sabato 23 maggio 2026

Dalla classe all'esistenza: L'evoluzione della Teologia della Liberazione verso la Teologia dei Margini

 




Paolo Cugini

 

 

La Teologia della Liberazione e la successiva Teologia dei Margini condividono lo stesso nucleo metodologico generativo: la convinzione che la riflessione su Dio non possa prescindere dalla prassi storica e dalla condizione geopolitica degli oppressi. Se la Teologia della Liberazione, nata formalmente in America Latina tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta, ha identificato il proprio locus theologicus primario nella vulnerabilità socioeconomica delle classi proletarie e contadine, l'odierna Teologia dei Margini ne rappresenta un’espansione epistemologica radicale. Quest'ultima supera il mero riduzionismo economico per abbracciare le molteplici periferie dell'esistenza: il genere, l'orientamento sessuale, le migrazioni e la diversità culturale.

1. Il Fondamento della liberazione: l'ortoprassi di Gustavo Gutiérrez

Il punto di svolta metodologico dell'intero impianto liberazionista si trova nel testo fondamentale del sacerdote peruviano Gustavo Gutiérrez, Teologia della liberazione. Prospettive. Gutiérrez ribalta il primato dell'ortodossia astratta a favore dell'ortoprassi, ridefinendo il compito stesso del teologo: "La teologia come riflessione critica sulla prassi storica alla luce della fede non sostituisce le altre funzioni della teologia... ma le situa in una prospettiva nuova." Gustavo Gutiérrez, Teologia della liberazione. Prospettive, p. 21.

Gutiérrez sposta il baricentro teologico dall'Europa alle periferie dell'America Latina, argomentando che la salvezza non è una realtà puramente escatologica o spiritualizzata, ma un processo integrale che esige la trasformazione delle strutture ingiuste del mondo presente.

2. La Teologia del Popolo: La via argentina alla liberazione

All'interno del vasto alveo della Teologia della Liberazione, l'Argentina ha sviluppato una corrente peculiare nota come Teologia del Popolo (Teología del Pueblo). I suoi massimi esponenti, tra cui spiccano Lucio Gera e Juan Carlos Scannone, si sono distanziati dall'analisi di classe di matrice marxista tipica della scuola di Gutiérrez. Essi hanno preferito adottare una categoria storico-culturale: il popolo, inteso come un soggetto collettivo unito da una cultura comune e, in particolare, dalla religiosità popolare.

Per questa scuola, la fede dei poveri non è un'ideologia da risvegliare, ma una sapienza già esistente che custodisce un potenziale intrinseco di liberazione e resistenza. Juan Carlos Scannone evidenzia come la cultura dei margini e dei sottomessi possieda una logica propria, alternativa a quella tecnocratica ed egemonica del centro: "Il popolo dei poveri non è semplicemente un oggetto di oppressione economica o di evangelizzazione, ma è un soggetto storico-culturale che evangelizza se stesso e la Chiesa attraverso la sua saggezza vitale e le sue pratiche di solidarietà." Juan Carlos Scannone, Teologia del popolo. Radici teologiche di Papa Francesco, p. 84.

La Teologia del Popolo arricchisce il rapporto tra liberazione e margini attraverso tre intuizioni fondamentali:

  • L'Unità nella diversità: Il concetto di popolo rifiuta la logica della lotta di classe che divide, cercando invece una comunione che parta dagli ultimi e che integri le differenze in un cammino storico comune.
  • La Religiosità popolare: Il misticismo popolare (pellegrinaggi, feste patronali, devozioni) non è visto come alienazione o superstizione, ma come il luogo in cui i poveri esprimono la loro dignità e la loro protesta silenziosa contro l'ingiustizia.
  • L'Impatto sul magistero globale: Questa visione ha ridefinito la categoria di "margine" nel pontificato di Papa Francesco. Il concetto di Chiesa in uscita verso le periferie esistenziali affonda le sue radici teologiche direttamente in questa scuola argentina.

