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sabato 22 marzo 2025

Il Water Forum amplia la sua presenza nei dibattiti sulla gestione delle risorse idriche in Amazzonia

 




Paolo Cugini (a cura di)


Il collettivo partecipa alla V Conferenza Ambientale Statale (CEMA) e a Convergenza Amazzonia 2025, rafforzando la lotta per il diritto umano all'acqua e la preservazione delle risorse idriche nella regione

Il collettivo Fórum das Águas si è distinto nella lotta per la preservazione delle risorse idriche in Amazzonia, espandendo le sue attività in diversi spazi di dibattito e mobilitazione sociale. Di recente, il gruppo ha partecipato alla V Conferenza Ambientale Statale (CEMA), tenutasi tra il 12 e il 14 marzo presso la Corte dei Conti dello Stato di Amazonas (TCE-AM). Inoltre, partecipa anche a Convergenza Amazzonia 2025, un evento che si svolge dal 17 al 22 marzo a Manaus, nell'ambito del programma della Settimana mondiale dell'acqua. La presenza del Water Forum a questi incontri rafforza la lotta per il diritto all'acqua e la gestione sostenibile delle risorse idriche nella regione.

Performance alla 5a Conferenza Ambientale Statale

Il V CEMA ha riunito rappresentanti della società civile, autorità pubbliche e organizzazioni socio-ambientali per discutere le sfide ambientali dell'Amazzonia e presentare proposte per l'elaborazione di politiche pubbliche volte alla sostenibilità. Da sottolineare anche la presenza del Servizio Amazzonico per l'Azione, la Riflessione e l'Educazione Socio-Ambientale (Sares), della Compagnia di Gesù, che ha partecipato attivamente all'evento.

In questo processo, il Forum dell'Acqua ha avuto un ruolo fondamentale, venendo eletto come rappresentante della società civile attraverso una conferenza gratuita organizzata dal collettivo stesso. Durante l'evento statale, il gruppo ha garantito voce e voto nella discussione sulle politiche ambientali, principalmente nell'area relativa al cambiamento climatico. Il rappresentante del Forum parteciperà anche alla Conferenza nazionale sull'ambiente, in programma all'inizio di maggio, durante la quale le problematiche amazzoniche saranno affrontate in una prospettiva più ampia.

Per padre Sandoval Rocha, SJ, membro del collettivo, la partecipazione al Forum dell'Acqua è essenziale per garantire che si dibatta la realtà dei fiumi, dei laghi e dei corsi d'acqua dell'Amazzonia. “Il nostro obiettivo è denunciare gli impatti della privatizzazione dell'approvvigionamento idrico e del sistema fognario di Manaus, che sta causando difficoltà dal 2000. Inoltre, vogliamo portare alla luce la contaminazione dell'acqua da parte di pesticidi, l'inquinamento industriale e la cattiva gestione dei rifiuti scaricati nei fiumi e nei corsi d'acqua", ha sottolineato.

Convergenza Amazzonia 2025

In occasione delle celebrazioni della Settimana mondiale dell'acqua, il Forum dell'acqua è presente anche a Convergenza Amazzonia 2025, un evento che riunisce diversi settori della società per promuovere un ampio dibattito sulla tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile nella regione. Il programma comprende conferenze, workshop, fiere culturali, mostre artistiche e immersioni, creando uno spazio di dialogo e articolazione tra comunità, organizzazioni, imprenditori e dirigenti pubblici.

L'evento offre anche opportunità di volontariato agli studenti delle scuole superiori e delle università, incoraggiando la partecipazione dei giovani alla lotta per la sostenibilità.

Ispirandosi all'incontro dei fiumi Negro e Solimões, che formano il Rio delle Amazzoni, Convergenza Amazzonia nasce dall'esigenza di unire gli sforzi a favore della governance ambientale nella regione. L'iniziativa ha avuto la sua prima edizione nell'agosto 2024 e si sta consolidando come uno spazio strategico per la costruzione collettiva di soluzioni alle sfide socio-ambientali dell'Amazzonia.


Fonte: https://paamsj.org.br/forum-das-aguas-amplia-presenca-em-debates-sobre-a-gestao-da-agua-na-amazonia/ 


giovedì 20 marzo 2025

IL PROGETTO DELLA FACOLTA’ CATTOLICA DELL’AMAZZONIA A MANAUS

 

Con un gruppo di studenti dopo un esame




Paolo Cugini


È iniziato in queste settimane il primo semestre 2025 della Facoltà Cattolica dell’Amazzonia con sede a Manaus, in cui insegno da circa due anni. Dal punto di vista generale non posso che ringraziare il Signore per l’opportunità che mi è stata data. Mi trovo, infatti, nel centro formativo cristiano più importante dell’Amazzonia. Nella Facoltà Cattolica ci sono studenti delle diocesi e delle congregazioni religiose di tutta l’Amazzonia divenendo, dunque, un punto d’incontro e di dialogo significativo. Oltre a ciò, grazie alla creatività del Vescovo Hudson che, oltre ad essere uno dei tre vescovi ausiliari dell’archidiocesi di Manaus, è anche il direttore della Facoltà e dei tre coordinatori laici: Elisangela, George e Roseane, ogni semestre vengono offerte diverse opportunità anche per laiche e laici. È questo un aspetto importante della Facoltà Cattolica, vale a dire, il legame stretto con l’archidiocesi e gli organismi ecclesiali attivi sul territorio amazonico, in modo particolare la REPAM (Rete ecclesiale Panamazzonica) e la CEAMA (Conferenza Episcopale Amazzonica). Altro aspetto importante della Facoltà Cattolica, che la differisce dalle Facoltà teologiche italiane, è la possibilità di essere riconosciuta dallo Stato. Proprio lo scorso anno, a due anni di distanza dalla fondazione, la Facoltà Cattolica dell’Amazzonia ha avuto il riconoscimento ufficiale del MEC (Ministero dell’Istruzione del Governo Federale) con nota massima, sia per i corsi di Teologia che di Filosofia. Ciò significa che, i titoli che escono dalla Facoltà Cattolica, hanno valore sul mercato brasiliano e, in questo modo, la Facoltà attira studenti che non necessariamente sono legati ad un cammino ecclesiale. Altra caratteristica importante, che la diversifica rispetto al percorso proposto in Italia per coloro che si avviano al sacerdozio, è data dal tipo di proposta culturale. Infatti, mentre in Italia il biennio filosofico è inserito nel percorso teologico, in Brasile è separato. Filosofia e teologia sono due percorsi diversificati al termine dei quali si ottiene una laurea. Ci sono laici e laiche che prima hanno ottenuto la laurea in teologia, frequentando i quattro anni del corso, e poi hanno iniziato il percorso triennale per ottenere la laurea in filosofia. 

