nel quartiere e anche il marito ha trascorso parecchi anni in questo giro. Lene è il prototipo della donna forte, che è passata attraverso tante lotte, e che guida la comunità con molto zelo e molta responsabilità.

Un momento di festa


Nei consigli pastorali ci chiediamo spesso come annunciare il Vangelo in questo contesto così violento e dai troni drammatici. Le risposte che ci stiamo dando vanno nella direzione dell'ascolto costante del Vangelo, che ci invita a radunarci e a mettere al centro i poveri, i senzatetto, ma anche ci stimola ad avere relazioni più autentiche e di amicizia tra di noi. L'anno pastorale è ricco di momenti in cui ci troviamo insieme. Questo accade ogni settimana al mercoledì sera, quando ci troviamo nel salone parrocchiale a meditare un capitolo del Vangelo, che ci offre lo stimolo e le idee che ci servano nella vita quotidiana. Ci troviamo anche la terza domenica del mese alla mattina, a studiare i documenti della Chiesa, invitando qualche responsabile dell'archidiocesi o del Vicariato. Ma i momenti più belli sono le feste del patrono, in cui si ha la possibilità di vedere e di toccare con mano la creatività di questa gente, che fa di tutto per creare momenti di festa e di inventare situazioni che possono aiutare la gente a vivere attimi di serenità e di condivisione. Sono questi momenti di festa che segnano il nostro cammino e che rivelano la bontà della proposta del Vangelo, chi ci invita alla comunione e alla speranza. Spesso nelle comunità, nei momenti di formazione o nei consigli pastorali, emerge questa parola: speranza. Lo diceva proprio Antonio, uno dei responsabili della comunità di Santo Ignazio di Loyola, che nel contesto problematico in cui viviamo, la comunità cristiana è motivo di speranza, perché non ci molla mai, perché dove c'è violenza noi creiamo situazioni di amicizia e di pace, dove c'è il disperato senzatetto noi gli offriamo una ciotola di pasta o il caffè con il panino alla mattina. Piccole cose, ma che rivelano che per noi cristiani che crediamo in Gesù, c'è speranza nel mondo ed è questa speranza che annunciamo con piccoli gesti, con le nostre feste, celebrando la Parola.

mercoledì 7 gennaio 2026

Manaus: isole di prosperità circondate da fiumi di disuguaglianza

 

Il distretto industriale di Manaus



Paolo Cugini

 

È uscito in questi giorni un rendiconto della situazione economica di Manaus, che vale la pena riportare e proporre anche una riflessione, per capire che attività pastorale realizzare in questo contesto.

La regione amazzonica sta vivendo un paradosso. Il polo industriale di Manaus ha ripreso a crescere, con un fatturato che ha raggiunto quasi 210 miliardi di R$ entro novembre 2025, con un aumento del 10,42% rispetto allo stesso periodo del 2024. Tuttavia, dietro questo progresso, persiste un abisso: oltre 270.000 persone vivono ancora in condizioni di povertà estrema e il reddito familiare pro-capite rimane ben al di sotto della media nazionale, È il ritratto di uno Stato che bilancia il deficit commerciale del Paese ma non riesce ancora a pareggiare il proprio bilancio.

Lo stipendio medio di un lavoratore in Amazonas è inferiore del 40% rispetto alla media del resto del Brasile, ricordando che il salario minimo è di circa 240 euro. Quasi la metà dei lavori è informale, sostenuta da attività di sussistenza, commercio di quartiere e servizi di base. Dietro questi numeri ci sono volti e storie: madri single che si svegliano prima dell'alba per vendere cibo sui marciapiedi; giovani in attesa della loro prima opportunità di lavoro; abitanti delle rive del fiume che vedono la foresta rigogliosa ma vivono ai margini della scarsità.

La domanda è inevitabile: perché la crescita non raggiunge le tavole delle famiglie amazzoniche? La risposta sta nell'architettura diseguale del nostro modello economico. La Zona Franca ha portato tecnologia, reddito e posti di lavoro, ma l'integrazione locale è carente. Si è creato un sistema in cui la ricchezza circola senza radicarsi nello Stato: isole di prosperità circondate da fiumi di disuguaglianza.

Il quartiere Ponta Negra a Manaus


Oggi, le donne sono il volto di questa resistenza silenziosa. Tra le capofamiglia, il 38% vive in famiglie con insicurezza alimentare. Cuciono, cucinano, vendono, si prendono cura e mantengono a galla l'economia invisibile di Manaus e delle città dell'entroterra. Sono loro che muovono l'Amazzonia, ed è per loro che lo Stato deve riposizionare le sue politiche creditizie, formative e di reddito. Non c'è sostenibilità senza giustizia sociale. Il percorso è tracciato, ma richiede coraggio politico. È necessario collegare il polo industriale all'economia locale, rafforzando i fornitori locali, espandendo il microcredito con assistenza tecnica e investendo in una formazione rapida e mirata. La legge che incentiva l'edilizia sostenibile, approvata nel 2024 con il sostegno dell'IFC (International Finance Corporation), ha dimostrato che le politiche verdi possono creare posti di lavoro verdi. Ma servono scala, continuità e una visione a lungo termine.

Una delle tante favelas di Manaus, a 5 km dal quartiere Ponta Negra


L'Amazzonia ha bisogno di una strategia. Un approccio tecnico, umano e coraggioso. L'Amazzonia è il più grande patrimonio naturale del pianeta, ma il suo vero miracolo risiede nelle persone che ne traggono vita e sopravvivono nonostante tutto. Il Brasile sarà davvero una potenza verde solo quando il progresso raggiungerà anche le cucine semplici delle città, i mercati dell'entroterra e le mani delle donne che sostengono il futuro. Finché ci sarà foresta senza reddito, l'Amazzonia rimarrà una promessa a metà.

