domenica 27 febbraio 2022

DCIAMO NO ALLA GUERRA - TONINO BELLO

 



Diciamo NO alla guerra.

Un NO risoluto, senza cedimenti,

senza interpretazioni riduttive.

Il NO che si pronuncia

davanti alle follie più criminali

e sotto l'incalzare delle tragedie

più torbide della storia.

Se, non volendo sprecare,

il vostro NO

lo tratterrete in gola

per un occasione più tenebrosa

di questa,

state certi che non esploderà più:

perchè non c'è peccato

più sacrilego della guerra.

La guerra è un'avventura

senza ritorno,

il declino dell'umanità.

Non può essere un mezzo adeguato

per risolvere i problemi esistenti

tra le nazioni.

Non lo è mai stato

e non lo sarà mai.

Coraggio amici.

Non lasciatevi cadere le braccia.

Lo scatenarsi della sufficienza

dei dotti non può smontare

le faticose costruzioni di pace

che in questi anni avete

faticosamente realizzato.

lunedì 21 febbraio 2022

LETTERA DI PADRE ALEX ZANOTELLI: SULL'ORLO DEL BARATRO

 


Sta circolando sul web una lettera di Padre Alex Zanotelli sulla situazione attuale del riarmo che sta avvenendo nel mondo, che vale la pena leggere

 

Viviamo un momento drammatico della storia umana. Siamo sotto la minaccia dell’ “inverno nucleare” e dell’ “ estate incandescente”! La prima provocata da una guerra nucleare e la seconda dalla paurosa crisi ambientale. In questo momento, per la crisi Ucraina, siamo terrorizzati dalla minaccia di una guerra nucleare. Tutto questo è il frutto amaro di una folle corsa mondiale al riarmo, soprattutto atomico. Stiamo infatti militarizzando il cielo e la terra.

Il cielo è diventato anch’esso teatro di scontro. L’uomo più ricco della terra, Elon Musk, ha già inviato nello spazio 1.900 satelliti , ma ha già intenzione di spedirne altri 42.000. La Cina lo ha già accusato di spionaggio a favore degli USA e ha testato il suo razzo ipersonico che elude ogni difesa. Siamo ormai alle ‘star wars’ (le guerre stellari), come le chiamava Reagan. Ma non contenti di militarizzare il cielo, stiamo supermilitarizzando il Pianeta Terra che è diventato una discarica di armi(non dimentichiamo che le armi sono, insieme allo stile di vita di pochi, la causa del disastro ambientale.)

Nel 2021 la spesa militare mondiale si aggira sui duemila miliardi di dollari(nel 2020 eravamo a 1.981 miliardi !) Quasi metà di queste assurde spese sono da attribuirsi a USA/NATO, seguiti a grande distanza da Russia e Cina. E questo riarmo è contagioso. La notevole militarizzazione della Cina, per esmpio, spinge ora le nazioni del Pacifico:Giappone, Indonesia, Corea del Sud, Malesia e Taiwan a fare altrettanto. Ma anche l’Africa è sempre più militarizzata. Nel 2020 le spese per le armi hanno superato i 43 miliardi di dollari, con una crescita esponenziale nei paesi del Sahel. Ma ancora più agghiacciante è la corsa al riarmo nucleare, da parte delle grandi potenze, soprattutto USA, Russia e Cina. Gli USA, già con l’amministrazione Obama, avevano stanziato mille miliardi di dollari per modernizzare il loro armamentario atomico. Così ora abbiamo le nuove e più micidiali bombe atomiche, B61-12 che arriveranno presto anche in Italia per rimpiazzare una settantina  di vecchie B61. La Cina, che ha oggi circa 200 testate nucleari, vuole entro il 2030, arrivare a circa mille. Gli USA ne hanno già pronte al lancio 3.750. Il nuovo accordo militare tra USA, Gran Bretagna e Australia(AUKS) per la difesa della zona del Pacifico, incrementerà questa corsa al riarmo nucleare. Infatti gli USA hanno già venduto all’Australia i ‘sottomarini atomici’. Lo scontro fra USA /NATO e la Russai sull’Ucraina ha già portato la Russia a siglare un’alleanza con la Cina. E siamo di ritorno ai blocchi Est-Ovest, alla Guerra Fredda e al nuovo riarmo mondiale. Infatti gli scienziati atomici hanno già posto le lancette dell’ “Orologio dell’Apocalisse” a 100 secondi dall’inverno nucleare. E il nostro paese partecipa allegramente a questa corsa al riarmo. Lo scorso anno per armare l’Italia, il governo Draghi ha investito in armi circa trenta miliardi di euro. Non solo, il Ministero della Difesa (Guerini) e dello Sviluppo Economico (Giorgetti) hanno presentato progetti per trenta miliardi presi dal Recovery Fund. Per di più le Forze Armate italiane stanno armando i droni Reaper , i sottomarini, le fregate FREMM con i missili Cruise, permettendole così di condurre missioni di attacco in qualsiasi parte del mondo. Così i nostri droni passeranno da semplici vedette a killer di precisione.( in barba alla Costituzione italiana!)  Non solo, ma il Ministro Guerini ha trasformato il Ministero della Difesa nel Ministero della Guerra facendo del suo decastero un agente di commercio dell’industria bellica nazionale. Le grandi aziende belliche, Leonardo(ex-Finmeccanica) e Fincantieri (a partecipazione statale) sono in piena attività. L’Italia vende armi a tutti: l’importante è fare affari. Sta perfino vendendo armi all’Egitto del dittatore Al-Sisi : un giro di affari del valore di 9-10 miliardi di dollari (in barba a Giulio Regeni e a Patrick Zaky!). Inoltre il governo italiano sta finanziando sempre più missioni militari con lo pseudonimo di ‘missioni di pace’. L’esempio più clamoroso è la missione in Afghanistan: vent’anni di guerra a fianco della NATO che ci è costata sette miliardi di dollari e agli alleati tremila miliardi di dollari, per produrre quella vergognosa ritirata(altro che esportare democrazia!).Non contenta, l’Italia ha accettato il comando del contingente NATO in Iraq, dopo che abbiamo distrutto quel paese, con una spaventosa guerra costruita su bugie! Ora l’Italia si sta cimentando con le missioni in Africa. In Niger sta costruendo una base militare con la presenza di oltre duecento militari ed ha inviato soldati in Mali per partecipare all’operazione anti-jihadista Takuba (mentre la Francia si ritira!). Invece di soldati e di armi, la disperata popolazione del Sahel ha bisogno di aiuto per risollevarsi, non di armi. E tutto questo sta avvenendo nell’indifferenza e nel silenzio del popolo italiano. E’ scandaloso il silenzio del Parlamento davanti a un governo Draghi che investe sempre più in armi e taglia i fondi alla sanità pubblica e alla scuola. In un tale contesto non dovremmo meravigliarci se la crisi Ucraina in Europa o su Taiwan in Asia, potrebbero farci precipitare in una guerra nucleare con la Russia o con la Cina. Basta un incidente ed è la fine. E’ questa militarizzazione mondiale che ci porterà nel baratro dell’inverno nucleare!

