sabato 15 marzo 2025
sabato 19 ottobre 2024
IL NOME DEL MISTERO
Paolo
Cugini
Lo
abbiamo sempre chiamato così: Dio. Sono secoli, millenni che il nome Dio
risolve i problemi. Tutto ciò che non è possibile spiegare razionalmente o
ragionevolmente può essere trasferito immediatamente alla parola Dio. Tutto ciò
che di misterioso si è presentato nei secoli all’essere umano è stato risolto
facendo appello a questa semplice parola: Dio. Quando gli eventi sono
misteriosi, incomprensibili, difficili da spiegare, allora non ci resta altro
che rifugiarci in Dio. Accade così anche oggi. Invochiamo Dio affinché ci aiuti
in una determinata situazione della nostra vita divenuta complicata. Dio è un
nome che se è vero, come vedremo, appartiene all’ambito religioso, ma è
altrettanto vero che è sulla bocca di tante persone che non s’identificano con
una specifica religione. È un aspetto così normale e spontaneo invocare il nome
di Dio che, qualche filosofo, è arrivato a sostenere che è una idea innata, che
troviamo dentro di noi al momento della nascita. Può darsi, anche, che a forza
di pronunciare il nome di Dio da migliaia di anni, sia divenuto qualcosa di
talmente presente alla nostra coscienza da renderlo reale.
Non
c’è solamente, comunque, un’esperienza esterna di ciò che è misterioso che ci
spinge a invocare Dio. Ci sono anche percorsi interiori dell’animo umano, che
sperimenta la percezione di una realtà che non può essere classificata con i
soliti criteri che mettiamo in atto nella vita quotidiana. Accade, per esempio,
quando la malattia passa vicino a persone che amiamo e che ci spingono ad
invocare quella forza che sembra essere capace di intervenire nella realtà
modificandone l’orizzonte. Sono gli eventi estremi che ci spingono a pensare
che esita una forza amica che può sistemare le cose, una forza nell’universo che
ci conosce, sa cosa pensiamo e cosa sentiamo. Questa forza la chiamiamo Dio
perché è il nome che abbiamo trovato nella nostra cultura e che viene
utilizzato proprio in questi casi.
Il
problema è che questo nome attraverso i secoli ha subito un tale rivestimento
di significati da non riuscire più a coglierne l’essenza. Mi chiedo allora: è
possibile dire Dio senza Dio? Sembra un gioco di parole, ma esprime una realtà
molto profonda. È possibile provare a dire che cosa esprime il contenuto della
parola dio mettendo da parte ciò che di Dio dicono le religioni? C’è una forza nell’universo che, come tale, è
immanente, cioè non è nel cielo così come l’hanno pensato gli antichi. Il
cielo, di fatto, appartiene alla realtà immanente, perché fa parte
dell’universo. è possibile dire Dio senza fare ricorso alla dimensione
trascendente? Può sembrare blasfema una simile operazione anche perché da
sempre Dio è stato pensato in questo modo: un essere trascendente che abita il
cielo. Famose sono le parole di Aristotele che arriva a definire Dio come la
causa di tutto, il motore immobile, che muove il mondo con la forza di
attrazione. Un Dio, quello di Aristotele, così fuori dal mondo e dalla
prospettiva immanente, da non poter pensare ciò che a lui è inferiore e da
essere considerato come pensiero di pensiero. Interessante è notare che,
proprio questa struttura filosofica, che è arrivata ad elaborare una concezione
di Dio così mostruosa, è stata utilizzata dalla Chiesa cattolica per definire
in modo sistematico i contenuti della propria esperienza di Dio: san Tommaso
docet.
Ancora.
È possibile dire Dio sganciandolo dalla prospettiva metafisica elaborata dalla
filosofia greca? C’è un desiderio di liberazione, il desiderio, cioè, di
liberare Dio dalla prigione dell’essere. Solo così, forse, è possibile iniziare
una ricerca che riesca non tanto a dare un nome, ma un contenuto a quelle
esperienze che possiamo definire spirituali, che vengono immediatamente associate
ad una religione e, in questo modo, interpretata dai sistemi di concetti messi
in atto da secoli. Per questo tipo di ricerca non ci si può affidare ai libri
di teologia, ma a quelli di mistica e di spiritualità, anche se anche questi
possono essere contaminati negativamente dalle scuole di pensiero teologico
dell’epoca in cui sono stati scritti. E se andassimo da soli alla ricerca del
senso di Dio? E se provassimo a liberarci in un colpo di tutti gli scaffali di
libri che parlano di lui e provare a dire ciò che percepiamo con parole nostre,
senza paura di essere giudicati? Solo a pensarci mi dà un brivido intellettuale
spaventoso.
venerdì 5 maggio 2023
CREDO IN DIO PADRE - IL CREDO DELLE DONNE
Con
PAOLA
CAVALLARI[1]
VENERDI
5 MAGGIO 2023
Sintesi:
Paolo Cugini
Primo
punto: Quale Dio? Narra un testo preso dal Processo di
Kafka. È un racconto che ha un sottotesto che evoca una certa immagine di Dio.
