Paolo
Cugini
Non
è possibile un cammino di liberazione, sia inteso in senso morale, che spirituale
o esistenziale, che non sia all’interno di una riflessione che cominci dal
basso, dall’ascolto attento della condizione umana, così come si coglie nella
storia degli uomini e delle donne. In questa prospettiva la teologia dal baso e
la teologia della liberazione camminano insieme, perché parlano, per così dire,
la stessa lingua, lo stesso modo di vedere il rapporto del Mistero con l’umanità.
Chi pretende di sciogliere le catene dell'anima ignorando il peso delle catene
della carne, parla una lingua morta. Non esiste ascesa verso il Mistero che non
inizi con un inchino profondo verso l'umanità ferita.
La
teologia dogmatica non sarà mai una teologia della liberazione integrale per il
fatto che impone una visione religiosa senza porsi in ascolto della vita
concreta degli uomini e delle donne. Si tratta, dunque, di un modo di fare
teologia obsoleto, che l’attuale contesto culturale post-moderno non accetta
più, perché lo considera irrispettoso della condizione umana. Ogni riflessione
sul Mistero che intenda offrire cammini di liberazione non può che porsi
accanto all’umanità, in ascolto degli uomini e delle donne e non porsi sopra
con atteggiamento arrogante di coloro che possono solo insegnare e mai
apprendere. La teologia è di liberazione morale e spirituale ogni volta che si
pone in cammino, solcando le strade impolverate della storia, ascoltando gli
esclusi, coloro che non hanno voce e che, per gli arroganti del tempo, non
contano nulla. Troppo spesso la teologia è andata a braccetto con coloro che
escludono, con i potenti del tempo, creando una frattura irreparabile proprio
con coloro che sono considerati i benedetti dal Mistero.
Guai
a coloro che siedono sulle cattedre dell'arroganza, tessendo verità che non
hanno il profumo del sudore e delle lacrime. La teologia che si impone come una
corona di ferro, che pretende di insegnare senza mai essersi posta in ascolto,
è un idolo infranto. Un’autentica riflessione sul Mistero non cerca padroni del
sacro, ma compagni di esodo. La vera Teologia della Liberazione e
la Teologia dal Basso sono un unico respiro, un’unica carne. Esse non
abitano i palazzi dei potenti, né cercano il favore dei re.
Il
Mistero non abita nelle formule chiuse, ma nel volto di chi è stato scartato
dagli arroganti del tempo. Ogni riflessione che non si sporchi le mani con la
storia non libera, ma imprigiona. Il cammino è tracciato: scendere dai troni
della certezza per camminare accanto a chi non conta nulla, poiché è lì, nel
silenzio degli esclusi, che il Mistero pronuncia il Suo nome più vero.
La
profezia è chiara: o la teologia sarà un ascolto umile della vita, o non
sarà affatto. Chi ha orecchi per intendere, intenda il cammino della vera
libertà.
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