venerdì 26 giugno 2026

COLONIA DEL SACRAMENTO: LA CITTA’ URUGUAYANA PIENA DI STORIA

 

La porta d'entrata della vecchia città


 

Sto trascorrendo una settimana a Buenos Aires partecipando di un Simposio di Filosofia. Mi sono accorto che, a circa 50 km dalla costa di Buenos Aires, esiste una citta storica dell’Uruguay che sarebbe valsa la pena conoscere: così è stato.

Colonia del Sacramento è stata fondata nel 1680. Questa città uruguaiana rappresenta un ponte sospeso tra il passato coloniale e la modernità. Riconosciuta come Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 1995, la città attira ogni anno migliaia di visitatori grazie al suo fascino senza tempo e alla sua architettura unica. La storia di Colonia del Sacramento è segnata da una continua contesa geopolitica. La sua posizione strategica, situata sul Rio de la Plata proprio di fronte a Buenos Aires, la rese un punto nevralgico per il commercio e il controllo militare.

Il faro ricostruito


Manuel de Lobo fondò la città nel 1680 per la corona portoghese. Nacque come avamposto commerciale per contrastare il monopolio spagnolo nella regione. Passò di mano tra Spagna e Portogallo per ben sette volte in un secolo. Entrò a far parte del neonato Uruguay nel 1828, dopo la fine della guerra cisplatina.

Il continuo cambio di dominazione ha lasciato un'impronta indelebile nel tessuto urbano. Colonia del Sacramento è un raro esempio di fusione tra lo stile urbanistico portoghese e quello spagnolo. Strade acciottolate asimmetriche, vicoli stretti e canali di scolo centrali, tipici del portogallo e case successive con tetti piatti, cortili interni e facciate più simmetriche, tipici della Spagna.  E poi ci sono case in pietra intonacata, tetti in tegole coloniali e storici azulejos.

Passeggiare per il centro storico significa immergersi in un'atmosfera d'altri tempi, dove ogni angolo racconta una battaglia o una leggenda, come la Calle de los Suspiros: una via iconica con pietre miliari originarie e case d'epoca colorate, o il Faro, costruito nel 1857 sopra le rovine del convento di San Francisco per guidare le navi. Molto suggestiva anche la Puerta de la Ciudadella, che è la porta d'accesso fortificata, completa di ponte levatoio restaurato. Infine, la Plaza Mayor, che può essere considerato il cuore pulsante della città vecchia, circondato da musei e alberi secolari.



Oggi Colonia del Sacramento non è solo un museo a cielo aperto, ma un motore culturale ed economico fondamentale per l'Uruguay. Promuove un turismo lento, fatto di passeggiate a piedi e contemplazione del tramonto, oltre a collegare l'Uruguay all'Argentina tramite frequenti traghetti rapidi da Buenos Aires (un’ora e trenta, circa).

Colonia del Sacramento è molto più di una meta turistica. È un monumento vivo alla resilienza culturale, dove i passi sul pavimentato di pietra risuonano della storia di due grandi imperi europei. Mentre camminavo su questi pavimenti pensavo alla smania che nel XVI secolo i paesi europei avevano di uscire per conoscere, scoprire. Forse era una smania che rivelava una certa insoddisfazione per ciò che si viveva nell’Europa di quel periodo. Ho pensato anche che il mondo, a quel tempo, non era globalizzato e, di conseguenza, chi è arrivato a Colonia del Sacramento (nome orrendo che dice di una conquista che sa di colonizzazione religiosa, che non c’entra nulla con il Vangelo) ha incontrato uomini e donne totalmente differenti da come spagnoli e portoghesi potevano immaginarsi. Incontro con l’altro, altra, con culture e modi di essere differenti che, purtroppo, come sappiamo, non è stato valorizzato, anzi. La voglia do potere, di conquista ha provocato la distruzione di tutto ciò che si incontrava sul cammino. Pagine orrende sono state scritte da spagnoli e portoghesi, non solo in questa piccola cittadina, ma in tutto il Sud America.