Al centro il cardinal Steiner e il vescovo ausiliare Hudson, direttore della Facoltã
I tre laici coordinatori Roseane (seconda da sinistra), Elisangela e George


La Facoltà Cattolica, voluta fortemente dal Cardinale Leonardo Steiner sin dal suo insediamento nell’Archidiocesi di Manaus, avvenuto nel gennaio del 2020, dopo solo due anni di vita ha già dei numeri significativi, che dicono dell’impegno profuso dai suoi coordinatori. Attualmente, infatti, gli studenti dei corsi di filosofia e teologia sono circa 150, mentre più di 600 sono gli studenti che frequentano i così detti corsi di estensione universitaria. Oltre a questi, ci sono anche 25 studenti che stanno frequentando un corso di specializzazione biblica e una decina sono entrati nel percorso del dottorato di ricerca, in collaborazione con la Pontificia Università Cattolica con sede a san Paolo. 

La presenza della Facoltà Cattolica a Manaus la rende attenta e sensibile alle problematiche che appaiono sul territorio. L’equipe coordinatrice tutti gli anni organizza settimane culturali, coinvolgendo sia professori che studenti in percorsi interattivi, per affrontare quei temi che rendono il territorio amazzonico affascinante e ricco di prospettive. È impossibile passare per Manaus e non rimanere incantati dalla quantità impressionante di acqua dolce, dalla ricchezza della foresta amazzonica che, proprio per questo, da decenni è depredata e sfruttata dalle multinazionali, che entrano nel territorio amazzonico con il solo obiettivo di prendere tutto ciò che possono, alla faccia dei divieti e del rispetto della natura e delle popolazioni indigene. Questo è un altro tema molto importante, che viene affrontato nelle settimane culturali e anche all’interno di corsi specifici. Proprio sull’attenzione a ciò che di specifico offre il territorio amazzonico la Facoltà Cattolica ha elaborato un progetto ben articolato e che vale la pena conoscere. 

Aula inaugurale dell'anno accademico 2025


Uno dei progetti più importanti che la Facoltà Cattolica sta cercando di realizzare è il progetto denominato Anello di Tucum. Tucum è una palma che cresce formando densi cespi. Raggiunge un'altezza compresa tra i 10 e i 12 metri. Ha steli ricoperti di spine, il che lo rende molto ornamentale. Questo anello ebbe origine in Brasile nell'epoca dell'Impero, quando i gioielli potevano permetterseli solo le ricche élite imperiali. Gli schiavi e gli indios crearono questo anello per poter dare ufficialità ai loro matrimoni. Era, praticamente, un simbolo clandestino per i ricchi che non riuscivano a comprenderne il significato, visto che il suo colore naturale è scurissimo. Negli ultimi decenni, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II e la seconda e terza Conferenza Generale dell'Episcopato Latino-Americano, che hanno messo in luce l'opzione preferenziale per i poveri, l'anello di tucum si è diffuso largamente fra i fedeli cristiani, con il significato di sancire l'alleanza fra le varie chiese del mondo e ...i poveri, la pace, il rispetto della madre Terra e della causa indigena. Nel corso dei secoli, l’Amazzonia è stata bersaglio di colonizzazioni, genocidi e depredazione delle sue risorse naturali, causando innumerevoli sfide e lotte a favore della preservazione della vita nelle sue varie dimensioni. La sua diversità di culture e biomi costituisce un potenziale immenso e, prendersi cura dell’Amazzonia, significa prendersi cura della Casa Comune e generare sempre più alternative di qualità della vita.

L'entrata della Facoltà Cattolica


   L'anello di tucum ci riporta alle problematiche dell'Amazzonia, dei suoi popoli, delle sue terre, delle sue lotte, simboleggiando l'alleanza con la causa dei Popoli Originari, con la causa dei piccoli, e tutta la lotta in difesa della vita: è per questo che il nostro progetto ha ricevuto questo nome. L’Anello di Tucum si presenta come un progetto ombrello che racchiude quattro progetti, che promuovono studi e approfondimenti, dibattiti e azioni, che coinvolgono le dimensioni amazzoniche.  In primo luogo, il progetto Scuola di Formazione Socio-Ambientale, che mira alla formazione sistematica in difesa della vita, della biodiversità, della flora, della fauna, degli ecosistemi, dei biomi, della biosfera, oltre a promuovere la giustizia sociale e difendere la dignità umana nella regione Amazzonica. In secondo luogo, il progetto Borse di studio, che mira a finanziare borse di studio per i Corsi di Laurea in Filosofia e Teologia della La Facoltà Cattolica dell’Amazzonia. In terzo luogo, il Progetto Eventi Accademici, che mira a rafforzare la didattica, la ricerca e la divulgazione. Infine, la Facoltà Cattolica mira a valorizzare la formazione nel contesto amazzonico, per diversi gruppi, comunità e leader dei comuni di Amazonas e Roraima, che cercano percorsi di dialogo, inserendosi, inculturandosi e incarnandosi nella vita amazzonica. La Facoltà Cattolica mira a promuovere una formazione teologica sistematica e integrale, in un contesto multietnico, multiculturale e multireligioso. Il processo di formazione teologico-pastorale si svolge attraverso attività di insegnamento, ricerca e divulgazione, mirando alla formazione professionale e integrale di teologi e leader in e per l’Amazzonia.

Lavori di guppo


L’obiettivo del progetto Anello di Tucum consiste nel promuovere, produrre e diffondere la conoscenza teologica attraverso l'insegnamento, la ricerca e la divulgazione, formando professionisti critici, solidali e creativi, capaci di contribuire alla costruzione di una società giusta e fraterna. La Facoltà Cattolica si dedica allo studio della realtà amazzonica cercando di creare uno spazio di dialogo interdisciplinare, interreligioso, interculturale ed ecumenico, alla ricerca di nuovi percorsi verso un'ecologia integrale, in linea con le indicazioni fornite da Papa Francesco nella Querida Amazonia. 



sabato 18 gennaio 2025

IN CAMMINO VERSO UN RITO AMAZZONICO

 




Paolo Cugini


La presenza della Chiesa di Reggio Emilia e Guastalla in Amazzonia, attraverso l’azione pastorale sul territorio di missionari (per ora solo presbiteri), ci permette di accompagnare esperienze ecclesiali, che vengono da altri mondi e di confrontarci con queste. 

