Visualizzazione post con etichetta sintesi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sintesi. Mostra tutti i post

venerdì 24 febbraio 2017

COSA FARE CON I GIOVANI-CONVEGNO DI ROVERETO 2017

SINTESI




CONVEGNO DI ANIMAZIONE SOCIALE
ROVERETO 24-25 FEBBRAIO 2017




AVER CURA PER GENERARE FUTURO
Rel: Luigina Mortari
Sintesi; Paolo Cugini

Non piegarsi alla violenza. C’è una violenza sottile che distrugge le coscienze, che comincia sui banchi di scuola, dove si riempiono le menti e non s’insegna a pensare. Hanna Arendt (Vita Activa), non c’è pericolo maggiore che smettere di pensare. Maria  Zambrano: non solo msettiamo di pensare, ma anche di sentire, per  cui l’altro rimane lontano e non ci tocca. Quando questo avviene il male avanza. Non facendoci toccare dal male non ci muoviamo. Stiamo nella vita senza essere attori politici.

Aristotele: L’Etica Nicomachea. Quando parla di Etica Aristotele parla di politica. La politica è prima di tutto etica, la ricerca del bene, riuscire a capire che cosa è bene.
Il bene è qualcosa che ci muove. Abbiamo il desiderio di realizzare quello che vorremo diventare. Nasciamo mancanti e quindi abbiamo sempre bisogno degli altri.

Quello che consente a noi di realizzarci è la cura. Abbiamo bisogno di cura perché siamo fragili e vulnerabili. Siamo fragili perché non dipendiamo da noi stessi. Zambrano: siamo consegnati alla realtà. Quando siamo vulnerabili abbiamo bisogno dell’altro, ma siamo vulnerabili perché l’altro può farci del male. Il lavoro di cui abbiamo bisogno è il lavoro della cura.

 Non preoccupatevi eccessivamente tanto da ingolfare l’anima e perdiamo il respiro dell’essere.
Azione sociale: procurare ciò che è necessario per fare della vita per essere vissuta.

Socrate, dice che ha cura dei giovani. L’Alcibiade 1. Se vuoi diventare un governante devi imparare ad aver cura di te. Occorre capire cos’è il sé, che è l’anima. SI ha cura dell’anima conoscendo se stessi, conoscere le tensioni fondamentali dell’essere per capire dove ci porta il desiderio di esistere.

Edith Stein: tutto quello che facciamo e per nutrire la forza, la passione di esistere. Quando viene meno c’è un dolore dell’esistenza che ci porta via la forza di essere.
La fatica dell’esistere è un peso che cade sull’anima.

Terapia: aver cura della persona umana nella sua interezza di corpo e di mente. Curare con la parola.
Qual è l’essenza della cura? L’etica è il cuore della cura. Essere etici è fare le cose giuste. Aver cura dell’altro affinché l’altro fiorisca.
Quando vedi che la realtà ha bisogno di te uno si butta.

Levinas: il volto dell’altro è un imperativo ad agire.
Il male dei nostri tempi è l’indifferenza. Il principio di responsabilità: essere pronti per l’altro che mi chiede di esserci.
Capacità di sentire che l’altro ha bisogno e nient’altro.
L’obbedienza alla realtà. L’etica è semplice. La povertà di spirito è la purezza di cuore: sentimento pochi ed essenziali.
Capacità di sentire l’altro: empatia. Far risuonare dentro di sé quello che è dentro l’altro.
Compassione. È una cosa come l’empatia: sentire l’altro quando vive una situazione di ingiustizia e mi porta ad agire per aiutarlo.

Oggi agiamo per affermare noi stessi, ma l’agire con compassione è mettersi al servizio dell’altro. Il servizio è una grande capacità. Essere insieme agli altri. La comunità è mettere insieme in dono. Abbiamo perso il senso della gratuità. La cura è la generosità.

