Paolo Cugini
Il
documento del Concilio Vaticano II sulla liturgia Sacrosantum Concilium (SC)
secondo molti studiosi è stato il più radicalmente rinnovato e il più
chiaramente anti-tradizionalista.
La
riforma liturgica generò il cambiamento più significativo reso possibile dal
Concilio e quello che maggiormente assorbì il rinnovamento apportato dagli
studi del movimento teologico sviluppatosi nei decenni precedenti allo stesso
Concilio.
“Si
può affermare che mettere in discussione la liturgia del Vaticano II è come
prosciugare una delle fonti teologiche del Concilio” (Faggioli, 2013, p. 75).
Il
ritorno alle fonti è stata una delle parole chiave per la teologia del XX
secolo, perché incarnò la necessità per la teologia di tornare alle antiche
fonti della Chiesa, al fine di realizzare l’unità tra la chiesa e il mondo
moderno e tra i cristiani e l’umanità. L’impressione che si ha osservando gli sviluppi
post-conciliari è che il movimento liturgico è stato rinnegato dal
cattolicesimo contemporaneo.
Secondo
Faggioli la principale accusa mossa contro il movimento liturgico è che: “preparò
la riforma liturgica non sulla base di un profondo fondamento teologico, ma
sulla semplice base del bisogno di riconquistare una società cristiana sul
punto di cadere nelle mani della secolarizzazione e della modernità dopo lo
shock della Rivoluzione francese e la cultura liberale del XIX e XX secolo”
(Faggioli, 2013, p. 31).
Forse,
però, il problema va cercato altrove e cioè nella deformazione he il
cristianesimo ha subito lungo il suo percorso secolare. Se, infatti, la
liturgia dovrebbe riprodurre i tratti dell’umanità di Gesù, allora si può
tranquillamente sostenere che ci siamo smarriti. È difficile, se non
impossibile, in pochi decenni modificare la deturpazione che la liturgia
cattolica ha subito per opera di coloro che, più che l’umanità di Gesù, umile e
povero, volevano a tutti i costi manifestare i tratti del potere imperiale. E
così ci troviamo le sacrestie infestate di abiti e suppellettili che non hanno
nulla in comune con le pagine del Vangelo, ma molto con le pagine di quella
storia scritta da hi sta al centro fatta di usurpazioni, sopraffazioni e morte.
Togliere dalla testa questa liturgia e, soprattutto, provare a spiegare con i
testi dei Padri dei primi secoli che quella liturgia sorta a braccetto con il
potere è la negazione del Vangelo, è un’impresa ardua, estrema.
Forse, uno dei cammini possibili, sono le sperimentazioni nella base del popolo di Dio. Nelle comunità ecclesiali di base si trovano laiche e laici abituati a preparare liturgie della parola domenicali, ad essere creativi e, di conseguenza, pronti per vivere le novità del Concilio.