Uno degli aspetti più interessanti, dal punto di vista ecclesiale, del cammino della Chiesa amazzonica di questi ultimi anni è il tentativo di realizzare un rito amazzonico, conforme al desiderio espresso da papa Francesco durante il Sinodo sull’Amazzonia (2019), di una Chiesa dal volto amazzonico. Per molti secoli, numerose comunità ecclesiali incarnate nel territorio, hanno cercato di esprimere e vivere la propria fede, secondo le culture dei loro popoli. Il Sinodo amazzonico ha riconosciuto queste pratiche e accolto questa aspirazione, incaricando la Conferenza ecclesiale dell'Amazzonia (CEAMA) di creare una commissione per elaborare un rito amazzonico. Il nuovo organismo della Chiesa in Amazzonia ha costituito una commissione competente per studiare e discutere, secondo i costumi e le tradizioni dei popoli ancestrali, l’elaborazione di un rito amazzonico, che esprima il patrimonio liturgico, teologico, disciplinare e spirituale dei popoli presenti in Amazzonia, con particolare riferimento a quanto la Lumen Gentium afferma per le Chiese orientali (LG 23).

Secondo il Sinodo dell'Amazzonia, il nuovo rito si unirebbe ai riti già in vigore presenti nella Chiesa, arricchendo l’opera di evangelizzazione, la capacità di esprimere la fede in una cultura propria e il senso di valorizzazione della Chiesa locale e della collegialità, che può esprimere la cattolicità della Chiesa. Un nuovo rito non è una rottura, ma un arricchimento della Tradizione della Chiesa. Il Documento finale del Sinodo ricorda che, oltre al Rito romano, «nella Chiesa cattolica si conoscono 23 riti diversi, segno chiaro di una tradizione che fin dai primi secoli ha cercato di inculturare i contenuti della fede e la sua celebrazione» (DF 117). 



L’esigenza di questo rito nasce dalle pratiche di inculturazione del Vangelo e di incarnazione della Chiesa, risultato di un lungo processo di comunità ecclesiali inserite nel loro contesto socioculturale. In Amazzonia, a partire dal XVI secolo, quando arrivarono i primi missionari nella regione, la fede si è inculturata e la Chiesa si è incarnata nel territorio. Il nuovo rito, quindi, affiancato dal Rito Romano o Latino, vuole essere il modo di esprimere e vivere la fede ricevuta e vissuta per secoli in questo vasto territorio fino ad oggi. Il rito che ne nasce è ancorato anche alla Tradizione della Chiesa. Come ricorda Papa Francesco nella Querida Amazzonia, il Concilio Vaticano II ha aperto le porte a un graduale processo di inculturazione della fede cristiana nei diversi contesti socioculturali, anche se in modo timido, perché «non è desiderio della Chiesa imporre (... ) in modo unico e rigido, ma rispettando e cercando di sviluppare le qualità e i doni dello Spirito delle varie razze e popoli” (SC 37). Tuttavia, lamenta il Papa, «dopo più di cinquant’anni, sono stati fatti pochi progressi in questo senso» (QA 82).

 La Sintesi Narrativa del processo di preparazione al Sinodo dell’ Amazzonia, frutto dell'ascolto diretto di 87mila persone, giustifica la necessità che la Chiesa in Amazzonia segua nuove strade per rispondere, fondamentalmente, a tre tipi di esigenze: garantire la presenza eucaristica nelle comunità; promuovere altre forme di ministeri ordinati per celebrare i sacramenti; promuovere un nuovo significato dei sacramenti fondato sul dialogo interculturale con le espressioni delle persone e la loro ricchezza spirituale. Dal 2020 sono stati fatti passi importanti, con il contributo di diversi esperti e comitati di lavoro, che hanno portato al Quadro Generale del Rito Amazzonico – presentato durante il V incontro della Chiesa in Amazzonia, svoltosi a Manus nel mese di agosto del 2024 - e alla raccolta di testimonianze di esperienze di inculturazione, cercando di creare le componenti del Rito Amazzonico. Si tratta di un processo che durerà fino a marzo 2025, con tre anni di sperimentazione per valutare e adeguare il Rito Amazzonico.



L’attenzione ai processi d’inculturazione del Vangelo messi in atto nel territorio amazzonico ha condotto a sottolineare l’importanza di alcuni aspetti, che il rito amazzonico dovrà tener conto. Il primo è il ruolo delle donne. Nelle cosmologie dei popoli indigeni, dei quilombola (comunità formate esclusivamente da afrodiscendenti) e di altre comunità tradizionali, la figura femminile ha un ruolo centrale in quanto è colei che genera e si prende cura della vita. Esempio di questo sono le espressioni Madre Terra, Madre dell'Acqua, Madre dei Pesci e Madre del Cespuglio. Questa centralità del femminile si presenta nelle relazioni di socialità dei popoli indigeni, in cui le donne hanno molteplici ruoli: generano e istruiscono i figli su come trasmettere storie e conoscenze; indicano l’attenzione alla casa e alla famiglia; consigliano i propri compagni su come prendere decisioni basate sui sogni e segni sacri, che sanno interpretare con la propria sensibilità. Ciò dimostra il ruolo fondamentale che le donne svolgono in queste comunità. In questo senso, è opportuno sottolinearlo, per l'organizzazione dei riti e delle celebrazioni che ne derivavano dalle interazioni tra cristianesimo, popolazioni indigene, quilombolas e comunità tradizionali, il protagonismo delle donne è fondamentale. Per un autentico Rito Amazzonico, è importante che le donne possano occupare spazi di partecipazione e leadership in cui non si trovano in una posizione subordinata, ma di simmetria e complementarità. Proprio come nel lavoro collettivo in fattoria – in cui le donne lavorano (a fianco degli uomini) nella piantagione, nella preparazione di cibi e bevande – nelle comunità dove si svolgono le feste dei santi, sono loro che organizzano e dirigono le litanie, le danze tradizionali e la preparazione e distribuzione di cibi e bevande. Un rito amazzonico deve prevedere la ridistribuzione dei posti e dei ruoli all’interno della Chiesa, accogliendo ufficialmente il ruolo delle donne come predicatrici e officianti sacramenti.

