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sabato 25 ottobre 2025

CONTAMINAZIONE CULTURALE IN UN MONDO INTERCONNESSO

 



 

Paolo Cugini

 

 

 

Quali sono le conseguenze del nuovo paradigma culturale che ha, come caratteristica principale, la rottura con il modello passato? Se cambia il paradigma, deve allo stesso tempo cambiare anche il modo di approcciarsi alla realtà, perché è proprio questo che è stato messo in discussione. In occidente veniamo da un percorso culturale fatto di durezza, di una ragione e una razionalità che non lasciano spazio non solo all’immaginazione, ma anche ai sentimenti, alle passioni, a tutto ciò che caratterizza il nostro vissuto quotidiano. C’è stato nei secoli un’esasperazione del principio di razionalità che ha prevalso su tutto, anestetizzando la realtà, rendendola insensibile, incapace di approcciare la realtà in una forma diversa che non fosse la ragione. C’è una passione dentro la storia, nelle nostre vene; c’è un sentimento profondo che sente la vita in un modo diverso da un ragionamento. La natura ha un cuore, che sente la vita con criteri che sfuggono ai sistemi logici e dialettici elaborati nella modernità. Per questo tutto è saltato. La natura è paziente, tranquilla, ma ad un certo punto di ribella alle violenze, ai soprusi, alle violazioni, alle falsificazioni. Stiamo assistendo alla ribellione della natura: non ne può più. Bisognava aspettare la distruzione del pianeta per accorgerci che c’era qualcosa nel nostro modo occidentale di approcciarci alla realtà non funzionava? Se i sistemi concettuali crollano, con loro si spezzano i procedimenti logici chiusi, le muraglie concettuali costruite su misura per difendersi dalla natura e dalla realtà. Se non ci sono più padiglioni concettuali e sistemi di protezione ciò significa che il campo è aperto, che c’è spazio per tutto, che il mondo, da adesso in puoi, per creare quelle relazioni di cui è strutturato. È a questo livello di comprensione che entra in gioco nel nuovo paradigma culturale, il concetto di contaminazione.

Utilizzo il concetto di contaminazione in modo esclusivamente positivo. Anche questa è già un’indicazione importante. L’uscita dal paradigma della modernità, che poneva la ragione e il soggetto al centro assoluto del discorso, presenta l’uomo come parte di un tutto. Il pensiero occidentale, che si è consolidato nell’epoca moderna, ha sempre posto l’uomo al centro di un mondo in cui tutto ruota attorno a lui e può usufruire di tutto. Questo mondo si è spezzato, non ha retto l’impatto con la realtà che, come ci insegna la fisica quantica, è tutto interconnesso, l’esatto contrario di come pensava il mondo il paradigma moderno. Abituati da secoli a classificare la realtà, a porre dei confini, a giudicare chi era degno e chi no, ci siamo trovati spiazzati quando la realtà ci ha presentato il conto, comunicandoci che tutto è interconnesso, che la relazione è il concetto chiave per chi voglia comprendere il senso delle cose. Se tutto è in relazione con tutto, significa che non ha più senso elaborare sistemi perfetti, che non hanno alcun riferimento reale, ma che servono solo a giustificare concettualmente prese di posizioni personali, spesso e volentieri per giustificare usurpazioni e potere politico.