Sentire l’altro e il coraggio di dire la verità. Prendere la parola contro il potere. 

giovedì 23 febbraio 2017

NUOVE GENERAZIONI IN CERCA DI ALTRE GENERATIVITA'


SINTESI




Ragionamenti verso il secondo appuntamento «Cose da fare con i giovani»
ROVERETO 24-25 FEBBRAIO 2017

a cura di Andrea Marchesi Michele Marmo Franco Flori

Sintesi: Paolo Cugini


1. Traiettorie.
a.       La prima traiettoria indica il passaggio dall’analisi dei bisogni all’ascolto dei desideri. Si tratta dell’invito urgente a congedare ogni pretesa di conoscere la condizione dei giovani e i loro bisogni, per mettersi in una posizione curiosa di ascolto nei confronti di chi è un soggetto in formazione, in ricerca, spesso portatore sano di desideri.
b.       La seconda traiettoria suggerisce un passaggio dallo sguardo postumo ancorato al passato a un’attenzione al presente, alla prefigurazione nel presente dei segnali di futuro. La posta in gioco è la possibilità di alimentare la capacità di prefigurazione di scenari altri, riconoscendo ciò che è già eppure non è ancora pensato, resistendo all’omologazione, al pensiero unico, all’assenza di alternative.

c.       La terza traiettoria entra nel merito delle proposte e raccomanda il passaggio dalla fiction alla presa sulla realtà.

2. Le condizioni per inediti sguardi Dire semplicemente che dobbiamo cambiare sguardo rischia di essere un’ingiunzione paradossale. Non si cambia sguardo semplicemente decidendolo, con un atto di volontà, guardandosi una mattina allo specchio e decidendo che da oggi in poi si assumono nuove lenti per interpretare la realtà

a.       La prima condizione che può facilitare il cambiamento di approccio è lo sconfinamento. Si tratta di confrontarsi con altri mondi, altri saperi, altri contesti, lasciando i perimetri dei servizi sociali e delle politiche giovanili, per uscire di casa, disporsi a incontri inattesi, al confronto con altri linguaggi.
b.       La seconda condizione investe la disponibilità alla contaminazione e all’ibridazione. È un movimento di apertura dei propri spazi, progetti e servizi all’incontro inatteso con altre competenze e risorse che si muovono sul territorio, provando a sperimentare forme di collaborazione attorno a un problema comune.

c.       La terza condizione è di ordine culturale e formativo e riguarda la necessità di nutrire il proprio sguardo attraverso la ricerca della bellezza e delle domande di senso, cercando – in questa direzione – alleanza con chi è sintonizzato su questo stesso piano di ricerca, selezionando incontri con testimoni autorevoli del nostro tempo, frequentando proposte culturali, artistiche, spirituali con le quali interagire insieme ai giovani con i quali si intende operare.

3. Costellazioni tematiche che possono risultare particolarmente in grado di generare una riflessione che dalla particolarità delle esperienze ci può consegnare spunti e significati più generalizzabili.

a.       La prima riguarda due categorie rilevanti nel dibattito antropologico contemporaneo: la capacitazione da una parte e l’aspirazione, la capacità di aspirare dall’altra. Sappiamo, grazie al contributo di Appadurai, che la capacità di aspirare è quella competenza culturale che rintraccia il futuro nel quotidiano, prendendo forma, nella prassi, attraverso la ricerca di soluzioni possibili ai problemi concreti che investono la vita dei soggetti.

b.       La seconda è la costellazione che comprende le nuove frontiere della collaborazione e della condivisone. Proveremo a sfogliare questi termini nelle loro inevitabili ambivalenze, cercando di capire cosa significhi oggi collaborare e condividere e come queste pratiche stiano, per certi aspetti, mettendo in discussione i confini, le appartenenze, le delimitazioni di campo: tra formazione e lavoro, tra gioco e impegno, tra gruppalità e individualità, tra solidarietà e competizione, ad esempio.

c.       La terza costellazione si addensa attorno alle retoriche della generatività. Proveremo a capire quali contesti e quali modalità esperienziali risultano maggiormente generativi, ovvero capaci di generare cambiamenti, impatti, trasformazioni che investono sia i soggetti che ne sono coinvolti come protagonisti, sia gli ambienti sociali che ne sono attraversati.

