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domenica 12 ottobre 2025

UNIFORMITA’ E DIFFERENZA

 


 

Paolo Cugini

 

 

In un mondo sempre più globalizzato e interconnesso, il tema della differenza acquista un ruolo centrale nella riflessione educativa, sociale e culturale. Accompagnare la differenza significa accettare e valorizzare l’unicità di ogni individuo senza cadere nella facile tentazione di uniformare, di appiattire le diversità in nome di un’apparente armonia comune. Questa sfida, tutt’altro che semplice, rappresenta uno degli snodi fondamentali per la costruzione di una società più inclusiva e giusta. Quando si parla di accompagnare la differenza, si fa riferimento all’atteggiamento di apertura, ascolto e rispetto nei confronti dell’altro, sia esso portatore di una cultura, una visione del mondo, una religione o uno stile di vita differente dal proprio. In ambito educativo, questa responsabilità si traduce nella capacità di insegnanti, genitori e formatori di offrire strumenti per la crescita personale, senza forzare modelli precostituiti o ricette universali. Non esiste una sola strada per diventare buoni cittadini; ognuno porta con sé un patrimonio irripetibile di esperienze, emozioni e talenti.

La tentazione dell’uniformità nasce spesso dal desiderio di semplicità, di ordine e prevedibilità. È più facile gestire un gruppo omogeneo, dove le regole valgono per tutti nello stesso modo e le differenze vengono ridotte al minimo. L’uniformità, se portata all’estremo, rischia di soffocare la creatività, l’innovazione e, soprattutto, il diritto di ciascuno a essere se stesso. Accogliere la differenza non significa limitarsi a tollerarla, ma saperla valorizzare come fonte di arricchimento collettivo. In Italia, così come in molte altre realtà europee, si sta lentamente affermando una cultura del pluralismo che punta sull’inclusione e sulla partecipazione attiva di tutti i cittadini, senza distinzioni di origine, genere, orientamento o abilità.

Ascolto attivo: Mettersi in ascolto profondo dell’altro significa riconoscere le sue esigenze, le sue paure e le sue aspirazioni, senza giudicare né etichettare. Educazione alla complessità: Aiutare le nuove generazioni a orientarsi in un mondo complesso e mutevole permette di costruire ponti, non muri. Flessibilità e personalizzazione: Adattare le proposte formative e lavorative alle caratteristiche di ciascuno, senza costringerli dentro schemi rigidi, favorisce lo sviluppo autentico delle potenzialità individuali. Promozione del dialogo interculturale: Il confronto tra culture, lingue e tradizioni diverse contribuisce a superare stereotipi e pregiudizi, creando un clima di reciproca fiducia.

Accompagnare la differenza senza cedere all’uniformità è un esercizio quotidiano che richiede consapevolezza, competenza e una buona dose di umiltà. Solo così potremo costruire una società in cui la diversità non sia motivo di esclusione, ma motore di crescita comune. Il futuro appartiene a chi sa cogliere la bellezza della differenza e farne un valore condiviso.

lunedì 11 dicembre 2017

PERCORSO DI TEOLOGIA DELLE DONNE




Paolo Cugini


Perché un percorso di teologia delle donne? Non esiste un’unica teologia? Dovrebbe esistere, ma in realtà, la teologia è per la stragrande maggioranze dei casi una produzione maschile. Anche perché, come ci hanno insegnato alcune teologhe, la teologia è sempre stata gestita dai maschi e alle donne è sempre toccato di mangiare le briciole e, spesso e volentieri, le sono state tolte anche quelle. Come ci ha insegnato la Forcades in uno dei suoi ultimi libri, per tracciare una storia del pensiero teologico femminile occorre essere degli autentici segugi di biblioteche e archivi. C’è stato e c’è un tale ostracismo sul pensiero femminile, che non è facile trovare qualcosa scritto e pensato da una donna. D'altronde, non potrebbe essere differente perché, nonostante i proclami sulla presunta genialità femminile, la Chiesa le ha sempre tenute ben distanti non solo dai centri di pensiero, ma, soprattutto, dai luoghi in cui si decidono i cammini della stessa istituzione maschilista per volontà umana. 

E allora ci può stare un ciclo di conferenze, in cui le donne stesse condividono il loro sguardo diverso sulla realtà, il loro modo di pensare e sentire Dio, la loro sensibilità. Questo ciclo di conferenze è stato pensato e voluto da un gruppo di amici e amiche che desiderano vedere le donne al centro del cammino ecclesiale, convinti che non possiamo più lasciare ai margini il loro fondamentale contributo. Per la realizzazione di questo prestigioso progetto hanno collaborato CAMMINI DI SPERANZA, che è un'associazione italiani di cristiani LGBT e l'Associazione Fondo Samaria.