Un secondo aspetto che l’elaborazione del Rito dell’Amazzonia dovrà tener conto riguarda la specifica realtà antropologica dei popoli di questo territorio. Le relazioni di reciprocità, condivisione e prossimità sono costitutive della vita sociale in Amazzonia e sono molto vive nelle feste dei santi: sono esempi di riti già inculturati. L'Eucaristia può acquisire ancora più significato per i fedeli traendo ispirazione da queste celebrazioni. Tuttavia, è necessario rispettare e prendersi cura dell'Altro, che può manifestarsi nei vicini umani e non umani. Mantenere una vita sana e armoniosa dipende dall'equilibrio di queste relazioni. È fondamentale “rispettare le diverse visioni del mondo dei popoli, adottando i simboli propri della visione del mondo dei popoli all’interno del discorso e anche i simboli dei sacramenti, rendendoci così parte della loro visione del mondo, delle loro credenze e della loro cultura” (SN, 2019). La mistica amazzonica ci invita a percorrere sentieri d'amore per le persone con rispetto e comprensione. I miti e le feste, carichi di valore sacro, ci permettono di camminare verso una spiritualità centrata sull’unico Signore (QA 77-79). 

Un ultimo elemento che vale la pena sottolineare e che è all’attenzione della commissione che sta elaborando il rito amazzonico è il rapporto con la natura. Nonostante, ad esempio la complessità della figura dello sciamano, che più che un sacerdote svolge la funzione profetica di rivelare alla comunità che cosa la natura sta dicendo loro, questa visione del mondo offre la possibilità di approfondire una spiritualità che riconosce la foresta come un essere vivente. Per la gente dell'Amazzonia, la natura non è qualcosa di cui si può disporre in modo predatorio, perché ci sono degli spiriti che la abitano: gli xapiris. Bisogna tenere presente che questo non significa che la natura possieda un animus autonomo, come sostiene l'animismo, che la renderebbe quasi divina. Al contrario, il sacro abita la giungla, ma non è lei. Occorre conservarla perché porta la nostra impronta, il linguaggio di un mondo a cui non si può accedere dominandolo, ma trasformandosi in esso. La foresta ha una densità sacramentale. La natura è la fonte della vita, spinge le persone a cercare la vita in abbondanza, non nel senso di spreco capitalista, ma di “buon vivere”. In esso il centro è “l’armonia con se stessi, con la natura, con gli esseri umani e con l'essere supremo, perché c'è un intercomunicazione tra l'intero cosmo, dove non ci sono esclusioni e né esclusi, e dove possiamo forgiare un progetto di vita piena per tutti” (DF 9). Un denominatore comune tra i popoli dell'Amazzonia è la loro interazione con la natura, che intendono come un soggetto. Non esiste alcuna dissociazione tra gli esseri umani e la natura: prevale il rispetto e cura.

Per questo motivo ed altri, rito amazzonico che è in processo di elaborazione, non si limita all’adattamento della liturgia o del messale Romano. Vuole essere espressione della configurazione di una Chiesa dal volto amazzonico nella liturgia, nei sacramenti e nei sacramentali (benedizioni, funerali), nella spiritualità, nella teologia, nell'iniziazione alla vita cristiana, nella liturgia delle ore/ufficio delle comunità, nella mistagogia, nell'Anno liturgico, nei ministeri, in breve, nelle strutture e nell'organizzazione della Chiesa stessa. La Chiesa dal volto amazzonico espressa dal nuovo rito sarà una Chiesa multiculturale, vicina dei molteplici volti, costumi e tradizioni dei suoi popoli, consapevole della legittimità di una Chiesa pienamente locale all'interno di una cattolicità plurale, nell'unità dello Spirito (cfr LG 23). A sua volta, una realtà multietnica, multiculturale e multireligiosa come quella amazzonica è un indicatore che condiziona il rito amazzonico a una dimensione plurale e singolare allo stesso tempo. 



martedì 15 ottobre 2024

Il cardinale Steiner non vede alcuna difficoltà nell'ordinazione di diaconesse e uomini sposati in alcune realtà

 



Testo di don Luis Modino, prete spagnolo, giornalista che svolge il Ministero nell’arcidiocesi di Manaus.

Traduzione: Paolo Cugini

 

L'arcivescovo di Manaus, cardinale Leonardo Steiner, era presente martedì 15 ottobre nella Sala Stampa del Vaticano, rispondendo ad alcune domande. Tra questi la situazione climatica in Amazzonia, il ruolo delle donne e la possibile ordinazione di diaconesse e uomini sposati, e come si vive la sinodalità nella Chiesa di Manaus e in Amazzonia.

 

La sinodalità ha a che fare con l’ambiente

Di fronte alla situazione climatica che sta vivendo l’Amazzonia, punita per il secondo anno con una siccità estrema, l’arcivescovo di Manaus ha affermato che “la sinodalità ha a che fare con l’ambiente”. Riconoscendo che questo non verrà affrontato nella Seconda Sessione dell’Assemblea sinodale, ha affermato che “se guardiamo a Querida Amazonia, Papa Francesco ci offre un’ermeneutica della totalità che è tremendamente sinodale. Cultura, questioni sociali, questioni ambientali e vita ecclesiastica. Tutto ciò costituisce una totalità ermeneutica”.

In questo senso, ha evidenziato il cardinale, “affrontiamo la questione dell'ambiente nella nostra arcidiocesi di Manaus, ma anche nelle altre diocesi che compongono la nostra Regione Nord1”. Ha denunciato il momento drammatico che sta vivendo l’Amazzonia, dettagliando alcune situazioni che rendono difficile l’accesso alle comunità e al lavoro pastorale in esse. Una situazione climatica che colpisce altre regioni del Brasile e che diviene drammatica a causa della deforestazione, “quest’aggressione all’ambiente in Amazzonia, attraverso l’attività mineraria, l’inquinamento delle acque dovuto al mercurio proveniente dalle miniere, la pesca predatore."

Tutto ciò significa che noi come Chiesa abbiamo l’obbligo di raggiungere le comunità, ma anche di sensibilizzare la società nella nostra regione alle questioni climatiche e ambientali”, ha affermato. L'arcivescovo spiega che la Chiesa di Manaus sta portando rifornimenti e acqua alle comunità, quasi una contraddizione in una regione con tanta acqua, che oggi non è più potabile.




Le donne nella Chiesa amazzonica

Il ruolo delle donne in Amazzonia è fondamentale. In una regione dove le comunità hanno vissuto per più di 100 anni senza la presenza del sacerdote, “e le comunità hanno continuato ad essere vive, pregando, celebrando e avendo i loro modi di pregare le donne hanno portato avanti le comunità e oggi portano avanti le nostre comunità”.

Molte delle nostre donne sono vere diaconesse, senza aver ricevuto l'imposizione delle mani. E queste diaconesse, vorremmo chiamarle diaconesse, ma per evitare confusione con il ministero ordinato, non abbiamo ancora trovato una parola adatta” ha affermato l'arcivescovo di Manaus. Sempre Steiner ha affermato che: «è ammirevole quanto le donne siano responsabili della nostra Chiesa, è ammirevole. Molte di loro sono a capo delle comunità, sono leader della Parola di Dio, riuniscono le comunità per un momento di preghiera”. Un lavoro che ha portato il cardinale ad affermare che “la nostra Chiesa non sarebbe la Chiesa che è senza la presenza delle donne”.

