Compensa-Manaus
23 maggio 2026
Paolo
Cugini
Come
suggeriva padre James Martin nel suo bellissimo libro: Un ponte da
costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone LGBT, il primo
passo importante per un dialogo costruttivo è chiamare per nome. Non dobbiamo,
allora, avere paura di parale e scrivere omotransfobia o LGBTQ+ perché non
farlo sarebbe negare la realtà, la loro stessa identità. Noi lo abbiamo fatto
nel quartiere Compensa di Manaus, nella parrocchia di san Vincenzo de Paoli,
organizzando una veglia di preghiera per le vittime dell’omotransfobia. Abbiamo
pregato, cantato, preso coscienza di un problema che, malgrado il silenzio
generale, è purtroppo, una realtà molto presente in Brasile.
La
realtà del Brasile
Nel
2025, il Brasile ha registrato 257 morti violente di persone LGBTQIA+,
confermandosi tra i paesi più pericolosi al mondo per questa popolazione.
Manaus si è inoltre posizionata come la capitale con il più alto tasso di
violenza nei confronti della comunità LGBTQ+, primeggiando per numero di
omicidi. I dati raccolti da importanti organizzazioni della società civile,
come il Gay Group of Bahia (GGB) e l'Associazione Nazionale dei Travestiti e
dei Transessuali (ANTRA) fondata nel 1992, rivelano un preoccupante scenario di
estrema violenza. In Brasile, una persona della comunità LGBTQIA+ è stata
uccisa ogni 34 ore durante tutto l'anno. Le donne trans e i travestiti
continuano a essere il principale bersaglio della violenza letale,
rappresentando la stragrande maggioranza dei crimini contro l'identità di
genere. Il rapporto ANTRA ha indicato che, sebbene gli omicidi di persone trans
siano diminuiti del 34% sulla carta, si è registrato un aumento significativo
dei tentativi di omicidio, a dimostrazione del fatto che l'ostilità fisica
rimane elevata. L'Atlante della violenza evidenzia che, le segnalazioni
generali di aggressioni contro omosessuali, bisessuali e persone trans nel
sistema sanitario sono aumentate di oltre il 1000% nell'ultimo decennio,
risultato di un maggiore coraggio nel denunciare, combinato con la crescita
dell'incitamento all'odio.
La
parrocchia san Vincenzo de Paoli
La
parrocchia è costituita di otto comunità ed è situata in una delle zone
periferiche di Manaus, dominata dal traffico di droga. La parrocchia di san
Vincenzo è stata fondata dai gesuiti negli anni ’70 del secolo scorso ed è
caratterizzata da un grande protagonismo di laici e laiche. Altro punto di
forza è la sensibilità nei confronti dei problemi sociali. Ogni anno, infatti,
vengono organizzate settimane di sensibilizzazione nei confronti degli abusi
sessuali su minori, di adesione all’evento nazionale settembre giallo,
che promuove giornate di sensibilizzazione sul tema del suicidio. Oltre a ciò,
in marzo la parrocchia organizza da anni la settimana della donna, toccando il
tema delicato del femminicidio e della cultura patriarcale. Negli anni di
elezioni municipali la parrocchia organizza un lavoro profondo di
coscientizzazione sul tema della lotta alla corruzione politica. È per questo
che, quando nel consiglio pastorale delle comunità di marzo ho proposta una
veglia di preghiera per le vittime dell’omotransfobia, parlando di che cosa si
trattava e mostrando i dati citati sopra, il consenso è stato totale. Nel mese
di aprile l’omicidio di una coppia gay avvenuta proprio nel nostro territorio,
ci ha confermato sulla bontà della nostra decisione. C’è troppa violenza
generata da ignoranza e preconcetti, per cui è giusto che una comunità
cristiana si ritrovi per pregare, invocare lo Spirito Santo, affinché ci aiuti
a vivere conforme lo stile di Gesù.
La
preparazione e la veglia
Non
abbiamo chiesto il permesso a nessuno. In una Chiesa che sta camminando verso
uno stile sempre più sinodale, una volta che un consiglio pastorale si esprime,
occorre dar seguito alle sue decisioni. Questo vale soprattutto, quando si
tratta di situazioni di discriminazione e di violenza, nei confronti delle
quali la comunità cristiana decide di riunirsi in preghiera. Abbiamo utilizzato
il testo della veglia ecumenica che si trova sul sito del Progetto Gionata.
Ho tradotto il testo e, assieme all’equipe liturgica della parrocchia, lo
abbiamo letto, adattato alla nostra realtà, inserito i nostri canti, le nostre
preghiere dei fedeli. A tutti è piaciuto il contenuto del testo: molto bello,
profondo, poetico.
La veglia, la prima realizzata nel nostro territorio è staia bella, ben partecipata. Alla fine, mentre uscivamo dalla chiesa, si respirava una sensazione di leggerezza, di qualcosa venuto bene, alla faccia di coloro che remavano contro. Durante la settimana, infatti, sui social i classici cattolici tradizionalisti, che a il dire il vero di Tradizione cattolica hanno ben poco, hanno attaccato la veglia con i più classici luoghi comuni, ma con una veemenza e una violenza tale che hanno provocato il blocco della nostra pagina. Alla, fine dunque, mentre uscivamo dalla Chiesa, ci guardavamo in faccia, ridendo soddisfatti per aver lanciato un messaggio positivo alle vittime dell’omotransfobia per dire loro che, nella nostra comunità c’è posto, perché è come una tenda per tutte e tutti.



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