C’è una parentela tra Dio e super Io. Dio spesso è identificato con la Norma, la
Legge. Ci sono stati trasmessi i Dieci comandamenti. Poi la parola Deuteronomio,
invece di Parole. Il segno linguistico Dio s’iscrive nell’area della semantica della
Legge, della severità. Pietro Citati: la Colpa è un sentimento maschile e non
femminile. La Colpa rimane sospesa in un abisso pur apparendo cifra della
coscienza dell’uomo, frutto della libertà e solo lui può accedervi. C’è qualcosa
nell’uomo che fa resistenza…
Secondo
Punto: l’immagine di Dio è nel maschio? Come mai Dio è
rappresentato al maschile? Dio è oltre alla differenza sessuale. L’immagine di Dio
corrisponde a ciò che i maschi preferirebbero fosse: figura forte, guerriero. Dio
è dalla parte del patriarcato. Decretum Gratiani: l’immagine di Dio è
nel maschio. Questa dottrina è smentita a parole sole dalla Mulieris
dignitatem (1988) di Giovanni Paolo II, senza chiedere scusa. Per 2000 anni
la donna è stata defraudata dall’essere ad immagine di Dio.
Terzo
punto: credo in Dio padre? Credere ci obbliga ad una fede
matura, ma anche compagna di vita. La fede diviene matura da coloro che hanno
vissuto conflitti. Fede matura di Bonhoeffer, Giobbe. Dio e il Padre. Sensazione
strane. Se Dio è padre significa che è di genere maschile. Si dà forma ad un
immaginario androcentrico. Tutto il linguaggio dei vangeli andrebbe
ricontestualizzato secondo metodi rispettosi della coscienza contemporanea,
come si è fatto con il Padre Nostro. Occorre applicare una critica delle fonti
in una prospettiva di genere. Nel libro di Schüssler Fiorenza, In memoria di
Lei: dice che la famiglia di Gesù non ha spazio per i padri e respinge il
loro potere. Nella comunità messianica le strutture patriarcale sono abolite.
Rottura radicale con questo sistema. Il contesto in cui emerge il credo Niceno
cost. è frutto delle dottrine dei Padri della Chiesa, coloro che hanno
inquinato in modo significativo la proposta autentica del Vangelo.
Punto
quattro: può una donna? Può una donna unirsi nella preghiera
corale? Perché la spiritualità ascetica definisce il peccato come insubordinazione,
fa della donna un simbolo del peccato. L’inferiorità della donna è peccaminosa.
Tertulliano e Agostino hanno scritto cose assurde sulla donna. La donna è
rappresentata come figura materna in dedizione assoluto per il figlio. Oppure è
rappresentata come perversa. La teologia dell’onnipotenza di Dio ha come
conseguenza lo svilimento della donna.
Quinto
punto: lo Spirito soffia. Ma la fede non è un complesso di
formule. La fede non contempla un Dio tappabuchi, ma si situa nell’orizzonte
della libertà. Simone Weill: da una realtà situata fuori dell’universo mentale
dell’uomo corrisponde l’esigenza di un bene assoluto. La fede ci abita: Gv 3,8:
lo Spirito soffia dove vuole e non è oggettivabile. Ciò che non si stanca di
ripetere di teologia femminista quando parla di ruhà.
Sesto
punto: un Dio amico, amica, non un Dio padre. La sapienza
può entrare in anime sante e formare amici e amiche. Nella teologia della
sapienza anche Dio può essere chiamato come amico e madre.
Dialogo con l'autrice.
Non
ci sono soluzioni. La teologia femminista non ha un parere univoco. È un mondo
in ebollizione. È un cambiamento di paradigma molto grande. Detto questo
occorre affrontare lo smarrimento. Abitare il dubbio.
Il
dubbio va posto. C’è un disagio e poi la contraddizione. Si dice che è idolatrico
raffigurare Dio in immagine, però poi lo si fa. C’è da scardinare un paradigma.
Nella prospettiva di liberazione dagli stereotipi fa bene anche agli uomini.
Testi consigliati
per continuare a riflettere:
LAZZARINI,
PAOLA,
Non tacciano le donne. Agire da protagoniste nella Chiesa. Torino:
Effatà, 2021.
CAVALLARI, PAOLA (a cura di), Non solo reato ma anche peccato. Religioni e violenze sulle donne. Torino: Effatà, 2018.
GREEN,
ELISABETH, Cristianesimo e violenza contro le donne. Torino: Claudiana,
2015.
