lunedì 5 aprile 2021

CONSIGLIO DI LETTURA: INTRODUZIONE AL PENSIERO DI CHARLES PÉGUY

 


 

 

Paolo Cugini

In queste righe desidero motivare il consiglio di lettura del libro che ho scritto sul pensiero filosofico e religioso di Charles Péguy pubblicato dalle Edizioni San Lorenzo.

 

 

       Sfogliando le pagine dell’opera di Charles Péguy (1873-1914), si ritrovano anticipate quelle critiche alla modernità, che hanno caratterizzato il dibattito filosofico sulla postmodernità degli ultimi decenni. La pluralità delle visioni, dei modi di dire e di narrare la realtà, è spesso stata identificata come apertura alle derive relativiste e, di conseguenze, un ostacolo per la comprensione della verità. Abituati da millenni a leggere la realtà con gli schemi della logica aristotelica, del principio di non contraddizione, facciamo ancora oggi molta fatica a vedere nella posizione differente dalla nostra, nel punto di vista altro, non un limite, una limitazione, una contraddizione, ma un valore, un aspetto di verità da porre a lato del nostro, senza voler a tutti i costi fare una sintesi. Péguy ci aiuta a porci in quell’unico punto della storia in cui diventa possibile ascoltare la realtà così come si manifesta, nella sua dinamicità e pluralità: il presente.

La realtà esige di essere ascoltata, direbbe Péguy. Non si possono fare i conti senza l’oste. Quello che è sotto gli occhi di tutti è un mondo che, più che essere ascoltato, è stato interpretato. La storia di questi ultimi decenni ci sta insegnando che non possiamo pensare di prevedere il futuro dell’umanità escludendo dai nostri calcoli la realtà, la vita. Soprattutto però, questa triste e drammatica esperienza che stiamo vivendo, c’insegna che la vita, la natura, la realtà sfuggono al tentativo di essere ingabbiate e interpretate da una semplice serie di logiche. C’è tutta un’imprevedibilità che la vita porta con sé che, più che interpretata dev’essere ascoltata, accompagnata. Cercare un pensiero che ha percorso questo cammino, che si è messo in ascolto della realtà, che ha considerato la pluralità dei punti di vista come una ricchezza più che un limite, che in definitiva si è messo a servizio della vita e della natura più che servirsi di essa: è questo, forse uno dei grandi compiti della cultura Occidentale ed è per questo motivo che ancora oggi sfogliamo le pagine di Péguy.

Affascinanti sono le sue pagine che dedica alla riflessione sui vangeli. Come nelle pagine di poesia e di prosa, anche in queste più specificamente spirituali o, per alcuni, mistiche, Péguy riesce a scoprire novità di significati e di contenuti, analizzando testi ascoltati da sempre e che in apparenza non avrebbero la possibilità di dire nulla di nuovo. Se è vero che è importante ascoltare la realtà, senza volerla anticipare con angusti sistemi di pensiero, che rischiano costantemente di reprimerla, lo stesso vale nel rapporto con la Sacra Scrittura. Troppe volte, secondo Péguy, si è trattato la Scrittura come se fosse un pezzo di materia freddo e distaccato, anticipandone il senso attraverso una griglia concettuale. Ascoltare la Scrittura significa, per Péguy, anzitutto liberarla dagli schemi freddi del metodo moderno, per seguirla pazientemente dove lei vuole condurre il lettore, e cioè alla conversione nel cuore.  Questa relazione stretta tra filosofia e religione, tra metodo intuitivo e poesia, mi sembra una delle caratteristiche specifiche dell’opera di Péguy.

