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lunedì 28 dicembre 2020

LA PREGHIERA DEI BAMBINI


 


Charles Péguy (da: Il mistero dei santi innocenti)

 


Nulla è bello come un bambino che s’addormenti nel dire la preghiera, dice Dio.
Vi dico, nulla è così bello al mondo.
E dire che ne ho viste di bellezze, nel mondo.
E me ne intendo. La mia creazione trabocca di bellezze.
La mia creazione trabocca di meraviglie.
Ce n’è tante da non sapere dove metterle.
Ho visto milioni e milioni d’astri ruotare sotto i miei piedi come le sabbie del mare.
Ho visto giornate ardenti come fiamme.
Giorni d’estate, di giugno, luglio, agosto.
Ho visto sere d’inverno distese come un mantello.
Ho visto sere d’estate calme e dolci come una pioggia di paradiso
Tutte disseminate di stelle.
Ho visto queste colline della Mosa e queste chiese che sono le mie case.
E Parigi e Reims e Rouen e cattedrali che sono i miei palazzi, i miei castelli.
Così belli che li conserverò nel cielo.
Ho visto la capitale del regno a Roma capitale della cristianità.
Ho sentito cantare la messa e i vespri trionfali.
Ho visto queste pianure e queste valli di Francia.
Che sono la cosa più bella.
Ho visto il mare profondo, e la profonda foresta, e il cuore profondo dell’uomo.
Ho visto cuori divorati d’amore
Durante l’intera vita
Estatici di carità.
Che bruciavano come fiamme:
Ho visto martiri così animati di fede
Saldi come roccia sul cavalletto
Sotto i denti di ferro.
(Come un soldato che resista da solo per tutta la vita
Per fede
Per il suo generale (apparentemente) assente.
Ho visto martiri in fiamme come torce
Prepararsi così le palme sempre verdi.
Ho visto stillare sotto gli uncini di ferro
Gocce di sangue splendenti come diamanti.
Ho visto stillare lacrime d’amore
Che dureranno più a lungo delle stelle del cielo.
E ho visto sguardi di preghiera, di tenerezza,
Estatici di carità
Che brilleranno in eterno per  notti e  notti.
Ho visto vite intere dalla nascita alla morte,
Dal battesimo al viatico,
Svolgersi come una bella matassa di lana.
Ora vi dico, dice Dio, non conosco nulla di così bello in tutto il mondo
Come un piccolo bimbo che s’addormenti nel dir la preghiera
Sotto l’ala dell’angelo custode
E che sorride da solo scivolando nel sonno.
E già mescola tutto insieme e non ci capisce più nulla
E arruffa le parole del Padre Nostro e le infila alla rinfusa tra le parole dell’Ave Maria


Mentre già un velo gli cala sulle palpebre,
Il velo della notte sul suo sguardo, sulla sua voce.
Ho visto i santi più grandi, dice Dio. Ebbene, io vi dico.
Non ho mai visto nulla di più buffo e quindi di più bello al mondo
Di questo bimbo che s’addormenta nel dir la preghiera
(Di quest’esserino che s’addormenta fiducioso)
E che mescola Padre Nostro e Ave Maria.
Nulla è più bello, e in questo perfino
La Santa Vergine è d’accordo con me.
Su quest’argomento.
E posso ben dire che sia il solo punto su cui andiamo d’accordo. Perché generalmente siamo di parere contrario.
Perché lei è per la misericordia.
E io, bisogna pure che io sia per la giustizia.


Così, dice Dio, come capisco mio figlio. Mio figlio l’ha detto e ridetto. (Perché bisogna intendere alla lettera ogni parola di mio figlio.) Sinite parvulos. Lasciate che vengano.
Sinite parvulos venire ad me. Lasciate che i piccoli vengano a me.
I piccoli bimbi.


Allora gli furono offerti dei piccini perché imponesse loro le mani e pregasse. Ora i discepoli li rimproveravano.
Ma Gesù disse loro: Lasciate i piccoli, e non impedite che vengano a me: talium est enim regnum coelorum. Infatti di costoro è il regno dei cieli. A loro, a quelli come loro appartiene il regno dei cieli.
E dopo avere imposto loro le mani, se ne andò.

 


martedì 20 ottobre 2020

DIBATTITO SUL CASO BIBBIANO


 Conferenza in diretta da radio radicale. Il link sarà fornito un'ora prima dell'evento sulla pagina di radio radicale:

https://www.radioradicale.it/

domenica 6 dicembre 2015

LA MESSA VISTA DAI BAMBINI





CHE BELLA MESSA!
Paolo Cugini
E’ stata questa l’espressione che un bambino mi ha rivolto alla fine della celebrazione eucaristica realizzata sotto il tendone negli spazi della parrocchia. Me lo ha detto con il sorriso sulle labbra e rafforzava così il sentimento di gratitudine e di soddisfazione per aver partecipato a qualcosa di bello, di significativo, per nulla diverso dagli altri momenti che caratterizzano il Campo Estivo.  Senza dubbio questo bambino ha sentito che la messa celebrata al Campo Giochi era qualcosa di vivo, presente alla sua vita, comprensibile, che esprimeva dei significati inerenti alla sua vita di bambino. Il sorriso di questo bambino nel manifestare la sua gioia per la Messa celebrata significa che per lui la vita del Campo Giochi era ben manifestata nella celebrazione appena terminata. A questo bambino è piaciuta la Messa perché in un certo senso, l’ha colta come parte integrante di quello che stava vivendo: la celebrazione eucaristica stava esprimendo la sua vita di bambino.