4. Snodi e dubbi nel cambiamento di sguardo.
a.       Il primo punto investe la questione della disparità, delle diseguaglianze, dei veri e propri solchi che si stanno aprendo nella società e quindi anche – e forse in forme ancora più accentuate – all’interno dei mondi giovanili. Dare attenzione ai movimenti, alle forme più creative e generative che caratterizzano i mondi giovanili, non può farci dimenticare la diseguale distribuzione delle vulnerabilità che ci caratterizza.

b.       il secondo punto di attenzione riguarda il rapporto tra innovazione e inclusione: come e se diventa possibile innovare le pratiche di inclusione – tornando a interrogare il significato possibile dell’essere inclusi oggi – così come interrogarsi sulla possibilità che nell’innovazione trovi spazio la capacità di inclusione, il coinvolgimento di chi ha meno voce e meno strumenti per accedere a contesti capacitanti. Si tratta di provare a comprendere come non fermare una sana tensione all’innovazione che abbia con sé la capacità e gli strumenti di «garanzia» tali da permettere di tenere il passo anche a chi è più distante, più lontano, con meno possibilità

c.       Terzo punto di attenzione riguarda la relazione tra eredità e prefigurazione.

5. tagli tematici, ovvero questioni non rinunciabili per lavorare ancora con i giovani.
a.       In prima istanza troviamo i luoghi che ci sembra stiano tornando a essere una presenza cruciale.

b.       La seconda focalizzazione riguarda specificamente il cambiamento che investe il modo di apprendere e di produrre sapere, proprio con particolare riferimento al rapporto tra esperienza e conoscenza.


c.       Una terza focalizzazione coinvolge un aspetto che appare sempre meno presente nelle rappresentazioni sociali dominanti e nel campo di visibilità: l’impegno politico, l’agire sociale.

venerdì 10 febbraio 2017

PAPA FRANCESCO AMORIS LAETITIA, CAPITOLO 6: ALCUNE PROSPETTIVE PASTORALI

SINTESI





Sintesi: Paolo Cugini

Sintesi del capitolo 6 dell’Amoris Laetitia di Papa Francesco, presentata all’incontro dei preti del Vicariato Urbano venerdì 10 febbraio 2017 a Pieve Modolena.

Saranno le diverse comunità a dover elaborare proposte più pratiche ed efficaci, che tengano conto sia degli insegnamenti della Chiesa sia dei bisogni e delle sfide locali (199)
 Il principale contributo alla pastorale familiare viene offerto dalla parrocchia, che è una famiglia di famiglie, dove si armonizzano i contributi delle piccole comunità, dei movimenti e delle associazioni ecclesiali (202)

GUIDARE I FIDANZATI NEL CAMMINO DI PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

1.       Maggior coinvolgimento della comunità nel cammino di preparazione
2.      Radicare il percorso formativo nel cammino dell’iniziazione cristiana
3.      Si è parimenti evidenziata la necessità di programmi specifici per la preparazione prossima al matrimonio che siano vera esperienza di partecipazione alla vita ecclesiale e approfondiscano i diversi aspetti della vita familiare
Non si tratta di dare loro tutto il Catechismo, né di saturarli con troppi argomenti.
·         È inoltre trovare i modi, attraverso le famiglie missionarie, le famiglie stesse dei fidanzati e varie risorse pastorali, per offrire una preparazione remota che faccia maturare il loro amore con un accompagnamento ricco di vicinanza e testimonianza.
·         Sono spesso molto utili i gruppi di fidanzati
·          proposte di conferenze facoltative su una varietà di temi che interessano realmente ai giovani. 
·         sono indispensabili alcuni momenti personalizzati
·         Contributo della pastorale popolare (San Valentino)
·         I fidanzati dovrebbero essere stimolati e aiutati a poter esprimere ciò che ognuno si aspetta da un eventuale matrimonio, il proprio modo di intendere quello che è l’amore e l’impegno, ciò che si desidera dall’altro, il tipo di vita in comune che si vorrebbe progettare.
·         Molti arrivano alle nozze senza conoscersi
Preparazione della celebrazione
·         Scegliere un festeggiamento semplice e sobrio, per mettere l’amore al di sopra di tutto
·         Occorre arrivare al matrimonio dopo aver pregato insieme