Contaminazione è un concetto allo stesso tempo affascinante e pericoloso. Affascinante perché ci conduce in dimensioni inaspettate, nuove che richiedono la disponibilità a lasciarsi mettere in discussione. Entrare nei mondi contaminati per lasciarsi contaminare significa aver compreso che, nel nuovo paradigma culturale, l’identità non è più un concetto che si costruisce su valori predeterminati, ma si forma camminando nel tempo, attenti a dove si mettono i piedi, ma sempre con lo sguardo proteso in avanti e con l’animo disposto all’incontro, alla relazione. Allo stesso tempo, però, il concetto di contaminazione è pericoloso perché mette a soqquadro tutto ciò su cui ci si era fissati e che aveva determinato la struttura del proprio mondo. È pericoloso perché esige l’abbandono delle sicurezze concettuali, assiema alla disponibilità non solo di costruire qualcosa di nuovo, ma di lasciarsi decostruire. Il concetto di contaminazione nei vari campi del sapere non può essere messo in atto in un paradigma moderno, chiuso nei propri sistemi costruiti con principi a priori. Soprattutto, però, il concetto di contaminazione non funziona in contesti in cui qualcuno pensa di avere la verità in tasca. La contaminazione ci pone in cammino alla scoperta di mondi nuovi e, mentre li scopriamo, capiamo noi stessi.

mercoledì 22 maggio 2019

EVANGELIZZARE IN AMAZZONIA: LA QUESTIONE ECOLOGICA





Paolo Cugini


Non è possibile riflettere sui cammini di evangelizzazione nel grande territorio amazzonico senza tener in conto il tema dell’ecologia. Lo stesso documento preparatorio al Sinodo Panamazzonico che si terrà nel mese di ottobre 2019, fedele all’impostazione della Chiesa Latinoamericana, apre la propria riflessione presentando una panoramica della realtà ecologica dell’Amazzonia, per aiutare gli operatori pastorali ad elaborare cammini di evangelizzazione tenendo conto la realtà. Il bacino amazzonico rappresenta per il nostro pianeta una delle maggiori riserve di biodiversità (dal 30 al 50 % della flora e fauna del mondo), di acqua dolce (20% dell’acqua dolce non congelata di tutto il pianeta); possiede più di un terzo dei boschi primari del pianeta e, benché i maggiori serbatoi di carbonio siano in realtà gli oceani non per questo si può ignorare il lavoro di raccolta di carbonio in Amazzonia. Ciononostante, questi dati non delineano una regione omogenea. «Costatiamo come l’Amazzonia abbia al suo interno molti tipi di Amazzonie. In tale contesto è l’acqua, attraverso le sue vallate, i fiumi e i laghi, a configurarsi come l’elemento articolante e unificante, considerando come asse principale il Rio delle Amazzoni, il fiume che è madre e padre di tutti» (Documento Preparatorio- DP, 1).
 Nella foresta amazzonica non troviamo solamente una grande varietà di specie di animali e di piante, ma la stessa foresta è differenziata. Esiste, infatti, una foresta situata in aree basse, che soffre inondazioni periodiche, conforme alle piene dei fiumi. I terreni di queste zone sono particolarmente fertili a causa dei sedimenti lasciati dai fiumi. Le specie che incontriamo in questa zona della foresta amazzonica sono: andiroba, jatobá, seringueira e samaúma. Esiste anche la foresta così detta igapò, localizzata in aree ancora più basse e, a causa di ciò, soffre maggiori inondazioni e spesso si trova allagata. Per sopravvivere in queste condizioni le piante nei secoli hanno elaborato diverse strategie ben conosciute dai popoli indigeni. Esempio di queste specie sono: vitórias-régias, buritis, orchidea e bromelia. Esiste, infine, la foresta di terra ferma: non soffre inondazione a causa della sua posizione alta rispetto al resto del territorio. La vegetazione che s’incontra in queste zone della foresta è definita di grande peso, come ad esempio i castagneti. La biodiversità della foresta amazzonica è esuberante e i suoi numeri sono impressionanti. Più di 1300 specie di uccelli; più di 3000 specie di pesci; più di 30000 specie di piante; 1800 specie di farfalle; 427 specie di anfibi; 378 specie di rettili; più di 3000 specie di api; 311 specie di mammiferi. Occorre poi sottolineare che molte di queste specie esistono solo in Amazzonia[1]. Per questo motivo la conservazione dell’Amazzonia è di grande importanza. I maggiori problemi ambientali che attingono la foresta amazzonica sono: il disboscamento, la creazione di zone esclusive per far pascolare il bestiame, la monocultura, la guerra per ottenere le terre, la caccia e la pesca illegale. Non è possibile un cammino di evangelizzazione in Amazzonia senza tener conto di questa realtà, della complessità delle problematiche che questo territorio presenta. Il pericolo sarebbe un’evangelizzazione ceca, incapace di affrontare i problemi reali, offrendo soluzioni pastorali inadeguate.


