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venerdì 3 maggio 2019

LETTURA POPOLARE DELLA BIBBIA con MARIA SOAVE BUSCEMI



Come ogni anno,da qualche tempo, tornano gli incontri con la biblista Maria Soave Buscemi, che c'introduce sul metodo della Lettura Popolare della Bibbia. Metodo che indica come criterio d'interpretazione del testo la vita, il vissuto quotidiano, la comunità che si ritrova intorno alla Parola.

Quest'anno il tema prescelto per gli incontri è: DIACONANDO ALLA SEQUELA DI GESU'.
E' attraverso la Parola che cresciamo nella conoscenza del Signore, nel desiderio di servirlo e di seguirlo. Per questo ti aspettiamo Sabato 4 maggio dalle 9 alle 17 nella saloncino della chiesa del Preziosissimo Sangue.

giovedì 2 maggio 2019

IL DIACONATO PER LE DONNE


E' l'ultimo incontro del ciclo: la TEOLOGIA DELLE DONNE. Verrà realizzato come gli altri in una delle aule dell'università di Reggio Emilia nel Palazzo Dossetti. 

Relatrice della serata sarà la teologa Cristina Simonelli, presidente del Coordinamento delle teologhe italiane. È docente di teologia patristica a Verona (San Zeno, San Pietro Martire) e presso la Facoltà dell’Italia Settentrionale e Seminario Arcivescovile Venegono (Milano).

Cristina ci parlerà del delicato tema del diaconato per le donne. Tema importante considerata anche la connessione, come ci ha mostrato il teologo Damiano Migliorini nell'ultimo incontro, tra teologia femminista e movimenti LGBT. 

Vi aspettiamo, dunque, numerosi, GIOVEDÌ 30 MAGGIO alle ore 20,45


venerdì 19 maggio 2017

LA DONNA NELLA CHIESA




RIFLESSIONI SUL DIACONATO FEMMINILE
PIEVE MODOLENA 19 MAGGIO 2017

Relatrice: Alberta Maria Putti (Università Gregoriana-Roma)
Sintesi: Paolo Cugini

Occorre cogliere la questione con un dovuto realismo sia nei termini storici che teologici. Tre premesse:
·         Un approccio di tipo ideologico è pericoloso.
·          Altro problema è il tipo di ministerialità come il diaconato, nella sua tradizionalità lo si guarda come eccezione funzionale.
·          Altro aspetto. Papa Francesco ha aperto nuovi varchi.
Abbiamo davanti un contesto ecclesiale, che non è solo quello dei teologi, che non è preparato a questo tema. Il tema donna chiesa sia dal punto di vista teologico che di diritto la riflessione sulla donna sembra non essere arrivata ad una maturità tale che possa giustificare una visione teologica condivisa. Abbiamo presupposti diversi, dei linguaggi diversi, delle tensioni che non sono solo teologiche, che strattonano l’argomento e non ci aiutano ad un sevizio ecclesiale della donna.
Il mio intervento sarà una riflessione teologica a partire dal contenuto storico.
Il tema è complesso. Chiesa, donna e diaconato. Ruolo della donna, essere nella chiesa con una funzione. La chiesa nella sua organicità prevede dei ruoli legati a dei ministeri, o a delle prassi usuali. La specificità della donna nella storia della salvezza. La donna non può mai esprimere la sua originalità senza l’uomo.
C’è un’opportunità per la donna per parlare di diaconato?
Tre punti:
·         Sintesi storica
·         Analisi teologica
·         Prospettive
ANALISI STORICA. Cosa impedisce alla chiesa d’includere le donne tra i diaconi permanenti? È stata la domanda che è stata posta al papa lo scorso anno. Il papa ha istituito una commissione articolata costituita da membri preparati sul tema. Francesco ha voluto una commissione che sta per ora studiando l’aspetto storico. C’è stata molta libertà del santo padre su questa domanda.
Lla chiesa dei primi tempi era una chiesa maschile con molte donne. Gli Atti degli apostoli manifestano ciò. Queste donne hanno una parte importante nella chiesa, la edificano, aiutano le fondazioni, danno la possibilità di accoglienza. Febe delle diaconesse di Cencre Rom 16,1. Paolo parla delle fatiche delle donne che vivono a servizio di Cristo. Il mistero, il servizio di queste donne è legato al discepolato di Cristo. Paolo sottolinea la continuità del trasmettere qualcosa (2 Tim 1,5) nei luoghi della quotidianità della chiesa. Le donne non si sottraggono alla fatica. Nonostante questo avvio che troviamo nel NT vediamo che il diaconato come servizio alla chiesa ha uno sviluppo anomalo. Uno studio della Commissione Teologica Internazionale si indica una complessa questione non solo sull’applicazione, ma anche nella riflessione su cosa sia.

