mercoledì 7 giugno 2023
mercoledì 27 aprile 2022
CARDINALE MATTEO ZUPPI: PROMUOVIAMO LA PACE CON LA RICONCILIAZIONE
“Esiste
il diritto alla legittima difesa, ma ancora di più c'è il diritto alla pace. La
spada non la vinci con la spada. Anzi, una nuova spada produce altre spade.
Certo non possiamo considerare mai allo stesso modo la vittima e il
carnefice. Occorre promuovere la pacificazione attraverso la riconciliazione,
in modo da fermare l'aggressore e salvare la gente. Ogni minuto quanti sono
uccisi, feriti, sfollati? La prima mossa deve essere - oltre alla preghiera e
al nostro, personale, disarmo interiore - umanitaria: proteggere i più deboli,
le vittime. E poi cercare attivamente il modo di interrompere la catena
malefica dell'occhio per occhio. Per questo il simbolo del pensiero cristiano
sono Irina, infermiera ucraina, e la sua amica Albina, studentessa russa, che
insieme hanno portato la croce con il Papa. Simbolo decisivo nel presente che
aiuta a preparare il futuro." (Cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna
24 aprile 2022).
venerdì 26 novembre 2021
QUALE CHIESA? UN LIBRO CON IL CARDINAL MATTEO ZUPPI
Parlare di Chiesa è sempre un argomento
delicato, perché si entra in un ambito in cui convergono stili e pareri
differenti, spesso contrastanti. Lo diventa ancora di più in un’epoca storica,
come la nostra, in continuo e veloce cambiamento, che richiede una capacità di
adattamento non facile da assimilare. Cambiano le situazioni storiche e cambia
anche la Chiesa, il modo di pensarsi nel tempo. L’annuncio del Vangelo, compito
specifico affidato da Gesù alla Chiesa, esige una costante riflessione, per
comprendere e mettere in atto le modalità che sembrano più idonee per la
realizzazione di questo servizio. Annunciare il Vangelo esige una comunità che
si sforza di vivere ciò che desidera annunciare. È il tema della comunità
cristiana, che ha visto nella parrocchia un modello ecclesiale significativo e
privilegiato per molto tempo, uno degli snodi del problema.
In occidente, parlare di parrocchia ha
significato parlare di parroci, della loro preparazione e formazione. Ogni
parrocchia ha sempre avuto il proprio parroco di riferimento al punto che, nell’ecclesiologia
tridentina, la parrocchia era la sposa del parroco che, una volta entrato in
parrocchia, rimaneva per sempre. Fedeltà al ministero, in questo contesto,
significava fedeltà alla comunità parrocchiale, presenza costante in essa. Proprio
per questo, il Concilio di Trento prevedeva che le parrocchie non dovevano
essere né troppo estese né troppo numerose per permettere al parroco il
contatto personale e costante con i parrocchiani. Questo modello è durato
secoli e ha avuto un valore altamente positivo. Il parroco era colui che
accompagnava nella vita di fede le persone durante tuta la vita, dal battesimo
sino alla morte. Il parroco, in questo modo, diveniva punto di riferimento
costante nei problemi della vita quotidiana, perché era lui ad essere presente
nella comunità, a condurla in un contesto in cui la dimensione religiosa
s’identificava con quella ecclesiale. C’è stato un periodo lunghissimo della
vita in occidente in cui era famoso l’adagio che diceva che, in un paese
c’erano tre persone fondamentali: il dottore, il prete e il farmacista. Ogni
comunità, anche la più piccola, aveva dunque il suo parroco, che curava la
dimensione religiosa delle persone, all’interno di relazioni umane, che si
consolidavano nel tempo, grazia alla permanenza del prete nella comunità.
Poi, in poco tempo, tutto questo mondo è
crollato. Forse, il problema maggiore, è che il crollo è stato così veloce, che
molte persone e anche molti prelati, non se ne sono accorti o, forse, non lo
vogliono ammettere e accettare. Dinanzi ad un cambiamento così rapido del
contesto culturale occidentale, che ha travolto anche il modello ecclesiale
vigente, di struttura piramidale, che identificava l’autorità ecclesiale con la
comunità, si fa fatica ancora oggi a produrre i passi necessari per un
cambiamento di mentalità, soprattutto, per mettere in atto un nuovo modello
ecclesiale. Accompagnare un cambiamento in atto di una realtà così complessa
com’è la Chiesa, non è cosa facile, anzi. La tentazione di chiudersi in se
stessi, di non accettare la realtà e riproporre il passato e i suoi fasti come
se niente stesse accadendo, è sempre dietro alla porta. Il popolo di Dio,
assieme ai suoi pastori, è invece chiamato ad un lento cammino di discernimento
comunitario, per tentare d’interpretare alla luce della parola di Dio i segni
dei tempi, ed elaborare proposte che esigono in ogni modo, una continua
verifica. Un aspetto importante di questo delicatissimo momento storico, è che
la comunità cristiana non è sola, ma ha diversi strumenti che possono
orientarla nel cammino di discernimento comunitario.
In primo luogo, ci sono i documenti del
Concilio Vaticano II, che offrono ancora oggi notevoli spunti di riflessione
per il cammino della Chiesa. In secondo luogo, la comunità locale ha a
disposizione il Magistero di Papa Francesco, attento sia alle grandi intuizioni
del Vaticano II, che alla realtà in cui viviamo e, per questo, capace
d’interpretare il cambiamento in atto e offrire linee guida per la riflessione
comunitaria. Infine, il Magistero vivo del Cardinale Matteo Zuppi, attento a
traghettare la comunità locale nelle difficoltà che incontra ad incarnare il
Vangelo in questa epoca di cambiamento. Strumenti, dunque, che dicono di
un’attenzione provvidenziale del Signore che cammino con noi e in mezzo a noi,
dove le onde e il mare in burrasca non devono spaventarci e disorientarci nel
compito che abbiamo di essere testimoni del Risorto.