Riguardo all'ordinazione delle diaconesse, l'arcivescovo di Manaus ha ricordato l'esistenza di una commissione che studia storicamente questa questione. Si è chiesto: «se vediamo che questo è stato storicamente presente nella Chiesa, perché non ripristinare il diaconato femminile ordinato se esisteva già nella storia della Chiesa, come è stato fatto dopo il Concilio restaurando il diaconato permanente per gli uomini?».

Dal Sinodo dell’Amazzonia al Sinodo della sinodalità

L'Arcivescovo di Manaus ha riflettuto sulla realtà dell'arcidiocesi, segnata dalla presenza indigena, di migranti, con comunità indigene che hanno un modo diverso di strutturarsi, una realtà di cui tenere conto. Parlando della continuità tra il Sinodo per l’Amazzonia e quello attuale, ha affermato che “il Sinodo per l’Amazzonia ha aperto la possibilità di avere un Sinodo di sinodalità”, sottolineando la partecipazione di oltre 80mila persone alla preparazione del Sinodo per l’Amazzonia. La sinodalità è una strada senza ritorno perché tutti entriamo in un movimento di essere Chiesa. Nell'Assemblea sinodale, il cardinale ha affermato di voler condividere l'esperienza della partecipazione di tutti, una ricchezza enorme che abbiamo, ricordando che questo cammino è presente da più di 50 anni in Amazzonia. Una pratica presente nell'arcidiocesi di Manaus, dove più di mille comunità vengono consultate per vedere come essere una Chiesa più missionaria. Una Chiesa dove “i laici sono entusiasti di poter essere missionari”.



Possibilità di ordinare uomini sposati in alcune realtà

Riguardo all'ordinazione degli uomini sposati, ha detto che nell'arcidiocesi di Manaus ci sono più di mille comunità e 172 sacerdoti, per cui non è possibile seguire la vita sacramentale delle comunità. Dopo aver affermato che il Santo Padre non ha chiuso la questione, ha sottolineato che “per certe realtà non sarebbe una difficoltà ammettere all'ordinazione uomini sposati”. Alla fine dell’intervento il cardinal Steiner ha chiesto di continuare a dialogare, guardando alla comunità, che è la ragione dell'esistenza della Chiesa.

martedì 27 agosto 2024

ANCORA SUL RITO AMAZZONICO

 




Ministerialità, PUAM e REIBA frutti del CEAMA nel territorio

Paolo Cugini

 

La Conferenza ecclesiale amazzonica (CEAMA) nasce come una delle proposte del Sinodo per l’Amazzonia, che al numero 115 del suo Documento finale propone: “la creazione di un organismo episcopale che promuova la sinodalità tra le Chiese della regione, che aiuti a delineare la visione amazzonica volto di questa Chiesa e che continui il compito di trovare nuove vie per la missione evangelizzatrice”.

Alla 2° Assemblea del CEAMA, che si è tenuta a Manaus dal 23 al 26 agosto 2024, con circa 70 partecipanti, sono stati presentati alcuni dei passi che si realizzano sotto l'egida di questa organizzazione, come il Rito Amazzonico, la ministerialità, il Programma Universitario Amazon (PUAM) e la Rete Amazzonica Bilingue Interculturale per l’Educazione (REIBA).

Il desiderio di una Chiesa dal volto amazzonico è presente in Amazzonia fin dall’arrivo della Chiesa cattolica nel XVI secolo, ma soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II e dagli incontri dei vescovi dell’Amazzonia peruviana, nel 1971, a Iquitos, e dell’Amazzonia brasiliana nel 1972, a Santarém, prendendo un impulso decisivo nel 2019 con il Sinodo per l’Amazzonia, da cui è emerso il Rito Amazzonico, come si legge al numero 119 del Documento finale, qualcosa che ha a che fare con il territorio, ma anche con le persone che lo abitano.

Dal 2020 sono stati fatti passi, con il contributo di diversi esperti e comitati di lavoro, che hanno portato al Quadro Generale del Rito Amazzonico e alla compilazione di documenti di esperienze di inculturazione. Questo processo durerà fino a marzo 2025 per valutare e adattare il Rito Amazzonico.

L’équipe di Amazon Rite, composta da circa 30 persone, insiste sull’importanza di riunire esperienze di inculturazione nelle comunità. Le misure adottate finora nella ricerca vengono utilizzate per il lavoro delle commissioni. Tra le sfide c’è la socializzazione del documento di lavoro “Punti di riferimento fondamentali per un rito amazzonico” a tutti i livelli della Chiesa interessati al processo del Rito. A ciò si aggiunge l'integrazione di altre persone che possano contribuire alle 13 commissioni di rito, soprattutto in spagnolo.

Riguardo alla ministerialità, il Centro di riflessione sottolinea che: “tutte le iniziative delle donne in Amazzonia sono fonte di ispirazione nei processi di sinodalità e nei cambiamenti auspicati nella Chiesa cattolica”. Insistono sul fatto che le voci delle donne devono risuonare, ma non per togliere spazio a nessuno, bensì per includerci come membri di questa Chiesa.

Dal nucleo si chiede che il CEAMA e le conferenze episcopali riconoscano i ministeri femminili in Amazzonia, che il CEAMA chieda formalmente a Roma l'istituzione del diaconato femminile e che vengano avviate scuole di formazione diaconale per le donne in Amazzonia.

Il Programma Universitario Amazzonico (PUAM), che terrà la sua assemblea il 27 e 28 agosto, a Manaus, ha presentato la sua composizione del programma, che comprende istituti di istruzione superiore, reti e attori globali, attori ecclesiastici, tra cui il CEAMA e reti di cooperazione fraterna. È stato inoltre presentato il board, i passi compiuti e i processi formativi tecnici e tecnologici, con la costruzione di contenuti e orizzonti.

