Paolo
Cugini
L’abbraccio mortale tra
il conservatorismo cattolico e i grandi del Capitale rappresenta uno dei nodi
geopolitici ed economici più rilevanti del nostro tempo. Questa alleanza ha
progressivamente trasferito l'asse del dibattito cattolico dalle tradizionali
istituzioni ecclesiali verso un network di fondazioni private, filantropi
miliardari e think tank ultraliberisti. Se storicamente la Dottrina Sociale
della Chiesa ha mantenuto una posizione di netta condanna sia nei confronti del
socialismo sia verso gli eccessi del capitalismo deregolamentato, negli ultimi
decenni, in particolare negli Stati Uniti, si è consolidato un sodalizio
strategico che fonde l'ortodossia teologica conservatrice con le istanze del
grande capitale corporativo.
Le radici storiche di
questo fenomeno risalgono alla metà del Novecento, quando le grandi
associazioni industriali statunitensi compresero il potenziale dei movimenti
religiosi per contrastare le politiche sociali dello Stato sociale. Tuttavia,
la vera e propria mutazione contemporanea si è strutturata a partire dagli anni
'80 e '90, trovando linfa vitale nella reazione contro la globalizzazione
progressista e, più recentemente, contro la cultura cosiddetta woke e il
capitalismo inclusivo. Grandi investitori ed esponenti del capitalismo
ultraliberista hanno iniziato a finanziare massicciamente reti mediatiche,
università e progetti teologici con l'obiettivo di dimostrare la perfetta
compatibilità tra il cattolicesimo tradizionalista e il mercato privo di
regolamentazioni statali.
Come evidenziato in
un'approfondita inchiesta editoriale del National Catholic Reporter, larghi
settori della vita ecclesiale americana sono stati acquistati o pesantemente
influenzati da imprenditori facoltosi e non-profit opache. Questi attori
privati si sono progressivamente sostituiti ai canali istituzionali dei
vescovi, plasmando la narrazione pubblica del cattolicesimo in senso fortemente
conservatore.
Il The Napa
Institute è stato fondato dal filantropo e imprenditore multimilionario
Timothy Busch, l'istituto è diventato il principale punto di incontro tra
l'élite del grande capitale e il clero conservatore. I suoi convegni annuali
promuovono esplicitamente un modello in cui la fede cattolica difende la
proprietà privata assoluta e la deregolamentazione. I fondi delle fondazioni
libertarie Reti miliardarie legate al grande capitale fossile e manifatturiero,
come quelle storicamente riconducibili ai fratelli Koch, hanno iniettato decine
di milioni di dollari in organizzazioni cristiane e cattoliche di destra, come
documentato dalle analisi di Trutouth. L'obiettivo è mobilitare l'elettorato su
temi etici (aborto, diritti civili) per raccogliere voti a favore di agende
politiche che prevedono tagli fiscali alle multinazionali e lo smantellamento
dello Stato sociale. Oltre a ciò, esiste l'Acton Institute, che per anni
è stato guidato dal sacerdote Robert Sirico, che ha lavorato costantemente per
coniugare l'economia di libero mercato con i valori giudaico-cristiani,
contestando le posizioni più interventiste in economia espresse da Papa
Francesco.
Questo
"abbraccio" ha creato una profonda frattura teologica. La Dottrina
Sociale della Chiesa, dalle encicliche storiche come la Rerum Novarum di Leone
XIII fino alla Laudato si' e alla Fratelli tutti di Papa Francesco, ribadisce
la primazia del bene comune, la dignità del lavoro rispetto al capitale e la
necessità di una forte regolamentazione del mercato per evitare l'esclusione
sociale e il disastro ambientale. Il sociologo dell'economia Richard Wolff ha
evidenziato come questa saldatura forzata cerchi di trasformare il
cristianesimo in un riflesso del capitalismo, neutralizzandone la carica
profetica e di critica sociale. La crescita esponenziale di sacerdoti e
movimenti giovanili che si autoidentificano come rigidamente tradizionalisti,
documentata anche da studi come quello del Catholic Project riflette lo
spostamento politico verso una destra populista e corporativa, specchio
dell'era MAGA negli Stati Uniti.
Il termine abbraccio
mortale fotografa il rischio sistemico per il cattolicesimo conservatore:
nel momento in cui la difesa dei valori morali tradizionali viene interamente
finanziata e subordinata agli interessi economici delle grandi multinazionali e
degli oligarchi industriali, la religione rischia di ridursi a mera
sovrastruttura ideologica. Se da un lato il Grande Capitale ottiene uno scudo
etico e una formidabile base elettorale per proteggere i propri profitti,
dall'altro il messaggio cristiano rischia di perdere la sua credibilità
universale, alienando le classi lavoratrici e le periferie globali, dove il
cattolicesimo è storicamente più vivo e bisognoso di giustizia sociale.
Nessun commento:
Posta un commento