Le
pagine che proponiamo, sono frutto di un percorso di formazione permanete degli
adulti delle parrocchie di Palata Pepoli, Dodici Morelli, Galeazza e Bevilacqua
dell’Archidiocesi di Bologna, che per alcuni mesi si sono confrontati sul tema:
quale Chiesa? I primi due capitoli sono stati curati da don Paolo Cugini,
amministratore parrocchiale delle suddette parrocchie. L’ultimo capitolo, oltre
a riportare la relazione del Cardinale Matteo Maria Zuppi realizzata durante il
percorso formativo, riporta anche alcuni suoi interventi sul tema specifico.
venerdì 19 marzo 2021
LA CHIESA CHE SOGNO - INTERVENTO DEL CARDINALE DI BOLOGNA MATTEO ZUPPI
Parrocchie di Galeazze, Palata Pepoli, Bevilacqua e Dodici Morelli
Percorso di formazione sul
tema: Quale Chiesa?
(incontro realizzato in meet)
Sintesi: Paolo Cugini
Stiamo vivendo un momento di grande cambiamento. Ci
sono segnali di questo. Fino a vent’anni fa in ognuna delle parrocchie c’era il
parroco e a volte anche il cappellano. Oggi questo cammino è faticoso per la
gente e anche per i preti. La presenza del prete era ed è l’ossatura portante della
vita della Chiesa. Tutto cambia, anche la chiesa. Dobbiamo fare di tutto perché
cambi e diventi migliore. Stiamo cambiando, e quindi dobbiamo cambiare
in meglio. Non dobbiamo rivendicare il passato. Possiamo continuare a fare la
lista dei reclami, ma non serve a nulla. La coperta è corta e quindi si fa
quello che si può. La chiesa deve crescere. Abbiamo bisogno dei preti: il
servizio si trasformerà, ma abbiamo bisogno dei preti. Forse, però, il Signore
in questo frangente della storia ci chiede qualche altra cosa.
Il primo giorno del Concilio Vaticano II, nell’ottobre
del 1962, San Giovanni XXIII fece il discorso della luna, la mattina, parlava
dei profeti di sventura, rimpiangono il passato, che dimenticano che la storia
non è quella del passato, esaltandolo, senza essere obiettivi, perché non è vero
che proprio tutto nel passato andava bene. La chiesa incontra difficoltà quando
vive con le cose del passato, e non riesce a vivere il presene. La
chiesa chiaramente, non deve andare dietro al mondo. Dobbiamo stare dentro il
mondo. Dicono che ieri funzionava, ma le cose sono cambiate. Molta gente, poi,
pensa di conoscere la chiesa, ma non ha mai letto il Vangelo.
Che
cosa ci chiede il Signore in questo tempo di cambiamento? Ci chiede qualcosa a
tutti quanti noi. Ci chiede, innanzitutto, di costruire comunità dove
oggi possiamo vivere la Parola di Dio, testimoniare il suo Vangelo tra gli
uomini e le donne. Per questo, anche la più piccola comunità è importante.
Dobbiamo
crescere nella comunione e, in questo cammino, c’è bisogno di ognuno di noi di
seguire un Vangelo che non si riduce a una regola, ad obbedire delle regole.
Capisco le regole se vivo con passione la vita. Un vescovo brasiliano disse che cominciò a
giocare a pallone perché alla gente piaceva. Dopo ho imparato il regolamento
del gioco del calcio, ma prima si è messo a giocare perché vedeva con che
passione la sua gente giocava a calcio. La chiesa non può partire dalle
regole, ma dall’amore, dal Vangelo.
La
Chiesa non è un club privato, una realtà elitaria. La chiesa è una casa aperta
per cui chi arriva è subito coinvolto. La comunità è fatta per conoscere il
Signore. Siamo fratelli e sorelle: non è un titolo di merito, ma significa
averci un legame. Se noi crescessimo nel legame tra di noi, nell’amicizia, nel
crescere spiritualmente, è il cammino da compiere. La chiesa non sarà mai un gruppo
di autoaiuto. La chiesa è più di una partecipanza, perché ci volgiamo bene.
Credo
che sia una bellissima sfida. È un cambiamento che ci coinvolge e ci
aiuta a rendere ricca la comunità con il dono che siamo ognuno di noi. C’è
sempre bisogno di qualcuno che armonizzi e quindi c’è bisogno di ministeri.
Capiremo meglio il Vangelo aiutandoci gli uni gli altri. Prima il Vangelo e poi
le regole.
Quello
che abbiamo detto è che siamo chiamati a costruire la comunità, che non si attiva
solo quando arriva il prete. Possiamo, ade esempio, pregare insieme in assenza
di prete, come ad esempio i vespri, o le lodi. E quindi dobbiamo aiutarci. I
cambiamenti che stiamo vivendo devono aiutarci a migliorare il cammino
delle nostre comunità e non solo della mia comunità. Ogni comunità è
importante, anche la più piccola. Non isolata. Abbiamo la possibilità di
crescita della comunione tra di noi. Il mio campanile in collegamento con gli
altri. La pentecoste che ho vissuto nel 2016 mi colpì tanto, anche perché c’erano
tutte le comunità.
Se non so camminare ti insegnerò a volare. Farei delle nostre difficoltà un motivo per crescere. Questo è vero per tutto. Fare della Pandemia un motivo per cambiare. È vero che la situazione è gravissima. Però possiamo fare anche di questo un motivo di cambiamento. Il Signore non ci farà mancare ciò di cui abbiamo bisogno. Il seme ha bisogno di tempo per crescere.