REIBA lavora nelle comunità indigene nella prospettiva dell'educazione bilingue e dell'ecologia integrale, è presente in 11 diocesi e vicariati in Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Perù e Guyana, accompagnando 12 popolazioni indigene. Presieduto dal Vescovo di Puerto Maldonado (Perù), dom David Martínez de Aguirre, ha un coordinatore generale e diverse commissioni, essendo stato avviato nel 2020, periodo in cui ha compiuto diversi passi. Un programma che conta su volontari locali e volontari provenienti da altri 10 paesi. REIBA è divisa in diversi gruppi: Amazzonia e Chiesa, Popoli Indigeni, Formazione Personale e Comunitaria ed Educazione Interculturale Bilingue.

giovedì 22 agosto 2024

UN RITO LITURGICO DAL VOLTO AMAZZONICO: ORMAI CI SIAMO

 



 

Articolo di Louis Miguel Modino

Traduzione di Paolo Cugini

Il V Incontro della Chiesa nell'Amazzonia Legale, che si svolge a Manaus dal 19 al 22 agosto, è uno spazio di riflessione sui diversi passi che sta compiendo la Chiesa in Amazzonia. Uno di questi è il rito amazzonico, qualcosa che è stato plasmato a partire dal desiderio di una Chiesa dal volto amazzonico, che accompagna la vita della Chiesa nella regione fin dall’arrivo del Vangelo nel XVI secolo.

L-incontro di Santarém, del 1972, può essere considerato uno spartiacque in questa configurazione di Chiesa dal volto amazzonico. Negli ultimi 50 anni si sono fatti passi avanti, con il Sinodo per l’Amazzonia, nel 2019, momento in cui è emersa la proposta di un rito amazzonico, secondo il numero 119 del Documento finale. Il Rito Amazzonico va aggiunto agli altri 23 riti presenti nella Chiesa.

Secondo il teologo brasiliano Agenor Brighenti, si tratta di un rito che vuole essere molto più di un rito liturgico, poiché non può ridursi all'inculturazione della Liturgia o del Messale Romano . In questa prospettiva, si sta lavorando sui sacramenti e sui sacramentali, sull'Iniziazione alla vita cristiana, sulla Liturgia delle Ore, sull'Anno Liturgico, sui Ministeri, sullo Spazio Liturgico, sulle Strutture e sull'organizzazione della Chiesa. L’obiettivo è che sia un rito che configuri un modello di Chiesa per l’Amazzonia.

Il teologo brasiliano Agenor Brighenti


Il teologo brasiliano ha affermato che un rito non si crea, ma si elabora sulla base dei processi di inculturazione del Vangelo e di incarnazione della Chiesa , risultato di un lungo processo di comunità inserite nella realtà, cosa che è stata fatta fin dall'arrivo dei primi missionari. Data la grande estensione e diversità della regione, Brighenti si è chiesto: “È possibile avere un solo rito per tutta l’Amazzonia?” Difende la necessità di rispettare e valorizzare la diversità, affinché in un’Amazzonia multipla si possa trovare un denominatore comune, ma sufficientemente aperto affinché ogni regione possa incarnare in questo rito la sua specificità.

Dal 2020 sono stati fatti passi, con il contributo di diversi esperti e comitati di lavoro, che hanno portato al Quadro Generale del Rito Amazzonico e alla raccolta di testimonianze di esperienze di inculturazione, cercando di creare le componenti del Rito Amazzonico che portano all'elaborazione dei Rituali del Rito Amazzonico. Un processo che durerà fino a marzo 2025, con tre anni di sperimentazione per valutare e adeguare il Rito Amazzonico.

La pratica della ministerialità è una realtà presente nella Chiesa dell’Amazzonia. “Non si può pensare ai ministeri solo come mediazione pastorale, sono più di questo”, secondo suor Sonia Matos, non si può pensare ai ministeri a causa della mancanza di ministri ordinati, sarebbe distoglierli dal loro significato e fondamento. La monaca lancia una chiamata dal sacerdozio comune che deriva dal battesimo, che porta a intendere i ministeri come percorsi per incarnare il Vangelo e l'esperienza della Chiesa

Um momento liturgico


“Per una Chiesa dal volto amazzonico è necessaria una pastorale veramente amazzonica, attraverso un’esperienza ecclesiale che segua la capillarità-sinodalità dei fiumi” evidenzia la superiora della Congregazione delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo. In Amazzonia, data la storia della regione, non si può dimenticare che “le donne sono soggetti nelle parrocchie e nelle diocesi, con molteplici forme di servizio pastorale e ricche esperienze di ministerialità”. In considerazione di ciò, si pone la sfida di essere un carisma riconosciuto dal Vescovo di fronte alla vocazione per un servizio specifico nella Chiesa, riconoscimento che supera la discriminazione di genere.

Sono ministeri al servizio della vita della comunità, e in questo senso, concedere il ministero diaconale alle donne è riconoscere e legittimare la diaconia che esse “di fatto” già esercitano nelle comunità, in coordinamento, ministeri della Parola e dell'Eucaristia., nell'animazione liturgica, nella cura dei poveri. Ecco perché “con il riconoscimento, di fatto e di diritto, le donne lascerebbero il ruolo di sostituzione pastorale e di esclusione negli organi decisionali, per assumere un ministero basato sulla loro dignità ministeriale”, ha sottolineato la religiosa.

La Chiesa in Amazzonia continua a cercare risposte creative alle sfide di ogni momento storico, in vista del servizio della missione evangelizzatrice e della trasformazione sociale. Una dinamica che ci porta a riflettere sul modello di Chiesa da portare avanti in Amazzonia. Insieme ai ministeri esistenti, c’è la possibilità di nuovi ministeri: Ministero della Casa Comune e Ministero Consultivo, tra gli altri. Il ruolo ministeriale del popolo di Dio in Amazzonia ne evidenzia la costruzione sinodale. Una dinamica sinodale che riconosce la ricchezza di tutti i leader della Chiesa e promuove la partecipazione di tutti. Ciò porta suor Sonia Matos a chiedere che la Chiesa amazzonica diventi amazzonica, “attraverso una ministerialità autoctona, pluriforme, pluriculturale, per incarnare il Vangelo”, per vivere la cattolicità con il volto e il modo amazzonico, lasciando da parte la tentazione dell’uniformità e della autoreferenzialità, per diventare comunità ministeriale, come modo di vivere e testimoniare il Regno.

martedì 20 agosto 2024

V Incontro della Chiesa nell’Amazzonia Legale: “Essere sempre più una Chiesa integrata”

 




 

Paolo Cugini

Lunedì 19 agosto 2024 è iniziato il V Incontro della Chiesa nell'Amazzonia Legale, che riunisce a Maromba di Manaus, dal 19 al 22 agosto, i vescovi e altri rappresentanti delle 58 Chiese locali che fanno parte della regione. Con il tema “La Chiesa che si è fatta carne allarga la sua tenda in Amazzonia: memoria e speranza”, è organizzato dalla Commissione episcopale speciale per l'Amazzonia e dalla Rete ecclesiale panamazzonica (REPAM-Brasile).