Il documento preparatorio fa ampio riferimento alla Laudato Sì (LS) di papa Francesco per indicare alcune chiavi di lettura per la soluzione delle problematiche indicate. «Il Regno che viene anticipato e cresce tra di noi riguarda tutto» (EG 181), ricordandoci che «tutto nel mondo è intimamente connesso» (LS 16) e che pertanto «il principio del discernimento» dell’evangelizzazione è collegato a un processo integrale di sviluppo umano (cf. Evangelii Gaudium - EG 181). Questo processo si caratterizza, come segnala LS (cfr. n. 137-142), per un paradigma relazionale denominato ecologia integrale, che articola fra loro i vincoli fondamentali che rendono possibile un vero sviluppo. Se questo paradigma vale in generale per i problemi ecologici, ancora di più per la complessità dei problemi del territorio amazzonico e, per questo, merita un approfondimento. L’ecologia integrale è un nuovo modo d’intendere la relazione profonda esistente tra tutte le creature del nostro pianeta. Quando si osserva la devastazione che l’intervento irresponsabile dell’uomo sta causando nel territorio amazzonico, non si può che concludere che c’è qualcosa di sbagliato nel modello economico adottato. Il papa afferma e dimostra nella Laudato Sì che tutto è interconnesso (LS, 138s).

L’ecologia integrale indica come cammino di comprensione della realtà che tutto è interconnesso e, di conseguenza, non si può pensare all’Amazzonia come una realtà geografica separata dal contesto. Il sistema di piogge della foresta interferisce in altre ragioni del mondo. Tutto è in legame con tutto. La pastora Nancy Cardoso Pereira[2], in un incontro organizzato dal CUM di Verona il 25 settembre 2018, all’interno di una serie d’interventi in preparazione al Sinodo di ottobre[3], ricordava come il sistema idrico dell’Amazzonia dipende dalle Ande, e dalla savana brasiliana, che è la culla delle acque. C’è un sottosuolo di acqua, l’acquifero Guaranì, molto grande. «Tutto dialoga con tutto: le Ande dialogano con le foreste brasiliane. L’Amazzonia riceve, metabolizza e dà. Sempre di più sta avvenendo lo scioglimento dei ghiacciai delle Ande: è una crisi. L’Amazzonia è come un grande frigorifero che raffredda le arie calde»[4].


A proposito di questa interconnessione che esiste tra gli elementi della realtà, punto cruciale dell’ecologia integrale e sul quale la REPAM[5] sta lavorando in questi mesi di preparazione del Sinodo Panamazzonico, il Documento Preparatorio ricorda che il primo grado di articolazione per un autentico progresso è il vincolo intrinseco fra l’elemento sociale e l’elemento ambientale. «Dato che come esseri umani siamo parte degli ecosistemi che favoriscono le relazioni che danno vita al nostro pianeta, prendersi cura di questi ecosistemi – nei quali tutto è interconnesso – è fondamentale per promuovere sia la dignità di ogni individuo che il bene comune della società, sia il progresso sociale che il rispetto dell’ambiente» (DP, 9). Ciò significa che non è possibile un percorso sociale di valorizzazione del territorio amazzonico senza tener conto del patrimonio culturale acquisito nei secoli dai popoli indigeni, veri custodi della foresta amazzonica. Di conseguenza, il processo di evangelizzazione della Chiesa in Amazzonia non può prescindere dalla promozione e dalla cura del territorio (natura) e dei suoi popoli (culture). Per questo, ha bisogno di stabilire ponti che possano articolare i saperi ancestrali con le conoscenze contemporanee (cf. LS 143-146), «particolarmente quelle che riguardano l’utilizzo sostenibile del territorio e uno sviluppo coerente con i sistemi di valori e con le culture dei popoli che abitano questi luoghi, da riconoscere come loro autentici custodi, e in definitiva come loro proprietari» (DP, 9).