Ci sono diverse testimonianze sul diaconato. In questi primi due secoli si vede che l’istituzione avviene per ordinazione del vescovo, per ausilio al suo ministero. Il diaconato e il presbiterato sono due funzioni ecclesiali diverse. Nel IV secolo si capisce che il diaconato diventa un servizio specifico autonomo: il servizio della catechesi, di predicare e l’attività sociale legata alla sua stessa persona. Nel IV secolo si comprende che il ministero del diaconato maschile è affiancato al diaconato femminile. Questo ministero esisteva e aveva caratteristiche particolari. Era distinto dal presbiterato e aveva un ufficio d’ausilio al Vescovo.

Come mai abbiamo avuto una perdita della figura del diaconato? Durante la prassi liturgica dopo il mille si ha una decadenza del diaconato maschile perché il presbitero incomincia ad assumere tutte le funzioni del diacono e così scompare. Dopo lo scisma con la chiesa orientale tutte le funzioni liturgiche dei diaconi vengono assunte dai presbiteri. Il Vaticano II fa un grande sforzo.
Moira Scimi: lega la parola diaconessaa alla tradizione più antica della chiesa e mostra come tra il primo e il IV secolo le figure delle donne affiancano le figure dei presbiteri.
Delle testimonianze non cristiane ci aiutano. Plinio il Giovane parla di due schiave cristiane che erano chiamate ministre.

Commento dei padri a Rom 16. Timoteo rivolge questa richiesta a proposito dei diaconi. Queste donne possono essere donne che hanno servito la chiesa, mogli dei diaconi, o diaconi loro stesse. Se si tratta di donne diacono Timoteo ne parla perché dovevano presentarsi da lui. Il Pastore di Erma ne parla. Non c’è arbitrarietà nell’uso di questa parola ma una condivisione sul fatto che il diaconato esistesse e che queste donne avevano una funzione precisa. Cosa facevano?  Diaconesse che distribuivano l’eucarestia. Lo dice Teodoro di Mopsuestia. Ad Edessa e Mesopotamia si diffonde il diaconato femminile. Qui aiutano al rito del battesimo, anche perché era somministrato a persone adulte, soprattutto nelle unzioni. Visite alle donne malate nelle case dei pagani. Questa testimonianza arriva sino all’inizio del quarto secolo. Clemente Alessandrino: le diaconesse oltre alla carità predicavano. Nello stabilizzarsi del servizio diaconale delle donne abbiamo una specificità: le donne si occupano delle donne e le accompagnano al battesimo e aiutano nel rito del battesimo. Nell’oriente cristiano si stabilizza nel monachesimo femminile.  L’Asia minore parla di queste sante donne monache. Giovanni crisostomo parla di Olimpia.
Se nell’oriente cristiano c’è una crescita di questo aspetto, nell’occidente c’è una decadenza. In Gallia ci sono dei pronunciamenti contro l’ordinazione delle donne. A Nimes si dice che sia cosa sconveniente questa consacrazione. Si dice che la donna è fragile, per questo non sarà più data la benedizione del diaconato.
La scomparsa del diaconato femminile diventa la causa della fine del diaconato maschile. Che cosa resta del monachesimo femminile? Le insegne episcopali erano presenti nelle badesse sino a due secoli fa.
Interessante è che di fatto il ministero presbiterale ha concentrato le  competenze del diaconato a sé. C’è stata una sostituzione delle funzioni minori. Il recupero del diaconato che si esplicita nel Vaticano II lascia una porta aperta. Il Vaticano II è l’esplicitazione di una preparazione che è durata più di 150 anni.
Il testo di LG è chiara in questa prospettiva. Ministerialità che passa dall’appartenenza alla chiesa. LG 29. Paolo Vi nel 1972 fa un chiarimento. Sarà Benedetto XVI che attuerà il cambiamento il canone 1008-1009 e asserisce distinzioni profonde. Evidenzia una differenza tra episcopato, presbiterato e diaconato e stabilisce le varie azioni. Il testo del catechismo riprende LG 18 e 26, mentre il canone cambia. 