ACCOMPAGNARE NEI PRIMI ANNI DELLA VITA MATRIMOIALE (217-230)
·         È importante la presenza di coppie con esperienza che possano affiancare quelle più giovani
·         Coltivare la spiritualità familiare
·         Valorizzare l’anniversario di matrimonio
·         Aiutare le giovani coppie a darsi il tempo per coltivare la loro relazione
·         Aiutare i giovani sposi a crearsi delle proprie abitudini, rituali quotidiani condivisi
·         Aiutare le giovani coppie a creare spazi di preghiera familiare
·         Tutta la pastorale familiare dovrà lasciarsi modellare dall’ascolto della Parola di Dio
·         Ritiri brevi per sposi
·         Riunioni su problematiche della famiglia
·         Sfruttare le occasioni esistenti: battesimo figlio; benedizioni; visita di un’immagine della Vergine
RISCHARARE CRISI, ANGOSCE E DIFFICOLTA’ (231-2529)
1.       La sfida delle crisi (232-238)
v  Non si vive insieme per essere sempre meno felici, ma per imparare ad essere felici in modo nuovo.
v  Non bisogna rassegnarsi ad una curva discendente
v  I coniugi esperti e formati devono essere disposti ad accompagnare altri in questa scoperta, in modo che le crisi non li spaventino
v  Ogni crisi nasconde una buona notizia che occorre saper ascoltare
v  Per affrontare una crisi bisogna essere presenti
v  Bisogna aiutare a scoprire le cause più nascoste nel cuore dei coniugi
v  Diversi tipi di crisi:
·         Crisi comuni (arrivo di un figlio; adolescenza dei figli; nido vuoto; vecchiaia dei genitori)
·         Crisi personali (difficoltà economiche, lavoro, affettive, sociali)
v  Occorre saper mettere sul campo la faticosa arte della riconciliazione
v  Oggi basta pochissimo per rompere una relazione
v  Urgente: un ministero dedicato a coloro la cui relazione matrimoniale si è infranta

2.      Vecchie Ferite (239-240)
Ø  La propria infanzia e la propria adolescenza vissute male sono terreno fertile per crisi personali che finiscono per danneggiare il matrimonio
Ø  Rapporto con i propri genitori
Ø  Occorre realizzare un cammino di cura della propria storia
Ø  Riconoscere la necessità di guarire, di accettare aiuto e cercare nuove motivazioni
Ø  Occorre anche interrogarsi sulle cose che uno potrebbe personalmente maturare

3.      Accompagnare dopo le rotture e i divorzi (241-246)
§  Ci sono casi in cui bisogna riconoscere che la separazione è inevitabile
§  La separazione dev’essere considerata come estremo rimedio
§  Pastorale della riconciliazione e della mediazione attraverso centri di ascolto specializzati
§  Ai divorziati che vivono una nuova unione è importante far sentire che sono parte della Chiesa
§  Rendere agili e gratuite le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità
§  Il vescovo è giudice tra i fedeli a lui affidati
§  Preparazione di un personale composto di chierici e laici che si consacri in modo prioritario a questo servizio ecclesiale
§  Cura dei genitori separati. Aiutarli a non prendere come ostaggio i figli
§  Le comunità cristiane non devono lasciare soli i genitori divorziati che vivono una nuova unione

4.      Alcune situazioni complesse (247-252)
o   Matrimoni misti con cristiani
o   Matrimoni misti con disparità di culto: luogo privilegiato di dialogo interreligioso
o   Fare in modo che la libertà religiosa sia rispettata nei confronti di tutti
o   Accesso al battesimo di persone che si trovano in una condizione matrimoniale complessa. Ruolo dei vescovi
o   Famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, che va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto
o   Famiglie monoparentali

QUANDO LA MORTE PIANTA IL SUO PUNGILIONE (253-258)
*      A volte la famiglia è interpellata dalla morte di una persona cara
*      Coloro che non possono contare sulla presenza di familiari a cui dedicarsi e dai quali ricevere affetto e vicinanza devono essere sostenuti dalla comunità cristiana
*      Pregare per i morti

PPer comprendere la proposta pastorale del Capitolo 6, è necessario far riferimento ad alcune chiavi di lettura dell'Amoris Laetitia presenti nel capitolo 8: Accompagnare, Discernere, e integrare la fragilità. Qui di seguito alcune idee chiave del capitolo 8 e alcune citazioni.

Chiavi di lettura (si trovano nel Cap. 8)
·         Legge della gradualità
·         Primato della persona sulla legge
·         Principio dell’integrazione e dell’inclusione
·         Nessuna condanna
·         Discernimento personale e pastorale
·         Innumerevole varietà di situazioni concrete
·         Grado di responsabilità
·         La logica della misericordia pastorale
·         Ci sono circostanze che attenuano la responsabilità morale
·         Peso dei condizionamenti concreti
·         Coinvolgimento della coscienza delle persone nella prassi della Chiesa
·         Universale/particolare

CITAZIONI DAL CAP. 8

-          Poiché il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi, le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi (300).