“La pandemia è ancora in pieno corso - ha detto recentemente Papa Francesco - la crisi sociale ed economica è ancora pesante, specialmente per i più poveri. Malgrado questo, ed è scandaloso, non cessano i conflitti armati e si rafforzano gli arsenali militari. E questo è lo scandalo.”

 

lunedì 7 febbraio 2022

Febbraio/maggio 2022 incontri biblici on line “Riprendiamoci la Parola” - PROGETTO GIONATA




La Tenda di GionataProgetto Ruah e il Coordinamento Teologhe Italiane 

presentano “Riprendiamoci la Parola. Bibbia e omosessualità: per una riflessione che liberi“, sei agili incontri online da febbraio a maggio 2022, per rileggere le Scritture ebraico-cristiane a partire da uno sguardo queer, capace di renderle di nuovo Recobòt, uno “spazio libero” in cui ogni persona può prosperare (Genesi 26,22).

Con la guida di teologhe e teologi, bibliste e biblisti, esegete ed esegeti esperte/i, ci accosteremo alle Scritture con un approccio che ne smaschererà le letture fondamentaliste ed escludenti, sia decostruendo i cosiddetti “testi del massacro” – i versetti scagliati contro le persone LGBTQ+ – sia rintracciando episodi e personaggi biblici non conformi e sovversivi, in grado di ispirare le nostre vite di credenti e le nostre lotte per l’inclusione e la giustizia.

Come afferma A.M. Tolbert, «quando le persone queer si riprendono la Parola, scopriamo nelle Scritture visioni di speranza e sogni di liberazione». Vi invitiamo a immergervi con noi in queste visioni e in questi sogni, nella certezza che la Parola può essere una parola che libera tutti e tutte.

Per richiedere il link per partecipare scrivete a incontri@gionata.org

Vi aspettiamo. Ogni persona è la benvenuta.

Info> Evento Facebook

 

 

CALENDARIO DEGLI INCONTRI ON LINE

20:50 collegamento online – incontro dalle 21:00 alle 22:00-22:30

 

●    mercoledì 23 febbraio / Cristina Simonelli e Laura Scarmoncin

Istruzioni per l’uso: la Bibbia non è un’arma. Leggere le Scritture e i “testi del massacro”

 

●    mercoledì 16 marzo / Antonio de Caro

Da Sodoma a Nazaret: e se Dio scarica gli haters?

 

●    mercoledì 6 aprile / Gian Luca Carrega

L’omosessualità, il misto-lana e altri delitti del Levitico

 

●    mercoledì 27 aprile / Daniela di Carlo

Gender fluid: non c’è né maschio né femmina (Galati 3, 28)

 

●    mercoledì 4 maggio / Marinella Perroni

“Tutte le opere del Signore sono buone” (Siracide 39,33). Il (com)plesso della creazione.