Riflessione teologica.
a.      Per cogliere il problema del diaconato femminile dobbiamo collocare il problema nel contesto del ruolo della donna nella chiesa, così come la chiesa lo vuole. Occorre superare una visione sociologica, una visione che la cultura contemporanea suggerisce non è di aiuto alla chiesa. Potrebbe impedirci di vedere il centro della visione, che è quello che la donna è in se stressa, quello che la donna è nelle relazioni nella società ecclesiale.
b.      Una funzione ecclesiale non può avere la stessa funzione dell’altra. Paolo per parlare dell’unità dice che ciascuno ha una funzione. L’importanza dell’unità è la differenza. L’annullamento delle diversità è molto in voga. La chiesa nella sua maternità genera e assicura la fede. Dalla chiesa primitiva ha conservato un’attenzione alla donna.
c.       Le donne non sono assimilabili ai diaconi. Vivono un’esperienza differente anche se si chiamano diaconesse. C’è una distinzione tra i ministeri e i ministeri d’aiuto come il diaconato. Questi ministeri agiscono insieme. La prospettiva del diaconato femminile è dentro una prospettiva laicale.
d.      C’è una responsabilità ecclesiale. Non è solo chi decide che vede. C’è una responsabilità di visione sapienziale. Teologia e magistero sono due mani di un unico movimento.

Prospettive. MD 27. Lega la dignità della donna nella chiesa al battesimo e al sacerdozio comune. Due proposte:
Kasper: propone una possibilità delle donne al diaconato. L’ordinazione non abilita a qualcosa, ma apre altro. Abilita ad agire nella prospettiva di Cristo servo e non di Cristo capo. Il diaconato femminile può essere iscritta al servizio al vescovo.
Problema: l’essere donna è un impedimento al diaconato?


Conclusione: non spegnete lo Spirito. Tenete tutto ciò che è buono e conoscere quello che di buono la chiesa ha trasmesso sino a noi. 