 La storia della colonizzazione avrebbe potuto essere la storia di un incontro costruttivo per entrambi i popoli. Che cosa abbiamo nel sangue noi europei solo Dio lo sa. Quanta violenza, arroganza, prepotenza. Da dove viene tutta questa rabbia repressa? Fascismo, nazismo, imperialismi e totalitarismi vari: come mai non riusciamo a creare relazioni empatiche? Se guardiamo a quello che avviene nel mondo oggi, si può proprio dire che le cose non sono cambiate, anzi notevolmente peggiorate. E tutta quella religione, quel cristianesimo a che cosa è servito? Tutta quella cultura, quella filosofia, quella metafisica e dogmatica, che cosa hanno prodotto? Un mondo di mostri, che si dilaniano, si sbranano tra di loro, come lupi rapaci. Ci sarebbe voluto un po' di Vangelo, ma era troppo bello per crederlo possibile. Del resto, che cosa hanno fatto a colui che lo viveva e lo annunciava? Lo hanno dilaniato, massacrato. Camminavo sul selciato di pietre antiche di Colonia del Sacramento e mi venivano alla mente questi pensieri, cupi sì, ma molto reali.

 

mercoledì 24 giugno 2026

IL CAMINITO DI BUENOS AIRES

 




Paolo Cugini

 

Il Caminito, situato nel quartiere di La Boca, è il museo a cielo aperto più famoso di Buenos Aires. Questo tortuoso passaggio lungo 150 metri deve la sua forma a un antico ruscello e il suo nome all'iconico tango del 1926. Oggi è un vibrante epicentro della cultura di Buenos Aires. Una tela di storia e colore: le famose facciate multicolori del Caminito non sono una semplice scelta estetica, ma piuttosto il risultato dell'ingegnosità dei suoi primi abitanti.

Alla fine del XIX secolo, il quartiere di La Boca accolse un'ondata di immigrati, principalmente italiani. Privi di risorse economiche, costruirono le loro case (case popolari) utilizzando materiali di recupero provenienti dal porto, come lamiere e legno di navi. Per proteggere i metalli dall'umidità, utilizzavano la vernice avanzata dai cantieri navali, ottenendo così case con pareti di diverse tonalità. Nel corso dei decenni, la zona cadde in rovina dopo la chiusura di una vecchia linea ferroviaria che la attraversava. A metà del XX secolo, il celebre artista di La Boca, Benito Quinquela Martín, insieme a un gruppo di residenti locali, decise di riqualificare lo spazio. Nel 1959, il passaggio fu ufficialmente inaugurato come percorso pedonale e museo a cielo aperto, trasformando quello che era stato un angolo fatiscente in un omaggio vivente agli immigrati e alla cultura del tango.



Il percorso offre numerose attrazioni. Lungo il tragitto, è comune incontrare coppie che ballano e cantano, improvvisando spettacoli all'aperto. La zona funge da grande galleria dove artisti locali espongono e vendono le loro opere, oltre a manufatti, zucche da mate e souvenir. La zona circostante è ricca di ristoranti e locali tradizionali dove è possibile assaggiare la cucina tipica argentina, in particolare i classici barbecue e il tradizionale choripán (panino con salsiccia). 



lunedì 22 giugno 2026

PAPA FRANCESCO E LA PONTIFICIA UNIVERSITA’ CATTOLICA DI BUENOS AIRES

 

La facciata della UCA


Paolo Cugini

 

Sto trascorrendo una settimana a Buenos Aires per partecipare ad un convegno di Filosofia e, per caso, sono passato davanti alla UCA e così mi è venuto in mente papa Francesco. Il legame tra papa Francesco e la Pontificia Università Cattolica dell'Argentina (UCA) di Buenos Aires rappresenta un capitolo fondamentale sia per la storia dell'ateneo sia per l'evoluzione del pensiero pastorale del pontefice. Prima di salire al soglio pontificio, l'allora cardinale Jorge Mario Bergoglio ha guidato l'istituzione in veste di Gran Cancelliere, imprimendo una svolta accademica incentrata sulla responsabilità sociale e sull'apertura verso le periferie. Oggi, l'ateneo celebra questo storico legame attraverso l'eredità culturale, l'intitolazione della sede principale e lo sviluppo di nuovi istituti scientifici.

Il rapporto di Jorge Mario Bergoglio con l'ateneo si consolida negli anni '90. Inizialmente come vescovo ausiliare e, dal 1998, come arcivescovo di Buenos Aires e Gran Cancelliere dell'ateneo, Bergoglio accompagna lo sviluppo logistico e accademico della sede di Puerto Madero. Inaugura personalmente i principali padiglioni della struttura, tra cui l'edificio Santo Tomás Moro nel 1994, San Alberto Magno nel 1998 e San José nel 2008. Sotto la sua guida, l'UCA avvia profondi progetti di ricerca sociale focalizzati sulle necessità dei quartieri più vulnerabili di Buenos Aires. Questa visione getta le basi per la transizione verso una università in uscita, un concetto speculare alla sua idea di Chiesa in uscita.