Le parole del bambino del Campo Giochi mi hanno fatto molto riflettere durante le settimane seguenti. Pochissimi dei bambini presenti ho rivisto in Chiesa alla domenica. Lo stesso ho constatato per i genitori presenti numerosi alla bellissima festa di fine Campo: pochissimi alla messa alla domenica. Senza dubbio molte famiglie approfittano del fine settimana estivo per trascorrerlo in qualche posto turistico, o al mare o nei monti. E’ anche vero, però, che molti genitori non sono più abituati a considerare la domenica come il giorno del Signore: perché? La risposta che mi viene immediatamente in mente è che, probabilmente, gli adulti non trovano nella celebrazione domenicale quei contenuti dei quali si alimentano nella vita di tutti i giorni. E’ come se la messa domenicale fosse qualcosa di estremamente diverso da quello che è la vita, dai suoi problemi. Da una parte la vita con le sue esigenze e, dall’altra, il culto, la liturgia con le sue dinamiche, i suoi riti che sembrano animare un sacro che non dice più nulla, o perlomeno poco, alla vita concreta della gente. Vita e liturgia come due mondi separati e distanti che sembrano inconciliabili. Forse è questo il motivo dell’allontanamento dalla liturgia domenicale di tanti adulti (tutti battezzati)?


Mentre pensavo a questi problemi che per me come prete sono di estrema importanza, mi venivano alla mente le parole di un fascicoletto letto poco tempo fa, che riportava un fatto avvenuto nei primi secoli della Chiesa. L’imperatore Diocleziano aveva proibito di celebrare la messa domenicale e avrebbe punito gli infrattori con la morte. Alcuni centurioni, in un giro di perlustrazione nelle campagne romane, scoprirono in un casolare un piccolo gruppo di adulti celebrando la Messa. Alla domanda dei centurioni sulla conoscenza del decreto di Diocleziano che proibiva di celebrare la Messa domenicale e sui motivi della disobbedienza, il gruppetto rispose: “Senza l’Eucarestia non siamo nulla. Senza la Domenica la nostra vita è vuota”. Questo gruppo di persone, tra i quali c’era un sacerdote, un diacono e un gruppetto di sposi, rischiò la vita e la persero per poter celebrare la messa domenicale. Ciò significa che per loro la Messa diceva qualcosa alla loro vita e che quello che celebravano aveva una ricaduta immediata sul loro vissuto quotidiano. Credo che le parole del bambino del Campo Giochi e questa testimonianza della prima comunità cristiana offrano spunti per una riflessione sul nostro modo di celebrare l’Eucarestia domenicale. Dovremmo riprendere in mano il Vangelo e confrontarci per capire il significato del rito che celebriamo alla domenica. Se la messa domenicale è ridotta ad un puro precetto da rispettare probabilmente non potrà dire molto alla vita della gente in un mondo sempre più secolarizzato (grazie a Dio). Forse questo scollamento tra fede e vita, fra le liturgie che celebriamo e la vita concreta delle persone dovrebbe produrre in noi il desiderio di andare alle fonti, per capire i motivi di questo scollamento e, soprattutto, per capire se quello che stiamo celebrando è nella modalità di colui che l’ha inventata. Probabilmente sfogliando attentamente le pagine del Vangelo scopriremmo che Gesù non ha voluto inventare un rito, ma indicare uno stile di vita. Quel pane spezzato e quel vino donato ai discepoli nell’ultima cena, non sono altro infatti, ce la sintesi della vita di Gesù: una vita donata gratuitamente per gli altri. E allora quando ci avviciniamo alla Chiesa alla domenica per partecipare del culto eucaristico dovrebbe essere esattamente per questo: alimentarci dello stile di vita di Gesù, per svuotarci dallo stile che il mondo tutti i giorni ci impone. Se ci accostassimo alla mensa eucaristica con queste intenzioni, probabilmente non lo vivremmo più come un semplice precetto, ma come un bisogno vitale dell’anima. Se avessimo chiara l’idea che nella Messa non stiamo celebrando un semplice rito, ma il senso profondo della vita, allora ci preoccuperemmo di come è celebrato. Come diceva qualcuno: la prima e più autentica forma di evangelizzazione in una comunità deriva dai riti che celebra. I riti che celebriamo sono il termometro della vita di fede di una comunità.