Più si legge Péguy più si rimane meravigliati dal suo percorso culturale, che allo stesso tempo è esistenziale e spirituale. Amante della vita, ha guidato per mano – una mano spesso ruvida – la propria generazione tra le selve oscure del mondo moderno, per riuscire a cogliere quei barlumi di verità che esso lasciava trapelare. Immerso nel presente, gli è venuto incontro l’Autore del tempo. Dal momento in cui Péguy si è sentito avvolto dall’amore del Padre, non ha più smesso di guardarlo. Le sue ultime opere possono essere lette come un inno estatico d’amore. La scoperta inattesa di vivere nel presente fianco a fianco con il Figlio di Dio fatto uomo, lo ha sconvolto a tal punto da non abbandonare mai la riflessione su questo mistero insondabile. Egli che ha cercato affannosamente e tra mille difficoltà e incomprensioni la Verità è stato scoperto e trovato dalla stessa. La sua opera è la testimonianza di questo incontro d’amore e, per questo ne consiglio la lettura.

Chi volesse leggere le pagine del mio libro di presentazione del pensiero filosofico e religioso di Charles Péguy può cliccare qui:

Edizioni san Lorenzo:

https://www.edizionisanlorenzo.it/products/mondo-moderno-e-religione-di-paolo-cugini

 

Amazon: https://www.amazon.it/moderno-religione-Introduzione-pensiero-Charles/dp/8880713221/ref=sr_1_1?dchild=1&qid=1617606623&refinements=p_27%3APaolo+Cugini&s=books&sr=1-1

 

Feltrinelli: https://www.lafeltrinelli.it/libri/mondo-moderno-e-religione-introduzione/9788880713227

 

 

venerdì 2 aprile 2021

SOPRAVVIVERE ALLE FERITE MORTALI

 

 

Paolo Cugini

Un conto sono le ferite lievi, quelle che le curi anche leccandotele, quelle ferite che lo vedi subito che non saranno troppo dannose e quasi ci ridi sopra. Poi, ci sono quelle un po' più profonde, quelle che lasciano il segno e un po' ti spaventano perché ti costringono a fermarti e non le puoi curare solamente con una leccata. Esigono una visita, un medico, delle cuciture: insomma, una cosa seria.

Poi, a volte, arriva il giorno della ferita, che capisci subito che sembra senza cura, sembra qualcosa d’irreversibile e che farai fatica a saltarci fuori. Ci sono degli eventi, che alcune persone vivono nella vita, che producono ferite di una tale forza, con una tale violenza, che non hanno cura, sono senza ritorno, definitive. Con il tempo, per chi sopravvive, si possono cicatrizzare, lenire, ma faranno per sempre male. Quante notti piangerai, quanti giorni passerai pensando a quegli eventi, a quel dolore che ti prende l’anima e non ti lascia in pace. In quanti momenti cercherai di capire com’è potuto succedere. Quanta disperazione invaderà il cuore, per la percezione che non c’è cura, non c’è rimedio, che il dolore sarà infinito, per sempre.

E allora c’è chi non resite, che non riesce ad aspettare. Come biasimarli. Anche perché è facile parlare del dolore dell’altro, dare consigli sul dolore altrui, quando tu non sai nemmeno che cos’è, non capisci neanche di che cosa si sta parlando. Se almeno tacessi, faresti meno male e farebbe meno male! C’è chi invece, ed è la maggioranza, cerca il cammino della dimenticanza, dello stordimento, proprio perché ha capito che non c’è cura ed è stufo di sentire il dolore venire su dall’anima.

Ci sono altri, infine, che proprio dentro questo cammino di eterno dolore, percepiscono la presenza di colui che solo può guarire le ferite mortali ed arrivano a gridare: felice ferita che mi ha permesso di rinascere!

giovedì 25 marzo 2021

LA TENSIONE POLARE

 


        

Paolo Cugini

 

Come mai facciamo così fatica a convivere, a sopportare la presenza dell’altro, soprattutto, di colui, colei che pensa, vive, agisce diversamente? È semplicemente un tratto caratteristico dell’istinto di sopravvivenza che si mette in moto ogni volta che si sente minacciato, o c’è dell’altro? Eppure, ogni volta che entriamo in relazione con qualcuno che ha un’idea differente da noi, l’istinto immediato è quello di sopprimerlo oppure, per i più raffinati, di venire presto ad un patto, una soluzione, una sintesi. Siamo abituati dalla nostra cultura occidentale, che si è strutturata sulla dialettica Hegeliana, a cercare subito una sintesi, come se il polo opposto, individuato come antitesi, dovesse necessariamente sparire per dare luogo ad una nuova situazione. Ancora una volta sorge la domanda: è un atteggiamento normale, o è il sintomo di qualcosa di strano, una patologia, che sorge da un’incapacità insana di convivere con qualcosa diverso da noi?