Ecologia, economia e politica, sono legati nella prospettiva di una ecologia integrale indicata da papa Francesco e questo legame ci aiuta a comprendere meglio le sfide di un’evangelizzazione inculturata in Amazzonia. Sin dal periodo dell’invasione iberica, la regione amazzonica è stata in balia di politiche coloniali. 

Tra i secoli XVI-XIX il colonialismo estrattivo ha avuto grandi incidenze sui popoli autoctoni e sui beni naturali attraverso un’ingiusta espropriazione. Nei secoli successivi, con l’avvento degli Stati moderni, le pratiche e le mentalità coloniali continuano attraverso lo sfruttamento delle popolazioni, delle culture e dei territori di questa immensa regione. L’Amazzonia, ha ricordato Mons Evaristo Spengler in un recente seminario di studi sul tema in questione, ha già resistito ai grandi progetti delle monoculture e della corruzione[6]. Per quanto riguarda il Brasile, Mons Spengler ha ricordato che nel 1926 Henry Ford comprò tre milioni di ettari di terra lungo il fiume Tapajos, contrattò più di tre mila operai, distrusse la foresta, pianto settanta milioni di piantine di alberi di caucciù per estrarre il caucciù. Un fungo invisibile, con una grande capacità di moltiplicarsi, portò il progetto al fallimento. La monocultura, nonostante si trattasse di una pianta amazzonica, fu rigettata dalla foresta. In questo stesso articolo Mons Evaristo ci ricorda che oggi sono attivi in Amazzonia, due modelli di sviluppo. Uno è predatorio, di estrazione della legna, dei minerali, del petrolio e dell’energia, che ha come conseguenza il disboscamento (20% della foresta amazzonica è già stata disboscata), la concentrazione dei redditi, il lavoro schiavo, l’avvelenamento del suolo e delle acque, i conflitti di occupazione con l’espulsione dei popoli della foresta, la mancanza di rispetto delle leggi, la morte dei leaders ambientalisti e degli agenti di pastorale. L’altro modello è socio-ambientale, ecologico nella direzione dei popoli della foresta. Questo secondo modello ha come conseguenza la distribuzione del reddito, la preservazione della foresta e della biodiversità, la socializzazione della terra e dei fondi, la preservazione dei popoli tradizionali, l’incentivo al mercato locale. Questo modello dev’essere rafforzato attraverso anche il lavoro pastorale.


I missionari che evangelizzano in questo contesto accompagnando le comunità ecclesiali, non possono ignorare la complessità di questi problemi. Il rischio sarebbe un’evangelizzazione disincarnata, fuori dal contesto, che produce una religione alienata, che non aiuta i fedeli ad incontrarsi con il Dio che si manifesta nella realtà concreta del suolo amazzonico. Il documento preparatorio del Sinodo Pan Amazzonico prendendo come riferimento la proposta di Papa Francesco che, nell’enciclica Laudato Sì parlava di conversione integrale, ci ricorda che: «quando avremo coscienza di come il nostro stile di vita e il nostro modo di produrre, di commerciare, di consumare affettano la vita del nostro ambiente e della nostra società, solo allora potremo iniziare una trasformazione con orizzonte integrale» (DP, 53). Queste parole indicano che la fede ha sempre più bisogno di una nuova spiritualità, che si allontani giorno dopo giorno da ogni forma di antropocentrismo e d’individualismo, per raggiungere una spiritualità incarnata che aiuta ogni persona a riconoscere la propria responsabilità nei confronti della creazione. Un cammino di comunità in cui le persone sono aiutate ad assumere questo livello di coscientizzazione potrà produrre eucarestie più autentiche e consapevoli del cammino di trasformazione al quale la Chiesa è chiamata da Cristo. L’ecologia integrale, dunque, ci invita a una conversione integrale. «Questo esige anche di riconoscere i propri errori, peccati, vizi o negligenze» e le omissioni con cui «offendiamo la creazione di Dio», e chiede di «pentirsi di cuore» (LS 218).

