domenica 22 febbraio 2026

IL RINNOVAMENTO LITURGICO DEL CONCILIO VATICANO II: PROBLEMI ATTUALI

 



 

Paolo Cugini

 

 

Il documento del Concilio Vaticano II sulla liturgia Sacrosantum Concilium (SC) secondo molti studiosi è stato il più radicalmente rinnovato e il più chiaramente anti-tradizionalista.

La riforma liturgica generò il cambiamento più significativo reso possibile dal Concilio e quello che maggiormente assorbì il rinnovamento apportato dagli studi del movimento teologico sviluppatosi nei decenni precedenti allo stesso Concilio.

Si può affermare che mettere in discussione la liturgia del Vaticano II è come prosciugare una delle fonti teologiche del Concilio” (Faggioli, 2013, p. 75).

Il ritorno alle fonti è stata una delle parole chiave per la teologia del XX secolo, perché incarnò la necessità per la teologia di tornare alle antiche fonti della Chiesa, al fine di realizzare l’unità tra la chiesa e il mondo moderno e tra i cristiani e l’umanità. L’impressione che si ha osservando gli sviluppi post-conciliari è che il movimento liturgico è stato rinnegato dal cattolicesimo contemporaneo.

Secondo Faggioli la principale accusa mossa contro il movimento liturgico è che: “preparò la riforma liturgica non sulla base di un profondo fondamento teologico, ma sulla semplice base del bisogno di riconquistare una società cristiana sul punto di cadere nelle mani della secolarizzazione e della modernità dopo lo shock della Rivoluzione francese e la cultura liberale del XIX e XX secolo” (Faggioli, 2013, p. 31).

Forse, però, il problema va cercato altrove e cioè nella deformazione he il cristianesimo ha subito lungo il suo percorso secolare. Se, infatti, la liturgia dovrebbe riprodurre i tratti dell’umanità di Gesù, allora si può tranquillamente sostenere che ci siamo smarriti. È difficile, se non impossibile, in pochi decenni modificare la deturpazione che la liturgia cattolica ha subito per opera di coloro che, più che l’umanità di Gesù, umile e povero, volevano a tutti i costi manifestare i tratti del potere imperiale. E così ci troviamo le sacrestie infestate di abiti e suppellettili che non hanno nulla in comune con le pagine del Vangelo, ma molto con le pagine di quella storia scritta da hi sta al centro fatta di usurpazioni, sopraffazioni e morte. Togliere dalla testa questa liturgia e, soprattutto, provare a spiegare con i testi dei Padri dei primi secoli che quella liturgia sorta a braccetto con il potere è la negazione del Vangelo, è un’impresa ardua, estrema.

Forse, uno dei cammini possibili, sono le sperimentazioni nella base del popolo di Dio. Nelle comunità ecclesiali di base si trovano laiche e laici abituati a preparare liturgie della parola domenicali, ad essere creativi e, di conseguenza, pronti per vivere le novità del Concilio.

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