Nella natura troviamo ogni giorno elementi compresenti che si oppongono senza annullarsi. Il vino e l’acqua, il bianco e il nero, il lupo e l’agnello, secco e bagnato, sale e zucchero: solo per dirne alcuni. Poli opposti che, in alcuni casi, per mantenere la propria sussistenza, è bene che vivano anche lontano per non correre troppi rischi di annichilamento. In ogni polarità c’è vita, c’è un modo di essere al mondo, di esprimersi. Ha diritto a sussistere sia lo zucchero che il sale, perché hanno sapori diversi e funzionalità diverse. Ogni volta che incontriamo una tensione polare siamo invitati a non cedere alla tentazione di risolvere immediatamente il conflitto. Ogni volta che si cede a questa tentazione si tende ad un duplice errore: o si favorisce uno dei due poli in tensione, o si finisce nel comodo cammino del sincretismo, di una sintesi acritica e inconcludente.

Le tensioni polari indicano dei processi che devono essere accompagnati perché, più che soluzioni immediate, esigono la sapienza del discernimento e questi più che la soddisfazione del momento esige il tempo. È importante apprendere a non forzare lo scontro tra i poli in tensione, come avviene ogni volta che si assolutizza una parte, ma occorre fare di tutto affinché il polo opposto non venga eliminato e non venga perduto il contatto con la totalità. È in questa prospettiva e per questo cammino che si comprende come, la gestione della polarità, comporti la capacità di abitare i conflitti nel tempo, senza la fretta di giungere a sintesi provvisorie. Accompagnare le polarità significa l’umiltà di riconoscere che non si è in grado di comprendere tutto subito e che solamente il tempo potrà rivelare gli sviluppi di ogni singola polarità. 

Non dunque, sintesi di due momenti in un terzo. E neppure un intero di cui i due rappresentino le parti opposte. Meno ancora, mescolanza in vista di qualche compromesso. Si tratta, al contrario, di un rapporto originario. L’uno degli opposti non si può né far discendere né far salire dall’altro. Entrambe le parti sono date simultaneamente; pensabile e possibile l’una sola insieme all’altra. Questa è l’opposizione: che due momenti, ciascuno dei quali sta in se stesso inconfondibile, inderivabile, inamovibile, sono tuttavia indissolubilmente legati l’un l’altro; si possono anzi pensare solo l’uno per mezzo dell’altro. Nel concreto vivere si possono prendere in esame gli opposti, ma non si possono escludere: devono imparare a convivere perché la realtà li esige entrambi.  In definitiva, entrambe le parti componenti la polarità sono la vita: per questo non solo non si possono escludere, ma occorre sempre mettere in atto dei cammini di ascolto, di relazione, di solidarietà. È questo l’impegno di una società, di una comunità, di un popolo.

 

DALLA CHIESA BRASILIANA IL CORAGGIO DI STARE DALLA PARTE DEI LGBTQ+

 



 

