venerdì 26 giugno 2026

COLONIA DEL SACRAMENTO: LA CITTA’ URUGUAYANA PIENA DI STORIA

 

La porta d'entrata della vecchia città


 

Sto trascorrendo una settimana a Buenos Aires partecipando di un Simposio di Filosofia. Mi sono accorto che, a circa 50 km dalla costa di Buenos Aires, esiste una citta storica dell’Uruguay che sarebbe valsa la pena conoscere: così è stato.

Colonia del Sacramento è stata fondata nel 1680. Questa città uruguaiana rappresenta un ponte sospeso tra il passato coloniale e la modernità. Riconosciuta come Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 1995, la città attira ogni anno migliaia di visitatori grazie al suo fascino senza tempo e alla sua architettura unica. La storia di Colonia del Sacramento è segnata da una continua contesa geopolitica. La sua posizione strategica, situata sul Rio de la Plata proprio di fronte a Buenos Aires, la rese un punto nevralgico per il commercio e il controllo militare.

Il faro ricostruito


Manuel de Lobo fondò la città nel 1680 per la corona portoghese. Nacque come avamposto commerciale per contrastare il monopolio spagnolo nella regione. Passò di mano tra Spagna e Portogallo per ben sette volte in un secolo. Entrò a far parte del neonato Uruguay nel 1828, dopo la fine della guerra cisplatina.

Il continuo cambio di dominazione ha lasciato un'impronta indelebile nel tessuto urbano. Colonia del Sacramento è un raro esempio di fusione tra lo stile urbanistico portoghese e quello spagnolo. Strade acciottolate asimmetriche, vicoli stretti e canali di scolo centrali, tipici del portogallo e case successive con tetti piatti, cortili interni e facciate più simmetriche, tipici della Spagna.  E poi ci sono case in pietra intonacata, tetti in tegole coloniali e storici azulejos.

Passeggiare per il centro storico significa immergersi in un'atmosfera d'altri tempi, dove ogni angolo racconta una battaglia o una leggenda, come la Calle de los Suspiros: una via iconica con pietre miliari originarie e case d'epoca colorate, o il Faro, costruito nel 1857 sopra le rovine del convento di San Francisco per guidare le navi. Molto suggestiva anche la Puerta de la Ciudadella, che è la porta d'accesso fortificata, completa di ponte levatoio restaurato. Infine, la Plaza Mayor, che può essere considerato il cuore pulsante della città vecchia, circondato da musei e alberi secolari.



Oggi Colonia del Sacramento non è solo un museo a cielo aperto, ma un motore culturale ed economico fondamentale per l'Uruguay. Promuove un turismo lento, fatto di passeggiate a piedi e contemplazione del tramonto, oltre a collegare l'Uruguay all'Argentina tramite frequenti traghetti rapidi da Buenos Aires (un’ora e trenta, circa).

Colonia del Sacramento è molto più di una meta turistica. È un monumento vivo alla resilienza culturale, dove i passi sul pavimentato di pietra risuonano della storia di due grandi imperi europei. Mentre camminavo su questi pavimenti pensavo alla smania che nel XVI secolo i paesi europei avevano di uscire per conoscere, scoprire. Forse era una smania che rivelava una certa insoddisfazione per ciò che si viveva nell’Europa di quel periodo. Ho pensato anche che il mondo, a quel tempo, non era globalizzato e, di conseguenza, chi è arrivato a Colonia del Sacramento (nome orrendo che dice di una conquista che sa di colonizzazione religiosa, che non c’entra nulla con il Vangelo) ha incontrato uomini e donne totalmente differenti da come spagnoli e portoghesi potevano immaginarsi. Incontro con l’altro, altra, con culture e modi di essere differenti che, purtroppo, come sappiamo, non è stato valorizzato, anzi. La voglia do potere, di conquista ha provocato la distruzione di tutto ciò che si incontrava sul cammino. Pagine orrende sono state scritte da spagnoli e portoghesi, non solo in questa piccola cittadina, ma in tutto il Sud America.



 La storia della colonizzazione avrebbe potuto essere la storia di un incontro costruttivo per entrambi i popoli. Che cosa abbiamo nel sangue noi europei solo Dio lo sa. Quanta violenza, arroganza, prepotenza. Da dove viene tutta questa rabbia repressa? Fascismo, nazismo, imperialismi e totalitarismi vari: come mai non riusciamo a creare relazioni empatiche? Se guardiamo a quello che avviene nel mondo oggi, si può proprio dire che le cose non sono cambiate, anzi notevolmente peggiorate. E tutta quella religione, quel cristianesimo a che cosa è servito? Tutta quella cultura, quella filosofia, quella metafisica e dogmatica, che cosa hanno prodotto? Un mondo di mostri, che si dilaniano, si sbranano tra di loro, come lupi rapaci. Ci sarebbe voluto un po' di Vangelo, ma era troppo bello per crederlo possibile. Del resto, che cosa hanno fatto a colui che lo viveva e lo annunciava? Lo hanno dilaniato, massacrato. Camminavo sul selciato di pietre antiche di Colonia del Sacramento e mi venivano alla mente questi pensieri, cupi sì, ma molto reali.

 

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