Spunti di pastorale urbana periferica. Noi entriamo in questo contesto, con le nostre comunità di base accompagnando la vita delle persone, soprattutto i più poveri. Abbiamo strutturato la Caritas parrocchiale in modo tale che ogni giorno una comunità prepara la colazione o la cena. Ciò significa che tutti i giorni la nostra parrocchia, nelle sue otto comunità, è a contatto con i poveri, soprattutto, senza tetto. È un primo livello assistenziale che è necessario: quando uno ha fame c’è poco da progettare. Poi ci stiamo attivando per proporre corsi di specializzazione. Per questo abbiamo fondato un’associazione e una ONG per riuscire a potare sul nostro territorio – il quartiere Compensa – dei corsi di specializzazione a costo zero, che alcuni organi governativi e poli universitari stanno proponendo da tempo. Da quest’anno dovrebbero partire sei di questi corsi negli spazi delle nostre comunità. 

Uno dei tanti momenti di verifica con gli operatori pastorali


Poi c’è tutto il lavoro di prevenzione, che è molto faticoso. Il nostro territorio è dominato dal CV (Comando Vermehlo), un gruppo criminale che agisce in tutto il Brasile con lo spaccio e il traffico di droga. Il nostro obiettivo pastorale consiste nel proporre percorsi a tutti i livelli per togliere bambini e adolescenti dal giro del traffico. Con la ONG messa in piedi (si chiama Margens) abbiamo attivato una serie di corsi (musica, danza, teatro, inglese, ecc.) he raggiungono circa 150 tra bambini e adolescenti. Poi c’è il lavoro specifico di pastorale giovanile e catechesi, che abbiamo rafforzato notevolmente in questi ultimi due anni. Con gli operatori pastorali presenti sul nostro territorio – circa 150 – ci troviamo mensilmente per fare il punto della situazione e per aggiustare il tiro dove vediamo che c’è bisogno. Dare dignità umana a chi ogni giorno rischia di perderla: è questo il nostro obiettivo. 

sabato 13 settembre 2025

Manaus e la lotta per l’acqua

 




Venti-cinque anni sotto il segno della ribellione e della profezia

 

 

Paolo Cugini

Nel 2025, la città di Manaus si ritrova al bivio delle proprie nozze d’argento: venticinque anni di convivenza con una concessione che prometteva sollievo e che ha invece generato tormento. È l’anniversario di una unione che, invece di prosperare, ha alimentato incomprensioni, contrarietà, e tradimenti. Questi anni sono stati un deserto attraversato dalle speranze e dai patimenti di una città assetata, in cui le acque — promesse come fonte di vita — si sono rivelate miraggi.

Il rapporto tra Manaus e Águas de Manaus vive sospeso, come un filo che vibra sotto il peso dell’insoddisfazione. Da una parte, la città si fa voce di una sete inestinguibile; dall’altra, la concessionaria mostra il volto indurito della negligenza, lasciando che il disprezzo dilaghi tra le strade. Non c’è più rispetto, non c’è più dialogo: solo il silenzio dei rubinetti e la rabbia che ribolle nei cuori.

Ci sono stati momenti in cui il legame si è spezzato e ci si è illusi che il cambio di società — Lyonnaise des eaux-Suez, Solvi, Águas do Brasil, Aegea Saneamento — potesse portare una nuova aurora. Ma questi passaggi sono stati solo veli posati sulle ferite, tentativi di mascherare la crisi che, come un fiume carsico, è riemersa più forte. Le Commissioni Parlamentari d’Inchiesta del 2005, 2012, 2023 hanno scavato nelle profondità delle irregolarità, portando la lotta agli occhi del pubblico, ma senza risolvere la sete.

Il 2025 è l’anno in cui la rabbia si moltiplica: secondo Ageman, da gennaio a luglio, 1.661 controlli sui servizi idrici e fognari, il 172,7% in più rispetto all’anno precedente. Il totale delle ispezioni ha già superato quello del 2024, mentre il vero balzo è nei controlli sulle acque reflue: 1.119 ispezioni, una crescita superiore al 430%. Ogni ispezione è una sentenza, ogni notifica (63 solo fino ad agosto, 35 per il ripristino dell’asfalto) è un sussulto profetico che denuncia la trasgressione. Il soprannome ormai diffuso tra i media, “Mágoas de Manaus”, è il vessillo della lotta: la città non piange, ma si prepara a insorgere.

La rabbia si fa carne nelle proteste dei quartieri, come Viver Melhor, dove la gente insorge sotto striscioni che sono profezie: “La nostra voce è la nostra sete! Il nostro grido è per l’acqua!”, “Pago l’acqua, ho diritto a riceverla!”,L’acqua è un diritto umano, non una merce!”. Ogni slogan è una fiaccola che illumina la notte dell’attesa, ogni manifestazione è un passo verso la liberazione. In questo scenario di battaglia, i movimenti sociali e le organizzazioni civiche si ergono come profeti del nuovo patto, convocando conferenze, seminari, laboratori — assemblee di lotta e di sogno. Si chiede alle autorità pubbliche di risvegliarsi dall’inerzia e dall’omissione, di ascoltare il battito dell’acqua che chiede giustizia e dignità. Il coinvolgimento della società è un vento che spinge le vele del cambiamento; la speranza non arretra, la profezia si fa azione.

Manaus non si piega. La città e la sua gente sono in cammino verso la rottura delle catene, verso la riconquista del diritto fondamentale all’acqua. La crisi non è più solo una storia di numeri e di indagini, ma un canto profetico che annuncia la fine di una lunga notte. Le nozze d’argento della concessione diventano così il battesimo di una nuova lotta: quella che trasforma la sete in forza, la protesta in profezia, e il sogno in realtà.