martedì 16 maggio 2017

COSTRUIRE COMUNITÀ ACCOGLIENTI-CONVEGNO





CENTRI MISSIONARI DELL'EMILIA ROMAGNA

IMOLA 16 MAGGIO 2017

Intervento di: Erio Castellucci, vescovo di Modena
Sintesi: Paolo Cugini

Punto di riferimento due documenti: Dalle feconde Memorie alle coraggiose prospettive; Evangeli Gaudium.
Comunità. Costruire comunità accoglienti significa cercare di capire cos’è una comunità. Quattro modelli di comunità:
a.      La mia comunità potrebbe essere, in primo luogo, l’insieme degli operatori pastorali.
b.      Comunità anticamente erano tutti coloro che si nutrivano dell’unico corpo di Cristo. I cristiani avevano una visione di chiesa radicata sull’Eucarestia. Per questo ci s’identificava con il Vescovo da cui ci si comunicava. Il primato di Roma nasce anche da questa esigenza di un punto di vista comune.
c.       Con comunità cristiana possiamo indicare anche l’insieme dei battezzati di un determinato territorio, che è molto più ampio dell’insieme dei praticanti e che fanno qualcosa in parrocchia. Occorre avere quest’orizzonte, se no la comunità diventa un gruppetto scelto. Se per esempio un parroco ha un’idea di comunità ristretto, ci sarà un tipo di comunità che lui ha in mente. Anche il significato di comunità come insieme di battezzati deriva dall’antichità, quando il battesimo era considerato la porta d’ingresso nella comunità.
d.       C’è poi la comunità civile, vale a dire l’insieme di tutti coloro che vivono in un teriritorio. Anche questo orizzonte è comunitario da tenere presente.
Quando parliamo di comunità non intendiamo un gruppo rigido, definito, ma intendiamo un’appartenenza che può vivere diversi livelli d’intensità. Con il principio di Evangeli Gaudium 225: il tempo è superiore alo spazio, papa Francesco ci dà la prospettiva che dobbiamo pensare in termini di processi. Nell’Amoris Laetitia parla di situazioni compiute e in cammino. Comunità non è una cittadella, ma un insieme di discepoli in cammino e quindi accoglienti dovrebbe essere inutile specificare che dovrebbero essere inutile. Nel concetto di comunità cristiana c’è già una possibilità di accoglienza, un’appartenenza dinamica. Quale contributo dei fidei donum?
Documento  CEI 2007, n. 9. Questa esperienza di scambio missionario porta la missione come una realtà vicino alla gente. Ha una ricaduta positiva sul presbiterio diocesano. È senza dubbio un compito. Si eredita una concezione di ministero presbiterale statica. Tutti siamo ordinati dentro una chiesa locale per la chiesa universale. Perché è la chiesa locale stessa che è soggetto della missione. Il Concilio ha superato l’idea del prete diocesano che per suo coraggio parte e fa il missionario. Questa idea è superata perché è la diocesi che è missionaria oppure tradisce la sua natura. È la chiesa che si apre a paesi che possono diventare dei fratelli per divenire scambi missionari. È la diocesi che si esprime, perché il soggetto è la diocesi. Il soggetto è il presbiterio nel caso dei presbiteri che partono. I presbiteri missionari sono stimolo per creare comunità di annuncio. Apporto attento alla centralità dell’annuncio. Abbiamo perso la semplicità dell’annuncio e delle relazioni. E’ tutto più macchinoso. I fidei donum ci richiamano il contatto con gli ultimi e i poveri e la religiosità popolare. I fidei donum ci mantengono con i piedi per terra. Vedere con i propri occhi per capire la realtà. Molte fasce di povertà non si affacciano alla vita liturgica ed eucaristica.
Conclusione:
Che cosa significa una conversione missionaria rispetto alla semplice conversione dell’esistente? Papa Francesco parla di riforma. Questa riforma ha tre livelli:
1.      La conversione del cuore. È il primo passo. La conversione è la sorgente di ogni riforma. Se il cristianesimo ha preso piede nella storia è perché non è partito proclamando rivoluzioni di strutture, ma partendo dalla conversione del cuore. Convertitevi e credete al Vangelo: è il punto d’inizio.

2.      Lo stile. La conversione del cuore deve riflettersi a livello personale e comunitario. Uno stile accogliente è lo stile di chi accompagna, discerne e integra. È di chi si mette al punto in cui l’altro è, gli si mette a fianco, lo accompagna. L’Amoris Laetitia contiene uno stile pastorale rinnovato, più che delle novità teologiche. Il tempo è superiore allo spazio. Poi discernere per capire le scelte da fare a partire dalla realtà. Lo stile significa arrivare ad una criteriologia evangelica, che non può non creare tensioni nelle comunità. Dobbiamo avere a cuore l’unità. A volte c’è da chiedersi se in alcuni momenti non sia più evangelico dare degli spintoni. A volte l’integrazione passa per la disintegrazione. Anche Gesù ha un po' disintegrato.


3.      Strutture. S’intende anche abitudini, organismi. Evangeli Gaudium dice di non adottare la frase: si è sempre fatto così. Il cambiamento è sempre difficile soprattutto per chi ha non ha fatto scendere il Vangelo in profondità.
L’esperienza ci deve aiutare a richiamare la riforma ai tre livelli.