 

●    mercoledì 25 maggio / Silvia Zanconato e Lucia Vantini

“Va’ con loro senza esitare” (Atti 10,20). E le Scritture presero il mare…

 

 

venerdì 4 febbraio 2022

IL FENOMENO DELLE CHIESE INCLUSIVE IN BRASILE



Paolo Cugini

 

C’è un fenomeno religioso interessante, stimolato dalla presenza LGBT nella società, che da più di vent’anni sta coinvolgendo le comunità cristiane in Brasile. Si tratta del fenomeno chiamato: chiese inclusive, che riguarda quelle realtà ecclesiali che non solo hanno nel tempo aperto le porte delle proprie chiese ai cristiani LGBT ma, in diversi casi, hanno proposto modifiche significative ai contenuti teologici, che solitamente definiscono in modo negativo l’omosessualità. Il fenomeno delle chiese inclusive in Brasile riguarda soprattutto il mondo evangelico e cioè quelle denominazioni ecclesiali molto diffuse sul territorio brasiliano, che fanno riferimento all’esperienza protestante. Qui di seguito riporto alcuni dati e contenuti frutto di alcune ricerche prodotte negli ultimi anni nelle università brasiliane, che hanno tentato di descrivere ed analizzare il fenomeno (le ricerche utilizzate sono riportate in fondo all’articolo).

Nel confronto con le pratiche religiose delle cosiddette chiese convenzionali, in cui il diavolo e i traumi familiari sono usati come giustificazione dell'omosessualità, nelle chiese inclusive ci sono spostamenti discorsivi che cercano di rimuovere la differenza sessuale dall’area del peccato secondo natura. L'etnografia delle comunità inclusive evidenzia così i legami tra religione, sesso e politica intorno alla produzione di discorsi positivi in favore della differenza. Non si tratta di esercitare segretamente la sessualità gay o lesbica, come accade a molti fedeli omosessuali che vivono in un legame teso con le chiese pentecostali evangeliche, “ma di sostenere ideali di visibilità e accettazione sociale di sessualità che si discostano dalla norma”. Le regole di condotta del culto inclusivo non vietano l'esercizio di relazioni omosessuali o espressioni di identità LGBT. In questi gruppi, guidati da pastori gay e lesbiche, l'esperienza di un orientamento differente della norma eterosessuale è considerata una pratica che non viola i codici della santità. La teologia inclusiva, in generale, mette in discussione il dogma religioso che condanna l'omosessualità, sforzandosi di offrire letture bibliche alternative, che mirano a cancellare gli stigmi che influiscono sulla diversità sessuale. In tutto il Brasile stanno emergendo iniziative di inclusione, con i loro discorsi di affinità elettiva con le istanze dei movimenti cristiani. Quindi, ci sono molti ruoli che possono essere occupate da gay, lesbiche, bisessuali, travestiti e transessuali nelle chiese inclusive.

Esistono due reti nazionali in Brasile di gruppi cristiani LGBT: la Rete Nazionale dei Gruppi Cattolici LGBT e degli Evangelici per la Diversità. È possibile osservare che questo movimento ha una portata nazionale: la rete cattolica conta 21 gruppi attivi in ​​16 città brasiliane, mentre “Evangelici per la Diversità” ha collettivi in ​​9 capitali. In totale, ci sono 30 gruppi cristiani LGBT collegati a queste due reti nazionali (i dati sono relativi ad una ricerca del 2021). La rete degli “Evangelici per la diversità”, a sua volta, non fa parte di alcuna rete globale o internazionale, sebbene intrattiene un dialogo con gruppi ed entità di altri paesi. In un'intervista, Bob Botelho, coordinatore esecutivo dell'entità, ha affermato che: “a causa della grande diversità delle denominazioni evangeliche e della struttura di autonomia di ciascuna, diversa dalla Cattolicesimo, è difficile creare una rete internazionale di gruppi cristiani LGBT di questa natura”. Ci sono anche chiese e istituzioni religiose già create all'interno di una prospettiva di accoglienza delle persone LGBT in spazi cristiani, prevalentemente evangelici. Queste chiese differiscono dalle altre, tra gli altri fattori, per la celebrazione dei matrimoni LGBT e per l'accesso delle persone LGBT al sacerdozio e alle posizioni di leadership.

Alcune delle chiese cristiane tradizionali hanno anche riformato i loro canoni per accogliere meglio la popolazione LGBT. La Chiesa episcopale anglicana del Brasile, dopo oltre 20 anni di discussioni, ha deciso di autorizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso nei suoi templi. Creata nel XVI secolo in Inghilterra, divenne una congregazione di respiro internazionale, dal processo di colonizzazione e dall'imperialismo britannico. Attualmente sta combattendo una dura battaglia interna per quanto riguarda l'inclusione delle donne e LGBT. Mentre nella Chiesa d'Inghilterra il matrimonio gay continua proibito, la Chiesa episcopale degli Stati Uniti ha iniziato a riconoscere questo tipo di unione dal 2015 e la Chiesa episcopale di Scozia nel 2017. In Brasile, questo conflitto ha causato una spaccatura nella Chiesa anglicana. I dibattiti sono iniziati nel 1997 e continuano fino ai giorni nostri. Nel 2005 le diocesi di Recife, João Pessoa e Vitória, situate nel Nordest del Brasile, si sono separate da quella nazionale e hanno creato la “Chiesa Anglicana del Brasile”. Sul suo portale istituzionale, la chiesa sostiene che i suoi pastori sono stati scomunicati dalla Chiesa episcopale anglicana del Brasile “per essere in contrasto con questa denominazione per quanto riguarda la normalità della pratica omosessuale e l'ordinazione di persone che lo praticano al sacro ministero pastorale” (ANGLICANA NO BRASIL, 2020).