 

Fonte dei dati riportati nell’articolo: https://forumdasaguasam.blogspot.com/2025/09/empresa-de-agua-e-esgoto-provoca.html

 

sabato 6 settembre 2025

GRIDO DEGLI ESCLUSI ED ESCLUSE 2025

 

Il Cardinale Leonardo Steiner nel suo pronunciamento finale



A Manaus l’arcidiocesi organizza una grande manifestazione chiedendo attenzione sul tema dell’acqua

 

Paolo Cugini

 

 

Il Grido degli Esclusi si realizza attraverso una serie di manifestazioni popolari, che si svolgono in Brasile dal 1995, in occasione del Giorno dell'Indipendenza, e che culminano il 7 settembre, giorno dell'Indipendenza brasiliana. Queste manifestazioni mirano ad aprire strade agli esclusi dalla società, denunciare i meccanismi sociali dell'esclusione e proporre percorsi alternativi verso una società più inclusiva.

Le sue origini risalgono alla Seconda Settimana Sociale Brasiliana, promossa dalla Pastorale Sociale della Conferenza Nazionale dei Vescovi Brasiliani (CNBB), tenutasi tra il 1993 e il 1994, quando il Vescovo Luiz Demétrio Valentini era responsabile della Pastorale Sociale. Sebbene l'iniziativa sia direttamente legata alla CNBB, diverse organizzazioni hanno partecipato al movimento fin dal suo inizio: chiese del Consiglio Nazionale delle Chiese Cristiane, movimenti sociali, organizzazioni ed enti impegnati nella giustizia sociale. Le manifestazioni sono varie: celebrazioni, eventi pubblici, pellegrinaggi, camminate, seminari e dibattiti, teatro, musica, danza e fiere dell'economia solidale.

Il 5 settembre, giorno di due importanti celebrazioni per il popolo dell'Amazzonia, è stato scelto per il 31° Grido degli Esclusi a Manaus, con il tema "La vita viene prima di tutto" e il motto "Prendersi cura della casa comune e della democrazia è una lotta quotidiana", che riecheggia il grido per la vita, la foresta e la democrazia. Questo è stato anche il giorno in cui l'Amazzonia è stata elevata allo status di provincia, una pietra miliare nella storia del nostro Stato che commemora la lotta e la resistenza del popolo di questa terra. Si è celebrata anche la Giornata dell'Amazzonia, che ha bisogno di essere curata e preservata.

 


L'evento, promosso dall'Arcidiocesi di Manaus attraverso le sue Pastorali Sociali, è iniziato con importanti riflessioni sulla cura dell'Amazzonia e di tutte le persone che la abitano. "L'Amazzonia, il cuore della lotta per la vita. Prendersi cura dell'Amazzonia significa prendersi cura della vita e di tutta l'umanità. Ma ciò che vediamo è la foresta distrutta, i fiumi contaminati, i popoli indigeni e le comunità rivierasche attaccate, espulse e assassinate. L'avidità dell'agroindustria e dell'attività mineraria illegale sta uccidendo la nostra casa comune. L'Amazzonia non è vuota; è piena di vita, cultura, fede e resistenza. Siamo un corridoio ecologico e culturale, siamo l'ecologia centrale, siamo vita e resistenza", ha sottolineato il responsabile della Caritas Arcidiocesana don Alcimar.

È stato anche un momento di sostegno al Plebiscito Popolare 2025 - Giustizia Fiscale Ora! e alla riduzione della giornata lavorativa, con la raccolta di firme da parte di tutti i presenti. Questo è un grido per i lavoratori e per la giustizia fiscale, che consiste nell'esenzione dall'imposta sul reddito per chi guadagna fino a 5.000 reais (800 euro circa) e nella riscossione di tasse eque per i milionari, che accumulano ricchezza a spese dei poveri. Uno degli slogan ripetuti varie volte durante la manifestazione diceva: "Basta tassare i poveri, mentre i ricchi accumulano ricchezze e si sottraggono alle loro responsabilità sociali!"



Durante la marcia, è stata sottolineata la campagna "Acqua e rifiuti non si mescolano". Questa campagna mira a mobilitare la società, gli enti pubblici e privati, per ripulire gli Igarapés ( è un piccolo fiume stretto e poco profondo o un canale naturale, tipico della regione amazzonica, che funge da "sentiero per le canoe", facilitando il trasporto e la comunicazione nei luoghi difficili da raggiungere della foresta).

La marcia si è snodata nella Zona Est di Manaus riunendo centinaia di persone che hanno alzato la voce per una vita dignitosa per chi si trova in situazioni di esclusione e vulnerabilità sociale, chiedendo, tra le altre cose, vita, salute, alloggio, politiche pubbliche, rispetto, dignità.

Al termine, l'Arcivescovo di Manaus, il Cardinale Leonardo Steiner, ringraziando i presenti per il loro coinvolgimento, li ha incoraggiati a proseguire nel loro impegno per costruire una società più giusta e fraterna, nel nome del Vangelo.

"Una parola di gratitudine a tutti, a ciascuno di voi che siete venuti a partecipare al 31° Grido degli Esclusi. Noi, da questa prospettiva, siamo così pochi, rispetto a una popolazione di due milioni e trecento persone. Ma gridiamo a nome di tutti. Vogliamo mostrare la nostra realtà, perché ha bisogno di essere trasformata. E lo facciamo nel nome del Vangelo, affinché possiamo avere una società più giusta, più fraterna, affinché possiamo vivere insieme nella nostra casa comune e avere un governo sempre, ancora una volta, sempre più democratico. Quindi, fratelli e sorelle, sempre in pace, ma nella lotta!" ha sottolineato Dom Leonardo.

i giovani della nostra parrocchia presenti alla manifestazione


La nostra parrocchia, san Vincenzo de Paoli, ha partecipato con circa un centinaio di persone.