I padiglioni della UCA


Il profondo lazo storico ha trovato una consacrazione visiva e istituzionale nel settembre 2025, quando la sede centrale di Puerto Madero è stata ufficialmente denominata Campus Papa Francesco. La cerimonia, presieduta dall'attuale arcivescovo di Buenos Aires e Gran Cancelliere Mons. Jorge Ignacio García Cuerva e dal rettore Dr. Miguel Ángel Schiavone, ha visto lo svelamento di una targa commemorativa e l'esposizione permanente di una mostra sul pontefice. L'iniziativa mira a rendere il magistero di Francesco una guida quotidiana e concreta per studenti, docenti e ricercatori.

Per promuovere e strutturare lo studio accademico del suo pontificato, l'ateneo ha lanciato l'Istituto Papa Francesco. Nato inizialmente come cattedra pontificia, l'organismo è stato trasformato in istituto dipendente dal rettorato per estendere l'impatto scientifico oltre i confini universitari, coinvolgendo anche sindacati, scuole e altre realtà civili. L'istituto coordina eventi culturali e accademici focalizzati sui cardini del pensiero del Papa:

Ø     La cultura dell'incontro: programmi dedicati all'integrazione sociale e al dialogo interreligioso.

Ø     L'ecologia integrale: progetti di sostenibilità applicata che richiamano l'enciclica Laudato si'.

Ø     La pedagogia del servizio: corsi e attività di apprendimento-servizio in contesti marginali, contrastando quella che il pontefice definisce la "cultura dello scarto".

L'UCA ospita inoltre sessioni di studio di rilievo internazionale, come il Congresso Argentino del Pacto Educativo Global, strutturato attorno al Patto Educativo Mondiale promosso dal Papa per rimettere la persona al centro dei processi formativi.



 


venerdì 19 giugno 2026

LE STRADE DEI MONDIALI

 




A Manaus, i residenti colorano le strade durante i Mondiali

Paolo Cugini

 

La creatività degli abitanti di Manaus trasforma le problematiche delle infrastrutture urbane in vere e proprie opere d'arte a cielo aperto durante i Mondiali di calcio. A Manaus, la vicinanza dei Mondiali di calcio risveglia una singolare mobilitazione comunitaria. Di fronte alla storica mancanza di infrastrutture durature e all'asfalto spesso deteriorato, i residenti prendono l'iniziativa. Puliscono, riparano e ricoprono le strade con colori vivaci. L'asfalto diventa una grande tela di espressione culturale e passione per lo sport.

L’impegno della comunità inizia ben prima del fischio d'inizio delle partite. Residenti e operai locali si uniscono per livellare il manto stradale, spazzare le strade e iniziare i lavori di pittura. Disegni delle stelle della nazionale brasiliana, della mascotte ufficiale e dei trofei coprono le imperfezioni del terreno. Gli addetti alla pulizia e alla manutenzione stradale utilizzano materiali riciclati per erigere archi e sculture a tema. I tradizionali colori verde e giallo condividono lo spazio con i volti delle leggende del calcio mondiale. Questa ingegnosità collettiva ha trasformato strade ordinarie in attrazioni turistiche ufficiali, riconosciute a livello internazionale dalla stessa FIFA.



Via 3 (Alvorada): Un punto di riferimento mondiale con oltre 30 anni di tradizione. Ricoperta da un soffitto di oltre 1,2 milioni di bandierine e da giganteschi dipinti a terra.

Via della Coppa (Compensa, è il quartiere dove abito): Progettata e realizzata da professionisti della pulizia urbana. Il luogo si distingue per l'uso di materiali riciclati e una speciale illuminazione a tema.

Via Santa Isabel (Praça 14): Un punto storico per la comunità della samba e la cultura popolare locale. Le bandierine collegano un tetto all'altro, formando le bandiere delle nazioni.

Via 24 de Agosto (Morro da Liberdade): Integra la pittura decorativa in eventi sociali, come le cene comunitarie a base di feijoada e i cerchi di samba.