-          Bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia (303)

-          È meschino soffermarsi a considerare solo se l’agire di una persona risponda o meno a una legge o a una norma generale, perché questo non basta a discernere e assicurare una piena fedeltà a Dio nell’esistenza concreta di un essere umano (304)

-          È vero che le norme generali presentano un bene che non si deve mai disattendere né trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari (304)

-          Un pastore non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni irregolari (305)

-          E’ possibile che dentro una situazione oggettiva di peccato- che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa (305)

-          In qualunque circostanza davanti a quanti hanno difficoltà a vivere pienamente la legge divina, deve risuonare l’invito a percorrere la via caritatis (306)

-          Tuttavia, dalla nostra consapevolezza del peso delle circostanze attenuanti ne segue che, senza sminuire il valore dell’ideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno, lasciando spazio alla misericordia del Signore che ci stimola a fare il bene possibile (308)

-          I pastori che propongono ai fedeli l’ideale pieno del Vangelo e la dottrina della Chiesa devono aiutarli anche ad assumere la logica della compassione verso le persone fragili e ad evitare persecuzioni o giudizi troppo duri e impazienti (309)

-          A volte ci costa molto dare spazio nella pastorale all’amore incondizionato di Dio. Poniamo tante condizioni alla misericordia che la svuotiamo di senso concreto e di significato reale (311)

domenica 25 settembre 2016

ORIENTAMENTI PER L'ANNUNCIO E LA CATECHESI IN ITALIA


SINTESI




INCONTRIAMO GESÙ
 ( CEI - 2014)

Sintesi: Paolo Cugini

Incontriamo Gesù è un documento che vuole orientare la pastorale catechistica per quanto le compete aiutandola a ridefinire i suoi compiti all’interno dell’azione evangelizzatrice della Chiesa, intesa come orizzonte e processo.

L’obiettivo dell’annuncio e della catechesi è la conversione e la formazione e l’assunzione del pensiero di Cristo: «Pensare secondo Cristo e pensare Cristo attraverso tutte le cose» (San Massimo il Confessore). Per questo l’azione catechistica necessita di legami integranti con l’esperienza celebrativa e con quella caritativa, nonché della valorizzazione di particolari momenti – quali la richiesta del Battesimo, della Confermazione e della prima Comunione – per un cammino di relazione e di incontro con la famiglia, in una prospettiva pastorale attenta a mantenere il carattere popolare dell’esperienza ecclesiale.
Il titolo «Incontriamo Gesù» esprime sinteticamente l’obiettivo cui tende la formazione cristiana: l’incontro di grazia con Gesù. Il verbo posto alla prima persona plurale sottolinea (come nei simboli di fede) la dimensione ecclesiale di questo incontro, intendendo mostrare sia la dimensione del discepolato sia la dinamica della testimonianza.

Incontriamo Gesù vuole aiutare le nostre chiese, oggi, a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, a quarantacinque anni dal DB, nel tempo di una rinnovata evangelizzazione, e dopo l’Esortazione apostolica Evangelii gaudium, a rafforzare una comune azione pastorale nell’ambito della catechesi ed uno slancio comune nell’annuncio del Vangelo.
Il testo presenta un indice assai semplice. Una breve analisi di 1Ts 1-2 accompagna i singoli capitoli: si tratta di un testo denso di significato, probabilmente il più antico del Nuovo Testamento, che mostra come l’avventura dell’evangelizzazione sia una dimensione originaria nonché originante della Chiesa. In quattro capitoli Incontriamo Gesù vuole descrivere l’azione evangelizzatrice dalla comunità cristiana ed il primato della formazione cristiana di adulti e giovani (I cap.), si sofferma sul primo annuncio (II cap.), si concentra sull’Iniziazione cristiana (III cap.), ed infine  evidenzia (IV cap.).