 

giovedì 20 marzo 2025

IL PROGETTO DELLA FACOLTA’ CATTOLICA DELL’AMAZZONIA A MANAUS

 

Con un gruppo di studenti dopo un esame




Paolo Cugini


È iniziato in queste settimane il primo semestre 2025 della Facoltà Cattolica dell’Amazzonia con sede a Manaus, in cui insegno da circa due anni. Dal punto di vista generale non posso che ringraziare il Signore per l’opportunità che mi è stata data. Mi trovo, infatti, nel centro formativo cristiano più importante dell’Amazzonia. Nella Facoltà Cattolica ci sono studenti delle diocesi e delle congregazioni religiose di tutta l’Amazzonia divenendo, dunque, un punto d’incontro e di dialogo significativo. Oltre a ciò, grazie alla creatività del Vescovo Hudson che, oltre ad essere uno dei tre vescovi ausiliari dell’archidiocesi di Manaus, è anche il direttore della Facoltà e dei tre coordinatori laici: Elisangela, George e Roseane, ogni semestre vengono offerte diverse opportunità anche per laiche e laici. È questo un aspetto importante della Facoltà Cattolica, vale a dire, il legame stretto con l’archidiocesi e gli organismi ecclesiali attivi sul territorio amazonico, in modo particolare la REPAM (Rete ecclesiale Panamazzonica) e la CEAMA (Conferenza Episcopale Amazzonica). Altro aspetto importante della Facoltà Cattolica, che la differisce dalle Facoltà teologiche italiane, è la possibilità di essere riconosciuta dallo Stato. Proprio lo scorso anno, a due anni di distanza dalla fondazione, la Facoltà Cattolica dell’Amazzonia ha avuto il riconoscimento ufficiale del MEC (Ministero dell’Istruzione del Governo Federale) con nota massima, sia per i corsi di Teologia che di Filosofia. Ciò significa che, i titoli che escono dalla Facoltà Cattolica, hanno valore sul mercato brasiliano e, in questo modo, la Facoltà attira studenti che non necessariamente sono legati ad un cammino ecclesiale. Altra caratteristica importante, che la diversifica rispetto al percorso proposto in Italia per coloro che si avviano al sacerdozio, è data dal tipo di proposta culturale. Infatti, mentre in Italia il biennio filosofico è inserito nel percorso teologico, in Brasile è separato. Filosofia e teologia sono due percorsi diversificati al termine dei quali si ottiene una laurea. Ci sono laici e laiche che prima hanno ottenuto la laurea in teologia, frequentando i quattro anni del corso, e poi hanno iniziato il percorso triennale per ottenere la laurea in filosofia. 

Al centro il cardinal Steiner e il vescovo ausiliare Hudson, direttore della Facoltã
I tre laici coordinatori Roseane (seconda da sinistra), Elisangela e George


La Facoltà Cattolica, voluta fortemente dal Cardinale Leonardo Steiner sin dal suo insediamento nell’Archidiocesi di Manaus, avvenuto nel gennaio del 2020, dopo solo due anni di vita ha già dei numeri significativi, che dicono dell’impegno profuso dai suoi coordinatori. Attualmente, infatti, gli studenti dei corsi di filosofia e teologia sono circa 150, mentre più di 600 sono gli studenti che frequentano i così detti corsi di estensione universitaria. Oltre a questi, ci sono anche 25 studenti che stanno frequentando un corso di specializzazione biblica e una decina sono entrati nel percorso del dottorato di ricerca, in collaborazione con la Pontificia Università Cattolica con sede a san Paolo. 

La presenza della Facoltà Cattolica a Manaus la rende attenta e sensibile alle problematiche che appaiono sul territorio. L’equipe coordinatrice tutti gli anni organizza settimane culturali, coinvolgendo sia professori che studenti in percorsi interattivi, per affrontare quei temi che rendono il territorio amazzonico affascinante e ricco di prospettive. È impossibile passare per Manaus e non rimanere incantati dalla quantità impressionante di acqua dolce, dalla ricchezza della foresta amazzonica che, proprio per questo, da decenni è depredata e sfruttata dalle multinazionali, che entrano nel territorio amazzonico con il solo obiettivo di prendere tutto ciò che possono, alla faccia dei divieti e del rispetto della natura e delle popolazioni indigene. Questo è un altro tema molto importante, che viene affrontato nelle settimane culturali e anche all’interno di corsi specifici. Proprio sull’attenzione a ciò che di specifico offre il territorio amazzonico la Facoltà Cattolica ha elaborato un progetto ben articolato e che vale la pena conoscere. 

Aula inaugurale dell'anno accademico 2025


Uno dei progetti più importanti che la Facoltà Cattolica sta cercando di realizzare è il progetto denominato Anello di Tucum. Tucum è una palma che cresce formando densi cespi. Raggiunge un'altezza compresa tra i 10 e i 12 metri. Ha steli ricoperti di spine, il che lo rende molto ornamentale. Questo anello ebbe origine in Brasile nell'epoca dell'Impero, quando i gioielli potevano permetterseli solo le ricche élite imperiali. Gli schiavi e gli indios crearono questo anello per poter dare ufficialità ai loro matrimoni. Era, praticamente, un simbolo clandestino per i ricchi che non riuscivano a comprenderne il significato, visto che il suo colore naturale è scurissimo. Negli ultimi decenni, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II e la seconda e terza Conferenza Generale dell'Episcopato Latino-Americano, che hanno messo in luce l'opzione preferenziale per i poveri, l'anello di tucum si è diffuso largamente fra i fedeli cristiani, con il significato di sancire l'alleanza fra le varie chiese del mondo e ...i poveri, la pace, il rispetto della madre Terra e della causa indigena. Nel corso dei secoli, l’Amazzonia è stata bersaglio di colonizzazioni, genocidi e depredazione delle sue risorse naturali, causando innumerevoli sfide e lotte a favore della preservazione della vita nelle sue varie dimensioni. La sua diversità di culture e biomi costituisce un potenziale immenso e, prendersi cura dell’Amazzonia, significa prendersi cura della Casa Comune e generare sempre più alternative di qualità della vita.