Il desiderio è che questo percorso non solo ci aiuti a conoscere un mondo e un pensiero diverso, ma contribuisca alla volontà di creare quel pensiero comune che vede la Chiesa come una comunità di fratelli e sorelle uguali, così com’era la comunità dei discepoli e discepole di Gesù.

Vi invitiamo, allora, LUNEDÌ' 18 DICEMBRE al primo di questi incontri. Ascolteremo la teologa Selene Zorzi che ci presenterà il suo libro: IL GENERE DI DIO.


giovedì 17 novembre 2016

DIVERSITÀ E UNITA'



PERCHÉ FACCIAMO COSI’ FATICA AD ABITARE LA PLURALITÀ?

Paolo Cugini


Da dove deriva la durezza culturale, l’incapacità di convivere con le diversità di opinione, l’intolleranza nei confronti di un pensiero plurale? Elaborare processi educativi in grado di aiutare le persone a confrontarsi in modo sereno con persone che la pensano in modo diverso, ad un pensiero inclusivo: è una delle grandi sfide della cultura contemporanea. Nonostante la stagione delle idee forti sia finita da un pezzo, la capacità di convivere con un pensiero differente senza volerlo stravolgere ed adeguarlo al proprio schema di riferimento, sembra un’ardua impresa. Questa difficoltà la constatiamo nelle relazioni della vita quotidiana, che è divenuta sempre più complessa. Il rifiuto dell’altro lo si può leggere come forma di difesa della propria identità, in un contesto in cui la molteplicità delle posizioni non permette più di fare sintesi e di assimilare in modo coerente la diversità, che arriva a noi in modo massiccio. Diviene, allora, sempre più facile schierarsi contro qualcuno o qualcosa, piuttosto che apprendere a convivere con le differenze.

Questo atteggiamento di durezza culturale colpisce maggiormente quando proviene da coloro che si definiscono cristiani. L’intolleranza che si esprime ne confronti di coloro che la pensano diversamente su di un aspetto della religione, raggiunge a volte livelli parossistici. C’è, però un aspetto di questo problema che merita una riflessione più approfondita. Questo aspetto riguarda l’intolleranza, o meglio l’incapacità di accettare la diversità d’interpretazione dell’altro. Quante divisioni sono sorte nella storia della chiesa a causa di questo punto fondamentale. Ci si chiede come mai l’interpretazione su di un determinato testo del Vangelo possa essere differente, o possa avere più interpretazioni. Ancora. C’è chi rimane scandalizzato per la diversità d’impostazione liturgica da un luogo ad un altro e chi invece va in crisi di fede quando non trova più le cose al loro posto nella chiesa. Ecco perché facciamo così fatica a lasciarci contaminare dalle ricchezze che l’altro porta con sé, ma anzi facciamo di tutto per difendere la purezza culturale, l’originalità di una specificità che arriviamo a difendere anche in modo aggressivo. Come mai questa difficoltà di accettare la diversità e di convivere con la diversità d’interpretazione?

A mio avviso il problema ha la sua radice nel modo di concepire la verità, vale a dire tutto sorge dal tipo d’idea che ci siamo fatti sul concetto di verità. Esiste un’idea di verità mutuata dalla filosofia e uno dal Vangelo. Quello mutuato dalla filosofia e, in modo speciale dalla metafisica classica, c’insegna che la verità è assoluta, perfetta, unica e irripetibile, statica e uniforme. Chi pensa all’idea di verità in questi termini può dormire sonni tranquilli, perché vive nell’illusione che niente cambierà, che i suoi punti di riferimento rimarranno sempre uguali. Il concetto di verità elaborato dalla tradizione occidentale è in contrapposizione al movimento e alla realtà materiale. Si tratta in definitiva, di un concetto di verità a-storico, che non tiene conto della realtà, ma la scavalca, ci passa sopra.  Una verità così piace a chi fa fatica ad adattarsi ai cambiamenti, a chi è abituato ad imporre la propria idea, a chi non tollera di essere contraddetto, perché ritiene di avere la verità in tasca. Una verità immobile, infatti, è riconoscibile nella stessa forma in tutte le epoche e in tutti tempi. Si tratta di quel tipo di verità assiomatico, che non permette discussioni: è così e basta.  È da questa visione della verità come idea fissa e permanente che sorge l’elaborazione dei valori indiscutibili. Una simile idea di verità sorge da quello che il filosofo e poeta francese Charles Péguy definiva il mostruoso bisogno di sicurezza. In questa prospettiva, non si tratta di ricercare la verità, ma di difenderla. Se, infatti, la verità si pone come qualcosa d’indiscutibile, allora non ci rimane altro che proteggerla e difenderla dagli attacchi di coloro che la mettono in discussione.

