mercoledì 8 luglio 2026

CHI DIFENDE LE DONNE? Quando la religione è complice della cultura patriarcale

 




Paolo Cugini

 

In questi giorni in cui sto partecipando del Congresso organizzato dalla SOTER (Società de Teologia e Scienza della Religione ) sul tema: Violenze e Religioni, molti discorsi vengono presentati da tanti punti di vista religiosi, filosofici e sociali. Mi stanno colpendo soprattutto, le riflessioni di alcune teologhe femministe, che hanno provocato alcune brevi considerazioni, che riporto qui sotto.

Come sostiene Saffiotti: “la crudele realtà della violenza contro ragazze e donne non è un fenomeno isolato, ma la manifestazione concreta di strutture sessiste, patriarcali, misogine e capitaliste profondamente radicate che hanno plasmato e continuano a plasmare la società”[1] (Safiotti, 2024). Il patriarcato è un sistema che gestisce la disuguaglianza tra i sessi, con il sessismo come tecnologia politica, mentre la misoginia è il linguaggio d'odio che sostiene questa tecnologia politica e il sistema patriarcale. “Non c'è patriarcato senza sessismo, non c'è sessismo senza misoginia”[2].

Il patriarcato è, dunque, una forma di organizzazione sociale in cui le relazioni sono governate da due principi fondamentali: le donne sono gerarchicamente subordinate agli uomini; i giovani sono gerarchicamente subordinati agli uomini più anziani. La violenza di genere, quindi, non è solo il comportamento individuale di alcuni uomini, ma un sistema istituzionalizzato e legittimato dal patriarcato, motivo per cui è così difficile spezzare il ciclo della violenza senza un cambiamento dell'intera struttura sociale.

I discorsi religiosi che avvengono soprattutto nei movimenti tradizionalisti rafforzano l'idea simbolica che la famiglia tradizionale salverà la società. Nella famiglia tradizionale, l'uomo è il capofamiglia, mentre la donna è la moglie, sempre pronta a servire il marito, e la madre dedita ai figli. La violenza contro ragazze e donne è rafforzata dal discorso religioso, che viene inteso come norma, verità, perché è Dio che parla attraverso il pastore, il sacerdote, il leader religioso, come parte integrante del cristianesimo patriarcale.

I leaders religiosi cristiani di gruppi tradizionalisti e vicini ai movimenti politici di estrema destra, propongono letture e interpretazioni fondamentaliste dei testi biblici, affermando la sottomissione e il silenzio delle donne, scoraggiando la denuncia, suggerendo alla donna di pregare per il marito, perché deve essere posseduto, o addirittura affermando che, proprio come Gesù ha portato la croce, anche la donna deve portare la sua, suggerendo la sottomissione e l'invisibilità della violenza che si consuma all'interno delle famiglie. Molte donne obbediscono e rimangono in silenzio senza mettere in discussione le parole del leader religioso, il che può portarle a diventare vittime di violenza e persino di femminicidio. C’è una pseudo-spiritualità incentivata da leaders religiosi che non fanno altro che rafforzare il modello culturale patriarcale, con i suoi derivati di misoginia e omofobia.

Da questa prospettiva e lungo questo percorso, la sessualità della donna viene strappata dal suo corpo e confinata alla sfera della maternità, alla sfera della riproduzione e della famiglia. In breve, la sessualità e l'erotismo non sono sacri. Il corpo sacro è asessuato; tutto si riduce all'utero. La tradizione cristiana ha gravi problemi con il corpo e la sessualità, negando loro la sfera del sacro. “Nell'incarnazione simbolica di Eva peccatrice e di Maria redentrice attraverso la sottomissione e la verginità, risiede la "verga del patriarcato" nella mano di Dio Padre, che punisce e redime. Questa verga è diretta in particolare verso la dimensione erotica della donna” (Jarschel; Nanjarí, 2008, p. 4).

A questo punto del discorso sorge immediata una domanda: come si può partecipare alla comunità cristiana e all'Eucaristia o alla Cena della Comunione quando i corpi di ragazze e donne continuano a essere violati, stuprati e uccisi con la complicità “spirituale” di quell’istituzione che dovrebbe valorizzarle e proteggerle?

La Chiesa deve denunciare profeticamente il diritto delle donne all'autonomia, al potere e alla responsabilità di decidere sul proprio corpo, sul proprio benessere spirituale, in tutta la sua dimensione, e sulla sessualità intesa come piacere e non solo come mero scopo procreativo. Pertanto, è essenziale mettere in discussione l'esclusione delle donne dall'ordinazione ministeriale nelle diverse tradizioni cristiane.

È urgente adottare una nuova ermeneutica religiosa e teologica, nonché pratiche ecclesiali e pastorali che garantiscano la piena inclusione delle donne alla mensa della comunione, intesa qui come totalità della vita familiare, sociale, culturale e spirituale.



[1] SAFIOTTI, Heleieth. Violência de Gênero: Poder e Impotência. São Paulo: Expressão Popular, 2024.

[2] TIBURI, Marcia. Como Derrotar o Turbomachismo. Rio de Janeiro: Civilização Brasileira, 2023.

Nessun commento:

Posta un commento