L'entrata della Facoltà Cattolica


   L'anello di tucum ci riporta alle problematiche dell'Amazzonia, dei suoi popoli, delle sue terre, delle sue lotte, simboleggiando l'alleanza con la causa dei Popoli Originari, con la causa dei piccoli, e tutta la lotta in difesa della vita: è per questo che il nostro progetto ha ricevuto questo nome. L’Anello di Tucum si presenta come un progetto ombrello che racchiude quattro progetti, che promuovono studi e approfondimenti, dibattiti e azioni, che coinvolgono le dimensioni amazzoniche.  In primo luogo, il progetto Scuola di Formazione Socio-Ambientale, che mira alla formazione sistematica in difesa della vita, della biodiversità, della flora, della fauna, degli ecosistemi, dei biomi, della biosfera, oltre a promuovere la giustizia sociale e difendere la dignità umana nella regione Amazzonica. In secondo luogo, il progetto Borse di studio, che mira a finanziare borse di studio per i Corsi di Laurea in Filosofia e Teologia della La Facoltà Cattolica dell’Amazzonia. In terzo luogo, il Progetto Eventi Accademici, che mira a rafforzare la didattica, la ricerca e la divulgazione. Infine, la Facoltà Cattolica mira a valorizzare la formazione nel contesto amazzonico, per diversi gruppi, comunità e leader dei comuni di Amazonas e Roraima, che cercano percorsi di dialogo, inserendosi, inculturandosi e incarnandosi nella vita amazzonica. La Facoltà Cattolica mira a promuovere una formazione teologica sistematica e integrale, in un contesto multietnico, multiculturale e multireligioso. Il processo di formazione teologico-pastorale si svolge attraverso attività di insegnamento, ricerca e divulgazione, mirando alla formazione professionale e integrale di teologi e leader in e per l’Amazzonia.

Lavori di guppo


L’obiettivo del progetto Anello di Tucum consiste nel promuovere, produrre e diffondere la conoscenza teologica attraverso l'insegnamento, la ricerca e la divulgazione, formando professionisti critici, solidali e creativi, capaci di contribuire alla costruzione di una società giusta e fraterna. La Facoltà Cattolica si dedica allo studio della realtà amazzonica cercando di creare uno spazio di dialogo interdisciplinare, interreligioso, interculturale ed ecumenico, alla ricerca di nuovi percorsi verso un'ecologia integrale, in linea con le indicazioni fornite da Papa Francesco nella Querida Amazonia. 



domenica 2 febbraio 2025

Il Forum dell'Acqua rafforza la campagna umanitaria a Manaus

 




Paolo Cugini

Il 26 e 27 gennaio, diverse organizzazioni hanno distribuito acqua potabile e cibo a due comunità rivierasche nei pressi di Manaus: Jatuarana e São Francisco do Mainã. L’iniziativa fa parte della campagna “L’acqua è vita, dona vita”, annunciata in una conferenza stampa presso il Centro di formazione dell’arcidiocesi di Manaus. Durante la campagna sono stati distribuiti 8.100 litri di acqua potabile e 170 cesti di generi alimentari di base, donati da diverse località dell'Amazzonia.

L'iniziativa mira a far fronte alla grave crisi idrica che ha colpito le comunità rivierasche, le popolazioni indigene e la popolazione della periferia di Manaus. La campagna è nata dall'unione del Movimento delle persone colpite dalle dighe (MAB) e della Caritas arcidiocesana di Manaus, unendo gli sforzi di diverse istituzioni come l'Amazonas Water Forum. Oltre a queste istituzioni, la campagna ha avuto il sostegno dei collettivi Levante Popular da Juventude, Unione dei Lavoratori del Tribunale del Lavoro, Osservatorio Socio-Ambientale Encontro das Águas, Collettivo delle Donne nell'Educazione, Alternativo de Petrópolis, Favelafro, Cria Visu e i gesuiti del Brasile.



Il cambiamento climatico ha aumentato la vulnerabilità di migliaia di famiglie in Amazzonia, peggiorando la scarsità di risorse essenziali, tra cui l'approvvigionamento di acqua potabile. La devastazione dell'ambiente causata dal modello economico capitalista ha reso difficile per i poveri l'accesso a questi servizi fondamentali. I disastri ambientali causati dallo sfruttamento irrazionale dell'ambiente hanno messo a rischio le condizioni per il mantenimento della vita umana sul pianeta. La ricerca sbilanciata del profitto non lascia spazio a riflessioni approfondite o alla creazione di organizzazioni sociali sostenibili dal punto di vista ambientale.

L'approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari sono diritti fondamentali riconosciuti dalle Nazioni Unite nel luglio 2010, ma in Amazzonia e in altre regioni del Brasile costituiscono ancora servizi inaccessibili per una parte significativa della popolazione, con i settori più colpiti che sono le popolazioni delle periferie urbane. , comunità indigene, rivierasche e quilombola. La cultura della disuguaglianza insita nella società contemporanea impedisce l'attuazione di azioni efficaci per la trasformazione sociale, che vadano a vantaggio della comunità nel suo insieme.



La sottomissione di questi servizi alle logiche di mercato è stata criticata da diverse comunità, movimenti sociali, ambientalisti e accademici, poiché le elevate tariffe imposte dalle aziende di servizi igienico-sanitari rendono difficile l'accesso alle popolazioni più vulnerabili. L'Amazonas Water Forum ha registrato queste difficoltà nella città di Manaus, dove i servizi idrici e fognari sono stati privatizzati dal 2000. Le azioni del collettivo nelle periferie della città confermano questa situazione, mostrando attraverso le segnalazioni dei residenti la fragilità dei diritti umani nell’essere subordinati agli interessi economici.

