lunedì 26 ottobre 2026

LULA 2026: LA VITTORIA DELLA DEMOCRAZIA

 




I cinque fattori che hanno determinato la vittoria di Lula

Paolo Cugini

 

 

Ci sono cinque fattori principali che, a mio avviso, hanno sancito e determinato la vittoria di Lula nelle elezioni presidenziali del Brasile nel mese di ottobre 2026.Questi fattori tengono conto esclusivamente di ciò che è avvenuto dalla parte dei sostenitori di Lula, senza quindi tener conto delle strategie adottate dal gruppo sostenitore di Flavio Bolsonaro.

Il Deputato federale Janones


 Il primo e più determinante è l'azione travolgente di André Luis Gaspar Janones, un avvocato, influencer digitale e politico brasiliano, attualmente affiliato al partito Rede Sustentabilidade (REDE). Ricopre la carica di deputato federale per il Minas Gerais e rieletto al primo turno nelle elezioni del 2026. Janones ha ideato e gestito L'"Esercito di Lula”, un canale WhatsApp che ha superato i 10 milioni di follower al secondo turno. Il gruppo ha operato inviando quotidianamente missioni ai sostenitori (mettere mi piace, commentare e condividere contenuti), decentralizzando e moltiplicando la portata dell'attivismo del governo sui social media.  È considerato da analisti e interlocutori una delle figure chiave per la svolta digitale del Partito dei Lavoratori (PT), l'operato di Janones è stato pubblicamente elogiato da Lula nei discorsi successivi alla vittoria. Janones ha dimostrato che è impossibile vincere una elezione politica senza far uso della rete.

Studenti e professori della Facoltà Cattolica dell'Amazzonia
manifestano a favore della democrazia


Il secondo fattore fondamentale è stata la mobilitazione degli studenti e dei professori universitari. In un certo senso è stato il mondo della cultura a prendere in mano la situazione dopo l'esito disastroso delle sinistre nel primo turno. Sono stati gli studenti universitari che hanno iniziato ad organizzare manifestazioni di massa utilizzando i social media. Il coinvolgimento degli studenti universitari e, in generale, delle università è senza dubbio il riconoscimento del lavoro impressionante svolto da Lula in tutti i suoi mandati a favore della fondazione e della crescita delle università in Brasile. Considerando l'intero periodo dei governi del Partito dei Lavoratori (PT) tra il 2003 e il 2016 (includendo i mandati di Lula e Dilma Rousseff), sono state fondate 18 università federali e creati 173 nuovi campus in tutto il paese, principalmente grazie a programmi di espansione come Reuni. Nel suo terzo mandato, iniziato nel 2023, l'attenzione del governo federale si è spostata sul consolidamento e l'espansione dei campus esistenti, nonché su proposte per la creazione di nuove istituzioni tematiche, come l'Università Federale Indigena (Unind) e l'Università Federale dello Sport (UFEsporte). Durante i suoi mandati presidenziali, Luiz Inácio Lula da Silva ha implementato diverse riforme e programmi di grande impatto per facilitare l'accesso all'istruzione superiore e tecnica, sostenendo in particolare gli studenti provenienti da famiglie a basso reddito, scuole pubbliche, e appartenenti a minoranze etniche come il ProUni (Programa Universidade para Todos) creato nel 2004 il programma offre borse di studio parziali (50%) o totali (100%) a studenti di scuole pubbliche o a basso reddito presso università private. Il programma ha consentito a milioni di giovani di accedere all'istruzione superiore che altrimenti non avrebbero potuto permettersi. Sempre in questa direzione vale la pena segnalare il Fies (Fundo de Financiamento Estudantil). Sebbene esistesse già, il fondo di finanziamento per gli studenti universitari è stato fortemente ristrutturato e ampliato durante i governi Lula, abbassando i tassi di interesse e consentendo a un numero molto maggiore di studenti di finanziare i propri studi nelle università private, con la possibilità di iniziare a pagare dopo la laurea. Oltre a ciò, di grande importanza è la Lei de Cotas (Legge sulle Quote): Sviluppata e fortemente promossa durante i suoi primi mandati (poi formalizzata in legge nel 2012), questa misura ha riservato una percentuale di posti nelle università federali a studenti provenienti da scuole pubbliche, con criteri basati sul reddito e sull'appartenenza etnica (neri, meticci e indigeni).

