lunedì 8 giugno 2026

Il PANENTEISMO NELLA TEOLOGIA CONTEMPORANEA

 



 

Presentazione sintetica di alcuni autori e delle principali citazioni

Paolo Cugini

 

Il panenteismo è la posizione teologica che sostiene che l'universo è contenuto in Dio, ma che Dio al contempo trascenda e superi l'universo stesso. Dal greco pân (tutto), en (in) e theós (Dio), questa visione si distingue nettamente sia dal teismo classico, che separa nettamente il Creatore dalla creazione, sia dal panteismo, che invece dissolve l'essenza divina facendola coincidere in tutto e per tutto con la realtà materiale. Nella teologia contemporanea, il panenteismo ha assunto un ruolo centrale per superare la nozione di un Dio "monarca statico" e impassibile, offrendo un modello dinamico capace di dialogare con la scienza moderna, l'ecologia e i drammi della storia contemporanea.

 

1. Jürgen Moltmann: La Trinità ecologica e la sofferenza di Dio

Uno dei massimi esponenti del panenteismo contemporaneo è il teologo riformato tedesco Jürgen Moltmann. Nel suo capolavoro Il Dio crocifisso, Moltmann scardina l'apatia del teismo classico integrando la sofferenza della storia direttamente nella vita divina. Successivamente, in Dio nella creazione, egli formalizza una dottrina ecologica della creazione esplicitamente panenteistica, fondata sull'idea dello Zimzum (il ritrarsi di Dio per fare spazio all'altro da sé) e sulla presenza dello Spirito Santo come immanenza divina nel cosmo. L'opera cardine: Il Dio crocifisso (Queriniana, 1973). La citazione chiave: A pagina 261, Moltmann scrive che la sofferenza di Cristo sulla croce non è estranea a Dio, bensì «la sofferenza in Dio». Questo dolore ridefinisce la natura divina in senso relazionale.

La formalizzazione ecologica: In Dio nella creazione (Queriniana, 1986), a pagina 112, definisce il suo approccio come un «panenteismo trinitario», affermando che: «Dio crea il mondo non fuori di sé, ma nella sua stessa infinità... Il mondo è in Dio, e Dio è nel mondo attraverso il suo Spirito

 

2. Charles Hartshorne e la teologia del processo

Se Moltmann giunge al panenteismo per via teologica e trinitaria, Charles Hartshorne (fondatore della teologia del processo insieme ad Alfred North Whitehead) vi approda per via filosofica e metafisica. Hartshorne introduce il concetto di "Dio dipolare": Dio possiede un polo astratto ed eterno (la sua essenza potenziale) e un polo concreto e temporale (la sua interazione con la storia e il divenire del cosmo). L'opera cardine: The Divine Relativity: A Social Conception of God (Yale University Press, 1948). La citazione chiave: A pagina 89, Hartshorne spiega che il panenteismo risolve i paradossi del teismo classico ammettendo che Dio includa la realtà del cambiamento senza perdere la propria identità originaria:

«Il panenteismo accetta l'istanza radicale che l'universo fa parte dell'essere di Dio, ma sostiene che l'individualità di Dio ecceda la somma delle parti cosmo-temporali

L'analogia mente-corpo: A pagina 94, formalizza la celebre analogia: il rapporto tra Dio e il mondo è analogo al rapporto che intercorre tra la mente umana e le cellule del suo corpo.

 

3. Wolfhart Pannenberg: Dio come il futuro del mondo

Il teologo luterano Wolfhart Pannenberg adotta una prospettiva panenteistica originale legata alla dimensione dell'escatologia e della temporalità. Per Pannenberg, Dio non è una causa che spinge il mondo dal passato, ma una forza attrattiva che opera dal futuro, inteso come la "scaturigine di ogni possibilità". L'opera cardine: Teologia Sistematica (Vol. 2, Queriniana, 1994). La citazione chiave: Nel secondo volume della sua Teologia Sistematica, a pagina 115, Pannenberg esamina la relazione spaziale e spirituale tra Creatore e creatura:

«Le creature esistono nello spazio aperto dall'immensità di Dio... Questo essere-in-Dio delle creature non annulla la loro distinzione da Lui, ma ne garantisce l'autonomia rispetto alla pura contingenza materiale.»

4. Arthur Peacocke e Philip Clayton: Il dialogo con le scienze naturali

Nel campo contemporaneo della scienza e religione, il panenteismo è diventato il modello interpretativo dominante. Autori come il biochimico e teologo Arthur Peacocke e il filosofo Philip Clayton utilizzano il concetto di emergenza: come la mente emerge dal cervello pur non riducendosi a esso, così il mondo emerge dall'essenza di Dio, rimanendo biologicamente reale ma spiritualmente racchiuso nel Divino.

L'opera cardine: In Whom We Live and Move and Have Our Being: Panentheistic Reflections on God's Presence in a Scientific World (a cura di P. Clayton e A. Peacocke, Eerdmans, 2004).

La citazione di Peacocke: Nel saggio introduttivo, a pagina 12, Peacocke introduce la nozione di panenteismo sacramentale: il cosmo manifesta fisicamente i processi creativi continui (creatio continua) di un Dio che lo permea intimamente.

La citazione di Clayton: A pagina 82, Clayton sintetizza l'efficacia scientifica della tesi:

«Il panenteismo offre l'unico framework coerente per la teologia nell'epoca scientifica, poiché riconosce le leggi naturali scoperte dalle scienze, vedendole però operanti all'interno dell'infinità divina.»

 

Nessun commento:

Posta un commento