Incontriamo Gesù presenta quattro caratterizzazioni fondamentali. L’assoluta precedenza della catechesi e della formazione cristiana degli adulti, e, all’interno di essa, del coinvolgimento delle famiglie nella catechesi dei piccoli. Si tratta di valorizzare tutta l’azione formativa (che comprende anche liturgia e testimonianza della carità) in chiave «adulta». L’ispirazione catecumenale della catechesi con una esplicita attenzione all’Iniziazione cristiana degli adulti (Catecumenato) ed insieme una forte attenzione al dono di grazia operato da Dio, alla scelta di fede, agli itinerari, ai riti, alle celebrazioni e ai passaggi che scandiscono il cammino. La formazione di evangelizzatori e catechisti e – in forma curriculare e permanente – la formazione dei presbiteri e dei diaconi. La proposta mistagogica ai preadolescenti, agli adolescenti ed ai giovani, caratterizzata da una non scontata continuità con la catechesi per l’Iniziazione cristiana ma anche dalla considerazione della realtà di «nuovi inizi» esistenziali.
Sono molto sottolineate alcune dimensioni. L’invito all’ascolto/lettura della Scrittura nella Chiesa, anche con attenzioni ad armonizzare tale prospettiva con un corretto approccio liturgico e catechistico. La dimensione kerigmatica, in chiave fortemente cristocentrica, dell’annuncio e della catechesi viene sottolineata come “cuore” dell’azione evangelizzatrice. La proposta che i padrini e le madrine siano figure veramente «scelte, qualificate e valorizzate».

La Chiesa non evangelizza se non si lascia continuamente evangelizzare. È indispensabile che la Parola di Dio “diventi sempre più il cuore di ogni attività ecclesiale”. La Parola di Dio ascoltata e celebrata, soprattutto nell’Eucaristia, alimenta e rafforza interiormente i cristiani e li rende capaci di un’autentica testimonianza evangelica nella vita quotidiana. (…) Lo studio della Sacra Scrittura dev’essere una porta aperta a tutti i credenti. È fondamentale che la Parola rivelata fecondi radicalmente la catechesi e tutti gli sforzi per trasmettere la fede.
I presenti Orientamenti desiderano stimolare una riflessione sulla centralità dell’annuncio, sugli itinerari per chi chiede il Battesimo, sul significato e la fisionomia dei percorsi di iniziazione cristiana dei piccoli e sull’importanza della catechesi in ogni fase della vita. Resta prioritario il riferimento alla famiglia, prima ed insostituibile comunità educante, autentica scuola di Vangelo.

CAPITOLO 1 - ABITARE CON SPERANZA IL NOSTRO TEMPO

La nuova evangelizzazione – dove l’aggettivo «nuova» ci stimola a recuperare, nei doni dello Spirito, energie, volontà, freschezza e ingegno – chiede a tutti i soggetti ecclesiali una verifica dell’azione pastorale, assumendo come punto prospettico il mandato missionario che è all’origine dell’istituzione della Chiesa da parte di Gesù (Mt 28,18-20). 
In concreto, questo esame intende stimolare e potenziare tre attitudini fondamentali:
v   la capacità di discernere, ovvero l'attitudine di porsi, come singoli e come comunità, dentro il presente, convinti che anche in questo tempo è possibile annunciare il Vangelo e vivere la fede cristiana;
v   la capacità di vivere forme di conversione della pastorale e di adesione reale e genuina alla fede cristiana, che testimoniano la forza trasformatrice di Dio nella nostra storia;
v   un chiaro ed esplicito legame con la Chiesa, in grado di renderne visibile il carattere apostolico e missionario.