Tra le tante esperienze ecclesiali inclusive che si possono citare, ne indichiamo una, come esempio: la Comunità cristiana Nuova Speranza (CCNS) creata nel 2004, nella città di San Paolo da fedeli della Chiesa di Acalanto, tra cui il pastore Justino Luiz, che è diventato presidente della congregazione. Sul sito web dell'istituzione si afferma che “la CCNE è una chiesa pentecostale evangelica che predica una teologia inclusiva, in questa comunità tutti sono i benvenuti, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, colore, razza, siamo una chiesa che accoglie ogni diversità umana” (CCNE, 2020). Il sito web indica anche i nove indirizzi di CCNE in Brasile e due all'estero (Argentina e Portogallo).

Oltre alle chiese e ai gruppi già presentati, con una dimensione più nazionale, c'è una serie di movimenti locali all'interno e all'esterno delle congregazioni tradizionali per aprire spazi di discussione sui temi della diversità sessuale e di genere, dialogando anche con questioni razziali, per l'inclusione delle persone con disabilità, dei poveri o dei senza fissa dimora. A Brasilia, ad esempio, spicca la Comunità Familiare Cristiana Athos, una chiesa inclusiva che ha tra i suoi partecipanti il ​​teologo Alexandre Feitosa.

 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

FAGNER ALVES MORELIRA BRANDÃO, Religião e omosexualidade. Uma abordagem histórica e sociocultural das igrejas cristãs inclusivas em Goias, Tesi del Master dell Universitá statale di Goias, 2021.

MARCELO TAVARES NATIVIDADE, Cantar e dançar para Jesus: sexualidade, genero e religião nas igrejas inclusivas pentecostais, Religião e Sociedade, Rio de Janeiro, 37(1): 15-33, 2017.

LILIA DIAS MARIANNO, Diversidade de genero no ambiente religioso: ética relacional para um organismo ciborgue, Mandrágora, Universitá Metodista São Paulo,  v.27, n. 2, 2021, p. 237-267.

FATIMA WEISS DE JESUS, Igrejas inclusivas em perspectiva comparada: da inclusão radical ao mover apostolico, Seminário Internacional Fazendo Gênero 10 (Anais Eletrônicos), Florianópolis, 2013. ISSN 2179-510X.

 

 

 

lunedì 24 gennaio 2022

IL TEMPO DEI FIGLI





 INCONTRO GENITORI QUATTRO PARROCCHIE

SABATO 22.1.2022 – ORE 15,30

 


 Paolo Cugini


1 Non fare troppo per i tuoi bambini. Non cercare di riempire la vita dei tuoi figli di decine di attività, anche se ti può sembrare utile per la loro crescita e per ottimizzare il tempo quando sei fuori per lavoro. Allo stesso tempo non riempirli di cose, di oggetti, di giochi con i quali passare il tempo, anche se sono giochi educativi. Se vuoi davvero educare e infondere i tuoi valori nei tuoi bambini, è meglio che passi del tempo con loro facendo attività insieme. Ci vuole pratica, ripetizione e soprattutto dedizione per avere un impatto positivo sullo sviluppo del carattere dei tuoi bambini. Lasciare degli spazi vuoti per stimolare la creatività dei figli. 

2 Impara a delegare. Uno dei più grandi sprechi di tempo nella tua famiglia è che tu, come genitore, cerchi di fare tutto. Delega! Ai bambini possono essere assegnate alcune faccende domestiche: se possono camminare e parlare, sono esseri umani capaci. Possono fare i loro letti, raccogliere i loro giochi, aiutarti a caricare la lavastoviglie, buttare nella pattumiera il pannolino che gli hai appena cambiato e con un po’ di inventiva e buon senso puoi coinvolgerli nelle attività quotidiane. Bisogna dar loro fiducia. 

3 Stabilisci le priorità. Quando dici sì a un’attività, stai dicendo no a qualcos’altro, perché non puoi fare tutto. Se la tua priorità è quella di trascorrere del tempo di qualità con i tuoi figli, allora dedicare la tua attenzione ad altre attività potrebbe non essere allineato con i tuoi valori. Devi prima decidere quali sono le tue priorità e cos’ha più valore nella tua vita. Poi, quando ti vengono presentate opportunità che richiedono tempo – e capita più spesso di quanto pensi – puoi essere più preparato per determinare a quali cose vuoi dire sì e quali vuoi rifiutare.

Imparare a organizzare le proprie attività quotidiane e a sfruttare bene il tempo è importante anche per i bambini. Andare a scuola, fare i compiti a casa e avere anche tempo per giocare… si può fare tutto con un po’ di pianificazione e se i genitori riescono a insegnare ai bambini che a ogni attività è riservato un momento preciso.

Gli orari di mamma e papà condizionano la vita quotidiana dei più piccoli. Quando entrambi lavorano tutto il giorno o quando solo uno dei due può occuparsi della casa, si tende a riempire la vita dei figli di attività. In questo modo si finisce per stravolgere completamente la loro gestione del tempo. Che i bambini saltino da un’attività all’altra, tuttavia, non significa che sappiano sfruttare bene il tempo. È anzi probabile che anche noi, in quanto genitori, non riusciamo a gestirlo al meglio. Eppure, insegnare ai bambini a organizzare il proprio tempo è senz’altro importante, trattandosi di una competenza che farà parte del loro bagaglio educativo.


