Il
20 aprile di ottant’anni fa moriva, in solitudine e povertà, privato pure dei
sacramenti, perché rifiutatosi di ritrattare le sue tesi, Ernesto Buonaiuti.
Prete cattolico, teologo e storico del cristianesimo, prima ridotto allo stato
laicale e poi scomunicato dalla Chiesa cattolica in quanto accusato di essere
esponente italiano del movimento del Modernismo definito «sintesi di tutte le
peggiori eresie».
Perseguitato
dalla Chiesa cattolica, irriso dai più autorevoli esponenti della cultura del
tempo, in particolare Croce e Gentile - difeso soltanto da Antonio Gramsci e, in ambito cristiano,
dalla Chiesa Valdese - venne perseguitato anche dallo Stato italiano che prima
lo esonerò dalle attività didattiche, in base ai Patti Lateranensi, stipulati
dal regime fascista con la Chiesa cattolica nel 1929, e poi lo privò della
cattedra di Storia del cristianesimo, all’Università di Roma, anche per essersi
successivamente rifiutato, assieme ad altri undici docenti, di giurare fedeltà
al regime. Neanche successivamente al crollo del fascismo e alla fine della guerra
egli venne reintegrato nell’insegnamento universitario di Storia del
cristianesimo, in virtù di una clausola del Concordato che escludeva anche
dall’insegnamento statale i «sacerdoti apostati o irretiti da censure», norma
dichiarata, qualche anno dopo, incostituzionale.
Eppure,
Ernesto Buonaiuti, in realtà, ha anticipato molti dei temi e delle tesi che,
meno di vent’anni dopo la sua morte, caratterizzeranno la grande stagione di
rinnovamento del Concilio Vaticano II e proprio per questo gli dobbiamo tutti
molto.
Facciamolo
conoscere, leggiamo i suoi molti scritti, a cominciare dalla monumentale storia
del Cristianesimo, in tre volumi, organizziamo Convegni che ne illustrino
l’opera complessiva, senza necessariamente essere chiamati a condividere tutte
le sue tesi. Oggi sono numerosi gli esponenti della cultura, non solo
cattolica, che ne chiedono la riabilitazione. Potremmo unirci per chiedere alle
più Alte Istituzioni della Chiesa cattolica la riabilitazione totale di questo
suo presbitero, a parziale risarcimento di quanto male a lui è stato arrecato.
Opere
Principali
- Pellegrino di Roma. La generazione
dell'esodo (1945): La sua celebre autobiografia
spirituale e intellettuale, in cui riassume il proprio percorso di vita e
le sue posizioni ecclesiologiche.
- Storia del Cristianesimo
(1942-1943): Una monumentale opera in tre volumi (Evo Antico, Evo Medio,
Evo Moderno) che riassume le sue ricerche storiche con metodo positivo.
- Il modernismo cattolico
(1943): Testo fondamentale per comprendere il movimento modernista
dall'interno, scritto con la serenità degli anni maturi.
- Gesù il Cristo
(1943): Una delle sue opere teologiche e cristologiche più intense e
profonde.
- Lo gnosticismo: storia di antiche
lotte religiose (1907): Studio pionieristico sulle
correnti eretiche e sul pluralismo dottrinale del cristianesimo primitivo.
- Saggi e monografie storiche:
Tra cui spiccano gli studi su figure chiave come Sant'Agostino
(1917), Lutero e la Riforma in Germania (1926) e Gioacchino da
Fiore (1931)
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