L'impegno degli abitanti di Manaus va oltre l'estetica. Laddove le autorità pubbliche a volte non riescono a realizzare strade perfette, i residenti rispondono con unità. Gli investimenti della comunità stimolano il commercio di quartiere. Venditori ambulanti, sarte e pittori locali trovano una fonte di reddito temporanea nelle strade decorate. La risposta di Manaus al mondo è l'affetto. Invece di lamentarsi semplicemente delle difficoltà del traffico quotidiano, gli abitanti puliscono i propri marciapiedi, dipingono le proprie strade e guardano insieme le partite. Le "Strade dei Mondiali" dimostrano che la più grande ricchezza della capitale amazzonica è la capacità dei suoi abitanti di reinventare il proprio spazio con creatività e orgoglio.

giovedì 11 giugno 2026

IL PROTAGONISMO DELLE PASTORALI SOCIALI NELLA CHIESA DI MANAUS

 




 

Paolo Cugini

 

Con il tema "Sinodalità e azione trasformativa: il ruolo guida delle pastorali sociali nella Chiesa di Manaus", si è tenuto un seminario il 6 e 7 giugno presso il Centro di Formazione Maromba. Il seminario ha riunito circa 180 operatori provenienti da diverse pastorali sociali e organizzazioni Caritas, con l'obiettivo di incoraggiare il servizio di ciascuno e promuovere un cammino sinodale per rafforzare la missione dei ministeri e delle organizzazioni impegnati nella cura dei più vulnerabili e al servizio della vita.

Attraverso tavole rotonde, tendoni, sessioni di condivisione e mostre, il seminario ha offerto l'opportunità di comprendere il contesto del servizio agli altri, che motiva la missione di centinaia di operatori impegnati in oltre quindici pastorali sociali che operano in diversi settori che richiedono un approccio caritatevole, cura e protezione per i più vulnerabili ed esclusi della società, come spiegato dal consigliere delle pastorali sociali e vicepresidente di Cáritas Manaus, padre Alcimar Araújo:

«È importante comprendere che le nostre azioni sono un'estensione della nostra fede, una pratica di carità cristiana fondata sulla Dottrina Sociale della Chiesa, sui principi che essa presenta e sulla nostra esperienza personale. Non facciamo le cose tanto per farle, ma perché crediamo in un Dio che protegge la vita, che genera la vita. Quindi, attraverso le nostre azioni, con ciò in cui crediamo, siamo diverse pagine del Vangelo che si realizzano nell'ambito della carità, della fraternità, della condivisione e della giustizia. Spero che questo seminario sia fruttuoso e che porti davvero frutti più abbondanti nel nostro lavoro pastorale».

La coordinatrice dei servizi sociali, Guadalupe Peres, ha dichiarato che il seminario è stato organizzato per dimostrare che i servizi rivolti a un pubblico simile possono collaborare per ottenere risultati più positivi e raggiungere un numero maggiore di persone.



«Ogni ministero pastorale, in ogni ambito, compie azioni socio-trasformative e può operare in sinodalità, camminando insieme, tenendosi per mano, il tutto a beneficio di coloro che vivono in estrema vulnerabilità, educando alla prevenzione. […] La nostra azione deve essere socio-trasformativa perché non possiamo limitarci a dare zuppa, cibo o cesti alimentari di base, ma la cosa fondamentale è trasformare le vite, far sì che le persone diventino artefici della propria storia, cambiare le loro vite attraverso quel ministero pastorale. Ci sono diverse testimonianze, ad esempio quella del coordinatore del ministero pastorale per la sobrietà che era arrivato al punto più basso, e qualcuno è venuto a salvarlo, ora è lui stesso il coordinatore del ministero pastorale. Questa è l'importanza di questo lavoro socio-trasformativo, perché cambia in meglio la vita della persona e questa può a sua volta trasformare la vita degli altriAbbiamo potuto constatarlo attraverso la condivisione in diverse occasioni, quando sono state presentate azioni pastorali che possono operare in comunione, come la Pastorale dell'Infanzia, Caritas, la rete "Un Grido per la Vita" e la Pastorale dei Minori, che lavorano con bambini e adolescenti e possono unire le forze, collaborando; così come quelle che lavorano con i giovani, nel settore sanitario, che ora hanno la possibilità di raggiungere più persone. Insieme, in sinodalità, con tutta la loro storia, la loro missione, i loro obiettivi, ma sempre camminando insieme».   

Il vescovo ausiliare di Manaus e punto di riferimento per i ministeri sociali, Dom Hudson Ribeiro, ha parlato agli operatori presenti dell'importanza del lavoro in ambito sociale e di come esso articola fede, cittadinanza e trasformazione sociale nel contesto della Chiesa a Manaus. Gesù, attraverso i suoi insegnamenti, ci invita ad agire con carità e misericordia, ad accogliere i peccatori e a offrire loro una vera esperienza con Dio. Questo il messaggio trasmesso dalla lettura del Vangelo di domenica, pronunciata durante la celebrazione eucaristica presieduta dal coordinatore pastorale dell'Arcidiocesi di Manaus, padre Geraldo Bendaham, il quale, nella sua riflessione, ha sottolineato che Gesù chiama tutti alla mensa, specialmente i peccatori, i poveri e gli oppressi.   