La comunità cristiana
L’annuncio del Regno di Dio è, secondo la testimonianza unanime dei Vangeli, il centro della predicazione di Gesù, e le comunità cristiane devono sempre più prendere coscienza di essere a servizio del Regno, e delle sue prerogative: la comunione fraterna, la libertà, la pace, la gioia. Compito della Chiesa è, dunque, «portare la buona novella in tutti gli strati dell’umanità e con il suo influsso trasformarla dal di dentro, rendere nuova l’umanità stessa». Questa missione chiede di: 
v   annunciare l’amore di Dio, che si è rivelato in Gesù Cristo crocifisso e risorto e che ci chiama a collaborare per costruire il Regno e introdurre tutti gli uomini nella comunione con Lui;
v   permeare la cultura del nostro tempo con l’annuncio del Vangelo, per rinnovare stili di vita, criteri di giudizio, modelli di comportamento e ridare fondamento cristiano a quei valori che fanno parte integrante della nostra tradizione, ispirata dal cristianesimo; 
v   testimoniare fiducia, gioia e speranza: in tal senso la Chiesa è promotrice di «alleanze educative» con tutti coloro che hanno come finalità lo sviluppo armonico della persona e della società.
Tale dinamismo caratterizza – secondo le parole del Papa – una Chiesa  «in uscita», rendendola «comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano»; la comunità evangelizzatrice, preceduta nell’amore dal Signore, «sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva.
L’intima natura della Chiesa si esprime in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma), celebrazione dei Sacramenti (leiturgia), servizio della carità (diakonia). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l’uno dall’altro.
I quattro «pilastri» della catechesi 
I contenuti fondamentali della catechesi si possono intravedere anche nel rimando ai quattro «pilastri», che hanno caratterizzato la catechesi nella tradizione cristiana, gli stessi che strutturano il Catechismo della Chiesa Cattolica: il Simbolo, i Sacramenti, il Decalogo, il Padre nostro. Essi si qualificano come passaggi: esprimono il dinamismo dell’uomo cercato da Dio e in ricerca di Dio, per giungere ad una fede professata, celebrata, vissuta e pregata.
Prima sono i catechisti e poi i catechismi; anzi, prima ancora, sono le comunità ecclesiali. Infatti, non è pensabile una buona catechesi senza la partecipazione dell’intera comunità.
La comunità cristiana è l’origine, il luogo e la meta della catechesi. È sempre dalla comunità cristiana che nasce l’annunzio del Vangelo, che invita gli uomini e le donne a convertirsi e a seguire Cristo. Ed è la stessa comunità che accoglie coloro che desiderano conoscere il Signore e impegnarsi in una vita nuova.
In questa prospettiva di comunità, un ruolo primario e fondamentale appartiene alla famiglia cristiana in quanto Chiesa domestica. Essa, proprio come la Chiesa, è «uno spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui si irradia» e ha una «prerogativa unica: trasmette il Vangelo radicandolo nel contesto di profondi valori umani.
La parrocchia è, senza dubbio, il luogo più significativo, in cui si forma e si manifesta la comunità cristiana. Essa è chiamata a essere una casa fraterna e accogliente, dove i cristiani diventano consapevoli di essere popolo di Dio. Nella parrocchia, infatti, si fondono insieme tutte le differenze umane che vi si trovano e si innestano nell’universalità della Chiesa. Essa è, d’altra parte, l’ambito ordinario dove si nasce e si cresce nella fede.

CAPITOLO 2 – ANNUNCIARE IL VANGELO

Si parla del primo annuncio.

CAPITOLO 3 - INIZIARE, ACCOMPAGNARE E SOSTENERE L’ESPERIENZA DELLA FEDE


Coinvolgimento dei genitori
Si tratta non solo di fissare veri e propri itinerari di catechesi per i genitori, ma anche e soprattutto di responsabilizzarli a partire dalla loro domanda dei Sacramenti. Molte esperienze in questi anni hanno mostrato l’efficacia che deriva dal coinvolgere genitori e figli nella condivisione di alcuni appuntamenti di preghiera, di riflessione e di approfondimento, suffragati da una sussidiazione semplice e mirata, vissuti in ambito domestico, in gruppi, nella comunità.
Fruttuosi sono pure quei metodi che convocano genitori e figli in appuntamenti periodici, dove si approfondisce il medesimo tema con attività diversificate, rimandando poi al confronto in famiglia. Si tratta di non lasciare sole le famiglie, ma di accompagnarle, aiutando i genitori a trasmettere ai loro piccoli uno sguardo credente con cui leggere i momenti della vita.

La celebrazione dei sacramenti
L’iniziazione alla vita cristiana è data dall’unità dei tre sacramenti e la piena partecipazione all’assemblea eucaristica costituisce il culmine a cui tendono il Battesimo e la Confermazione.