Paolo Cugini

Da circa sessant’anni la Chiesa in Brasile durante il tempo della quaresima propone, come riflessione per le comunità ecclesiali di base (CEBs), le parrocchie e i movimenti, un tema sociale, che viene presentato in un Testo Base, accompagnato da sussidi specifici per ogni fascia di età e anche da un CD, che riporta le canzoni sul tema della CF, che dovranno essere cantate durante le celebrazioni liturgiche. È quella della CNBB (Conferenza Nazionale dei vescovi del Brasile) un’iniziativa che ha sempre riscosso una risposta estremamente positiva dalle comunità cattoliche, anche perché offre un materiale, che permette un lavoro formativo significativo settimanale durante tutta la durata della quaresima. Il Testo Base, infatti, scritto con il metodo utilizzato da tutta la Chiesa Latinoamericana sin dagli anni ’60, vedere, giudicare, agire e celebrare, propone contenuti di altissima qualità. Nella prima parte viene sempre presentato l’entità del problema in questione con una grande ricchezza di dati presi dalle ricerche più avanzate sul tema. Nella seconda parte, viene proposta una riflessione biblica che aiuta a inquadrare il tema sociale scelto, nella prospettiva della Parola di Dio. Infine, nella terza e quarta parte, le comunità vengono sollecitate a trasformare le riflessioni elaborate in gesti concreti e in celebrazioni liturgiche che esprimano il percorso fatto.

 A partire dall’anno 2000, ogni cinque anni La CF si svolge in modo ecumenico (CFE), come accade anche quest'anno 2021, che ha come tema “Fraternità e dialogo: impegno d'amore” e come motto il brano della Lettera di Paolo agli Efesini: “Cristo è la nostra pace: di quanto era diviso ha fatto unità” (Ef 2,14). Il tema è stato scelto "soprattutto per quanto accaduto in Brasile dopo l'emergere del governo Bolsonaro, quando la società si è molto divisa", ha detto a DW Brasile, padre Antonio Carlos Frizzo, responsabile della CFE, consigliere ecclesiastico della Pastorale di fede e politica e uno dei segretari della CNBB. Quella evidenziata da padre Antonio è una delle caratteristiche fondamentali delle CF, che provoca le comunità a riflettere sulle tematiche sociali del momento, per fare in modo che la chiesa sia parte viva del processo di trasformazione della società. In un contesto sociale che giorno dopo giorno si fa sempre più teso, a causa delle prese di posizioni del Governo nei confronti delle fasce più povere, e tra queste in modo particolare le popolazioni indigene, la CF pone il dito nella piaga di un Paese che sembra aver perso la direzione del rispetto dei diritti fondamentali. Ciò che ha fatto scatenare la reazione violenta e scomposta dei settori conservatori della Chiesa Cattolica in Brasile, è stato il fatto che, per la prima volta, un documento della Chiesa non solo prende a cuore le fasce sociali più discriminate, ma cita testualmente la sua sigla: LGBTQ+. Il tema in questione viene affrontato a partire dal capitolo tre che ha come titolo: Fraternità e dialogo. Nuove croci non sono risposte per la pace (nn. 57-74). Il Testo Base non usa mezzi termini e non si nasconde dietro giri di parole quando afferma che: “La politica di morte messa in atto dal Governo Bolsonaro si riversa contro le maggioranze falsamente considerate minoranze: giovani neri, donne, popoli tradizionali, immigrati, gruppi LGBTQI +, tutti classificati come non cittadini e, quindi, nemici del sistema a causa del pregiudizio e dell'intolleranza” (CF 2021, n. 58). Il testo più citato dai movimenti conservatori e cha ha fatto gridare allo scandalo, provocando manifestazioni pubbliche di ripudio ne confronti della CFE 2021 e il n. 68 in cui, senza mezze misure, vengono snocciolati i numeri della vergogna: “Un altro gruppo sociale che subisce le conseguenze della politica strutturata nella violenza e nella creazione di nemici, è la popolazione LGBTQI +. L’Atlante della violenza del 2020 mostra che il numero di denunce di violenza subita dalla popolazione LGBTQI + nel 2018 sono state 1685 casi. Secondo i dati del gruppo gay di Bahia presentato nell'Atlante della violenza 2020, Nel 2018, 420 persone LGBTQI + sono state uccise, di queste 164 erano persone trans. Si rileva che nel 2011 sono stati registrati 5 omicidi delle persone LGBTQI +. Sei anni dopo, nel 2017, questo numero aumentato a 193 casi. L'aumento del numero di omicidi di Le persone LGBTQI +, tra il 2016 e il 2017, sono state del 127%. Questi omicidi sono effetti di incitamento all'odio, fondamentalismo religioso, voci contro il riconoscimento dei diritti delle popolazioni LGBTQI + e altri gruppi perseguitati e vulnerabili” (CF 2021, n. 68).