«Tutta la Chiesa è invitata a sedersi alla tavola, questa tavola di comunione, di uguaglianza, che è molto importante. […] È incontro, è dialogo, è fraternità, è dare, è condividere […] Gesù ha detto che dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento, dobbiamo praticare la misericordia. Gesù ha detto: "Voglio misericordia e non sacrificio". Non vuole rigorismo, moralismo, esclusione. Tutti hanno accesso alla tavola. Infatti, non è venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori, cioè tutti noi, e dobbiamo ringraziare Dio perché ci chiama e imparare da Gesù affinché anche noi possiamo includere i più deboli, perché Dio ci ama, perché siamo suoi figli e figlie amati. Questa è la missione della Chiesa, questa è la nostra missione, la missione dei ministeri sociali».



Durante l'incontro, diversi gruppi pastorali con target di riferimento simili hanno presentato le proprie attività, dimostrando la possibilità di collaborare per raggiungere obiettivi comuni e offrire i propri servizi a un numero maggiore di persone. Il panel, composto da Pastoral da Criança (Pastorale dell'Infanzia), Rede um Grito pela Vida (Rete del Grido per la Vita) e Cáritas di Manaus, ha illustrato il proprio lavoro, evidenziando le attività fondamentali a sostegno dei bambini in situazioni di vulnerabilità, vittime di abusi e di violenza, rispondendo alla sfida centrale di essere una presenza profetica e concreta nella difesa della vita, della dignità e dei diritti dei bambini e degli adolescenti di fronte alle nuove forme di vulnerabilità e violenza.

La pastorale della Gioventù, dell'Educazione, Universitaria e della Comunicazione hanno presentato diverse modalità per rafforzare il ruolo protagonistico dei giovani nella Chiesa e nella società, soprattutto di fronte alle crisi di significato, partecipazione e futuro. Si è tenuto anche un panel con le pastorali che lavorano con persone in situazioni di grave vulnerabilità, con l'obiettivo di comprendere quali forme di sofferenza ed esclusione rappresentino la sfida maggiore per l'azione evangelizzatrice e sociale della Chiesa.

 

mercoledì 10 giugno 2026

La Chiesa di Manaus si prepara alle elezioni politiche di ottobre

 

Al centro della foto il Cardinale di Manaus Leonardo Steiner


L’Arcidiocesi di Manaus presenta un opuscolo che promuove il voto consapevole

Paolo Cugini

 

"La parola che illumina, il dialogo che trasforma e l'azione che costruisce il bene comune."

Questo mercoledì (10), l'Arcidiocesi di Manaus ha tenuto una conferenza stampa per presentare la riflessione della Chiesa sulla sua presenza in politica, in questo anno in cui i cittadini del popolo brasiliano andranno alle urne per rinnovare le principali cariche esecutive e legislative, sia a livello federale che statale, oltre ad eleggere il Presidente della Repubblica. Per questo motivo, l’Arcidiocesi ha preparato un materiale specifico che servirà sia per un lavoro di coscientizzazione di base, che per i gruppi biblici nelle comunità e nelle famiglie.

All’incontro erano presenti il Cardinale Leonardo Steiner, Arcivescovo Metropolita di Manaus; Mons. Zenildo Lima, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Manaus; Padre Geraldo Bendaham, Coordinatore Pastorale dell'Arcidiocesi; Dott.ssa Margareth Buzaglo, rappresentante della Commissione per la Riforma Politica e la Lotta alla Corruzione Elettorale; e Josiel Coelho, presidente del Consiglio dei Laici dell'Arcidiocesi di Manaus.

Con la pubblicazione dell'opuscolo "Circoli biblici, fede e cittadinanza ", la Chiesa di Manaus desidera proporre, alla luce del Vangelo, l'effettiva partecipazione del Popolo di Dio alla vita politica. Per il Cardinale di Manaus Leonardo Steiner, partecipare alla vita politica significa contribuire a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla sua importanza nella società. “Il voto è espressione di democrazia; è la nostra partecipazione alla difesa della democrazia. Pertanto, la scelta del candidato è fondamentale. Dobbiamo prestare attenzione alla persona a cui diamo il nostro voto, verificando se lavora per il bene comune e se è disposta a difendere veramente la democrazia o a contribuire a esprimerla al meglio.” Parlando della necessità di rinnovare la politica, il Cardinale ha sottolineato l'importanza del voto consapevole: "Che possiamo contribuire a rinnovare la politica e, in particolare, il Congresso Nazionale, perché abbiamo avuto programmi che non hanno giovato alla società brasiliana. Abbiamo preso decisioni che vanno contro la società brasiliana e contro l'ambiente. Perciò, vogliamo dare il nostro contributo e guardare avanti con speranza ".