 

1 Non fare troppo per i tuoi bambini. Non cercare di riempire la vita dei tuoi figli di decine di attività, anche se ti può sembrare utile per la loro crescita e per ottimizzare il tempo quando sei fuori per lavoro. Allo stesso tempo non riempirli di cose, di oggetti, di giochi con i quali passare il tempo, anche se sono giochi educativi. Se vuoi davvero educare e infondere i tuoi valori nei tuoi bambini, è meglio che passi del tempo con loro facendo attività insieme. Ci vuole pratica, ripetizione e soprattutto dedizione per avere un impatto positivo sullo sviluppo del carattere dei tuoi bambini. Lasciare degli spazi vuoti per stimolare la creatività dei figli. 

2 Impara a delegare. Uno dei più grandi sprechi di tempo nella tua famiglia è che tu, come genitore, cerchi di fare tutto. Delega! Ai bambini possono essere assegnate alcune faccende domestiche: se possono camminare e parlare, sono esseri umani capaci. Possono fare i loro letti, raccogliere i loro giochi, aiutarti a caricare la lavastoviglie, buttare nella pattumiera il pannolino che gli hai appena cambiato e con un po’ di inventiva e buon senso puoi coinvolgerli nelle attività quotidiane. Bisogna dar loro fiducia. 

3 Stabilisci le priorità. Quando dici sì a un’attività, stai dicendo no a qualcos’altro, perché non puoi fare tutto. Se la tua priorità è quella di trascorrere del tempo di qualità con i tuoi figli, allora dedicare la tua attenzione ad altre attività potrebbe non essere allineato con i tuoi valori. Devi prima decidere quali sono le tue priorità e cos’ha più valore nella tua vita. Poi, quando ti vengono presentate opportunità che richiedono tempo – e capita più spesso di quanto pensi – puoi essere più preparato per determinare a quali cose vuoi dire sì e quali vuoi rifiutare.

Imparare a organizzare le proprie attività quotidiane e a sfruttare bene il tempo è importante anche per i bambini. Andare a scuola, fare i compiti a casa e avere anche tempo per giocare… si può fare tutto con un po’ di pianificazione e se i genitori riescono a insegnare ai bambini che a ogni attività è riservato un momento preciso.

Gli orari di mamma e papà condizionano la vita quotidiana dei più piccoli. Quando entrambi lavorano tutto il giorno o quando solo uno dei due può occuparsi della casa, si tende a riempire la vita dei figli di attività. In questo modo si finisce per stravolgere completamente la loro gestione del tempo. Che i bambini saltino da un’attività all’altra, tuttavia, non significa che sappiano sfruttare bene il tempo. È anzi probabile che anche noi, in quanto genitori, non riusciamo a gestirlo al meglio. Eppure, insegnare ai bambini a organizzare il proprio tempo è senz’altro importante, trattandosi di una competenza che farà parte del loro bagaglio educativo.

 

martedì 18 gennaio 2022

LA MISSIONARIETA’ DELLA COMUNITA’ POST-CRISTIANA

 



 

Paolo Cugini

 

     Affermare che è finita l’epoca della cristianità non significa dire che il cristianesimo è finito: anzi. Forse mai come in questa epoca è possibile davvero vivere con maggiore autenticità e intensità il messaggio cristiano, perlomeno, così come era presentato alle origini e vissuto nei primi secoli. Del resto, è proprio il lavoro svolto durante il Concilio Vaticano II, considerato da molti un Concilio di rottura con la tradizione, mentre, in realtà, la grande rivoluzione operata in esso è stata quella di riprendere i contenuti dei Padri della Chiesa, grazie all’impulso degli studi della Nouvelle Teologie, che per decenni ha tradotto non solo i testi di questi Padri, ma ne ha proposto degli approfondimenti, delle ricerche.

Il problema maggiore, consiste nell’accompagnare questa fase estremamente delicata di passaggio epocale, nella quale mentre vediamo la fine di un’epoca storica, che ha segnato per secoli l’occidente, dall’altra si tratta di riprendere, per così dire un discorso interrotto da secoli, quello di comunità evangeliche, che non cercano di contare qualcosa nel mondo o di incidere nella società, ma si sforzano di vivere il Vangelo nella vita quotidiana. In questo cammino anche il ruolo della guida della comunità va ridimensionato o meglio, riportato al suo significato iniziale.

Un aspetto significativo che ha caratterizzato le comunità cristiane nel loro sorgere, è stata la dimensione missionaria. Paolo, il protagonista dei primi viaggi missionari documentati non solo dalle sue lettere ma anche dal libro degli atti degli Apostoli, non riusciva a tenere per sé il grande incontro che lui stesso aveva fatto con il Risorto sulla strada di Damasco (cfr. At 9): sentiva il desiderio di comunicarlo a tutti. La verità dell’incontro con il risorto sembra essere il desiderio di comunicarlo a tutti. La dimensione missionaria della fede è intrinseca al cammino della comunità cristiana. L’uscita prima dalla comunità di Antiochia e poi dalla comunità di Gerusalemme, conduce Paolo a scoprire una delle novità più significative della Chiesa degli inizi: anche i pagani sono chiamati alla salvezza attraverso il Vangelo. Paolo non avrebbe mai scoperto questa novità se fosse rimasto chiuso tra le mura della comunità. La scoperta di Paolo e del suo compagno di Viaggio Barnaba, sarà fondamentale nella discussione avvenuta nell’assemblea di Gerusalemme (At 15) sulla necessità di non imporre le Leggi mosaiche a coloro che entravano nella comunità cristiana provenendo da un contesto pagano, perché a partire da Gesù, dalla sua passione morte e risurrezione – è questo il kerigma che Paolo annunciava nei suoi viaggi – è solo la grazia che salva. 