La pastora luterana Romi Bencke, segretario esecutivo di CONIC (Consiglio Nazionale delle Chiese Cristiane del Brasile), è uno dei principali bersagli dell'incitamento all'odio. Gli attacchi che ha subito hanno motivato più di 200 entità della società civile a protestare e mostrare solidarietà. In una lettera, l'Alleanza dei Battisti in Brasile, ha ripudiato la campagna d'odio e ha affermato che gli attacchi sono diretti con più forza alle leader donne, "oltre alla natura anti-ecumenica, sono cariche di misoginia palese". E continua: “Siamo perplessi per gli attacchi che la CFE 2021 ha subito da settori che cercano, si capisce, di usurpare il nome della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che fa parte del CONIC", dice la lettera dell'Alleanza dei Battisti.

Nemmeno la CNBB è rimasta in silenzio dinnanzi alla macchina del fango messa in atto dai gruppi conservatori per diffamare l’iniziativa ecumenica della CFE 2021. In una nota ufficiale firmata dallo stesso presidente della CNBB Dom Valmor Oliveira de Azevedo, oltre a specificare gli intenti di ogni CF, le sue origini e gli obiettivi, si sottolinea che: “Concludiamo ricordando l'importanza della Campagna della Fraternità nella storia dell'evangelizzazione in Brasile. È il nostro marchio. Sta a noi prendercene cura, migliorarlo ancora di più attraverso il dialogo, così come sta a noi occuparci della causa ecumenica, ideale che ci viene imposto. Se non è sempre facile prendersi cura di entrambi e di molti altri aspetti della nostra azione evangelizzatrice, non è per questo che dobbiamo scoraggiare e rompere la comunione, uno dei nostri più grandi segni, un tesoro che il Signore Gesù ci ha lasciato e che noi non può arrendersi. Non scoraggiamoci. Non arrendiamoci. Uniamoci”.

 

 

venerdì 19 marzo 2021

LA CHIESA CHE SOGNO - INTERVENTO DEL CARDINALE DI BOLOGNA MATTEO ZUPPI

 





Parrocchie di Galeazze, Palata Pepoli, Bevilacqua e Dodici Morelli

 


Percorso di formazione sul tema: Quale Chiesa?

 (incontro realizzato in meet)

Sintesi: Paolo Cugini

 

     Stiamo vivendo un momento di grande cambiamento. Ci sono segnali di questo. Fino a vent’anni fa in ognuna delle parrocchie c’era il parroco e a volte anche il cappellano. Oggi questo cammino è faticoso per la gente e anche per i preti. La presenza del prete era ed è l’ossatura portante della vita della Chiesa. Tutto cambia, anche la chiesa. Dobbiamo fare di tutto perché cambi e diventi migliore. Stiamo cambiando, e quindi dobbiamo cambiare in meglio. Non dobbiamo rivendicare il passato. Possiamo continuare a fare la lista dei reclami, ma non serve a nulla. La coperta è corta e quindi si fa quello che si può. La chiesa deve crescere. Abbiamo bisogno dei preti: il servizio si trasformerà, ma abbiamo bisogno dei preti. Forse, però, il Signore in questo frangente della storia ci chiede qualche altra cosa.

      Il primo giorno del Concilio Vaticano II, nell’ottobre del 1962, San Giovanni XXIII fece il discorso della luna, la mattina, parlava dei profeti di sventura, rimpiangono il passato, che dimenticano che la storia non è quella del passato, esaltandolo, senza essere obiettivi, perché non è vero che proprio tutto nel passato andava bene. La chiesa incontra difficoltà quando vive con le cose del passato, e non riesce a vivere il presene. La chiesa chiaramente, non deve andare dietro al mondo. Dobbiamo stare dentro il mondo. Dicono che ieri funzionava, ma le cose sono cambiate. Molta gente, poi, pensa di conoscere la chiesa, ma non ha mai letto il Vangelo.

