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domenica 9 marzo 2025

QUARESIMA E LA PROPOSTA SOCIALE DELLA CHIESA BRASILIANA: LA CAMPAGNA DELLA FRATERNITA' 2025

 


Paolo Cugini

Ogni anno la Chiesa in Brasile promuove durante la Quaresima una Campagna di Fraternità – CF. Così come siamo chiamati alla conversione personale (conversione del cuore), siamo chiamati anche alla conversione sociale (trasformazione della società). La CF richiama l’attenzione sulla dimensione sociale del peccato, che si incarna nella rottura della fraternità, nell’ingiustizia sociale e nella distruzione della nostra casa comune. E la consapevolezza del peccato sociale ci invita a una conversione sociale che si realizza nelle relazioni di fraternità e di cura tra le persone, nella difesa della dignità e dei diritti dei poveri e degli emarginati e nella cura della casa comune.

Il tema della CF di quest'anno è "Fraternità ed ecologia integrale" e il suo motto è "Dio vide che tutto era molto buono" (Gen 1,31). È un invito a riflettere sui sintomi e sulle cause della crisi socio-ambientale (vedere/ascoltare), a contemplare l’opera creatrice di Dio e meditare sulla missione affidata all’essere umano (illuminare/discernere) e a cercare alternative per superare la crisi socio-ambientale e prendersi cura della nostra casa comune (agire/proporre).

Non ci vuole molto per riconoscere che stiamo vivendo una profonda crisi socio-ambientale, con conseguenze tragiche per gran parte dell'umanità. I sintomi sono lì, proprio accanto a noi: siccità, inondazioni, tempeste, frane, uragani, caldo, incendi, pesticidi, malattie, pandemie, ecc. La pandemia di Covid-19 e la tragedia verificatasi nel Rio Grande do Sul nel 2024 sono ancora ben vive nella nostra memoria e nella nostra carne. Ma riconoscere i sintomi non basta. Dobbiamo interrogarci sulle cause della crisi. E in larga misura è il risultato dell'azione umana. Ciò trasforma la crisi ecologica in una crisi socio-ambientale. Papa Francesco insiste da tempo sulle “radici umane della crisi ecologica”. Il pianeta non può sostenere o tenere il passo con lo sfruttamento della natura e il consumismo sfrenato delle élite. Come sottolinea giustamente il Testo fondamentale della Costituzione federale, “il modello di sviluppo capitalistico, basato sullo sfruttamento delle risorse naturali, sulla combustione di combustibili fossili, come quelli derivati dal petrolio, sull’espansione sfrenata dei consumi e sul rapporto mercantilista con la natura, ha contribuito a una serie di problemi ambientali, come il degrado del suolo, la deforestazione, l’estrattivismo predatorio, l’inquinamento, la scarsità d’acqua, il compromesso della biodiversità con l’estinzione di alcune specie e il cambiamento climatico”.

La fede cristiana ci fa vedere ancora più lontano. La rottura della fratellanza, l'ingiustizia e la disuguaglianza sociale, nonché la distruzione della natura sono, in ultima analisi, un attacco all'opera creativa di Dio e al suo piano per l'umanità. Ciò che è in gioco è la creazione di Dio e la missione che Egli ha affidato agli esseri umani: prendersi cura del creato. Come ricorda Francesco, «dire creazione è più che dire natura, perché si tratta di un disegno d’amore di Dio, nel quale ogni creatura ha un valore e un senso» (LS 76). I racconti della creazione presentano tutti gli esseri come opera di Dio e in armonia tra loro e presentano gli esseri umani come parte della creazione e con la missione di "coltivare e custodire" il giardino della creazione. E l’espressione ecologia integrale richiama l’attenzione sia sul valore di ciascun essere e sulla relazione tra essi, sia sul «valore peculiare» dell’essere umano che implica una «tremenda responsabilità» verso la casa comune. I beni della creazione non possono essere ridotti a semplici “risorse” da sfruttare a piacimento dall’avidità umana. Né si può pensare all'essere umano come a qualcosa di separato dalla creazione o come al proprietario assoluto della creazione. La rottura della fratellanza degli esseri umani con la natura è un attacco alla creazione di Dio. Come afferma il Patriarca Bartolomeo: «un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio» (LS 8).