3. Lo Spostamento verso il margine ed epistemologie queer: Marcella Althaus-Reid

Mentre la prima generazione della Teologia della Liberazione si concentrava sull'analisi delle classi sociali, la teologa argentina Marcella Althaus-Reid ha guidato il passaggio cruciale verso una vera e propria Teologia dei Margini, integrando le istanze di liberazione con le teorie post-coloniali e di genere . Nel suo testo più celebre e dirompente, Teologia Indecente, l'autrice critica aspramente il centro egemonico della teologia tradizionale — europeo, maschile e borghese — che ha anestetizzato la spinta profetica del Vangelo: "La teologia ha bisogno di ridefinirsi non più a partire dal centro del potere ecclesiale o dogmatico, ma dai crocicchi della marginalità vissuta, dove i corpi esclusi interpellano la trascendenza." Marcella Althaus-Reid, Teologia Indecente. Perversioni sessuali e adempimenti teologici, p. 45.

Althaus-Reid introduce il criterio del margine come lo spazio ermeneutico prediletto. In questa prospettiva, la verità di Dio non si scopre nei recinti chiusi dei dogmi, ma si sperimenta e si guadagna nell'incontro incarnato e spesso scomodo con le storie dei dimenticati e dei marginalizzati.

4. Il Concetto di periferia esistenziale nei documenti magisteriali

Il concetto di periferia esistenziale rappresenta lo sviluppo magisteriale più maturo della convergenza tra la Teologia della Liberazione e la Teologia dei Margini. Introdotto in modo sistematico da Papa Francesco, questo paradigma traspone le intuizioni storiche dell'America Latina all'interno della dottrina ufficiale della Chiesa cattolica globale.

Evangelii Gaudium (2013): Il manifesto epistemologico

Nell'Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, la periferia cessa di essere un semplice luogo di emarginazione per diventare il punto di partenza per la comprensione della realtà e della fede stessa. La Chiesa è chiamata a un dinamismo centrifugo: "Oggi e sempre 'i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo'... Occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo inseparabile tra la nostra fe e i poveri. Non lasciamoli mai soli." Papa Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, n. 48.

Nel testo si specifica che l'uscita verso le periferie non è un semplice slancio filantropico, ma una necessità teologica: il centro (le strutture istituzionali, la teologia accademica) si comprende e si converte solo guardandosi dal margine.

Laudato si’ (2015): L'Intersezione tra ecologia e marginalità

L'Enciclica Laudato si’ amplia i confini della periferia esistenziale unendo la sofferenza umana a quella ambientale. Il documento applica un approccio intersezionale in cui i margini sociali coincidono con i margini ecologici: "Oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull'ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri." Papa Francesco, Lettera Enciclica Laudato si’, n. 49.

Al numero 139, l'Enciclica formalizza la rottura con l'analisi frammentata: "Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un'altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale". La periferia esistenziale include così coloro che subiscono la desertificazione, l'inquinamento e la perdita delle terre natie senza avere voce nei processi decisionali globali.

Fratelli tutti (2020): La cittadinanza dei margini

Nell'Enciclica Fratelli tutti, il concetto si evolve per contestare l'illusione di un mondo globalizzato che si professa unito ma che in realtà produce "scarti" umani. Il margine esistenziale viene definito attraverso la figura dei "soci e non cittadini":

"Ci sono periferie che sono vicine a noi, nel centro di una città, o nella propria famiglia. C’è anche un aspetto dell’apertura universale dell’amore che non è geografico ma esistenziale. È la capacità quotidiana di allargare la mia cerchia." Papa Francesco, Lettera Enciclica Fratelli tutti, n. 97.

Il documento (specialmente ai numeri 115-117) denuncia la vulnerabilità dei migranti, delle persone con disabilità e degli anziani isolati, ridefinendo la periferia esistenziale come lo spazio in cui i diritti umani vengono svuotati di significato concreto.

5. Dalla teoria alla prassi: Il Sinodo sulla sinodalità

Il Sinodo sulla Sinodalità ha segnato il passaggio decisivo dalla teoria alla prassi istituzionale, traducendo la teologia dei margini in riforme concrete della governance ecclesiale. La rottura della rigidità piramidale si è manifestata anzitutto nell'allargamento del diritto di voto all'Assemblea sinodale a laici, giovani e donne, riconfigurando i criteri di rappresentanza e ridefinendo l'impianto della corresponsabilità ecclesiale.