Intervento di: Paolo Cugini
Mi sono chiesto: quali sono gli aspetti della pastorale e delle scelte pastorali realizzate in Brasile che mi stanno aiutando nel lavoro pastorale a Reggio Emilia? La scelta pastorale della diocesi è quella delle unità pastorali (60). Presento alcuni nodi che stanno orientando le nostre scelte pastorali.
1.      Rapporto comunità e Unità pastorale: da come s’imposta il rapporto nasce l’indicazione del tipo di Ministerialità e di modo di vivere il ministero. Valorizzare la comunità, fare in modo che la comunità possa vivere di forze proprie. Questo comporta la possibilità di celebrare il giorno del Signore e di avere laici che svolgano ministerialità all’interno delle comunità. Per questo occorrono anche pastori con sensibilità pastorali, che non facciano precedere le idee dalla realtà, ma che si pongano in ascolto della situazione concrete e attivino modalità di accompagnamento e discernimento per giungere ad orientamenti comuni. Difficoltà di aiutare le persone a sentire la comunità come propria e quindi sentire il desiderio di prendere posizione, prendere l’iniziativa. Nel primo consiglio pastorale dell’Unità Pastorale le persone presenti hanno scelto di mantenere vivi i consigli pastorali locali per mantenere vive le comunità. Accanto al consiglio pastorale mensile delle comunità, c’è un consiglio pastorale trimestrale al quale partecipano i consigli pastorali delle cinque parrocchie. La risposta al problema del rapporto parrocchia Unità Pastorale indica anche la modalità di come s’intenda vivere il proprio ministero nelle comunità. Se la priorità è la vita della comunità per aiutarle a vivere uno stile missionario, allora in un qualche modo occorre stare nella comunità. Ho, così, organizzato la settimana trascorrendo una giornata in ogni comunità, pranzando ogni giorno in una casa diversa. L’obiettivo è quello di conoscere lentamente le famiglie delle parrocchie, per fare in modo che l’eucarestia celebrata alla domenica sappia un po' della gente della comunità.  Problema generale: come aiutare le comunità a passare da un’idea statica del presbitero ad una presenza dinamica (uscire dal lamento: non c’è mai).

2.      Sinodalità: creare spazi a diversi livelli in cui sono le comunità a riflettere sui cammini da compiere per prendere le decisioni. Consigli pastorali, coordinamenti. La fatica di pensare insieme e di scegliere insieme. Esempio dell’accoglienza nel progetto Caritas: emergenza freddo. Aiutare le comunità a prendere l’iniziativa, a creare dei momenti assembleari senza la necessità che il parroco sia presente.

3.      Ministerialità: per permettere alla comunità di vivere in assenza di presbitero diviene fondamentale la formazione dei laici. C’è un primo livello della formazione che consiste nel cammino biblico. Abbiamo iniziato un’esperienza di preparazione insieme delle letture della domenica. Sono attivi sul territorio diversi centri d’ascolto della Parola a dimensione famigliare. Abbiamo attivato momenti specifici della formazione, tenendo conto di quello che la diocesi offre e di quello che c’è sul territorio. In questo cammino è molto importante la presenza dei diaconi. Attualmente sono tre nell'unità pastorale. Abbiamo realizzato un percorso di sensibilizzazione al diaconato in tutte le cinque parrocchie che ha condotto all'indicazione di altri tre candidati che hanno già iniziato il cammino formativo.

4.      Missionarietà: siamo alla prima fase, vale a dire, la valorizzazione di quello che già avviene sul territorio che stimola la presenza missionaria della parrocchia: ministri del battesimo e del matrimonio, catechesi nelle case. Abbiamo avviato anche una fase di studio per comprendere in che modo è possibile essere presenti sul territorio a partire dalla situazione attuale in cui il parroco non è in condizione di realizzare le famose benedizioni pasquali. Problema: come passare dalla presenza del parroco sul territorio alla presenza della comunità.

5.      Comunità accoglienti. Accompagnamento spirituale dei gruppi di africani presenti sul territorio: famiglie della Burkina Faso, donne nigeriane, studenti del Camerun, Togo e Congo.Oratorio con il cortile aperto al territorio. Attualmente il 90% dei bambini e ragazzi che frequentano durante la settimana l’oratorio provengono da tante nazioni (circa una ventina). Chiesa che accoglie i cristiani omosessuali, lesbiche, bisessuali, transessuali. Chiesa che allarga la tenda per accogliere divorziati, separati. Sono esperienze in atto.