Due giovani amici medici italiani, Margherita (RE) e Zeno (PR) hanno partecipato all'incontro


Josiel Coelho ha sottolineato l'impegno dell'opuscolo nei confronti dell'educazione alla luce della Parola di Dio: «Approfondendo i temi del manuale, ci rendiamo conto che il primo incontro verte sulla politica e si interroga sul suo ruolo. Il testo chiarisce che fede e vita sono intimamente legate e che la partecipazione civica si fonda sulla Dottrina Sociale della Chiesa e sull'enciclica del nostro amato Papa Francesco, Fratelli Tutti, che presenta la politica come una delle forme più sublimi di carità e servizio al bene comune».

Il vescovo Zenildo Lima ha sottolineato la risposta della Chiesa alla realtà storica: «Forse un punto piccolo ma molto importante da sottolineare è l'autorità, la libertà e la concezione della sua missione con cui la Chiesa si accosta e offre elementi della Dottrina Sociale della Chiesa. In documenti più recenti, come la Magnifica Humanitas, Papa Leone ci offre, in modo molto convincente, la convinzione che il Vangelo illumina le realtà e le sfide di ogni epoca». Il vescovo ausiliare ha inoltre affrontato il tema del rapporto tra politica, interazione sociale e fede: «Pertanto, la politica, che si presenta sempre come possibilità di nuove esperienze di interazione sociale, può essere illuminata dalle convinzioni che scaturiscono dal Vangelo. Presentarsi in questo modo, con questa apparente pretesa, non sminuisce ciò che è proprio della comunità di fede. Lo facciamo in virtù dell'autorità del Vangelo».

La dottoressa Margareth ha sottolineato la disponibilità del Comitato per la lotta alla corruzione elettorale a ricevere reclami: “Il comitato è pronto a ricevere ogni tipo di reclamo. Siamo qui per offrire un servizio e questo momento di orientamento è frutto di uno sforzo collettivo e una dimostrazione della nostra presenza nella società, nelle comunità, nelle chiese e nelle organizzazioni. Il comitato è presente e a disposizione della società per affrontare ogni tipo di reclamo. Il Comitato per la lotta alla corruzione elettorale è attivo nello stato da oltre dieci anni”.



Padre Geraldo Bendaham ha sottolineato l'importanza di mantenere viva la speranza in politica: «La politica è un ampio strumento per praticare la carità e prendersi cura del bene comune. Tuttavia, nonostante la speranza, vediamo molti mali che affliggono la società. Per questo motivo, l'Arcidiocesi aderisce al Comitato per la lotta alla corruzione e all'acquisto di voti. Ci sono candidati che si presentano onestamente e altri che commettono reati. La posizione della Chiesa è quella di guidare la popolazione a votare con verità e giustizia, ma soprattutto con discernimento».

Infine, il cardinale Leonardo Steiner ha dato la parola ai giornalisti, ricordando loro l'importanza di non dimenticare che il voto consapevole è una delle espressioni più significative della democrazia.

 

martedì 9 giugno 2026

IL PANENTEISMO NEI PADRI DELLA CHIESA

 




Paolo Cugini

 

Il panenteismo non è un'invenzione della filosofia moderna, ma affonda le sue radici più profonde nella teologia e nella mistica dei Padri della Chiesa. Questa visione, espressa dalla formula greca pân-en-theós ("tutto è in Dio"), si distingue nettamente dal panteismo: mentre quest'ultimo identifica totalmente Dio con l'universo cancellando la trascendenza, il panenteismo afferma che il mondo sussiste in Dio, ma Dio eccede e trascende infinitamente il mondo.

Per i Padri greci e latini, questa concezione ha permesso di conciliare due verità bibliche apparentemente opposte: l'assoluta alterità del Creatore e la Sua intima, vitale presenza nel cosmo.

 

Tutto in Dio, Dio oltre il tutto: Il Panenteismo nella Patristica

Il termine "panenteismo" è stato coniato ufficialmente solo nel XIX secolo dal filosofo Karl Krause. Tuttavia, la struttura metafisica e spirituale che esso descrive costituisce l'ossatura della teologia cristiana antica. I Padri della Chiesa non hanno mai accettato l'idea di un Dio distante e distaccato (teismo deistico), né quella di un Dio confuso con la materia (panteismo). Al contrario, muovendo dalle Scritture, in particolare dal discorso di Paolo all'Areopago: «In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (Atti 17,28), essi hanno elaborato un modello teologico in cui il cosmo è contenuto nell'infinità divina.