A livello di strutture locali, il Sinodo ha reso strutturale il metodo del discernimento in comune e della conversazione nello Spirito. Questo approccio impone l'ascolto preventivo delle periferie esistenziali prima di ogni decisione pastorale o amministrativa. Inoltre, il documento insiste sulla riforma e sul potenziamento dei Consigli pastorali parrocchiali e diocesani, intesi come spazi in cui la voce dei marginalizzati, storicamente esclusi dai centri decisionali clericali, diventa parte integrante del governo istituzionale della Chiesa.

L'integrazione delle realtà migratorie e delle minoranze culturali

Il cambio di paradigma promosso dalla governance sinodale trova una delle sue applicazioni più radicali nel modo in cui la Chiesa si relaziona con i migranti, i rifugiati e le minoranze culturali. Tradizionalmente considerati come meri destinatari di assistenza caritativa, questi gruppi vengono oggi riposizionati come veri e propri soggetti attivi e portatori di un'istanza teologica profetica all'interno delle comunità locali. Questo impatto istituzionale si articola su tre livelli principali:

  • Inclusione nei processi decisionali: Il Documento Finale del Sinodo sollecita l'integrazione strutturale di rappresentanti delle comunità migranti e delle minoranze etniche all'interno dei Consigli pastorali. Questa presenza impedisce che le decisioni ecclesiali vengano prese secondo una logica monoculturale ed egemonica, forzando le Chiese locali a ripensare la propria identità a partire dal contributo dei nuovi arrivati.
  • Superamento del modello di assimilazione: La nuova governance promuove il passaggio da una pastorale di assimilazione (in cui il migrante deve adeguarsi alle usanze della cultura ospitante) a una pastorale dell'interculturalità. Le minoranze culturali non sono più relegate a celebrazioni isolate nei margini temporali e spaziali delle parrocchie, ma diventano corresponsabili della liturgia, della catechesi e dell'amministrazione comunitaria.
  • Le Periferie come centri di evangelizzazione: Rovesciando i flussi storici della missione, la governance sinodale riconosce che i migranti provenienti dai Sud del mondo non sono soggetti da colonizzare culturalmente, ma spesso i principali ri-evangelizzatori di società secolarizzate. La loro esperienza di vulnerabilità e sradicamento diventa la lente ermeneutica attraverso cui la Chiesa intera riscopre il carattere originario del cristianesimo come comunità pellegrina e ospitale.

Conclusione

La Teologia dei Margini non rinnega le proprie radici radicate nella Teologia della Liberazione. Al contrario, ne raccoglie l'eredità metodologica e la purifica da ogni rigidità dogmatica. Dimostra, infine, che la rivelazione cristiana non parla mai da una posizione di neutralità, ma si manifesta sempre dalle e per le periferie della storia. Attraverso le recenti riforme strutturali, il margine esistenziale incarnato dallo straniero e dal diverso cessa di essere un problema sociale da gestire, diventando la risorsa con cui la Chiesa purifica le proprie istituzioni per renderle riflesso di una cattolicità realmente universale e poliedrica.

 

Bibliografia

Althaus-Reid, Marcella, Teologia Indecente. Perversioni sessuali e adempimenti teologici, Roma, l'Asino d'oro, 2011 [Edizione originale: Indecent Theology, London, Routledge, 2000]. Citazione a p. 45.

Gutiérrez, Gustavo, Teologia della liberazione. Prospettive, Brescia, Queriniana, 1972 [Edizione originale: Teología de la liberación. Perspectivas, Lima, CEP, 1971]. Citazione a p. 21.

Papa Francesco, Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, Roma, Tipografia Vaticana, 24 novembre 2013. Riferimento al n. 48.

Papa Francesco, Lettera Enciclica Laudato si’. Sulla cura della casa comune, Roma, Tipografia Vaticana, 24 maggio 2015. Riferimenti ai nn. 49, 139.

Papa Francesco, Lettera Enciclica Fratelli tutti. Sulla fraternità e l'amicizia sociale, Roma, Tipografia Vaticana, 3 ottobre 2020. Riferimenti ai nn. 97, 115-117.

Scannone, Juan Carlos, Teologia del popolo. Radici teologiche di Papa Francesco, Bologna, EMI, 2019 [Edizione originale: La teología del pueblo, Madrid, BAC, 2017]. Citazione a p. 84.

Segreteria Generale del Sinodo, Documento Finale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi: Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione, Città del Vaticano, 2024.

 

 

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