Manifestazione a Manaus nella piazza del Teatro


Il terzo fattore molto importante è stato il ritorno massiccio delle manifestazioni di massa sulle strade. Una delle accuse degli ultimi anni fatta al PT è che si era accomodato, che non lottava più e non usciva più in strada. Le manifestazioni avvenute dopo il secondo turno in questi ultimi 20 giorni sono state impressionanti. Tra gli eventi e le manifestazioni di piazza segnalati in questo periodo si segnalano la Marcia storica a Porto Alegre (19 ottobre). Considerata uno dei simboli della natura organica e spontanea del secondo turno, la marcia ha riunito quasi 200.000 persone nel centro storico di Porto Alegre, percorrendo Avenida Borges de Medeiros. La forza dell'evento ha sorpreso persino il coordinamento del partito, soprattutto considerando che si è svolto in una capitale dove Flávio Bolsonaro aveva accumulato un ampio vantaggio di 20 punti al primo turno. Oltre a questa sono risultate di grande impatto mediatico le manifestazioni realizzare a san Paolo, Rio de Janeiro, Salvador e Manaus. Iniziative spontanee organizzate dagli studenti dell'UNE, dell'UBES e di altre università come l'Università Federale Fluminense (UFF) hanno contribuito a diffondere la campagna. Decine di mobilitazioni di piccole e medie dimensioni sono state indette in tutto il Paese, incentrate sulla sensibilizzazione politica e sul voto giovanile. Impatto politico: Secondo gli analisti politici, queste manifestazioni di piazza hanno svolto un ruolo cruciale sia a livello psicologico che strategico, hanno riattivato la militanza spontanea che si era smobilitata dopo i risultati del primo turno, hanno cambiato il clima di favoritismo nei media e hanno contribuito direttamente a ridurre il tasso di astensione in specifici gruppi demografici.



Il quarto fattore determinante è stato il coinvolgimento degli artisti della musica e del cinema. Tra questi si possono segnalare personalità di spicco a livello nazionale come Fernanda Montenegro e Fernanda Torres, icone del teatro brasiliano, si sono schierate pubblicamente a favore del candidato. Wagner Moura e Sônia Braga hanno partecipato attivamente a video e iniziative di sostegno, allineandosi al movimento guidato dal regista Kleber Mendonça Filho. Malu Mader e Marieta Severo, figure storiche della televisione e del teatro, hanno aderito ai manifesti collettivi del settore culturale. Taís Araújo e Glória Pires hanno firmato una lettera sottoscritta da oltre cento professionisti brasiliani del settore audiovisivo. Grandi esponenti della MPB (Musica Popolare Brasiliana) come Caetano Veloso e Gilberto Gil, Chico Buarque, Maria Bethânia, Djavan e Marisa Monte hanno dichiarato esplicitamente il loro voto e difeso il progetto politico in presentazioni e manifesti televisivi. Rappresentanti delle nuove generazioni della musica come Anitta, Xamã, Liniker e Marina Sena, che si sono esibiti e hanno partecipato attivamente alla mobilitazione per il secondo turno. Accanto ai nomi nazionali è bene segnalare il coinvolgimento diretto di nomi internazionali come Madonna, la cantante americana, ha condiviso un messaggio diretto in cui sottolineavano la difesa dei popoli indigeni, dell'Amazzonia, dell'istruzione e della cultura. Roger Waters, co-fondatore dei Pink Floyd, ha registrato un video rivolgendosi direttamente agli elettori brasiliani e lodando l'integrità di Lula. Tom Morello, chitarrista dei Rage Against the Machine, ha espresso il suo sostegno collegando le elezioni alla difesa dei lavoratori. Gli Strokes, la band newyorkese, hanno pubblicato un vecchio montaggio del candidato che parlava a una grande manifestazione popolare. Anche Manu Chao e Oliver Sykes, il musicista franco-spagnolo e il cantante della band Bring Me the Horizon, hanno pubblicato messaggi favorevoli. Mai nella storia del Brasile, era avvenuto un coinvolgimento di questo livello per sostenere un candidato presidente.