1. Origene e i Padri Alessandrini: I semi della dottrina

Il percorso logico inizia ad Alessandria d'Egitto, dove l'incontro tra rivelazione cristiana e platonismo offre gli strumenti per pensare l'immanenza radicale. Origene Adamanzio, nel suo monumentale De Principiis, chiarisce che Dio non è limitato dallo spazio, ma è lo spazio stesso a essere contenuto da Lui. Lo studioso Henri de Lubac, nelle sue analisi sulla patristica alessandrina, evidenzia come per Origene la Creazione non avvenga "fuori" da Dio in senso spaziale, poiché nulla può esistere al di fuori dell'Infinito. Il mondo è racchiuso nell'abbraccio e nella provvidenza del Logos, pur mantenendo la propria distinta identità di sostanza creata.

2. Massimiano il Confessore e la dottrina dei Logoi

Il vertice del panenteismo patristico viene raggiunto nel VII secolo con San Massimo il Confessore. Nella sua opera Ambigua, Massimo sviluppa la dottrina dei logoi (le ragioni divine delle cose). Ogni creatura possiede un logos (un progetto, un'idea-volontà) che risiede eternamente nel Logos divino (la Seconda Persona della Trinità).

  • Istituzione del legame: Le cose create esistono perché partecipano attivamente al proprio logos divino.
  • Presenza reale: Dio è presente nel cuore di ogni creatura attraverso il suo logos.
  • Trascendenza preservata: Il cosmo è in Dio, ma la Somma Essenza divina resta inaccessibile e immutata.

Il celebre teologo ortodosso Kallistos Ware descrive questa visione come un autentico "panenteismo cristiano". Ware sottolinea che per Massimo il Confessore il mondo non è Dio, ma ogni creatura è una teofania, una manifestazione dell'energia e del pensiero divino nel tempo.

                 

3. Agostino d'Ippona: L'interiorità immanente nel contesto latino

Nel panorama occidentale, Sant'Agostino formula una delle massime espressioni dell'immanenza trascendente nelle sue Confessiones. Rivolgendosi a Dio, scrive: «Tu eri dentro di me, e io fuori» (Intextior intimo meo et superior summo meo, più intimo del mio io più profondo e più alto della mia parte più alta). Nelle riflessioni del teologo Michael Brierley, il pensiero agostiniano dimostra come il panenteismo sia necessario per l'esperienza mistica. Se Dio fosse puramente separato dal mondo, l'unione mistica sarebbe impossibile; se fosse identico al mondo, non vi sarebbe alcuna ascesa spirituale o conversione verso l'Alto.

4. La sintesi finale: L'eredità palamita

Nel XIV secolo, l'intuizione panenteistica dei Padri della Chiesa viene dogmatizzata nella teologia di San Gregorio Palamas attraverso la cruciale distinzione tra:

  1. Essenza (Ousia): La natura intima di Dio, totalmente trascendente, inconoscibile e inaccessibile alle creature.
  2. Energie (Energeia): L'operato e la presenza di Dio che si riversano nel mondo, rendendoLo pienamente immanente, conoscibile e partecipabile.

Questo modello, come rilevato dallo storico delle religioni Andrew Louth, risolve definitivamente il paradosso: l'universo è interamente pervaso dalle energie divine (quindi è in Dio ed è riempito da Lui), ma l'essenza di Dio resta radicalmente "Altro" rispetto alla Creazione.

 

lunedì 8 giugno 2026

Il PANENTEISMO NELLA TEOLOGIA CONTEMPORANEA

 



 

Presentazione sintetica di alcuni autori e delle principali citazioni

Paolo Cugini

 

Il panenteismo è la posizione teologica che sostiene che l'universo è contenuto in Dio, ma che Dio al contempo trascenda e superi l'universo stesso. Dal greco pân (tutto), en (in) e theós (Dio), questa visione si distingue nettamente sia dal teismo classico, che separa nettamente il Creatore dalla creazione, sia dal panteismo, che invece dissolve l'essenza divina facendola coincidere in tutto e per tutto con la realtà materiale. Nella teologia contemporanea, il panenteismo ha assunto un ruolo centrale per superare la nozione di un Dio "monarca statico" e impassibile, offrendo un modello dinamico capace di dialogare con la scienza moderna, l'ecologia e i drammi della storia contemporanea.

