sabato 21 febbraio 2026

SPINOZA: LA BIBBIA, UN PRODOTTO UMANO E STORICO

 


 

Paolo Cugini

 

Secondo Spinoza, la superstizione religiosa presente nella Chiesa del suo tempo era intrisa di pregiudizi causati dal disprezzo per la luce della ragione da parte dei fedeli, che leggevano le Sacre Scritture letteralmente e: "assumevano fin dall'inizio la verità divina di tutto il loro testo" (Spinoza, 1954, p. 612). Spinoza difende la libertà di credo, di pensiero e di espressione e, pertanto, nella prefazione al Trattato teologico-politico afferma addirittura che: "la libertà di filosofare non minaccia alcuna vera pietà, né la pace nella comunità pubblica. La sua soppressione, al contrario, scatena la rovina sia della pace che della pietà". Lo stesso discorso non vale per le monarchie, colpevoli, secondo Spinoza, di ingannare gli uomini, usando la paura dell'inferno per soggiogare i popoli in nome della religione. Spinoza spera di «smascherare i meccanismi profondi della pseudo-religione fondata sulla superstizione e quindi svelare le vestigia di un'antica servitù dell'anima». È da questa consapevolezza che Spinoza propone di leggere le Scritture con l'aiuto della ragione, per comprendere meglio il contesto storico in cui questi testi furono scritti, nonché le intenzioni degli autori.

La tesi principale di Spinoza è che la Bibbia non è la parola infallibile di un Dio trascendente, ma piuttosto un prodotto umano e storico, soggetto a errori e difetti. "Ogni rivelazione divina passa prima attraverso le luci naturali della mente" (Spinoza, 2013, p. 98). Spinoza tratta i testi biblici come qualsiasi altro documento antico, utilizzando metodi esegetici che sarebbero stati rivoluzionari per l'epoca. Spinoza mette in dubbio la paternità del Pentateuco da parte di Mosè, osservando che il testo parla di Mosè in terza persona e include un resoconto della sua morte. Egli fa riferimento al commentatore ebreo del XII secolo Ibn Ezra, che aveva già sollevato dubbi sulla paternità del Pentateuco, ma in modo allusivo. Spinoza conclude, più direttamente, che il Pentateuco fu scritto da qualcuno vissuto molto tempo dopo Mosè. 

Egli suggerisce persino il sacerdote Esdra come possibile editore, un'idea che anticipa le ipotesi documentarie della successiva critica biblica. L'ermeneutica di Spinoza stabilisce una netta separazione tra ragione filosofica e teologia. Per lui, la filosofia cerca la verità attraverso la ragione e l'osservazione della natura, mentre l'obiettivo principale della teologia è l'obbedienza e la pietà. Il contenuto della Bibbia deve essere compreso nei suoi termini propri, e non reinterpretato per adattarlo a concetti filosofici. "La Scrittura non ha lo scopo di insegnarci verità filosofiche astratte" (Spinoza, 2013, p. 46). Il suo scopo è morale, orientato alla condotta. L'analisi di Spinoza non si ferma alla paternità dei testi. Estende la sua critica a elementi centrali della fede giudaico-cristiana, come miracoli e profezie. Infatti, Spinoza nega la possibilità che i miracoli violino le leggi fisse e immutabili della natura. Egli sostiene che quelli che la gente chiama miracoli sono, in realtà, eventi naturali la cui causa è sconosciuta o poco compresa dagli autori biblici, privi di conoscenze scientifiche. Invece di ispirare la fede, la fede nei miracoli la mina, poiché suggerisce un Dio che agisce in modo arbitrario e incoerente. Spinoza estese la stessa critica alle profezie dei profeti, i quali, a suo dire, non possedevano un intelletto superiore o filosofico. La profezia era, invece, un tipo di conoscenza immaginativa, adattata alla capacità di comprensione e alle credenze culturali dei profeti e del popolo a cui si rivolgevano. 

Poiché la profezia si basa sull'immaginazione e non sulla ragione, la sua autorità è limitata alla sfera morale e non può sostituire la verità filosofica. Il nucleo del progetto ermeneutico di Spinoza non è solo la critica alla religione, ma anche la difesa della libertà di pensiero e della tolleranza religiosa. Limitando la portata della Bibbia a questioni morali e di obbedienza, Spinoza ha aperto alla filosofia lo spazio per indagare la natura e la verità senza essere censurata dalle autorità religiose. Da questa lettura, Spinoza sostiene che il vero insegnamento della Scrittura è un semplice imperativo morale: amare Dio e il prossimo. Le dispute teologiche sui dogmi metafisici sono irrilevanti per la vera pietà e non dovrebbero essere motivo di persecuzione o controllo del pensiero. Sappiamo che, a causa di queste posizioni, Spinoza fu perseguitato, soprattutto dal mondo religioso ebraico.

 

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