SCHUSSLER,
FIORENZA, In memoria di lei. Una ricostruzione femminista delle origini
cristiane. Torino: Claudiana, 1988.
[1]
Docente di storia e filosofia
e pubblicista, ha inaugurato nel 2015 le tavole rotonde interreligiose su
Religioni e violenza contro le donne (Bologna) e promosso l’Osservatorio
interreligioso contro le violenze sulle donne. Redattrice da più di vent’anni
del periodico «Esodo», ha collaborato con diverse altre riviste («Sottosopra –
Esperienze dei gruppi femministi in Italia» e «Lapis, percorsi della
riflessione femminile» diretta da Lea Melandri). Partecipa attivamente al
Coordinamento Gruppo Donne delle Comunità cristiane di base, al SAE
(Segretariato Attività Ecumeniche) e al Coordinamento Teologhe Italiane. Per i
tipi di Servitium ha pubblicato Tardi ti ho amato, prefazione di A. Casati
(2016).
giovedì 17 novembre 2022
Realtà e verità. Dov’è Dio?
Paolo
Cugini
Ce ne accorgiamo
lentamente, forse davvero troppo lentamente, quando la realtà ci mostra un lato
nuovo e mai considerato delle nostre presunte conoscenze. È in questi frangenti
in cui le nostre presunte verità si scontrano con la forza dell’evidenza che la
realtà porta con sé, che siamo obbligati a scegliere. Stare con le nostre ragioni oppure accettare
la novità che la realtà manifesta? La scelta non è facile. Richiede, infatti,
la capacità e la disponibilità a mettersi in discussione, la disponibilità a
cambiare, spesso radicalmente. Da quello che si vede in giro la tendenza è
quella di rimanere seduti comodamente sul sofà delle verità apprese e mai
verificate. Perché è importante ascoltare la realtà? Che cos’è questa realtà?
Non è possibile identificare la realtà con il semplice dato oggettivo della
materia. La realtà è qualcosa di più della materia. All’interno della realtà,
degli eventi, agisce lo Spirito di Dio. Ascoltare la realtà significa, allora,
ascoltare Dio. Come dice Papa Francesco in un passaggio della Laudati Sii: “Il
Creatore è presente nel più intimo di ogni cosa senza condizionare l’autonomia
della sua creatura. Questa presenza divina, che assicura la permanenza e lo
sviluppo di ogni essere, è la continuazione dell’azione creatrice” (LS, n.
80). La presenza di Dio nel creato non è, dunque, qualcosa di distinto da Dio.
Potremmo dire che lo Spirito di Dio è immanente e intimo nelle creature (Gamberini,
2022, p.61).
Le pseudo verità apprese sin da piccoli e che
plasmano il nostro vissuto, verità ricevute e mai messe in discussione, hanno
comunque una forza, che viene dall’essere condivise dalla maggioranza. Permettere
alla realtà di smantellare le ideologie e le interpretazioni assimilate
dall’infanzia: è questo il compito di un’autentica vita spirituale. Il lavoro non è facile ed esige un cammino
serio, un’educazione. I preconcetti assimilati, sono infatti, così radicati da
renderli inaccessibili al pensiero critico. Gli eventi sono portatori della
verità che si manifesta nella realtà e che sono in grado di smantellare le
menzogne assimilate. È un lavoro lento, che richiede pazienza e tempo. Il
contatto con la realtà è l’antidoto alla menzogna, alla vita falsa. Prima
iniziamo questo cammino di smantellamento delle false verità assimilate, meglio
riusciamo a creare uno stile nuovo di vita, basato non più su quello che pensa
la massa, ma su quello che abbiamo colto ponendo attenzione alla realtà che si
è manifestata nel presente della nostra vita.
giovedì 7 gennaio 2021
PENSIERI DALL'ESILIO
Paolo Cugini
Pensare
positivo. Guardare avanti con i piedi fissi nel presente.
Quando
parliamo di Dio di che cosa stiamo parlando? Come si fa a dare un contenuto a
questa parola? Il contenuto di quella parola per un cristiano si chiama Gesù di
Nazareth, che ha dato un nome, una forma, un contenuto a ciò che prima di lui
si diceva di Dio.
Il
modo in cui si reagisce all’ingiustizia, al torto subito, nella pena
dell’innocente, rivela lo spessore della coscienza che si ha di sé stessi.
Non
importa dove siamo, ma l’amore che ci mettiamo nel luogo in cui viviamo.
Dove cerchiamo la consolazione nella
vita quotidiana? È la domanda che rivela il sentimento religioso, la radice
profonda del rapporto con Dio. Dimmi come ti consoli e ti dirò chi è il tuo
Dio.
È il contatto con la realtà che aiuta
a comprendere il senso della vita.