Nonostante la ricchezza prodotta a Manaus, la popolazione soffre della mancanza di servizi di base, poiché l'economia non dà priorità alle esigenze delle comunità, ma piuttosto ai ritorni economici. Questa logica si replica anche nella gestione privata dei servizi igienico-sanitari di base. La concessionaria di acqua di Manaus aumenta ogni anno le sue entrate economiche, ma offre servizi precari alla popolazione di Manaus. Questa politica impone una bassa qualità della vita alla popolazione, che soffre per la mancanza di acqua e di servizi igienici. L'azienda, con il consenso delle autorità pubbliche (Municipio, Consiglio comunale), danneggia la salute pubblica e contribuisce alla crisi ambientale, deteriorando i fiumi e i corsi d'acqua della città.



Il collasso ambientale evidenziato dalle attuali catastrofi socio-ambientali dimostra che la razionalità economica che caratterizza il mondo contemporaneo sta conducendo l'umanità verso il baratro, senza lasciare alla società il tempo di reagire. I progetti di sfruttamento dell’ambiente, come l'agroindustria, l'estrazione mineraria, le grandi autostrade, le centrali idroelettriche e l'allevamento estensivo del bestiame, producono conseguenze negative che danneggiano l'ecosistema e ostacolano la continuità dei cicli di vita.

La campagna “L’acqua è vita, dona la vita” ispira atteggiamenti e posizioni sempre più difficili da trovare, perché è guidata da valori quali la solidarietà, la collaborazione, il dialogo, la giustizia socio-ambientale, l’ecologia integrale, il bene comune. Le organizzazioni coinvolte in questa iniziativa indicano che, nonostante le difficoltà imposte dalla cultura del consumo e dello spreco, è possibile creare società sostenibili, avviando processi di trasformazione che vadano a vantaggio di tutti.


mercoledì 6 novembre 2024

Il Forum dell'acqua consegna all'IBAMA la Lettera sulla siccità

 





Paolo Cugini

Il 5 novembre, i rappresentanti del Forum dell'Acqua hanno consegnato ufficialmente all'Istituto Brasiliano dell'Ambiente e delle Risorse Naturali Rinnovabili (IBAMA) la Lettera del Forum dell'Acqua dell'Amazzonia alla società e ai responsabili politici locali. Il documento è stato consegnato al sovrintendente dell'istituzione, Joel Bentes de Araújo, che ha ricevuto il Collettivo presso la sede dell'istituzione, situata a Manaus. 

Nel corso dell'evento, il sovrintendente ha presentato al gruppo le strutture dell'IBAMA e il team di agenti interni, spiegando il ruolo dell'istituzione nel territorio amazzonico. Nel corso della mostra ha anche risposto alle domande poste dai rappresentanti del Forum dell'Acqua. La Carta è stata consegnata presso la sede ufficiale, dove sono stati brevemente presentati i punti salienti del documento. L’inizio della Carta esprime preoccupazione per la preservazione dei biomi dell’Amazzonia e del Pantanal, essenziali per la vita sul pianeta, ma che sono sull’orlo del collasso. Le regioni subiscono impatti devastanti sulla biodiversità, sui servizi ecosistemici e sulle popolazioni umane, in particolare sui gruppi sociali più vulnerabili.

Tra le principali richieste c'è quella di chiusura dell'autostrada BR 319 e la revoca della Progetto di Legge (PL) 2168/2021. Gli studi dimostrano che l’autostrada BR 319, che collega Manaus a Porto Velho, intensificherà la devastazione della regione, aprendo la strada alla deforestazione, agli incendi, all’accaparramento di terre, alla criminalità organizzata e alla distruzione delle sorgenti. Il PL 2168/21 danneggerà le Zone di Protezione Permanente, APP. Con il disegno di legge le grandi imprese agroalimentari e zootecniche potranno insediarsi in queste aree, indebolendo le foreste già protette dalla legge.

Un altro punto rilevante del documento è l'urgenza di realizzare la rimunicipalizzazione dei servizi di approvvigionamento e fognatura nella città di Manaus. La concessione dei servizi al settore privato è avvenuta nel 2000, ma il rendimento delle società che ne hanno assunto la gestione è stato deludente, non rispondendo ai bisogni della popolazione di Manaus. Il concessionario Águas de Manaus, di proprietà del gruppo imprenditoriale Aegea Saneamento, è oggetto di continue critiche popolari e deve affrontare centinaia di cause legali in tribunale. La mancanza di acqua potabile e l’assenza di servizi fognari non solo violano i diritti fondamentali dei cittadini, ma nuocciono anche alla salute della popolazione e deteriorano l’ambiente.

Il sovrintendente dell'IBAMA ha promesso di analizzare le richieste del Water Forum e di lavorare secondo le sue possibilità per garantire che vengano soddisfatte. La consegna della Carta all'istituzione rappresenta uno sforzo da parte del Collettivo per influenzare le politiche pubbliche di portata federale. Sono previste diverse visite dell'organizzazione ad altri organismi federali con sede a Manaus, con l'obiettivo di sensibilizzare le autorità pubbliche sulla devastazione dell'ambiente in Brasile e in Amazzonia.

Fonte: Fórum das Águas - Amazonas 


martedì 15 ottobre 2024

Il cardinale Steiner non vede alcuna difficoltà nell'ordinazione di diaconesse e uomini sposati in alcune realtà

 



Testo di don Luis Modino, prete spagnolo, giornalista che svolge il Ministero nell’arcidiocesi di Manaus.

Traduzione: Paolo Cugini

 

L'arcivescovo di Manaus, cardinale Leonardo Steiner, era presente martedì 15 ottobre nella Sala Stampa del Vaticano, rispondendo ad alcune domande. Tra questi la situazione climatica in Amazzonia, il ruolo delle donne e la possibile ordinazione di diaconesse e uomini sposati, e come si vive la sinodalità nella Chiesa di Manaus e in Amazzonia.