La consapevolezza del peccato socio-ambientale (distruzione del creato) è una chiamata alla conversione ecologica (cura del creato) e ci porta ad assumere la missione che Dio ci ha affidato di «coltivare e custodire» il giardino della creazione (Gen 2,15). Ciò implica un cambio di mentalità: la natura non è una mera “risorsa” di cui appropriarsi; l'essere umano è parte della natura; la distruzione della natura è la distruzione dell'essere umano stesso è un peccato contro Dio; molti progetti di sviluppo arrecano più danni che benefici alla società, ecc. Ma implica anche un atteggiamento personale e sociale: 1) superare il consumismo, non sprecare l'acqua, fare attenzione ai rifiuti, ecc.; 2) sostenere l’agricoltura familiare e la sua lotta contro i pesticidi, la deforestazione e la distruzione della biodiversità; 3) prendere posizione contro i progetti politici che distruggono la nostra casa comune, come l'irrorazione aerea, l'attività mineraria, la distruzione delle leggi sulla protezione ambientale per favorire gli interessi del capitale, ecc.; 4) Difendere e sostenere le comunità e i movimenti che lottano per la salvaguardia dell'ambiente e la giustizia sociale; 5) ascoltare e lasciarsi commuovere dal «grido dei poveri e della terra», attraverso il quale Dio ci chiama alla conversione sociale e politica.


venerdì 7 giugno 2019

SIAMO FRATELLI? DOV’É FINITA LA SOLIDARIETÀ





LA REPUBBLICA DELLE IDEE
BOLOGNA 7 GIUGNO 2019


Relatore: Enzo Bianchi
Sintesi: Paolo Cugini

È un tema urgente per il futuro della società. Riflettendo sull’attuale situazione sociale negli ultimi anni ho citato il saggio di Luigi Gioia: La morte del prossimo. “Per millennio un doppio comandamento ha retto la morale Occidentale: ama Dio e il prossimo come te stesso. Alla fine dell’800 Nietzsche ha annunciato la morte di Dio. Forse è morto anche il prossimo”. Nella morte del prossimo è la morte della fraternità. Si parla di crisi della fraternità, ma c’è una crisi molto attestata nell’Occidente. È cresciuto il rancore, la cattiveria e si nega la fraternità. La responsabilità di questa situazione va attribuita ai governanti, che manipolano la realtà e autorizzano il peggio da parte della gente.
La fraternità come impegno universale è stata un’invenzione del cristianesimo che ha introdotto nel vocabolario greco il termine. La fraternità è stata dichiara dalla Dichiarazione dei diritti del 1792. Si può constatare che lungo i secoli si è combattuto per la libertà e per l’uguaglianza. La fraternità non ha ricevuto quell’attenzione affinché libertà e uguaglianza avessero alla base un fondamento. La libertà senza la coscienza di doverla condividere con l’altro è negativa e l’uguaglianza diventa solitudine. L’uguaglianza senza condivisione è la morte. Le tre parole del motto repubblicano non stanno sullo stesso piano. La fraternità è la più esigenza e riguarda i limiti della nostra umanità, la precarietà della condizione umana. Essere umani è il potere di riconoscere l’altro come fratello. Edgar Morin: la libertà può essere istituita, la fraternità non si stabilisce con una legge e né si può imporre, ma viene dall’esperienza personale.

Edgar Morin: la fraternità come urgente in quest’ora di ideologie sovraniste. La fraternità è un valore intrinseco di una convivenza. Non c’è fraternità del singolo. La relazione è la nostra prima vocazione. C’è voglia di comunità. Papa Francesco: è tempo di rilanciare una nuova visone di un umanissimo fraterno e solidale. La fraternità è la promessa mancata della modernità. La forza della fraternità è la nuova frontiera del cristianesimo, che riguarda tutta l’umanità. Il dialogo e il confronto con tutti è necessario. Dialogo con l’islam è fondamentale. Papa Francesco si è definito pellegrino di fraternità. Tutti sono fratelli: è il compito di ogni cittadino, non solo di ogni cristiano. Di fronte alle paure, alla globalizzazione dell’indifferenza di molti, dobbiamo ripensare la fraternità come solidarietà tra membri di una convivenza che deve ricostruire il bene comune.