È uscendo dalla comunità per andare a portare il kerigma a coloro che ancora non lo conoscono che la Chiesa scopre cose nuove e permette, in questo modo di crescere, arricchendosi di contenuti e significati nuovi. L’aspetto missionario è, dunque, uno dei primi e fondamentali elementi che il nuovo contesto che si sta creando con la fine della cristianità, permette di recuperare e valorizzare. Nell’epoca della cristianità la parrocchia ha identificato il cammino della comunità e la sua caratteristica, oltre a voler controllare il territorio sul piano religioso, è una chiusura asfittica, al punto che ogni parrocchia era un mondo chiuso a se stante. Il campanilismo è la malattia cronica delle parrocchie, comunità chiuse e autoreferenziali, con il desiderio di comunicare agli altri l’annuncio del risorto, praticamente azzerato. Riprendere in mano la dimensione missionaria significa, in primo luogo, fare esperienza del risorto, sentirne la presenza per poi muoversi verso l’esterno, e penare cammini di nuova evangelizzazione o, meglio, di rievangelizzazione. 

Non si tratta di processi d’indottrinamento, né di catechizzazione a tappetto, ma di condivisione del motivo centrale che dà gioia alla propria vita. Come per Paolo, la verità dell’incontro con il risorto, si manifesta nel desiderio, che diventa necessità di dire agli altri il motivo della propria gioia, della propria rinascita. Quando questo avviene, è nei consigli pastorali della comunità che si decide in che modo uscire e come. La comunità che esce a portare al mondo circostante il Vangelo della gioia sente la necessità di rimettere, per così dire, ordine in “casa”. Si esce per annunciare il Vangelo e, allo stesso tempo, s’invitano le persone incontrate a partecipare della nostra festa della domenica, che è il giorno del Signore. Lo slancio missionario della comunità provoca, come conseguenza, il riordino della liturgia, lo svecchiamento in cui spesso e volentieri si trovano i nostri culti i cui protagonisti sono sempre le stesse persone, che compiono gli stessi gesti e cantano le stesse canzoni. 

L’uscita verso l’esterno della comunità provoca, come conseguenza, la necessità di un riassetto interno. Chi infatti, invita qualcuno a casa, la ripulisce, la sistema: la vuole presentare bella. È questo un effetto significativo della dimensione missionaria della comunità: produce un movimento di ripulitura.

 

giovedì 13 gennaio 2022

A TELEREGGIO PRESENTAZIONE DEL LIBRO: QUALE CHIESA?

 

Venerdì 14 gennaio alle ore 8,30 a Telereggio

intervista a don Paolo Cugini per la presentazione del libro:

Quale Chiesa? Di Matteo Zuppi e Paolo Cugini

mercoledì 12 gennaio 2022

VERBUM CARO FACTUM EST

 



L’INCARNZIONE DEL VERBO

(esercitazioni Pèguyane del 1992)

 

Paolo Cugini

 

    L’Incarnazione del Verbo si è verificata nel più naturale dei modi: è questo che è sconvolgente. IL Figlio di Dio ha assunto una natura che è simile alla mia. Vive un tempo e in uno spazio come me. È difficile riconoscerlo all’esterno perché non offre prove tangibili. Che cosa vedono i pastori se non un bambino come tanti altri, come tutti gli altri? La grazia è un’operazione interiore nascosta, che sfugge all’apparenza, alla superficie. IL cristiano è l’uomo della profondità, del silenzio, del deserto perché solo in questa situazione di spoliazione Dio si manifesta. Tutto deve essere fatto nel segreto perché bisogna cercare di amare con tutto se stessi un solo Dio. Tentazione di apparire santi con dei sotterfugi, con delle tecniche, con delle violenze. Dio ci vuole santi, “Siate vuoi dunque perfetti come è perfetto il Padre nostro celeste” (Mt 5, 48).

Questa santità non passa per le strade dell’evidenza, dell’apparenza. Tentazione meschina di voler essere apprezzato dagli uomini, e così trasformare in movimento lento, interiore del cuore in una maschera superficiale. Aspettare la forza dello Spirito in silenzio, nel nascondimento, vincendo la tentazione di voler mostrare al mondo la falsa santità, perché se l’essere cristiano è solo una facciata per far vedere quanto siamo bravi, è spazzatura perché alimenta l’orgoglio. C’è un solo Signore.

