venerdì 9 gennaio 2026

LA TEOLOGIA TRASGRESSIVA

 




Paolo Cugini

 

La teologia trasgressiva rappresenta una delle frontiere più provocatorie del pensiero religioso contemporaneo. Non si limita a studiare il divino, ma sfida attivamente i confini dogmatici, sociali e morali che le istituzioni religiose hanno costruito nel corso dei secoli. La teologia trasgressiva non è una singola dottrina, ma un approccio metodologico. Essa parte dal presupposto che il sacro sia spesso racchiuso in strutture di potere che escludono l'alterità. Trasgredire, in questo contesto, significa superare il confine per incontrare il Mistero laddove la religione ufficiale dice che non dovrebbe essere: tra gli emarginati, nel corpo, nel desiderio e nel disordine.

Le sue radici affondano nelle teologie della liberazione e si intrecciano con la filosofia postmoderna (come il pensiero di Michel Foucault e Georges Bataille), che vede nel superamento del limite un momento di rivelazione.  Se la teologia classica è spesso stata scritta dai vincitori, la teologia trasgressiva sposta il baricentro verso le periferie esistenziali. Il Mistero non è solo nel tempio, ma è presente nel grido di chi rompe lo status quo. Questa teologia nasce spesso in contesti di marginalità, dove le voci escluse dalle narrazioni ufficiali trovano spazio per esprimersi. Si tratta di una riflessione che abbraccia le diversità di genere, orientamento sessuale, etnia, status sociale e che si interroga su come il messaggio cristiano possa essere autenticamente universale. Il rischio di ripensare la fede apre nuove vie di comprensione. Tra le principali espressioni della teologia trasgressiva troviamo la teologia queer, la teologia femminista e le teologie della liberazione, che mettono in discussione le strutture di potere consolidate all’interno delle chiese e della società. Queste correnti propongono una lettura inclusiva delle Scritture, valorizzando le esperienze di chi storicamente è stato ai margini. Il loro contributo è quello di sottolineare che il sacro non è mai statico, ma si rigenera nel dialogo e nell’accoglienza delle differenze. Molte fedi hanno storicamente represso il corpo. La teologia trasgressiva (spesso legata alla Queer Theology) recupera la santità del desiderio, vedendo nell'intimità e nella vulnerabilità fisica una metafora della relazione tra umano e divino. Utilizza il dubbio non come fine a se stesso, ma come strumento per liberare l'esperienza religiosa da sovrastrutture ideologiche e patriarcali.

Perché la trasgressione è necessaria? Secondo i sostenitori, una religione che non accetta di essere messa in discussione diventa un idolo. La trasgressione serve a rompere le immagini rassicuranti del Mistero per cercarne l'essenza oltre le parole e a sfidare le leggi ingiuste in nome di una legge superiore dell'amore e dell'accoglienza. Ovviamente, questa corrente attira forti critiche. Le istituzioni ecclesiastiche spesso accusano la teologia trasgressiva di relativismo o di perdere il senso del sacro. Tuttavia, i teologi trasgressivi ribattono che il Gesù storico fu, a sua volta, un trasgressore: mangiò con i peccatori, violò il sabato e sfidò le autorità religiose del suo tempo per rimettere al centro l'essere umano. La teologia trasgressiva non cerca di distruggere la fede, ma di renderla viva. Ci ricorda che il Mistero non può essere imprigionato in definizioni finite. È un invito a cercare il sacro non solo nella norma, ma anche nell'eccezione, nel diverso e nell'imprevisto.

La trasgressione non è fine a sé stessa, ma è orientata a una maggiore giustizia, inclusione e verità: non demolire per distruggere, ma per costruire relazioni più libere e autentiche. La teologia trasgressiva non propone un nuovo dogma, ma un nuovo punto di vista: guardare il Mistero a partire dai margini, dagli scarti, dalle esperienze che non rientrano nelle categorie ufficiali. Trasgredire diventa allora un atto spirituale: attraversare confini per incontrare il Mistero laddove non ci si aspettava di trovarlo. Per alcune comunità credenti, questa strada può sembrare pericolosa; per altre, è l’unica via per restare fedeli al Vangelo in un mondo segnato da nuove consapevolezze sul corpo, il potere, il genere, l’ecologia. In ogni caso, la teologia trasgressiva costringe la fede a misurarsi con le domande del presente, senza rifugiarsi in risposte preconfezionate, e questo ne fa uno degli ambiti più vivaci e provocatori del pensiero teologico contemporaneo.

 

 

Nessun commento:

Posta un commento