Il Documento Preparatorio, ponendosi sulla linea della conversione integrale come conseguenza immediata dell’ecologia integrale proposta da papa Francesco nella Laudato sì, invita a riflettere sul livello di coscientizzazione dei cristiani sugli stili di vita adottati sia personalmente che comunitariamente. C’è un modo di produrre, commerciare, consumare che influenza la vita dell’ambiente e della società. Il percorso di preparazione al Sinodo sull’Amazzonia dovrebbe aiutare le comunità cristiane a porre in atto delle scelte rispettose dell’ambiente, che stimolino la società civile e politica alla presa di coscienza della necessità e dell’urgenza di un tale cammino di conversione ambientale.






[1] I numeri sulla biodiversità amazzonica si trovano in: http://floresta-amazonica.info/biodiversidade-da-amazonia.html
[2] Pastora metodista, è laureata in sacra Scrittura. È stata consulente del Centro biblico Verbo, di San Paolo (Brasile), ed è attualmente coordinatrice nazionale della Commissione pastorale della terra. Vive a Rio de Janeiro con il figlio e la figlia. Partecipa al collettivo editoriale della Revista Latino Americana de Interpretação Bíblica ed è vicepresidente dell’Associazione brasiliana di ricerca biblica.
[3] La Fondazione CUM, Centro Unitario Missionario, è un organismo della Conferenza Episcopale Italiana che si cura della formazione dei missionari italiani attraverso varie iniziative rivolte sia ai preti fidei donum, religiosi e religiose, ed anche ai laici. Cura in modo particolare i sacerdoti fidei donum italiani all'estero impegnati in scambi e cooperazione tra le chiese e i fidei donum stranieri in Italia inseriti in servizi pastorali. 
La Fondazione CUM nasce ufficialmente il 18 dicembre 1997 (cfr.: http://www.fondazionecum.missioitalia.it/contenuti.php?id=1#.XOUA3MzVLIU).

[4] La sintesi dell’intervento di Nancy Cardoso Pereira si trova in: https://regiron.blogspot.com/2018/09/verso-il-sinodo-amazzonia-nuovi-cammini.html.
[5] La REPAM, fondata nel settembre 2014 a Brasilia (Brasile), è la Rete Ecclesiale Pan Amazzonica che si propone di ascoltare, accompagnare, appoggiare, formare, stimolare e unire le forze per rispondere alle grandi sfide socio-ambientali. È un organismo che cerca di coinvolgere i popoli indigeni per la difesa della casa comune. Gli enti fondatori sono i seguenti: Consiglio Episcopale Latinoamericano (CELAM), la Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB). Segreteria della Caritas dell’America Latina e Caraibi (SELACC), Conferenza Latino-americana e Caraibi dei Religiosi e Religiose (CLAR). Il sito che raccoglie le proposte e i progetti della REPAM è il seguente: http://repam.org.br.
[6] Parole di Mons Evaristo Spengler, vescovo della Prelazia di Marajò (Brasile) nel Seminario organizzato dalla Segreteria Generale del Sinodo per l’Amazzonia nel mese di febbraio 2019 dal titolo: Rumo ao Sínodo Especial para a Amazônia: dimensão regional e universal. Il testo del suo intervento si trovano in:   http://www.ihu.unisinos.br/587026-a-amazonia-nao-precisa-ser-conquistada-precisa-ser-respeitada-afirma-dom-evaristo-spengler.