Che cosa ci chiede il Signore in questo tempo di cambiamento? Ci chiede qualcosa a tutti quanti noi. Ci chiede, innanzitutto, di costruire comunità dove oggi possiamo vivere la Parola di Dio, testimoniare il suo Vangelo tra gli uomini e le donne. Per questo, anche la più piccola comunità è importante.



Dobbiamo crescere nella comunione e, in questo cammino, c’è bisogno di ognuno di noi di seguire un Vangelo che non si riduce a una regola, ad obbedire delle regole. Capisco le regole se vivo con passione la vita.  Un vescovo brasiliano disse che cominciò a giocare a pallone perché alla gente piaceva. Dopo ho imparato il regolamento del gioco del calcio, ma prima si è messo a giocare perché vedeva con che passione la sua gente giocava a calcio. La chiesa non può partire dalle regole, ma dall’amore, dal Vangelo.

La Chiesa non è un club privato, una realtà elitaria. La chiesa è una casa aperta per cui chi arriva è subito coinvolto. La comunità è fatta per conoscere il Signore. Siamo fratelli e sorelle: non è un titolo di merito, ma significa averci un legame. Se noi crescessimo nel legame tra di noi, nell’amicizia, nel crescere spiritualmente, è il cammino da compiere. La chiesa non sarà mai un gruppo di autoaiuto. La chiesa è più di una partecipanza, perché ci volgiamo bene.

Credo che sia una bellissima sfida. È un cambiamento che ci coinvolge e ci aiuta a rendere ricca la comunità con il dono che siamo ognuno di noi. C’è sempre bisogno di qualcuno che armonizzi e quindi c’è bisogno di ministeri. Capiremo meglio il Vangelo aiutandoci gli uni gli altri. Prima il Vangelo e poi le regole.



Quello che abbiamo detto è che siamo chiamati a costruire la comunità, che non si attiva solo quando arriva il prete. Possiamo, ade esempio, pregare insieme in assenza di prete, come ad esempio i vespri, o le lodi. E quindi dobbiamo aiutarci. I cambiamenti che stiamo vivendo devono aiutarci a migliorare il cammino delle nostre comunità e non solo della mia comunità. Ogni comunità è importante, anche la più piccola. Non isolata. Abbiamo la possibilità di crescita della comunione tra di noi. Il mio campanile in collegamento con gli altri. La pentecoste che ho vissuto nel 2016 mi colpì tanto, anche perché c’erano tutte le comunità.

Se non so camminare ti insegnerò a volare. Farei delle nostre difficoltà un motivo per crescere. Questo è vero per tutto. Fare della Pandemia un motivo per cambiare. È vero che la situazione è gravissima. Però possiamo fare anche di questo un motivo di cambiamento. Il Signore non ci farà mancare ciò di cui abbiamo bisogno. Il seme ha bisogno di tempo per crescere. 

martedì 16 marzo 2021

POLIEDRO


 


Paolo Cugini

 

Deriva dal greco: polis, molti e èdron, faccia, quindi molte facce. Si tratta, dunque, di un solido geometrico limitato da superfici piane poligonali. Ci sono, poi, i poliedri regolari, costituiti da facce uguali, e i poliedri irregolari. È una figura che esercita un certo fascino perché valorizza le specificità. E’, infatti, nella prospettiva dell’unità nella diversità. La valorizzazione delle parti, invece, non viene attuata dalla sfera che, per sua caratteristica specifica, annulla qualsiasi spigolo, perché nella sfera tutto dev’essere omogeneo. Poliedro e sfera indicano, dunque, delle modalità d’intendere la relazione tra singolo e comunità, o tra diverse comunità in relazione tra di loro.

