Paolo
Cugini
Nel dibattito teologico contemporaneo, lo spazio geopolitico ed esistenziale
della periferia ha cessato di essere una mera coordinata geografica per
trasformarsi in un luogo teologico generativo. L’ecclesiologia dei margini non
rappresenta un’estensione pastorale della Chiesa istituzionale verso le
periferie, bensì il processo in cui la Chiesa si realizza e si costituisce a
partire dai margini stessi della società. La Chiesa dei margini si manifesta
primariamente come frammento storico del Popolo di Dio, incarnato in piccole
comunità formate da coloro che vivono la condizione dell'esclusione sociale.
Jürgen Moltmann ha acutamente rilevato come la vera identità ecclesiale si
misuri sulla sua capacità di spogliarsi delle strutture di potere per
riscoprire la dimensione comunitaria originaria: «La Chiesa di Cristo non è una
società di privilegiati, ma la comunità di coloro che non hanno diritti, dei
poveri e degli emarginati che trovano in essa la loro dignità originaria»
(Moltmann, 1975, p. 112).
Queste comunità sono
composte da persone prive di titoli accademici, ruoli di potere o
riconoscimenti istituzionali. La loro esistenza è ritmata dal quotidiano, da un
lavoro logorante finalizzato alla pura sopravvivenza. In questo contesto, il
tempo assume uno statuto ontologico radicale: non vi è spazio per il superfluo
o per le dispute dottrinali astratte. Come nota Gustavo Gutiérrez nel suo
saggio sulla teologia della liberazione: «Il povero non ha tempo da perdere in
astrazioni; la sua temporalità è legata alla concretezza del pane quotidiano e
alla necessità del riposo come riscatto dalla fatica» (Gutiérrez, 1972, p. 84).
Il tempo per queste
persone è prezioso perché strutturato attorno alla necessità antropologica di
riposare dalle fatiche della giornata, rendendo ogni frammento di gratuità un
atto di resistenza esistenziale. La celebrazione liturgica in una comunità
marginale si distanzia dal formalismo rituale delle cattedrali per farsi evento
vitale. Essa è caratterizzata da una corporeità vibrante: gesti, canti intensi
e una fede viscerale nel Signore che ascolta il grido dei poveri. La dinamica
celebrativa si fonda su una profonda certezza epistemologica: l'umiliazione
quotidiana subita nelle strutture sociali trova una smentita e una consolazione
nel mistero manifestato in Gesù di Nazareth. Jon Sobrino, analizzando la
santità e la liturgia delle comunità ecclesiali di base, scrive: «La preghiera
dei poveri è una protesta contro la realtà opprimente e, al contempo,
l'affidamento totale a un Dio che si fa carico della loro sofferenza
incarnandosi nell'impotenza della croce» (Sobrino, 1984, p. 203).
La fede vissuta ai
margini è una fede sensibile. Gli afflitti possiedono una singolare
fiducia nel mistero perché hanno già sperimentato, nella gratuità della grazia,
che il loro grido di dolore non cade nel vuoto. La promessa evangelica di
consolare gli afflitti, rialzare i caduti e abbracciare gli umiliati non è
un'utopia futura, ma un'esperienza soteriologica presente nell'atto stesso del
radunarsi. Accanto alla Chiesa che sorge spontaneamente dalla marginalità,
l'ecclesiologia dei margini si realizza attraverso un movimento di conversione
istituzionale: la Chiesa che sceglie deliberatamente di abitare i margini. Questo
implica un esodo radicale dai palazzi vescovili e dalle roccaforti
giuridico-istituzionali erette storicamente per difendersi dal popolo e
preservare il sacro isolamento.
Questo cammino
ecclesiologico si mette alla ricerca di un Gesù che storicamente e
teologicamente «si è fatto povero tra i poveri, marginale tra i marginali,
escluso tra gli esclusi». In questa prospettiva, la teologia di cammino trova
una sponda fondamentale nelle riflessioni sul rinnovamento ecclesiale di Yves
Congar: «Una Chiesa che non esce da se stessa e dalle proprie sicurezze
temporali rischia di diventare un museo; solo camminando con il popolo la
Chiesa ritrova il soffio dello Spirito» (Congar, 1953, p. 341). Mettendosi in
ascolto autentico del Popolo di Dio che abita le periferie, i credenti in
uscita sperimentano una conversione dei sensi spirituali. Essi percepiscono, in
modo sensibile e immediato, la presenza reale e misteriosa del Crocifisso nel
corpo sofferente degli emarginati.
Il culmine di questo
processo non è esclusivamente pastorale, ma strettamente teologico. È a questo
livello di condivisione e di ascolto che avviene il salto qualitativo: la
transizione da una prassi ecclesiale a una teologia dei margini. Gli esclusi
non sono più considerati meri destinatari dell'azione caritativa della Chiesa,
ma diventano il luogo teologico primario attraverso cui Dio parla al
mondo. Vedere negli esclusi il Cristo crocifisso significa riconoscere il
carattere sacramentale della sofferenza innocente. Come affermato da Leonardo
Boff nel suo studio sull'ecclesiogenesi: «I margini della società diventano il
centro della riflessione teologica perché è lì che il Cristo crocifisso
continua a patire la passione del mondo, interpellando l'autenticità di ogni
discorso su Dio» (Boff, 1977, p. 67).
La teologia dei
margini, pertanto, decostruisce le pretese di una teologia universale e
astratta, per configurarsi come una riflessione situata, capace di leggere il
mistero di Dio attraverso le piaghe della storia e lo sguardo degli scartati. L'ecclesiologia
dei margini non è un'ecclesiologia periferica o secondaria, ma rappresenta il
recupero della memoria sovversiva del Vangelo. Essa si realizza pienamente
nell'intersezione tra la resilienza spirituale di chi vive l'esclusione e la
conversione itinerante di una Chiesa che abbandona i propri privilegi. Solo
radicandosi laddove l'umanità è ferita, la Chiesa può riscoprire la propria
identità profonda di Popolo di Dio, trasformando il grido dei poveri nel punto
di partenza per una autentica conoscenza del mistero divino.
Riferimenti
Bibliografici
- Boff,
L. (1977). Ecclesiogenesi: Le comunità ecclesiali di base reinventano
la Chiesa. Assisi: Cittadella Editrice.
- Congar,
Y. (1953). Vera e falsa riforma nella Chiesa. Milano: Jaca Book.
- Gutiérrez,
G. (1972). Teologia della liberazione: Prospettive. Brescia:
Queriniana.
- Moltmann,
J. (1975). La Chiesa nella forza dello Spirito. Brescia:
Queriniana.
- Sobrino,
J. (1984). Resurrezione dei veri poveri: Il contenuto dell'opzione
preferenziale. Bologna: EDB.









