12° Forum Mondiale su Teologia e Liberazione - agosto
2026 (Benin, Africa)
Juan José Tamayo[1]
9 agosto 2026
La teologia della liberazione (TL) è morta? È una domanda
che mi viene posta frequentemente durante le mie conferenze, sia nel Nord che
nel Sud del mondo. L'interrogativo riflette implicitamente l'idea di una sua
fine: un concetto diffuso nell'immaginario collettivo, tanto tra il pubblico
laico quanto tra quello religioso.
Di solito rispondo che tale idea non corrisponde alla
realtà; essa nasce piuttosto dai desideri di diversi settori vicini al
fondamentalismo religioso, al neoliberismo economico e al conservatorismo
politico. Aggiungerei che la TL rimane viva e attiva nel nuovo panorama
politico, religioso, culturale ed economico, non solo in America Latina – dove
è nata – ma in tutto il Sud del mondo. Ha dato vita a "teologie del Sud
globale" e a una tendenza alla decolonizzazione del discorso cristiano.
La prova migliore di questa vitalità è il 12° Forum
Mondiale su Teologia e Liberazione (FMTL), che si è svolto dal 31 luglio
all'8 agosto a Cotonou, in Benin (Africa occidentale), nell'ambito del 17°
Forum Sociale Mondiale (FSM). Tra le ragioni che hanno portato a scegliere il
Benin come sede del FSM e del FMTL figurano il suo ruolo di crocevia tra la
spiritualità Vodun e la cultura panafricana, la sua importanza come luogo di
memoria storica legata alla tratta degli schiavi e la forte mobilitazione della
società civile beninese.
Si tratta del sesto Forum organizzato in Africa. I cinque
precedenti si sono tenuti a Bamako (Mali, 2006), Nairobi (Kenya, 2007), Dakar
(Senegal, 2011) e Tunisi (Tunisia, 2013 e 2015). Il FMTL in Benin riunisce
teologi, attivisti, ricercatori e comunità da tutto il mondo per riflettere
sull'intersezione tra esperienze religiose, giustizia sociale e lotta contro
ogni forma di oppressione. Si tratta di un incontro globale di menti e cuori
che cercano di promuovere il dialogo, esplorare alternative e creare legami
nella ricerca collettiva di un "altro mondo possibile". Il tema
dell'incontro è di fondamentale importanza e urgenza: rifiutare le dominazioni
economica, politica e religiosa e ripensare la sovranità in un'ottica di
liberazione.
Il tema scelto nasce dalla consapevolezza che le
dominazioni economica, politica, religiosa e ambientale persistono in tutto il
mondo. Di fronte a tale dominio globale, non possiamo restare inerti; dobbiamo
invece offrire una risposta coordinata. A tal fine, il Forum ci invita a
intraprendere un processo di decolonizzazione di ogni dimensione della vita
umana ed ecologica e a ripensare la sovranità in tutte le sue forme, sia
collettive che individuali.
La lotta per la sovranità economica richiede di
decostruire i meccanismi dell'oppressione capitalistica e di restituire dignità
umana a coloro a cui essa è negata dall'attuale modello economico neoliberista,
un modello che li assoggetta a ingiustizie strutturali e alla povertà che ne
deriva. Difendere la sovranità politica significa sfidare autoritarismo,
corruzione e violenza, nonché resistere alla necropolitica e lavorare per
costruire la pace in mezzo a guerre che causano genocidi ed ecocidi, e a colpi
di stato che ignorano sia il diritto internazionale che la sovranità dei
popoli. L'impegno a difendere la sovranità religiosa richiede di decostruire le
eredità coloniali – sempre più diffuse a causa dell'imperialismo religioso – e
di porre fine alla manipolazione delle religioni e al loro utilizzo per fini
bellicisti, sessisti, omofobici, xenofobi e razzisti. A questa decostruzione
deve affiancarsi la costruzione di relazioni – etniche, ecumeniche,
interreligiose, interculturali e inter-spirituali – che siano pacifiche,
egualitarie e rispettose delle differenze.
La sovranità ecologica e sociale richiede la
riappropriazione dei territori sottratti dalle multinazionali estrattive,
nonché il recupero della memoria e della cultura dei popoli indigeni. Richiede
inoltre di analizzare ed eliminare le moderne forme di schiavitù e di
promuovere la giustizia ecologica e di genere di fronte alla violenza di
genere, alle migrazioni forzate e al cambiamento climatico.
In definitiva, il compito è quello di riesaminare,
reinterpretare, riformulare e ricreare la teologia della liberazione
all'interno del nuovo scenario geopolitico, culturale ed economico; di aprire
nuovi orizzonti per la sovranità; e di decolonizzare tutte le relazioni umane
ed ecologiche.
Le aree tematiche affrontate al FMTL in Benin per
raggiungere tali obiettivi sono le seguenti: la liberazione come orizzonte
ermeneutico e pratico; liberazione e decolonialità; liberazione e democrazia al
servizio del bene comune; violenza e diritti umani – nello specifico i diritti
di individui, collettività e popoli oppressi cui tali diritti sono negati;
giustizia ambientale e sicurezza alimentare; migrazioni, migranti climatici e
territorialità; nuovi linguaggi e ricostruzione di nuovi linguaggi simbolici e
mitici; il patto tra tradizioni religiose e politiche orientate alla giustizia;
genere, femminismo e diversità; giovani e relazioni intergenerazionali.
La Teologia della Liberazione, le teologie del Sud
globale e le pratiche emancipatorie che esse promuovono dimostrano – con le
opere e con le parole – che esistono tradizioni religiose e spiritualità non
riducibili all'«oppio dei popoli», bensì configurabili come percorsi di
liberazione per gli individui più vulnerabili, le collettività impoverite e i
popoli oppressi, nonché come movimenti di resistenza contro colonialismo,
capitalismo, patriarcato, suprematismo bianco, ingiustizia cognitiva e
depredazione della natura.
Fonte:
https://www.amerindiaenlared.org/contenido/29099/un-foro-para-la-teologia-de-la-liberacion-/
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