Questa figura geometrica è spesso citata da Papa Francesco per indicare la sua visione di Chiesa, come un’unione di tutte le parzialità che nell’unità mantiene l’originalità delle singolarità.  È l’esatto contrario in ciò che avviene nella sfera in cui la superficie non presenta sbavature. Tutte le volte che la Chiesa s’impone sui fedeli senza nessuna possibilità di ascolto o di replica, manifesta la sua intenzione di livellare la relazione affinché appaia un’uniformità, che lascia tranquilli chi detiene il potere, ma genera tensioni e ribellioni in chi le subisce. San Paolo, in questa prospettiva, in più di una circostanza ha manifestato il desiderio di costituire comunità cristiane seguendo il modello del poliedro, vale a dire, cercando di raggiungere l’unità salvaguardando le diversità. San Paolo era convinto che proprio lo Spirito Santo è colui che suscita le diversità, manifestando alle persone che lo accolgono i carismi specifici che permettono alla comunità cristiana di esistere ad immagine del Cristo.

Sul piano sociale e politico poliedro e sfera indicano due modi d’intendere le relazioni all’interno di una comunità, una nazione. Mentre, infatti, nel modello della sfera il cittadino si annulla o, spesso e volentieri, è annullato da misure autoritarie e violente, nel modello del poliedro il cittadino conserva la sua peculiarità. Il modello del poliedro permette al cittadino d’interagire con la struttura socio politica mantenendo una propria autonomia. Si percepisce lo stile poliedrico di governare un paese nell’antica polis greca, una delle rare esperienze politiche in cui i governanti non solo agivano per il bene dei cittadini, ma li coinvolgevano nelle decisioni da prendere. Mentre il modello sferico annulla la parte, la singolarità a beneficio del tutto, il modello poliedrico la valorizza e crede che ogni singolo cittadino è chiamato a dare il meglio di se stesso per il bene della comunità e riesce a farlo proprio perché è sollecitato nelle sue specificità.

Amo il poliedro e detesto la sfera. Mi piace essere coinvolto e coinvolgere le persone sui progetti che mi frullano per la testa. Non mi piace quando incontro sulla mia strada persone con una mentalità “sferica”, che asfaltano le volontà dei singoli per imporre la propria. La cosa peggiore è quando questo modello sferico si vede attuato nella Chiesa facendolo passare come volontà di Dio stracciando, in questo modo, pagine su pagine di Vangelo.

venerdì 12 marzo 2021

IL BRASILE GRIDA AIUTO!

 



L’appello “La vita prima di tutto” contro il presidente del Brasile Jair Bolsonaro e il suo governo è sottoscritto da migliaia di firme.

«Viviamo in tempi bui, dove le persone peggiori hanno perso la loro paura e le migliori hanno perso la speranza» (Hannah Arendt).

Il Brasile grida aiuto. Brasiliane e brasiliani impegnati nella difesa della vita sono ostaggio del genocida Jair Bolsonaro, che occupa la presidenza del Brasile con una combriccola di fanatici guidati dall’irrazionalità fascista. Quest’uomo senza umanità nega la scienza, la vita, la protezione dell’ambiente e la compassione. L’odio verso l’altro è la ragione che lo guida nell’esercizio del potere.

Il Brasile oggi soffre del collasso deliberato del sistema sanitario. La noncuranza della vaccinazione e delle misure preventive di base, l’incentivo agli assembramenti e la trasgressione del confinamento, insieme alla totale mancanza di una politica sanitaria, creano l’ambiente ideale per nuove mutazioni del virus e mettono a rischio i paesi vicini e tutta l’umanità. Assistiamo con orrore allo sterminio sistematico della nostra popolazione, in particolare dei poveri, dei quilombola e degli indigeni.

Siamo diventati una “camera a gas” a cielo aperto.

Il mostruoso governo genocida di Bolsonaro non è una minaccia per il Brasile soltanto ma è diventato una minaccia globale. Facciamo appello agli organismi nazionali – STF, OAB, Congresso Nazionale, CNBB – e alle Nazioni Unite. Chiediamo urgentemente alla Corte penale internazionale (CPI) la condanna della politica genocida di questo governo che minaccia la civiltà.

La vita prima di tutto!