Il fatto che “incontrarsi sia sempre importante, per creare più comunione, per pensare insieme all'evangelizzazione, per rimanere fedeli allo spirito missionario della nostra Chiesa in Amazzonia, per rivedere il nostro cammino”, secondo l'arcivescovo di Manaus e presidente della Regionale Nord1 della Conferenza Nazionale del Consiglio Episcopale del Brasile (CNBB Norte1). Un cammino missionario, sinodale della Chiesa dell'Amazzonia, con orizzonti molto belli e significativi, secondo il cardinale Steiner. Ciò si concretizza nell’“essere una Chiesa sempre più integrata ”, ricordando il cammino di inculturazione proposto nell’incontro di Santarém del 1972, che oggi deve realizzarsi in realtà diverse.

Il presidente del Consiglio Indigeno Missionario (Cimi) ha sottolineato la necessità di “includere sempre più la vita dei popoli indigeni”, parlando della situazione molto difficile dal punto di vista ambientale in cui vive l’Amazzonia. Il cardinale Steiner ha sottolineato l'incoraggiamento di Papa Francesco a tenere conto di tutta la realtà. Il cardinale Steiner ha chiesto che “sia un incontro dove possiamo continuare a sognare, per essere una Chiesa profondamente incarnata , tenendo conto dei sogni di Papa Francesco per essere una Chiesa che canta veramente la libertà, e cantando la libertà, se si incarna nelle culture che esistono qui, possiamo davvero essere un segno di speranza”.

Una gioia condivisa anche dall'arcivescovo emerito di Huancayo (Perù) e presidente della Conferenza ecclesiale dell'Amazzonia (Ceama), cardinale Pedro Barreto, che ha ricordato che “è un frutto del processo sinodale sperimentato in questa amata regione”. Ha sottolineato la lunga storia della Chiesa in Amazzonia, evidenziando la necessità di “essere consapevoli che raccogliamo un’eredità sacra dai nostri predecessori che hanno lavorato in Amazzonia ”.

Siccità in Amazzonia 


A nome della presidenza della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (CNBB), il vescovo ausiliare di Brasilia e segretario generale della CNBB, Dom Ricardo Hoepers, ha ricordato la lunga storia degli incontri della Chiesa dell'Amazzonia, a partire dai primi incontro interregionale del 1952, sottolineando che “la perseveranza ci insegna che vale la pena continuare questo processo con molto entusiasmo”. Ha riflettuto sui danni che si registrano ogni giorno in Amazzonia, citando la deforestazione, e mostrando la preoccupazione dell'episcopato brasiliano per i popoli originari, “sono quelli che soffrono di più”, denunciando “la gravità delle cose che stanno accadendo nel nostro Paese”.

Il rappresentante del Governo brasiliano, Kenarik Boujikian, Segretario Nazionale per il Dialogo Sociale e l’Articolazione delle Politiche Pubbliche del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, ha affermato che il ruolo dell’istituzione da lei rappresentata è quello di mantenere il dialogo tra la società civile e i movimenti sociali con il Governo, ricordando l’importanza dei movimenti popolari. Ha sottolineato l'importanza dei tavoli di dialogo, presentando un quaderno di risposte alle richieste della Chiesa brasiliana, che non intende fornire soluzioni, ma è uno strumento di lavoro, diviso in quattro assi: emergenza climatica; diritti delle persone dell'acqua, della campagna e delle foreste; regolarizzazione fondiaria: denunce e violazioni dei diritti nei territori. Un quaderno per realizzare nuove costruzioni, piccole cose che possano realmente avere un impatto.

Di fronte a questa realtà, “REPAM-Brasile vuole essere un servizio ecclesiale, articolato con molti movimenti e molte organizzazioni della società civile, cercando di preservare i diritti del nostro popolo, dei nostri territori e della nostra Amazzonia nel suo insieme”, secondo il presidente, vescovo di Roraima, Mons Evaristo Spengler. Rispondendo al quaderno, il vescovo ha affermato che “le nostre azioni sostengono e rendono visibili le iniziative delle comunità, della pastorale e delle organizzazioni ecclesiali, basate su una spiritualità incarnata, in difesa della vita delle persone e della biodiversità amazzonica per costruire il buon vivere”. Ha ricordato la visita effettuata a 13 ministeri e altri enti, raccogliendo i risultati dell'ascolto delle persone, sfociato nel libretto delle risposte. Di fronte ad una situazione che tende a peggiorare, Mons Evaristo Spengler ha ringraziato le risposte, sottolineando l’importanza delle politiche pubbliche necessarie per prendersi cura della nostra casa comune, del Creato e della nostra amata Amazzonia .

 

giovedì 21 maggio 2020

AZIONE GLOBALE IN DIFESA DELL'AMAZZONIA







LA REPAM  CHIEDE UN’AZIONE URGENTE  UNITARIA  PER


EVITARE UN’IMMENSA TRAGEDIA UMANITARIA E AMBIENTALE


(La Repam è la rete ecclesiale panamazzonica)



Collasso strutturale in Amazzonia



Unenorme onda d’urto si sta abbattendo sull’Amazzonia, stretta nella morsa tra la pandemia di Covid-19, che colpisce esseri umani già molto vulnerabili, e l‘aumento incontrollato della violenza nei territori. Il dolore ed il grido dei popoli e della Terra si fondono in un unico clamore.

“Le genti dell’Amazzonia hanno chiesto che la Chiesa sia unalleata, che la Chiesa che sia con loro, che la Chiesa sostenga ciò che decidono, ciò che vogliono e come intendono costruire il loro futuro in questo momento così difficile della pandemia(cardinale Cláudio Hummes).

Nei diversi Paesi della Panamazzonia, la Chiesa fa eco ad appelli e richieste di aiuto in un contesto che minaccia la sopravvivenza di questo bioma e dei suoi popoli.


In Bolivia, i popoli indigeni accusano il governo di mancanza di coordinamento e di consultazione nella prevenzione e nella lotta contro la pandemia; sottolineano inoltre che tutte le informazioni non sono diffuse nelle lingue originali riconosciute dalla Costituzione.

In Colombia, i vescovi riconoscono gli sforzi del governo, ma sottolineano che gli indigeni, i contadini e gli afro-discendenti sono i gruppi più a rischio, perché si trovano già in una situazione di povertà strutturale, in condizioni di insicurezza alimentare e malnutrizione, senza accesso al sistema sanitario e allacqua potabile.