Il cardinale di Manaus Leonardo Steiner


L’ultimo fattore importante per la vittoria di Lula è stato senza dubbio il fattore religioso. Il documento con il maggiore impatto politico pubblicato il 22 ottobre, è stata una lettera aperta firmata che raccoglie le firme di 64 vescovi provenienti da 21 stati brasiliani (con una forte presenza di leader delle regioni amazzonica e nord-orientale, come Dom Erwin Kräutler, Dom Roque Paloschi e Dom Vicente de Paula Ferreira). I leader religiosi affermano che lo scenario elettorale richiede "di prendere posizione in nome del Santo Vangelo e della Dottrina Sociale della Chiesa".  Il testo critica aspramente le proposte del candidato del Partito Laburista, Flávio Bolsonaro, e fa riferimento negativo alle politiche in materia di armi, diritti dei lavoratori e ambiente del governo di suo padre. In conclusione, i vescovi difendono la continuità dell'attuale governo di Lula. Il testo afferma che si tratta di una candidatura che "ha sempre dimostrato responsabilità verso i poveri e la Casa Comune e ha agito entro i limiti dell'ordine democratico, nel rispetto della Costituzione". I firmatari sottolineano, tuttavia, che il documento serve a "favorire il discernimento" e non costituisce una richiesta diretta di voti. A differenza della lettera sopra descritta, il messaggio ufficiale della Conferenza Episcopale Nazionale del Brasile (CNBB), pubblicato il 21 ottobre 2026, non dichiara il proprio sostegno ad alcuna candidatura specifica. Il testo si concentra sull'incoraggiamento di un voto consapevole, libero e segreto, ripudiando con veemenza qualsiasi forma di molestia o coercizione elettorale. Pur essendo neutrale sui nomi, il messaggio ufficiale della CNBB guida i fedeli a valutare il percorso dei candidati in base al loro impegno per lo Stato di diritto democratico, il rispetto dei risultati elettorali, la difesa della Costituzione e la salvaguardia dell'Amazzonia e dei diritti sociali (come il cibo, l'alloggio e la salute). Oltre a questi documenti, ci sono state prese di posizioni esplicite da parte sia di vescovi che di presbiteri.

Nel secondo turno della campagna elettorale presidenziale del 2026, il sostegno evangelico alla rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva si è concentrato principalmente tra i leader progressisti e le piccole congregazioni, in collaborazione con fronti ecumenici e associazioni di chiese periferiche. La mobilitazione si è svolta anche attraverso dichiarazioni collettive firmate da enti e movimenti religiosi come il Fronte Evangelico per lo Stato di Diritto: un gruppo composto da pastori e teologi provenienti da diverse regioni del paese, coordinato da Nilza Valeria Oliveira, che ha formalizzato il sostegno e prodotto materiale di campagna rivolto ai fedeli. Anche AITEMPERJ, che è l’Associazione delle chiese e dei templi evangelici di medie e piccole dimensioni dello Stato di Rio de Janeiro e Amevida, Associazione delle donne evangeliche con Cristo e per la vita, hanno formalizzato il proprio sostegno con una lettera. Inoltre, il Movimento Gesù il Liberatore, un collettivo religioso che ha rafforzato la propria base di sostegno nella fase finale della campagna elettorale.

 

 

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