 

La sinodalità ha a che fare con l’ambiente

Di fronte alla situazione climatica che sta vivendo l’Amazzonia, punita per il secondo anno con una siccità estrema, l’arcivescovo di Manaus ha affermato che “la sinodalità ha a che fare con l’ambiente”. Riconoscendo che questo non verrà affrontato nella Seconda Sessione dell’Assemblea sinodale, ha affermato che “se guardiamo a Querida Amazonia, Papa Francesco ci offre un’ermeneutica della totalità che è tremendamente sinodale. Cultura, questioni sociali, questioni ambientali e vita ecclesiastica. Tutto ciò costituisce una totalità ermeneutica”.

In questo senso, ha evidenziato il cardinale, “affrontiamo la questione dell'ambiente nella nostra arcidiocesi di Manaus, ma anche nelle altre diocesi che compongono la nostra Regione Nord1”. Ha denunciato il momento drammatico che sta vivendo l’Amazzonia, dettagliando alcune situazioni che rendono difficile l’accesso alle comunità e al lavoro pastorale in esse. Una situazione climatica che colpisce altre regioni del Brasile e che diviene drammatica a causa della deforestazione, “quest’aggressione all’ambiente in Amazzonia, attraverso l’attività mineraria, l’inquinamento delle acque dovuto al mercurio proveniente dalle miniere, la pesca predatore."

Tutto ciò significa che noi come Chiesa abbiamo l’obbligo di raggiungere le comunità, ma anche di sensibilizzare la società nella nostra regione alle questioni climatiche e ambientali”, ha affermato. L'arcivescovo spiega che la Chiesa di Manaus sta portando rifornimenti e acqua alle comunità, quasi una contraddizione in una regione con tanta acqua, che oggi non è più potabile.




Le donne nella Chiesa amazzonica

Il ruolo delle donne in Amazzonia è fondamentale. In una regione dove le comunità hanno vissuto per più di 100 anni senza la presenza del sacerdote, “e le comunità hanno continuato ad essere vive, pregando, celebrando e avendo i loro modi di pregare le donne hanno portato avanti le comunità e oggi portano avanti le nostre comunità”.

Molte delle nostre donne sono vere diaconesse, senza aver ricevuto l'imposizione delle mani. E queste diaconesse, vorremmo chiamarle diaconesse, ma per evitare confusione con il ministero ordinato, non abbiamo ancora trovato una parola adatta” ha affermato l'arcivescovo di Manaus. Sempre Steiner ha affermato che: «è ammirevole quanto le donne siano responsabili della nostra Chiesa, è ammirevole. Molte di loro sono a capo delle comunità, sono leader della Parola di Dio, riuniscono le comunità per un momento di preghiera”. Un lavoro che ha portato il cardinale ad affermare che “la nostra Chiesa non sarebbe la Chiesa che è senza la presenza delle donne”.

Riguardo all'ordinazione delle diaconesse, l'arcivescovo di Manaus ha ricordato l'esistenza di una commissione che studia storicamente questa questione. Si è chiesto: «se vediamo che questo è stato storicamente presente nella Chiesa, perché non ripristinare il diaconato femminile ordinato se esisteva già nella storia della Chiesa, come è stato fatto dopo il Concilio restaurando il diaconato permanente per gli uomini?».

Dal Sinodo dell’Amazzonia al Sinodo della sinodalità

L'Arcivescovo di Manaus ha riflettuto sulla realtà dell'arcidiocesi, segnata dalla presenza indigena, di migranti, con comunità indigene che hanno un modo diverso di strutturarsi, una realtà di cui tenere conto. Parlando della continuità tra il Sinodo per l’Amazzonia e quello attuale, ha affermato che “il Sinodo per l’Amazzonia ha aperto la possibilità di avere un Sinodo di sinodalità”, sottolineando la partecipazione di oltre 80mila persone alla preparazione del Sinodo per l’Amazzonia. La sinodalità è una strada senza ritorno perché tutti entriamo in un movimento di essere Chiesa. Nell'Assemblea sinodale, il cardinale ha affermato di voler condividere l'esperienza della partecipazione di tutti, una ricchezza enorme che abbiamo, ricordando che questo cammino è presente da più di 50 anni in Amazzonia. Una pratica presente nell'arcidiocesi di Manaus, dove più di mille comunità vengono consultate per vedere come essere una Chiesa più missionaria. Una Chiesa dove “i laici sono entusiasti di poter essere missionari”.



Possibilità di ordinare uomini sposati in alcune realtà

Riguardo all'ordinazione degli uomini sposati, ha detto che nell'arcidiocesi di Manaus ci sono più di mille comunità e 172 sacerdoti, per cui non è possibile seguire la vita sacramentale delle comunità. Dopo aver affermato che il Santo Padre non ha chiuso la questione, ha sottolineato che “per certe realtà non sarebbe una difficoltà ammettere all'ordinazione uomini sposati”. Alla fine dell’intervento il cardinal Steiner ha chiesto di continuare a dialogare, guardando alla comunità, che è la ragione dell'esistenza della Chiesa.

domenica 12 maggio 2024

Pre-Fospa critica petrolio e gas in Amazzonia nel contesto dell’emergenza climatica

 




Paolo Cugini


L'evento tenutosi svoltosi a Manaus ha riunito più di 60 entità per discutere sul presente e sul futuro dell'Amazzonia

Più di 60 entità che difendono la socio diversità e l'ambiente si sono incontrate questo sabato (11), a Manaus, per discutere del presente e del futuro dell'Amazzonia. I dibattiti hanno avuto luogo nell'undicesima edizione del Pre-Forum Social Panamazônico (Pre-Fospa), evento che precede il Social Forum Panamazônico (Fospa) che, quest'anno, si svolgerà tra il 12, 13, 14 e 15 giugno, a Rurrenabaque e San Buenaventura, in Bolivia. Il programma si è svolto presso la sede dell'Istituto Nazionale di Ricerca sull'Amazzonia (Inpa) e ha visto la partecipazione di indigeni, attivisti ambientali, sacerdoti, suore e ricercatori della regione. L'auditorium gremito era decorato con una serie di striscioni, tra cui uno lungo circa quattro metri con la frase “Amazzonia, la nostra casa comune”. Poiché si è svolto sotto le piogge che hanno già ucciso almeno 136 persone nel Rio Grande do Sul, nel contesto del cambiamento climatico, il dibattito sull'adattamento a questa nuova realtà è stato un tema trasversale in tutte le discussioni. Questo perché Amazonas è un altro Stato che soffre di questa “nuova normalità”, considerando anche la storica siccità del 2023 è già associata al cambiamento climatico.  La presidente dell'Articolazione delle Organizzazioni e dei Popoli Indigeni dell'Amazzonia (Apiam), Maria Baré, afferma che è contraddittorio vedere investimenti in attività che causano danni all'ambiente mentre il pianeta ha già punito la popolazione a causa dell'azione umana.

