Presentazione
sintetica di alcuni autori e delle principali citazioni
Paolo
Cugini
Il
panenteismo è la posizione teologica che sostiene che l'universo è contenuto in
Dio, ma che Dio al contempo trascenda e superi l'universo stesso. Dal greco pân
(tutto), en (in) e theós (Dio), questa visione si distingue nettamente sia dal
teismo classico, che separa nettamente il Creatore dalla creazione, sia dal
panteismo, che invece dissolve l'essenza divina facendola coincidere in tutto e
per tutto con la realtà materiale. Nella teologia contemporanea, il panenteismo
ha assunto un ruolo centrale per superare la nozione di un Dio "monarca
statico" e impassibile, offrendo un modello dinamico capace di dialogare
con la scienza moderna, l'ecologia e i drammi della storia contemporanea.
1.
Jürgen Moltmann: La Trinità ecologica e la sofferenza di Dio
Uno
dei massimi esponenti del panenteismo contemporaneo è il teologo riformato
tedesco Jürgen Moltmann. Nel suo capolavoro Il Dio crocifisso, Moltmann
scardina l'apatia del teismo classico integrando la sofferenza della storia
direttamente nella vita divina. Successivamente, in Dio nella creazione, egli
formalizza una dottrina ecologica della creazione esplicitamente panenteistica,
fondata sull'idea dello Zimzum (il ritrarsi di Dio per fare spazio all'altro da
sé) e sulla presenza dello Spirito Santo come immanenza divina nel cosmo. L'opera
cardine: Il Dio crocifisso (Queriniana, 1973). La citazione chiave: A pagina
261, Moltmann scrive che la sofferenza di Cristo sulla croce non è estranea a
Dio, bensì «la sofferenza in Dio». Questo dolore ridefinisce la natura
divina in senso relazionale.
La
formalizzazione ecologica: In Dio nella creazione (Queriniana, 1986), a pagina
112, definisce il suo approccio come un «panenteismo trinitario», affermando
che: «Dio crea il mondo non fuori di sé, ma nella sua stessa infinità... Il
mondo è in Dio, e Dio è nel mondo attraverso il suo Spirito.»
2.
Charles Hartshorne e la teologia del processo
Se
Moltmann giunge al panenteismo per via teologica e trinitaria, Charles
Hartshorne (fondatore della teologia del processo insieme ad Alfred North
Whitehead) vi approda per via filosofica e metafisica. Hartshorne introduce il
concetto di "Dio dipolare": Dio possiede un polo astratto ed eterno
(la sua essenza potenziale) e un polo concreto e temporale (la sua interazione
con la storia e il divenire del cosmo). L'opera cardine: The Divine Relativity: A Social
Conception of God (Yale University Press, 1948). La citazione
chiave: A pagina 89, Hartshorne spiega che il panenteismo risolve i paradossi
del teismo classico ammettendo che Dio includa la realtà del cambiamento senza
perdere la propria identità originaria:
«Il
panenteismo accetta l'istanza radicale che l'universo fa parte dell'essere di
Dio, ma sostiene che l'individualità di Dio ecceda la somma delle parti
cosmo-temporali.»
L'analogia
mente-corpo: A pagina 94, formalizza la celebre analogia: il rapporto tra Dio e
il mondo è analogo al rapporto che intercorre tra la mente umana e le cellule
del suo corpo.
3.
Wolfhart Pannenberg: Dio come il futuro del mondo
Il
teologo luterano Wolfhart Pannenberg adotta una prospettiva panenteistica
originale legata alla dimensione dell'escatologia e della temporalità. Per
Pannenberg, Dio non è una causa che spinge il mondo dal passato, ma una forza
attrattiva che opera dal futuro, inteso come la "scaturigine di ogni
possibilità". L'opera cardine: Teologia Sistematica (Vol. 2,
Queriniana, 1994). La citazione chiave: Nel secondo volume della sua Teologia
Sistematica, a pagina 115, Pannenberg esamina la relazione spaziale e
spirituale tra Creatore e creatura:
«Le
creature esistono nello spazio aperto dall'immensità di Dio... Questo
essere-in-Dio delle creature non annulla la loro distinzione da Lui, ma ne
garantisce l'autonomia rispetto alla pura contingenza materiale.»
4.
Arthur Peacocke e Philip Clayton: Il dialogo con le scienze naturali
Nel
campo contemporaneo della scienza e religione, il panenteismo è diventato il
modello interpretativo dominante. Autori come il biochimico e teologo Arthur
Peacocke e il filosofo Philip Clayton utilizzano il concetto di emergenza: come
la mente emerge dal cervello pur non riducendosi a esso, così il mondo emerge
dall'essenza di Dio, rimanendo biologicamente reale ma spiritualmente racchiuso
nel Divino.
L'opera cardine: In Whom We Live and Move and Have Our
Being: Panentheistic Reflections on God's Presence in a Scientific World (a
cura di P. Clayton e A. Peacocke, Eerdmans, 2004).
La
citazione di Peacocke: Nel saggio introduttivo, a pagina 12, Peacocke introduce
la nozione di panenteismo sacramentale: il cosmo manifesta fisicamente i
processi creativi continui (creatio continua) di un Dio che lo permea
intimamente.
La
citazione di Clayton: A pagina 82, Clayton sintetizza l'efficacia scientifica
della tesi:
«Il
panenteismo offre l'unico framework coerente per la teologia nell'epoca
scientifica, poiché riconosce le leggi naturali scoperte dalle scienze,
vedendole però operanti all'interno dell'infinità divina.»
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