 

1. Jürgen Moltmann: La Trinità ecologica e la sofferenza di Dio

Uno dei massimi esponenti del panenteismo contemporaneo è il teologo riformato tedesco Jürgen Moltmann. Nel suo capolavoro Il Dio crocifisso, Moltmann scardina l'apatia del teismo classico integrando la sofferenza della storia direttamente nella vita divina. Successivamente, in Dio nella creazione, egli formalizza una dottrina ecologica della creazione esplicitamente panenteistica, fondata sull'idea dello Zimzum (il ritrarsi di Dio per fare spazio all'altro da sé) e sulla presenza dello Spirito Santo come immanenza divina nel cosmo. L'opera cardine: Il Dio crocifisso (Queriniana, 1973). La citazione chiave: A pagina 261, Moltmann scrive che la sofferenza di Cristo sulla croce non è estranea a Dio, bensì «la sofferenza in Dio». Questo dolore ridefinisce la natura divina in senso relazionale.

La formalizzazione ecologica: In Dio nella creazione (Queriniana, 1986), a pagina 112, definisce il suo approccio come un «panenteismo trinitario», affermando che: «Dio crea il mondo non fuori di sé, ma nella sua stessa infinità... Il mondo è in Dio, e Dio è nel mondo attraverso il suo Spirito

 

2. Charles Hartshorne e la teologia del processo

Se Moltmann giunge al panenteismo per via teologica e trinitaria, Charles Hartshorne (fondatore della teologia del processo insieme ad Alfred North Whitehead) vi approda per via filosofica e metafisica. Hartshorne introduce il concetto di "Dio dipolare": Dio possiede un polo astratto ed eterno (la sua essenza potenziale) e un polo concreto e temporale (la sua interazione con la storia e il divenire del cosmo). L'opera cardine: The Divine Relativity: A Social Conception of God (Yale University Press, 1948). La citazione chiave: A pagina 89, Hartshorne spiega che il panenteismo risolve i paradossi del teismo classico ammettendo che Dio includa la realtà del cambiamento senza perdere la propria identità originaria:

«Il panenteismo accetta l'istanza radicale che l'universo fa parte dell'essere di Dio, ma sostiene che l'individualità di Dio ecceda la somma delle parti cosmo-temporali

L'analogia mente-corpo: A pagina 94, formalizza la celebre analogia: il rapporto tra Dio e il mondo è analogo al rapporto che intercorre tra la mente umana e le cellule del suo corpo.

 

3. Wolfhart Pannenberg: Dio come il futuro del mondo

Il teologo luterano Wolfhart Pannenberg adotta una prospettiva panenteistica originale legata alla dimensione dell'escatologia e della temporalità. Per Pannenberg, Dio non è una causa che spinge il mondo dal passato, ma una forza attrattiva che opera dal futuro, inteso come la "scaturigine di ogni possibilità". L'opera cardine: Teologia Sistematica (Vol. 2, Queriniana, 1994). La citazione chiave: Nel secondo volume della sua Teologia Sistematica, a pagina 115, Pannenberg esamina la relazione spaziale e spirituale tra Creatore e creatura:

«Le creature esistono nello spazio aperto dall'immensità di Dio... Questo essere-in-Dio delle creature non annulla la loro distinzione da Lui, ma ne garantisce l'autonomia rispetto alla pura contingenza materiale.»

4. Arthur Peacocke e Philip Clayton: Il dialogo con le scienze naturali

Nel campo contemporaneo della scienza e religione, il panenteismo è diventato il modello interpretativo dominante. Autori come il biochimico e teologo Arthur Peacocke e il filosofo Philip Clayton utilizzano il concetto di emergenza: come la mente emerge dal cervello pur non riducendosi a esso, così il mondo emerge dall'essenza di Dio, rimanendo biologicamente reale ma spiritualmente racchiuso nel Divino.

L'opera cardine: In Whom We Live and Move and Have Our Being: Panentheistic Reflections on God's Presence in a Scientific World (a cura di P. Clayton e A. Peacocke, Eerdmans, 2004).

La citazione di Peacocke: Nel saggio introduttivo, a pagina 12, Peacocke introduce la nozione di panenteismo sacramentale: il cosmo manifesta fisicamente i processi creativi continui (creatio continua) di un Dio che lo permea intimamente.

La citazione di Clayton: A pagina 82, Clayton sintetizza l'efficacia scientifica della tesi:

«Il panenteismo offre l'unico framework coerente per la teologia nell'epoca scientifica, poiché riconosce le leggi naturali scoperte dalle scienze, vedendole però operanti all'interno dell'infinità divina.»