Paolo Cugini
La teologia
trasgressiva rappresenta una delle frontiere più provocatorie del pensiero
religioso contemporaneo. Non si limita a studiare il divino, ma sfida
attivamente i confini dogmatici, sociali e morali che le istituzioni religiose
hanno costruito nel corso dei secoli. La teologia trasgressiva non è una
singola dottrina, ma un approccio metodologico. Essa parte dal presupposto che
il sacro sia spesso racchiuso in strutture di potere che escludono l'alterità.
Trasgredire, in questo contesto, significa superare il confine per
incontrare il Mistero laddove la religione ufficiale dice che non dovrebbe
essere: tra gli emarginati, nel corpo, nel desiderio e nel disordine.
Le
sue radici affondano nelle teologie della liberazione e si
intrecciano con la filosofia postmoderna (come il pensiero di Michel Foucault e
Georges Bataille), che vede nel superamento del limite un momento di
rivelazione. Se la teologia classica è spesso stata scritta dai
vincitori, la teologia trasgressiva sposta il baricentro verso le periferie
esistenziali. Il Mistero non è solo nel tempio, ma è presente nel grido di chi
rompe lo status quo. Questa teologia nasce spesso in contesti di marginalità,
dove le voci escluse dalle narrazioni ufficiali trovano spazio per esprimersi.
Si tratta di una riflessione che abbraccia le diversità di genere, orientamento
sessuale, etnia, status sociale e che si interroga su come il messaggio
cristiano possa essere autenticamente universale. Il rischio di ripensare la
fede apre nuove vie di comprensione. Tra le principali espressioni della
teologia trasgressiva troviamo la teologia queer, la teologia femminista e le
teologie della liberazione, che mettono in discussione le strutture di potere
consolidate all’interno delle chiese e della società. Queste correnti
propongono una lettura inclusiva delle Scritture, valorizzando le esperienze di
chi storicamente è stato ai margini. Il loro contributo è quello di
sottolineare che il sacro non è mai statico, ma si rigenera nel dialogo e
nell’accoglienza delle differenze. Molte fedi hanno storicamente represso il
corpo. La teologia trasgressiva (spesso legata alla Queer Theology)
recupera la santità del desiderio, vedendo nell'intimità e nella vulnerabilità
fisica una metafora della relazione tra umano e divino. Utilizza il dubbio non
come fine a se stesso, ma come strumento per liberare l'esperienza religiosa da
sovrastrutture ideologiche e patriarcali.
Perché
la trasgressione è necessaria? Secondo i sostenitori, una religione che non
accetta di essere messa in discussione diventa un idolo. La trasgressione serve
a rompere le immagini rassicuranti del Mistero per cercarne l'essenza oltre le
parole e a sfidare le leggi ingiuste in nome di una legge superiore dell'amore
e dell'accoglienza. Ovviamente, questa corrente attira forti critiche. Le
istituzioni ecclesiastiche spesso accusano la teologia trasgressiva di
relativismo o di perdere il senso del sacro. Tuttavia, i teologi trasgressivi
ribattono che il Gesù storico fu, a sua volta, un trasgressore:
mangiò con i peccatori, violò il sabato e sfidò le autorità religiose del suo
tempo per rimettere al centro l'essere umano. La teologia trasgressiva non
cerca di distruggere la fede, ma di renderla viva. Ci ricorda che il
Mistero non può essere imprigionato in definizioni finite. È un invito a
cercare il sacro non solo nella norma, ma anche nell'eccezione, nel diverso e
nell'imprevisto.
La
trasgressione non è fine a sé stessa, ma è orientata a una maggiore giustizia,
inclusione e verità: non demolire per distruggere, ma per costruire relazioni
più libere e autentiche. La teologia trasgressiva non propone un nuovo dogma,
ma un nuovo punto di vista: guardare il Mistero a partire dai margini, dagli
scarti, dalle esperienze che non rientrano nelle categorie ufficiali.
Trasgredire diventa allora un atto spirituale: attraversare confini per
incontrare il Mistero laddove non ci si aspettava di trovarlo. Per alcune
comunità credenti, questa strada può sembrare pericolosa; per altre, è l’unica
via per restare fedeli al Vangelo in un mondo segnato da nuove consapevolezze
sul corpo, il potere, il genere, l’ecologia. In ogni caso, la teologia
trasgressiva costringe la fede a misurarsi con le domande del presente, senza
rifugiarsi in risposte preconfezionate, e questo ne fa uno degli ambiti più
vivaci e provocatori del pensiero teologico contemporaneo.
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