L'insicurezza alimentare delle popolazioni indigene è una preoccupazione anche in Venezuela, dove queste popolazioni si sentono minacciate da un possibile contagio attraverso le attività minerarie illegali nei loro territori e il passaggio sulle loro terre di migranti venezuelani di ritorno. Gli indigeni stanno adottando misure di isolamento e di controllo del territorio, così come l'intensificazione di agricultura familiare, per garantire la loro sovranità alimentare.

In Brasile, 32 Procuratori del Ministero Pubblico Federale dichiarano che il rischio di genocidio delle popolazioni indigene richiede azioni di emergenza da parte di agenzie ed enti pubblici. La Mobilitazione Nazionale Indigena afferma che cè una chiara intenzione del governo di impedire il funzionamento del Sottosistema Sanitario Indigeno.

In Perù cè preoccupazione per la situazione di diversi popoli amazzonici - tra cui molti indigeni - che sono emigrati nelle città in cerca di lavoro e che sono totalmente indifesi. I vescovi dellAmazzonia peruviana esortano le autorità a sostenere il loro ritorno nelle comunità e a fare in modo che ciò avvenga secondo i protocolli stabiliti dal Ministero della Salute.

LAlleanza dei Parlamentari Indigeni dellAmerica Latina chiede allOrganizzazione  Mondiale della Sanità di raccomandare ai Paesi della regione di dare priorità a misure specifiche per garantire la protezione della vita delle popolazioni indigene di fronte alla grave pandemia globale.

Il Coordinamento delle Nazioni Indigene del Bacino Amazzonico (COICA) chiede contributi a un Fondo di Emergenza Amazzonico per proteggere i 3 milioni di abitanti nativi della foresta pluviale che sono vulnerabili al nuovo coronavirus.

La Chiesa cattolica, da parte sua, ha fatto il massimo sforzo, in particolare attraverso la Caritas di ogni regione, per contribuire con risorse materiali ed economiche, oltre che con la solidarietà e il sostegno spirituale.



Il virus della violenza e dei saccheggi in Amazzonia


In Amazzonia, un altro virus continua a minacciare i popoli e la foresta; il Fronte Parlamentare Misto per i Diritti dei Popoli Indigeni in Brasile denuncia: anche quando la



pandemia mette i freni alleconomia, il setacciamento dell’oro (‘garimpo) e la deforestazione illegale delle terre indigene del continente continuano a pieno regime7.

In Ecuador, la Rete Ecclesiale Panamazzonica (REPAM) condanna la rottura dell´oleodotto trans-ecuadoriano e dell´oleodotto di Crudos Pesado , avvenuta il 7 aprile 2020, che ha causato una grave fuoriuscita di petrolio e ha colpito circa 97.000 persone che vivono sulle rive dei fiumi Coca e Napo.

I 67 vescovi dellAmazzonia brasiliana associano lattuale crisi socio-ambientale di questo bioma con il noto rallentamento delle ispezioni e l’incessante retorica politica del governo federale contro la protezione dellambiente e delle aree indigene tutelate dalla Costituzione federale. Unimmensa tragedia umanitaria causata da un collasso strutturale è già all’orizzonte”.

I vescovi denunciano, in particolare, i progetti di legge che consentono lestrazione mineraria sui territori indigeni e ne ridefiniscono il processo di regolarizzazione, , favorendo laccaparramento delle terre, la deforestazione e legittimando le occupazioni illegale da parte dell’agro-industria.

IL Guyana Policy Forum denuncia che le attività estrattive distruggono la foresta e che la circolazione di minatori e camionisti è un pericoloso veicolo di contagio per le comunità dellinterno del Paese. Lestrazione delloro è stata dichiarata attività essenziale dal governo, e probabilmente aumenterà ulteriormente, a causa della recessione causata dalla Covid-19 e dellaumento del prezzo mondiale del metallo.

Commentando il preoccupante aumento della violenza nelle campagne, la Commissione Pastorale della Terra (CPT) afferma che nel 2019 la stragrande maggioranza degli omicidi dovuti a conflitti rurali in Brasile (84%) ha avuto luogo in Amazzonia.

Per la sua attività di denuncia, la Chiesa è stata calunniata e attaccata, come è successo di recente con le vergognose e infondate accuse, che noi respingiamo, della Fondazione Nazionale Indigena (FUNAI - un organo del governo federale brasiliano) contro il Consiglio Missionario Indigeno (CIMI) organo della Conferenza episcopale brasiliana.






Azione globale in difesa dellAmazzonia


La cura delle persone e la cura degli ecosistemi sono inseparabili. La saggezza dei popoli indigeni dellAmazzonia ispira cura e rispetto per il creato, con una chiara consapevolezza dei suoi limiti, proibendone labuso. Abusare della natura significa abusare degli antenati, dei fratelli e delle sorelle,
della creazione e del Creatore, ipotecando il futuro. Gli indigeni, quando rimangono nei loro territori, sono quelli che meglio se ne
prendono cura.  (Querida Amazonia, n. 42)

Siamo in un tempo decisivo per lAmazzonia e per il mondo. Un momento di gestazione di nuovi rapporti ispirati allecologia integrale, o di definitiva sepoltura dei sogni del Sinodo, se la paura, gli interessi, la pressione dei proprietari del grande capitale permettono di imporre sempre più fortemente il modello di questa economia che uccide(EG 53).

Papa Francesco lancia un appello urgente alla solidarietà planetaria: Questo non è il tempo dellindifferenza (...), dellegoismo (...), della divisione (...), delloblio (...). Che la crisi che stiamo affrontando non ci faccia lasciare da parte tante altre situazioni di emergenza che portano con sé la sofferenza di molte persone.

José Gregorio Díaz Mirabal, membro del popolo Wakuenai Kurripako, originario dellAmazzonia venezuelana e coordinatore generale della COICA, riassume: I popoli indigeni dell’Amazzonia lanciano un grido d’allarme al mondo perché ci sentiamo abbandonati”.

La REPAM chiede unazione unitaria ai popoli indigeni dellAmazzonia, alla società civile della Panamazzonia e del mondo, alla Chiesa cattolica e a tutte le confessioni religiose che si preoccupano della Creazione, ai governi, alle istituzioni internazionali per i diritti umani, alla comunità scientifica, agli artisti e a tutte le persone di buona volontà, per unire gli sforzi in difesa della Querida Amazonia, con tutto il suo splendore, il suo dramma e il suo mistero(QA 1).



Card. Claudio Hummes, OFM    Card. Pedro Barreto Jimeno, SJ     Mauricio López O.

Presidente                               Vice presidente                Segretario Esecutivo

Comitato Direttivo
Rete Ecclesiale Pan-amazzonica REPAM


Quito Ecuador, 18 maggio 2020