CAPITOLO 4 – TESTIMONIARE E NARRARE. FORMARE SERVITORI DEL VANGELO

IDENTITÀ E VOCAZIONE DEI CATECHISTI


 Credenti autentici 
Dal Concilio Vaticano II i contributi volti a specificare il ministero ecclesiale del catechista sono stati molteplici: il Direttorio  Generale per la Catechesi afferma che egli «è intrinsecamente un mediatore che facilita la comunicazione tra le persone e il mistero di Dio e dei soggetti tra loro e con la comunità». La Nota dell’UCN La Formazione dei catechisti per l'Iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi  (2006) afferma che è «una persona trasformata dalla fede che, per questo, rende ragione della propria speranza instaurando con coloro che iniziano il cammino un rapporto di maternità/paternità nella fede dentro un’esperienza comune di fraternità». 
In generale, il catechista è un credente che si colloca dentro il progetto amorevole di Dio e si rende disponibile a seguirlo; come testimone di fede, egli:
v   vive la risposta alla chiamata dentro una comunità, con la quale è unito in modo vitale, che lo convoca e lo invia ad annunciare l’amore di Dio; 
v   è capace di un’identità relazionale, in grado di realizzare sinergie con gli altri agenti dell’educazione; 
v   svolge il compito specifico di promuovere itinerari organici e progressivi per favorire la maturazione globale della fede in un determinato gruppo di interlocutori; 
v   con una certa competenza pastorale, elabora, verifica e confronta costantemente la sua azione educativa nel gruppo dei catechisti e con i presbiteri della comunità; 
v   armonizza i linguaggi della fede – narrativo, biblico, teologico, simbolico-liturgico, simbolico-esperienziale, estetico, argomentativo – per impostare un’azione catechistica che tenga conto del soggetto nella integralità della sua capacità di apprendimento e di comunicazione; 
v   si pone in ascolto degli stimoli e delle provocazioni che provengono dall’ambiente culturale in cui si trova a vivere. 

Uomo e donna della memoria
Il catechista è persona della memoria e della sintesi: dottrina e vita, annuncio e dialogo, accoglienza e testimonianza di fede trovano in lui una vera esperienza di carità: «Chi è il catechista? È colui che custodisce e alimenta la memoria di Dio; la custodisce in se stesso e la sa risvegliare negli altri.
Nell’ambito di una Chiesa che si fa compagna di viaggio dei contemporanei, il catechista e la catechista evangelizzano narrando la propria esperienza nella fede della comunità ecclesiale. Essi favoriscono l’apertura del cuore alla Parola di Dio, ne stimolano l’apprendimento, ne accompagnano l’interiorizzazione, ne mediano la personalizzazione, sostengono e accompagnano la maturazione della risposta di fede. In tale senso i catechisti sono evangelizzatori, perché chiamati ad annunciare la Parola che li plasma, e sono educatori perché il loro ministero si declina nell’accompagnare l’interiorizzazione della Parola annunciata, nella vita dei soggetti. Per questo ha un rilievo nodale la formazione pastorale nella Chiesa e in specie a livello di annuncio e catechesi: alla formazione vanno riservate le migliori energie in termini di dedizione, competenze e risorse.
 Non si capisce un catechista che non sia creativo. (…) Per essere fedeli, per essere creativi, bisogna saper cambiare. Saper cambiare. E perché devo cambiare? È per adeguarmi alle circostanze nelle quali devo annunziare il Vangelo. Per rimanere con Dio bisogna saper uscire, non aver paura di uscire.

Quattro dimensioni formative: essere, sapere, saper fare, saper stare con
Il Direttorio Generale per la Catechesi indica le dimensioni della formazione del catechista con tre verbi:  essere, sapere e saper fare. A queste ne va aggiunta una quarta: il saper stare con. Esse riguardano, rispettivamente, la maturazione umano-cristiana del catechista e le sue competenze a livello di conoscenze e di abilità metodologica nella trasmissione della fede. In particolare: l’essere sottolinea la maturazione di una vera identità cristiana, fondata su di una spiritualità cristocentrica; il sapere è inteso come intelligenza integrale dei contenuti della fede; il saper fare concerne l’acquisizione di una mentalità educativa e la maturazione della capacità di mediare l’appartenenza alla comunità ecclesiale, di animare il gruppo e di lavorare in équipe; il sapere stare con rinvia alla sfera relazionale, cioè alla capacità di comunicazione e di relazioni educative: «Il cuore del catechista vive sempre questo movimento di “sistole – diastole”: unione con Gesù – incontro con l’altro. Sono le due cose: io mi unisco a Gesù ed esco all’incontro con gli altri.
Il lavoro formativo di cui si è detto ha come meta la maturazione dei catechisti «nell’equilibrio affettivo, nel senso critico, nell’unità interiore, nella capacità di rapporti e di dialogo, nello spirito costruttivo e nel lavoro di gruppo.