La verità che incontriamo nel Vangelo è invece di tutt’altro tipo. In Gesù Cristo Dio si è fatto presente ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Ciò significa che se vogliamo comprendere la verità di Dio manifestata in Gesù Cristo, che è per i cristiani l’unica possibilità di comprendere la Verità, dobbiamo guardare agli eventi storici che hanno caratterizzato la sua vita. Si tratta, quindi, di un’impostazione che si trova agli antipodi rispetto a quella filosofica analizzata in precedenza. Se, infatti, nella prospettiva metafisica la Verità per essere conosciuta necessita di uno sforzo di astrazione dalla realtà, per la verità che incontriamo nel Vangelo l’attenzione alla realtà e alla dimensione storica è fondamentale. Fare riferimento alla realtà e al cammino della storia significa tenere in considerazione il cambiamento. Le verità di tipo storico cambiano nel tempo perché sono soggette al cammino della storia, ai cambiamenti culturali, alle dinamiche della storicità. Per cogliere la loro essenza e l’universalità del loro messaggio è necessario, quindi, verificarne continuamente l’impatto con gli eventi storici, la novità che gli eventi portano con sé. Se Dio si è offerto come dono nella storia di Gesù, ciò significa che proprio perché dono non è mai totalmente raggiungibile dalla percezione umana. C’è sempre qualcosa che ci sfugge e che rimane altro da noi nella manifestazione della Verità evangelica. Per questo coloro che seguono il Signore non possono che alzarsi e andare dietro di Lui per tutta la Vita. Non c’è, allora, esperienza o situazione che possa esaurire la possibilità di conoscenza che il Signore ha immesso dentro la storia, ma c’è un cammino lento che dev’essere realizzato. In questa prospettiva storica per conoscere la verità del Vangelo divengono di fondamentale importanza i testimoni, sia coloro che hanno vissuto al tempo di Gesù, sia coloro che ne hanno colto deli aspetti significativi anche dopo la sua morte. Infatti, il Signore è risorto e dunque è il vivente che cammina con noi sino alla fine dei tempi e, sino a quando i tempi non termineranno sarà presente nella storia per incontrare gli uomini e le donne nel cammino della vita. E allora, seguendo il Signore, ascoltando i suoi testimoni si può tranquillamente affermare che c’è sempre e ci sarà sempre qualcosa da imparare, perché la Verità che il Signore ha donato e continua a donare all’umanità non si esaurisce mai. Gli amici e le amiche del Signore sono dei cercatori di Verità, animati da quella disposizione che ci pone aperti alla novità, nella consapevolezza che la Verità ci farà liberi da ogni tentativo di fissarla con le forme storiche e culturali.

È lo stesso Signore Gesù, la Verità che si è fatta uomo, che è venuta ad abitare in mezzo a noi, che ci ha offerto il metodo per conoscerla in profondità. Gesù venendo ad abitare in mezzo a noi ci ha rivelato in primo luogo che è la storia, gli eventi storici il luogo in cui conoscere e amare la Verità. Ciò che era inconcepibile per i filosofi greci è divenuto realtà in Gesù Cristo. Lo stile di Gesù ci rivela inoltre che per conoscere la Verità occorre mettersi in cammino. Ciò significa che, lungi dall’essere una verità assiomatica, la Verità che troviamo nel Vangelo esige il tempo, l’ascolto della realtà presente, l’attenzione. Questa dimensione del cammino ci dice che ciò che incontriamo più avanti nel cammino della vita o ciò che incontrano oggi gli uomini e le donne, non è migliore o diverso o in contraddizione con ciò che coglievamo noi in passato. C’è, infatti, un rapporto di continuità e differenza nella Verità che si rivela nella storia. Continuità tra il Vangelo e quello che lo Spirto Santo rivela alla Chiesa; differenza per la profondità d contenuti che il tempo porta con sé. È ciò che ad esempio, constatiamo nella storia dei dogmi, di quelle verità di fede che la chiesa ci dona come frutto di un attento ascolto della realtà, della Parola e di quello che lo Spirito Santo rivela alla luce degli eventi storici. Sempre in questa prospettiva, è possibile cogliere il motivo delle pluralità d’interpretazioni che la Scrittura offre a coloro che vi si accostano. La ricchezza d’interpretazioni differenti e complementari, non diminuisce lo spessore veritativo del testo sacro, ma anzi ne arricchisce la qualità e ne rivela l’essenza.

La ricerca della Verità presente nella persona di Gesù Cristo, manifestatosi nella storia degli uomini e delle donne, ci rende persone dinamiche, attente a valorizzare la pluralità delle manifestazioni della Verità, che rimane sempre più grande di noi. La pluralità delle manifestazioni lungi d’essere una contraddizione della realtà della verità, ne rappresenta invece il senso profondo del suo significato. Non si capisce, allora, come coloro che si definiscono i seguaci di Gesù, vale a dire i cristiani, non siano per antonomasia persone aperte e accoglienti, capaci di abitare in ogni momento e in ogni circostanza della vita la differenza.