È importante diversificare la matrice economica dell’Amazzonia? Sì molto. Ma esistono potenziali alternative sostenibili dal punto di vista socio-ambientale. Quando il governo dell'Amazzonia vende sogni alla Conferenza sul clima di Dubai, parla di bioeconomia, mostra progetti sulla carta, è bello, ma sono soluzioni false”.



Secondo Maria Baré, le organizzazioni che compongono Pre-Fospa pubblicheranno una lettera con avvertimenti ai governi riguardo alla conservazione della socio-biodiversità. Uno dei punti sarà quello di allertare sui rischi ambientali delle attività di esplorazione di petrolio e gas.

Abbiamo visto il governo investire nell’attività mineraria, ma questa attività in Amazonas non ha avuto successo. Basta guardare a Coari, che 38 anni dopo l'esplorazione petrolifera, continua ad avere una serie di problemi di fondo, con molta povertà. Ora questo stesso “sviluppo” viene promesso a Silves, dove si esplora il gas, e ad Autazes, nel caso del potassio”.

Il direttore dell'Inpa, il professor Henrique Pereira, ritiene che lo svolgimento del Pre-Fospa presso la sede dell'organismo costituisca un'opportunità per rafforzare la convergenza delle agende socio-ambientali con il lavoro svolto dai ricercatori dell'istituto federale.



La missione dell’Inpa è proporre soluzioni per lo sviluppo della regione; quindi, sono molto felice che possiamo individuare soluzioni per questi movimenti sociali. L’Inpa si arricchisce anche accogliendo e ascoltando le richieste di questi movimenti provenienti da tutta l’Amazzonia”, sottolinea.

 

Il Social Forum Panamazônico (Fospa)  è nata come contrappunto agli incontri del Forum Economico Mondiale (FEM), fondato nel 1971, che riunisce ogni anno aziende e governi per discutere del futuro dell’economia del pianeta. Il World Economic Forum si occupa dell’economia per il profitto, per il mercato, qualcosa di predatorio. E poi è arrivata Fospa per dire che l’Amazzonia ha un altro tipo di economia, che deve essere sostenibile. Fospa è una risposta alla FEM.

 

giovedì 2 maggio 2024

Tra rovine e macerie a Iranduba (Manaus) restano fermi i lavori della Città universitaria

 





Paolo Cugini

 

A circa undici anni dall'inizio dei lavori, tutto è fermo senza alcun piano di ripresa. Tra rovine e macerie, i lavori nella Città universitaria continuano a fermarsi a Iranduba, una cittadina che dista circa 20 km da Manaus, capitale dello Stato dell’Amazzonia. Tra rovine, muri incompiuti e materiali da costruzione al suolo, tutto sembra inesorabilmente abbandonato,, senza una data di completamento prevista dopo 11 anni dall'inizio della costruzione. Il progetto, che avrebbe dovuto ospitare circa duemila studenti, è stato proposto come un grande complesso urbano con spazi residenziali e commerciali, oltre ad aree ricreative, turistiche, servizi pubblici e alloggi per il campus UEA. L'area assegnata per i lavori corrisponde a 13.000.000 mq.

I costi iniziali del progetto erano preventivati ​​in 300 milioni di R$ (60 milioni di euro), ma l'ultima stima rilasciata dallo Stato sul valore calcolato per la continuazione del progetto, nel 2017, prevedeva l'utilizzo di 700 milioni di R$. Attualmente, essendo la ripresa dei lavori ancora in fase di studio, non sono previsti costi futuri. Anche dalle informazioni del Portale Trasparenza emerge che circa il 70% dei lavori della prima fase sono stati realizzati, ma non è quello che vediamo quotidianamente, anzi.



La costruzione della Cidade Universitária fu annunciata nel luglio 2012 dall'allora governatore Omar Aziz. I lavori furono sospesi durante il governo del governatore José Melo, poiché non c'erano risorse sufficienti per l'esecuzione. Secondo il Portale Trasparenza il termine originario per la consegna dei lavori avrebbe dovuto essere di un anno.

Oltre al danno causato agli studenti e ai professionisti dell’istruzione che utilizzerebbero lo spazio, l’abbandono del progetto ha generato anche impatti ambientali. Per chi visita l’ambiente circostante all’edificio abbandonato, la sensazione è di disastro ecologico. L’area, infatti, utilizzata per compiere i lavori è vastissima. Impressionante è il percorso stradale realizzato a sei corsi con tanto di marciapiedi. Uno sperpero di risorse immane oltre al danno all’ambiente circostante.



Ancora incerti i prossimi passi per quanto riguarda gli interventi nella città universitaria. Con una nota, il Governo di Amazonas ha informato che sta studiando la possibilità di utilizzare la struttura già realizzata nel progetto Cidade Universitária per ospitare il primo Parco Tecnologico dello Stato. Secondo il governo, l'UEA sta lavorando per realizzare uno studio di fattibilità tecnica e per attirare investimenti finanziari per realizzare i lavori. Oggi, mentre passavo in visita al territorio, c’era solo un trattore al lavoro. Un po' poco per terminare un’opera faraonica come quella pianificata tredici anni fa e che avrebbe dovuta essere pronta in un anno.