Che hai fatto di tuo fratello? La fraternità deve diventare produttrice di diritti. Quelli che sono nel bisogno possiedono dei diritti. Significato simbolico: fratello e sorella indicano una realtà biologica e naturale. Dobbiamo meditare bene sul significato della parola fraternità. Sul piano lessicale il greco adelphos significa: dallo stesso utero. In tutte le tradizioni antiche la fraternità è diventata simbolica, conosce un’estensione, indicando un’appartenenza. Si è fratelli e sorelle perché ci si riconosce in una paternità. Con il sorgere del monoteismo si è diffusa la convinzione che tutti gli uomini sono fratelli e tutti hanno una dignità, una chiamata. C’è un’unità del genere umano che dev’essere riconosciuta come fraternità. Tutti tratti dalla terra, che è madre. Dal terrestre discendono tutti i figli di Adamo. Catena di generazioni in cui gli umani sono a somiglianza di Dio.

Dall’incontro del maschio e della femmina nascono i figli. La relazione dei figli è la fraternità. Il primo comandamento è: non negare la fraternità, che non scegliamo. Un fratello sarà sempre quello che è prima. La fraternità la troviamo quando veniamo al mondo. Caino è uno dei figli. Caino nutre un sentimento di paura nei confronti di chi è nato dopo. C’è diversità che si frappone tra i due fratelli, una diversità insopportabile, faticosa. E così Caino comincia sentire Abele come un ostacolo. Caino lascia che l’animale prevalga in lui, in una radicale incapacità di confrontarsi con il fratello e lo assale uccidendolo. Se il primo comandamento è la fraternità, il primo delitto è la scomparsa della fraternità. La voce della coscienza: dov’è tuo fratello? Che rapporto tu hai con l’altro? TI senti responsabile di tuo fratello? Caino risponde manifestando la sua indifferenza nei confronti della sua responsabilità. Ciò che definiva Caino era quella di essere fratello di. Solo chi sa essere fratello riesce a trovare la propria identità. Solo nel legame con gli altri troviamo noi stessi. La fraternità non la scegliamo, ma è tuta da costruire da vivere.

La frequenza del termine fratello registra un incremento straordinario nel NT a tal punto che i discepoli di Gesù vogliono chiamarsi fratelli e la comunità, fraternità. “Voi siete tutti fratelli”. La fraternità fonda l’uguaglianza (Gal 3,18). Gesù indica che gli ultimi sono i nostri fratelli. Mt 25,32: il Figlio dell’uomo s’identifica con gli ultimi: sono i miei fratelli. Tutti gli esseri umani agli occhi di Gesù diventano i più piccoli tra i fratelli quando sono nel bisogno.
Il Samaritano era un impuro, scismatico, peccatore, ma proprio lui ha saputo fare carità ad uno che era nel bisogno. La priorità della fraternità è data dall’urgenza del bisogno. Tutti gli uomini sono fratelli, ma faccio fratello colui al quale mi avvicino. L’insegnamento di Gesù è chiaro su questo.
Come vivere oggi la fraternità? Nasce come legame dato all’origine. Gli amici passano. L’amore svanisce. La fraternità no, va affermata e riconosciuta, perché si è fratelli per sempre. Essere fratelli è un dono e un compito. Il fratello mi conduce all’accettazione del limite. Vivere la fraternità è la prima vocazione umana.

Accettazione incondizionata dell’altro: è la prima esigenza per vivere la fraternità. L’altro è un fratello, è un uomo come me. Responsabilità: l’altro è domanda, responsabilità che impedisce le omissioni. Solidarietà, la cura e custodia reciproca.