 

Il Verbo si è Incarnato. Si è sottomesso alla natura umana. Ha accettato la condizione umana. Ha obbedito ai suoi genitori. Nel nascondimento. Nella condizione normale di ogni essere umano che vive in una famiglia. Gesù fino a trent’anni ha vissuto come vive ogni uomo, come vivo io. E in questa condizione ha imparato la volontà del Padre. Ha appreso che cosa il Padre gli chiedeva. Ha capito che il Padre esigeva da Lui, il suo unico Figlio, il suo vero Figlio il suo primo Figlio, di una lunga generazione di figli qualcosa di particolare, che nessun altro avrebbe potuto fare. Che tutta l’umanità era in attesa da secoli. E Lui non avrebbe mai voluto deludere suo Padre. E Lui il figlio ricolmo d’amore verso il Padre non avrebbe mai voluto deluder l’immenso amore del Padre. In nessuno modo. Per nessuno motivo.

Si trattava di svolgere un compito. Una missione. Si trattava di obbedire al volere del Padre. E Gesù, il Figlio, non aspettava altro. E Gesù, il Figlio, sin dall’eternità non aspettava altro che rispondere all’amore del Padre. E Gesù, il Figlio dilettissimo era quasi impaziente, viveva quasi nell’impazienza, non vedeva l’ora di eseguire la volontà del Padre. Perché lo amava. E l’amore non può che domarsi. Senza sosta. Senza nulla risparmiare. E Lui, il Figlio, non vedeva l’ora di donarsi tutto al Padre. Per amore. Fino alla morte. E il Padre lo ha accontentato. Et verbum factum est. E il Figlio è nato.

 “La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo” (Ps 84, 12). La verità si è resa presenza, si è materializzata. C’è uno sguardo orizzontale che la può vedere, descrivere, analizzare. I pastori che nella notte, in quella stupenda notte, in quella indimenticabile notte, sono accorsi alla grotta, hanno visto un bambino, come tanti. Hanno visto un bambino che era uguale a tutti gli altri bambini. Hanno visto un bambino che piangeva come gli altri bambini. Che si nutriva come gli altri bambini. Che rideva come gli altri bambini. Ma era il Figlio di Dio. Atteso dall’eternità. Era quel Figlio di Dio che era stato annunciato dai profeti. Da una schiera di profeti. E in quella notte, in quella indimenticabile notte era là. Bambino come tutti i bambini. E i pastori adoravano un bambino. Che non era diverso dagli altri bambini. “La verità germoglierà dalla terra”.

I pastori si prostrarono a quel bambino che era il Figlio di Dio. “La giustizia si affaccerà dal cielo”: I pastori avevano riconosciuto in quel bambino dalle fattezze simili a qualsiasi altro bambino, il Figlio di Dio, colui che doveva venire. Riconobbero il Figlio di Dio. “C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardi al loro gregge.” Era una sera come le altre. Il cielo della Giudea era stellato come tante altre notti. I pastori si apprestavano a caricarsi dopo la giornata di lavoro passata nella terra di Betlemme. Il caldo per tutto il giorno li aveva assillati costringendo le pecore stesse a sotterfugi inusitati per potersi riparare dai raggi del sole. Ebbene, la sera era giunta; i pastori intorno al focolare si raccontavano qualche storiella, per passarsela un po’ il tempo. E intanto, fra una chiacchiera e l’altra, facevano la guardia al loro gregge. Come tante sere. Come tutte le sere. E qualcuno, a turno, s’addormentava. Sempre, però c’era chi vegliava. Non si poteva lasciare il gregge incustodito. Occorreva vegliare. A turno. Uno alla volta. Uno o due alla volta. Così tra una chiacchiera e l’altra, accanto al fuoco acceso passava il tempo. Mai avrebbero sospettato che quella era una notte particolare. Uguale alle altre ma, allo stesso tempo particolare. Uguale alle altre, a tutte le altre innumerevoli notti, ma con un carico di presente in più. Una notte come tutte le altre, ma molto più pesante. C’era un carico di profezie che stava arrivando a compimento. In quella notte. C’erano secoli di profezie che stavano rovesciandosi in un punto di presente che si trovava nelle vicinanze di quella notte. Notte uguale a tutte le altre notti passate a badare il gregge, ma allo stesso tempo diversa. Perché c’era nell’aria un rumore strano, come se qualcosa stesse arrivando da lontano e si stesse rovesciando. Improvvisamente. Bruscamente. C’era nell’aria un brusio che sembrava venire da lontano. E i pastori avrebbero voluto dirselo. I pastori avrebbero voluto dire che c’era un brusio, ma non lo fecero. I pastori si erano accorti che quella notte, uguale a tante notti, a tutte le notti, aveva qualcosa di diverso ma non lo dissero, lasciarono perdere, tanto sarebbe giunto il giorno. I pastori, in realtà, si erano accorti che quella notte aveva qualcosa di particolare. I pastori: questi uomini del silenzio abituati al silenzio. Che cosa potrebbe a loro sfuggire? “Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo del Signore disse loro: “non temete ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore” (Lc 2, 9-11).

 Sublime mistero! Il tempo d’ora innanzi non sarà più lo stesso. Sublime mistero di un tempo sconvolto dall’irruenza dell’eterno. Nel tempo - dall’infinito nel finito. Dallo spirito nella carne. Poveri pastori così silenziosi, così schivi al rumore. A loro è toccata l’irruenza, quasi prepotente, dell’ineffabile messaggio angelico. Pastori silenziosi. Erano intenti a sorvegliare il gregge in una notte come tutte le altre notti. E all’improvviso l’angelo del Signore si presentò davanti a loro. È vero che un po’ se n’erano accorti. Quei furboni dei pastori. Così silenziosi, così notturni. Quei pastori. Così simili alle loro pecore tutte uguali. Così simili alle loro notti. Tutte uguali. A loro è toccato di assistere all’irruenza dell’Eternità. Nel tempo. Nel presente. In un’ora. In un istante. Da tempo atteso. Da secoli annunciato. Quei pastori che facevano la guardia al gregge furono avvolti di luce. La luce della gloria del Signore. Quei pastori così schivi non erano abituati alla “grandeur” e, proprio loro, furono avvolti dalla luce della gloria del Signore. Improvvisamente “un angelo del Signore si presentò davanti a loro”. Sublime mistero.

 Il miracolo si compie nelle più normali delle giornate. Mistero dei misteri. Secoli di profezie giungono a compimento in un giorno come tutti gli altri. In una notte come tutte le altre. In una notte uguale a quella del giorno precedente. Gli angeli di Dio (“la giustizia si affaccerà dal cielo”) si presentarono ai pastori in una notte come tante altre notti (“la verità germoglierà dalla terra” (Ps 84, 12).                 1992. 

 

IL DENARO

 




 

Paolo Cugini

 

Per chi intenda comprendere l’elemento caratterizzante della nostra epoca contemporanea (1800-1900) non mi sembra azzardato affermare che tale specificità vada cercato nel denaro. Il mondo occidentale, dalla rivoluzione industriale in poi, si è identificato con il capitalismo. Dire occidente è la stessa cosa che dire capitalismo. Se è vero questo, sarebbe importante analizzare le condizioni di possibilità che il pensiero greco – romano aveva in germe per approdare ad un tale punto di arrivo. Il capitalismo come teoria, come sistema esistenziale era prevedibile a partire dalle categorie della filosofia classica? Il capitalismo è la logica conseguenza della speculazione filosofica classica passando per il pensiero cristiano? Sono domande inquietanti, perché mettono in discussione tutto un modo di sentire e di pensare, che cerca nei valori metafisici le ragioni di possibilità dell’esistenza umana.

Da una parte, si nota l’origine speculativa, l’amore per la riflessione astratta, concettuale, l’attenzione allo spirito e a tutto ciò che ruota attorno a questa dimensione; dall’altra, si constata un mondo materiale nel senso stretto del termine, un mondo cioè dove ciò che è importante è legato a ciò che serve all’uomo per il soddisfacimento dei propri bisogni. L’occidente nasce spiritualmente e sta morendo affondato nella materia. L’amore per lo spirituale è stato soppiantato dal bisogno materiale. È evidente che, un’analisi di questo tipo corre il rischio di essere troppo generalizzante, di non cogliere alcuni aspetti fondamentali dell’evoluzione del pensiero occidentale. In questa prospettiva, credo che il problema acquisti una visione diversa se si considera il rapporto spirito/materia. Ogni volta che nella riflessione speculativa si sono separati questi due elementi, si è giunti a situazioni ove vengono radicalizzate le posizioni: spiritualismo e materialismo.

Su questa linea di ricerca è possibile individuare le cause del capitalismo occidentale come un frutto in germe dalla stessa riflessione della cultura classica. Il capitalismo è, dunque, l’eredità più limpida di una tradizione di pensiero che ha separato lo spirituale dal materiale, considerando quest’ultimo l’aspetto predominante della realtà. A partire da un’antropologica dualistica è possibile giustificare il materialismo assoluto contenuto nel capitalismo.

Sarebbe, comunque, troppo restrittivo considerare il capitalismo come il frutto maturo di una determinata tradizione filosofica. Esistono, infatti, altri fattori che possono essere considerati come determinanti per l’affermarsi di una tale materializzazione del mondo. Penso, a questo punto, al ruolo che la religione ha avuto. Penso al ruolo giocato dalla Chiesa nei secoli, al suo contributo, alla separazione tra spirituale e materiale. È chiaro che, in questa prospettiva, il pensiero corre al potere temporale della Chiesa medioevale e di come questo sodalizio sia continuato nelle epoche successive e continui, pur in modo moderato, tutt’ora. Il problema, anche a questo riguardo, non consiste tanto nel fatto, più o meno scandaloso, dei compromessi della Chiesa con il potere temporale e della conseguente sua affermazione attraverso soprusi e crociate. Credo che il problema vada ricercato nella stessa natura umana dalla quale la Chiesa è costituita, come qualsiasi istituzione storica.

 

Il denaro esercita su ogni uomo una forte attrattiva. Con esso, infatti, scorge la possibilità di impossessarsi in breve tempo di tutto ciò che la natura sembra avergli negato. O, ancora, con il denaro l’uomo avverte la possibilità di appagare tutto ciò che altrimenti rimarrebbe per sempre inappagato: d’altronde si vive una volta e basta e allora vale la pena rischiare tutto ciò che si possiede e tutto ciò che è possibile fare pur di appropriarsi di questo strumento di così grande potenza. In gioco c’è il senso stesso dell’esistenza un senso che ha una matrice molto consistente: la natura umana.

(articolo del 1992).